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	<title>Discoteche Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Discoteche Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Pierpaolo Sileri: dobbiamo abituarci a convivere con il virus sino al vaccino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2020 08:10:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
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<p><strong>La decisone di chiudere le discoteche è stata l’ultima assunta dal governo per limitare la diffusione di una nuova ondata pandemica. Secondo lei era inevitabile o si poteva aspettare ancora?</strong><br>Era stata già prevista una riduzione degli ingressi e altre regole che a dire il vero non era semplice far rispettare all’interno di una discoteca, come ballare a distanza. C’erano già quindi disposizioni molto rigide. In molte aree però la situazione era fuori controllo da settimane e dubito che i controlli avrebbero potuto esser fatti così a tappeto da poter impedire eventuali contagi all’interno delle discoteche. Probabilmente non sarebbe cambiato molto in termini di contagi, questa è la mia personale opinione. Secondo il principio della massima precauzione comunque è sempre meglio agire in anticipo.</p>



<p><strong>Come ci si difende dal Covid-19?</strong><br>Dobbiamo abituarci a convivere con il virus che circola tra noi e possiamo difenderci solamente rispettando alcune semplici regole: le principali sono l’uso della mascherina e il distanziamento fisico. È chiaro che laddove queste regole non possono essere seguite, bisogna agire. Vedremo nelle prossime settimane se ci sarà un aumento dei contagi legato agli assembramenti che abbiamo registrato in estate. Io francamente ne dubito, credo che il virus rialzi la testa indipendentemente dalle discoteche. Alcune settimane fa, con la vittoria del Napoli, erano tutti quanti in piazza e tutti erano preoccupati che da lì sarebbero ripartiti i contagi: in realtà non è accaduto.</p>



<p><strong>Sembrano numerosi invece i cosiddetti “casi di rientro”.</strong><br>Si, credo anch’io che siano molto più importanti i casi di rientro. Sono più i giovani quelli che viaggiano ma non deve essere stigmatizzato il giovane come untore. Intensificherei di più i controlli negli aeroporti, soprattutto da quegli stati nei quali l’andamento settimanale è in crescita. Più delle discoteche, francamente.</p>



<p><strong>Era abbastanza prevedibile. Nei giorni c’è stata molta confusione e poco coordinamento. Perché non è stato creato un sistema nazionale di controllo?</strong><br>Il sistema esiste ed è chiaro che doveva essere approntato forse in maniera diversa, ma ciò che vive l’Italia lo vivono anche gli altri paesi. Per quanto riguarda i viaggi, credo che serva un sistema europeo di controllo, o meglio una strategia comune con dei tamponi e dei test fatti nei maggiori scali europei, valutando l’area Schengen da quella non-Schengen. Arrivano casi dalla Francia, dalla Spagna, dalla Grecia: non possiamo impedire il movimento delle persone, però possiamo far sì che con una strategia comune i casi positivi vengano bloccati in partenza. La stessa cosa vale per gli italiani in partenza dall’Italia. Solo così possiamo mettere in sicurezza i viaggiatori e ovviamente le singole nazioni.</p>



<p><strong>Non saremo sicuri sino a che non verrà individuato e prodotto il vaccino?</strong><br>Contento che molti stanno correndo alla ricerca di un vaccino e felicissimo che alcuni abbiano già raggiunto il primo obiettivo, però è chiaro che serviranno alcuni mesi per essere certi che questi faccini siano efficaci. Poi bisogna produrli su larga scala e far sì che la popolazione decida di farsi il vaccino laddove non è reso obbligatorio. Secondo me arriveremo alla metà del prossimo anno. Questo vuol dire che per i prossimi otto-nove mesi dovremo convivere con il virus, e convivere con il virus significa anche fare strategie comuni.</p>



<p><strong>La disposizione per cui dalle 18 alle 6 del mattino vige l’obbligo di portare la mascherina anche all’aperto, dove è possibile che si crino assembramenti, ha creato molte polemiche. Ci vuole spiegare questa decisione?</strong><br>La decisione è chiaramente nata da un confronto. D’estate si esce più tardi, la movida e gli assembramenti sono più frequenti in un determinato orario. È chiaro che quando senti dire “il virus non esiste”, un po’ di preoccupazione nasce. È stata fatta la scelta di quegli orari anche per dare un segnale. La mia personale opinione è che il virus non ha l’orologio al polso e quindi circola sempre: è chiaro che l’obbligo della mascherina deve valere anche in caso di un aperitivo prima di pranzo in cui si crea. Quella regola secondo me deve valere H24. La mascherina è un accessorio ormai indispensabile, è come andare in giro con gli occhiali: li usi quando ne hai bisogno per leggere o per guidare. Con la mascherina è uguale. Quegli orari sono stati messi perché sono quelli della movida, però, ripeto, lo stesso rischio si presenta per chi fa la fila fuori dalle poste o al supermercato, oppure anche se si prende un aperitivo prima di pranzo con un gruppo di persone.</p>



<p><strong>Ci possiamo aspettare questa volta che il governo emetta delle disposizioni di buon senso? Durante il lockdown le FAQ erano spesso contraddittorie e difficili da seguire.</strong><br>Ha pienamente ragione, le regole per essere seguite devono essere semplici. All’inizio di questa pandemia, si diceva tutto e spesso anche il contrario di tutto, anche sul virus: quanto resisteva, come viaggiava, quanta era l’incubazione. Le raccomandazioni sono: distanza di sicurezza, utilizzo della mascherina e lavaggio delle mani. Io ne aggiungo sempre una quarta che spero mi aiutiate a diffondere tra la popolazione: chi avverte dei sintomi deve avvertire il medico di medicina generale. Molte persone, prima del Covid, andavano a lavorare anche con 38 di febbre, magari dopo aver preso una tachipirina. Oggi questo non può farlo nessuno: bisogna sempre avvertire il proprio medico. Quindi le regole le abbiamo, quello che serve è che ognuno di noi faccia il suo. Io vorrei vedere per esempio il gestore di un bar – come mi capita spessissimo – che obblighi ogni persona che entra nel suo locale a indossare la mascherina. Questo significa anche educarci, non educare ma educarci, ognuno di noi deve acquisire questo modus vivendi quotidiano. Torneremo alla normalità quando questo virus verrà debellato.</p>



<p><strong>La riapertura delle scuole è una delle priorità dell’Italia. I presidi chiedono regole chiare: come comportarsi ad esempio se un bambino viene trovato positivo?</strong><br>Il comitato tecnico-scientifico si esprimerà a breve. Linee guida che ovviamente saranno iniziali e potranno variare in corso d’opera, perché nessuno di noi sa che cosa accadrà tra settembre, ottobre e novembre. Dovranno anche tenere in considerazione la concomitanza di altri virus che circolano nei mesi autunnali e invernali: non esiste solamente il covid. Io sono più preoccupato degli altri tipi di virus, che potranno creare panico a causa di sintomi similari a quelli del covid, col rischio di determinare la chiusura o un numero cospicuo di tamponi laddove covid non vi è.</p>



<p><strong>Sulla responsabilità penale dei presidi cosa ci può dire?</strong><br>Per quanto riguarda questo scudo penale (c’è chi lo chiama difesa), è chiaro che in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo bisogna creare degli sgravi per gli operatori o per chi ha la responsabilità di coordinare altre persone. Faccio un esempio per tutti. Ora si parla di presidi o di personale a scuola, ma lo stesso vale per i medici, per gli infermieri, per gli operatori sanitari. Ci troviamo in una guerra, abbiamo vinto tantissime battaglie, purtroppo alcune le abbiamo perse, con 35mila morti non possiamo dire di aver vinto tutte le battaglie, però la guerra ancora è lunga, dobbiamo controllare i focolai, questa è una delle future battaglie. Quindi, laddove in una scuola vi sarà un focolaio bisognerà ovviamente procedere alla chiusura, tampone rapido, test molecolare pronto per tutti, quarantena laddove è necessario, per proteggere i nostri figli, i professori e tutti coloro che lavorano nella scuola. La scuola deve ripartire, ma in sicurezza.</p>



<p><strong>Cosa si può fare per ripartire in sicurezza?</strong><br>Secondo me servono due cose: una è il medico scolastico. Ricordo che quando ero a scuola c’era il boom dell’HIV. Ero ai primi anni del liceo e avevamo il medico che veniva a insegnarci come difenderci dalla malattia. Il medico scolastico è un presidio fondamentale per il futuro della nostra scuola, indipendentemente dal covid. Un’altra cosa da prevedere è l’educazione sanitaria a scuola, che è una forma di insegnamento che consentirà ai nostri giovani come migliorare alcuni comportamenti, dall’alimentazione al semplice lavaggio delle mani, la profilassi, la semplice difesa dalle comuni malattie come l’obesità, l’esercizio fisico, la trasmissione delle malattie sessualmente contagiate, l’educazione all’affettività. Tutto ciò che riguarda la sanità deve entrare nella scuola.</p>



<p><strong>Con ogni probabilità i nuovi focolai pandemici interesseranno tutta Italia, mentre la prima ondata aveva coinvolto prevalentemente alcune regioni del Nord. Il sistema sanitario è pronto ad affrontare focolai in tutto il territorio nazionale?</strong><br>Sicuramente è più pronto di prima, ma ovviamente dipende dalle dimensioni dei focolai e dal senso di responsabilità dei cittadini. Ci troviamo in una situazione diversa rispetto a febbraio e marzo, perché i nuovi positivi sono certamente degli inneschi per una eventuale ripresa della pandemia, ma difficilmente troveranno terreno fertile se le persone manterranno le distanze ed indosseranno le mascherine. Permarranno ancora delle differenze su base territoriale, ma sono preesistenti alla pandemia e tuttavia cominciano ad essere colmate. Si pensi alle regioni con piano di rientro a confronto di altre che si trovavano in condizioni economiche adeguate. Eppure abbiamo visto che nemmeno questo è decisivo: basta guardare la Lombardia, dove l’arrivo prepotente del virus ha comunque messo in ginocchio il sistema. In sintesi, siamo molto più pronti di prima, anche perché si conosce molto meglio la malattia, esistono terapie che hanno mostrato una qualche efficacia e c’è disponibilità di posti letto. Abbiamo raddoppiato i posti di terapia intensiva e moltiplicato per un fattore sei o otto quelli di altri reparti come medicina interna, neurologia e malattie infettive. È un bagaglio culturale, tecnico-scientifico e logistico che abbiamo appreso sul campo e che adesso manteniamo. Qualche miglioramento può ancora essere fatto sul territorio, specie con riferimento ai tamponi, che devono essere fatti in maggior numero ma anche meglio, nel senso che la ricostruzione dei contatti dei contagiati e il loro isolamento è un’operazione assai difficile a meno di sfruttare Immuni, che è in grado di svolgere queste attività in pochi secondi.</p>



<p><strong>Perché Immuni è stata scaricata soltanto da quattro milioni di persone? È stata una questione di comunicazione, di timore per la violazione della privacy?</strong><br>Sicuramente la comunicazione poteva essere fatta meglio e vi è stato tantissimo pregiudizio in merito alla privacy. Quando si dà un’informazione inesatta, come quella che Immuni avrebbe potuto violare la privacy, si producono degli anticorpi che conducono al rigetto di questa opportunità. Ora siamo probabilmente a cinque milioni, ma su un totale di ottanta milioni di dispositivi che abbiamo in Italia, è un numero sicuramente basso, ancorché utile. Io non mi stancherò mai di fare appelli e di ripetere che l’applicazione è sicura, che la privacy è rispettata, che non c’è nessuna possibilità di sapere chi è la persona positiva. L’utilizzo, al contrario, favorirebbe moltissimo il controllo dei focolai. Quindi sì, non è stata ben pubblicizzata all’inizio e poi ci sono stati dei furbi che hanno affermato che la privacy non sarebbe stata rispettata.</p>



<p><strong>Il Mes mette a disposizione trentasette miliardi che potrebbero essere molto utili per la nostra sanità. Se è vero, come sembra, che non ci saranno le vecchie condizionalità, lei pensa che il Governo dovrebbe chiederlo?</strong><br>Al momento si dice che non ci saranno condizionalità, ma c’è un trattato dietro, e le condizionalità ancora ci sono e sono molto pericolose per l’Italia. Ipotizziamo di chiedere questi miliardi e poi ritrovarci improvvisamente, a due o tre anni da oggi, con l’Europa che chiede dei tagli per rientrare, magari proprio sulla sanità dove questi soldi sono stati impiegati. Il rischio è di prendere trentasette miliardi oggi e poi essere costretti a fare dei tagli per vincoli già conosciuti. Per abolire completamente questi vincoli bisogna riscrivere il trattato. Al momento ci sono e, checché se ne dica, scripta manent e verba volant. Il rischio di ritrovarsi in futuro con un cappio al collo c’è. In questo momento vedo molto meglio tutti i progetti per utilizzare i soldi che il presidente Conte è riuscito a far arrivare all’Italia lo scorso mese.</p>



<p><strong>La Fondazione Einaudi ha chiesto al Governo di poter avere i verbali della Commissione tecnico scientifica. In un primo tempo negati, sono stati concessi dopo una sentenza del TAR. Perché questa resistenza iniziale? E perché non sono stati ancora pubblicati tutti i verbali?</strong><br>Questa è una domanda che deve rivolgere alla Protezione civile e al CTS. Anche io ho avuto problemi con i verbali, e tuttora non ho i primi diciotto. Leggendo quelli a mia disposizione posso dire che i verbali si concludono con gli atti che poi sono stati assunti in questi mesi dal Governo. Si tratta quindi di protocolli e discussioni che hanno poi condotto a quanto è sotto gli occhi di tutti.</p>
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		<title>Cronache dal Papeete</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ippolito Gualtieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2020 06:14:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era prevedibile, è successo. Nella diuturna lotta tra il Covid e l&#8217;intelligenza umana, il virus segna un punto ancora. Il ricorso al Tar dei gestori delle discoteche era nell&#8217;aria, anzi secondo me l&#8217;avevano già scritto prima ancora che il governo chiudesse, con il dovuto, consueto ritardo, le migliori occasioni di diffusione del virus in Italia. L&#8217;impressione chiara è che lo avevamo dato per vinto, che il liberatutti sempre più coraggioso&#8230;</p>
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<p>Era prevedibile, è successo. Nella diuturna lotta tra il Covid e l&#8217;intelligenza umana, il virus segna un punto ancora. Il ricorso al Tar dei gestori delle discoteche era nell&#8217;aria, anzi secondo me l&#8217;avevano già scritto prima ancora che il governo chiudesse, con il dovuto, consueto ritardo, le migliori occasioni di diffusione del virus in Italia.</p>



<p>L&#8217;impressione chiara è che lo avevamo dato per vinto, che il liberatutti sempre più coraggioso valesse più del vaccino, che è inutile ascoltare Fauci quando dice che sappiamo veramente poco del Covid. Abbiamo anche un presidente di regione che in piena campagna elettorale innalza il ballo in discoteca a diritto costituzionalmente garantito e dichiara che &#8220;i nuovi malati di Covid, che i nostri uffici rintracciano, non sono realmente malati&#8230;&#8221;.</p>



<p>Però c&#8217;è un giudice a Berlino, così il Tar del Lazio ha respinto il ricorso perché nel bilanciamento degli interessi la posizione dei gestori delle sale da ballo “risulta recessiva rispetto all’interesse pubblico alla tutela della salute nel contesto della grave epidemia in atto”. Dal Papeete, per ora, è tutto.  </p>
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		<title>Discoteche chiuse: decisione zero del Governo. Da oggi si fa sul serio. Finite le attenuanti restano le aggravanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2020 22:18:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Mantovani]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Discoteche]]></category>
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		<category><![CDATA[Roberto Speranza]]></category>
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		<category><![CDATA[Walter Ricciardi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Facciamo così, per solidarietà nazionale: la decisione di chiudere le discoteche e l’obbligo di mascherina dalle 18 alle 6, “nei locali aperti al pubblico e nei luoghi in cui è più facile che si creino assembramenti”, le consideriamo la “decisione zero” del Governo per fronteggiare l’aumento dei casi di Covid-19 anche in Italia. Serve una strategia nazionale, anche perché oggi più che a febbraio la diffusione del virus è nazionale, a causa del movimento per le vacanze su tutto il territorio italiano e ai rientri da paesi al momento più colpiti del nostro. Se a febbraio era forse anche corretto ipotizzare chiusure differenziate, oggi sicuramente le decisioni devono coinvolgere tutte le regioni allo stesso modo e negli stessi tempi. Non è un’esercitazione. Non possiamo più permetterci decisioni zero, come quelle di oggi. Da domani si fa sul serio. E questa volta non ci sono attenuanti, ma aggravanti.</p>
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<p>Facciamo così, per solidarietà nazionale: la decisione di chiudere le discoteche e l’obbligo di mascherina dalle 18 alle 6, “nei locali aperti al pubblico e nei luoghi in cui è più facile che si creino assembramenti”, le consideriamo la “decisione zero” del Governo per fronteggiare l’aumento dei casi di Covid-19 anche in Italia.</p>



<p>Al contrario della grottesca scelta pentastellata di superare il principio fondante dei due mandati introducendo il “mandato zero”, al Governo concediamo il beneficio della buona fede, nonostante le decisioni siano state assunte con modalità e tempi tali da evidenziare più di una perplessità.</p>



<p>Già il 17 aprile <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/04/17/raco-barone-ricciardi-a-ilcaffeonline-senza-vaccino-seconda-ondata-e-certa-dovremo-convivere-a-lungo-col-virus/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il prof. Walter Ricciardi</a>, consigliere del ministro Speranza, aveva previsto la possibilità di una seconda ondata prima dell’autunno: “fino a quando non avremo un vaccino – dichiarò al nostro giornale – ci saranno nuove ondate o, speriamo, tanti piccoli focolai epidemici che andranno contenuti. Quello autunnale e invernale, come nel caso dell’influenza, è il periodo in cui una combinazione di eventi climatici, comportamentali, immunologici fa si che il virus possa riemergere. Per questo è molto importante non accelerare le riaperture: in caso contrario la seconda ondata invece di averla più avanti rischiamo di subirla prima dell’estate”.</p>



<p>Solo lo scorso mercoledì, <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/08/12/raco-barone-mantovani-nessuna-evidenza-che-covid19-sia-diventato-piu-gentile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il prof. Alberto Mantovani</a>, direttore scientifico dell’Istituto clinico Humanitas e tra i più influenti scienziati al mondo, dichiarava a ilcaffeonline: “Non c’è alcuna evidenza, che sia stata messa a disposizione della comunità scientifica attraverso le riviste scientifiche o in open access, che il virus stia diventando più gentile. Tutti vorremmo questo, io per primo: purtroppo non è successo”. E aggiungeva: “Il mio invito alle persone giovani è di comportarsi in modo responsabile a protezione dei più deboli. Sono atteggiamenti di responsabilità nei confronti degli altri. Si può andare in montagna o a divertirsi anche in modo responsabile”.</p>



<p>Nessuna sorpresa quindi, gli studiosi più seri avevano previsto tutto, nei modi e nei tempi: già in estate era da prevedersi la diffusione di focolai. L&#8217;allarme, ancora una volta, era stato lanciato dai tecnici: toccava al governo decidere cosa aprire e cosa chiudere. Il messaggio che è passato invece è stato quello del pericolo scampato. È stata diffusa l’idea di un ritorno alla normalità che invece non può tornare sino a quando non avremo a disposizione il vaccino. Addirittura più tipi di vaccino, ha spiegato Alberto Mantovani.</p>



<p>Una preziosa ricerca condotta dai professori Carlo Federico Perno e Fausto Baldanti (citata da Mantovani nell’intervista) ha accertato che in Lombardia si sono diffusi due focolai già a partire dal 20 gennaio almeno. La parziale pubblicazione dei verbali del Comitato tecnico scientifico, grazie alla Fondazione Luigi Einaudi che li ha chiesti e ottenuti dal Governo dopo una sentenza favorevole da parte del TAR, ha consentito di verificare che tra il 3 e il 7 marzo il governo ha ritardato in modo inspiegabile l’istituzione delle zone rosse in Lombardia, favorendo la diffusione del Covid-19. Insomma, lo studio del virus e dei documenti ci consente di dire che si poteva fare di più e meglio, già mentre si affrontava la prima ondata pandemica. Al presidente del Consiglio, ai ministri, ai presidenti di regione sono state però concesse le attenuanti generiche, considerato che l’Italia è stato il primo paese occidentale ad affrontare la peggiore crisi sanitaria degli ultimi cento anni.</p>



<p>Noi siamo del parere che è stata corretta anche la diffusione dei fondi a pioggia, perché bisognava dare un segnale di presenza rapido e concreto, anche se insufficiente. Il fatto che alcuni parlamentari, imprenditori o professionisti abbiano approfittato di qualche strumento non è una responsabilità che può essere addebitata all’esecutivo, che poteva scrivere meglio le norme ma che si è trovato ad affrontare una urgenza certamente più grande delle capacità, singole e collettive, di questo esecutivo. Fortunatamente la presenza discreta ma tangibile di quel gigante che è il presidente Mattarella ha consentito che il senso di protagonismo di alcuni non provocasse danni maggiori di quelli realizzati.</p>



<p>Nel momento in cui scriviamo un’agenzia Ansa rilancia: “Caos sui tamponi negli aeroporti al rientro: nessun controllo a Milano, Bergamo e Napoli. Lunghe code a Roma”. L’impressione è che il Paese stia andando a sbattere per la seconda volta in sei mesi. Procediamo in modo disordinato e caotico. La decisione di chiudere le discoteche è avvenuta un giorno dopo il ferragosto. Tanto basta per dare anche solo l’impressione che, come a febbraio, sia stato ritardato un intervento necessario e urgente per timore o indecisione. Per non parlare dell’obbligo di portare la mascherina all’aperto solo dalle 18 alle 6 del mattino e solo nei luoghi in cui è più facile che si creino assembramenti. Quali sono questi luoghi? Assomiglia tanto ai provvedimenti del passato inverno: col cane si e col bambino forse, camminare ma non correre, per non dimenticare il capolavoro dei congiunti e degli affini. </p>



<p>Sappiamo, per esperienza acquisita, che in questi giorni stiamo contando i contagi di due settimane fa: tra 15 giorni calcoleremo gli effetti dei comportamenti sbagliati di questo sbrindellato agosto, delle decisioni inadeguate, degli ennesimi colpevoli ritardi.</p>



<p>Insomma, ci risiamo. Serve una strategia nazionale, anche perché oggi più che a febbraio la diffusione del virus è nazionale, a causa del movimento per le vacanze su tutto il territorio italiano e dei rientri da paesi al momento più colpiti del nostro. Se a febbraio era forse anche corretto ipotizzare chiusure differenziate, oggi sicuramente le decisioni devono coinvolgere tutte le regioni allo stesso modo e negli stessi tempi. Non è un’esercitazione. Non possiamo più permetterci decisioni zero, come quelle su discoteche e mascherine da movida. Da oggi si fa sul serio. E questa volta non ci sono attenuanti, ma aggravanti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/08/17/raco-discoteche-chiuse-decisione-zero-del-governo-da-domani-si-fa-sul-serio/">Discoteche chiuse: decisione zero del Governo. Da oggi si fa sul serio. Finite le attenuanti restano le aggravanti</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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