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	<title>Giornalisti Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Giornalisti Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Luigi Contu: l&#8217;informazione serve a riflettere. Non bisogna cercare quello che si vuole sentirsi dire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jun 2022 15:42:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per informarsi non bisogna cercare quello che si vuole sentirsi dire. L'informazione serve a riflettere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/06/02/raco-luigi-contu-per-informarsi-non-bisogna-cercare-quello-che-si-vuole-sentirsi-dire-informazione-serve-a-riflettere/">Luigi Contu: l&#8217;informazione serve a riflettere. Non bisogna cercare quello che si vuole sentirsi dire</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p><strong>Direttore, come è cambiata la comunicazione negli ultimi due anni?</strong><br>C’è stato uno sconvolgimento a tutti i livelli. Da parte degli attori, quindi il Governo, le Istituzioni, gli Enti locali, da parte del mondo scientifico e da parte dei giornalisti che hanno il dovere di raccogliere e raccontare informazioni. Io credo che questi due anni siano stati davvero importanti per l’opinione pubblica perché hanno reso abbastanza evidente quanto sia fondamentale una informazione corretta, accurata e verificata. Durante la prima fase della pandemia abbiamo assistito, in diretta, a una enorme confusione nella comunicazione: non solo i giornalisti ma anche la comunità scientifica e le grandi organizzazioni internazionali hanno dato messaggi fuorvianti e incompleti, che hanno causato panico e difficoltà.</p>



<p><strong>Un virus nel virus</strong>?<br>Col tempo si sono prese le misure e penso che alla lunga la prudenza e la preparazione abbiano prevalso e l’opinione pubblica si sia è resa conto che l’informazione è un bene prezioso. Non si può prendere per oro colato qualsiasi studio o notizia scientifica che viene diffusa. Soprattutto si è preso atto che bisogna cercare di informarsi nei luoghi e con le persone che sono preparate a farlo. Sempre col beneficio dell’inventario, perché la possibilità che si commettano degli errori esiste. La pandemia ha fatto capire alle persone che non si può prendere per buona qualunque cosa tratta da Facebook solo perché è stata pubblicata: bisogna vedere di chi è il profilo, chi ne ha la responsabilità. E’ stata una grande crisi che ha messo alla luce molte nostre difficoltà ma è stata anche un’occasione di far capire al pubblico che è determinante essere preparati e accorti.</p>



<p><strong>Spesso si utilizza il termine “ANSA” per definire un’ultima ora sicuramente verificata. Quando la riporta l’Ansa la notizia è vera. Quanto lavoro c’è dietro questo timbro di qualità?</strong><br>Dovrebbe essere vera e noi mettiamo in atto, per quanto è possibile, tutti gli accorgimenti perché sia verificata. Sia sulla fonte che da un punto di vista tecnologico, perché c’è un tema tecnologico sulla veridicità delle notizie. Ad inizio pandemia l’Ansa poteva disporre di una rete di colleghi che nel mondo sono sui posti e possono verificare quello che succede, una rete importante di fonti nelle organizzazioni, nei ministeri e soprattutto di giornalisti che sapevano già di cosa stavamo parlando, che non si sono dovuti improvvisare. Noi abbiamo un servizio scientifico, una redazione che si occupa di scienza, salute e ricerca e che da trent’anni forma dei giornalisti. Questo è quello che può fare la differenza: avere il numero di telefono dello scienziato che sa dare una lettura corretta di uno studio scientifico, conoscere le fonti, avere studiato e quindi avere una carriera alle spalle che ti consenta di dire cosa è autorevole e cosa non lo è. Questo significa partire con il piede giusto. In questo senso noi diciamo che se è una notizia è un’Ansa, perché mettiamo in atto tutto quello che possiamo fare per essere certi che stiamo pubblicando una cosa vera.</p>



<p><strong>Spesso il nemico è il tempo, il rischio di farsi battere dalla concorrenza.</strong><br>Vero, c’è purtroppo un elemento che è in conflitto d’interesse con la verità che è la rapidità. Noi dobbiamo essere velocissimi per cui il tempo di approfondimento non è lo stesso che può essere concesso a un settimanale, a un quotidiano ma anche a una trasmissione televisiva di approfondimento. E li sta la differenza. Bisogna verificare in tempo breve per uscire prima possibile, per avvisare i lettori, il mondo e le Istituzioni che sta accadendo qualcosa. Li c’è la difficoltà del giornalismo: essere certi di pubblicare un contenuto verificato in tempi molto brevi. Devo dire che i colleghi dell’Ansa, e non solo dell’Ansa, da questo punto di vista sono molto affidabili.</p>



<p><strong>Ci sono momenti in cui devi dire di no?</strong><br>In questi due anni abbiamo avuto diverse occasioni in cui abbiamo preferito non pubblicare una notizia in quel momento perché il livello di sicurezza, di accuratezza, di verifica non era sufficiente. Noi abbiamo raddoppiato dal primo giorno di pandemia il controllo delle notizie. Genericamente all’Ansa c’è un collega che scrive la notizia, un collega che legge, rilegge e controlla e, se ci sono dei dubbi, interviene un terzo livello di verifica che è quello centrale della direzione. Noi ne abbiamo introdotto un altro ancora sulle principali notizie che riguardano il virus. Ci siamo detti: facciamo un doppio controllo, prendiamoci il rischio di uscire qualche minuto più tardi ma con la garanzia di offrire una informazione più accurata. E questo credo che abbia funzionato.</p>



<p><strong>Il giornalismo può assumersi la responsabilità di decidere chi può parlare e chi no e quindi, in fondo, chi ha ragione e chi torto?</strong><br>Ma certo. Il giornalismo deve scegliere e a volte può scegliere di dare il contraddittorio, di dare le due voci. Anzi, è auspicabile che nella maggior parte dei casi questo accada. Anche perché ognuno di noi può scegliere di andare a informarsi da un’altra parte. Siamo tutti liberi, non soltanto i giornalisti ma anche chi ci ascolta e i cittadini. A chi non piace l’informazione che fa l’Ansa o un telegiornale, è libero di andare da un’altra parte. Ma attenzione, io penso che per informarsi non bisogna cercare quello che si vuole sentirsi dire. Questo è il grande problema che hanno innescato i social media. Nei nostri telefonini e nei nostri profili ci arriva l’informazione che noi già vogliamo sapere. Quindi se siamo a favore di Putin ci arriveranno contenuti favorevoli a Putin. Invece l’informazione serve a riflettere. Quindi è giusto fare il contraddittorio ma il contraddittorio non significa mettere sullo stesso piano uno scienziato che per tutta la vita ha studiato il virus e un no vax che fa il corridore in bicicletta. Questo è il grande inganno.</p>



<p><strong>E’ quello che sta accadendo anche sulla guerra in Ucraina?</strong><br>Precisamente, è il grande equivoco che accade anche nella polemica che sentiamo in questi giorni sulla propaganda. Per dire che alla fine sono tutti uguali si dice che anche gli Ucraini fanno la propaganda. Anche Goebbels faceva la propaganda e anche Roosevelt la faceva ma non era lo stesso tipo di propaganda. Bisogna saper discernere. Non si possono mettere tutte le opinioni sullo stesso piano. Le opinioni vanno sostanziate coi fatti. Se io stravolgo i fatti e racconto delle storielle non posso essere messo a confronto con uno che i fatti li ha analizzati e studiati. Questa credo sia una regola basilare.</p>



<p><strong>Come giudichi la controversia che si è creata sulle armi da dare agli Ucraini?</strong><br>Se non diamo agli Ucraini la possibilità di difendersi diciamo a Putin di accomodarsi e conquistare tutto. Questo non significa non cercare la via diplomatica. Qui c’è una semplificazione nel dibattito che lascia davvero esterrefatti. La capacità di risposta militare degli ucraini è la base essenziale per far sedere Putin alla trattativa. Quando si arriverà, speriamo presto, al tavolo di pace, è possibile che gli ucraini possano decidere &#8211; per chiudere questa pace con negoziato &#8211; di perdere qualcosa e lo stesso potrà accadere dall’altra parte. Questo però non significa che non dare le armi all’Ucraina aiuti a far finire la guerra. A perdere non sarebbero solo gli ucraini, significherebbe non sostenere chi nel mondo sostiene i nostri valori. E attenzione al fatto che questa è una guerra che potrà ripetersi, perché ci sono grandi potenze nel mondo che hanno dichiaratamente l’obiettivo di mettere in crisi il sistema democratico. Quindi non è in gioco la sorte di Bucha o di Kiev, ma è in gioco il modo di vivere libero e democratico che noi abbiamo costruito e che dal &#8217;45 ha consentito all’Europa e al mondo di vivere in pace e in prosperità. Con tutte le difficoltà che conosciamo. Non è il mondo migliore ma è sicuramente meglio di quello che ci prospettano i cinesi e i russi.</p>
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		<title>Cosa intende Meloni per Patriota?</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/12/25/susta-cosa-intende-meloni-per-patriota/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Dec 2021 09:45:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Patriota&#8221; è una parola importante, che evoca personalità, epopee, gesta che richiamano tutti noi che abbiamo i capelli grigi, se non bianchi, a un&#8217; infanzia in cui il culto per il Risorgimento e il concetto di &#8220;Italia&#8221; come Nazione aveva&#160; un senso molto più coinvolgente rispetto a quanto possa evocare nei nostri giovani di oggi. Ma quella parola ha in sé anche un contenuto ambiguo e che va contestualizzato, altrimenti&#8230;</p>
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<p>&#8220;Patriota&#8221; è una parola importante, che evoca personalità, epopee, gesta che richiamano tutti noi che abbiamo i capelli grigi, se non bianchi, a un&#8217; infanzia in cui il culto per il Risorgimento e il concetto di &#8220;Italia&#8221; come Nazione aveva&nbsp; un senso molto più coinvolgente rispetto a quanto possa evocare nei nostri giovani di oggi. Ma quella parola ha in sé anche un contenuto ambiguo e che va contestualizzato, altrimenti non si capisce che cosa intenda dire chi la indica come il requisito essenziale che, ad esempio, deve avere il prossimo Presidente della Repubblica.</p>



<p>Fuori di metafora: cosa intende Giorgia Meloni quando dice che il Presidente della Repubblica deve essere &#8220;un patriota&#8221;? È malizioso pensare che, in realtà, la Presidente di FdI con quelle parole voglia rimproverare all&#8217;attuale inquilino del Quirinale scarsa equidistanza dagli opposti schieramenti, al pari dei suoi immediati successori al punto che, per Lei, la Patria che ha servito con onore Sergio Mattarella non è propriamente, se non formalmente, la sua? </p>



<p>O che, quale Presidente dei Conservatori antieuropeisti, voglia significare la necessità di una presa di distanza dalla cristallina vocazione europeista di Mattarella (e di Draghi) che nulla concede alla più volte richiamata &#8220;visione confederale&#8221; di FdI che altro non sarebbe che il ritorno dell&#8217;Europa ai conflitti nazionali e nazionalisti che ne hanno segnato le tragiche sorti per oltre 1000 anni?</p>



<p>Non è malizioso! Soprattutto per chi si è abbeverata ad una cultura politica che riconosceva la qualifica di &#8220;patrioti&#8221; a coloro che hanno svenduto l&#8217;indipendenza dell&#8217;Italia all&#8217;alleato nazionalsocialista e che onorano tutt&#8217;oggi, comprensibilmente dal loro punto di vista, come &#8220;patrioti&#8221; i giovani della Repubblica di Salò e non considerano, anche qui, se non formalmente, il 25 aprile come il fondamento dell&#8217;Italia democratica.</p>



<p>Se non la contestualizziamo, richiamandoci alla personalità di chi l&#8217;ha detto e al contesto storico-politico in cui opera la leader che l&#8217;ha pronunciato, quel requisito invocato per chi deve assurgere alla prima magistratura della Repubblica, appare solo ovvio, banale e meramente propagandistico perché è il &#8220;minimo sindacale&#8221; che il prossimo Presidente sia un &#8220;patriota&#8221;.</p>



<p>Siccome reputo Giorgia Meloni né ovvia né banale, ritengo che ci debba dare qualche spiegazione in più in ordine a cosa voglia dire quando propone un &#8220;Presidente patriota&#8221;, a meno che ritenga sufficiente che il messaggio arrivi ai &#8220;suoi&#8221;, per serrare le fila e chiamarsi fuori, schierando all&#8217;opposizione il suo partito, non solo del Governo, ma anche di ogni sforzo per una soluzione la più ampia possibile per l&#8217;elezione del Presidente della Repubblica. Il che meriterebbe, comunque, meno ipocrisia e quella schiettezza che invece vorrebbe che fosse, ma non è, una delle sue principali (e migliori) qualità.&nbsp;</p>



<p>Forse, se c&#8217;è in giro qualche giornalista ancora veramente libero che glielo voglia chiedere negli innumerevoli appuntamenti serali, potremmo avere presto l&#8217;interpretazione autentica del &#8220;Meloni pensiero&#8221;.</p>
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		<title>Clemente Mastella: la magistratura deve fare riferimento a Falcone e Borsellino per recuperare la credibilità che ha perso nei confronti dei cittadini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2021 20:52:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi è la Giornata della Legalità per ricordare le vittime della mafia, nel 29 anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta. Dall’idea che lei si è fatto, Falcone da chi fu ucciso?In questo caso, come in molti altri, l’attività investigativa non è riuscita ad andare sino in fondo. Ogni tanto si scoprono situazioni o&#8230;</p>
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<p><strong>Oggi è la Giornata della Legalità per ricordare le vittime della mafia, nel 29 anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta. Dall’idea che lei si è fatto, Falcone da chi fu ucciso?</strong><br>In questo caso, come in molti altri, l’attività investigativa non è riuscita ad andare sino in fondo. Ogni tanto si scoprono situazioni o arrivano personaggi che dichiarano cose diverse da quelle che sono state segnalate all’autorità giudiziaria negli anni passati. Rimangono elementi abbastanza misteriosi e claudicanti sul piano investigativo. Con Falcone e Borsellino abbiamo perso uomini valenti che contrastavano la mafia non solo in superficie ma con modalità che consentivano loro di arrivare in profondità. Fu ciò, evidentemente, che preoccupò e mise in soggezione quelli che alla fine attuarono questa strage.</p>



<p><strong>Falcone fu condannato dalla sua indipendenza rispetto alle correnti della magistratura italiana?</strong><br>Falcone rimase oggettivamente solo. Noi tutti siamo portati a ricordare questi ultimi CSM dimenticando il grido che veniva dal Palazzo dei Marescialli in quel periodo. Falcone fu fregato dal Consiglio Superiore della Magistratura. Ricordo che anche il mio amico Leoluca Orlando fu tra i più attivi contro Falcone.</p>



<p><strong>Perché?</strong><br>Falcone era indipendente, tanto è vero che lavorò con Martelli al Dipartimento penale del Ministero della Giustizia e fu contrastato anche da certa magistratura più protagonista, che forse voleva da Falcone una forma di accondiscendenza alle proprie ragioni di militanza che Falcone non era disposto a concedere. Falcone era un giudice davvero indipendente.</p>



<p><strong>Luciano Violante, a tal proposito, afferma che nel mondo della politica una parte della sinistra fu contro Falcone proprio perché aveva accettato l&#8217;incarico di Martelli, ministro socialista.</strong><br>Fu così. Martelli significava Craxi nella valutazione ideologica. Molta parte della sinistra non condivise questa scelta. Sono sembrate per questo strane le lacrime di coccodrillo apparentemente versate da molti per la scomparsa di Falcone.</p>



<p><strong>In questo periodo storico la credibilità della magistratura italiana appare compromessa come mai era accaduto prima. Qual è la strada, nella sua esperienza di ex ministro alla Giustizia, perché recuperi credito agli occhi dei cittadini?</strong><br>La credibilità, i magistrati, devono ritrovarla attraverso il loro agire. Ma se gli atti e i fatti sono quelli degli ultimi tempi… Non so se esiste la loggia dell’Ungheria o di Bratislava, ma tutto questo non depone a favore di un recupero della fiducia da parte del popolo italiano nei confronti della magistratura. Restano ancora in piedi elementi ideologici perversi. Ci sono modalità, con le quali vengono attribuite le procure, molto particolari e stravaganti. A me le correnti dentro la magistratura non hanno mai fatto paura. Ma c’è qualcosa di distorto.</p>



<p><strong>Cosa pensa di quanto dichiara Palamara?</strong><br>Ho letto il libro di Palamara e ho notato che sono citato diverse volte. Da quel libro viene fuori che io come altri siamo stati “fottuti” da un certo tipo di magistratura. Questa non è più una valutazione storica. Il problema è capire cosa avvenne, come e perché, se c’è stato il coinvolgimento dei Servizi. Cosa è avvenuto in quel periodo storico? Perché ci fu quella vicenda? Come mai hanno fatto carriera quelli che a Napoli mi inquisirono in quel modo?</p>



<p><strong>C’è ancora molto da scoprire?</strong><br>Io ho altre carte da esibire se dovessi essere ascoltato. Ho scoperto ad esempio, dopo anni, attraverso un altro Tribunale, che altre persone intercettate insieme a me non sono state valutate. Una schifezza incredibile sul piano umano e giudiziario.</p>



<p><strong>Serve una commissione d’inchiesta?</strong><br>Serve su determinati fatti, non sulla magistratura. Anche perché quando un potere dello Stato è in crisi, è in difficoltà, ne soffre l’intera democrazia. Ma se fosse capitato a me quello che è successo a Davigo non avrei avuto un avviso di garanzia? Io non vedo avvisi di garanzia in giro. Ho rispetto di Davigo ma quello che è successo è un po’ stravagante. Anche sulla vicenda di Palamara c’è da chiedersi: Palamara ha detto il vero o il falso? Se ha detto il falso andrebbe arrestato se ha detto il vero dovrebbe esser preso per buono tutto ciò che ha detto.</p>



<p><strong>Lei è favorevole alla separazione delle carriere?</strong><br>Io sono sempre stato contrario alla separazione delle carriere, ma alla luce di quello che è successo negli ultimi anni penso che andrebbe adottata.</p>



<p><strong>C’è un rapporto viziato anche tra magistratura, soprattutto quella inquirente, e stampa?</strong><br>Hanno rovinato tante vite. Si è chiesto perché oggi tanta stampa tende a parlare poco della vicenda Palamara? Perché era quello che facilitava il rapporto tra i PM e i giornalisti. Sulla vicenda Palamara, da parte di molta stampa nazionale, vedo un comportamento che non mi piace.</p>



<p><strong>La crisi della magistratura è anche forse l’esito della previsione costituzionale che assegna alla magistratura una autonomia sconosciuta alla stragrande maggioranza delle democrazie?</strong><br>E’ così. In molti paesi c’è un controllo esercitato da parte del ministro della Giustizia. In Italia no. Io sono per l’autonomia, affinché il cittadino abbia la garanzia di essere giudicato in modo sereno dal giudice, che deve dispiegare le stesse risorse investigative contro ma anche a favore dell’inquisito.</p>



<p><strong>Molti dei giovani di oggi non hanno conosciuto Falcone e Borsellino. Come li possiamo ricordare ai ragazzi che hanno 18 anni?</strong><br>Il loro ricordo continua e questo è un fatto eccezionale. Per altri personaggi si stenta a dare una continuità storica. La ha Aldo Moro e pochi altri. Falcone e Borsellino sono stati codificati come un esempio del modo di essere magistrato che continua ancora oggi. A loro aggiungerei Livatino. Si può essere laici o cattolici, l’importante è che il magistrato sia autonomo, severo ma sereno nel giudizio. La magistratura oggi deve fare riferimento a loro per recuperare la credibilità che ha perso nei confronti dei cittadini.</p>
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		<title>Partito preso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lo spigolatore di Capri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 11:29:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#comesefosseantani]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Lettori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il partito preso è quella brutta cosa che non ci consente di essere obiettivi. Falsifica la realtà, omette secondo convenienza, trova una giustificazione per ogni azione, anche la più indifendibile, di chi riteniamo il paladino delle nostre tesi precostituite. Un modo di fare inaccettabile quando investe il mondo della comunicazione, specie in momenti come quelli che viviamo. Senza fare esempi concreti, ma ognuno sa di cosa parlo, non è concepibile&#8230;</p>
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<p>Il partito preso è  quella brutta cosa che non ci consente di essere obiettivi. Falsifica la realtà, omette secondo convenienza, trova una giustificazione per ogni azione, anche la più indifendibile, di chi riteniamo il paladino delle nostre tesi precostituite. Un modo di fare inaccettabile quando investe il mondo della comunicazione, specie in momenti come quelli che viviamo. </p>



<p>Senza fare esempi concreti, ma ognuno sa di cosa parlo, non è concepibile che ci siano tanti giornalisti nel nostro Paese così proni di fronte al potere politico del momento. Un servilismo francamente imbarazzante che ci porta a immaginare in anticipo cosa alcuni commentatori e direttori scriveranno il giorno dopo sui loro giornali e cosa sentiremo in questo o quel servizio televisivo. </p>



<p>So da troppo tempo che l’informazione veramente obiettiva non esiste, ma tanta spudorata partigianeria, in tempi nei quali avremmo tutti bisogno di più cure e più verità, forse sarebbe giusto accantonarla. Per rispetto all’intelligenza di lettori e telespettatori e anche per un po’ di pudore professionale.</p>
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		<title>Per un pugno di like</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/04/09/raco-per-un-pugno-di-like/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 06:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Di Maio]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Chigi]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Premessa: l’Italia, l’Europa e il mondo si trovano davanti alla più grave emergenza sanitaria, sociale ed economica del dopoguerra. Sabato sera (21 marzo) il presidente del Consiglio dei ministri (non esiste la figura del premier nella nostra Costituzione), continuando a utilizzare la prima persona singolare “IO” e mai il noi collegiale a nome del governo, ha ritenuto necessario comunicare agli italiani, come di consueto a tarda sera, con notevole ritardo&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Premessa: l’Italia, l’Europa e il mondo si trovano davanti alla più grave emergenza sanitaria, sociale ed economica del dopoguerra.</p>
<p>Sabato sera (21 marzo) il presidente del Consiglio dei ministri (non esiste la figura del premier nella nostra Costituzione), continuando a utilizzare la prima persona singolare “IO” e mai il noi collegiale a nome del governo, ha ritenuto necessario comunicare agli italiani, come di consueto a tarda sera, con notevole ritardo sull’orario annunciato, dopo le ormai usuali fughe di notizie, in un pericoloso gioco di inseguimento con le regioni, su una piattaforma social privata e non attraverso i canali pubblici istituzionali, una serie di gravi decisioni assunte con colpevole ritardo dall’esecutivo che presiede.</p>
<p>L’associazione della stampa parlamentare, la stessa sera, a tarda notte, ha stigmatizzato quella che sembra ormai essere divenuta la cifra comunicativa ufficiale di Palazzo Chigi.</p>
<p>Sorvoliamo sulla personalizzazione delle comunicazioni: “ho deciso”, “ho scelto”, “ho stabilito”, ma sempre dopo un bombardamento di anticipazioni che hanno più volte creato panico e incertezza tra i cittadini, ansia e paura.</p>
<p>L’utilizzo della pagina personale su Facebook del presidente del Consiglio invece dei canali istituzionali non può ulteriormente essere tollerato. Agli spifferi aggiungiamo che arriva puntualmente a tarda sera e con notevole ritardo sull’orario stabilito: a pensar male si potrebbe sospettare che la volontà del gruppo di comunicazione di palazzo Chigi non sia solo di programmare divulgazioni senza contraddittorio ma che il ritardo sia finalizzato in modo scientifico alla crescita dei collegamenti e dei like su un social che non appartiene a una star dello spettacolo ma che rappresenta, ricordiamolo, il governo italiano.</p>
<p>La mancanza di contraddittorio delinea uno dei principali problemi davanti ai quali ci troviamo, fermo restando quanto specificato in premessa. Se ne riparlerà di più e meglio quando tutto questo sarà finito, ma ciò non è sufficiente per silenziare ogni nota critica che potrebbe anche solo aiutare questo governo a sbagliare di meno nella gestione – lo ripetiamo – della più grave emergenza vissuta nel dopoguerra. La presenza dei giornalisti, le loro domande, avrebbero ad esempio consentito a Conte di chiarire almeno che le disposizioni entreranno in vigore mercoledì 25 e saranno valide sino al tre aprile, cosa che ha dovuto fare l’ufficio stampa di palazzo Chigi appena conclusa la diretta Facebook.</p>
<p>Il presidente del Consiglio ha invitato i cittadini a non prendere d’assalto le farmacie e le botteghe di generi alimentari, garantendone la regolare apertura, dimenticando però che molte regioni e molte città sono state lasciate libere di decidere in modo autonomo, per cui il Paese si trova con milioni di cittadini che non sanno con certezza se il proprio sindaco o il proprio presidente di regione ha previsto limitazioni più stringenti rispetto a quelle mal decise e peggio comunicate dal governo. Lo stesso governo che per giorni ha ventilato, per poi smentirle, la chiusura anticipata e quella domenicale dei servizi pubblici essenziali creando, come sempre, panico e confusione.</p>
<p>Molti giornalisti, autori e conduttori, come detto, stanno protestando per la comunicazione voluta e imposta da Palazzo Chigi in questi giorni. La stessa unanime indignazione però non è stata registrata quando il capo politico del M5S, Luigi di Maio, ha inviato al presidente dell’ordine dei giornalisti “l’elenco dei giornalisti che ci diffamano” oppure quando Beppe Grillo si è rivolto ai giornalisti dicendo: “vi mangerei soltanto per vomitarvi”.</p>
<p>Abbiamo assistito al picco e forse all’inizio della parabola discendente di un atteggiamento colpevolmente remissivo di molta stampa nazionale nei confronti del M5S quando era in piena crescita di consensi: aveva la forza di imporre ai più grandi giornali e alle principali trasmissioni di informazione le proprie regole, prendere o lasciare, che non differivano molto dal modo in cui viene oggi gestita la comunicazione istituzionale del presidente del Consiglio dei ministri.</p>
<p>Direttori, conduttori e autori obbedivano agli ordini del capo comunicazione del M5S, capace ordinare di cosa parlare e cosa non chiedere, imporre comizi in prima serata dei principali esponenti del M5S, esigendo che non ci fosse contraddittorio. Ogni violazione dell’accordo veniva punita con la cancellazione dai flussi di informazione, con l’assenza dei volti più noti per un certo tempo da tg e talk show.</p>
<p>Condivido pienamente la nota diffusa dall’associazione stampa parlamentare e anche le proteste dei giornalisti non iscritti all’associazione, ma sino a quando non ci sarà piena solidarietà tra tutti i colleghi, sino al momento in cui sarà consentito alla politica di imporre le regole della comunicazione, sino a che si registrerà questa subalternità psicologica al potere, fino al momento in cui una intera sala stampa non si alzerà per protesta ogni volta che un politico, di qualsiasi colore politico, impedirà a una qualunque giornalista o testata di porre una domanda, sino a quando ciò non accadrà continueremo a meritarci le dirette via Facebook e senza contradditorio del presidente del consiglio.</p>
<p>Per una volta avrebbe potuto fare una conferenza stampa presentando un provvedimento già pronto e definito. Avrebbe potuto chiedere ai presidenti di Camera e Senato di riferire in Parlamento, nella sede legislativa, che tutti questi decreti dovrà emendare e approvare. Avrebbe potuto richiamare il Parlamento, che oggi pare irreperibile, alle proprie responsabilità.</p>
<p>Ma la conferenza stampa di ieri sera non è stata organizzata in fretta e furia per comprovate ragioni di urgenza e ordine pubblico, considerato che ancora a quest’ora non c’è il decreto firmato e continuano a girare sulle chat dei giornalisti le bozze delle bozze. Le nuove disposizioni potevano essere annunciate questa mattina, attraverso i canali istituzionali, alla presenza dei giornalisti, per parlare a una più ampia platea di cittadini. L’urgenza in realtà era di “bruciare” la decisione dalle regioni Lombardia e Piemonte di aggravare le misure restrittive, deliberate dai presidenti Fontana e Cirio di fronte alle pressanti richieste degli esperti e degli amministratori e constatato il tentennamento del governo. L’urgenza erano le prime pagine dei giornali di oggi. Niente di più. Niente di meno.</p>
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