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	<title>Gilet gialli Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Votate Draghi. E a non rivederci più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jan 2022 20:08:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La politica è Sergio Mattarella, che nelle ore in cui quel che resta dei partiti sta provando a trovare un accordo sul suo successore, decide di tornare a Palermo, restando anche fisicamente lontano dal Quirinale. Mattarella non solo ha confermato la prassi che il Capo dello Stato in carica non si occupa della scelta del suo successore ma anche la ferma determinazione a rifiutare il bis, per non trasformare in&#8230;</p>
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<p>La politica è Sergio Mattarella, che nelle ore in cui quel che resta dei partiti sta provando a trovare un accordo sul suo successore, decide di tornare a Palermo, restando anche fisicamente lontano dal Quirinale.</p>



<p>Mattarella non solo ha confermato la prassi che il Capo dello Stato in carica non si occupa della scelta del suo successore ma anche la ferma determinazione a rifiutare il bis, per non trasformare in una tradizione ciò che, nella sua convinzione, deve restare una eccezione. Perché se è vero che la Costituzione non vieta la rielezione del presidente uscente, la consuetudine lo considera un fatto eccezionale.</p>



<p>La politica non è certamente la narrativa con la quale il centro destra sta provando ad accompagnare il fallimento di Berlusconi. Il presidente di Forza Italia non è riuscito a trovare abbastanza voti in Parlamento per garantire la sua elezione a Capo dello Stato al netto della prevedibile percentuale di franchi tiratori interni.</p>



<p>Il racconto di avere i voti ma di rinunciarci per non dividere il Paese va in conflitto non solo con l’evidenza dei fatti (la mancanza dei voti), con la storia di un uomo che nel bene e nel male è stato l’incarnazione della divisione, del bipolarismo. Ma anche con la mitologia del Cavaliere che si esalta e si eccita davanti alle sfide impossibili. Anche per quelle.</p>



<p>Il centro destra ne esce indebolito da questo tira e molla del suo vecchio leader. “Ora che con senso di responsabilità abbiamo ritirato il nome divisivo ma vincente di Berlusconi, la sinistra non ponga più veti” è una pezza peggiore del buco.</p>



<p>Quello che si ricava da questo racconto è l’immagine di una coalizione non solo divisa sulla prospettiva di portare a termine la legislatura o di andare a voto anticipato, ma priva di figure adeguate non solo a guidare le grandi città ma anche, a livello centrale, a rappresentare l’unità e il prestigio di un Paese ancorato alle sue tradizioni europeiste e atlantiste.</p>



<p>Di chi è la responsabilità? Certamente di Berlusconi, che per più di vent’anni ha soffocato ogni tentativo, da lui stesso a volte accennato, di formare un partito che potesse sopravvivergli, uno o più leader che potessero continuare la sua azione politica. La responsabilità è degli altri partiti di destra, che non hanno perso occasione per bearsi di una crescita effimera perché basata sulla tentazione di titillare i peggiori istinti di intolleranza e divisione che covano nella pancia del Paese, soprattutto in tempi di crisi.</p>



<p>Il rischio più serio, a questo punto, è di bruciare la figura di Mario Draghi, la personalità italiana più stimata al mondo. Già il centro destra ha chiarito che non voterà Draghi come Capo dello Stato, affiancandosi alla posizione del M5S, che ha cambiato idea almeno settanta volte negli ultimi trenta giorni e in trentamila occasioni dall’inizio di questa legislatura. La peggiore sciagura politica della storia della Repubblica.</p>



<p>Vedremo quali saranno le proposte di alto profilo che il centro destra garantisce di proporre entro le prossime ore. Aspettiamo con ansia e rispetto per quello che potrebbe essere il nuovo Capo dello Stato. Non è nostra consuetudine attaccare le Istituzioni, financo quelle immaginarie. I gilet gialli li teniamo in macchina, come prevede la legge. Senza pentimento.</p>



<p>Crediamo fortemente nel laico spirito costituzionale che guiderà con sapienza la scelta dei mille grandi elettori. Ai quali ci permettiamo di ricordare che la credibilità conquistata dall’Italia a livello mondiale nell’ultimo anno non è merito di un governo tutto sommato modesto (tranne Colao, Cartabia e pochi altri) ma porta chiaramente i nomi e i cognomi di Mario Draghi e Sergio Mattarella.</p>



<p>Senza il prezioso lavoro svolto a Bruxelles da loro e da poche altre figure, non avremmo ottenuto il via libera alla prima anticipazione del PNRR. Deragliando da questa via nulla è scontato per il futuro. A partire dalle riforme necessarie per ottenere le prossime tranche del Piano Nazionale di Ripresa.</p>



<p>Basterà a convincere i furbetti del vitalizio e quelli di un posto al governo a non buttare tutto al macero per la difesa del proprio particolarissimo interesse?</p>



<p>Per non rischiare, mettiamola meglio così: non fatelo per l’Italia, non per l’Europa e neppure per i vostri figli. Fatelo per le vostre indennità e per i vostri incarichi da proteggere sino a fine legislatura. Garantite i prossimi sette anni di credibilità all’Italia votando Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica. E a non rivederci più.</p>
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		<title>Attendiamo il rimpasto. Non come la sentinella l’aurora, ma come a tavola il menù del giorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Cuzzocrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 13:02:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I due giorni di dibattito parlamentare sulla fiducia al governo Conte 2 hanno occupato le cronache italiane, aperto interrogativi e, probabilmente, fornito poche risposte utili agli italiani per affrontare i prossimi mesi. Qualcuno ha provato ad argomentare che tutto ciò non rappresenti il Paese e le sue emergenze, ma niente è più reale delle forme in cui la democrazia manifesta il proprio stato. I discorsi parlamentari ascoltati, le repliche e&#8230;</p>
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<p>I due giorni di dibattito parlamentare sulla fiducia al governo Conte 2 hanno occupato le cronache italiane, aperto interrogativi e, probabilmente, fornito poche risposte utili agli italiani per affrontare i prossimi mesi. Qualcuno ha provato ad argomentare che tutto ciò non rappresenti il Paese e le sue emergenze, ma niente è più reale delle forme in cui la democrazia manifesta il proprio stato.</p>



<p>I discorsi parlamentari ascoltati, le repliche e le dichiarazioni di voto, si sono susseguite in una ritualità a cui siamo abituati da decenni. Chi siede in Parlamento, oggi come nelle legislature precedenti, rappresenta lo “stato della Nazione”. Cambiamo leggi elettorali, modifichiamo collegi, inventiamo nomi nuovi per partiti vecchi, il risultato è sempre lo stesso: una rappresentazione del popolo e una classe dirigente diretta espressione, nel bene e nel male, dei proprietari della sovranità.</p>



<p>Le tre grandi novità politiche degli ultimi 30 anni, negli ultimi giorni hanno probabilmente perso l’identità che le contraddistingueva, segnando un passaggio verso un futuro pieno di interrogativi.</p>



<p>Forza Italia ha sancito la sua marginalità, abbandonando per irrilevanza il ruolo di argine alla prevalenza di sovranisti e nazionalisti nel centrodestra italiano. Dimostrazione evidente sono state le continue voci sulla fuga verso i lidi governativi di onorevoli e deputati, espresse in maniera solenne e simbolica dalla fiducia al governo di due esponenti rappresentativi degli ultimi anni, Polverini alla Camera e Rossi al Senato. Archiviata la promessa rivoluzione liberale, restano le dichiarazioni alla stampa di Tajani, che con i suoi categorici “è fuori da Forza Italia” faceva sorridere chi vede il partito berlusconiano incalzato nei consensi da Azione di Calenda.</p>



<p>Il Partito Democratico ha definitivamente abbandonato la propria vocazione maggioritaria. Nonostante le ragioni che hanno portato alla sua nascita siano ancora attuali e reali (come ha detto l’ex segretario Fassino in una recente intervista su queste pagine), non è più attuale il modo in cui la sua leadership eserciti l’aspirazione alla realizzazione di tali ragioni. In un’immagine continua di incapacità di dettare i temi e i tempi dell’agenda politica, in un continuo inseguire altri, l’adesione alla nuova legge elettorale proporzionale promessa da Conte segna la fine della capacità del Pd di guidare il cambiamento in Italia. </p>



<p>Unita con la riduzione dei seggi parlamentari, probabilmente, consentirà a Bersani ed altri di rientrare nel Pd che verrà. Il rischio è che non rientri l’elettorato che ha visto nel percorso dall’Ulivo al Pd la possibilità di modernizzare l’Italia. La sensazione è che gli elettori “nativi democratici” non siano in grado di definire una propria identità politica, perché lontani dagli schemi novecenteschi con cui Bettini e Zingaretti governano il partito e ne determinano il futuro. Nella vittoria di ieri rischia di annidarsi la sconfitta di domani.</p>



<p>Il Movimento 5 Stelle ha completato il suo itinerario di omologazione. Governo da soli, governo con la Lega, governo con il Pd, governo con chi ci sta. Partiti da no euro, no vax, no xylella, gilet gialli, impeachment a Mattarella, nella scatoletta di tonno ci sono finiti loro e stanno trascinando anche noi.</p>



<p>Ogni legislatura ha i suoi Ciampolillo, ogni crisi di governo ha i suoi protagonisti, impegnati in estenuanti – per “i cittadini a casa” se vogliamo usare la triste espressione del presidente Conte &#8211; acrobazie televisive. Attendiamo il rimpasto. Non come la sentinella l’aurora, ma come a tavola il menù del giorno.</p>
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