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	<title>Balconi Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Balconi Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Involuti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mirci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Nov 2020 09:54:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dicevano che ne saremmo usciti migliori. Che avremmo imparato qualcosa da questa segregazione forzata. Che finalmente la sostanza avrebbe prevalso sulla forma. Perché quando per mesi non vedi i tuoi genitori, i tuoi più cari amici, quando non puoi uscire se non per comprare cibo e beni essenziali, sei privato del calore di un abbraccio o di una stretta di mano, o quando non senti più i bimbi giocare per&#8230;</p>
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<p>Dicevano che ne saremmo usciti migliori. Che avremmo imparato qualcosa da questa segregazione forzata. Che finalmente la sostanza avrebbe prevalso sulla forma. Perché quando per mesi non vedi i tuoi genitori, i tuoi più cari amici, quando non puoi uscire se non per comprare cibo e beni essenziali, sei privato del calore di un abbraccio o di una stretta di mano, o quando non senti più i bimbi giocare per strada, devi per forza mettere da parte tutto il vacuo di cui finora ti sei occupato e privilegiare cose veramente importanti.</p>



<p>All’inizio di questa pandemia eravamo amareggiati ma tutti disponibili a scambiarci un sorriso dai balconi da cui partivano applausi e canti, in cui si apparecchiava la tavola per condividere il pranzo della domenica. Abbiamo veramente creduto che ne saremmo usciti migliori. Pian piano, però, quel sorriso, sincero e genuino, si è trasformato in ghigno in un’incredibile onda di ritorno fatta di rabbia, rancore e scherno delle istituzioni per la continua richiesta di precauzioni. Coviddi non ci n’è, andiamo avanti!</p>



<p>È l’evoluzione dell’involuzione. L’essere umano che si catapulta volontariamente in una forma primitiva di abbrutimento allenato da anni vuoti, fatti di nulla. L’apparenza, estremizzata fino allo spasimo e non contraddetta da nessun tentativo di dar voce alla sostanza, genera mostri.<br>L’ultimo ieri: su un canale della tv pubblica, si spiegava come essere sexy durante la spesa. Un siparietto degradante in cui una donna insegna ad altre donne che il ginocchio in su davanti allo scaffale è “un’opportunità”.</p>



<p>Sembrava la storpiatura dei film anni ’50 in cui mentre la protagonista bacia finalmente l’indefesso e romantico corteggiatore, l’inquadratura si concentra sulla gambetta di lei che si solleva e lascia gli spettatori sognanti di fronte alla promessa di amore incondizionato. Solo che quei film rispecchiavano un’idea, largamente condivisa, della femminilità coincidente con la riuscita di un buon pranzetto per un marito soddisfatto. Ma credevamo che dagli anni ’50 qualcosa fosse cambiato. Sembrava superata l’idea che la donna è l’angelo del focolare, che può liberarsi di mestolo e grembiule e fare quello che le pare, se le pare e, soprattutto, che la sensualità non è sculettare sui tacchi nelle corsie di un supermercato.</p>



<p>Abbiamo assistito ad uno spettacolo grottesco, brutto, vuoto, inutile, fatalmente coincidente con il 25 novembre, in cui ricorre la Giornata internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne. Ed è questo che forse disturba ancora di più: l’incapacità dei propinatori di cattivo gusto in tv (ché definirli autori mi pare esagerato) di consultare un banale calendario per sincerarsi, almeno, dell’appropriatezza del momento in cui sciorinare tanta povertà intellettuale.</p>



<p>Adesso ci aspettano giorni di talk show in cui si approfondirà in maniera serissima la condizione dei diritti delle donne in Italia e nel mondo. Saranno appuntamenti così importanti che gli accesissimi confronti tra opinionisti e benaltristi saranno solo un rumore di sottofondo. E poi tutto potrà tornare alla normalità e potremo scivolare di nuovo nel torpore ignorante e abbrutito che sa avvolgerci con tutto il suo rassicurante calore.</p>
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		<title>Sarà, tempo futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2020 18:25:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
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		<category><![CDATA[Anziani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci risiamo. È come risentire una vecchia favola di cui è restato l’ordito, la trama. Ma è cambiato il tempo. Non ci avevano raccontato in un passato lontano, ma che a fare bene i conti non è lungo nemmeno un anno, che era arrivato un mostro cattivo e che dovevamo tutti tapparci in casa? Lo abbiamo fatto, malgrado la paura, con una sorta di allegria. Cantavamo dai balconi, sventolavamo arcobaleni,&#8230;</p>
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<p>Ci risiamo. È come risentire una vecchia favola di cui è restato l’ordito, la trama. Ma è cambiato il tempo. Non ci avevano raccontato in un passato lontano, ma che a fare bene i conti non è lungo nemmeno un anno, che era arrivato un mostro cattivo e che dovevamo tutti tapparci in casa? Lo abbiamo fatto, malgrado la paura, con una sorta di allegria. Cantavamo dai balconi, sventolavamo arcobaleni, hashtag di andrà tutto bene, lievitavamo pani, ritornavamo al disatteso focolare della TV, messaggi e videochiamate. Insomma, aleggiava una sommessa seppur pavida euforia annullata solo quando alle sei, tutti davanti a qualsivoglia schermo,  ad ascoltare il bollettino ufficiale con i suoi numeri di morte.</p>



<p>&#8220;Proteggiamo gli anziani&#8221;, e noi che non ci eravamo ancora ripresi dallo scoprire che dai 65 in su eravamo, a nostra insaputa, considerati vecchi, ci consolammo per l&#8217;immediato passaggio lessicale da anziani a nonni. &#8220;Proteggiamo i nostri nonni&#8221;. E noi ci riconoscemmo nell’icona dei vecchietti canuti, in poltrona con un plaid sulle ginocchia, con in mano il giornale o una maglia da sferruzzare, il gatto a fare le fusa. Abbiamo subito nascosto la patente, il recente brevetto di nuoto, l’innovativo colore di capelli, l’iscrizione al corso di yoga, l’abbonamento alla stagione teatrale, la gonna forse un po’ troppo corta, la bicicletta, le lezioni di lingua cinese, l’andirivieni dello shopping. E naturalmente abbiamo chiuso nell’armadio il fidanzato nuovo di zecca.</p>



<p>Ci siamo apprestati a fare la calza e a cullare i nipotini. Per fortuna calze di lana non se ne usa più, troppo pruriginose, e i nipotini dovevano stare alla larga. Abbiamo superato la deprimente notizia che da un giorno all’altro eravamo diventati vecchi con la consolazione e la sorpresa di sentirci amati, curati, protetti, vezzeggiati. Non c’era giovane che non fosse disposto a portarci la spesa, figlio che non ci telefonasse più di una volta al giorno, ministro che non raccomandasse la nostra salute, tutorial online inventivi e fantasiosi che non occupassero le nostre ore. Eravamo arrivati al punto che dovevamo fingere di dormire per essere lasciati in pace e finalmente dormicchiare un po&#8217;. </p>



<p>Questa era la favola che ci eravamo raccontati e che ora ci viene riproposta. Ma.</p>



<p>Aleggia una strana aria in questo autunno che poco ha a che fare con lo zefiro della scorsa primavera. Le formule sono le stesse, difendiamo gli anziani, proteggiamo i nostri nonni, eppure qualcosa non torna. Sarà quel modo sbrigativo di enunciarle. Sarà quella intonazione che il nostro udito, che capta forse meno bene i decibel ma benissimo gli umori, avverte. Sarà che i giovani del patto generazionale sentono il peso più dei sacchetti della spesa. Sarà che i figli hanno il loro bel da fare tra pargoli che non vanno a scuola, lavoro, tagli nelle buste paga e non possono più stare dietro al telefono. Sarà che qualcuno dice Evvabbè, ne sono morti tanti, ma erano vecchi, non indispensabili, non produttivi. E qualcuno aggiunge che si risolverebbe chiudendoci tutti dentro. </p>



<p>Sarà che la Tv propone repliche e che i corsi online ci hanno stufato. Sarà che non c’è bisogno di affacciarsi dalle finestre tanto si può uscire, ma nessuno ha voglia di cantare e di dire che andrà tutto bene. Sarà che di pane non ne vogliamo sentire più né il profumo né la parola. Sarà che i nipoti con questa scuola ballerina sono diventati più depressi degli adulti. Sarà che gli stessi nipoti non possono più venire a trovarci. Sarà che alcuni dei grandi vecchi, Sepulveda, Proietti, Lucia Bosè, Sean Connery,   fanno da capofila a schiere di coetanei meno famosi e altrettanto o più amati. Sarà che fa notte presto.</p>



<p>Sarà che sarà è un verbo al tempo futuro. Ci vuole il coraggio di chi ha esperienza di tempi al passato per coniugarlo.</p>



<p>Patologia: stati di ansia<br>Terapia: niente tè, una bella camomilla addolcita di miele è quello che ci vuole, intanto guardiamo attentamente la copertina di &#8220;Di tutte le ricchezze&#8221; di Stefano Benni. Tanto basta.</p>
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