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	<title>Etica Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Etica Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Referendum Eutanasia: la Consulta si fa Legislatore?</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/02/16/davola-referendum-eutanasia-la-consulta-si-fa-legislatore/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Davola]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 21:37:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inammissibile. È questo il verdetto della Corte costituzionale. L’abrogazione, seppur parziale, dell’omicidio del consenziente confligge con il dovere dello Stato di proteggere la vita delle persone più vulnerabili. Una decisione sotto alcuni profili prevedibile, ma da sviscerare a fondo per comprendere il nuovo ruolo assunto dal giudice delle leggi. Riavvolgiamo il nastro e rivediamo quanto successo. Il 23 ottobre 2018 la Corte, chiamata a pronunciarsi sulla conformità a costituzione dell’omicidio&#8230;</p>
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<p>Inammissibile. È questo il verdetto della Corte costituzionale. L’abrogazione, seppur parziale, dell’omicidio del consenziente confligge con il dovere dello Stato di proteggere la vita delle persone più vulnerabili. Una decisione sotto alcuni profili prevedibile, ma da sviscerare a fondo per comprendere il nuovo ruolo assunto dal giudice delle leggi.</p>



<p>Riavvolgiamo il nastro e rivediamo quanto successo. Il 23 ottobre 2018 la Corte, chiamata a pronunciarsi sulla conformità a costituzione dell’omicidio del consenziente, riconosce la parziale fondatezza del ricorso, ma adotta un’ordinanza di rinvio di un anno per permettere al Parlamento di legiferare sul punto. È necessario regolare rilevanti profili, quali l’obiezione di coscienza o le modalità di accertamento delle condizioni per il suicidio assistito. Si tratta di temi etici su cui è necessario coinvolgere il Legislatore, “in uno spirito di leale e dialettica collaborazione istituzionale”.</p>



<p>Quest’ultimo, ancora una volta incapace di affrontare questioni etiche e politiche rilevanti, non fa nulla. Si arriva così al 22 novembre 2019. La Corte, non potendo più attendere, dichiara la parziale incostituzionalità dell’art. 579 del Codice penale. Già qui emergono alcuni profili di incoerenza: se fosse stato necessario l’intervento del Parlamento, la Corte formalmente non si sarebbe potuta sostituire ad esso. Ciononostante, la Consulta correttamente si pronuncia perché l’immobilismo del Legislatore non può incidere sui diritti fondamentali degli individui.</p>



<p>Il suicidio assistito è così ammesso al ricorrere di precise condizioni: a) persona affetta da patologie irreversibili, b) fonte di sofferenze fisiche e psicologiche assolutamente intollerabili, c) tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale e d) capace di prendere decisioni libere e consapevoli. Il dato più interessante della sentenza è però un altro: l’omicidio del consenziente è in parte imposto dalla Costituzione. È necessario proteggere la vita degli ultimi, delle persone vulnerabili e indifese, che potrebbero essere indotte a cessare la propria vita con decisioni affrettate.</p>



<p>È questa la medesima argomentazione con cui la Consulta ha dichiarato l’inammissibilità del quesito referendario.</p>



<p>Nonostante la decisione sia sotto alcuni profili condivisibile, vi sono due aspetti da sottolineare. Primo, la decisione della Corte presenta un profondo carattere etico e politico. Lo Stato, per garantire la vita dei cittadini, entra nel merito delle loro decisioni sulla propria vita, ignorando in taluni casi la loro idea di dignità. Secondo, è oggi ammesso il suicidio assistito alle condizioni sopra citate, senza che tuttavia né il Parlamento, né i cittadini si siano mai espressi sul punto. Ciò fa comprendere (gli addetti ai lavori lo sanno da tempo) che la Corte costituzionale non è un giudice come tutti gli altri. Crea il diritto, non si limita a interpretarlo. Sarebbe pertanto opportuno che crescesse l’attenzione sociale e mediatica sulle sue decisioni, così come accade per le Corti supreme di altri paesi.</p>
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		<title>La domanda etica di fondo sul modello Riace di Mimmo Lucano</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/03/vicari-la-domanda-etica-di-fondo-sul-modello-riace-di-mimmo-lucano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Oct 2021 10:17:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sia chiaro: quest&#8217;articolo non ha alcun fondamento giuridico, né ha la pretesa di apparire apologetico a priori. Esso si interroga solamente sulla sostanza umana delle cose, su come possa ritenersi illecita la cura delle persone, il loro inserimento o reinserimento con dignità nel tessuto sociale; se sia possibile o meno derogare dalla norma giuridica per tutelare il valore della solidarietà, quando una serie di eventi porti a forzare il sistema&#8230;</p>
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<p>Sia chiaro: quest&#8217;articolo non ha alcun fondamento giuridico, né ha la pretesa di apparire apologetico a priori. Esso si interroga solamente sulla sostanza umana delle cose, su come possa ritenersi illecita la cura delle persone, il loro inserimento o reinserimento con dignità nel tessuto sociale; se sia possibile o meno derogare dalla norma giuridica per tutelare il valore della solidarietà, quando una serie di eventi porti a forzare il sistema per un fine superiore.</p>



<p>È il principio per cui don Milani ha potuto fare quello che a fatto per i ragazzi di Barbiana, Danilo Dolci per i braccianti di Trappeto e Partinico, Basaglia per i malati psichiatrici, prima che la norma si adeguasse a quelle esperienze necessarie e rivoluzionarie. Prima, quando gli apparati ecclesiastici mettevano i bastoni tra le ruote alla pedagogia del parroco di campagna, la mafia seminava il panico tra i contadini siciliani col tacito assenso degli apparati di governo isolani, quando il malato psichiatrico era uno scandalo per la società borghese e si internavano i parenti anche solo per il carattere ribelle di alcuni di loro.</p>



<p>Voglio dire che la nostra bellissima Costituzione e le conquiste sociali che essa ha assicurato a noi, alle nostre madri e padri, ai nostri figli senza che questi ultimi se ne rendano più conto, è nata da legiferatori che fino a qualche anno prima erano fuorilegge. Si, i vari La Pira, Calamandrei, Togliatti, Einaudi, Moro … fuorilegge. Come Mimmo Lucano?</p>



<p>Che esagerato, voi penserete e forse avete ragione; forse il caso Riace è solo un fastidioso inciampo sul cammino della democrazia, e bene hanno fatto il Ministero dell&#8217;Interno prima, la magistratura adesso, a indagare e condannare il modello sociale ivi sperimentato negli ultimi anni. Ma la domanda etica di fondo resta.</p>



<p>Per converso, mi chiedo quale pena spetterebbe ai sindaci che hanno consentito e consentono, in tutta Italia, la ghettizzazione degli immigrati costringendoli nelle baraccopoli, chiudendo gli occhi sullo sfruttamento feroce a cui essi sono sottoposti nei campi di mezzo meridione, con paghe da fame.</p>



<p>Perché Riace e non, ad esempio, Gioia Tauro o Manfredonia? Quale ufficio del Ministero dell&#8217;Interno, quale magistratura indaga e condanna quelle amministrazioni? Basta rispondere che la legge non lo consente? Forse non lo consente, ma la sensazione che tale vulnus sia enormemente più grave dell&#8217;operato di Mimmo Lucano a Riace è più forte di qualunque condanna a tredici anni e passa di galera.</p>
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		<title>Ma il bidello non è servo di nessuno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Aug 2021 18:47:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un’esclamazione che spesso esce di bocca quando ai nostri occhi appaiono cumuli di immondizie lasciate ai bordi delle strade o veri e propri tappeti di ogni residuo che lastricano al mattinino le nostre piazze e i nostri lungomari dopo il bivacco notturno. Si tratta di un’esclamazione che riproduce un luogo comune: “Che schifo! Ma qui nessuno pulisce, questa amministrazione deve essere scarsa”. Scarsa l’amministrazione o corta la veduta? La&#8230;</p>
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<p>C’è un’esclamazione che spesso esce di bocca quando ai nostri occhi appaiono cumuli di immondizie lasciate ai bordi delle strade o veri e propri tappeti di ogni residuo che lastricano al mattinino le nostre piazze e i nostri lungomari dopo il bivacco notturno.</p>



<p>Si tratta di un’esclamazione che riproduce un luogo comune: “Che schifo! Ma qui nessuno pulisce, questa amministrazione deve essere scarsa”. Scarsa l’amministrazione o corta la veduta?</p>



<p>La seconda. Il problema è un altro ed è tristemente più grave. Il problema è che dove non si è pulito, qualcuno prima ancora ha sporcato. E questa città o questo borgo, non è vero che non sanno pulire. E’ vero che sanno sporcare. Il valore assente è la considerazione per il decoro, l’ordine e la pulizia. Tant’è vero che una formula sensata parla di “mantenere pulito” per significare che la pulizia viene prima, lo sporco viene, eventualmente, dopo.</p>



<p>Un quadretto eloquente? A scuola i ragazzini amano lanciare le carte nel cestino. Si divertono. Non sempre, però, fanno centro. Cosicché alle 13,30 il cestino è semivuoto, mentre d’intorno le cartacce abbondano. Quando l’insegnante fa notare la sconcezza c’è sempre qualcuno che esclama: “E non c’è il bidello per raccoglierle?”. “Il bidello – avverte l’insegnante – non è il riparatore dei tuoi fondi mancati, egli è qui per lucidare i nostri ambienti, per renderli ancora più sani e ospitali”.</p>



<p>Forse inizia qui il malinteso. Per i nostri ragazzi esisterebbero due agenti: chi ha licenza di sporcare, chi ha dovere di raccogliere. Sporcare non costa nulla; pulire, una barca di denari. Se il malinteso persiste e accompagna, oltre l’età evolutiva, la giovinezza e la maturità di uomini e donne, il sistema non solo non muta, ma si afferma e consolida fino a costituire un modello perverso per come situa i cittadini negli ambienti comuni e nello spazio più esteso di questo nostro mondo.</p>



<p>E’ un po’ come dire: “Perché d’estate appicchi il fuoco?”. “Facile, perché esistono le squadre che spengono”. Bisognerebbe appena ricordare che le squadre che spengono propriamente non esistono, esistono i vigili del fuoco, ovvero coloro che prima ancora che il fuoco arrivi, lo prevengono. Spegnere è operazione disperata che scatta allorquando alla vigilanza è scappato di mano il pericolo. Il bilancio lavorativo dei vigili del fuoco non si dovrebbe fare sugli incendi spenti, ma su quelli che non sono divampati.</p>



<p>Allo stesso modo, una città, un borgo non meriterebbe i complimenti perché la sua amministrazione sa pulire. Solamente perché non ama sporcare, ossia coltiva la virtù dell’armonia, del decoro e della bellezza. Non si fanno i complimenti ai genitori perché il bambino è educato, potrebbero offendersi con giusta ragione, potrebbero rispondere: “E come immaginavi mio figlio? Maleducato?”. La buona educazione non si ha, beneducati si è. Pulita, una città non lo diventa perché altri hanno rimosso residui, rifiuti e immondizie. Pulita, lo è o non lo è per sua virtù, se è virtuosa. Rimettere ordine presuppone il ristabilimento di un valore precedentemente affermato.</p>



<p>Nell’estetica si esprime l’etica di cui si è capaci. I visitatori dei nostri centri storici – molti di questi, veri e propri salotti di pietre antiche – restano ammirati e hanno gli occhi pieni di soddisfazione quando ne percorrono strade, vie e vicoli. Si parla di accoglienza e si pensa a chissà che e magari si trascura il pensiero che il primo benvenuto è farsi trovare in ordine. Un vestito lindo e sobriamente elegante è il grande segnale che rivela due moti dell’animo: mi rispetto e ti rispetto, ho cura di me e ti accolgo. Quella che noi definiamo ospitalità. Desidero che i tuoi occhi guardino il meglio perché la tua visita mi onora e perché anche questo angolo di mondo è casa tua.</p>



<p>I calabresi conservano un’espressione meravigliosa che i nostri padri rivolgevano agli ospiti: “Favorite, fate come a casa vostra” per dire “sotto questo cielo ogni agio è per tutti, casa mia è anche casa vostra, la curo per me e la curo anche per voi”. C’è un però, però. Le carte non si lanciano, e neanche le buste dei rifiuti. C’è il cestino. E il bidello non è servo di nessuno.</p>
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		<title>Vite di scarto, morti rimosse: l&#8217;Europa rinasce se tutela la dignità di tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2020 18:16:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Michele Bellini e Monica Nardi&#160; Vuoti a perdere, scarti. Sui 48 corpi senza vita recuperati ieri dalla Marina di Tunisi oggi solo un quotidiano nazionale ha aperto, il &#8220;Manifesto&#8221;. Altrove si parla di ripartenza, Stati generali, Juve-Milan, qualche polemica scontata sul calcetto. Abbiamo tutti voglia di vita: è chiaro, sano anche.  Ma la morte, nonostante la sua irruzione violenta nell&#8217;immaginario comune con la crisi Covid, continua ad essere rimossa&#8230;</p>
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<p>di Michele Bellini e Monica Nardi&nbsp;</p>



<p>Vuoti a perdere, scarti. Sui 48 corpi senza vita recuperati ieri dalla Marina di Tunisi oggi solo un quotidiano nazionale ha aperto, il &#8220;Manifesto&#8221;. Altrove si parla di ripartenza, Stati generali, Juve-Milan, qualche polemica scontata sul calcetto. Abbiamo tutti voglia di vita: è chiaro, sano anche. </p>



<p>Ma la morte, nonostante la sua irruzione violenta nell&#8217;immaginario comune con la crisi Covid, continua ad essere rimossa o sminuita. Un occhio al bollettino dei decessi, liberi tutti (forse), cessato allarme (per ora). </p>



<p>In molti hanno scritto che dopo decenni, in Europa, la pandemia ha riportato la morte entro una dimensione pubblica: un trauma collettivo in grado di smuovere le coscienze e obbligarle a un ripiegamento sull&#8217;essenza stessa del nostro vivere in comunità, sui vincoli di responsabilità che ci legano gli uni agli altri, sulle ragioni più profonde del vivere associato.</p>



<p>È sembrato vero per qualche mese. E dopotutto, specie nel confronto con la gestione della crisi in Usa o in Brasile, l&#8217;Europa nel suo complesso ha fatto una scelta inequivocabile e faticosa: la tutela della vita prima di tutto. Prima delle ragioni dell&#8217;economia e del lavoro. È stato un trade-off doloroso ma obbligato, che però non deve essere letto solo in chiave etica. </p>



<p>Perché scegliere altrimenti avrebbe significato disperdere, politicamente, quel poco di identità e di coscienza comune che ci rimaneva dopo anni di indifferenza dinanzi alle tragedie che si consumavano nel Mediterraneo. Perché i posti di lavoro si ricreano e le imprese si rilanciano, ma se si abdica a ciò che plasma la propria identità non c&#8217;è ripartenza che tenga, non c&#8217;è piano di ricostruzione che regga. </p>



<p>Con Covid l&#8217;Unione ha reagito richiamandosi ai propri valori non negoziabili, gli stessi, aggiornati, che hanno animato il progetto dei Padri fondatori. Ha dato un orizzonte politico nell&#8217;accezione più nobile a una domanda di senso che da anni attendeva un cambiamento, una risposta  pragmatica e non fastidiosamente retorica. </p>



<p>Questa risposta, con la svolta positiva impressa con l&#8217;azione congiunta di tutte le istituzioni europee, ora non va dispersa nel ritorno al &#8220;mondo di prima&#8221;. Perché c&#8217;è un filo che lega i feretri sui camion incolonnati a Bergamo e le bare allineate a Lampedusa: è la dignità dell&#8217;essere umano, da rispettare sempre. È il conto di fenomeni epocali della contemporaneità &#8211; le migrazioni, le pandemie, in prospettiva anche gli effetti dei cambiamenti climatici &#8211; che puntualmente è arrivato sul tavolo dei governanti europei.</p>



<p>È su questa direttrice che va declinata la riscrittura del paradigma Ue di sviluppo e di benessere. Un modello più  sostenibile e giusto, che ponga al centro dell&#8217;azione pubblica la persona e i suoi diritti. Decidere diversamente significa smarrire l&#8217;identità europea e spianare la strada a chi quei diritti li viola e a quelle morti volta le spalle, per indifferenza o calcolo politico. </p>
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