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	<title>2021 Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>2021 Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Nel nome del figlio: un &#8220;tuffo&#8221; nei ricordi del passato</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/09/13/roberti-nel-nome-del-figlio-recensione-libro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Sep 2022 16:11:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non è detto che l&#8217;autore ne sappia su sé stesso più del lettore&#8221; conferma Björn Larsson citando Calvino. Ci guarda negli occhi, noi che siamo seduti sulle rosse poltroncine del Café Rouge del Teatro Parenti di Milano, aspettando che si sveli attraverso l&#8217;intervista. Invece, lo scrittore capovolge la situazione e come nel libro parla, anche se non sintatticamente, in terza persona. Parla &#8220;Nel nome del figlio&#8221;. Guidata dalla sua voce&#8230;</p>
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<p>&#8220;<em>Non è detto che l&#8217;autore ne sappia su sé stesso più del lettore</em>&#8221; conferma Björn Larsson citando Calvino.</p>



<p>Ci guarda negli occhi, noi che siamo seduti sulle rosse poltroncine del Café Rouge del Teatro Parenti di Milano, aspettando che si sveli attraverso l&#8217;intervista. Invece, lo scrittore capovolge la situazione e come nel libro parla, anche se non sintatticamente, in terza persona. Parla &#8220;Nel nome del figlio&#8221;.</p>



<p>Guidata dalla sua voce e dal suo percorso leggo con lui quest&#8217;ultimo suo libro.</p>



<p>Come si racconta una storia senza storia? In che modo si ricorda qualcuno senza averne ricordi? Come si vive senza memoria?<br>Il &#8220;figlio&#8221;, di solo 8 anni, è svegliato in un sonno di fanciullo da un grido. <em>&#8220;Dice che il padre forse è morto, forse è annegato. Dice anche, se ricorda bene, che possono piangere, che hanno il permesso di<br>piangere (ma avrà davvero detto così?)&#8221;.</em><br>Il figlio non piange né quella notte, né mai. Solo più tardi dirà di sentirsi sollevato e cercherà, tra i ricordi, la ragione di quel sollievo. Ma ricordi non ne trova. Sei li conta da adulto; sei i ricordi del padre, più la fotografia di un bel giovane di 29 anni. Per altro, sono ricordi fatti di niente.</p>



<p>Il figlio è uno scrittore. Un riconosciuto importante scrittore. Dal quel primo &#8220;<em>Il Cerchio celtico</em>&#8220;, al successo della &#8220;<em>La vera storia del pirata Long John Silver</em>&#8220;, passando attraverso numerosi romanzi e saggi, raccogliendo premi e attestazioni. Il figlio ha, quindi, una sorta di dovere nei confronti della storia del padre. Non è questo il suo mestiere? O forse si riconosce di più in quello di velista e sommozzatore o stimato docente? No. Non c&#8217;è scampo, scrivere è un destino. Compito del letterato è di narrare storie. Ma non tutte le vite, a meno che l&#8217;autore non voglia inventarle, possono diventare romanzo.</p>



<p>E quella del padre?<br>“<em>Che impronta può aver lasciato nel mondo un semplice elettricista di Skinnskatteberg? C&#8217;è qualcosa che è cambiato per il solo fatto che avesse trascorso un breve istante su questa terra?&#8221;</em></p>



<p>Sei ricordi, probabilmente in parte falsati e ricostruiti come tutti i ricordi, sono pochi per una storia vera. Bisognerebbe fantasticare, immaginare fatti, pensieri, sogni. Rendere il padre protagonista di un romanzo, visto che non ha avuto l&#8217;occasione di esserlo di una vita. </p>



<p>Può il figlio in tutta onestà fare questo torto al padre? Forse in alternativa basterebbe parlare di sé stesso, rintracciare attraverso il legame di sangue somiglianze fisiche, di carattere o di pensiero. Tuttavia, Larsson ritiene che la genetica non è altro che una teoria, se si escludono le possibili<br>malattie, e che lui si riconosce nel padre, da quel che gli ha detto la madre, solo nell&#8217;atteggiamento di incurvare le spalle. Eppure sin da quando è adolescente ha creduto di dover scrivere quel poco che sapeva del padre. Dimman si intitolava il primo tentativo, il racconto inserito tra altri e pubblicato nel 1980, l&#8217;unico tra tutti in terza persona. L&#8217;autore non lo ha mai più riletto, malgrado ci abbia pensato non lo ha inserito in questo suo ultimo libro. </p>



<p>D&#8217;allora più o meno coscientemente ha continuato a chiedersi il perché della sua riluttanza a raccontare. Forse perché questo avrebbe fatto crollare le mura che si è costruito per sopravvivere intorno al dolore, la mancanza, l&#8217;angoscia? Forse perché avrebbe distrutto la serena visione della sua vita? Sappiamo già che Larsson non è incline a concedere affidabilità alle varie teorie scientifiche o psicologiche. </p>



<p>Meglio interrogare scrittori e pensatori del passato o contemporanei per confrontarsi. Meglio affidarsi alla scrittura che secondo lui non deve essere cronaca, scienza, copia. La storia, generale o personale, non è letteratura. Provare a inventare partendo da eventi realmente accaduti è un tradimento. E in fondo &#8220;a che serve?&#8221;. </p>



<p><strong>Chi era il padre?</strong></p>



<p>Il ragazzo che non aveva potuto continuare gli studi, ma aveva continuato ad avere un alto concetto di sé? L&#8217;elettricista ingegnoso di un brevetto sui cavi elettrici? Il sommozzatore esperto? L&#8217;uomo che gli aveva rotto il salvadanaio per pochi spiccioli di acquavite? L&#8217;eroe affogato per salvare due bambini o il cinico che aveva pensato solo a salvare la pelle? Il papà che lo invitava a salire in barca con lui il giorno della tragedia? Era un cacciatore di sogni o un calcolatore di realtà? Il figlio non sa e non ricorda.  </p>



<p>Quello che sa è che la vita &#8211; &#8220;quest&#8217;unica vita che abbiamo. Non so voi, ma io la penso così&#8221; &#8211; è sacra e perderla precocemente è &#8220;un&#8217;ingiustizia totale&#8221;. Solo questo è ciò che appartiene realmente al padre, la &#8220;tragedia di una vita che si spegne&#8221;. Il resto, la memoria, i <em>se</em> fosse andata diversamente, la ricerca da dove o da chi veniamo, il dolore o il sollievo, tutto questo appartiene ai vivi, agli altri, al figlio. </p>



<p>Alla fine (o all&#8217;inizio) lo scrittore era consapevole che avrebbe scelto la verità, ossia non sapere, o la libertà, che poi è lo stesso. Lo sapeva che non avrebbe scritto per il padre ma per sé e soprattutto per tutti coloro che vivono senza radici biologiche o culturali, che vivono accettando i vuoti.</p>



<p>Per il lettore che chiudendo il libro annota che figlio e padre sono detti sempre in terza persona e con la lettera minuscola: perché ognuno di noi vi si possa riconoscere. Noi che ci eravamo adagiati all&#8217;idea che ogni inizio è nel nome del padre, invece, è nel nome del figlio.</p>



<p></p>



<p>Björn Larsson, <em>Nel nome del figlio, </em>Iperborea, 2021</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Capitale Italiana della Cultura 2022. Iniziano le audizioni delle città finaliste</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/01/14/capitale-italiana-cultura-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lina Di Lembo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2021 17:55:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni anno il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, tramite la proposta di una commissione di esperti, nomina la capitale italiana della cultura. L’iniziativa, nata nel 2014, è volta a sostenere, incoraggiare e valorizzare la autonoma capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della cultura, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della cultura per la coesione sociale, l&#8217;integrazione senza conflitti,&#8230;</p>
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<p>Ogni anno il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, tramite la proposta di una commissione di esperti, nomina la capitale italiana della cultura. L’iniziativa, nata nel 2014, è volta a sostenere, incoraggiare e valorizzare la autonoma capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della cultura, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della cultura per la coesione sociale, l&#8217;integrazione senza conflitti, la conservazione delle identità, la creatività, l&#8217;innovazione, la crescita e infine lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo.</p>



<p>Si tratta di un’occasione molto importante per la cultura nazionale e per la città vincitrice (la cui proclamazione è prevista giorno 18 gennaio) perché, grazie al contributo di un milione di euro messo in palio, potrà, per la durata di un anno, rappresentare una vetrina di good practice culturale a livello nazionale e far conoscere i propri caratteri originali e identitari.</p>



<p>Negli anni precedenti il titolo è stato assegnato alle Città di Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena nel 2015; Mantova nel 2016; Pistoia nel 2017, Palermo nel 2018. Parma è la&nbsp;Capitale italiana della cultura&nbsp;2020, prorogata al 2021 come disposto dal Dl Rilancio 19 maggio 2020, n.34, che ha inoltre stabilito che la procedura di selezione per l’anno 2021, in corso alla data di entrata in vigore del decreto, si intende riferita all’anno 2022.</p>



<p>Ancona, Bari, Cerveteri, L’Aquila, Pieve di Soligo, Procida, Taranto, Trapani, Verbania e Volterra sono le 10 città finaliste le cui audizioni avranno luogo giovedì 14 gennaio e venerdì 15 gennaio. Gli incontri saranno trasmessi in diretta streaming sul canale YouTube del Mibact <a href="http://www.youtube.com/MiBACT" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/MiBACT</a></p>
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		<title>Tra crisi e speranza, i cattolici italiani di fronte al pianeta che cambia</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/11/25/gumina-tra-crisi-e-speranza-i-cattolici-italiani-di-fronte-al-pianeta-che-cambia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Gumina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 07:00:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Abbiamo bisogno di un cambiamento, vogliamo un cambiamento, cerchiamo un cambiamento». Con queste parole papa Francesco si è rivolto ai partecipanti all’evento The Economy of Francesco appena conclusosi. Un invito rivolto tanto ai giovani quanto ai diversi attori sociali per avviare processi destinati a generare la cultura dell’incontro e a superare definitivamente quella dello scarto. In contemporanea all’iniziativa che ha visto San Francesco d’Assisi come ispiratore del cambiamento, il Comitato&#8230;</p>
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<p>«Abbiamo bisogno di un cambiamento, vogliamo un cambiamento, cerchiamo un cambiamento». Con queste parole papa Francesco si è rivolto ai partecipanti all’evento The Economy of Francesco appena conclusosi. Un invito rivolto tanto ai giovani quanto ai diversi attori sociali per avviare processi destinati a generare la cultura dell’incontro e a superare definitivamente quella dello scarto.</p>



<p>In contemporanea all’iniziativa che ha visto San Francesco d’Assisi come ispiratore del cambiamento, il Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani ha pubblicato il documento preparatorio in vista della prossima settimana sociale che si svolgerà a Taranto nell’ottobre del 2021. Il tema scelto dalla Chiesa italiana è strettamente connesso all’insegnamento sociale di Francesco e desidera indicare – alle comunità credenti e all’intera società italiana – percorsi tesi alla tutela dell’ambiente, alla centralità del lavoro e alla costruzione del futuro.</p>



<p>Il documento intitolato <em>Il pianeta che speriamo</em> prende in considerazione la crisi prodotta dalla pandemia da Covid-19 come passaggio rivelatore delle tante e profonde ingiustizie presenti nella nostra società. Infatti, nello scoprirci bisognosi l’uno dell’altro, la diffusione del virus ha messo in evidenza le storture e le inefficienze del nostro modello di crescita, fondato sull’assenza del limite e su di una relazione meramente estrattiva nei confronti della natura. Il risultato di tale visione è che «l’attività umana si trasforma in un idolo, fino a diventare un’economia che uccide» (n. 15). Da ciò ne consegue che «laddove l’ambiente non è rispettato non lo è nemmeno la persona che lavora, sovente trattata come una merce da sfruttare» (n. 22).</p>



<p>Proprio la scelta di svolgere a Taranto la prossima Settimana Sociale manifesta concretamente come il nostro territorio e le nostre comunità – al pari di quanto accade nella cittadina pugliese – possono corrodersi dinanzi a progetti dissennati di presunto sviluppo. Il tentativo di leggere, a partire dal messaggio cristiano, la realtà, stimola una forza profetica finalizzata alla ricerca di risposte adeguate alla crisi. Non si tratta di criticare lo sviluppo e la tecnologia, bensì di contribuire – alla luce della conciliazione fra cristianesimo e modernità sancita con il Concilio Vaticano II – al sorgere di modelli di crescita economica e sociale, a cominciare dalle esigenze degli uomini e dal contrasto alle diseguaglianze. Per far ciò, è necessario avviare un ripensamento radicale dei nostri stili di vita e dell’organizzazione delle nostre società.</p>



<p>Redatto alla luce della visione teologica, antropologica e sociale della <em>Laudato si’</em> e della <em>Fratelli tutti</em>, il documento propone un messaggio capace di presentare la grande importanza della relazione positiva fra uomo e ambiente, tanto da prefigurare un approccio fraterno non destinato esclusivamente a migliorare la vita dei cittadini ma anche a custodire il creato.</p>



<p>Infatti, per il Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali, la soluzione alle crisi economiche e al collasso ecologico risiede nella «sostenibilità ambientale raggiunta attraverso una virtuosa combinazione di economia di mercato, tecnologie pulite, coscienza ecologica e azioni dei governi» (n. 36). Da questi presupposti siamo chiamati a concepire nuovi modelli di progresso che, a partire dai poveri, possano mirare sia alla crescita economica, sia alla promozione integrale dell’uomo. Difatti, è giunto il tempo di superare quella convinzione che «per far progredire la società sia sufficiente perseguire il proprio interesse senza preoccuparsi degli effetti diretti e indiretti sulle vite altrui e sull’ambiente circostante» (n. 27).</p>



<p>L’impegno culturale messo in campo in vista della prossima settimana sociale avrà una rilevanza nel tessuto sociale del nostro Paese soltanto se si concretizzerà un reale coinvolgimento delle associazioni cattoliche, delle diocesi e di tutte le aggregazioni d’ispirazione cristiana, chiamate a fare rete con tutti i protagonisti dei territori. Si tratta di far maturare nella Chiesa italiana la ricezione della proposta pastorale di papa Francesco che – come abbiamo visto all’evento The Economy of Francesco – confida molto nelle future generazioni per ripensare le politiche pubbliche e le strategie di sviluppo.</p>
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