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	<title>Afroamericani Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Afroamericani Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Inizia il processo per l’omicidio di George Floyd. Alla sbarra le violenze della polizia contro gli afroamericani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 11:15:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Afroamericani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni si è fatto un gran parlare delle rivelazioni di Harry e Meghan nell&#8217;intervista ad Oprah Winfrey, in cui i duchi di Sussex spiegano perché hanno voltato le spalle alla famiglia reale. Quando la moglie di origine afroamericana del principe Harry era incinta del primo figlio «a Palazzo c&#8217;era chi si chiedeva con preoccupazione quanto sarebbe stata scura la pelle del nascituro, il piccolo Archie». Tuttavia, negli Stati&#8230;</p>
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<p>In questi giorni si è fatto un gran parlare delle rivelazioni di Harry e Meghan nell&#8217;intervista ad Oprah Winfrey, in cui i duchi di Sussex spiegano perché hanno voltato le spalle alla famiglia reale. Quando la moglie di origine afroamericana del principe Harry era incinta del primo figlio «a Palazzo c&#8217;era chi si chiedeva con preoccupazione quanto sarebbe stata scura la pelle del nascituro, il piccolo Archie».</p>



<p>Tuttavia, negli Stati Uniti, in questi giorni, come ci hanno ricordato Stephen Collinson e Caitlin Hu della CNN, la storia più significativa a proposito di problemi razziali non riguarda la denuncia di Megan Markle. L’episodio più importante sarà il processo a Minneapolis di Derek Chauvin per l’omicidio di George Floyd la cui morte ha suscitato indignazione in tutto il mondo e scatenato la resa dei conti razziale in America.</p>



<p>Il processo metterà alla prova il sistema giudiziario americano che dovrà emettere una sentenza tale da essere considerata universalmente giusta dopo anni di discriminazioni che hanno favorito la polizia in tutti i casi di decessi in cui erano coinvolti afroamericani. Avrà anche enormi conseguenze politiche in un paese che sta cercando di elaborare il significato delle proteste di Black Lives Matter, per non parlare dell’eredità del suo peccato originale. E questo caso è solo uno dei fronti (sia pure di alto valore simbolico) nella battaglia per la giustizia degli afroamericani.</p>



<p>Il caso giudiziario, in apparenza, è molto semplice. Dopotutto, l’anno scorso il mondo intero ha visto i video e le fotografie atroci di Floyd con il ginocchio di un poliziotto sul collo. Allora Chauvin sembrava indifferente alle proteste di Floyd che con un filo di voce ripeteva «Non riesco a respirare» e «Sto per morire». I prosecutors lo hanno accusato di omicidio involontario di secondo grado e di omicidio colposo di secondo grado, ma è probabile che la difesa sostenga che Floyd è morto a causa del fentanyl (un farmaco che viene usato nelle terapie del dolore e che è diventato l’oppioide sintetico più comune nelle morti per overdose) e di patologie preesistenti.</p>



<p>Inoltre, l’ampia risonanza che ha avuto la morte di Floyd renderà la selezione dei giurati un compito molto delicato; senza contare che la composizione razziale della giuria potrebbe influenzare la sua credibilità agli occhi del pubblico.</p>



<p>La sala del tribunale è protetta da recinzioni di cemento e filo spinato piazzati nel centro di Minneapolis e saranno dispiegati migliaia di poliziotti e di soldati della Guardia Nazionale nel caso in cui le proteste dei gruppi in lotta contro il razzismo e dei gruppi di estrema destra diventino violente.</p>



<p>La selezione dei giurati è cominciata ieri. Ma quando il processo entrerà nel vivo, sicuramente riaprirà tutte le ferite non ancora sanate dopo la morte di Floyd. Alla sbarra con Derek Chauvin ci saranno le violenze passate e presenti della polizia contro la comunità afroamericana. Come ha scritto Riccardo Paradisi, sulla Voce di New York, la battaglia per l’anima degli Stati Uniti passa anche da qui.</p>
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		<title>Il jazz? La metafora perfetta per la democrazia.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 12:02:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[Afroamericani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si sa che il jazz ha accompagnato la lotta per i diritti civili degli afroamericani negli Stati Uniti. Basterebbe ricordare «Strange fruit» di Billie Holiday, che alcuni anni fa il settimanale «Time» ha indicato come il monumento musicale del secolo. Una canzone bellissima, drammatica e agghiacciante sui linciaggi dei neri nel Sud degli Stati Uniti (infatti, lo «strano frutto» di cui si parla nella canzone è il corpo di un&#8230;</p>
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<p>Si sa che il jazz ha accompagnato la lotta per i diritti civili degli afroamericani negli Stati Uniti. Basterebbe ricordare «Strange fruit» di Billie Holiday, che alcuni anni fa il settimanale «Time» ha indicato come il monumento musicale del secolo. Una canzone bellissima, drammatica e agghiacciante sui linciaggi dei neri nel Sud degli Stati Uniti (infatti, lo «strano frutto» di cui si parla nella canzone è il corpo di un nero che penzola da un albero) che la cantante eseguì per la prima volta nel nightclub Café Society di New York nel 1939. </p>



<p>Oppure «Fables of Faubus» che Charles Mingus scrisse (e incise nel 1959 nel disco «Mingus Ah Um») come protesta diretta contro le azioni del governatore segregazionista dell’Arkansas, Orval E. Faubus, che si oppose alla storica decisione della Corte Suprema che intimò agli Stati di integrare gli studenti afro-americani nelle scuole pubbliche. </p>



<p>Oppure «Alabama», il brano composto da John Coltrane (incluso nell’album «Live at Birdland») in risposta all’attentato razzista del Ku Klux Klan del 15 settembre 1963 all&#8217;interno di una chiesa battista nella cittadina di Birmingham, in Alabama, nel quale rimasero uccise quattro bambine. </p>



<p>E ancora «The Freedom Suite» di Sonny Rollins, uno dei più famosi ed apprezzati sassofonisti del periodo che, nonostante il successo, quando tentò di affittare un appartamento a New York, dovette affrontare lo spettro del razzismo: l’appartamento gli venne rifiutato perché nero («In quel momento – spiegò poi Rollins – la cosa mi colpì molto: cosa significa quel successo se alla fine ero ancora un negro, per così dire?»). E potrei continuare a lungo.</p>



<p>Del resto, nella cultura afroamericana il jazz è stato, ed è tutt’ora, per citare le parole pronunciate dal Reverendo King, «una musica trionfante».</p>



<p>«Dio – disse Martin Luther King nel denso discorso che tenne all’apertura del Jazz Festival di Berlino nel 1964 – ha estratto molte cose dall’oppressione. Ha dotato le sue creature della capacità di creare. E da questa capacità sono sgorgate le dolci canzoni del dolore e della gioia, che hanno consentito agli esseri umani di adattarsi a tante situazioni diverse. Il jazz parla per la vita. Il blues racconta la storia delle difficoltà nel vivere. Le più dure realtà della vita sono state messe in musica, e ne sono state trasformate con una nuova speranza o un senso di trionfo. Questa è una musica trionfante. </p>



<p>Il jazz moderno ha continuato questa tradizione, cantando le canzoni di un’esistenza urbana più complicata. Quando la vita stessa non offre più né ordine né significato, il musicista crea un ordine e un senso dai suoni della terra che scorrono dentro il suo strumento.</p>



<p>Non stupisce che tanta parte della ricerca di un’identità tra i neri americani sia stata promossa dai musicisti jazz. Molto prima che gli intellettuali dei nostri tempi scrivessero sull’identità razziale come problema in un mondo multietnico, i musicisti tornavano alle loro radici per affermare ciò che si agitava dentro le loro anime. </p>



<p>Tanta energia del nostro movimento per la libertà, è venuta dalla musica. Ci ha rafforzati coi suoi dolci ritmi quando il coraggio ci veniva a mancare. Ci ha calmati con le sue ricche armonie quando avevamo perso fiducia. E adesso il jazz viene esportato nel mondo. Perché nella lotta specifica del nero americano c’è qualcosa in comune con la lotta universale dell’umanità contemporanea.</p>



<p>Ciascuno ha il suo blues. Ciascuno anela a un significato. Ciascuno ha bisogno di amare e di essere amato. Ciascuno ha bisogno di battere le mani e di essere felice. Ciascuno ha bisogno di fede. Nella musica, specialmente in questa vasta categoria chiamata jazz, c’è un primo passo verso questi traguardi».</p>



<p>Ma c’è di più: per Wynton Marsalis, il celebre trombettista che da molti è stato descritto come il musicista jazz più importante della sua generazione, «la musica jazz è la metafora perfetta per la democrazia».</p>



<p>In un momento in cui l’America (e, a dire il vero, il mondo intero) si trovano ad un bivio, il compositore vincitore del Premio Pulitzer ha trovato l’ispirazione per scrivere un lavoro toccante (e pimpante): «The Democracy! Suite», una risposta (artistica) in otto parti alla crisi politica, sociale e sanitaria che oggi stiamo affrontando.</p>



<p>L&#8217;album digitale di Marsalis e del settetto composto da membri della famosa Jazz at Lincoln Center Orchestra, è stato registrato dal vivo nella Appel Room del Jazz at Lincoln Center durante il lockdown imposto dal Covid-19 e uscirà tra qualche giorno.</p>



<p>Wynton Marsalis ripete da tempo che «il jazz è un’arte collettiva e un modo di vivere che allena alla democrazia» e, nell’intervista con la quale ha presentato l’album, ha detto: «Una democrazia è un organismo che vive e respira e che rende possibile la scelta individuale innalzando la causa comune. Questo è anche l&#8217;obiettivo del jazz. Nella nostra musica, ogni volta che suoniamo abbiamo la libertà personale di improvvisare tutta una nuova serie di possibilità e condividiamo altresì l’obiettivo comune di trovare e mantenere un equilibrio collettivo che chiamiamo swing».</p>



<p>L’album di Wynton Marsalis ha l’obiettivo dichiarato di sollevare, ispirare e galvanizzare gli ascoltatori, incitandoli a lavorare insieme per un futuro migliore; e sebbene la musica di «The Democracy! Suite» sia strumentale, parla da sola, esortandoci a lottare per il mondo in cui crediamo. Proprio come ai vecchi tempi. E chissà che, come ai vecchi tempi, dalla musica non ci venga un pò di quella energia di cui oggi abbiamo disperato bisogno.</p>
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		<title>Trump: infiammare gli elettori più leali e arrabbiati può spianargli la strada per un secondo mandato?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2020 07:23:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Donald Trump è un uomo di stato autorevole e caritatevole (amico degli afroamericani), che ha fermato l’avanzata del coronavirus. Se vi siete persi gli ultimi quattro anni e vi siete appena sintonizzati sulle elezioni presidenziali americane, questa potrebbe essere l&#8217;impressione che ricaverete assistendo alla prima serata della Convenzione repubblicana: un&#8217;ode al presidente di due ore e mezza (https://www.cnn.com/politics/live-news/rnc-2020-day-1/index.html). La sua celebre furia, i suoi tweet, la sua leadership imprevedibile, i&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Donald Trump è un uomo di stato autorevole e caritatevole (amico degli afroamericani), che ha fermato l’avanzata del coronavirus. Se vi siete persi gli ultimi quattro anni e vi siete appena sintonizzati sulle elezioni presidenziali americane, questa potrebbe essere l&#8217;impressione che ricaverete assistendo alla prima serata della Convenzione repubblicana: un&#8217;ode al presidente di due ore e mezza (<a href="https://www.cnn.com/politics/live-news/rnc-2020-day-1/index.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.cnn.com/politics/live-news/rnc-2020-day-1/index.html</a>).</p>



<p>La sua celebre furia, i suoi tweet, la sua leadership imprevedibile, i suoi litigi con i paesi alleati, l’istigazione delle divisioni sociali e razziali, gli attacchi allo stato di diritto, la richiesta ad alta voce se l’ingestione un disinfettante potrebbe curare dal Covid-19, non sono state citate. Un nuovo arrivato, al termine dello show, potrebbe pensare davvero che Joe Biden e Kamala Harris vogliano spalancare le porte degli Stati Uniti agli estremisti che odiano l’America; privare i suoi cittadini della libertà; e come hanno detto Trump e suo figlio Donald jr., trascinare gli americani “nel buio”.</p>



<p>La Convenzione repubblicana si è presa molte libertà con la verità (nessuno ha menzionato il fatto che gli Stati Uniti hanno predisposto una delle peggiori risposte al mondo alla pandemia e sono ancora impantanati in una crisi profonda) e ci sono stati più presagi di sventura di quanto sarebbe lecito aspettarsi da un evento che i leader repubblicani hanno promesso si sarebbe concentrato sulla &#8220;positività&#8221; e sull’ “ottimismo.&#8221; Eppure, lo spettacolo è risultato a suo modo avvolgente e senza dubbio efficaci i video nei quali degli americani raccontano come le decisioni del presidente in merito alla liberazione degli ostaggi, all&#8217;assistenza sanitaria e all&#8217;economia, abbiano cambiato le loro vite.</p>



<p>Ma la domanda chiave, per ora, è ancora senza risposta: infiammare gli elettori più leali e arrabbiati di Trump, può spianargli la strada per un secondo mandato o il presidente si è così inimicato tutti gli altri che ormai non può più essere rieletto?</p>
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