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	<title>Donald Trump Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Donald Trump Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Biden e le infrastrutture: investire nel futuro non rende  nell&#8217;immediato?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 11:25:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Avrebbe dovuto essere una passeggiata. Negli Stati Uniti tutti si lamentano per le strade piene di buche, i ponti traballanti e gli aeroporti decrepiti e si sa che i parlamentari non vedono l’ora di riportare nei loro collegi elettorali i soldi dei contribuenti, sottraendoli possibilmente a Washington. Eppure, le divisioni insanabili del Paese hanno trasformato l’approvazione del provvedimento proposto da Joe Biden per rimettere in sesto le infrastrutture americane in&#8230;</p>
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<p>Avrebbe dovuto essere una passeggiata. Negli Stati Uniti tutti si lamentano per le strade piene di buche, i ponti traballanti e gli aeroporti decrepiti e si sa che i parlamentari non vedono l’ora di riportare nei loro collegi elettorali i soldi dei contribuenti, sottraendoli possibilmente a Washington. Eppure, le divisioni insanabili del Paese hanno trasformato l’approvazione del provvedimento proposto da Joe Biden per rimettere in sesto le infrastrutture americane in un calvario.</p>



<p>A dire il vero, ci hanno provato, senza riuscirci, anche l&#8217;ex presidente Barack Obama (che pensava che una legge sulle infrastrutture potesse stabilire un terreno d’intesa con i repubblicani) ed il suo successore Donald Trump (che si è proclamato uno dei più grandi imprenditori del mondo e che, tuttavia, come presidente si è dimostrato più abile a demolire che a costruire). Al punto che l’idea di sistemare le infrastrutture americane, con il tempo, è diventata una barzelletta. Fino alla settimana scorsa.</p>



<p>Dai e dai, alla fine, dopo mesi di conflitti penosi a Capitol Hill, il presidente Joe Biden è riuscito a far passare al Congresso un provvedimento da mille miliardi di dollari. Le infrastrutture del Paese saranno rimesse a nuovo. Biden, un appassionato di treni, ha assicurato che l&#8217;Amtrak (sottofinanziata) otterrà miliardi. Inoltre, la nuova legge getterà le basi per una nuova rete di stazioni di ricarica elettrica che potrebbe ravvivare la storia d&#8217;amore dell&#8217;America con l&#8217;automobile.</p>



<p>«Non è esagerato dire che, come Paese, abbiamo fatto un enorme passo in avanti», ha detto Joe Biden, che non ha certo risparmiato i superlativi per festeggiare il passaggio di una pietra angolare del suo programma politico. «Ci mette su una strada per vincere la competizione economica del XXI secolo che dobbiamo affrontare con la Cina e altri grandi paesi e il resto del mondo». Sono in molti tra gli economisti e gli esperti a ritenere, tuttavia, che si tratti di un provvedimento importante. Per fare un esempio, secondo Adie Tomer della Brookings Institution, la legge può rendere davvero il paese più inclusivo, resistente dal punto di vista ambientale e competitivo a livello industriale.</p>



<p>Per Biden, inoltre, l’approvazione della legge è senza dubbio un successo. Il presidente americano aveva certo bisogno di una vittoria, ma il passaggio dell’infrastructure bill conferma anche due principi di fondo della sua campagna elettorale. Il primo è che la democrazia può migliorare la vita delle persone comuni, con l’obiettivo spesso taciuto di prosciugare il risentimento e la rabbia che consente ai demagoghi come Trump di prosperare. Il secondo (spesso deriso) principio del “bidenismo” è che nonostante la pericolosa polarizzazione dell’America, i democratici e i repubblicani possono lavorare insieme (in questa occasione, Biden ha ottenuto diversi voti repubblicani sia alla Camera che al Senato).</p>



<p>«Per tutto il tempo, mi avete detto che in ogni caso non potrò fare niente del genere», Biden ha detto sabato ai giornalisti durante uno dei rari (di questi tempi) momenti di trionfo alla Casa Bianca. «Fin dall&#8217;inizio. No, no, dai, siate onesti. Ok? Non credevate che potessimo fare qualcosa. E non vi biasimo. Perché guardate i fatti e vi chiedete: ‘come faranno a farlo?’».</p>



<p>Giusta osservazione, hanno rimarcato alla CNN. Anche se, hanno aggiunto, molto probabilmente «il provvedimento sulle infrastrutture è destinato ad essere un momento una tantum di parziale unità in una capitale stravolta dagli scontri ideologici e culturali che rispecchiano il Paese».</p>



<p>Alla Casa Bianca sostengono che i benefici del provvedimento diventeranno evidenti con il passare del tempo. E forse hanno ragione. Ma per ora, come ha osservato David Leonhardt sul New York Times, la legge rischia di diventare un altro esempio di quello che la politologa Suzanne Mettler ha definito “lo Stato sommerso”, cioè l’attitudine dell’amministrazione pubblica americana moderna a fare il proprio lavoro così “discretamente” che molti cittadini non si rendono nemmeno conto di trarre beneficio da quel lavoro “invisibile”. Col risultato che, pur beneficiandone, molti americani sono inconsapevoli delle prestazioni sociali che ricevono e perfino, in via di principio, ostili ad esse. Il provvedimento di stimolo dell’amministrazione Obama del 2009, al tempo stesso un successo economico e una delusione politica, è un esempio.</p>



<p>Ciononostante, Joe Biden, che si definisce un «ottimista congenito», si è detto convinto che anche il piano Build Back Better (l&#8217;altro pilastro legislativo del programma di Biden che mira a rigenerare lo stato assistenziale americano e ad investire massicciamente nell&#8217;economia verde) supererà l&#8217;ostacolo del Congresso.</p>



<p>Se così fosse, il bilancio del primo anno della sua presidenza (che comprende anche una campagna di vaccinazione impressionante e il ritiro militare definitivo dall&#8217;Afghanistan, nonostante il terribile caos della sua attuazione durante l&#8217;estate) potrebbe essere davvero definito storico. Tuttavia, al di là del dibattito sull&#8217;efficacia delle misure sociali ed economiche previste, il loro finanziamento e la loro durata, il presidente democratico, come ha scritto la redazione di Le Monde in un editoriale, ha fatto emergere «una dolorosa verità politica, non necessariamente irrimediabile: investire nel futuro non rende nulla nell&#8217;immediato».</p>



<p>Da agosto, la popolarità di Joe Biden è precipitata. Secondo l’ultimo sondaggio pubblicato da “Usa Today”, il tasso di approvazione del presidente degli Stati Uniti è calato al 37,8 per cento. Gli elettori indipendenti e moderati che avevano permesso la sua vittoria alle presidenziali, segnate da una partecipazione record, l&#8217;hanno abbandonato, spiega il quotidiano francese. In Virginia, l&#8217;elezione di un governatore repubblicano ha evidenziato il fenomeno. L&#8217;ostilità nei confronti dei progetti democratici nelle zone rurali è un altro segnale di allarme. Le interruzioni nelle catene di approvvigionamento, l&#8217;inflazione preoccupante, la guerra culturale lanciata dai repubblicani sull&#8217;educazione dei bambini o sul diritto all&#8217;aborto, le limitazioni dei diritti di voto delle minoranze costituiscono un problema immediato. E i democratici devono trovare delle risposte, se vogliono sopravvivere alle elezioni di metà mandato, l’anno prossimo.</p>



<p>«So che siamo divisi, so quanto può essere brutto, e so che ci sono delle posizioni estreme da entrambe le parti che rendono le cose più difficili di quanto non siano state per molto, molto tempo», ha concluso Joe Biden sabato scorso, ricorda Le Monde, ammonendo che «la via di mezzo, quella del compromesso, non è la meno pericolosa».</p>
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		<title>L’indagine del Comitato della Camera sull’insurrezione del 6 gennaio: un (altro) passaggio importante per la democrazia americana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 15:12:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«La verità conta ancora qualcosa?», si chiedono Stephen Collison e Shelby Rose. È questa, scrivono i due giornalisti della CNN, la domanda che sta al cuore dell’indagine del Comitato ristretto della Camera dei Rappresentanti sull’insurrezione del 6 gennaio scorso che si è appena aperta a Capitol Hill con le lancinanti testimonianze degli agenti di polizia pestati dalla folla aizzata da Donald Trump («È stato come combattere in una battaglia medievale»,&#8230;</p>
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<p>«La verità conta ancora qualcosa?», si chiedono Stephen Collison e Shelby Rose. È questa, scrivono i due giornalisti della CNN, la domanda che sta al cuore dell’indagine del Comitato ristretto della Camera dei Rappresentanti sull’insurrezione del 6 gennaio scorso che si è appena aperta a Capitol Hill con le lancinanti testimonianze degli agenti di polizia pestati dalla folla aizzata da Donald Trump («È stato come combattere in una battaglia medievale», ha detto un poliziotto).</p>



<p>La Camera ci ha messo sei mesi per avviare l’indagine sul saccheggio della cittadella della democrazia americana perché i repubblicani hanno fatto sforzi straordinari per impedire una ricostruzione storica dei fatti.</p>



<p>La speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha fatto parecchie concessioni (un numero uguale di democratici e repubblicani, identico potere di chiamare persone a comparire o produrre documenti, ecc.) per ottenere un accordo su una commissione indipendente, nonpartisan, sul modello di quella istituita per l’11 settembre, per indagare su uno dei capitoli più oscuri della storia americana.</p>



<p>Ma dopo che Trump l’ha disapprovata pubblicamente, il leader repubblicano della Camera Kevin McCarthy si è affrettato a buttare all’aria l’accordo che aveva accettato. Quando Pelosi, «with respect to the integrity of the investigation», ha bocciato due delle scelte di McCarthy per il comitato &#8211; in entrambi i casi, i deputati avevano votato contro la certificazione del risultato elettorale del 6 gennaio e propagandavano le false affermazioni di Trump sulla supposta frode elettorale &#8211; ha colto la palla al balzo per boicottare il comitato.</p>



<p>Ci sono comunque due repubblicani nel comitato ristretto &#8211; Liz Cheney del Wyoming (la figlia maggiore dell’ex vicepresidente Dick Cheney) e Adam Kinzinger dell’Illinois &#8211; che sono disposti a sacrificare la loro promettente carriera per tenere testa alla demagogia di Trump. La Cheney è una dei repubblicani più conservatori della Camera, ma ritiene che i principi che sono oggi in ballo giustifichino la sua partecipazione al comitato con i democratici.</p>



<p>«Se i responsabili non saranno chiamati a rispondere del loro operato e se il Congresso non agirà in modo responsabile, quel che è accaduto continuerà ad essere un cancro sulla nostra repubblica costituzionale, minando il pacifico trasferimento dei poteri al cuore del nostro sistema democratico», ha detto ieri. «Dovremo affrontare la minaccia di ulteriore violenza nei mesi che verranno e un altro 6 gennaio ogni quattro anni».</p>



<p>Ma non c’è da sperare che l’House Select Commitee possa cambiare la dinamica politica dell’America. McCarthy e i suoi colleghi, tutti adepti del culto di Trump, stanno dando la colpa dell’invasione del Campidoglio alla Pelosi &#8211; sostenendo che non avrebbe garantito una protezione sufficiente &#8211; anche se questo genere di compiti sono completamente al di fuori della sua competenza. Ricordiamoci la verità, sollecitano perciò Collison e Rose: «Un presidente in carica ha mentito riguardo alla sua sconfitta in elezioni regolari, ha convocato una folla a Washington, incitandola a ‘combattere come una furia’ ed è stato a guardare mentre faceva irruzione nel Congresso per interrompere la certificazione dell’elezione di Joe Biden».</p>



<p>Ovviamente, come osserva il Washington Post, l’opposizione quasi totale dei repubblicani all&#8217;esame delle cause e della ramificazione dell&#8217;insurrezione da parte del Congresso, ha delle ragioni: «vogliono evitare un&#8217;indagine approfondita sul peggior attacco al Campidoglio dopo la guerra del 1812 a causa del suo collegamento con le false affermazioni di Trump sulle elezioni e per paura del danno politico che potrebbe produrre nelle elezioni di metà mandato del 2022».</p>



<p>Ma si tratta indubbiamente di un momento importante per la democrazia americana. Come tutti sanno, Nixon si dimise perché la Commissione Watergate del Senato (i suoi componenti democratici e repubblicani) fece il suo lavoro e di fronte ad un momento di crisi nazionale, i politici di entrambi gli schieramenti misero da parte le faziosità per scoprire la verità; misero, in altre parole, al primo posto la difesa della democrazia americana e i pesi e contrappesi progettati dalla Costituzione funzionarono.</p>



<p>Ma l’apertura dell’indagine del comitato ristretto ha evidenziato, se ancora ce ne fosse bisogno, che la divisione politica più importante nella politica statunitense di oggi non è quella tra conservatori e progressisti. È tra quelli che proteggono la democrazia e quanti mettono il potere al primo posto, anche a costo di distruggerla.</p>
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		<title>Biden: «Ho fatto quello per cui ero venuto»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jun 2021 07:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Ho fatto quello per cui ero venuto», ha detto il presidente americano Joe Biden, dopo aver messo in guardia Vladimir Putin, esortandolo a fermare gli attacchi informatici sulle infrastruttura americane e chiarendo che, sebbene non desideri una nuova Guerra fredda, difenderà in modo fermo gli interessi e i valori degli Stati Uniti. Il suo commento, al termine di una settimana di vertici, show diplomatico e blitz mediatici, riassume il senso&#8230;</p>
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<p>«Ho fatto quello per cui ero venuto», ha detto il presidente americano Joe Biden, dopo aver messo in guardia Vladimir Putin, esortandolo a fermare gli attacchi informatici sulle infrastruttura americane e chiarendo che, sebbene non desideri una nuova Guerra fredda, difenderà in modo fermo gli interessi e i valori degli Stati Uniti. Il suo commento, al termine di una settimana di vertici, show diplomatico e blitz mediatici, riassume il senso di un viaggio con il quale ha ricucito le relazioni con gli alleati dell’America traumatizzati da Donald Trump, ha lanciato la sua crociata globale per salvare la democrazia ed ha offerto la leadership (sia pure tardiva) degli Stati Uniti in merito alla pandemia da COVID-19.</p>



<p>Ovviamente, ci vorranno mesi per capire se il dialogo avviato porterà alla liberazione dei prigionieri americani in Russia e se si attenueranno la prova di forza sulla sicurezza informatica e lo scontro strategico con Mosca in Ucraina e altrove. Per allora, il suo primo viaggio all’estero sarà un ricordo lontano, hanno scritto Stephen Collison e Caitlin Hu della CNN, riflettendo sul fatto che sebbene i viaggi presidenziali possano essere senz’altro efficaci nel favorire progressi incrementali, il più delle volte sono troppo pubblicizzati (e sopravvalutati). Chi si ricorda del discorso di Barack Obama al mondo musulmano al Cairo?</p>



<p>Ma la conferma (e la garanzia) della leadership americana da parte di Biden, in Europa è stata senz’altro ben accolta. Un Occidente unito è sicuramente più efficace nel contrastare Putin, la pandemia e anche la Cina. Ed è meglio per tutti se il presidente degli Stati Uniti non vuole distruggere le alleanze di vecchia data. Ma l’incontro di Biden con il presidente russo è servito anche a ricordare che sono state le turbolenze politiche interne a rendere l’America una potenza globale inaffidabile. Putin, che è alla guida del Cremlino da più di vent’anni, aveva di fronte il suo quinto presidente americano. Durante questo periodo, gli Stati Uniti sono andati in Medio oriente e hanno cercato poi di uscirne. Hanno sottoscritto l’accordo sul clima di Parigi, lo hanno lasciato e ci sono rientrati. Hanno definito un patto nucleare con l’Iran, hanno cercato di cancellarlo ed ora vogliono rianimarlo. Si sono concentrati sull’Asia e poi hanno fatto marcia indietro. Questi precedenti da capogiro spiegano quel certo scetticismo che ha accompagnato anche una tournée, come quella di Biden, intitolata «L’America è tornata».</p>



<p>Sulla CNN, raccontano anche che il deputato repubblicano Steve Scalise della Louisiana, un devoto di Trump (il presidente che con Putin si è comportato in modo servile), si è lamentato sostenendo che è giunto il momento per Biden di «opporsi» all’uomo forte del Cremlino. Si sa che (dappertutto) il senso del ridicolo è morto e sepolto da un pezzo e che (dappertutto) la faccia di bronzo oggi è un requisito indispensabile, ma l’uscita di Scalise mostra anche la frattura politica che Biden deve ora affrontare in patria. Finché l’America non deciderà che genere di paese vuole essere, non potrà essere una forza in grado di garantire davvero la stabilità internazionale. E non avverrà così presto.</p>



<p>E Putin? Putin ha ottenuto quel che voleva. Anche se Biden non ha voluto condividere la conferenza stampa con Putin come faceva il suo predecessore, il summit di Ginevra si adatta alla perfezione alle esigenze interne del presidente russo. Sedendo accanto a Biden, Putin è apparso su un piano di parità con l’uomo più potente del mondo. Inoltre, l’incontro è stato richiesto dagli Stati Uniti, il che, in patria, accresce la sua statura. Nella conferenza stampa lunga quasi un’ora che ne è seguita, Putin ha dato poco spazio alle domande sulla democrazia e sui diritti umani, confutando spesso le critiche e sottolineando i difetti degli Stati Uniti: segno evidente che non si è trattato di una riconciliazione. Come ha detto sempre alla CNN Oleg Ignatov, un analista del Crisis Group: «Non è ancora l’inizio di una normalizzazione delle relazioni. É una pausa nel loro ulteriore deterioramento».</p>
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		<title>Joe Biden è davvero la reincarnazione di FDR o LBJ?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 12:28:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>JRB troverà posto accanto a FDR e LBJ? Il presidente americano Josep Robinette Biden nei giorni scorsi ha presentato l’ultima mossa che punta a trasformare l’economia del paese in modo da dare una mano agli americani che lavorano e non soltanto ai ricchi. Il suo piano per le infrastrutture da 2000 miliardi di dollari si aggiunge al piano di aiuti per il Covid da 1900 miliardi di dollari nel tentativo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/04/13/maran-biden-e-davvero-la-reincarnazione-di-fdr-o-lbj/">Joe Biden è davvero la reincarnazione di FDR o LBJ?</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>JRB troverà posto accanto a FDR e LBJ? Il presidente americano Josep Robinette Biden nei giorni scorsi ha presentato l’ultima mossa che punta a trasformare l’economia del paese in modo da dare una mano agli americani che lavorano e non soltanto ai ricchi.</p>



<p>Il suo piano per le infrastrutture da 2000 miliardi di dollari si aggiunge al piano di aiuti per il Covid da 1900 miliardi di dollari nel tentativo di sollevare milioni di americani dalla povertà e sarà presto seguito da una ulteriore iniziativa per l’occupazione.</p>



<p>Se riuscirà a tradurre le iniziative in legge, Biden potrebbe reclamare un posto nel Pantheon democratico accanto a Franklin Roosevelt e a Lyndon Johnson che, a loro volta, hanno usato ampi poteri legislativi per imprimere un nuovo indirizzo all’economia a beneficio dei poveri con i programmi del New Deal e della Great Society.</p>



<p>Il presidente ha lamentato, mentre rendeva pubblico il suo piano a Pittsburgh (il tipo di grintosa città operaia che ama), che, durante la pandemia, mentre i milioni di americani hanno perso il loro lavoro, l’1% più ricco d’America ha visto la propria ricchezza crescere di 4000 dollari. «E questa è la dimostrazione di quanto sia diventata distorta ed ingiusta la nostra economia», ha detto Biden. «Non è stato sempre così. Dunque, è ora di cambiare».</p>



<p>Ovviamente, Biden vuole fare di più che riparare le strade fatiscenti, i ponti e gli aeroporti americani. Ha proposto 300 miliardi di dollari per stimolare la manifattura. Altri 400 miliardi finanzieranno prestazioni assistenziali per gli anziani e i disabili. Ci sono 100 miliardi per sostituire le condutture idriche di piombo, 100 per costruire nuove scuole pubbliche e altri 100 per consentire a ciascun cittadino l’accesso alla banda larga. Biden progetta di creare posti di lavoro ben retribuiti con 600 miliardi destinati alla riparazione di autostrade, ferrovie e ponti. E punta a finanziare il tutto alzando le aliquote fiscali sulle società (che Donald Trump ha ridotto al 21%) al 28% e con varie altre tasse sul big business.</p>



<p>Ovviamente, far passare tutto ciò al Congresso non sarà uno scherzo. Molto probabilmente i repubblicani si opporranno in massa al provvedimento, perché troppo costoso, e cercheranno di negare un altro trionfo politico al presidente democratico. Inoltre, un Senato diviso a metà è un ostacolo molto insidioso ed alcuni democratici si stanno già lamentando che altri 2000 miliardi di spesa pubblica non sono sufficienti.</p>



<p>Non per caso, Susan B. Glasser, sul New Yorker, osserva che proporre una legislazione di portata storica non «transformative» di per sé. Lo è riuscire a farla passare. E «c&#8217;è, naturalmente, una domanda chiave che rimane senza risposta in Campidoglio: Biden ha i voti?».</p>



<p>Il presidente americano punta, tuttavia, a conquistare il sostegno (così come è stato con il suo popolare piano di aiuti per il Covid) anche di alcuni elettori repubblicani fuori Washington e conta di portare a casa la sua riforma delle infrastrutture per la fine dell’estate.</p>
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		<title>Con Draghi torna al Governo la comunicazione istituzionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Romana Ranucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2021 19:45:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
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		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio dei Ministri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo immagino il professor Mario Draghi che all&#8217;inizio del Consiglio dei Ministri sequestra i cellulari ai suoi, e lo riconsegna alla fine della riunione. &#8220;Ragazzi durante i miei Consigli dei Ministri non si twitta, non si scrivono post, non si mandano messaggini agli amici giornalisti. Ascoltate, prendete appunti, proponete ma niente social quando ci sono io&#8221;. E già perché il nuovo inquilino di palazzo Chigi non ha profili sui social&#8230;</p>
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<p>Lo immagino il professor Mario Draghi che all&#8217;inizio del Consiglio dei Ministri sequestra i cellulari ai suoi, e lo riconsegna alla fine della riunione. &#8220;Ragazzi durante i miei Consigli dei Ministri non si twitta, non si scrivono post, non si mandano messaggini agli amici giornalisti. Ascoltate, prendete appunti, proponete ma niente social quando ci sono io&#8221;.</p>



<p>E già perché il nuovo inquilino di palazzo Chigi non ha profili sui social e sicuramente è un uomo di poche parole. Certo la comunicazione, anche quella istituzionale, ormai corre su Twitter, Facebook, Instagram,&nbsp;quindi anche lui dovrà adeguarsi, ma siamo sicuri lo farà seguendo il suo stile low profile. E mentre un profilo istituzionale, sopra le righe si chiude per sempre, quello dell&#8217;ex presidente americano Donald Trump, un altro, oltreoceano, si aprirà presto. Per ora gli unici Mario Draghi che leggiamo sono profili fake.&nbsp;</p>



<p>Sicuramente leggeremo ancora la formula &#8220;a quanto si apprende da fonti istituzionali&#8221;, fa parte delle regole non scritte della comunicazione politica; vedremo ancora circolare bozze di provvedimenti, ma di certo non assisteremo alle scene viste durante il lockdown: gente impazzita che scappa dalla città, dopo fughe di notizie su decreti quanto mai delicati.</p>



<p>Non assisteremo a scene di tavolini, apparecchiati con mille microfoni, in mezzo ad una piazza, quasi sacra, per ascoltare dichiarazioni improvvisate del presidente del Consiglio. Non assisteremo ad annunci di dirette Facebook, conferenze stampa, di premier e ministri, trasmesse anche con ore di ritardo. Il famoso #Matteorisponde sarà solo un lontano ricordo. Non leggeremo più veline diffuse da chi sa quale portavoce, solo per vedere l&#8217;effetto che fa.</p>



<p>Fossi un giornalista che segue il presidente del Consiglio, a questo giro sarei anche intimorita a fare domande al premier durante le conferenze stampa, mi sentirei sempre sotto esame: ”capace che quello dopo la mia domanda mette il voto&#8221;. E i suoi ministri social seguiranno questo low profile comunicativo? Vedremo quanto si sapranno trattenere. Per molti sarà un esercizio molto difficile.&nbsp;</p>
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