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	<title>Diritti civili Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Diritti civili Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Il campo stretto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 15:53:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Prima del campo occorre discutere del tipo di gioco che vogliamo fare e una cosa è certa: vista l'impraticabilità del campo di questa destra, che poco o nulla ha a che fare con la destra di Governo europea per la sua deriva nazionalsovranista, euroscettica e ultra conservatrice in tema di diritti civili, se il campo dovesse essere di centro sinistra non può essere un campo largo, ma deve necessariamente essere stretto perché in una parte della sinistra, anche al Governo, ritroviamo proposte e presupposti ideali e politici che riscontriamo nel M5S e coi quali si potrebbe anche vincere, ma non governare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/07/13/susta-il-campo-stretto/">Il campo stretto</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non credo che sfugga a nessuno che le fibrillazioni che scuotono il Governo Draghi abbiano un nome e un cognome solo: M5S e Giusepp(i)e Conte. E&#8217; un&#8217;antica tentazione dei reazionari e dei populisti, quando avvertono il fine corsa, di gettare scompiglio, agitare il corpo sociale, solleticare paure, accarezzare speranze, assecondare umori.</p>



<p>Conte e il M5S hanno scelto di fare la parodia del partito di lotta e di governo di berlingueriana memoria, ma quel PCI era una “cosa” seria, mentre questa è l&#8217;ennesima prova della tragedia che diventa farsa.</p>



<p>Draghi fa quel che può. Con non poca (e imprevista) ingenuità ha ribadito che non esiste altro Governo che con il M5S; ha assecondato alcune richieste del “movimento” indulgendo anche a qualche deriva demagogica e populista; ha mandato messaggi rassicuranti al mondo che conta, ma la decisione della maggioranza dei parlamentari pentacosi di non votare il c.d. “decreto aiuti” segna un punto di non ritorno nella vicenda di questo Governo. </p>



<p>Salvo ripensamenti che il solleone non favorisce mai, si va verso l&#8217;approvazione di una finanziaria che raffazzona il consenso un po&#8217; qua e un po&#8217; là, che mette in sicurezza il PNRR, che cerca di sostenere le imprese e le persone in difficoltà, ma, per dirla con linguaggio antico ma efficace, la sua spinta propulsiva è esaurita.</p>



<p>Il problema, però, è che non è esaurita la necessità dell&#8217;agenda Draghi, quella originale e vera, quella – per dirla col Premier – che accompagnava un&#8217;Italia a cui – da Berrettini agli europei, da Parisi ai Meneskin – sembrava essere tutto (prima della guerra…ahinoi..) a nostro favore.</p>



<p>Quella che vediamo oggi è la solita agenda dell&#8217;emergenza, quella che guarda a…ieri…al massimo a oggi, ma che non affronta nessuno dei nodi veri di un Paese che deve superare un gap importante con gli altri competitor/partner europei.</p>



<p>E allora il tema non è quanto dura il Governo (speriamo che duri almeno fino all&#8217;approvazione del bilancio, quindi a fine anno, ovviamente), ma verso cosa stiamo andando, qual è lo scenario politico che abbiamo di fronte, chi e come è in grado di superare la perenne emergenza.</p>



<p>Prima del “campo”, su cui ostinatamente si è cimentato in questi mesi il Segretario del PD Letta, occorre definire il “cosa” fare. Il “campo” dipende dal “cosa”, se no ricaschiamo in questo orrendo bipopulismo, una camicia di forza che ci impedisce di aggredire e sciogliere i nodi gordiani che attanagliano da alcuni decenni il sistema-Paese.</p>



<p>La prima cosa da dire – anche in riferimento agli incontri dei giorni scorsi con sindacati e M5S – è che non si esce più forti dalla pandemia dilatando ulteriormente la spesa pubblica. Alta inflazione=alti interessi=alto debito e= riduzione reale dei salari.</p>



<p>Come all&#8217;inizio degli anni &#8217;80 e fino agli &#8217;90 dobbiamo evitare che quella tassa perversa sulla povera gente che è l&#8217;alta inflazione freni lo sviluppo e faccia perdere potere d&#8217;acquisto a stipendi e salari.</p>



<p>Come uscirne? Non certo favorendo ulteriori scostamenti di bilancio; al massimo ci è consentito di utilizzare le maggiori entrate da IVA e lotta all&#8217;evasione per ridurre il cuneo fiscale e rilanciare l&#8217;apparato produttivo.</p>



<p>Occorre essere convinti che per ridare centralità al lavoro e sconfiggere il precariato bisogna ridare centralità alle imprese. Lo Stato deve, con interventi normativi e incentivi efficaci (il superbonus ha drogato, non aiutato il sistema), favorire il passaggio di ricchezza dal risparmio privato agli investimenti. Bene la riduzione del cuneo fiscale se i risparmi sul costo del lavoro vanno nelle buste paga e negli investimenti, non se vanno solo nei profitti.</p>



<p>E&#8217; d&#8217;accordo il M5S su questo? E la sinistra? A quando una presa di coscienza vera che la spesa pubblica a “go go” non è la soluzione, neanche nell&#8217;emergenza pandemica, figuriamoci ora!</p>



<p>Sul piano energetico, una volta deciso – giustamente – di dire basta ai combustibili fossili dal 2035, abbiamo il coraggio di dire che le fonti rinnovabili non sono da sole in grado di rappresentare la svolta per la loro precarietà e discontinuità? Vogliamo parlare davvero di termovalorizzatori e riaprire (abbiamo 12/13 anni davanti) il tema del nucleare? O un referendum di 34 anni fa deve fermare il tempo a quando non c&#8217;erano né internet né i telefonini?</p>



<p>Il M5S dice no, il PD non si sa, ma si sa, ad esempio, che importanti esponenti del PD in una Regione industriale come la mia (Piemonte) hanno detto no al nucleare la settimana scorsa.</p>



<p>E riteniamo una sciagura – come credo io – o uno strumento utile scelte come quella su ILVA, ALITALIA? Anche qui, che dicono i possibili partner del “campo largo”?</p>



<p>Ancora troppi, poi, a sinistra si sentono alleggeriti rispetto al peso della cosiddetta “deriva liberista” che (sic!) avrebbe caratterizzato il centro sinistra negli anni passati e da cui sarebbero stati liberati grazie al dilatare senza limiti della spesa pubblica, non rendendosi conto che ciò che ha senso fare nell&#8217;emergenza diventa inaccettabile se perpetuato al di là del dovuto.</p>



<p>La realtà ci dice che oggi, se consideriamo il rapporto tra spesa pubblica e reddito, l&#8217;Italia è il Paese più “socialista” tra i grandi Paesi europei, non avendo però uno Stato efficiente come quello francese (per non parlare di quelli scandinavi).</p>



<p>Infine, come avveniva quando la politica era una cosa seria, senza una visione comune di politica estera nessuna coalizione può nascere e governare.</p>



<p>La posizione di Enrico Letta sull&#8217;aggressione russa all&#8217;Ucraìna è stata limpida. Chapeau! Ma non è tutto così dentro il campo largo da lui invocato. Permangono derive “terzaforziste” tra UE/Occidente da un lato e Russia dall&#8217;altro. Alcuni secredenti&nbsp; tessitori ritengono che l&#8217;Italia debba essere con la UE e con gli USA “ma…però..”; evocano La Pira e il suo ponte verso il Mediterraneo e l&#8217;Oriente, ma alla fine si ritrovano a scimmiottare Nasser, il Pandith Nehru e Indira Ghandi…nella migliore delle ipotesi.</p>



<p>Insomma, a pochi mesi dalle elezioni, assistiamo a una rincorsa alla spesa pubblica che assomiglia all&#8217;assalto alla diligenza dei conti di inizio anni &#8217;80 e ciò riguarda sia la destra sovranista e nazionalista, sempre più statalista e assistenzialista, se non altro perché sta ereditando i voti pentacosi al Sud, sia un pezzo della sinistra e dello stesso PD che in alcuni suoi esponenti, dopo il confronto di ieri con il M5S, rincorre questi ultimi su amenità come il reddito di cittadinanza (che va azzerato per ripensare totalmente sia le forme di sostegno al reddito sia le politiche attive del lavoro).</p>



<p>Prima del campo occorre, quindi, discutere del tipo di gioco che vogliamo fare e una cosa è certa: vista l&#8217;impraticabilità del campo di questa destra, che poco o nulla ha a che fare con la destra di Governo europea (penso alla CDU, agli stessi Republicains, ai liberalconservatori scandinavi), per la sua deriva nazionalsovranista, euroscettica e ultra conservatrice in tema di diritti civili, se il campo dovesse essere di centro sinistra non può essere un campo largo, ma deve necessariamente essere stretto perché in una parte della sinistra, anche al Governo, ritroviamo proposte e presupposti ideali e politici che riscontriamo nel M5S (l&#8217;intervento di Calenda al congresso di Articolo 1 è illuminante a questo proposito) e coi quali si potrebbe anche vincere, ma non governare (V. ultimo Governo Prodi).</p>



<p>E se il campo dovesse essere per forza “largo”, in nome dell&#8217;ennesimo appello “contro la destra” e per la paura di perdere, allora ai liberal demcoratici non resterebbe che la strada della solitudine, già sperimentata in molte realtà alle ultime elezioni amministrative.</p>



<p>Una strada difficile quest&#8217;ultima, ma l&#8217;unica, se le condizioni dovessero permanere quelle attuali, che potrebbe mettere in difficoltà un bipolarismo inconcludente e gettare le basi di una rinnovata dialettica democratica, magari con un sistema proporzionale rafforzato, che metta al centro alcuni valori di fondo (Costituzione, diritti civili, Europa unita, scelta occidentale) e un programma serio e pragmatico di sviluppo del Paese, scevro da ogni deriva populista e demagogica.</p>
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		<title>I nuovi diritti vanno scritti in Costituzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Davola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2022 13:01:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questa sentenza ci ha ricordato che la tutela dei diritti civili non è una linea retta verso il progresso. A momenti storici di forte espansione delle libertà e dei diritti si alternano epoche reazionarie, che pongono in pericolo secoli di lotte democratiche.</p>
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<p>Sgomento e precarietà. Sono questi i sentimenti che ha suscitato l’overruling di Roe vs Wade. Dopo quasi cinquant’anni, è caduta una delle sentenze storiche della Corte Suprema americana. Il diritto all’aborto non è previsto in Costituzione, né è sedimentato nella storia e nella tradizione degli Stati Uniti d’America. Questa è l’argomentazione con cui i sei giudici conservatori, guidati dal Justice Alito, hanno segnato uno spartiacque sulla strada per la tutela dei diritti fondamentali.</p>



<p>Il fatto era stato preannunciato. Circa un mese prima della sentenza, una fuori uscita di notizie, senza precedenti nella storia della Corte, parlava di overruling. Già allora vi furono veementi reazioni di molte donne, timorose di perdere quanto conquistato nel corso del tempo. Gli stati nazionali potranno ora vietare o consentire l’aborto, incidendo in modo irreversibile sulla libertà di autodeterminazione.</p>



<p>La tesi della Corte Suprema è che le decisioni sull’aborto debbano essere rimesse al gioco democratico, dove maggioranza e minoranza si confrontano. Qui risiede il carattere miope e reazionario della pronuncia. In una democrazia liberale i diritti fondamentali non sono alla mercé della maggioranza. Nessuno in Italia può essere privato della libertà personale, se non alle condizioni previste all’art. 13 Cost., quand’anche tutti gli altri cinquantanove milioni di cittadini lo volessero.</p>



<p>“Crediamo in una Costituzione che ponga dei limiti al principio maggioritario”, affermano nella dissenting opinion i tre giudici rimasti in minoranza.</p>



<p>Questa sentenza ci ha ricordato che la tutela dei diritti civili non è una linea retta verso il progresso. A momenti storici di forte espansione delle libertà e dei diritti si alternano epoche reazionarie, che pongono in pericolo secoli di lotte democratiche.</p>



<p>Una tutela però esiste: è la lettera della Costituzione. I nuovi diritti vanno scritti nella Carta fondamentale al fine di prevenire che la storia torni indietro. Questa funzione compete al Parlamento. Sono i rappresentanti dei cittadini a dover sancire i nuovi diritti fondamentali. Lasciare decisioni così cruciali ai giudici è un profondo errore, perché un diritto, riconosciuto mediante un’interpretazione evolutiva, verrà meno mediante una mera interpretazione di segno contrario.</p>



<p>L’integrazione del testo costituzionale ad opera del Parlamento garantirà i nuovi diritti e assicurerà il necessario dibattito politico al riguardo. Piero Calamandrei diceva: “la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. Il Parlamento agisca prima che l’aria manchi.</p>
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		<title>In Francia lo “spirito repubblicano” dovrebbe confermare  Macron</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Apr 2022 12:18:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chi vincerà le presidenziali in Francia? Di di sicuro il quadro non è così chiaro come 5 anni fa. Sulla carta lo “spirito repubblicano”, sostenuto, oltre che da chi al primo turno ha già votato Macron, anche da ciò che resta dei Republicains, dei centristi, dei Verdi e di una sinistra che mai sosterrebbe la destra estrema, dovrebbe confermare l&#8217;attuale inquilino dell&#8217;Eliseo, ma questa è un&#8217;elezione completamente diversa da quella&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Chi vincerà le presidenziali in Francia? Di di sicuro il quadro non è così chiaro come 5 anni fa. Sulla carta lo “spirito repubblicano”, sostenuto, oltre che da chi al primo turno ha già votato Macron, anche da ciò che resta dei Republicains, dei centristi, dei Verdi e di una sinistra che mai sosterrebbe la destra estrema, dovrebbe confermare l&#8217;attuale inquilino dell&#8217;Eliseo, ma questa è un&#8217;elezione completamente diversa da quella di 5 anni fa.</p>



<p>E&#8217; dal 2002, da quando cioè Le Pen padre giunse al ballottaggio contro Chirac, che in Francia assistiamo a fenomeni che abbiamo poi visto in Europa, nel mondo occidentale e in Italia, anche se da noi, qualche volta, tutto si presenta più come farsa che come tragedia.</p>



<p>La crisi finanziaria che per anni ha scosso le fondamenta economiche e sociali dell&#8217;Occidente, la pandemia, l&#8217;ondata migratoria dei popoli in fuga dalla guerra e dalla povertà, hanno scosso non poco le basi delle democrazie liberali occidentali favorendo la crescita, a destra come a sinistra, di posizioni sempre più radicali che stanno presentando il conto ai sistemi politici usciti dalla seconda guerra mondiale.</p>



<p>In Francia le aree più tradizionali, più esposte alla concorrenza internazionale, i ceti sociali che meno sono stati in grado di adeguarsi alle sfide della globalizzazione si riversano a destra, chiudendosi nel recinto concettuale del “Prima la Francia”, che viene dopo al “prima l&#8217;America” di Trump e che ritroviamo sui muri d&#8217;Italia nei manifesti col faccione di Salvini e con scritto “Prima l&#8217;Italia”.</p>



<p>Per contro vediamo che Mélenchon, l&#8217;ex socialista massimalista già ministro di Jospin nel Governo di “coabitazione” con Chirac Presidente, ottiene il voto di moltissimi giovani, esattamente come Bernie Sanders, il vecchio leone socialista americano, alle primarie che hanno poi consacrato candidato Biden, col che emerge un disagio giovanile profondo in Occidente, fatto di speranze deluse, di incerte e mancate prospettive di vita e di lavoro.</p>



<p>Da un lato sventolano nuovamente le bandiere del pacifismo a senso unico, dei diritti civili, dell&#8217;ambientalismo assoluto, del mito della decrescita felice e del ritorno alla natura; dall&#8217;altro quelle dell&#8217;identità nazionale, del sovranismo, dell&#8217;autoritarismo.</p>



<p>C&#8217;è però un dato che accomuna queste posizioni apparentemente così distanti tra loro &#8211; e che emerge chiaramente nel dibattito in corso sulla guerra in Ucraina &#8211;&nbsp; ed è lo spirito antioccidentale e antiUE e da una visione economica dirigista, fondata su una concezione della spesa pubblica che, con linguaggio d&#8217;altri tempi, potremmo definire una “variabile indipendente”.</p>



<p>In un simile quadro, che capovolge i paradigmi delle democrazie liberali, in cui l&#8217;estrema sinistra sfiora il 30% e l&#8217;estrema destra lo supera, se anche Macron – come auspico – dovesse vincere dovrà affrontare una crisi sociale che, se non governata, rischia di aprire un solco ancora maggiore tra la maggioranza di governo e pezzi importanti della società francese.</p>



<p>La verità è che le conseguenze della crisi finanziaria, della pandemia e della guerra in Ucraina ci consegnano un mondo profondamente cambiato in cui la politica, anche quella con la “P” maiuscola, fa fatica a spiegare a 50 milioni di cittadini dell&#8217;UE poveri ed impoveriti da questi anni difficili le ricette per uscire dalle difficoltà.</p>



<p>E ciò vale, soprattutto, per le forze democratiche, che credono nel metodo liberale, che non hanno dimenticato che c&#8217;è una superiore esigenza di giustizia sociale ma che per distribuire la ricchezza occorre innanzi tutto produrla e che solo un&#8217;Europa federale può consentire a noi tutti di rimanere l&#8217;area del mondo col benessere più diffuso.</p>



<p>La destra nazionalista, la sinistra massimalista o quella populista questo non lo vogliono capire; d&#8217;altra parte se lo capissero perderebbero la loro stessa ragione di essere.</p>



<p>Ciò non toglie che questo sia il problema che hanno davanti a sé i governanti dell&#8217;Europa in questa fase storica: quello di proteggere i ceti popolari più colpiti dalla crisi e, nello stesso tempo, rilanciare un protagonismo economico e politico che dia una prospettiva alle nuove generazioni e che solo una condivisione della politica economica a livello europeo può rappresentare.</p>



<p>Un voto per la Le Pen – che non a caso ha abbassato i toni in campagna elettorale per accreditarsi come affidabile – se non produrrà nell&#8217;immediato conseguenze irrimediabili al quadro di unità europea (e non le produrrà!), certamente costituirà un impedimento al rafforzamento del processo di integrazione dell&#8217;UE che, corrodendone le basi fondative, aprirà scenari dissolutori dello spirito solidaristico che ha caratterizzato nel vecchio continente questi quasi 80 anni di storia.</p>



<p>C&#8217;è da augurarsi, quindi, che l&#8217;appello del vecchio socialista massimalista Mélenchon a non votare la destra venga raccolto dalla “France insoumise” e che Macron venga messo in condizione di portare a compimento le riforme che ridanno fiato all&#8217;economia francese e di poter così porre in essere un progetto di redistribuzione della ricchezza, senza il quale diventerà inevitabile l&#8217;ulteriore rafforzamento degli opposti radicalismi.</p>
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		<title>Germania: Verdi e Liberali dialogano, si intravede il “semaforo” verde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Oct 2021 08:42:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le elezioni tedesche hanno riportato numerosi curiosi risvolti sulla scena politica berlinese. I socialdemocratici hanno ricevuto il 25,7% dei voti, il blocco dell’Unione il 24,1%. Nessun partito vittorioso alle elezioni tedesche era mai sceso sotto il 31%. Il distacco tra i due partiti è scarso nonostante la combattuta campagna elettorale che vede una leader storica e indiscussa come Angela Merkel uscente. Chi sarà alla guida della più grande potenza economica&#8230;</p>
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<p>Le elezioni tedesche hanno riportato numerosi curiosi risvolti sulla scena politica berlinese. I socialdemocratici hanno ricevuto il 25,7% dei voti, il blocco dell’Unione il 24,1%. Nessun partito vittorioso alle elezioni tedesche era mai sceso sotto il 31%. Il distacco tra i due partiti è scarso nonostante la combattuta campagna elettorale che vede una leader storica e indiscussa come Angela Merkel uscente. Chi sarà alla guida della più grande potenza economica europea?</p>



<p>Al terzo posto sono i Grünen che hanno conquistato il 14,8%, un notevole risultato per il partito verde. Altra grandiosa somma di voti è stata quella ottenuta dalla Fdp, i liberali, ultimi ma con un 11,5%. Paradossalmente sono proprio questi ultimi due partiti ad essere i due vincitori delle elezioni tedesche. Essi rappresentano infatti il vero ago della bilancia.</p>



<p>La Fdp ha accettato l’invito dei Grünen: i colloqui sono stati avviati con notevole velocità e tanto di selfie di gruppo con Baerbock, Habeck, Lindner e Wissing come protagonisti.</p>



<p>Tradizionalmente, i Verdi propendono per i socialdemocratici e i Liberali per l&#8217;Unione.&nbsp; Eppure Scholz, il vincitore socialdemocratico, è fermamente convinto di poter raggiungere un accordo con i due partiti, ribadendo più volte la solidità alla base della coalizione sociale, ecologica e libera.</p>



<p>Spd e il blocco dell’Unione potrebbero nuovamente governare insieme, con una maggioranza solida, ma sembra esser già definito che non vogliano rinnovare l’alleanza. Anche la coalizione Giamaica (Unione, Fdp, Verdi), pur non essendo stata esclusa dai liberali, sembra passata in secondo piano &#8211; Verdi e Liberali potrebbero rischiare un danno d&#8217;immagine notevole avvicinandosi a Laschet, leader dell’Unione, ora considerato debole e sconfitto. A patto che dei punti in comune siano trovati, il governo semaforo (Spd, Fdp, Verdi) sembra esser la via prescelta.</p>



<p>Niels Diederich, politologo della Freie Universität Berlin, in una intervista rilasciata a Il Giornale, afferma che è nell&#8217;interesse di entrambi i partiti entrare nel governo federale: arriveranno a un compromesso. Tanto Lindner quanto Habeck puntano al ministero-chiave delle Finanze e al titolo di vicecancelliere ma, sempre secondo Diederich, la questione dei nomi è successiva all’intesa sui progetti centrali del governo.</p>



<p>I programmi dei Liberali e dei Verdi presentano delle convergenze, come, naturalmente, anche delle notevoli divergenze, soprattutto in materia fiscale ed economica. Gli approcci metodologici che i due partiti promuovono per incentivare l’economia sono quasi agli antipodi: i Verdi spingono per un massiccio intervento dello Stato e maggior flessibilità sul pareggio di bilancio mentre i Liberali si concentrano di più su market-based solutions o riduzione della burocrazia. Intervento dello Stato contro Stato minimo: due filoni di pensiero ben distanti ma dal divario non insormontabile.</p>



<p>Al di là di tematiche come diritti civili e libertà, in cui delle somiglianze sono facilmente rintracciabili, è proprio sul tema del clima che vi sono le divergenze più spinose. I Grünen favoriscono sussidi&nbsp;e&nbsp;divieti, la Fdp invece crede che sia il mercato ad andare naturalmente verso&nbsp;la transizione ecologica. Entrambe le parti sostengono prezzi più elevati per le emissioni di CO2 e il sistema di scambio di quote ETS esistente. L’utilizzo del guadagno ricavato da questi certificati per finanziare misure sociali e ammortizzare l&#8217;impatto della transizione verde è un punto in comune, seppur Fdp creda fermamente che il prezzo di tali certificati debba essere determinato dal mercato, e non dallo Stato come i Verdi auspicano.</p>



<p>Entrambi i partiti spingono per la modernizzazione e la digitalizzazione nella sfera dell’istruzione e non solo, anche in quella sanitaria per esempio. Eppure, sulla sanità, Fdp e Verdi presentano differenze notevoli per quanto riguarda l’assistenza sanitaria.</p>



<p>Nonostante ciò, sedersi ad un tavolo e parlare, con molta pazienza, è ciò che Fdp e Verdi hanno deciso di fare. Si sa, la politica è fatta di compromessi. La posta in gioco è davvero alta e i due partiti sembrano essere davvero disposti a trattare, progetto per progetto, pur di raggiungere un accordo. Piuttosto che vedere tali negoziati come una lotta di supremazia per il Bundestag è auspicabile riconoscere la volontà diplomatica di due partiti, dalle radici molto distaccate, nel trovare punti comuni e non soltanto criticità, per il bene del loro paese. Deutschland über alles.</p>
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