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	<title>Americani Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Americani Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Joe Biden è davvero la reincarnazione di FDR o LBJ?</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/04/13/maran-biden-e-davvero-la-reincarnazione-di-fdr-o-lbj/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 12:28:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>JRB troverà posto accanto a FDR e LBJ? Il presidente americano Josep Robinette Biden nei giorni scorsi ha presentato l’ultima mossa che punta a trasformare l’economia del paese in modo da dare una mano agli americani che lavorano e non soltanto ai ricchi. Il suo piano per le infrastrutture da 2000 miliardi di dollari si aggiunge al piano di aiuti per il Covid da 1900 miliardi di dollari nel tentativo&#8230;</p>
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<p>JRB troverà posto accanto a FDR e LBJ? Il presidente americano Josep Robinette Biden nei giorni scorsi ha presentato l’ultima mossa che punta a trasformare l’economia del paese in modo da dare una mano agli americani che lavorano e non soltanto ai ricchi.</p>



<p>Il suo piano per le infrastrutture da 2000 miliardi di dollari si aggiunge al piano di aiuti per il Covid da 1900 miliardi di dollari nel tentativo di sollevare milioni di americani dalla povertà e sarà presto seguito da una ulteriore iniziativa per l’occupazione.</p>



<p>Se riuscirà a tradurre le iniziative in legge, Biden potrebbe reclamare un posto nel Pantheon democratico accanto a Franklin Roosevelt e a Lyndon Johnson che, a loro volta, hanno usato ampi poteri legislativi per imprimere un nuovo indirizzo all’economia a beneficio dei poveri con i programmi del New Deal e della Great Society.</p>



<p>Il presidente ha lamentato, mentre rendeva pubblico il suo piano a Pittsburgh (il tipo di grintosa città operaia che ama), che, durante la pandemia, mentre i milioni di americani hanno perso il loro lavoro, l’1% più ricco d’America ha visto la propria ricchezza crescere di 4000 dollari. «E questa è la dimostrazione di quanto sia diventata distorta ed ingiusta la nostra economia», ha detto Biden. «Non è stato sempre così. Dunque, è ora di cambiare».</p>



<p>Ovviamente, Biden vuole fare di più che riparare le strade fatiscenti, i ponti e gli aeroporti americani. Ha proposto 300 miliardi di dollari per stimolare la manifattura. Altri 400 miliardi finanzieranno prestazioni assistenziali per gli anziani e i disabili. Ci sono 100 miliardi per sostituire le condutture idriche di piombo, 100 per costruire nuove scuole pubbliche e altri 100 per consentire a ciascun cittadino l’accesso alla banda larga. Biden progetta di creare posti di lavoro ben retribuiti con 600 miliardi destinati alla riparazione di autostrade, ferrovie e ponti. E punta a finanziare il tutto alzando le aliquote fiscali sulle società (che Donald Trump ha ridotto al 21%) al 28% e con varie altre tasse sul big business.</p>



<p>Ovviamente, far passare tutto ciò al Congresso non sarà uno scherzo. Molto probabilmente i repubblicani si opporranno in massa al provvedimento, perché troppo costoso, e cercheranno di negare un altro trionfo politico al presidente democratico. Inoltre, un Senato diviso a metà è un ostacolo molto insidioso ed alcuni democratici si stanno già lamentando che altri 2000 miliardi di spesa pubblica non sono sufficienti.</p>



<p>Non per caso, Susan B. Glasser, sul New Yorker, osserva che proporre una legislazione di portata storica non «transformative» di per sé. Lo è riuscire a farla passare. E «c&#8217;è, naturalmente, una domanda chiave che rimane senza risposta in Campidoglio: Biden ha i voti?».</p>



<p>Il presidente americano punta, tuttavia, a conquistare il sostegno (così come è stato con il suo popolare piano di aiuti per il Covid) anche di alcuni elettori repubblicani fuori Washington e conta di portare a casa la sua riforma delle infrastrutture per la fine dell’estate.</p>
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		<title>La politica è potere. Per cambiare le cose bisogna alzarsi dal divano e prendere la politica sul serio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 11:00:33 +0000</pubDate>
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<p>Solo due anni fa, la legislatura ha preso il via con la maggioranza populista e sovranista di Salvini e di Di Maio e ora potrebbe concludersi con una maggioranza antipopulista ed europeista guidata da Mario Draghi. Eppure, in questi giorni sui giornali non si è fatto che parlare delle mire e delle macchinazioni di Renzi (esibendo, ovviamente, la necessaria indignazione morale), affermando che al centro della crisi di governo c’erano unicamente le poltrone, ovvero la «bulimia di potere». Insomma, Recovery Plan, servizi segreti, giustizia, ecc., erano solo pretesti, e tutto girava intorno alla possibilità di «poggiare di nuovo le terga sulla poltrona». «La poltrona, già, la detestatissima poltrona &#8211; ha scritto Pierfrancesco De Robertis su Quotidiano.net &#8211; la vera ed eterna bussola del potere e degli obiettivi dei politici. Ieri, oggi e domani. Vaffa o non vaffa».</p>



<p>Non per caso, dunque, dopo il fallimento del Conte ter e la convocazione di Mario Draghi al Quirinale (Renzi voleva esattamente questo), mi è tornato in mente il libro di Eithan Hersh, un professore di scienza politica della Tufts University: «Politics is for Power: How to Move Beyond Political Hobbysm, Take Action and Make Real Change». Ovviamente il libro, che ci ricorda che «la politica è potere» e che bisogna «andare oltre l’hobbismo politico, passare all’azione e cambiare le cose sul serio», non è tradotto in italiano (si sa che la nostra editoria è pigra, conformista e timorosa), ma lo raccomando comunque.</p>



<p>Nel 2018 il professor Hersh ha chiesto ad un campione casuale di oltre 1000 americani quanto tempo dedicano alle attività politiche. «Un terzo degli intervistati ha detto che dedica ogni giorno almeno due ore alla politica», scrive. Tuttavia, di queste persone, «quattro su cinque raccontano che neanche un minuto di quel tempo è dedicato ad un qualsiasi genere di lavoro politico reale». Si tratta unicamente di «notizie televisive e podcast e trasmissioni radiofoniche e social media» e perlopiù di «esultare e inveire, lamentandosi con amici e familiari». In breve, si tratta di hobbisti politici, che trattano la politica come un passatempo.</p>



<p>Nel suo libro, Hersh si sofferma su cosa serve per impegnarsi, sulle ragioni (e le responsabilità) del cattivo funzionamento della politica e riflette sugli insegnamenti che ha ricavato dagli attivisti di tutto il paese, e su che cosa significa realmente impegno civico (un indizio: non ha niente a che fare con Twitter). Insomma, il libro è una critica arguta del dilettantismo in politica (che significa, appunto, trattare la politica come l’entertaintment) e una chiamata alle armi per tutti quei cittadini benintenzionati e bene informati che «consumano» le notizie politiche ma che non si impegnano in una concreta azione politica.</p>



<p>Ma torniamo al punto: di chi è la colpa se la politica non funziona? Per dare una risposta (scomoda) alla domanda bisogna cominciare proprio dai cittadini comuni benintenzionati, sostiene Hersh. Votiamo (a volte) e di tanto in tanto firmiamo una petizione o partecipiamo ad una manifestazione. Ma essenzialmente ci «impegniamo» consumando la politica come se fosse uno sport o un hobby. Ci immergiamo nel chiacchiericcio politico quotidiano e divoriamo statistiche su chi sale e chi scende. Twittiamo, postiamo e condividiamo. Bramiamo l’indignazione. </p>



<p>Insomma, le ore che passiamo a «fare politica» sono soprattuto un passatempo. Invece, dovremmo dedicare quel tempo a costruire organizzazioni politiche e una visione di lungo termine nella nostra città (o nel nostro piccolo paese), magari facendo conoscenza con i nostri vicini, i cui voti saranno poi necessari per risolvere i problemi. Dovremmo, in altre parole, accumulare «potere» in modo che, quando ci sarà l’opportunità di fare la differenza (per mobilitare, per sostenere i nostri progetti, per fare lobbying), saremo pronti e, soprattutto, in grado di farlo. Il guaio è che tutti noi siamo perlopiù concentrati su noi stessi e scegliamo attività e ruoli più comodi; e tutti noi proviamo una certa repulsione per le attività lente e costanti che caratterizzano la politica e ogni tipo di servizio al bene comune.</p>



<p>Nel suo libro, tuttavia, Hersh ci indica la strada per una partecipazione politica più efficace e, sorretto dalla teoria politica, dalla storia, dalle scienze sociali più moderne e anche dalle storie straordinarie di cittadini comuni che sono si sono alzati dal divano e hanno preso sul serio la politica (il «potere» politico), lo studioso spiega come incanalare la nostra energia lontano dal dilettantismo politico e in modo da rafforzare i nostri valori.</p>



<p>Tutte cose che sapevamo, ovviamente. In una intervista rilasciata a Giovanni Minoli nel 1983, proprio Enrico Berlinguer spiegò cosa fosse per lui il&nbsp;potere: «Il potere è uno strumento insufficiente, ma necessario per realizzare gli ideali in cui credo io e in cui credono i miei compagni». E alla seguente domanda del giornalista, che gli chiedeva cosa gli piacesse maggiormente del potere,&nbsp; replicava con franchezza: «la possibilità di far avanzare la realizzazione di questi ideali». </p>



<p>Ma da quando il sistema politico italiano, com’è accaduto con i dinosauri, è stato colpito da un meteorite che lo ha annientato (il sistema dei partiti, in Italia, fu travolto dal Crollo del Muro di Berlino e dalle inchieste giudiziarie che fecero emergere il fenomeno detto Tangentopoli e che allora godettero del diffuso sostegno dell’opinione pubblica alimentato dai mass media: un collasso che ha segnato l’esaurimento traumatico di una storia più lunga e di culture politiche che, sia pure ammaccate, sopravvivono in Germania, nel Regno Unito, negli Stati Uniti, ecc.), ce ne siamo dimenticati.</p>
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		<title>In gioco, in America, è lo stesso processo democratico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2020 14:23:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per dirla in una parola, come ha scritto Chris Cillizza della CNN, il primo dibattito tra il presidente Donald Trump e l’ex vicepresidente Joe Biden, è stato «orribile». Quello dell’altra sera, è stato diverso da ogni altro dibattito precedente. Fin dal primo momento, il presidente Trump ha interrotto ripetutamente Joe Biden mentendo spudoratamente riguardo al pagamento delle tasse, al piano sanitario di Biden, all’ambiente e al voto per posta. Di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/10/01/maran-in-gioco-in-america-lo-stesso-processo-democratico/">In gioco, in America, è lo stesso processo democratico</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Per dirla in una parola, come ha scritto Chris Cillizza della CNN, il primo dibattito tra il presidente Donald Trump e l’ex vicepresidente Joe Biden, è stato «orribile».</p>



<p>Quello dell’altra sera, è stato diverso da ogni altro dibattito precedente. Fin dal primo momento, il presidente Trump ha interrotto ripetutamente Joe Biden mentendo spudoratamente riguardo al pagamento delle tasse, al piano sanitario di Biden, all’ambiente e al voto per posta. Di conseguenza, il dibattito è risultato praticamente inguardabile e non ha aiutato a fare chiarezza sui principali problemi che il paese deve affrontare o sulle differenze sostanziali tra i due candidati.</p>



<p>Nel suo articolo, il commentatore politico della CNN ha, infatti, lasciato di proposito in bianco lo spazio riservato ai colpi messi a segno. «Si è trattato di un dibattito davvero atroce che non ha contribuito in nessun modo ad informare il pubblico sui due candidati e sulle loro intenzioni», ha scritto Cillizza, che poi ha aggiunto: «È stato senza dubbio il peggior dibattito che abbia seguito nei miei due decenni di lavoro. Ciò è accaduto proprio mentre più di 200.000 americani sono morti a causa del Covid-19 e le proiezioni fanno presagire che il numero potrebbe raddoppiare entro il primo gennaio, rendendo la mancanza di serietà del dibattito ancora più impressionante &#8211; e penosa. È stato, a farla breve, un grave danno per la democrazia».</p>



<p>Uno dei consiglieri di Trump, l’ex governatore Chris Christie del New Jersey, ha definito la sua performance «eccessiva». Ad un certo punto del dibattito, perfino il moderatore, Chris Wallace di Fox News (il canale televisivo spesso criticato per gli evidenti favoritismi verso il conservatorismo e le politiche di destra), è sbottato: «Signor presidente, il suo comitato elettorale ha convenuto che entrambe le parti abbiano a disposizione due minuti per la risposta. Senza interruzioni. La sua parte si è detta d’accordo. Si attenga agli impegni assunto dal suo comitato elettorale».</p>



<p>Jonathan Martin del New York Times ha scritto che «la tattica stile bulldozer» di Trump è molto rischiosa per un presidente in carica «indietro rispetto a Biden in gran parte perché gli elettori, compresi diversi elettori che lo hanno sostenuto nel 2016, sono stanchi dei suoi attacchi dei suoi scoppi d’ira quotidiani». Ma come ha scritto Anne Applebaum sull’Atlantic, «il senso della performance di Trump nel dibattito era quello di minare la fiducia nelle elezioni e nella democrazia stessa».</p>



<p>Biden non è stato sempre vivace. Lo è raramente durante i dibattiti. L’altra sera, a volte inciampava sulle parole e ha faticato a spiegarsi. Quando Trump gli ha offerto dei varchi, Biden non ne ha sempre approfittato. In altri momenti, tuttavia, ha espresso le sue idee in modo chiaro. «Biden ha parlato del paese e degli americani, non di Trump», ha scritto la storica Heather Cox Richardson nella sua newsletter. Si è comportato, insomma, come molti dei precedenti candidati presidenziali di entrambi i partiti. Trump non lo ha fatto. Con la sua performance, ha voluto respingere la possibilità stessa di permettere agli elettori americani di ascoltare entrambi candidati.</p>



<p>Quando poi Biden ed il conduttore Wallace gli hanno chiesto di condannare il suprematismo bianco, Trump ha detto «sicuro» ma poi ha rifiutato di farlo. Biden ha indicato The Proud Boys, un gruppo di estrema destra, e Trump ha replicato. «Proud Boys? State fermi e state pronti …Qualcuno deve fare qualcosa riguardo agli antifa e alla sinistra». Il gruppo ha festeggiato la sua risposta online e ha cominciato ad usare la frase «Stand back and stand by». La conclusione di Biden è stata: «Con questo presidente siamo diventati più deboli, più malati, più poveri, più divisi e più violenti». Quella di Trump: «In 47 mesi ho fatto più di quello che tu hai fatto in 47 anni».</p>



<p>Chi ha tratto vantaggio dal dibattito? La maggior parte degli analisti pensa che Trump non ci sia riuscito. Un instant poll della CBS ha mostrato che un numero di elettori leggermente maggiore pensa che Biden abbia vinto. Doug Rivers, dell’agenzia di sondaggi YouGov ha scritto: «Trump ha fatto male con la sua base. Il 15% dei suoi supporter pensa sia stato un pareggio, rispetto al solo 4% dei supporter di Biden. Soltanto il 49% dei supporter di Trump pensa che il dibattito sia servito loro per farsi un’idea migliore di Trump». Secondo Rick Lowry, della National Revue, «il punto chiave è che Trump ha cercato di far crollare Biden e non c’è riuscito». Nate Cohn, che analizza i sondaggi per il New York Times, ha scritto invece: «Che disastro. Non c’è stato alcun vincitore, certamente non gli Stati Uniti. E ciò fa di Biden il vincitore. È in testa. È Trump che ha bisogno di vincere, e penso che quasi tutti saranno d’accordo nel ritenere che, come ha detto Chris Wallace, il presidente è stato in grandissima parte l’artefice di quel dibattito».</p>



<p>È, infatti, il presidente Trump ad aver bisogno di questi dibattiti «per cambiare la dinamica della gara». Perché se non riuscirà a farlo è probabile che perda. «Nel corso di 90 strazianti minuti &#8211; ha scritto Cillizza &#8211; non ho visto nulla che possa cambiare qualcosa. Sì, Trump ha dominato il dibattito, ma è stato così perché, in ogni sua fase, ha maltrattato, interrotto e imbrogliato sia Biden che il moderatore Chris Wallace. Sicuramente, potrà aver scaldato i suoi più accesi sostenitori. Ma pensate davvero che avessero bisogno di una performance come questa per eccitarsi all’idea di votarlo?».</p>



<p>Date le continue interruzioni e «il messaggio sinistramente ambiguo ai nazionalisti bianchi», la redazione del Financial Times ha scritto: «Nessuno a cui importi la democrazia americana può non sentirsi inquieto al riguardo». Ipotizzando che Trump punti a rimanere in sella contestando i risultati elettorali, il giornale conclude che sebbene l’anno sia stato segnato da «un contagio letale, dalla violenza di Stato e dalla strage economica, nessuno di questi problemi è la posta più grande in gioco a novembre. In ballo, in America, è lo stesso processo democratico. Il peggior dibattito presidenziale che si ricordi è stato anche il più inquietante. Nessuno lo avrà gustato meglio dei nemici autocratici dell’America». Non per caso, Global Times, il giornale edito in inglese dal Partito comunista cinese, titolava ieri: «Il primo dibattito Trump &#8211; Biden, il simbolo del caos e delle profonde divisioni sociali degli Stati Uniti».</p>
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