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	<title>Droga Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Droga Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Il populismo che preoccupa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2022 10:00:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la pandemia, la guerra. Dopo tre dosi di vaccino anti-covid19, forse è tempo per noi italiani, di fare un pensierino per la somministrazione di un altro vaccino. Perché c’è uno spettro che si aggira per l’Europa: il populismo. Anche questo andrebbe tenuto a bada, un contrafforte respingente sarebbe assai utile e rassicurante. Il virus del populismo è pericoloso. Si avvicina con passo felpato, assorbe tutti i malumori e comincia&#8230;</p>
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<p>Dopo la pandemia, la guerra. Dopo tre dosi di vaccino anti-covid19, forse è tempo per noi italiani, di fare un pensierino per la somministrazione di un altro vaccino. Perché c’è uno spettro che si aggira per l’Europa: il populismo. Anche questo andrebbe tenuto a bada, un contrafforte respingente sarebbe assai utile e rassicurante.</p>



<p>Il virus del populismo è pericoloso. Si avvicina con passo felpato, assorbe tutti i malumori e comincia a somministrare un certo modo di star bene. Semplifica i problemi, è sensibile alle rivendicazioni e procede spedito a distribuire soluzioni immediate ed efficaci. Se gli immigrati danno fastidio, c’è una soluzione. Se la droga e il suo spaccio urtano la quiete di tanti quartieri, basta stanare i responsabili casa per casa. Se la mafia incalza, invece di sradicarla, passiamo a conviverci. Con la cultura non si mangia. Se la giustizia è difficile ad amministrarla, si può pensare alla pena di morte. Se le cure sanitarie costano troppo, per non gravare sulle casse dello Stato, mettiamo un tetto all’età di coloro che possano ricorrervi. Piace questo programma? Al popolo sì, certamente. Se poi ci fermiamo a sillabare parola per parola, un po’ meno. Per intanto, a furor di popolo, è importante strappare consenso.</p>



<p>Il populismo fertilizza la mente di coloro che nascono demagoghi e svogliatamente si convertono alla democrazia. Meglio sarebbe dire: vi si adattano. Tant’è che lo fanno solo per entrare in gioco e subito dopo proporre come uscirne. Tutti ricordiamo “i pieni poteri” invocati da Matteo Salvini sotto il sole cocente dell’estate di qualche anno addietro. E ricordiamo pure l’effetto che fecero quelle parole del facilitatore Salvini. Lo stesso di quello che fanno espressioni simili quando si tratta di passare sul cadavere di chiunque purché si arrivi alla terra promessa delle proprie farneticazioni.</p>



<p>Si racconta della vita di Aldo Moro l’effetto che gli fece un comizio tenuto in Puglia. Appena sceso dall’auto fu accolto da urla e applausi. Si guardò intorno e rimase incredulo. Ancora più sconcertato apparve il suo viso ogniqualvolta – e si registrò troppo spesso – veniva interrotto da battimano concitato e privo di pertinenza. Proseguì un po’ controvoglia e quasi in fretta riparò in auto. Per un pezzo del tragitto rimase in silenzio. Un collaboratore allora gli chiese: “Presidente, è soddisfatto di questo incontro?”. “No – rispose &#8211; direi che sono preoccupato. Provate ad immaginare una folla così fatta in mano ad un demagogo, la condurrebbe dove?”.</p>



<p>Ci sono demagoghi e populisti in servizio attivo ai nostri giorni? Ci sono e sono quelli che devono trovare – e dicono di aver trovato – giustificazioni ad una guerra. Ma dietro a questi tali ve ne sono altri che a loro tempo hanno anche delineato il profilo politico culturale e personale dello stesso Putin. E siccome l’esito dei populisti e delle loro convinzioni è sempre dopo i fatti che si può analizzare, la domanda viene su da sola: quando Berlusconi e Salvini parlavano dello statista Putin fingevano o erano sinceri? Se fingevano, è un conto. Ma se non fingevano e parlavano seriamente, è tempo di interrogarsi sulla bontà dei parametri mentali che stavano nelle loro teste. Perché una cosa resta vera: chi semina vento, raccoglie tempesta.</p>



<p>Solo che oggi, al di là del pensiero e della loro manifestazione, il caso dei leader ci interessa ben poco, se, per esempio, parlino o non parlino per confermare o per smentire il predetto. Quello che più ci preme è invece la nostra posizione e cioè: riusciamo ancora a tenere a bada i populisti? E prima ancora: sappiamo distinguere chi lo è e chi non lo è? Veramente ci piace il populismo e veramente può essere buon amico della democrazia?</p>



<p>Perché una cosa è certa: la guerra, l’invasione, il sangue che scorre, la morte, i lutti e le ferite che resteranno, ci convincono di una realtà: l’Italia è una grande democrazia. Difficile e complessa, sicuramente. Dove finanche occorrono due firme e una non basta se il conto corrente bancario è stato impostato a firme congiunte. Una piccola democrazia che comincia dal basso.</p>
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		<title>Il migliore. Marco Pantani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Mengoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Oct 2021 15:43:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Parlare di Marco Pantani è tornare giovani. Avvicinare un figlio di vent’anni con l’aria del nonno che ne ha viste tante. E che non capisce di cosa parliamo. Eravamo a cavallo dei trent&#8217;anni quando Marco trionfò al Giro e al Tour del 1998. Eravamo nel secondo anno dell&#8217;Ulivo, con Romano Prodi e la sua squadra che stavano pazientemente ma con caparbietà cercando di cambiare l&#8217;Italia. Prima che i residuati alla&#8230;</p>
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<p>Parlare di Marco Pantani è tornare giovani. Avvicinare un figlio di vent’anni con l’aria del nonno che ne ha viste tante. E che non capisce di cosa parliamo.</p>



<p>Eravamo a cavallo dei trent&#8217;anni quando Marco trionfò al Giro e al Tour del 1998. Eravamo nel secondo anno dell&#8217;Ulivo, con Romano Prodi e la sua squadra che stavano pazientemente ma con caparbietà cercando di cambiare l&#8217;Italia. Prima che i residuati alla Bertinotti affossassero tutto. Prima di quel 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio, quando l’ematocrito di Pantani superò il limite massimo di sicurezza e il ciclista fu costretto a fermarsi.</p>



<p>Romano Prodi e Marco Pantani. Chissà perché questo accostamento. Forse era solo la speranza di un&#8217;Italia migliore, guarita dai suoi mali atavici, vincente nella terra dei Galli, che ci amano a modo loro, quando tiriamo fuori quelle qualità italiche di resistenza e coraggio che, del resto, cantava anche Paolo Conte. I francesi ci rispettano, anche se le balle ancora gli girano.</p>



<p>Eravamo più giovani ed il ciclismo ci appariva ancora lo sport duro dei tempi di Bartali e Coppi, ancora senza caschi, senza auricolari e senza squadre robot di oggi che preparano il terreno per il capitano che si risparmia in attesa della zampata finale. Pantani non si risparmiava quando arrivava il momento giusto. Quando sentivamo Adriano De Zan, con la sua voce teatrale, gridare &#8220;il pirata è partito!&#8221; ci veniva su un brivido per la schiena. Ci sembrava che Marco ci trascinasse con se sulle salite.</p>



<p>Ma sì, sono i dolci ricordi dei tempi giovanili. Ogni generazione ha i suoi ricordi, quelli a colori, in bianco e nero oppure nelle pagine stampate della Gazzetta post-guerra. Eppure non è solo questo.</p>



<p>Su Pantani ho letto libri di ogni genere ed ogni volta mi commuovo a pensare alla notte di San Valentino del 2004 in cui è morto solo. Non credo ai complotti. Marco era ormai entrato in una spirale di depressione e di solitudine (anche Christina Johnsson l&#8217;aveva lasciato nel 2003) in cui la droga aveva preso il posto del suo cuore. </p>



<p>Non doveva e non poteva finire con la morte, ma in questa tragica parabola non c&#8217;è, purtroppo, niente di nuovo. Una sconfitta umana che segue alla caduta dell&#8217;atleta. Chi non si arrenderebbe ad un destino così nero? Semmai ci sono ancora tanti dubbi su quel giorno a Madonna di Campiglio. Complotto della camorra che aveva scommesso sulla sconfitta del campione? Errore dei preparatori? Scambio di provette? Oppure doping?</p>



<p>Il documentario di Paolo Santolini non fornisce risposte. Occorrerebbe andare a scavare tra montagne di documenti giudiziari, legali, medici in cerca di una verità più elusiva che mai, con la paura di scoprire che anche Marco, come tanti altri grandi ciclisti dell&#8217;epoca, faceva uso di sostanze dopanti. </p>



<p>Bisognerebbe smontare quel circo mediatico e giudiziario che prima l&#8217;ha esaltato e poi l&#8217;ha frettolosamente messo da parte, quasi con imbarazzo, come accadde al direttore della Gazzetta dello Sport, Candido Cannavò, che forse Santolini accusa con una certa leggerezza di aver scaricato il campione.</p>



<p>Cambierebbe qualcosa? Lance Armstrong, campione infame della chimica, oscuro signore del peloton che non ammetteva critiche, non è mai stato simpatico a nessuno. Marco, anche se si dimostrasse che avesse preso qualcosa di cui il suo immenso talento non aveva bisogno, non perderebbe nulla della sua umanità.</p>



<p>La racconta Santolini, facendo parlare la famiglia, gli amici e la sua Cesenatico, un borgo marino come tanti in Italia, con i suoi riti e i suoi personaggi. Un&#8217;Italia minore e tosta, vincente quando il campo è livellato, eppure sempre destinata alla sconfitta dopo una breve parentesi di gloria. Come accade alle località di mare, che in quattro mesi consumano la vita di un anno. Non lo diceva anche Enrico Ruggieri in &#8220;Mare d’inverno&#8221;?</p>



<p>E io che non riesco nemmeno<br>A parlare con me<br>Mare mare<br>Qui non viene mai nessuno<br>A trascinarmi via<br>Mare mare<br>Qui non viene mai nessuno<br>A farci compagnia</p>



<p>Sembra una canzone scritta per Marco, dopo le ultime glorie del 2000 e l’inarrestabile declino.</p>



<p>Nel nobile tentativo degli amici e dei familiari di difendere la memoria di Marco, c&#8217;è qualcosa che manca, una domanda che frulla nella testa: dov&#8217;erano tutti quando Marco si è lasciato andare nella spirale verticale della cocaina? Lo sforzo di proteggerlo si spinge anche a tralasciare la figura di Christina Johnson, sua fidanzata per otto anni, che appare in pochi frammenti non granché significativi. </p>



<p>Credo che si tratti di una forma estrema di rispetto, non di omertà. Tutti rimanemmo sorpresi di quella morte, come se non avessimo capito l&#8217;estrema fragilità di una persona a cui la vita aveva dato una dose più che abbondante di sofferenza. Ci illudevamo che si sarebbe miracolosamente ripreso, come nella salita del Mont Ventoux il 13 luglio 2000, la sua penultima vittoria, davanti al bandito Armstrong.</p>



<p>Nessuno ha preso alla lettera quelle terribili parole pronunciate il 5 giugno 1999: &#8220;ripartire stavolta sarà dura, durissima: io ce l&#8217;ho fatta dopo i gravissimi incidenti che ho subito, vedremo. Pretendo soltanto un po&#8217; di rispetto.” Era una resa che non abbiamo voluto ascoltare.</p>



<p>Santolini non tenta la facile operazione commozione. Sarebbe bastata una colonna sonora strappalacrime. Oppure infiliare in sequenza i frammenti televisivi degli arrivi vittoriosi. Invece si ferma sempre un attimo prima, sulla fatica, e un attimo dopo, per cercare di avvicinare l&#8217;uomo che soffre. Che non smetterà mai di soffrire. E noi con lui.</p>



<p>Ci restano ancora le immagini di un&#8217;Italia che sembra solo superficialmente la stessa di oggi: le spiagge dell&#8217;Adriatico, i tornanti del Carpegna, le tavolate dei parenti, gli interni dimessi di cucine da Mondo Convenienza, con donne grosse che cucinano piadine ed umili lavoratori che, anche se oggi hanno un titolo di dottore, non si sentono importanti. Un&#8217;Italia fine anni novanta, quando si poteva ancora sperare nel meglio. Dopo ogni caduta, ci si rialza. E chi non si rialza, merita lo stesso il nostro amore.</p>
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		<title>Una brutta bestia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvo Spagano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 09:04:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La battuta più facile, quella ovvia, cui confesso di aver ceduto anch’io, è stata servita su un piatto d’argento da mani guantate di bianco: Morisi merita almeno una citofonata da Salvini. Del resto, come si fa a resistere? Chi non lo ricorda integerrimo difensore della morale cattolica a sgranare rosari in pubblico, irridendo coloro che Morisi gli suggeriva di irridere &#8211; e trangugiando ciò che Morisi gli suggeriva di trangugiare&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La battuta più facile, quella ovvia, cui confesso di aver ceduto anch’io, è stata servita su un piatto d’argento da mani guantate di bianco: Morisi merita almeno una citofonata da Salvini. Del resto, come si fa a resistere? Chi non lo ricorda integerrimo difensore della morale cattolica a sgranare rosari in pubblico, irridendo coloro che Morisi gli suggeriva di irridere &#8211; e trangugiando ciò che Morisi gli suggeriva di trangugiare &#8211; pur di scalare i trend social? Ma la battuta greve non giova a comprendere.</p>



<p>Il fatto non è tanto che il guru della comunicazione social di uno che ha fatto il Ministro dell’Interno sia indagato per questo o quel reato: egli resta non colpevole fino a prova contraria. Anche lui, anche il comunicatore di un tizio che ha scambiato la procedura penale per una pièce teatrale, merita ogni garanzia di legge. Anche chi ha costruito una spietata squadra d’assalto comunicativo soprannominata “la bestia”, per dire della delicatezza del tocco, è soggetto di diritto nella Repubblica italiana.</p>



<p>La questione da considerare è piuttosto che cosa si possa imparare dalla vicenda. Due le alternative: la prima è cedere all’istinto dell’occhio per occhio. Morisi è accusato, in un colpo solo, di pressoché tutto ciò contro cui Salvini ha costruito la sua propaganda: droga, immigrazione, lascivie varie. Se l’è cercata, giù dunque di vendetta. Questo significherebbe però accettare lo stile comunicativo che Morisi e la sua bestia hanno imposto per anni. Significherebbe dargli ragione, alla fine.</p>



<p>Una reazione meno istintiva impone di trarre una lezione dall’accaduto, e la lezione dipende dalla risposta a una domanda: se sia legittimo pretendere per sé la garanzia, la riservatezza, la pietà perfino, che agli altri non si concede. Dunque in che cosa crede davvero il senatore Salvini, che ha dichiarato “è una schifezza mediatica. C’è chi sbatte il mostro in prima pagina”? In che cosa? Nel citofonare a casa di sconosciuti domandando loro davanti alle telecamere se spaccino, nel denigrare Lapo Elkann e Ilaria Cucchi, o nel sacrosanto diritto di Morisi di starsene in disparte, lontano dai riflettori, ad organizzare la propria difesa o magari, ove colpevole, a riflettere sui propri errori? Tertium non datur. Se la politica è l’arte della scelta, un leader politico non può sottrarvisi, altrimenti altro che bestia. Un micio. Arruffato, al più.</p>
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		<title>Urne aperte in America</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2020 16:28:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I democratici sono terrorizzati. I supporter del presidente Trump con in testa il cappellino MAGA sono invece sicuri che il loro eroe stia per fare un altro miracolo. Insomma, alla vigilia delle più importanti elezioni della storia moderna dell’America, nessuna delle due parti in lotta si fida dei dati che indicano il candidato democratico Joe Biden come favorito e che mostrano che il sentiero verso la vittoria di Trump è&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>I democratici sono terrorizzati. I supporter del presidente Trump con in testa il cappellino MAGA sono invece sicuri che il loro eroe stia per fare un altro miracolo. Insomma, alla vigilia delle più importanti elezioni della storia moderna dell’America, nessuna delle due parti in lotta si fida dei dati che indicano il candidato democratico Joe Biden come favorito e che mostrano che il sentiero verso la vittoria di Trump è molto più stretto (ma comunque ben evidente). Entrambe le fazioni stanno ancora combattendo l’ultima guerra, quella vinta da Trump nel 2016.</p>



<p>Molti dei supporter di Biden non hanno ancora superato il trauma dell’ultima notte elettorale, quando si aspettavano di festeggiare il primo presidente donna dell’America, Hillary Clinton, ed ebbero una terribile sorpresa. Ogni sondaggio che riveli un inasprimento della competizione e ogni minaccia da parte di Trump che evoca squadre di avvocati pronti a sfidare i risultati, non fa che approfondire l’angoscia dei democratici.</p>



<p>In pubblico e sui social media, i fan di Trump ripetono spavaldamente il leitmotiv della campagna elettorale, insistendo sul fatto che, come l’ultima volta, i sondaggi sono sbagliati, e che il presidente sta andando verso un altro mandato di quattro anni. I sostenitori di Trump vedono nelle parate dei camion e nei raduni affollati negli swing states i segni inequivocabili dello slancio irrefrenabile del presidente. Vanno anche dicendo che saranno proprio gli elettori di Trump “silenziosi”, che emergeranno a milioni dal cuore del paese, a condurlo alla vittoria.</p>



<p>La vittoria inaspettata nel 2016 e la sua resistenza sia all’impeachment che al Covid-19 hanno creato intorno a Trump un’aura magica; e aiuta naturalmente anche il fatto che i media conservatori trascurino i sondaggi sfavorevoli e dipingano Biden come un vecchio perdente.</p>



<p>Quando si conteranno i voti, una parte ne uscirà distrutta. Eppure, dopo quattro anni di acrimonia, alternative facts, sfiducia nella scienza e sfuriate su Twitter, è chiaro che un aspetto della democrazia americana, il voto, è in forma splendida. Quasi 100 milioni di persone hanno già votato per posta o in anticipo (il record di sempre) e la maggior parte proprio a causa della pandemia. Se altri 40 milioni di elettori andranno a votare si stabilirà un altro record.</p>



<p>Dobbiamo aspettare l’esito del voto. Ma in questo straordinario momento della loro storia, va detto che gli americani hanno preso il loro dovere democratico molto sul serio. Specie se si considera che si vota per parecchie cose. Ne elenco alcune:</p>



<p><strong>La presidenza.</strong> Che si voti per eleggere il presidente è ovvio. Ed ė altrettanto ovvio che gli Stati Uniti saranno un paese molto diverso sotto un secondo mandato di Trump o sotto la presidenza di Joe Biden. La prima cosa da guardare con attenzione è se Biden riesce a vincere la Florida, la Georgia o la North Carolina. Ciascuno di questi Stati gli assicurerebbe probabilmente la presidenza. Se dovesse perderli tutti, l’America potrebbe dover fronteggiare una lunga notte (o forse una lunga settimana) di conteggi, con il risultato finale che potrebbe dipendere da una qualche combinazione di Arizona e Pennsylvania.</p>



<p><strong>Il controllo del Senato.</strong> Anche se Biden dovesse vincere, dovrà faticare parecchio per far passare provvedimenti legislativi significativi a meno che i democratici non controllino anche il Senato. Se il presidente Trump dovesse vincere, il Senato determinerà inoltre quanti giudici potrà nominare nel corso del suo secondo mandato. Sembra per giunta probabile che i democratici perdano il seggio del Senato che oggi detengono in Alabama; il che significa che avranno bisogno di conquistare quattro seggi oggi in mano ai repubblicani per riprendere il controllo del Senato se la vice presidente Kamala Harris lascia il Senato (e cinque se il vicepresidente Mike Pence rimane al suo posto). I democratici mantengono stabili (anche se piccoli) vantaggi su quattro incumbent repubblicani in Arizona, in Colorado, in Maine e in North Carolina. È molto serrata anche la competizione per altri cinque seggi in mano ai repubblicani: in Iowa, in Montana, in South Carolina e due in Georgia.</p>



<p><strong>Le assemblee legislative degli Stati.</strong> Il controllo dei parlamenti statali è particolarmente importante in un anno in cui si svolge il censimento, come il 2020, perché in molti Stati si ridisegnano i distretti del Congresso. I democratici controllano 19 assemblee legislative e i repubblicani ne controllano 29, con il Minnesota “diviso” e il Nebraska “nonpartisan”. Oggi i democratici sperano di prendere il controllo completo dell’Arizona, del Minnesota e del North Carolina, e di ottenere il controllo parziale dell’Iowa, della Pennsylvania, del Michigan e del Texas.</p>



<p><strong>La Camera dei rappresentanti.</strong> È una delle cose più importanti. Ma il risultato sembra chiaro. Nella competizione per riprendere il controllo della Camera dei rappresentanti, i democratici sono i grandi favoriti e forse potrebbero espandere il loro attuale margine di 35 seggi. Inoltre, ci sono un paio di sfide da tenere sotto controllo: i repubblicani potrebbero perdere i loro seggi a New York, nel New Jersey e in Ohio. I democratici uscenti sono a rischio nel New Mexico meridionale, a Staten Island e in Minnesota.</p>



<p><strong>Prosecutors e tribunali.</strong> Alcune grandi città ed alcune contee, fra cui Los Angeles, Orlando e Maricopa County in Arizona, potrebbero eleggere pubblici ministeri che si sono battuti contro l’incarcerazione di massa. Questi candidati di solito si oppongono alla pena di morte e ai procedimenti giudiziari nel caso del semplice possesso di droga. In Michigan e in Ohio, i democratici sperano di ottenere il controllo delle Corti supreme dei due Stati; il che potrebbe limitare il gerrymandering, proteggere il lavoro e i diritti di voto e confermare le politiche dei governatori contro la pandemia.</p>



<p><strong>L’economia populista.</strong> Alcuni Stati sono alle prese con referendum popolari volti a ridurre la disuguaglianza economica che comprendono: una misura per stabilire un salario minimo di 15$ in Florida; un passo verso una imposta sul reddito più progressiva in Illinois; tasse più alte sui ricchi in Arizona e un aumento delle imposte sugli immobili delle imprese in California.</p>



<p><strong>L’aborto in Colorado.</strong> Gli elettori decideranno se proibire l’aborto dopo 22 settimane di gestazione. Molti Stati repubblicani hanno già leggi simili, ma il Colorado potrebbe diventare lo Stato più liberal a doverne adottarne una.</p>



<p><strong>La statualità di Portorico.</strong> I cittadini di Portorico voteranno per una referendum non vincolante per stabilire se vogliono che l’isola diventi uno Stato. Se dovesse passare, è più probabile che in futuro il Congresso possa aggiungere due nuovi Stati: Portorico e Washington, D. C.</p>



<p><strong>Democratici alla Bernie.</strong> Justice Democrats, il gruppo progressista che ha reclutato la deputata Alessandria Ocasio-Cortez, sostiene cinque candidati alla Camera dei rappresentanti che cercano di vincere le elezioni per la prima volta. Forse la più interessante è Kara Eastman, che sta correndo in un distretto conteso in Nebraska. Finora, tuttavia, i democratici del genere di Bernie Sanders non hanno mai vinto nessuna competizione nei distretti contesi.</p>



<p><strong>Il futuro di Uber e Lyft in California.</strong> Le due aziende stanno promuovendo un’iniziativa referendaria che permetterebbe loro di continuare a pagare gli autisti come contractors indipendenti anziché come dipendenti, sostenendo che la cosa è indispensabile per il loro modello di business. Molti sindacati si oppongono alla misura, sostenendo che impedirebbe agli autisti di guadagnare un salario sufficiente.</p>



<p><strong>Ranked-choice voting.</strong> Gli elettori americani in Alaska, in Massachusetts e in un paio di altre città decideranno se adoperare il Ranked-choice voting (si tratta di un sistema di voto nel quale se il nostro candidato preferito non ottiene abbastanza voti, il nostro voto può essere attribuito alla nostra seconda scelta), che rende più facile votare un terzo partito senza mettere i bastoni fra le ruote al candidato di un grande partito. Attualmente soltanto il Maine usa il sistema in tutto lo Stato.</p>



<p><strong>Politiche sulla droga.</strong> Arizona, Mississippi, Montana, New Jersey, e South Dakota valuteranno versioni diverse di legalizzazione della marijuana, mentre Oregon e Washington D.C. voteranno se allentare le restrizioni sui funghi.</p>



<p>Per un elenco più dettagliato suggerisco di dare un’occhiata alla guida di Daniel Nichanian (un politologo) su “What’s on the ballot” ( <a href="https://whatsontheballot.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://whatsontheballot.com/</a>). Intanto, fingers crossed.</p>
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