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	<title>Green New Deal Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Green New Deal Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>La transizione verso le energie rinnovabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonello Assogna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2020 11:36:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prospettiva è quella di tornare al passato remoto. Se tornassimo indietro nel tempo, in particolare nei decenni precedenti alla prima rivoluzione industriale della seconda metà del XVIII secolo, le fonti di energia erano quasi esclusivamente rinnovabili (acqua, vento, legna, olii vegetali) o derivanti dallo sfruttamento dell’uomo o degli animali. Il successivo avvento dei fossili, a partire dal carbone, ha radicalmente cambiato il modo di produrre, la vita domestica e&#8230;</p>
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<p>La prospettiva è quella di tornare al passato remoto. Se tornassimo indietro nel tempo, in particolare nei decenni precedenti alla prima rivoluzione industriale della seconda metà del XVIII secolo, le fonti di energia erano quasi esclusivamente rinnovabili (acqua, vento, legna, olii vegetali) o derivanti dallo sfruttamento dell’uomo o degli animali.</p>



<p>Il successivo avvento dei fossili, a partire dal carbone, ha radicalmente cambiato il modo di produrre, la vita domestica e i rapporti sociali. Indubbiamente la storia dell’uomo ha subito un’accelerazione determinante con l’utilizzo degli idrocarburi fossili sia in termini di sviluppo economico sia nell’ambito degli equilibri politici internazionali. I rapporti di forza tra gli Stati, tra i popoli, iniziarono a misurarsi anche attraverso il controllo delle risorse energetiche. Questa deriva, che ancora caratterizza gli scenari internazionali, ha iniziato ad essere messa in discussione in forma strutturata dai primi movimenti ambientalisti organizzati a partire dagli anni ’60 dello scorso secolo.</p>



<p>Il movimento ambientalista si inseriva nelle contraddizioni di un sistema economico, che aumentava le distanze e le disuguaglianze fra e nelle popolazioni e soprattutto per il progressivo deterioramento degli equilibri ecologico-ambientali e per le ricadute sulla salute degli esseri viventi, derivante da uno sviluppo industriale, dei trasporti e degli utilizzi domestici e commerciali, sempre più incompatibile con la sostenibilità ambientale. A seguire, il lungo dibattito suscitato dall’azione politica del movimento dei Verdi a livello internazionale, che hanno assunto anche delle responsabilità istituzionali di prestigio; la conferenza di Rio de Janeiro del 1992 e il protocollo di Kyoto del 1997 hanno dato continuità alle attenzioni della Comunità Internazionale su questi temi. </p>



<p>Ma il 2015 è probabilmente da considerare l’anno di svolta nell’attenzione ai temi della sostenibilità ambientale: il vertice COP 21 di Parigi, la Lettera Enciclica di Papa Francesco “Laudato sii” e la sottoscrizione all’ONU da parte di 193 Stati dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, sono gli atti che sono entrati con forza nel dibattito globale. Nel 2018 poi si è aggiunta anche l’iniziativa del movimento suscitato da Greta Thunberg. Pertanto nell’agenda politica internazionale si stanno imponendo ai primi punti dell’ordine del giorno le questioni relative alla lotta ai cambiamenti climatici, la salvaguardia degli equilibri ecologici, la sostituzione delle fonti di energia fossile, lo sviluppo di un’economia circolare e delle energie rinnovabili.</p>



<p>Saranno determinanti pertanto le scelte di questi e dei prossimi anni per favorire la transizione verso il pieno utilizzo delle Fonti di Energia Rinnovabile. Garanzia della continuità degli approvvigionamenti; sostituzione del mix energetico; riconversione degli impianti; investimenti per nuove infrastrutture, ricerca ed innovazione tecnologica; ricambio professionale; accesso garantito all’energia a tutte le popolazioni; rafforzamento dei programmi di efficienza energetica (consumare meglio, riducendo gli sprechi), saranno le questioni che caratterizzeranno gli anni della transizione. La strada da percorrere avrà ancora comunque una visibilità di almeno trenta anni. Le principali istituzioni internazionali parlano infatti del 2050 come punto di svolta e di passaggio dall’era del fossile al pieno utilizzo delle FER. </p>



<p>Sia il Green New Deal dell’UE che le Strategie Energetiche Nazionali (compreso il Piano Integrato Energia e Clima italiano) traguardano a quella data il raggiungimento dell’obiettivo. Sarà fondamentale accelerare la transizione con razionalità, avviando la sostituzione dell’utilizzo del carbone e del petrolio per usi energetici, aumentando in questa fase di transazione l’utilizzo del gas naturale, che a parità di utilizzo emette CO2 per il 25-30% in meno rispetto ai prodotti petroliferi e per il 40-50% in meno rispetto al carbone. Questo per evitare squilibri di continuità di fornitura al sistema produttivo e sociale.</p>



<p>Le vicende di questi mesi, derivanti dal diffondersi della pandemia da Covid 19, stanno evidenziando sempre più l’importanza della collaborazione internazionale, del coordinamento e dell’integrazione delle politiche economiche e sociali e di progetti condivisi per una più equa distribuzione delle risorse, a partire da quelle energetiche. Anche i progetti per la ripartenza non potranno non prevedere un nuovo modello di sviluppo basato su sostenibilità energetica e circolarità.</p>



<p>Sarà pertanto fondamentale un’iniziativa globale, a partire dalle scelte delle maggiori potenze economiche ed industriali come USA e CINA, ma a seguire anche quelle dell’Unione Europea, Russia edi altri Paesi con assetti industriali consolidati e in crescita; l’industria manifatturiera e i trasporti sono infatti i settori prevalentemente basati su lavorazioni energivore, oggi garantite in larga maggioranza dall’utilizzo delle energie derivanti dai fossili. Senza questa programmazione unificante e senza investimenti a sostegno promossi dai decisori pubblici, dall’imprenditoria e dalla finanza internazionale, gli obiettivi non potranno essere raggiunti. Si dovrà incidere pertanto sul mix dei consumi energetici che, al 2019, presenta i seguenti dati: Petrolio33.1% (-0.2% 2018); Gas 24.2% (+0.2% 2018);Carbone 27.0% (-0.5% 2018);FER (ad esclusione dell’idroelettrico) 5.0% (+0.5% 2018); Idroelettrico 6.4% (-0.0% 2018); Nucleare 4.3% (+0.1%2018) (BP Statiscal Review of World Energy 2020). Come si può dedurre dai numeri, l’esposizione nei confronti dei fossili è ancora fortemente diffusa.</p>



<p>Ma cosa intendiamo per energie rinnovabili? Il concetto di Fonte di Energia Rinnovabile si basa sul principio di generazione da fonti che non sono “esauribili”, che si riproducono nel tempo e che soprattutto nella quasi totalità (ad eccezione di alcune forme di biomasse) non provocano emissioni dannose. Sulla base della Direttiva Europea (2009/28/CE), recepita nella legislazione italiana con il Dlgs 28 del 03/03/2011, sono considerate “fonti di energia rinnovabile”: energia eolica, solare, aerotermica, geotermica, idrotermica (energia immagazzinata nelle acque superficiali sotto forma di calore) e oceanica (delle correnti marine, del moto ondoso, delle maree, del gradiente salino, talassotermica) idraulica, biomassa ( prevalentemente di origine vegetale, comelegname, degli scarti agricoli, degli sfalci e le potature, dei sottoprodotti di scarto delle lavorazioni agricole e alimentari, di alcune frazioni dei rifiuti solidi urbani, ecc….), gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas (ottenuti mediante digestione anaerobica di diverse tipologie di biomassa umida, anche in co-digestione; possono essere sia di origine vegetale &#8211; scarti organici, insilati, ecc.. &#8211; che animale &#8211; deiezioni, siero di latte, grassi, ecc&#8230;).</p>



<p>In questo contesto si colloca anche l’utilizzo dell’Idrogeno, al quale sono rivolte le attenzioni di alcune importanti holding energetiche; le caratteristiche di questo elemento chimico, permetterebbero di favorirne uno sviluppo significativo, fermo restando la progressiva soluzione di alcune questioni, che ne ritardano ancora un impiego stabile (costi, adeguamento impianti di trasporto, prevalenza di una sua produzione sostenibile). Rispetto a questo ultimo aspetto (produzione sostenibile), dobbiamo infatti distinguere le varie forme di fabbricazione dell’idrogeno, che presentano differenze sostanziali e prospettive diverse per la fase di decarbonizzazione e abbattimento delle emissioni di CO2: Idrogeno Grigio, ottenuto da fonti fossili (petrolio e gas naturale); quindi con emissioni di biossido.</p>



<p>Nella fase attuale oltre il 90% della produzione mondiale di idrogeno è di questa tipologia. Idrogeno Blu, prodotto dal gas naturale, ma con impianti di acquisizione e stoccaggio della CO2 emessa, che favoriscono generazione di idrogeno senza danni per il clima. Idrogeno Verde, generato avvalendosi dell’energia elettrica ottenuta da fonti rinnovabili (in particolare solare ed eolico), che provoca, attraverso elettrolisi (separazione), emissioni di idrogeno ed ossigeno a partire dall’acqua. Questa è la tipologia che garantirà l’integrale sostenibilità dell’utilizzo di questo gas.</p>



<p>Questa doveroso approfondimento di contesto introduce il tema della disponibilità trasversale delle risorse naturali a livello globale. Come abbiamo già descritto in precedenza, ci sarà bisogno di un intervento significativo di investimenti per le infrastrutture necessarie allo sviluppo e alla diffusione delle energie rinnovabili. Secondo il Rapporto “Global Trends in Renewable Energy Investment 2019”, pubblicato in occasione del vertice ONU sul clima, nel decennio 2010/2019, gli investimenti complessivi nel mondo per energia rinnovabile installata, sono stati pari a € 2.600 mld; nel 2018 la quota globale di energia elettrica prodotta da rinnovabili è stata del 12,9%. Ci sarà bisogno pertanto ancora di interventi finanziari importanti per raggiungere le previsioni di gran parte delle ricerche internazionali sul tema, e cioè che al 2050, almeno 139 Paesi al mondo potrebbero raggiungere l’autonomia energetica da rinnovabili (così come riportato da uno studio della Stanford University del 2015, noto come “Countries WWS”). L’obiettivo andrà accompagnato da un dato significativo che emerge sempre dal Rapporto ONU sopraindicato: nel periodo 2010-19, il costo di produzione dell’energia elettrica da rinnovabili è diminuito dell’81% per il fotovoltaico e del 46% per l’eolico onshore. </p>



<p>Questo elemento potrebbe aiutare sul piano sociale l’accesso all’energia per le comunità economicamente più fragili, fermo restando gli investimenti necessari già citati nelle righe precedenti. Studi effettuati dall’Agenzia Spaziale Tedesca, dimostrerebbero che, ricoprendo circa il 2% dell’area del deserto del Sahara (corrispondente alla superficie del Portogallo) di pannelli fotovoltaici, si potrebbe garantire il fabbisogno mondiale di energia elettrica. Inoltre l’Accordo sottoscritto in occasione del vertice COP 21 del 2015 a Parigi, prevede la garanzia di una cifra di 100 miliardi di dollari all’anno sino al 2025 da investire nei Paesi in via di Sviluppo, in un meccanismo finanziario virtuoso, finalizzato a sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili; meccanismodefinito nel gergo tecnico, finanza per il clima. Nella previsione di 100 miliardi di dollari, con il contributo di 20 miliardi di euro all’anno, l’Unione Europea rappresenta il maggior sostenitore al mondo di finanza per il clima.</p>



<p>Soltanto questi interventi potranno garantire un’infrastrutturazione in grado di supportarne lo sviluppo e la competitività delle energie rinnovabili rispetto alle energie da fossili. Questo ammontare di risorse richiede un’intensa e rinnovata cooperazione mondiale, un ruolo proattivo delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e dei Paesi maggiormente strutturati sul piano economico e tecnologico, rafforzati da un dialogo crescente tra le Istituzioni pubbliche e gli operatori di mercato, al fine della ricerca delle risorse necessarie alla realizzazione. Molti sono e saranno i soggetti giuridici interessati come BEI, BERS, Banca Mondiale; a questi istituti si dovrà aggiungere l’incremento degli investimenti dei grandi Gruppi Energetici europei, soprattutto quelli a partecipazione pubblica.</p>



<p>I prossimi anni saranno determinanti per capire se l’intera comunità internazionale sarà in grado di garantire la transizione energetica, cruciale per una riconversione sostenibile della vita dell’intero pianeta.</p>
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		<title>Signor Vicepresidente, sto parlando io!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 14:31:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo (ed unico) dibattito tra Mike Pence e Kamala Harris è stato molto più civile di quello tra il presidente Trump e l’ex vicepresidente Joe Biden. Il candidato vicepresidente democratico Kamala Harris (che viene da una famiglia multirazziale della West Coast progressista) e Mike Pence (un bianco conservatore ed evangelico, che viene dal cuore profondo del paese) rappresentano in modo appropriato le due Americhe che si stanno disputando le&#8230;</p>
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<p>Il primo (ed unico) dibattito tra Mike Pence e Kamala Harris è stato molto più civile di quello tra il presidente Trump e l’ex vicepresidente Joe Biden.</p>



<p>Il candidato vicepresidente democratico Kamala Harris (che viene da una famiglia multirazziale della West Coast progressista) e Mike Pence (un bianco conservatore ed evangelico, che viene dal cuore profondo del paese) rappresentano in modo appropriato le due Americhe che si stanno disputando le elezioni. Entrambi hanno fatto quel che i politici convenzionali sofisticati devono fare: hanno assestato dei colpi, sondato le reciproche debolezze e schivato le domande per le quali non avevano una risposta (politica) sicura.</p>



<p>Harris ha passato la serata a punzecchiare Pence in merito alla pessima gestione della pandemia da coronavirus che ha ucciso più di 210.000 americani. Il vicepresidente uscente ha fatto il possibile per rigirare la frittata descrivendola come un grande successo, ma non poteva fare molto per nascondere l’elefante nella stanza.</p>



<p>La serata si è conclusa probabilmente con un pareggio. Pence ha fatto del suo meglio per difendere il suo capo (che, convalescente, era sicuramente incollato alla Tv). La Harris ha inchiodato l’amministrazione al suo più grande fallimento e non ha fatto errori tali da rallentare la corsa di Biden, ancora in testa nei sondaggi.</p>



<p>Secondo Chris Cillizza della Cnn, «i migliori 15 minuti della senatrice della California, sono stati i primi 15 minuti dal dibattito. Aiutata dal particolare rilievo posto sul Covid-19 e dalla gestione raffazzonata della pandemia da parte dell’amministrazione Trump, Harris ha annientato Pence con i dati relativi all’amministrazione di cui fa parte. ‘Sapevano e hanno taciuto’, ha detto di Trump che ha ammesso di aver minimizzato intenzionalmente la gravità del virus». Harris è stata meno efficace nel difendere Biden dagli attacchi di Pence che ha rimpoverato all’ex vicepresidente di aver detto che avrebbe abrogato tutti i tagli fiscali di Trump e messo fine al fracking (la tecnica per estrarre gas contenuti in certi tipi di rocce presenti nel sottosuolo). «Nel complesso, comunque, credo che Harris abbia fatto quello che un buon vicepresidente dovrebbe fare. Ha criticato duramente Trump, in particolare sul Covid-19 e ha focalizzato l’attenzione sull’amministrazione in carica. L’ho fatto con un atteggiamento calmo, disinvolto e misurato; quando Pence l’ha interrotta, ha usato il silenzio e lo sguardo, alle volte più efficace di ogni parola. E la sua frase, ‘Signor vicepresidente, sto parlando io’, sarà, per i democratici, una di quelle da ricordare».</p>



<p>Il vicepresidente, ha scritto Cillizza, «è un argomentatore molto solido e sottovalutato» e «si è comportato egregiamente». I suoi momenti migliori sono venuti quando criticava le dichiarazioni passate (sulle tasse, sul fracking, sul Green New Deal, sulla Cina) di Biden e di Harris. Ma cercare di difendere le azioni (e l’inerzia) di Trump sulla pandemia è «un compito erculeo». Era il lavoro che Pence aveva di fronte l’altra sera e non c’è da sorprendersi che non ci sia riuscito. «Pence ha sorvolato sullo scetticismo reiterato di Trump riguardo alle misure di mitigazione comprovate (indossare le mascherine, il distanziamento sociale, evitare gli assembramenti), e invece ha cercato di portare il discorso sulla libertà individuale. Il problema della libertà individuale è che non sei libero di fare cose che incidono sulla salute e sulla sicurezza altrui. Contenere il Covid-19 non ha a che fare con le libertà individuali, riguarda l’azione collettiva. L’incapacità di Trump di capirlo è indifendibile &#8211; e Pence non è riuscito a difenderlo».</p>



<p>Le domande della conduttrice, Suzanne Page di USA Today, che ha faticato a tenere a freno Pence, sono state invece eccezionali: «acute, meditate, e sfortunatamente in gran parte senza risposte». Al punto che Tanya Snyder e Katy O’Donnell, su Politico, hanno elencato sette delle principali questioni eluse dai candidati: il tasso di mortalità del Covid in America, i presidenti vecchi bacucchi, la salute, la Cina, l’aborto, la Corte suprema. «‘Il nostro tasso di mortalità è due volte e mezzo quello del Canada’, ha chiesto Page a Pence. ‘Lei ha guidato la task force dell’amministrazione sul coronavirus. Perché il tasso di mortalità americano ha una percentuale più alta di quasi ogni altro paese del mondo?’. Pence ha parlato invece della sospensione dei viaggi dalla Cina, di ‘ripensare i test’ e di consegnare le forniture di emergenza agli operatori sanitari, nonché di mettersi al lavoro per sviluppare un vaccino. Ma non ha spiegato perché l’azione del governo americano non ha ottenuto risultati comparabili con quelli degli altri paesi». In molti hanno scritto di aver perso il conto di quante volte Harris e Pence hanno ignorato platealmente le domande poste da Page. L’esempio più lampante è stato quando Harris ha eluso la domanda di Page sull’età di Biden (e se avessero mai parlato dell’eventualità di un trasferimento del potere presidenziale) e ha impiegato due minuti per raccontare la storia della sua vita.</p>



<p>C’è stata poi la mosca. I media, si sa, si concentrano sulle cose meno importanti. Eppure, come ha scritto Chris Cillizza, «c’era una dannata mosca sui capelli di Pence per due minuti buoni! (Non è un esagerazione sono stati davvero due minuti). Una mosca ha mai avuto una tale visibilità?». E mentre il dibattito stava ancora andando avanti, Biden ha caricato sui social una sua foto con la paletta per le mosche, lanciando un appello per la raccolta di fondi. «Se non credete &#8211; ha chiosato il commentatore della Cnn- che questa dibattito sarà ricordato come «il dibattito della mosca», beh, allora, permettetevi di presentarvi la politica».</p>



<p>A chi, invece, della politica (quella di una volta) avesse davvero nostalgia, consiglio di ascoltare (o di leggere) discorso che Joe Biden ha tenuto martedì scorso in Pennsylvania. A meno di un mese dall’Election Day, Joe Biden ha scelto il campo di battaglia di Gettysburg per pronunciare un grande discorso. Quella di Gettysburg è considerata una delle battaglie più importanti della guerra di secessione americana e si è conclusa con una netta vittoria delle forze dell&#8217;Unione dell&#8217;Armata del Potomac, che arrestarono l&#8217;offensiva in Pennsylvania dell&#8217;esercito confederato dell&#8217;Armata della Virginia Settentrionale. Affacciato sul campo di battaglia, Biden ieri ha invocato la leadership riconciliante di Abraham Lincoln e si è impegnato a rimettere in sesto la «casa divisa» degli americani («Una casa divisa al suo interno non può stare in piedi», diceva infatti Abramo Lincoln). «Possiamo porre fine a questo periodo di divisione. Possiamo porre fine all&#8217;odio e alla paura. Possiamo essere quello che siamo al nostro meglio: gli Stati Uniti d’America». È stato forse il miglior discorso della campagna di Biden.</p>
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