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	<title>+Europa Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>+Europa Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Guida per idioti alle elezioni politiche</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/09/16/delle-pagine-guida-per-idioti-alle-elezioni-politiche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Delle Pagine]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2022 13:13:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Giunti ormai a pochi giorni dalle elezioni politiche, possiamo preparare una guida alle elezioni per idioti, che spieghi in poche parole le visioni concorrenti della società italiana da parte dei diversi schieramenti. Abbiamo una coalizione di centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia), una di centrosinistra (PD, +Europa, Verdi e Sinistra italiani), una liberale (Calenda e Renzi) ed infine i Cinquestelle da soli. Trascuriamo le altre organizzazioni folcloristiche, come “Il partito&#8230;</p>
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<p>Giunti ormai a pochi giorni dalle elezioni politiche, possiamo preparare <strong>una guida alle elezioni per idioti</strong>, che spieghi in poche parole le visioni concorrenti della società italiana da parte dei diversi schieramenti.</p>



<p>Abbiamo una coalizione di <em><strong>centrodestra</strong></em> (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia), una di<strong> <em>centrosinistra</em></strong> (PD, +Europa, Verdi e Sinistra italiani), una <strong><em>liberale</em> </strong>(Calenda e Renzi) ed infine i <em><strong>Cinquestelle</strong></em> da soli. Trascuriamo le altre organizzazioni folcloristiche, come “<em>Il partito della follia creativa</em>” del dottor Cirillo, da anni ilare presenza nelle elezioni romane.</p>



<p>Non parliamo di proposte specifiche, bensì di un’impostazione generale. In particolare, evitiamo qualunque riferimento ai rapporti con la UE, con la NATO, la guerra in Ucraina e il debito pubblico, perché su questi temi, semplicemente, non c’è alcuna possibilità di scelta.</p>



<p>I <strong>tre partiti di destra</strong>, nonostante qualche divisione non banale, condividono una chiara impostazione ideologica, una <strong>nostalgica visione di un piccolo mondo antico</strong> in cui ci si conosceva tutti, ognuno aveva un lavoro, c’erano pochi stranieri, l’Europa era lontana e la vita scorreva tra la sagra dei tortelli e la messa della domenica, un mondo alla Pane, amore e fantasia. Le donne restavano a casa a cucinare le eccellenze culinarie che il mondo ancora non ci invidiava, facevano figli e non abortivano, se non di nascosto. </p>



<p>Si rubava, anche, ma di nascosto; non si pagavano le tasse, ma di nascosto; c’erano anche gli omosessuali, che non andavano in giro a fare i “pride”. E a chi osava, c’era l’arma letale del pettegolezzo, punto di partenza per l’ostracismo sociale, pena peggiore del carcere. Si andava nelle case chiuse, all’aperto e senza sensi di colpa, raccontando barzellette contro le mogli. Il futuro che ci offre il centrodestra, in altre parole, è il ritorno ad una società in cui il maschio bianco etero è ai vertici e la cultura ne celebra le fanfaronate, dai bordelli alle sgommate in tangenziale.</p>



<p><strong>Colonna sonora</strong>: Povia, “Luca era gay”</p>



<p>Nel <strong>lato sinistro</strong> non mancano proposte interessanti, come la scuola dell’infanzia obbligatoria, la reintroduzione dell’imposta di successione, il salario minimo e lo <em>ius scholae</em>, ma si avverte che sono estemporanee, fatte per accontentare una delle molteplici lobby che si alligna nel sottobosco della società civile, senza una riflessione complessiva sulla società futura. Secondo la sinistra, i prossimi decenni dovranno essere, per forza, multietnici, gender, ecologici, meritocratici, sostenibili ed equi, ma non ci dice come questo Sol dell’Avvenire dovrebbe essere realizzato. </p>



<p>In realtà la politica del PD è una forma molto italica di conservatorismo progressista,<strong> fare il minimo indispensabile</strong> perché ogni decisione rischia, in primo luogo, di spaccare il partito, poi di essere bloccata da un TAR o da un sindaco o da una protesta di piazza. La sinistra ha rinunciato completamente all’idea di governare i complessi processi in corso in Italia, se non affidandosi all’Europa, madre salvifica ma non sempre benigna.</p>



<p><strong>Colonna sonora</strong>: &#8220;Bella Ciao&#8221; (a bassa voce per non dare fastidio)</p>



<p>Passando ai <strong>Cinquestelle</strong>, la visione di Italia che Conte sta cercando in modo piuttosto annaspante di vendere al paese è quella dell’unica vera sinistra attenta ai bisogni della gente. Su questo, le credenziali di Conte sono interessanti, vedi reddito di cittadinanza. I Cinquestelle propongono sostanzialmente una società in cui uno Stato paternalista si fa carico di ogni problema, con un ampio allargamento dei cordoni delle borse, ma che non ha alcuna idea di come riorganizzare la società e l’economia nel suo complesso, senza grandi slanci, con un rinnegamento degli ideali più interessanti di rifondazione della politica lanciati dai Cinquestelle degli inizi. In altre parole, un traccheggiamento a vista, salvo intese.</p>



<p><strong>Colonna sonora</strong>: Francesco Guccini, &#8220;La locomotiva&#8221;</p>



<p>Venendo al <strong>quarto polo</strong>, i due ragazzi terribili, Calenda e Renzi, sembrano gli unici con il coraggio di una visione davvero rivoluzionaria del futuro: individuo, impresa, liberalismo estremo, meritocrazia, Draghi ed Europa. Non è chiaro come tutto questo possa essere realizzato in una società invecchiata (male) come quella italiana, tenuta ignorante dal terrore televisivo, mentre i giovani, quei pochi che non sono fuggiti all’estero, sperano di fare fortuna con Tik-Tok. Tuttavia, i due rinascimentali propongono forse l’unica agenda per un radicale cambiamento dell’Italia, peccato che, come i bravissimi Maneskin, piacciano solo ai cinquantenni che credono di avere ancora vent’anni.</p>



<p><strong>Colonna sonora</strong>: Madonna, &#8220;Like a Virgin&#8221;</p>



<p>Un’ulteriore scelta è l’<strong>astensione</strong>. Il rifiuto di partecipare al più importante appuntamento elettorale della vita pubblica è un fatto grave ma non può essere negato. Chi si astiene coscientemente non intende legittimare un sistema che ha tolto ai cittadini la libertà di scegliere i propri rappresentanti e governanti. </p>



<p>Ciò grazie ad una legge elettorale assurda, che premia le accozzaglie e accentra ogni potere nelle mani dei segretari di partito i quali, comunque, non sono in grado da anni di prendere alcuna  decisione che non siano le questioni identitarie, fuffa solo per chi non soffre le discriminazioni (vedi decreti sicurezza contro gli immigrati, le restrizioni all’aborto contro le donne, l’ideologia della famiglia tradizionale imposta ad un paese arcobaleno da cinquant’anni).</p>



<p><strong>Colonna sonora</strong>: La Rappresentante di Lista, &#8220;Ciao ciao&#8221;</p>



<p>Ecco, queste sono le scelte a disposizione degli italiani e delle italiane. Potenzialmente, andiamo dalla restaurazione dell’<em>ancien régime</em> alla repubblica socialista, con mille sfumature dal nero al rosso. <strong>E</strong> <strong>tanto grigio, colore del fumo</strong>.</p>



<p>In realtà, c’è ben poco da scegliere. La politica economico-finanziaria, che ci piaccia o no, è decisa dai mercati finanziari internazionali, su cui la Commissione europea non comanda. Di politica estera non parliamo perché non l’abbiamo dai tempi di Andreotti. I clandestini continueranno ad arrivare con o senza blocco navale. Con la cultura non si mangia. Gli unici possibili e sostanziabili cambiamenti sono nei diritti sociali, ovvero in quelli che più fanno male quando si perdono. Questi sono essenzialmente i diritti dei lavoratori, la scuola pubblica, la sanità pubblica e la libertà di decidere del proprio corpo, che siano l’aborto o il fine vita. </p>



<p>Le diverse coalizioni hanno già mostrato nei fatti cosa faranno o non faranno su ciascuno di questi temi, ma lascio a ciascuno e ciascuna di voi il compito di informarsi e di scegliere, per una volta, con consapevolezza.</p>



<p>Non dovrebbe essere difficile.</p>
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		<title>Accelerare sull&#8217;offerta liberaldemocratica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2021 21:33:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche a me, come a Carlo Calenda, non piace qualificare come “centro” l&#8217;idea di un partito liberal-democratico che concorra a superare la crisi del sistema politico che purtroppo caratterizza la vita del Paese da quasi 30 anni. Con la sua proverbiale arroganza D&#8217;Alema ha sempre ripetuto che “al di là della sinistra c&#8217;è solo la destra” e Bersani gli ha fatto eco più volte per ribadire che, nel campo riformista,&#8230;</p>
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<p>Anche a me, come a Carlo Calenda, non piace qualificare come “centro” l&#8217;idea di un partito liberal-democratico che concorra a superare la crisi del sistema politico che purtroppo caratterizza la vita del Paese da quasi 30 anni.</p>



<p>Con la sua proverbiale arroganza D&#8217;Alema ha sempre ripetuto che “<em>al di là della sinistra c&#8217;è solo la destra</em>” e Bersani gli ha fatto eco più volte per ribadire che, nel campo riformista, “<em>fuori dalla sinistra non c&#8217;è nulla</em>”. Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda molti esponenti del “fu” Partito Popolare, già sinistra D.C., per i quali dal PD indietro non si torna, e alcuni esponenti del mondo laico riformista e ambientalista.</p>



<p>Non sono riusciti a dare in 15 anni un&#8217;identità nuova al PD “<em>al di là delle ideologie che hanno contrapposto i riformisti nel &#8216;900</em>”, come recitava il mantra iniziale; non sono riusciti a realizzare nessuna riforma di fondo del nostro sistema politico e costituzionale pur essendo stati al Governo negli ultimi 25 anni, direttamente o indirettamente (Governi Dini e Monti), per ben 16 anni ed esprimendo ben sei Presidenti del Consiglio; non vogliono ammettere che se c&#8217;è stato uno che ha cercato di rendere più concreta l&#8217;idea di un riformismo del 21° secolo è stato Matteo Renzi (riforma costituzionale, unioni civili, job act, riforma del terzo settore, legge sul caporalato, ecc.), ma continuano a voler difendere con le unghie e con i denti, al pari di Salvini e Meloni, un bipolarismo &#8211; unico in Europa – radicato sulle estreme e non convergente “al centro”.</p>



<p>Neanche un&#8217;emorragia di 6 milioni di voti assoluti tra il 2008 e il 2018 (ben più indicativo delle %) ha fatto deflettere un gruppo dirigente dalla convinzione che ci voglia “più sinistra”, accompagnata da alleanze esplicite con i populisti (M5S e la sinistra-sinistra), per superare la crisi istituzionale ed economico-sociale del Paese, esattamente in modo speculare ad una destra che, invece, ha optato per una deriva nazionalsovranista, rafforzata dai disastri provocati dalle conseguenze della crisi finanziaria del 2006, soprattutto nel mondo occidentale.</p>



<p>Il Governo Draghi, frutto della paura più che della saggezza, non cambia questo sfondo perché il dibattito interno al PD e il protagonismo competitivo tra Meloni e Salvini ci fanno capire quale sarà il leit motiv e il possibile sbocco della prossima campagna elettorale, in cui le parole d&#8217;ordine pescheranno, ancora una volta, all&#8217;armamentario “storico” della sinistra e della destra italiana.</p>



<p>C&#8217;è dunque da scandalizzarsi se, con questo bel quadretto, qualcuno pensa di evocare la cultura politica, i valori, la visione dello Stato, dell&#8217;Europa, dell&#8217;Occidente, di un mondo sempre più interdipendente e multilaterale, di Darhendorf, di Ropke, di Sturzo, di Simone Veil, di Einaudi, di Ernesto Rossi? Che guardi all&#8217;incontro tra liberali, democratici di tradizione risorgimentale e cristiano-democratici che Sturzo, nel suo esilio londinese, avvicinandosi all&#8217;Internazionale libdem, individuava come il presupposto per costruire la nuova Europa sulle ceneri degli opposti totalitarismi?</p>



<p>E&#8217; proprio privo di senso o velleitario immaginare un&#8217;opzione liberaldemocratica, tra una destra sociale e nazionalsovranista che non riesce a liberarsi dei disvalori che hanno provocato immani tragedie nel XX secolo e una parte preponderante della sinistra che ha troppo frettolosamente dimenticato che una parte consistente di sé fa parte degli sconfitti della storia, che la forza della Libertà e della democrazia ha vinto sulle tragiche utopie derivanti dall&#8217;ideologia marxista e tutto ciò senza che i suoi eredi fossero capaci di assumere un&#8217;autentica dimensione socialdemocratica?  No! Non è né privo di senso né velleitario!</p>



<p>E&#8217;, invece, necessaria la nascita di una forza autenticamente liberademocratica, che creda davvero in uno sviluppo sostenibile che esalti e non svilisca la libera impresa in logiche assistenzialiste e neo stataliste; che liberi le risorse di un mercato interno retto da una regolata concorrenza; che restituisca dignità alla politica, rendendola efficace con profonde riforme istituzionali e costituzionali che rafforzino, insieme, Parlamento (superamento del bicameralismo) e Governo; che ridefinisca confini e competenze del sistema regionale e delle autonomie; che affronti il tema della giustizia, della scuola, della formazione e della PA, ponendosi dal punto di vista delle esigenze dei giovani, dei cittadini, degli utenti e non delle corporazioni che dovrebbero servire questi ultimi; che creda in un&#8217;Europa davvero federale.</p>



<p>Se questa necessità c&#8217;è, i vari Cottarelli, Calenda, Bonino, Della Vedova, Renzi, De Nicola, Bentivogli, non si perdano in sterili chiacchiere e in inutili polemiche interne (quanto sta accadendo in + EUROPA in questi giorni fa tristezza e rabbia insieme), vadano il più in fretta possibile al cuore del problema e offrano agli elettori sbandati da questo bipolarismo farlocco una nuova casa; elaborino una “carta dei valori” da far sottoscrivere a chi intende aderire al progetto e indichino una data per un&#8217;Assemblea costituente nazionale a cui possano intervenire (COVID permettendo) alcune migliaia di persone elette in assemblee provinciali dai sottoscrittori della carta dei valori condivisi. Difficile? No! Basta volerlo e non confondere la politica con i tweet e la partecipazione con l&#8217;agitarsi sulla tastiera o davanti alle telecamere dei propri telefoni.</p>



<p>Non è più tempo di tergiversare! Proprio perché il Governo del Paese è in buone mani dobbiamo sfruttare il tempo che ci è dato per mettere in campo non il “centro” soporifero e indolente di un moderatismo buono per una lenta decadenza, ma una proposta politica forte, liberaldemocratica nei valori e assertiva nell&#8217;agire, che sappia interpretare bisogni e dare risposte all&#8217;altezza della sfida di questo tempo, senza rifugiarsi in recinti ideologici che, invece, hanno caratterizzato e ancora caratterizzano il dibattito interno nei principali schieramenti del bipolarismo italiano, con i risultati che tutti abbiamo davanti agli occhi.</p>
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		<title>Referendum: povera Costituzione. Viva la Costituzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2020 08:48:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A voler dare per buone le percentuali di voto che le maggiori società di sondaggio affidano ai principali partiti politici italiani, non ci dovrebbe essere partita: al referendum costituzionale del 20/21 settembre il SI dovrebbe stravincere, ottenendo l’84,7% di preferenze a favore della riduzione del numero dei parlamentari. A tanto ammonta infatti la somma dei voti che in questo momento vengono accreditati ai partiti che si sono schierati per mantenere&#8230;</p>
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<p>A voler dare per buone le percentuali di voto che le maggiori società di sondaggio affidano ai principali partiti politici italiani, non ci dovrebbe essere partita: al referendum costituzionale del 20/21 settembre il SI dovrebbe stravincere, ottenendo l’84,7% di preferenze a favore della riduzione del numero dei parlamentari. A tanto ammonta infatti la somma dei voti che in questo momento vengono accreditati ai partiti che si sono schierati per mantenere il taglio: Lega 27,4%; PD 20,2%; Fratelli d’Italia 14,7%; M5S 14,5%; Forza Italia 5,8%; Italexit di Paragone 2,1%. Totale 84,7.</p>



<p>Il fronte del NO, a seguire questo ragionamento, dovrebbe fermarsi all’8,5%, così distribuito: Azione di Calenda 3%; Articolo1/MDP 2,8%; +Europa 1,3%; I Verdi 1,4 %. Totale 8,5. </p>



<p>In mezzo c’è il 3,2% di Renzi che, essendosi fulminato una volta, nel 2016, preferisce non maneggiare più le fila sottili che muovono un referendum costituzionale. Sbaglia, ma anche questa non è una novità. Il residuo 3,6%, distribuito tra partiti e movimenti minori, non si è espresso.</p>



<p>A questo giro molto più di Renzi sbagliano il PD, la Lega, Forza Italia e in parte la Meloni. Fratelli d’Italia sbaglia solo parzialmente perché, pur dando l’impressione di non condividere il taglio, lo ha sostenuto in modo compatto nelle quattro letture parlamentari, votando sempre SI. La chiarezza di ciò che dice (che si può non condividere) e la coerenza con la quale ha portato avanti le sue battaglie sono state la principale ragione della prodigiosa crescita di FdI negli ultimi anni.</p>



<p>Renzi invece sbaglia perché il NI è un atteggiamento che nessuno può mai aspettarsi da uno come lui che ha scalato, lancia in resta, ops, lanciafiamme in mano, il Partito Democratico sino a realizzare per la prima e unica volta la vocazione maggioritaria, antico obiettivo dei fondatori, Prodi in testa. Dopo essersi rovinosamente infilato nel 2016 in una situazione lose-lose, oggi spera di avere in mano quella win-win: trarre un qualche vantaggio comunque finirà il risultato referendario. Povera Costituzione.</p>



<p>A perdere sarà Forza Italia, non tanto perché non sia stata protagonista in passato di episodi che hanno forzato la Costituzione e le Istituzioni quanto perché non ha saputo capitalizzare il lavoro di molti senatori e alcuni deputati che sono stati tra i primi a credere nella battaglia di libertà avviata dalla Fondazione Luigi Einaudi, che ha promosso la raccolta di firme tra i parlamentari per indire il referendum. Senatori e deputati che ancora oggi difendono il NO, anche senza la copertura del partito e dei gruppi parlamentari. Povera Costituzione.</p>



<p>La débâcle sarà comunque del Partito Democratico perché, come ha spiegato il saggio Guido Bodrato, se prevale il SI vince il M5S, se prevale il NO perde il PD. Bettini, Zingaretti e Orlando, in un abbraccio mortale con il M5S, stanno sempre più indietreggiando in un vicolo cieco, nel quale il Partito Democratico non meritava di essere condotto. A 21 giorni dalla consultazione il PD non ha ancora scelto l’indicazione di voto e in attesa della direzione lancia messaggi in parte disperati e a tratti minacciosi agli alleati di governo. Uno di questi contiene la peggiore tra le argomentazioni messe in campo per difendere il SI, dopo aver votato NO per tre passaggi parlamentari, durante il governo Conte I, quando il M5S era al governo con la Lega di Salvini e il PD era ancora il partito di Bibbiano: al Nazareno accettano cioè di votare una modifica della Costituzione, inutile e dannosa, populista e qualunquista, e in cambio chiedono non di votare in prima lettura, entro la data del referendum, un pacchetto di riforme della Costituzione che preveda ad esempio il superamento del bicameralismo perfetto, la trasformazione del Senato in camera delle amministrazioni locali, l’indicazione del presidente del Consiglio e la sfiducia costruttiva. No, per compensare una pesantissima riforma della Costituzione Repubblicana, chiedono di votare una legge ordinaria, la legge elettorale, che potrebbe essere cambiata altre due volte, volendolo, sino a fine legislatura, a maggioranza semplice. Povera Costituzione.</p>



<p>E siccome il destino ama farsi beffe della storia, ad esprimersi per il NI, come Renzi, c’è Gustavo Zagrebelsky, il più accanito oppositore, nel 2016, della riforma costituzionale fatta votare e difesa in modo arrogante e confuso proprio da Renzi. Povera Costituzione.</p>



<p>Da oggi ilcaffeonline inizierà a trattare tutti i temi che sono alla base della campagna referendaria, ascoltando chi si esprime per il SI e chi sostiene il NO. Lo faremo in modo completo ma parziale, senza nascondere cioè la nostra convinzione che la vittoria del SI sarebbe un grosso errore che pagherebbero le Istituzioni e i cittadini italiani, per le ragioni che esporremo nei prossimi giorni. Povera Costituzione.</p>



<p>Nessun partito passerà indenne questo referendum. Come si può capire vivendo il territorio o frequentando i social: i cittadini elettori più riflessivi e meno avvelenati dal clima di odio e rancore che è stato seminato a piene mani nella società e nelle Istituzioni negli ultimi anni dal M5S in modo particolare, voteranno NO. Molti elettori di Forza Italia e della Lega voteranno NO, sia per convinzione personale che per convenienza politica: è un’occasione straordinaria per far cadere il governo e andare al voto a febbraio. Il popolo del PD voterà NO, basta leggere i commenti su Facebook e Twitter ai post di Bonaccini e Zingaretti. La ribellione alle decisioni del gruppo dirigente del partito è chiara e forte. Per ultimo è arrivato il NO di Romano Prodi, la cui opinione nel PD ancora fa Cassazione: nessuno potrà più dire, come ha fatto Martina, che il taglio dei parlamentari fa parte del DNA del partito. Le riforme fanno parte del DNA di quel partito che non c’è più, non il taglio lineare dei parlamentari in odio alla casta e in nome di un risparmio che non esiste. Povera Costituzione.</p>



<p>Una cosa è certa: il risultato finale non sarà 84,7 per il SI e 8,5 per il NO. Ora che finalmente c’è un po’ di spazio per la campagna elettorale, nonostante la grave scorrettezza di aver accorpato la consultazione referendaria con le elezioni amministrative, le ragioni del NO stanno conquistando posizioni in modo esponenziale. Tra gli analisti c’è chi più sobriamente parla di una forbice che si è ristretta a 20 punti (60 il Si – 40 il NO) e c’è chi vede già un testa a testa tra le due posizioni. Vedremo. Certamente, chi ha avuto il coraggio di difendere le ragioni del NO, anche davanti a una sconfitta, il 21 settembre dovrà capitalizzare al meglio il risultato raggiunto, partendo da lì per costruire qualcosa di nuovo. Al contrario di quello che non ha saputo fare Renzi nel 2016. Viva la Costituzione.</p>
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