<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Golpe Archivi - ilcaffeonline</title>
	<atom:link href="https://ilcaffeonline.it/tag/golpe/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/golpe/</link>
	<description>Il coraggio di conoscere</description>
	<lastBuildDate>Wed, 15 Sep 2021 10:35:39 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.4.2</generator>

<image>
	<url>https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/cropped-avatar-ilcaffeonline-32x32.png</url>
	<title>Golpe Archivi - ilcaffeonline</title>
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/golpe/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>La lunga marcia per la libertà</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/09/15/delle-pagine-la-lunga-marcia-per-la-liberta/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/09/15/delle-pagine-la-lunga-marcia-per-la-liberta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Delle Pagine]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2021 10:20:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Adama Barrow]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[Botswana]]></category>
		<category><![CDATA[Burkina Faso]]></category>
		<category><![CDATA[Camerun]]></category>
		<category><![CDATA[Capo Verde]]></category>
		<category><![CDATA[Ciad]]></category>
		<category><![CDATA[Colpi di Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Eswatini]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
		<category><![CDATA[Freedom House]]></category>
		<category><![CDATA[Gambia]]></category>
		<category><![CDATA[Golpe]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guinea]]></category>
		<category><![CDATA[Hichilema]]></category>
		<category><![CDATA[Jammeh]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Attanasio]]></category>
		<category><![CDATA[Lungu]]></category>
		<category><![CDATA[Mali]]></category>
		<category><![CDATA[Marocco]]></category>
		<category><![CDATA[Mozambico]]></category>
		<category><![CDATA[Museveni]]></category>
		<category><![CDATA[Namibia]]></category>
		<category><![CDATA[Niger]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Rivolte]]></category>
		<category><![CDATA[Sahara]]></category>
		<category><![CDATA[Somaliland]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<category><![CDATA[Sudan]]></category>
		<category><![CDATA[Tanzania]]></category>
		<category><![CDATA[Tripoli]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>
		<category><![CDATA[Uganda]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Africana]]></category>
		<category><![CDATA[Zambia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3526</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ho steso sul tavolo una mappa dell’Africa, di quelle in bianco e nero, e ho cominciato a colorarla. Non sono improvvisamente regredito all’infanzia, pur avendone seriamente il desiderio, ma mi interessava visualizzare l’indice della libertà in Africa elaborato da Freedom House, storica nonché controversa organizzazione americana. Non affrontiamo qui la discussione sulla passione tipicamente anglosassone per le classifiche (che cosa significherà per un nigeriano che il suo paese abbia 45&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/09/15/delle-pagine-la-lunga-marcia-per-la-liberta/">La lunga marcia per la libertà</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ho steso sul tavolo una mappa dell’Africa, di quelle in bianco e nero, e ho cominciato a colorarla. Non sono improvvisamente regredito all’infanzia, pur avendone seriamente il desiderio, ma mi interessava visualizzare l’indice della libertà in Africa elaborato da Freedom House, storica nonché controversa organizzazione americana.</p>



<p>Non affrontiamo qui la discussione sulla passione tipicamente anglosassone per le classifiche (che cosa significherà per un nigeriano che il suo paese abbia 45 punti, mentre nell’Uganda di Museveni si arriva solo a 34?), ma proviamo a fare la prova: in verde i paesi liberi, in giallo quelli parzialmente liberi e in rosso quelli oppressi. </p>



<p>La mappa si è rapidamente colorata di rosso, la mano si è stancata e la matita si è spezzata nello sconforto. Mentre mi angosciavo con i pastelli, ho dovuto rapidamente cambiare colore ad un paese, la Guinea, dove ad inizio mese si è consumato l’ennesimo golpe africano. Avevo già passato in giallo la Tunisia.</p>



<p>L’ultimo conto parla di 8 paesi liberi, 22 paesi parzialmente liberi (tra questi c’è anche il Somaliland che nessuno riconosce) e 26 non liberi (compreso il Sahara occidentale, controllato dal Marocco ma membro dell’Unione Africana).</p>



<p>Qualche anno fa la situazione politica in Africa, continente amato e sfortunato, sembrava volgere verso un tenue verde primaverile, poi i soliti problemi l’hanno riportato all’autunno. Il 2021 non è stato un grande anno. Le elezioni che si sono tenute fin ora, con rare eccezioni, sono state contraddistinte da brogli e sfacciati favoritismi per gli incombenti. L&#8217;Uganda per dire. E poi due colpi di stato in Mali, uno in Guinea, un tentato golpe in Niger, una successione dinastica militare in Ciad; la crisi separatista in Camerun, le violenze jihadiste in Mali, Burkina Faso, Nigeria; la guerra civile in Etiopia contro i ribelli tigrini che ha lambito la località sacra delle chiese nella roccia di Lalibela. Senza dimenticare le jacquéries in Sudafrica, la violenza islamista in Mozambico, l’eterna guerra nella parte occidentale della Repubblica democratica del Congo, dove ha perso la vita anche il nostro Luca Attanasio.</p>



<p>Il Gambia ci fa pensare a come gli eroici oppositori di un tempo, per effetto di una maledizione africana, si trasformino in autocrati. Il presidente Adama Barrow, che riuscì ad abbattere la dittatura di Jammeh ha rinnegato la promessa di restare al potere per solo tre anni. Barrow si prepara alle elezioni del 4 dicembre, sicuro di vincerle.</p>



<p>Insomma, i segnali mostrano un continente nuovamente alle prese con il ciclo di esclusione, frustrazione e violenza. Pochi i segnali positivi. Vogliamo seguirli?</p>



<p>Lo Zambia si è scrollato di dosso il presidente Lungu, che aveva mobilitato l’intero apparato dello Stato per strappare un nuovo mandato. La fortissima mobilitazione popolare ha spinto il candidato dell’opposizione Hichilema verso un trionfo che ha reso vane le manipolazioni del titolare. Possiamo ora solo sperare che Hichilema non segua l’esempio di altri suoi illustri colleghi aggrappati alle poltrone anche oltre scadenza. </p>



<p>Ma, al di là del significato contingente, ciò che sembra insegnare lo Zambia è che la democrazia si consolida dove si salda la passione popolare con una relativa solidità istituzionale, più evidente nei paesi dell’Africa australe, dove si concentrano i paesi liberi, come il Sudafrica, Namibia e Botswana.</p>



<p>Anche i piccoli stati insulari sono riusciti a dotarsi di stabilità e rispetto delle regole democratiche. Pochi giorni fa Sao Tome è andato alle urne facendo vincere l’opposizione di Carlos Vila Nova. Fra poco toccherà a Capo Verde. Maurizio e le Seycelles sono gli altri stati insulari con elezioni credibili e corrette. Fuori da questo ambito piuttosto angusto, tra i paesi liberi, troviamo solo il Ghana.</p>



<p>Volendo completare il giro elettorale dell’Africa, il Somaliland, entità non riconosciuta dal resto del mondo, si distingue per una situazione di pace in una regione del mondo in cui il concetto di turbolenza viene ridefinito in peggio ogni anno. Pur essendo di colore giallo, il Somaliland ha superato il test delle elezioni parlamentari 2021 (le prime da quindici anni) senza incidenti, grazie a meccanismi costituzionali che mescolano schemi occidentali e tradizionali, come il riconoscimento del ruolo dei capi tribali.</p>



<p>La battaglia è ancora in corso in Eswatini dove l’ultimo re assoluto del continente deve fronteggiare una crisi terminale di legittimità. Anche il Sudan è un campo aperto, lì le elezioni sono promesse per il 2022. Per non parlare della Libia che dovrebbe andare alle urne la vigilia di Natale di quest’anno, sempre che la fragile tregua tra le fazioni e le potenze che le sostengono riesca a durare.<br>Eppure, è proprio l’entità delle rivolte popolari che mostra come il bisogno di democrazia continui ad essere fortemente sentito dagli africani, da Tripoli a Città del Capo, da Gibuti a Dakar.</p>



<p>Ogni stato ha la sua storia e le sue caratteristiche ed è difficile fare generalizzazioni ma tra i paesi parzialmente liberi, quelli in giallo, ce ne sono numerosi che potrebbero, nel prossimo decennio, fare un decisivo salto verso solide libertà democratiche accompagnate da stabilità e sviluppo umano. Pensiamo a paesi come il Kenya, un paese con una stampa vibrante e una vivacissima dialettica politica, ma dove il momento delle elezioni si accompagna a corruzione e violenza; alla Nigeria, naturalmente, il gigante del continente, che dal 1999 è riuscita a spegnere la catena dei colpi di Stato militari; e anche alla Tanzania, dove è in corso una lentissima evoluzione verso un regime più aperto. La grande speranza per il futuro resta l’Etiopia, una volta che riuscirà a sciogliere il suo storico dilemma tra centralismo e autonomie locali, recuperando un vero equilibrio tra le diverse etnie.</p>



<p>I paesi cambiano, la storia avanza, non c’è nulla di immutabile. Gli africani reclamano libertà, giustizia e sviluppo. In momenti in cui l’occidente si interroga sui suoi valori fondamentali, forse uno sguardo all’Africa ci fa ricordare come anche qui si continua a battersi e a morire per la libertà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/09/15/delle-pagine-la-lunga-marcia-per-la-liberta/">La lunga marcia per la libertà</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/09/15/delle-pagine-la-lunga-marcia-per-la-liberta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Myanmar sta per diventare una nuova Siria?</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/04/21/il-myanmar-sta-per-diventare-una-nuova-siria/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/04/21/il-myanmar-sta-per-diventare-una-nuova-siria/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2021 14:03:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[Asean]]></category>
		<category><![CDATA[Bashar al-Assad]]></category>
		<category><![CDATA[Bonus]]></category>
		<category><![CDATA[Cambogia]]></category>
		<category><![CDATA[Christine Schraner Burgener]]></category>
		<category><![CDATA[Committee Representing Pyidaungsu Hluttaw]]></category>
		<category><![CDATA[CRPH]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito]]></category>
		<category><![CDATA[Foreign Affairs]]></category>
		<category><![CDATA[Generali]]></category>
		<category><![CDATA[Golpe]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra civile]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Jakarta]]></category>
		<category><![CDATA[Myanmar]]></category>
		<category><![CDATA[New York Times]]></category>
		<category><![CDATA[NGU]]></category>
		<category><![CDATA[Rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Tatmadaw]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2930</guid>

					<description><![CDATA[<p>Giorno dopo giorno, in Myanmar aumentano la violenza ed il caos. Secondo il gruppo di pressione Assistance Association for Political Prisoners, nel corso delle numerosissime dimostrazioni successive al colpo di stato del primo febbraio scorso che ha riportato al potere i militari, le forze di sicurezza hanno ucciso centinaia di manifestanti. Ma, come sostiene Derek J. Mitchell su Foreign Affairs, i governi del mondo non si rendono forse conto di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/04/21/il-myanmar-sta-per-diventare-una-nuova-siria/">Il Myanmar sta per diventare una nuova Siria?</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Giorno dopo giorno, in Myanmar aumentano la violenza ed il caos. Secondo il gruppo di pressione Assistance Association for Political Prisoners, nel corso delle numerosissime dimostrazioni successive al colpo di stato del primo febbraio scorso che ha riportato al potere i militari, le forze di sicurezza hanno ucciso centinaia di manifestanti. Ma, come sostiene Derek J. Mitchell su Foreign Affairs, i governi del mondo non si rendono forse conto di quanto le cose potrebbero aggravarsi, se si dovesse sviluppare un conflitto destabilizzante per l’intera regione con l’esodo conseguente di rifugiati.</p>



<p>Dopo il colpo di stato militare, il Myanmar potrebbe «non diventare un altro stato dispotico, come la Cambogia sotto Hun Sen o la Tailandia dopo il golpe del 2014, ma un’altra Siria», scrive Mitchell. «Un luogo di incontenibile devastazione e di inconciliabile divisione tra una cricca dominante e l&#8217;ampia massa dei cittadini. La reciproca estraneità aumenta di giorno in giorno. </p>



<p>I generali sono isolati, divorati da una miscela di avidità, ignoranza, paura e ambizione, e sono probabilmente sorpresi dalla forte resistenza che hanno suscitato. Come Bashar al-Assad e i suoi alleati in Siria, i leader del Tatmadaw &#8211; come è chiamato l&#8217;esercito del Myanmar &#8211; forse si rendono conto che ci sono dentro fino al collo e non possono mostrarsi insicuri sulla rotta da seguire, anche se questo significa distruggere il paese per salvare se stessi».</p>



<p>Del resto, anche l’inviato speciale dell’Onu, Christine Schraner Burgener, nei giorni scorsi ha ammonito che, senza «azioni potenzialmente significative», la situazione in Myanmar rischia di precipitare e ha pronosticato un «imminente bagno di sangue». Una «guerra civile che potrebbe verificarsi davanti ai nostri occhi e il fatto di non riuscire a prevenire una nuova escalation di atrocità costerà al mondo molto di più, nel lungo termine», ha sottolineato.</p>



<p>Di fronte alla brutalità e all’insensibilità dei militari, i manifestanti che erano scesi in piazza armati solo di slogan e avevano usato la disobbedienza civile per paralizzare il funzionamento dello Stato, hanno infatti iniziato a reagire, anche se per lo più con armi di fortuna. E nel frattempo, invece di allinearsi con i militari, quasi tutte le organizzazioni etniche armate, alcune delle quali dispongono di un numero considerevole di soldati, si sono unite contro il colpo di stato, e stanno cominciando a lanciare attacchi contro le forze armate. </p>



<p>Come racconta Joshua Kurlantzick sulla World Politics Review, due delle più potenti organizzazioni armate, il Kachin Independence Army e il Karen National Union, hanno attaccato postazioni militari. E l&#8217;esercito Arakan, una milizia buddista intransigente che è attiva nello stato occidentale del Rakhine, ha condannato il colpo di stato affermando che «l’intera etnia oppressa continuerà a lottare per la sua libertà». Secondo alcune stime, riferisce Kurlantzick, gli eserciti etnici dispongono di un totale di 75.000 soldati sotto il loro comando: meno, certo, dei circa 350.000 soldati del Tatmadaw, ma tuttavia un numero considerevole.</p>



<p>Inoltre, la situazione di instabilità potrebbe innescare nuovi combattimenti tra gruppi armati rivali, causando un caos ancora maggiore nelle campagne. Per esempio, il più grande esercito etnico, lo United Wa State Army, forte di 30.000 soldati, che controlla il territorio nel nord-est ed è anche presumibilmente una delle più grandi organizzazioni di narcotraffico del mondo, potrebbe utilizzare il vuoto di potere per cercare di consolidare o di espandere il territorio che controlla. Di questo passo, insomma, il Myanmar potrebbe diventare uno stato fallito.</p>



<p>Nel frattempo, un gruppo di parlamentari democraticamente eletti ha formato, in India, il Committee Representing Pyidaungsu Hluttaw (Crph), una sorta di governo birmano in esilio, e ha annunciato la formazione del Governo di unità nazionale (NGU), che comprende parlamentari estromessi dai militari, rappresentanti dei diversi gruppi etnici ed esponenti dei movimenti di protesta contro il golpe ora in esilio.</p>



<p>Il NGU ora sollecita il riconoscimento internazionale come il vero rappresentante del Paese. E, a pochi giorni dal summit sulla crisi birmana dell’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico, previsto sabato prossimo nella capitale indonesiana Jakarta, ha chiesto ai leader dell’Asean di non riconoscere l’esecutivo guidato dai militari. Zin Mar Aung, ex prigioniero politico, membro del parlamento deposto e ministro degli esteri del Committee Representing Pyidaungsu Hluttaw (Crph), ha scritto sul New York Times che «il Myanmar è stato governato dai militari per cinquanta dei settantacinque anni in cui è stato uno stato indipendente. Ma il paese non appartiene ai militari. Appartiene al popolo».</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/04/21/il-myanmar-sta-per-diventare-una-nuova-siria/">Il Myanmar sta per diventare una nuova Siria?</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/04/21/il-myanmar-sta-per-diventare-una-nuova-siria/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
