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	<title>Giovanni XXIII Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Giovanni XXIII Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Massimo Faggioli: dal Papa nessuna concessione agli atei devoti e ai neo-conservatori europei e americani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvo Spagano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 19:42:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel suo ultimo libro ha raccontato le cause e le implicazioni politiche dell&#8217;avere un cattolico alla Casa Bianca. La prima volta fu drammatica, questa volta che cosa ci aspetta?L’elezione di Kennedy e il suo assassinio furono drammatici, ma l’evento della elezione fu celebrato dalla chiesa in America in modo unanimemente favorevole, al di là delle diverse opinioni politiche dei cattolici. Ora invece il cattolicesimo di Biden per alcuni cattolici (e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/03/15/spagano-faggioli-dal-papa-nessuna-concessione-agli-atei-devoti-e-ai-neo-conservatori/">Massimo Faggioli: dal Papa nessuna concessione agli atei devoti e ai neo-conservatori europei e americani</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p><strong>Nel suo ultimo libro ha raccontato le cause e le implicazioni politiche dell&#8217;avere un cattolico alla Casa Bianca. La prima volta fu drammatica, questa volta che cosa ci aspetta?</strong><br>L’elezione di Kennedy e il suo assassinio furono drammatici, ma l’evento della elezione fu celebrato dalla chiesa in America in modo unanimemente favorevole, al di là delle diverse opinioni politiche dei cattolici. Ora invece il cattolicesimo di Biden per alcuni cattolici (e molti vescovi) fa problema perché le questioni bioetiche hanno preso il sopravvento. Kennedy non aveva mai dovuto rispondere a domandi sulle sue posizioni o voti al Congresso su aborto, eutanasia, matrimonio omosessuale. Invece queste sono le questioni per eccellenza su cui un politico cattolico in America deve rispondere, a partire dalla fine degli anni Settanta (l’aborto diventa legale negli USA nel 1973) ma in maniera molto più evidente dall’inizio degli anni duemila, specialmente in un paese ancora molto religioso come gli USA. È uno dei motivi della sconfitta della candidatura del cattolico candidato per i democratici, John Kerry, nel 2004. </p>



<p><strong>Che tipo di cattolico è Biden?</strong><br>Biden è un cattolico in politica nel partito democratico che fino agli anni Settanta era il partito storicamente preferito dai cattolici, prima che dal 1980 in poi il voto cattolico si dividesse in due parti tendenzialmente uguali tra democratici e repubblicani. Biden inizia la carriera politica negli anni Settanta come cattolico liberale conservatore in questioni economiche e sociali, e col passare del tempo si sposta su posizioni più da cattolico sociale e democratico. Contribuisce negli anni Ottanta e Novanta a portare il sistema economico e sociale in America su posizioni più liberiste, ma dalla presidenza Obama in poi collabora al tentativo di correggere il sistema in direzione più solidarista (specialmente con la legge sulla riforma del sistema sanitario). Approda a posizioni più vicine al cattolicesimo sociale sulla spinta degli effetti della grande recessione che inizia nel 2008 ma anche per la radicalizzazione del partito democratico a sinistra sull’onda del movimento di Bernie Sanders.</p>



<p><strong>Che conferenza episcopale è quella statunitense?</strong><br>È una conferenza molto grande, alla guida di una chiesa molto grande – grande quasi quanto il continente nordamericano con grandi differenze al suo interno culturali, economiche, e sociali. Un problema è che una conferenza così grande non ha più una assemblea di vescovi che discute, ma è diventata una specie di federazione di commissioni episcopali. Ma il vero problema è la politicizzazione dei vescovi e l’allineamento di molti di loro al partito repubblicano, e non solo sulle questioni dell’aborto e difesa della vita. È un allineamento politico che ha reso moralmente ciechi molti vescovi e la presidenza della conferenza in un modo a tratti scioccante, e che ora ha reso politicamente orfana la leadership dell’episcopato USA, vista la situazione del partito repubblicano dopo la fine della presidenza Trump.</p>



<p><strong>Negli ultimi anni è parso che un’ondata di integrismo abbia travolto molte confessioni generando saldature con estremismi politici di ogni latitudine. Com’è potuto succedere? E che cosa ci attende?</strong><br>La distopia politica dell’America di oggi è inseparabile dal ritorno di convinzioni religiose che minano quel consenso morale-religioso alla base della democrazia in America. Il fattore nuovo è il riaffacciarsi nella cultura mainstream americana di convinzioni religiose che la teologia accademica di formazione euro-atlantica aveva dato per morte e sepolte: idee zombie, morte che tornano ad aggrapparsi ai vivi, o che forse non sono morte ma continuano a vivere in quella zona di “global south” religioso che sono gli USA. C’è il ritorno delle teorie cospirative ma anche una nuova cultura integralista cattolica che è un aspetto di questa saldatura tra crisi religiosa e crisi politica. C’è il tentativo di tornare a un modello integralista dei rapporti tra stato e chiesa, con la chiesa (cattolica o evangelicale, in entrambi i casi concepita come chiesa dei bianchi) incaricata di conferire legittimità ai poteri pubblici – però non per risolvere il problema del razzismo, ma solo per le questioni bioetiche che sono care alla cultura religiosa bianca conservatrice.</p>



<p><strong>Molti, dentro la Chiesa, sembrano vivere Bergoglio come un corpo estraneo, ed egli stesso sembra aver fatto poco per non alimentare questa percezione. In particolare lo si accusa di non avere un’agenda Cristocentrica. È d’accordo?</strong><br>Si può discutere sulle scelte fatte da Francesco ma questa è una critica che secondo me non ha fondamento, se uno guarda a tutti gli insegnamenti di Francesco, a partire dall’enciclica Fratelli Tutti. Francesco ha certamente portato nuove enfasi su alcuni aspetti e una nuova gerarchia delle priorità rispetto ai predecessori, ma non ha senso dire che non ha Cristo al centro: uno degli eventi teologici del pontificato è infatti aver posto il Cristocentrismo al posto dell’ecclesiocentrismo che alcuni ancora rimpiangono. Certamente Francesco ha scelto di non fare concessioni tattiche agli “atei devoti” e ai neo-conservatori europei e americani, e infatti questa è una delle chiavi con cui va letto il progetto del viaggio in Iraq.</p>



<p><strong>L’elezione di Bergoglio come successore di Ratzinger è stata l’elezione di un progressista in alternativa ad un conservatore? Più in generale: la coppia conservazione/progresso è in grado di spiegare le tensioni ecclesiali?</strong><br>Ci sono sicuramente differenze tra Ratzinger e Bergoglio, ma Bergoglio non è certamente il liberal-progressista che viene dipinto dalla stampa anglosassone. Secondo me ha maggiore importanza la differenza tra la cultura europea e occidentale dei predecessori di Francesco e Francesco come rappresentante di un cattolicesimo che si apre al mondo globale, in misura molto più evidente rispetto al passato. Queste tensioni tra radicamento euro-occidentale e orientamento globale sono molto più profonde rispetto alla spaccatura tra progressisti e conservatori.</p>



<p><strong>Sembrerebbe palesarsi, nella Chiesa di oggi, un conflitto risalente al Concilio Vaticano II, e che poi si è mantenuto sottotraccia durante il Pontificato di Giovanni Paolo II. Per quanto universale, quel Concilio aveva fortissimi legami con l&#8217;Italia. Come è stata vissuta dai vescovi italiani la convocazione del Concilio e la sua dichiarata, fin dalle origini, apertura al mondo? Era già sconfitta la visione ecclesiale e politica della curia romana e dei suoi protagonisti come il cardinale Ottaviani?</strong><br>La convocazione del concilio da parte di Giovanni XXIII fu una sorpresa ma la visione di Ottaviani e della Curia romana (che comunque non erano la stessa cosa) non era destinata alla sconfitta. Quella al Vaticano II fu una vera battaglia di idee, combattuta in un lungo periodo di tempo e a diversi livelli: basta leggere alcuni diari di padri e periti conciliari per capire che quella conciliare fu una maturazione teologica e spirituale sofferta ma autentica, non solo al livello mediatico, e ha portato frutti irrinunciabili per l’equilibrio teologico della chiesa nella modernità globale. Una maggiore distanza tra papato e la chiesa italiana è una delle conseguenze di una maggiore apertura verso il mondo globale: sarebbe anche una opportunità per la chiesa italiana di crescere.</p>



<p><strong>Papa Roncalli e l&#8217;episcopato italiano potevano immaginare cosa sarebbe stato della dimensione quasi monolitica della Chiesa del tempo? Come apparirebbe ai loro oggi l’attuale CEI?</strong><br>Non so come gli apparirebbe oggi. Certamente la differenza tra la chiesa di oggi e quella degli anni sessanta non è maggiore della differenza tra la chiesa italiana degli anni sessanta e quella immediatamente successiva alla caduta dello Stato pontificio, il periodo in cui nacque Roncalli. In un certo senso, è maggiore la differenza tra la situazione di stagnazione della CEI di oggi e quella del primo decennio di post-concilio, quella coraggiosa dei piani di evangelizzazione fino ai documenti dei primi anni ottanta, come per esempio “Comunione e comunità”.</p>



<p><strong>A distanza di oltre 50 anni dal Concilio, com&#8217;è possibile che ci siano vescovi, sacerdoti e laici che ne mettono in discussione l&#8217;approccio e le scelte di direzione impresse alla Chiesa?</strong><br>È possibile perché la recezione del concilio Vaticano II conosce fasi e movimenti diversi in aree diversi del cattolicesimo globale. Negli USA la recezione del concilio è stata veloce e profonda nei primi vent’anni circa, fino a metà anni ottanta, e poi c’è stata una interruzione e ora c’è una crisi, una spaccatura tra cultura pre- e anti-conciliare sulla destra, e una cultura post-conciliare e post-ecclesiale sulla sinistra. Il cattolicesimo conciliare coincide con un centrismo teologico in crisi a causa di un sistema politico e ideologico a due partiti che ha invaso anche lo spazio ecclesiale. La chiesa negli USA è una chiesa molto particolare che risente di dinamiche interne molto forti e legate all’identità religiosa della comunità civile e politica, e in questo senso la recezione del concilio ha risentito in modo diretto di dinamiche politiche nazionali fin dagli anni ottanta. Le conseguenze dell’11 settembre 2001 sull’identità religiosa del paese, con una torsione in senso etno-nazionalista, hanno aggiunto ulteriori problemi che abbiamo visto durante gli anni di Trump.</p>
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		<title>Il Papa della fraternità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Gumina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2020 18:34:14 +0000</pubDate>
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<p>Più che come pontificato della misericordia o dell’opzione preferenziale per i poveri quello di Francesco – probabilmente – passerà alla storia come il papato della fraternità. Questa, in un’ottica cristiana, è in grado di contenere il dono d’amore misericordioso di Dio per l’uomo e l’impegno di quest’ultimo a favore dei suoi simili accolti come fratelli. Christoph Theobald, uno dei più rilevanti teologi contemporanei, ha già argomentato in merito a questa peculiarità del pontificato di Bergoglio in una riflessione di qualche anno fa dal titolo Fraternità. Il nuovo stile della Chiesa secondo Francesco.</p>



<p>Una conferma di simile tesi è l’ultima enciclica di Bergoglio intitolata Fratelli tutti. Il testo sembra sintetizzare e portare a definitiva maturazione una riflessione sulla fraternità che Francesco propone sin dall’inizio del suo pontificato quando chiese ai fedeli presenti in Piazza San Pietro di pregare insieme con lui e per lui – come fratelli e sorelle – per la missione del nuovo successore di Pietro. Ancora, al numero 179 del suo manifesto teologico-pastorale che è l’Evangelii gaudium, Bergoglio sostiene l’urgenza «dell’assoluta priorità dell’uscita da sé verso il fratello».</p>



<p>Inoltre, tanto sul piano del dialogo religioso quanto nell’ottica della riforma delle istituzioni a livello locale e globale, il vescovo di Roma ha sempre suggerito la via della fraternità come mezzo per superare le secche della pseudocultura dei muri e dello scarto. I testi più significativi di Francesco su questa prospettiva sono il discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2015 e la Dichiarazione sulla fratellanza umana firmata ad Abu Dhabi nel 2019 insieme al Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb.</p>



<p>Un’ulteriore dimostrazione di tale ipotesi è riscontrabile nel testo stesso della nuova enciclica il quale è ricchissimo di riferimenti all’insegnamento che Bergoglio in questi anni ha proposto alla Chiesa cattolica e all’intera comunità umana. Così, sembra che Fratelli tutti voglia e possa rappresentare la piena maturità e la più completa espressione dell’insegnamento sulla fraternità che disegna la cifra sostanziale della proposta dell’attuale vescovo di Roma.</p>



<p>Infatti, per Francesco, il tema della fraternità ha sempre delineato la bussola della sua azione pastorale capace di porsi in tal modo al cuore del messaggio della modernità che aveva legato proprio la fraternità alla libertà e alla giustizia. Sulla scia degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, la rilettura bergogliana della fraternità permette di ricollocare il cristianesimo al centro del messaggio della cultura moderna che tramite l’ispirazione cristiana può rileggere – e meglio calibrare – i rapporti fra la libertà, la giustizia e la fraternità. Quest’ultima, presto dimenticata dalla prassi politica e giuridica successiva alla rivoluzione francese, è l’unica a poter garantire adeguata profondità e attuazione alla libertà e alla giustizia. Così, Francesco sembra dire al mondo odierno che non può esserci vera libertà e autentica giustizia se si esclude la fraternità intesa come senso e finalità dell’intera comunità umana.<br>In Fratelli tutti, Francesco argomenta alla luce del metodo teologico-pastorale del “vedere, giudicare ed agire” inaugurato da Giovanni XXIII e considerato punto nodale dell’elaborazione teologica sudamericana.</p>



<p>Il momento del “vedere” è ben espresso al numero 13 della nuova enciclica dove il papa osserva che il mondo odierno ha subìto «una perdita del senso della storia» la quale ha generato una libertà umana che «pretende di costruire tutto da zero». Oltre ad ostacolare lo sviluppo della fraternità universale, la mancanza del senso della storia – e perciò della memoria – partorisce nuove forme di colonizzazione culturale tese a «dissolvere il pensiero critico, l’impegno per la giustizia e i percorsi di integrazione» (n. 14). Alla luce di ciò, nonostante la proclamazione verbale dei diritti universali dell’uomo, le persone «non sono più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare» (n. 18) tanto da far riapparire «una cultura dei muri per impedire l’incontro con altre culture, con altra gente» (n. 27). A questo bisogna aggiungere, a parere di Francesco, i pericoli provenienti dai sistemi di informazione sempre più potenti ma incapaci di interpretare con saggezza la realtà per via dell’utilizzo di metodi in grado di «produrre, dissimulare, modificare» (n. 47).</p>



<p>Senza dubbio, l’analisi del contesto globale elaborata da Bergoglio mostra un mondo con diverse ombre e molteplici tentativi di chiusura. Tuttavia, ciò non blocca la speranza dovuta sia alle diverse positività attualmente esistenti e operanti nello scenario globale sia alla ferma convinzione che – malgrado la situazione – l’umanità conserva tutte le forze per cambiare e ripartire. Questo convincimento deriva dal “giudicare” la realtà alla luce di due figure di santità poste da Francesco all’inizio e alla fine dell’enciclica Fratelli tutti. Si tratta di San Francesco e del Beato Charles de Foucauld. Entrambe le testimonianze di santità hanno espresso una forma di fraternità universale concretamente vissuta al fianco dei poveri, a tutela del creato e per costruire l’amicizia sociale (cfr. nn. 1-2-3 e 286-287). Gli esiti delle vicende di fraternità in Cristo proposte da Francesco d’Assisi e da Charles de Foucauld sono gli esempi che Bergoglio pone a noi per far germogliare la fraternità nell’odierna comunità umana. Non si tratta di esiti vincenti, gloriosi e potenti nell’influenzare la politica e la cultura bensì di testimonianze in grado di cambiare il cuore del mondo e degli uomini al fine di giudicare la storia presente e di agire per il futuro con speranza, amore, dedizione.</p>



<p>Alla luce di questa visione cristiana del mondo, il pontefice elabora il momento “dell’agire” tramite una proposta insieme culturale, sociale, economica e politica finalizzata a far crescere i semi della fraternità nel seno delle nostre città. Per realizzare questo urge – a parere di Francesco – che la fede includa in modo più diretto «il senso sociale dell’esistenza, la dimensione della fraternità, la convinzione sull’inalienabile dignità di ogni persona e le motivazioni per amare e accogliere tutti» (n. 86). Ciò spinge i credenti ad agire insieme al resto della comunità umana in uno «spazio di corresponsabilità capace di avviare e generare nuovi processi e trasformazioni» al fine di essere «parte attiva nella riabilitazione e nel sostegno delle società ferite» (n. 77). Per il papa, tutto questo va promosso con una peculiare attenzione «alla dimensione globale per non cadere in una meschinità quotidiana» ma al contempo bisogna «assumere cordialmente la dimensione locale» (n. 142). Tali coordinate sembrano offrire quella visione ampia della politica espressa dal pontefice attraverso un nuovo approccio integrale per «riformare le istituzioni, coordinarle e dotarle di buone pratiche» (n. 177). Da ciò si evince che tutti i cittadini, insieme ai governanti, sono chiamati a prendersi cura «della fragilità dei popoli e delle persone» e a farsi carico «del presente nella sua situazione più marginale e angosciante ed essere capaci di ungerlo con dignità» (188).</p>



<p>Con l’enciclica sociale Fratelli tutti, papa Francesco ribadisce con chiarezza e determinazione che la geopolitica globale e le organizzazioni locali vanno riformulate alla luce del principio della fraternità. Quello di Bergoglio non è un testo diplomatico o meramente culturale ma mira – nella prospettiva del dialogo – a ricordare che Dio ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità per farli convivere fra loro come fratelli.</p>
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