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	<title>Casaleggio Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Casaleggio Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>2 giugno: c’è posto per tutti, dalla parte della Democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2021 14:42:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ci sedemmo dalla parte del torto, perché tutti gli altri posti erano occupati&#8221;. Così la leader di Fratelli d&#8217;Italia Giorgia Meloni, citando il drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, ha aperto l&#8217;intervento in Aula in dichiarazione di voto sulla fiducia al Governo Draghi. Noi, al contrario, abbiamo la presunzione di essere sempre stati dalla parte della ragione, per formazione ma anche perché poco avevamo (e abbiamo) da condividere con quanti &#8211; a&#8230;</p>
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<p>&#8220;Ci sedemmo dalla parte del torto, perché tutti gli altri posti erano occupati&#8221;. Così la leader di Fratelli d&#8217;Italia Giorgia Meloni, citando il drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, ha aperto l&#8217;intervento in Aula in dichiarazione di voto sulla fiducia al Governo Draghi.</p>



<p>Noi, al contrario, abbiamo la presunzione di essere sempre stati dalla parte della ragione, per formazione ma anche perché poco avevamo (e abbiamo) da condividere con quanti &#8211; a qualunque titolo &#8211; hanno occupato, spesso con fare violento, la parte del torto.</p>



<p>Nulla abbiamo mai condiviso dei modi di fare dei grillini, sin dal primo VaffaDay, cioè “il giorno del vaffanculo”. Bonjour finesse. Come mai siamo stati vicini, in alcun modo, a qualunque specie di qualunquismo e populismo. Mai ci siamo arruffianati a quel tipo di potere pur di occupare uno strapuntino.</p>



<p>Da questo punto di vista è da accogliere con sollievo la dichiarazione di Luigi Di Maio che, con una lettera inviata a “Il Foglio”, ha rinnegato, facendo finalmente autocritica, gli atteggiamenti forcaioli e sommariamente giustizialisti che sono stati alla base della nascita e di tutte le evoluzioni, sino a questa finale, di quel che resta del M5S.</p>



<p>Oggi il M5S, o la parte che si rifà a Conte, insieme a quella orientata da Di Maio, sembrerebbe non avere più nulla in comune con il movimento inventato da Casaleggio padre insieme a Beppe Grillo. Ma non si sono ancora trasformati in nulla di nuovo, al punto che non si capisce bene chi è il capo, qual è il programma e su quali truppe può contare.</p>



<p>Se questo ripensamento, insieme a quello che si registra dalle parti della Lega, se almeno dovesse portarci ad avere, in Italia e in Europa, un quadro politico composto da partiti che, per prima cosa, si impegnano a rinnegare il qualunquismo e il populismo, avremmo l’obbligo politico di riconoscere tala conversione e dare il benvenuto a tutti dalla parte giusta della storia.</p>



<p>Ma su quali macerie stiamo camminando? Lo sanno Mattarella, Draghi e Letta, chiamato a guidare un partito che per varie ragioni aveva perso i motivi della sua fondazione. Lo sappiamo tutti noi, che da anni lottiamo a difesa della Repubblica democratica, con l’obiettivo di proteggerla e preservarla integra e solida sino all’arrivo o al rientro di tutti i concittadini riconquistati alla civiltà della ragione.</p>



<p>Ma quante pietre, quanto fango sono stati lanciati contro le vetrate della democrazia italiana ed europea. Tanto peggio tanto meglio è stato il ragionamento anche di molti nostri amici e conoscenti, che non hanno avuto la forza o la dignità di resistere alle sirene del populismo: per “punire” il sistema, per dare una lezione ai partiti, qualcuno anche per offrire una opportunità “ai nuovi”. In quanti hanno tirato quelle pietre? Ce lo chiediamo oggi che la linea del populismo sembra essere finalmente crollata. Ne riconosciamo tanti. Troppi.</p>



<p>Non sarà facile dialogare con Luigi Di Maio dimenticando la volta in cui si affacciò a quel balcone, quando pensò di denunciare il Capo dello Stato o le innumerevoli volte in cui ha seminato divisione, odio e rancore tra i cittadini, attaccando fino a vilipenderle tutte le Istituzioni, italiane ed europee.</p>



<p>Dovremo farlo? Ce lo impone la democrazia liberale che abbiamo sempre, strenuamente, difeso. Quanto sarà vero e affidabile quel pentimento, se non sarà solo strategico, lo scopriremo presto. Il rispetto del limite del terzo mandato sarà forse la prova del nove. Prima verranno amministrative importanti e la scelta del nuovo Capo dello Stato,</p>



<p>Buon due giugno. Buona festa della Repubblica. Auguri e grazie soprattutto al Presidente Sergio Mattarella, arrivato al suo ultimo due giugno al Quirinale, paziente e inflessibile baluardo a difesa della Costituzione repubblicana e dell’Europa. C’è posto per tutti, dalla parte della democrazia.</p>
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		<title>Il vaccino e la dinamica di Di Maio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2020 12:32:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Credo nella scienza. Ha sentito l’esigenza di chiarirlo Luigi Di Maio, ministro degli Esteri della Repubblica Italiana. Deve aver capito che la cosa non era affatto chiara né scontata. Lo ha intuito, con qualche ritardo, nel giorno del Vax Day europeo contro il covid-19. Lo stesso giorno in cui il governo ha messo in piedi la grancassa mediatica dei primi vaccini arrivati in Italia dalla sede della Pfizer in Belgio.&#8230;</p>
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<p>Credo nella scienza. Ha sentito l’esigenza di chiarirlo Luigi Di Maio, ministro degli Esteri della Repubblica Italiana. Deve aver capito che la cosa non era affatto chiara né scontata. Lo ha intuito, con qualche ritardo, nel giorno del Vax Day europeo contro il covid-19. Lo stesso giorno in cui il governo ha messo in piedi la grancassa mediatica dei primi vaccini arrivati in Italia dalla sede della Pfizer in Belgio.</p>



<p>Per qualche strana ragione, tutti ma proprio tutti gli esponenti del M5S devono aver bucato alle scuole elementari la lezione in cui ai bambini viene spiegata la terza legge della dinamica, conosciuta anche come principio di azione e reazione, con la quale Newton stabilisce che a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.</p>



<p>Non ci devono aver pensato né Grillo né Casaleggio, né Di Maio né Di Battista quando hanno iniziato a infiammare le piazze fisiche e quelle digitali del Paese, contro i vaccini, contro le infrastrutture, contro la scienza, contro il sapere, contro le competenze, contro tutte le Istituzioni della Repubblica.</p>



<p>Anni di odio e rancore, di promesse impossibili da mantenere, di fandonie e inganni, diffusi in modo scientifico per conquistare consensi a costo di spaccare il Paese, hanno condotto alla drammatica situazione di oggi, con milioni di cittadini che rifiutano il vaccino per timore di essere ingannati dalla scienza e dalla politica.</p>



<p>Secondo un sondaggio condotto da IPSOS per la RAI il 15 dicembre, il 60% degli italiani non intende vaccinarsi o preferisce attendere. Come se l’EMA, la FDA o l’AIFA fossero composte, secondo la teoria complottista dei terrapiattisti pentastellati, da oscuri individui al soldo di entità sovranazionali pronte a tutto pur di infettare questa massa di stolti che ci toccherà pure convincere con una imponente campagna di comunicazione persuasiva invece di prendere a pedate, come consiglierebbe la terza legge della dinamica.</p>



<p>Respirare, bisogna respirare a fondo e ricominciare dai fondamentali. Lo esige la nostra democrazia, la nostra Costituzione, che consente anche a Luigi Di Maio, dopo averla calpestata, di cominciare a credere nella scienza a 34 anni, dopo essere stato vicepresidente della Camera dei Deputati, ministro del Lavoro e delle Attività produttive. Dopo aver maledetto l&#8217;Europa, flirtato con i gilet gialli e chiesto la messa in stato di accusa del nostro Presidente della Repubblica.</p>



<p>Care italiane e cari italiani, per diventare scienziati bisogna studiare, non basta aprire un blog e sparare corbellerie. Ricordatelo ai vostri figli, che forse a gennaio torneranno a scuola e all’università. Vaccinatevi e vaccinateli perché il vaccino è garantito, come qualunque altro farmaco che assumete quotidianamente in piena sicurezza grazie ad EMA, FDA e AIFA.</p>



<p>Inutile chiedervi di vaccinarvi per gli altri, perché ci vorrà tempo prima che possiate tornare a riconoscere la cittadinanza e il bene comune come un valore. Vaccinatevi per voi stessi, per tornare a lavorare, a produrre, a incontrarvi, a viaggiare, a divertirvi, a studiare, a vivere.</p>
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		<title>Grillo non parla solo al suo elettorato. Dice sul serio. Sveglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2020 13:38:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ricordate Umberto Bossi che parlava di baionette e secessione? Non esisteva ancora il Partito Democratico e il centro-sinistra era unito sotto il simbolo dell’Ulivo. La coalizione di centro-destra era guidata da Silvio Berlusconi che, davanti alle preoccupazioni per le dichiarazioni di Bossi, così minimizzava: “parla al suo elettorato”. Beppe Grillo, fondatore e ideologo del Movimento cinque stelle, a due giorni dal referendum costituzionale che ha confermato il taglio lineare dei&#8230;</p>
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<p>Ricordate Umberto Bossi che parlava di baionette e secessione? Non esisteva ancora il Partito Democratico e il centro-sinistra era unito sotto il simbolo dell’Ulivo. La coalizione di centro-destra era guidata da Silvio Berlusconi che, davanti alle preoccupazioni per le dichiarazioni di Bossi, così minimizzava: “parla al suo elettorato”.</p>



<p>Beppe Grillo, fondatore e ideologo del Movimento cinque stelle, a due giorni dal referendum costituzionale che ha confermato il taglio lineare dei parlamentari, nel corso di un confronto con David Sassoli, presidente Parlamento Europeo, ha dichiarato: “non credo più in una forma di rappresentanza parlamentare ma credo nella democrazia diretta, fatta dai cittadini attraverso i referendum”.</p>



<p>Era scontato che i cinque stelle, raggiunto l’obiettivo storico del taglio della &#8220;casta&#8221;, sentissero l’esigenza di rilanciare sui temi originari. Ecco allora la madre di tutte le idiozie: sorteggio per le cariche pubbliche e via le assemblee elettive. Si decide tutto con referendum, da tenere sulla piattaforma privata di Casaleggio. Vaffa alla competenza. Per fare politica con i 5S non è richiesta. Era esattamente questa la preoccupazione che animava la campagna per il NO al referendum costituzionale. Un timore evidentemente sottovalutato non tanto dai cittadini quanto dalla classe dirigente che ha sostenuto il SI.</p>



<p>Abbiamo dovuto aspettare 24 ore per leggere la reazione di Nicola Zingaretti, “io la penso nel modo opposto”, mentre nulla sappiamo di quel che pensano Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. Con quel che resterà del M5S, dopo la resa dei conti annunciata, bisognerà fare le riforme rese necessarie dalla riduzione dei parlamentari e gestire gli oltre duecento miliardi messi a disposizione dall’Europa, eleggere il nuovo Presidente della Repubblica e confrontarsi sui temi sociali che il PD ha lasciato in cantina in questo primo anno di governo. La democrazia è forma e sostanza. Nel caso di Grillo le due cose coincidono pericolosamente. Lo ricordiamo soprattutto al PD: il leader del M5S non parla al suo elettorato. Dice sul serio. Sveglia.</p>
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		<title>Il NO ha perso ma ha evidenziato l&#8217;esistenza di un presidio silenzioso che si oppone al populismo e alla demagogia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2020 20:42:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sul referendum è inutile girarci intorno, il bicchiere è mezzo vuoto. Il 30% ottenuto dal NO è meno di quello che ci si aspettava. La diffidenza nei confronti dei politici è talmente radicata nei cittadini da sconfinare ormai nell’ostilità. Che poi è rancore, come abbiamo avuto modo di dire, nei confronti di tutti coloro che riescono a esporre un tenore di vita superiore al proprio. Se Di Maio, che ha&#8230;</p>
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<p>Sul referendum è inutile girarci intorno, il bicchiere è mezzo vuoto. Il 30% ottenuto dal NO è meno di quello che ci si aspettava. La diffidenza nei confronti dei politici è talmente radicata nei cittadini da sconfinare ormai nell’ostilità. Che poi è rancore, come abbiamo avuto modo di dire, nei confronti di tutti coloro che riescono a esporre un tenore di vita superiore al proprio. Se Di Maio, che ha già chiesto l’impeachment nei confronti del Capo dello Stato, proponesse di ridurre da 15 a 9 i giudici della Corte Costituzionale, raggiungerebbe il 90% dei consensi. La crisi che attanaglia da anni l’economia e che ha invertito la corsa dell’ascensore sociale, ha trasformato gli italiani in un popolo di rancorosi.</p>



<p>Politicamente ha vinto Luigi Di Maio, che presto tornerà a essere il leader del partito a cinque stelle. Nonostante il pessimo risultato ottenuto alle amministrative, ha raggiunto infatti il traguardo storico per cui è nato il movimento nelle piazze della Vaffa. Il caso ha voluto che tutto ciò accadesse giusto nel momento in cui gli anti casta si sono trasformati essi stessi in casta. La più spudorata delle caste, disponibile a governare indifferentemente con la Lega e col PD, pur di stare al governo; capace di rinnegare tutti ma proprio tutti i tratti fondanti del M5S di Grillo e Casaleggio padre.</p>



<p>Non riusciranno a capitalizzare il SI né la Lega né Fratelli d’Italia, che hanno perso l’ultima occasione di tornare al voto prima della scadenza naturale della legislatura. Da gennaio arriverà una barca di miliardi dalla famigerata Europa e a giugno inizierà il semestre bianco di Mattarella. Game over. Tantomeno potrà dichiarare vittoria il Partito Democratico, la cui base in maggioranza ha parteggiato per il NO. Certamente si è rafforzato il segretario del PD che, grazie anche alla vittoria in Toscana e in Puglia, ha blindato la sua leadership sino alle prossime elezioni politiche. Vedremo nei prossimi mesi se Zingaretti riuscirà a imporre alla maggioranza di governo e al Presidente del Consiglio le riforme, ormai indifferibili, che avrebbero dovuto anticipare il voto referendario.</p>



<p>Il fronte del NO, che ha raggiunto il 30%, ha in comune soltanto la voglia di resistere a una modifica disarticolata, demagogia e populista della Costituzione. Il voto ha dimostrato che ci sono sette milioni e mezzo di italiani molto più coraggiosi dei segretari e dei parlamentari di tutti i principali partiti presenti in Parlamento, che hanno consentito uno strappo prepotente della Costituzione per il timore di farsi scavalcare a destra e a sinistra da un M5S che ha consumato le ragioni storiche per cui è nato. Cos’altro potrà offrire in sacrificio a un popolo sempre più assetato di sangue populista che da qui a pochi mesi dovrà fare i conti con lo sblocco dei licenziamenti?</p>



<p>Il NO alla riforma del 2016 poteva bene essere trasformato in un SI a Matteo Renzi, perché quel referendum in realtà è stato un voto sull’allora segretario del PD e presidente del Consiglio. Le doverose dimissioni da entrambe le cariche potevano e dovevano trasformarsi in un rilancio politico, che non c’è stato, al grido: ho perso ma quel 40% di consensi è mio. Oggi nessuno può rivendicare la guida del 30% che si è opposto alla riforma. È certamente il segnale dell’esistenza nel Paese di un “presidio silenzioso” che si oppone al populismo e alla demagogia ancora troppo radicati nel cittadino comune, ma è un presidio minoritario che ad oggi è ben lontano dal divenire maggioranza, soprattutto per mancanza di una leadership e di una classe dirigente, non solo politica, capaci di proporre una via d’uscita attendibile dalla crisi economica che ha mortificato e svilito le aspettative di crescita dell’Italia negli ultimi dieci anni.</p>



<p>Non condividiamo ma rispettiamo ovviamente la scelta della maggioranza degli italiani. È il segnale che il malessere è ancora alto. Non potevamo pretendere che fosse il cittadino medio, da anni bombardato con messaggi di sfiducia nei confronti della classe politica e impaurito dal mordere della crisi economica, a difendere la Costituzione. Confessiamo che ci saremmo aspettati qualcosa di più soprattutto dai nostri concittadini meridionali. In Campania, in Puglia, in Calabria e Sicilia il NO ha toccato percentuali vicine al 19%. Una delusione profonda da un popolo che deve pretendere pari opportunità non più bonus e sussidi. Ci saremmo aspettati di più soprattutto dalla classe dirigente del nostro Paese. Più coraggio. La stessa forza che hanno dimostrato quei sette milioni e mezzo di italiani che sono ancora minoranza, che sono disgregati, che non hanno una guida, ma che hanno lanciato un segnale forte e chiaro. Da oggi in avanti, ognuno seguendo il proprio percorso e il proprio ideale, deve e può sperare di ritrovare presto un popolo non più rancoroso e vendicativo ma riconciliato e operoso.</p>
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		<title>Anche il PD ha scelto Rousseau. Io sto con Montesquieu, per questo dico NO</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/09/12/susta-anche-il-pd-ha-scelto-rousseau-io-sto-con-montesquieu-per-questo-dico-no/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2020 17:18:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I sondaggi (riservati) confermerebbero le previsioni della vigilia: netta vittoria del Sì, anche se il No sta avendo un forte recupero, imprevisto ed imprevedibile solo qualche settimana fa. Perché? Da un lato &#8211; non si può nascondere – tutte le volte che si tocca la Costituzione scatta un meccanismo “conservatore” nella pancia degli Italiani. Evidentemente 20 anni di dittatura e 50 anni di guerra fredda, con il timore di svolte&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/12/susta-anche-il-pd-ha-scelto-rousseau-io-sto-con-montesquieu-per-questo-dico-no/">Anche il PD ha scelto Rousseau. Io sto con Montesquieu, per questo dico NO</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>I sondaggi (riservati) confermerebbero le previsioni della vigilia: netta vittoria del Sì, anche se il No sta avendo un forte recupero, imprevisto ed imprevedibile solo qualche settimana fa. Perché? Da un lato &#8211; non si può nascondere – tutte le volte che si tocca la Costituzione scatta un meccanismo “conservatore” nella pancia degli Italiani. Evidentemente 20 anni di dittatura e 50 anni di guerra fredda, con il timore di svolte totalitarie, sono annidati, ancorché “in sonno”, dentro di noi, pronti a risvegliarsi tutte le volte che l&#8217;equilibrio costituzionale viene toccato. </p>



<p>Non è il mio caso. Sono e resto convinto che le riforme vadano fatte, perché rispondono ad un bisogno vero: quello di adeguare le regole di convivenza, la disciplina dei diritti e dei doveri, pubblici e privati, alle esigenze del corpo sociale, che muta nel tempo. La bocciatura di riforme organiche (quella del 2016) o il fallimento di altre (quella del 2001) non fa venire meno, in me, il bisogno di rinnovare la Costituzione, soprattutto la sua seconda parte, anche se nuove esigenze di ridefinire diritti e doveri riguardano anche la prima. Personalmente sento l&#8217;esigenza di riformare la Costituzione, la forma di Governo, il numero dei parlamentari, l&#8217;assetto delle Camere (abolendo il bicameralismo paritario) e l&#8217;organizzazione del loro lavoro.</p>



<p>Il mio, quindi, non è un NO per conservare ciò che c&#8217;è, ma è un NO all&#8217;illogicità di cominciare dal fondo e dalla più banale delle proposte un processo riformatore; il ripudio delle motivazioni vere che hanno generato una modifica le cui motivazioni si ritrovano nelle parole di quel giovane deputato del M5S (&#8220;meno deputati saranno più controllabili e avremo meno corrotti&#8221;) o nello striscione con disegnate poltrone e forbici, sventolato sempre dal M5S al momento dell&#8217;approvazione definitiva della legge; all&#8217; assenza di un&#8217;intesa su una legge elettorale coerente con la riduzione dei parlamentari e capace di coniugare rispetto della rappresentanza con l&#8217;esigenza di efficacia (tale non è il mezzo accordo rabberciato negli ultimi giorni solo per stendere un velo di ipocrita vergogna sul volto della maggioranza e del PD in particolare); all&#8217;avere, quindi, ridotto la questione del numero dei parlamentari e, quindi, del Parlamento, non già a un principio di rappresentanza e di esercizio del principio di &#8220;sovranità&#8221; popolare, ma di rituale orpello di un desueto modo di esercitare la &#8220;democrazia&#8221;, coerente sicuramente con le convinzioni di Casaleggio senior e del movimento da lui pensato, tutte orientate alla &#8220;democrazia dei click&#8221; contro la democrazia rappresentativa e parlamentare e non certo in sintonia con la Costituzione repubblicana. Per dirla con il Direttore Molinari, anche il PD ha scelto Rousseau contro Montesquieu. Io sto con Montesquieu.</p>



<p>A ognuna delle risposte che il &#8220;fronte del Sì&#8221; offre ai rilievi del &#8220;fronte del NO&#8221; (&#8220;tutte le proposte di riforma fin qui avanzate contenevano la riduzione dei parlamentari&#8221; … &#8220;con meno parlamentari le commissioni parlamentari saranno più efficienti&#8221; …. &#8220;i costi si riducono di ben 60 milioni all&#8217;anno&#8221; …. &#8221; abbiamo preso l&#8217;impegno di riformare la legge elettorale&#8221; … &#8220;gli USA hanno meno parlamentari di noi&#8221; … &#8220;i regolamenti parlamentari si possono modificare quando si vuole e senza leggi costituzionali&#8221; …. ecc. ecc.) si è risposto in maniera così chiara da parte di tutti i più autorevoli esponenti del fronte del NO e non sarò certo io a tediarvi ripetendole puntualmente. Desidero, però, sottolineare tre questioni.</p>



<p>Questa riforma è una delle ragioni fondanti del Governo Conte II. Al contrario della riforma bocciata nel 2016 &#8211; che nasceva prima del Governo Renzi, a seguito della grave crisi istituzionale, prima ancora che politica, che portò alla rielezione di Napolitano &#8211; il Governo Conte II affonda la sua legittimità nell&#8217;accettazione di questa modifica costituzionale. Il &#8220;contratto&#8221; PD-M5S – e con esso il Governo &#8211; non esisterebbe se non ci fosse stato questo patto, con quelle motivazioni, demagogiche e populiste. </p>



<p>Questo Governo nasce, quindi, con questo vulnus populista che mi auguro che gli Italiani smascherino se non con la sconfitta del Sì, almeno con un buon risultato del NO. In ogni caso il silenzio del premier e il suo tentativo di allontanare da sé l&#8217;inasprirsi della battaglia referendaria la dice lunga sulla preoccupazione con cui si guarda dalla maggioranza all&#8217;entusiasmo crescente che si è creato intorno al NO. </p>



<p>Va ricordato, poi, che la mancata approvazione della riforma elettorale contestualmente al &#8220;taglio&#8221;, promessa non mantenuta della maggioranza giallo-rossa, rappresenta una polizza-vita sul futuro del Governo, perché il Presidente della Repubblica non potrebbe certo sciogliere le Camere in presenza di questo “taglio” che cancella l&#8217;attuale legge elettorale. Non si può votare fino a che non c&#8217;è una nuova legge elettorale! Lunga vita al Conte II, quindi! Ecco un&#8217;altra buona ragione per dire NO.</p>



<p>Questo voto è inoltre viziato, a mio giudizio, anche per la scelta, al limite della costituzionalità, di abbinarlo alle elezioni regionali. Che però non si tengono in tutto il Paese. L&#8217;emergenza COVID esiste, ma non è questa la vera motivazione che ha spinto il Governo a scegliere questa data. Siamo di fronte ad una violazione palese della Costituzione materiale perché un referendum sulla riforma della Costituzione si tiene in condizioni ben diverse tra Regione e Regione, il che non formalmente ma sostanzialmente introduce elementi di disequilibrio nell&#8217;esercizio del principio di sovranità. Sarà, quindi, interessante capire quanto l&#8217;affluenza alle urne inciderà sul voto e sulla sua distribuzione, regione per regione. Ma anche questa &#8220;furbata&#8221; del Governo è, per me, motivo sufficiente per dire NO.</p>



<p>Infine: già è difficile capire perché, al di là delle ragioni di bottega richiamate sopra, il PD abbia accettato questa riduzione del numero dei parlamentari senza pretendere la contestuale approvazione di una riforma elettorale che ripristinasse in modo corretto il rapporto tra eletti ed elettori in un quadro di revisione organica della Costituzione, ma che il PD abbia anche accettato di avviare l&#8217;iter legislativo non solo per mantenere il Senato con l&#8217;attuale funzione politica e legislativa (analoga a quella della Camera), ma abbia anche accettato di trasformare il &#8220;bicameralismo paritario&#8221; in &#8220;bicameralismo perfetto&#8221;, abolendo l&#8217;elezione su base regionale del Senato e uniformando a quello della Camera la disciplina dell&#8217;elettorato attivo e passivo è davvero un non-senso. Nel giro di meno di tre anni siamo passati dall&#8217;abolizione del Senato alla costituzionalizzazione della fotocopia integrale della Camera, togliendo quelle piccole differenze che erano state previste dai Costituenti tra le due Camere. E questo per rafforzare la &#8220;democrazia dei click&#8221;, cara alla &#8220;Casaleggio Associati&#8221;.</p>



<p>Valgono su tutto, a questo proposito, le parole di Umberto Terracini, comunista eretico, già Presidente dell&#8217;Assemblea Costituente: &#8220;…quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia sempre col limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni&#8221;. E sui costi aggiungeva: &#8220;…anche se i rappresentanti eletti nelle varie Camere dovessero costare qualche centinaio di milioni di più, si tenga conto che di fronte ad un bilancio statale che è di centinaia di miliardi, l’inconveniente non sarebbe tale da rinunziare ai vantaggi della rappresentanza&#8221;. Ecco. Oltre a tutte le questioni più note, che emergono nel dibattito a tutti i livelli, mi preme sottolineare queste tre che, già da sole, sarebbero sufficienti per dire NO senza tentennamenti.</p>
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