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	<title>CdM Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>CdM Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Bartolomeo Romano: bene Cartabia ma c&#8217;è tanto ancora da fare, a cominciare dalla divisione delle carriere</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/07/10/raco-bartolomeo-romano-bene-riforma-cartabia-ma-ce-tanto-da-fare-a-cominciare-dalla-divisione-delle-carriere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jul 2021 09:33:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ soddisfatto dell’accordo raggiungo in Consiglio dei Ministri sulla Giustizia?Moderatamente soddisfatto. Partivamo da una riforma Bonfavede che aveva sostanzialmente eliminato la prescrizione dopo il primo grado di giudizio; venivamo da un disegno di legge, presentato dall’ex ministro Bonafede, che aveva tanti punti forcaioli e comunque in grado di limitare le libertà dei cittadini e delle loro difese nei processi. E’ evidente che qualunque intervento non poteva che migliorare lo statu&#8230;</p>
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<p><strong>E’ soddisfatto dell’accordo raggiungo in Consiglio dei Ministri sulla Giustizia?</strong><br>Moderatamente soddisfatto. Partivamo da una riforma Bonfavede che aveva sostanzialmente eliminato la prescrizione dopo il primo grado di giudizio; venivamo da un disegno di legge, presentato dall’ex ministro Bonafede, che aveva tanti punti forcaioli e comunque in grado di limitare le libertà dei cittadini e delle loro difese nei processi. E’ evidente che qualunque intervento non poteva che migliorare lo statu quo ante. In questo senso la riforma Cartabia non è la riforma auspicabile in assoluto ma certamente è migliorativa.</p>



<p><strong>Evidentemente di più era davvero difficile.</strong><br>Bisogna tenere presente il contesto nella quale questa riforma nasce, quella di un governo “patchwork”, fatto da tanti piccoli pezzi di tessuto che nell’insieme non danno il senso di un colore prevalente o dominante. Tuttavia questa complessità di colori ha attenuato le asperità più evidenti che c’erano nei passati progetti di riforma in materia penale.</p>



<p><strong>Cosa pensa della prescrizione sospesa dopo il primo grado di giudizio?</strong><br>Penso che era una assoluta inciviltà giuridica. Dirò di più, dal mio punto di vista era una norma che chiaramente confliggeva con l’articolo 111 della Costituzione, che pretende un processo rapido; confliggeva con l’impianto complessivo della Costituzione, che mette al centro la persona umana e non mette la persona umana nelle mani dello Stato per tutta la sua vita. La riforma Bonafede trasformava il cittadino in un potenziale perenne imputato e la vittima in un soggetto questuante, che cercava giustizia nelle aule senza mai vedere la fine del processo penale.</p>



<p><strong>Dannosa per tutti quindi, sia per gli imputati che per le vittime.</strong><br>Precisamente, la riforma Bonafede, quella che sospendeva la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, era dannosa sia per i potenziali autori del reato sia per le potenziali vittime, era in contrasto con i principi di civiltà giuridica, peraltro anche riaffermati dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. Quella riforma andava superata.</p>



<p><strong>Cosa c’è di preciso che non va nella riforma Cartabia?</strong><br>La riforma Cartabia l’ha superata in modo migliorativo, non certamente il migliore, perché pasticcia un po’ tra la prescrizione sostanziale, alla Bonafede, che in qualche modo apparentemente rimane, e la introdotta improcedibilità del processo in grado di appello e in grado di Cassazione che è una misura di stampo processual penalistico. Insomma questa riforma mette insieme due cose che non parlano un linguaggio comune e un po’ complicano agli occhi dei cittadini la soluzione prospettata.</p>



<p><strong>Per completare la riforma quali temi occorre ancora affrontare?</strong><br>Bisognerebbe dare uno scossone forte all’albero della Giustizia. Bisognerebbe avere, la forza, il coraggio e la visione prospettica di introdurre una serie di misure. In pillole potremmo così riassumerle: bisognerebbe inserire una forte opera di depenalizzazione, in grado di togliere le erbacce sotto l’albero e consentire un numero di reati più smaltitili dalla macchina processuale attuale: ci sono troppi processi e le forze in campo per smaltirli non ci sono.</p>



<p><strong>Secondo?</strong><br>Rafforzare in modo deciso i riti alternativi, dal patteggiamento all’abbreviato. Cercare di portare al processo il meno numero di casi possibili smaltendoli in forma alternativa. Bisogna avere il coraggio di dare alla persona sottoposta alle indagini da un lato e alla vittima dall’altro dei mezzi di risoluzione del contrasto molto più appetibili e convincenti. In questo senso sarebbe da rafforzare ulteriormente la giustizia riparativa, che pure finalmente fa il suo ingresso nel progetto Cartabia in sede penale.</p>



<p><strong>Basta così?</strong><br>No, poi bisognerebbe rafforzare gli organici perché i magistrati che abbiamo a fronte della popolazione e ai processi esistenti è un numero ancora insufficiente. Infine bisognerebbe avere il coraggio di fare la riforma delle riforme.</p>



<p><strong>Quale?</strong><br>Quella che allineerebbe la cultura giuridica del processo penale italiano all’art. 111 della Costituzione, cioè la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici.</p>



<p><strong>Tanta roba.</strong><br>Tante cose si potrebbero fare, ne ho potuto enumerare soltanto alcune, ma queste cose richiederebbero grande coraggio, un polso fermo e sapere resistere all’inevitabile contrasto di certe parti della politica e di certe parti, prevalenti forse, di magistratura associata. Bisognerebbe avere un coraggio e una visione che, mi rendo conto, la struttura del Governo attuale forse non riesce ad avere fino in fondo.</p>



<p><strong>L’ossessione dei reati contro la PA porta davvero a raggiungere, nelle riforme, compromessi al ribasso?</strong><br>Ho dedicato un volume di 700 pagine al tema dei delitti contro la Pubblica Amministrazione. Io penso che a partire dal 1992 almeno, da tangentopoli, ci sia stata una vera e propria ossessione per il contrasto alla corruzione. E’ sacrosanto che la corruzione, la concussione, i reati contro la pubblica amministrazione vadano perseguiti sino in fondo, che i colpevoli vadano individuati e condannati, ma utilizzando reati seri. Un altro volume l’ho dedicato all’abuso d’ufficio, che io preferirei fosse addirittura eliminato dal panorama giuridico italiano per i tanti difetti che presenta.</p>



<p><strong>Tutto nasce da tangentopoli quindi.</strong><br>Dal 1992 c’è stata una vera ossessione per il contrasto alla corruzione, dimenticando che la Pubblica Amministrazione interessa i cittadini prevalentemente per la sua efficienza, per la sua produttività, per la sua capacità di accompagnare il Paese, mentre noi abbiamo creato un mostro giuridico e amministrativo che è la burocrazia, che finisce per ingabbiare le capacità produttive del Paese, terrorizzata &#8211; giustamente devo dire &#8211; dalle azioni sparse dei pubblici ministeri sul territorio. Questa ossessione per l’onestà, che è assolutamente condivisibile ma dovrebbe essere una condizione generalizzata e comune, finisce per far guardare il dito e non la luna.</p>



<p><strong>Cos’è la luna che non riusciamo a vedere?</strong><br>Il vero problema in Italia è che la Pubblica Amministrazione non funziona. Se le forze politiche dedicassero maggiore attenzione a questo profilo forse il Paese camminerebbe più speditamente, punendo i colpevoli ma non bloccando l’apparato statuale con minacce di indagini. Noi dobbiamo lavorare seriamente per migliorare il nostro Stato non per fare riforme di facciata. Questo allungamento soltanto per la corruzione e per la concussione e non per esempio per le bancarotte e altri reati particolarmente gravi appare veramente frutto di una demagogia e di un populismo legislativo che speravamo di aver dimenticato.</p>



<p><strong>La riforma della giustizia è una delle condizioni poste dall’UE per avere i fondi previsti dal PNRR. E’ il primo passo che ci consentirà finalmente di realizzare riforme da troppo tempo rimandate?</strong><br>Che ce lo chieda l’Europa in realtà è un di più perché lo avremmo dovuto fare da noi, non avremmo dovuto aspettare che l’Unione Europea ce lo imponesse nei fatti per darci quei fondi così ampi. Lo avremmo dovuto dire noi a voce forte e a testa alta: la riforma penale, civile, amministrativa non va e la dobbiamo cambiare. Se l’Europa ci aiuta a farlo dandoci i mezzi economici è una buona cosa. Ogni tanto la carota va accompagnata dal bastone. L’Europa in questo caso ci dà sia la carota che il bastone. Prendiamoli entrambi.</p>
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		<title>Con Draghi torna al Governo la comunicazione istituzionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Romana Ranucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2021 19:45:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo immagino il professor Mario Draghi che all&#8217;inizio del Consiglio dei Ministri sequestra i cellulari ai suoi, e lo riconsegna alla fine della riunione. &#8220;Ragazzi durante i miei Consigli dei Ministri non si twitta, non si scrivono post, non si mandano messaggini agli amici giornalisti. Ascoltate, prendete appunti, proponete ma niente social quando ci sono io&#8221;. E già perché il nuovo inquilino di palazzo Chigi non ha profili sui social&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/02/13/ranucci-con-draghi-torna-al-governo-la-comunicazione-istituzionale/">Con Draghi torna al Governo la comunicazione istituzionale</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Lo immagino il professor Mario Draghi che all&#8217;inizio del Consiglio dei Ministri sequestra i cellulari ai suoi, e lo riconsegna alla fine della riunione. &#8220;Ragazzi durante i miei Consigli dei Ministri non si twitta, non si scrivono post, non si mandano messaggini agli amici giornalisti. Ascoltate, prendete appunti, proponete ma niente social quando ci sono io&#8221;.</p>



<p>E già perché il nuovo inquilino di palazzo Chigi non ha profili sui social e sicuramente è un uomo di poche parole. Certo la comunicazione, anche quella istituzionale, ormai corre su Twitter, Facebook, Instagram,&nbsp;quindi anche lui dovrà adeguarsi, ma siamo sicuri lo farà seguendo il suo stile low profile. E mentre un profilo istituzionale, sopra le righe si chiude per sempre, quello dell&#8217;ex presidente americano Donald Trump, un altro, oltreoceano, si aprirà presto. Per ora gli unici Mario Draghi che leggiamo sono profili fake.&nbsp;</p>



<p>Sicuramente leggeremo ancora la formula &#8220;a quanto si apprende da fonti istituzionali&#8221;, fa parte delle regole non scritte della comunicazione politica; vedremo ancora circolare bozze di provvedimenti, ma di certo non assisteremo alle scene viste durante il lockdown: gente impazzita che scappa dalla città, dopo fughe di notizie su decreti quanto mai delicati.</p>



<p>Non assisteremo a scene di tavolini, apparecchiati con mille microfoni, in mezzo ad una piazza, quasi sacra, per ascoltare dichiarazioni improvvisate del presidente del Consiglio. Non assisteremo ad annunci di dirette Facebook, conferenze stampa, di premier e ministri, trasmesse anche con ore di ritardo. Il famoso #Matteorisponde sarà solo un lontano ricordo. Non leggeremo più veline diffuse da chi sa quale portavoce, solo per vedere l&#8217;effetto che fa.</p>



<p>Fossi un giornalista che segue il presidente del Consiglio, a questo giro sarei anche intimorita a fare domande al premier durante le conferenze stampa, mi sentirei sempre sotto esame: ”capace che quello dopo la mia domanda mette il voto&#8221;. E i suoi ministri social seguiranno questo low profile comunicativo? Vedremo quanto si sapranno trattenere. Per molti sarà un esercizio molto difficile.&nbsp;</p>
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		<title>Costituzione violata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2020 12:31:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
		<category><![CDATA[CdM]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio dei Ministri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno In questi 3 mesi drammatici di crisi sanitaria ed economica, causata dal Covid-19, abbiamo visto il Presidente del Consiglio inventare una nuova fonte del Diritto, ossia la Legge di delega governativa al Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha rotto ogni equilibrio ed ogni garanzia costituzionale, surrogando la Legge di delega parlamentare al Governo, prevista dalla Costituzione con precisi limiti sostanziali e temporali. L’Italia è&#8230;</p>
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<p>di Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno</p>



<p>In questi 3 mesi drammatici di crisi sanitaria ed economica, causata dal Covid-19, abbiamo visto il Presidente del Consiglio inventare una nuova fonte del Diritto, ossia la Legge di delega governativa al Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha rotto ogni equilibrio ed ogni garanzia costituzionale, surrogando la Legge di delega parlamentare al Governo, prevista dalla Costituzione con precisi limiti sostanziali e temporali.</p>



<p>L’Italia è una Repubblica parlamentare, il Parlamento esercita il potere legislativo, in quanto rappresentante del popolo. Il Parlamento delega al Governo i compiti e ne definisce sia i poteri e i modi d’esercizio sia i loro limiti temporali. Tale funzione non può essere esercitata dal Presidente del Consiglio, che in modo autonomo e quindi arbitrario si attribuisce poteri straordinari, per giunta senza alcun vincolo sostanziale e di tempo.</p>



<p>La Costituzione italiana prevede un’unica ipotesi di stato di emergenza (lo Stato di Guerra, ex art. 78 Cost.) e dispone che siano le Assemblee rappresentative a deciderlo e che, una volta decretato e poi dichiarato dal Presidente della Repubblica, sia sempre il Parlamento a conferire al Governo i necessari poteri e a controllarne l’operato. Di più. Secondo la legge del 1978 sul Servizio Sanitario Nazionale, è di competenza del ministro della Salute e non del Presidente del Consiglio, emettere provvedimenti in caso di crisi sanitaria.</p>



<p>Conte rischia l’imputazione di attentato alla Costituzione, un grave reato penale (ex art. 283 c.p.) che genera effetti giuridici di natura civilistica. L’opposizione sarebbe dovuta essere intransigente nell’ostacolare la violazione della Costituzione da parte del Governo, con atti efficaci, a cominciare da quello di indurre il Presidente della Repubblica a intervenire per impedire che venissero promulgati Dpcm incostituzionali. Avrebbe dovuto esigere che Conte ricevesse questi poteri straordinari per delega del Parlamento e non per delega del Governo, ovvero avrebbe dovuto esigere, sempre secondo quanto prevede la Costituzione della nostra Repubblica Parlamentare, che Conte non esautorasse le funzioni legislative e di controllo del Parlamento. L’opposizione non ha esercitato questa funzione, ma si è limitata a rivendicare al Presidente della Repubblica e ai media una partecipazione nelle decisioni del Governo per la gestione di questa crisi sanitaria ed economica, che ovviamente non c’è stata.</p>
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