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	<title>Inquinamento Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Inquinamento Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Cronache lacustri da Pergusa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 13:11:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il lago era un bene prezioso; dava anguille, pescato e caccia reale, cotone e lino, stemperava il caldo afoso del sole di ristuccia. Era anche pericoloso e infido; potevi perfino morirvi, al punto che i passaggi dalla regia trazzera che scollinava verso le terre cerealicole erano scanditi dalla somministrazione del chinino, pena la contrazione della malaria. Potevi perfino morirvi se, inavvertitamente, cadevi dalla barca o ti avventuravi in una nuotata,&#8230;</p>
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<p>Il lago era un bene prezioso; dava anguille, pescato e caccia reale, cotone e lino, stemperava il caldo afoso del sole di <em>ristuccia</em>. Era anche pericoloso e infido; potevi perfino morirvi, al punto che i passaggi dalla regia <em>trazzera</em> che scollinava verso le terre cerealicole erano scanditi dalla somministrazione del chinino, pena la contrazione della malaria. Potevi perfino morirvi se, inavvertitamente, cadevi dalla barca o ti avventuravi in una nuotata, perché il suo fango di fondo era appiccicosissimo, non lasciandoti scampo. Lo incastonava, come l&#8217;anello uno smeraldo, il bacino imbrifero verdeggiante simile a un vulcano spento, da cui zampillavano falde freatiche che irrigavano gli orti e le vigne.</p>



<p>Il lago era generoso e crudele al contempo, così esso era.</p>



<p>Poi venne l&#8217;uomo delle bonifiche, appresso all&#8217;uomo delle bonifiche l&#8217;uomo dell&#8217;utopia motoristica, appresso all&#8217;uomo dell&#8217;utopia motoristica l&#8217;uomo della domenica, appresso all&#8217;uomo della domenica un&#8217;ipotesi storta di turismo residenziale pieno di rumori e odori d&#8217;olio motore e di benzina e copertoni bruciati.</p>



<p>Il vecchio e il nuovo stavano facendo a pezzi il lago. Uno vi cacciava selvaggiamente ogni forma di vita in un fuoco incrociato dalle barche e dalla riva, l&#8217;altro imbrigliava tutte le vie di accesso e le vie di fuga in un doppio anello d&#8217;asfalto. Nessuna biscia, nessuna rana, nessun colubro, nessun topo, nessun coniglio poteva più entrare o uscire. Solo qualche uccello aveva scampo, quando non era falcidiato dalle doppiette del circo venatorio. Nemmeno i corsi d&#8217;acqua potevano più alimentarlo, deviati, trafugati, rubati dagli enti gestori e dai notabili con villa e piscina.</p>



<p>Così venne il giorno che il lago cominciò a morire, il lago che era stato di Ade e Persefone ricadeva, sprofondava, prosciugava come un piccolo deserto per lo stupore attonito dei villeggianti che si dicevano incolpevoli. Era stato di certo il cambiamento climatico, qualcuno ricordava una stagione ai primi del novecento in cui anche allora scomparve, ragione per cui non c&#8217;era da preoccuparsi: cinto d&#8217;assedio, il lago sarebbe comunque ricomparso.</p>



<p>Nel mentre, un manipolo di ambientalisti brutti e cattivi iniziava a turbare le tranquille coscienze. Li avresti detti dei pirati di mare se ci fossero stati i Caraibi, ma i Caraibi non c&#8217;erano, non c&#8217;era Tortuga, a stento c&#8217;erano delle vecchie carrette, qualche megafono, i ciclostili e tante letture corruttive: c&#8217;era Conrad, c&#8217;era Thoreau, c&#8217;era Tolstoj, c&#8217;era Gandhi, c&#8217;era Francesco d&#8217;Assisi, c&#8217;era Danilo Dolci, c&#8217;era Don Milani, c&#8217;era Buddha. Al lettore non sfuggirà il nefasto esempio e la marmaglia incivile di quei cattivi maestri; gli sarà facile, dunque, comprendere a che livello di pericolosità essi si spinsero e in che considerazione di sospetto e fastidio costoro fossero visti dentro e fuori le famiglie di appartenenza. Un giorno fermarono le barche dei cacciatori che non presero più il largo; un altro giorno salvarono i cigni che morivano intossicati dal piombo che si concentrava a tonnellate sul fondo; un altro giorno ancora realizzavano a cielo aperto un museo di reperti emersi dal prosciugamento delle acque; un altro giorno ancora iniziavano a monitorare la fauna migratoria per meglio conoscerla; un altro giorno ancora edificavano un osservatorio ornitologico; un altro giorno ancora installavano delle aree attrezzate; un altro giorno ancora iniziavano la lotta biologica agli insetti nocivi; un altro giorno ancora e un altro giorno ancora e un altro giorno ancora.</p>



<p>A quel manipolo di barbarici vandali si devono oggi le più importanti leggi di tutela delle zone umide di tutta la Regione e del lago in particolare. Un corpus solido e fragile al contempo, continuamente aggredito, diminuito, malamente interpretato, in mala fede, dalle generazioni di politici e amministratori che si sono succedute da allora fino a ora.</p>



<p>Malgrado ciò il lago resiste e, come la ginestra sotto il Vesuvio in eruzione, ci regala momenti indimenticabili a dispetto della civilissima società che lo circonda e gli blatera attorno.</p>



<p>Recentemente ho saputo di un&#8217;ennesima ingiuria. Il sistema fognario che lo lambisce per smaltire le acque reflue delle belle ville e degli ameni alberghi e ristoranti che gli gravitano attorno, funziona male o non funziona per niente. Sembrerebbe che, in corrispondenza del calo delle acque causato dalla scarsa piovosità dell’ultima stagione fredda e in parte da prelievi di falda non autorizzati, il lago accolga anche inquinanti organici e chimici provenienti dalla fogna, con un ulteriore appesantimento delle sue condizioni bioecologiche. Insomma: una sorta di tortura mortale.</p>



<p>Chissà che brutta impressione darebbe questa cronachetta se, per ipotesi, passasse sulla bocca del politico di turno che tenta la scalata alle prossime elezioni? Chissà se farebbe la sua fortuna o ne decreterebbe l&#8217;inesorabile fine. I temi ambientalisti non sono più di moda da una trentina d&#8217;anni, riprenderli con forza e determinazione ti azzoppa la carriera. Fai appena in tempo a pronunciare qualche parola sensata in difesa dell&#8217;ambiente, che ti entrano a gamba tesa i guastatori che si vedono e quelli che non si vedono, con questi ultimi le trame oscure. Ma di più ti entra a gamba molle il qualunquismo delle persone perbene, della comunità locale: quella sempre pronta a dire che tutto va bene così, che fu colpa del tempo, delle congiunzioni astrali quando non del tutto degli ambientalisti brutti e cattivi di cui sopra; quella sempre pronta a lamentarsi dietro le quinte perché intimamente convinta dello scempio, ma così, domenicalmente, senza mai schierarsi con azioni pubbliche e politiche perché non si sa mai: il numero di telefono del papavero di turno potrebbe sempre servire.</p>



<p>Eppure il lago era utile, credetemi: oltre che bello, il lago era utile.</p>



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<pre class="wp-block-preformatted"><strong>Note</strong>: Elio Romano, Miti e leggende di Enna, 1962-1963, affresco, Enna, Scuola elementare S. Onofrio</pre>
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		<title>Energia: l’Europa (e soprattutto l’Italia) deve compiere una scelta audace e decisa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 17:28:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mancano pochi giorni alla fine di gennaio, data cruciale per la Commissione&#160;europea&#160;che dovrebbe, salvo ulteriori rinvii, pubblicare il testo definitivo della tassonomia verde. A seguire, l’iter legislativo prevede all’incirca sei mesi di consultazioni della classificazione delle fonti energetiche etichettate come green e, di fatto, il provvedimento non entrerà in vigore prima dell’estate. La situazione è davvero caotica, da mesi infatti molti stati dell’Unione procrastinano queste scelte fondamentali fornendo dossier poco&#8230;</p>
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<p>Mancano pochi giorni alla fine di gennaio, data cruciale per la Commissione&nbsp;europea&nbsp;che dovrebbe, salvo ulteriori rinvii, pubblicare il testo definitivo della tassonomia verde. A seguire, l’iter legislativo prevede all’incirca sei mesi di consultazioni della classificazione delle fonti energetiche etichettate come green e, di fatto, il provvedimento non entrerà in vigore prima dell’estate.</p>



<p>La situazione è davvero caotica, da mesi infatti molti stati dell’Unione procrastinano queste scelte fondamentali fornendo dossier poco chiari, cambiando in corsa parametri e criteri scientifici, rimandando la data di scadenza.</p>



<p>La&nbsp;tassonomia&nbsp;dell&#8217;Unione Europea è un documento essenziale che&nbsp;farà da guida per gli investimenti privati nel settore energetico – investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi del Green Deal 2030 e la neutralità climatica nel 2050. Il grande punto interrogativo, ancora irrisolto, è l’inclusione o meno di gas naturale e nucleare nella tassonomia verde.</p>



<p>A Bruxelles si è già giunti alla conclusione che entrambi vadano considerati come fonti energetiche in grado di facilitare la transizione ecologica. Il nodo da sciogliere sono i criteri indicati dalla Commissione per ottenere l’etichetta di “sostenibile” – i parametri assegnati sono troppo rigidi e vincolanti, tant’è che anche alcuni progetti ora in fase conclusiva rischierebbero di non rispettare i nuovi livelli prefissati dall’Unione.</p>



<p>Tralasciando gli aspetti più tecnici, in Europa si è riacceso il dibattito sul nucleare, alimentato anche dalla crisi energetica in corso. La principale diatriba è proprio quella tra Francia, lo Stato europeo che più trae benefici dalla tecnologia nucleare, e Germania, che assieme ad Austria e Spagna è contraria all’inserimento dell’atomo nella tassonomia green. Il fronte anti-nucleare è fermo sull’idea che la tecnologia sia dannosa, pericolosa. Dall’altro lato, vi sono paesi che difendono il mix energetico per la transizione e anzi, si impegnano a modernizzare i reattori esistenti e costruirne di ultima generazione per fronteggiare il fabbisogno energetico crescente.</p>



<p>E l’Italia? Da ormai qualche mese l’aumento del costo del gas ed energia elettrica ha spinto numerose personalità, politiche e non solo, ad evocare un ritorno del nucleare in Italia, promosso in primis anche dal Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani che, in più occasioni, ha ribadito come il nucleare di quarta generazione possa portare benefici non solo energetici ma anche economici.</p>



<p>Eppure, in Italia vige un monopolio dell’opinione pubblica riguardo i mezzi con cui realizzare la svolta green. C’è molta ipocrisia nel pensare che pannelli solari e pale eoliche possano garantire il fabbisogno energetico di cui abbiamo bisogno. Necessiteremo sempre più di energia e per restare in linea con i target europei saranno necessari dei radicali cambiamenti. Di fatto, dati alla mano, le due fonti che garantiranno un abbassamento drastico di emissioni CO2 e inquinamento sono proprio gas naturale e nucleare, quest’ultimo ormai divenuto un tabù nel nostro paese.</p>



<p>Nell’immediato, a causa della crisi pandemica e della crescente domanda globale di energia, l’aumento dei prezzi europei del gas è un problema che deve essere risolto ma Nord Stream 2, opera terminata, resta ancora inattiva. I due gasdotti, se funzionanti, raddoppierebbero l’importazione di gas naturale in Europa. È vero, vi sono controindicazioni politiche, specialmente nelle ultime ore con la tensione in Ucraina che aumenta, ma aprire un dialogo costruttivo con Putin sarebbe negli interessi europei. Volente o nolente, non possiamo fare a meno dal gas russo. Tutte le altre alternative sono inverosimili.</p>



<p>Guardando invece a prospettive a lungo termine, il nucleare è il futuro dell’energia. Cina e India già hanno iniziato questo percorso – attualmente vi sono 55 reattori in costruzione e 109 pianificati, la maggior parte di essi si trova in questi due paesi.</p>



<p>In Italia non abbiamo centrali, ma sfruttiamo il nucleare. Consumiamo e non produciamo. In un’ottica di strategia energetica, la diversificazione è la prima regola. È fondamentale che il nostro paese si applichi a favorire un mix energetico, aprendo anche ad investimenti sul nucleare di ultima generazione. Non partecipare a questa sfida tecnologica ed energetica significa perdere indipendenza e autonomia. Questo vale per l’Italia ma anche, naturalmente, per la nostra Unione.</p>



<p>Non avremo mai un’Europa padrona del proprio destino, autonoma nelle scelte produttive e strategiche, se prima non possiede il carburante necessario per accendere il suo motore.</p>



<p>In una causa comune come quella della lotta al cambiamento climatico è fondamentale avere una visione a lungo termine, non miope, ed essere protagonisti nell’innovazione tecnologica.</p>
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		<title>Incendi: chissà, forse un domani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Aug 2021 11:19:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È stato innescato l&#8217;ennesimo incendio nelle terre del sud Italia; gli anonimi criminali si sono lasciati dietro uno scenario devastante per persone e cose, con l&#8217;aggravante della prossimità ai centri abitati. Non ci illudiamo, al momento non c&#8217;è una cura; si tratta della nostra personale pandemia e tutti sappiamo che nessun vaccino ci verrà in soccorso. Se un paragone è possibile fare, immaginiamo che l&#8217;azione popolare contro la piromania estiva&#8230;</p>
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<p>È stato innescato l&#8217;ennesimo incendio nelle terre del sud Italia; gli anonimi criminali si sono lasciati dietro uno scenario devastante per persone e cose, con l&#8217;aggravante della prossimità ai centri abitati.</p>



<p>Non ci illudiamo, al momento non c&#8217;è una cura; si tratta della nostra personale pandemia e tutti sappiamo che nessun vaccino ci verrà in soccorso. Se un paragone è possibile fare, immaginiamo che l&#8217;azione popolare contro la piromania estiva abbia la stessa portata mediatica di un movimento no vax. </p>



<p>Pensa quante poltrone scricchiolerebbero, come subito ribollirebbe l&#8217;attività legislativa e investigativa e, chissà, come più facilmente verrebbe sgominato il &#8220;sistema&#8221; incendiario che porta ogni estate al desolante stato di fatto delle nostre terre!</p>



<p>Già, le nostre terre! Ovviamente quello che formulo è un teorema indimostrabile, almeno quanto quello formulato da Pasolini in un famoso articolo dato alle stampe sul Corriere della sera tanti, troppi anni fa. Imparagonabilmente minore, beninteso, ma pur sempre un teorema.</p>



<p>Da siciliano mi sono sempre chiesto cosa sia davvero la mafia, giungendo alla tua stessa conclusione, lettore: che quella verticistica ed eversiva lo sia solo in senso stretto. Ma la mafia non è certamente un fenomeno delinquenziale circoscritto, al contrario è diffusissima, ora più che ai tempi dei corleonesi, purché si sia disposti a guardare nelle piccole cose. </p>



<p>Oggi mafia è soprattutto l&#8217;insieme di comportamenti asociali e anti repubblicani (della res pubblica) che ognuno di noi compie volontariamente o meno giornalmente, per un proprio interesse manifesto o latente.</p>



<p>Nello specifico che qui trattiamo &#8211; non apro parentesi sulla specializzazione di molti padri di famiglia nel buttare i sacchi di spazzatura ai cigli delle strade, altro e non meno devastante fenomeno paesaggistico del sud Italia -, l&#8217;arco diffusamente egoistico o più specificamente criminale cui essa tende, va dall&#8217;automobilista che ancora oggi getta con disgustosa noncuranza la cicca di sigaretta fuori dal finestrino e arriva all&#8217;anonimo esecutore della più parte dei roghi che incendiano le regioni meridionali.</p>



<p>Perché tutto questo accade? Nel primo caso per ignoranza; non quella bonaria che porta all&#8217;autoassoluzione il medesimo buon padre di famiglia, il quale ancora fuma nell&#8217;abitacolo e che mai si pone il problema delle conseguenze del gesto. Non quell&#8217;ignoranza, sempre e comunque esecrabile, no. Parlo dell&#8217;ignoranza che si forma sui banchi di scuola e nelle famiglie, in totale dispregio di un&#8217;educazione civica la quale latita, come ha sempre latitato, nei programmi scolastici ministeriali.</p>



<p>Il secondo caso è più complesso e altrettanto irrisolvibile, perché richiederebbe una volontà di governo del paesaggio fatta di febbrili attività legislative, investigative e giudiziarie a tutti i livelli di reato: dall&#8217;allevatore che brucia i campi per costringere i proprietari a vendere le terre o affittare i pascoli solo a lui e a prezzi ribassati; passando per l&#8217;operaio forestale stagionale che brucia i boschi al fine di assicurarsi la prossima chiamata alla salvaguardia (Sic) o alla riforestazione dei boschi stessi; alle più complesse politiche di gestione dei sistemi di tutela e salvaguardia del patrimonio (vedi la ricorrente polemica sulla gestione dei Canadair); su su a salire fino a chissà dove.</p>



<p>Voci che sono sempre circolate, a ogni estate, tra i cittadini indignati, ma che restano e resteranno tali fino alla validazione o smentita da parte dei settori investigativi e giudiziari. Il teorema non esclude la piromania quale patologia psichiatrica del singolo, intendiamoci; solo esso la rende residuale, puntando il dito sui comportamenti criminosi o collettivi che sono invece la stragrande maggioranza.</p>



<p>Ovviamente, come Pasolini, noi tutti sappiamo ma non abbiamo le prove. Come potrebbe essere diversamente? Né io né tu, caro lettore, siamo deputati a indagare. Nel teorema sarà possibile inserire, infine, una chiosa a mo&#8217; di speranza. Esso implica infatti la gratitudine per quell&#8217;amministrazione dichiaratamente, inequivocabilmente antimafia, sul cui territorio i piromani vengono subito individuati e arrestati; purtroppo, tocca dirlo, solo dopo che l&#8217;incendio ha fatto il danno che doveva fare. Con essa il sospetto che l&#8217;efficacia della cura sia legata a doppio filo coi vertici delle politiche amministrative locali.</p>



<p>Nel narrare agli allievi il paesaggio, la capacità che l&#8217;uomo ha di renderlo un luogo numinoso, dalla preistoria alla Land Art, non avevo riflettuto abbastanza sulla fase destruente di quest&#8217;avventura. Contemplavo le guerre, i cataclismi, le epidemie e i conseguenti abbandoni, ma mi sfuggiva un fatto cogente e attualissimo che però non ha niente di nuovo: nel meridione d&#8217;Italia molti uomini e donne non amano, se non a parole, la terra e il paesaggio in cui vivono.</p>



<p>Dirò di più, credo che essi considerino la desolazione che fa seguito a un vasto incendio, la scia maleodorante di rifiuti che imbratta i cigli delle strade, l&#8217;abusivismo edilizio, l&#8217;inquinamento marino e tanto altro ancora, un fattore endemico al pari delle belle pandemie di una volta, non come ora che ci sono gli esecrati vaccini; come allora, quando si moriva a decine di milioni in pochi anni e si potevano levare al cielo solo le preghiere, invocando gli dei.</p>



<p>Qualcosa con cui convivere come un male necessario, una sorta di estetica immunità di gregge, fatta di &#8220;badde&#8221; e &#8220;culonne d&#8217;aria&#8221; (Martoglio docet) ormai da tempo assimilata e irrisolvibile nel meridione d&#8217;Italia. Non importa quanta desolazione essa lasci dietro di sé. Si fa sempre in tempo a sostenere l&#8217;amenità dei luoghi e la bellezza del mare dalle pagine patinate degli spot pubblicitari promossi dalle regioni. Come la mafia, appunto.</p>



<p>Ne consegue uno sdegno temporaneo, di facciata e salottiero, anticamente discusso al circolo di conversione o al bar con gli amici e oggi traslato nelle stanze anestetizzanti dei social. Se almeno ne derivasse un vasto movimento che solo per analogia assomigli al no vax ma meno millenarista, un moto di sdegno umanistico e razionale in difesa dei campi e dei boschi, chissà, forse un domani …!</p>
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		<title>Chicco Testa: il grande nemico dell’ambiente è la povertà. Non potrà esserci una vera rivoluzione verde in Italia senza certezza del diritto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jun 2021 07:00:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Conosce qualcuno che oggi non si proclami ambientalista? Sembra ormai di essere di fronte a una battaglia vinta.Sì, l’ambientalismo ha vinto. Draghi secondo Grillo è ambientalista, lo è la presidente della Commissione europea, lo è il Parlamento europeo, lo è il Recovery. Venti o trent’anni fa gli ambientalisti erano quelli che tiravano per la giacchetta gli altri per convincerli dell’esistenza stessa di un problema ambientale. Oggi non è più così,&#8230;</p>
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<p><strong>Conosce qualcuno che oggi non si proclami ambientalista? Sembra ormai di essere di fronte a una battaglia vinta.</strong><br>Sì, l’ambientalismo ha vinto. Draghi secondo Grillo è ambientalista, lo è la presidente della Commissione europea, lo è il Parlamento europeo, lo è il Recovery. Venti o trent’anni fa gli ambientalisti erano quelli che tiravano per la giacchetta gli altri per convincerli dell’esistenza stessa di un problema ambientale. Oggi non è più così, oggi tutti abbiamo sposato la causa ambientalista. Quindi, in un qualche modo, definirsi ambientalisti ha poco senso. È come definirsi cristiani in Italia: in un certo senso lo siamo tutti. Le differenze iniziano quando si pongono alcune domande sulle modalità di trasformazione dell’ideale ambientalista in politiche concrete ed efficaci. Qui le idee divergono.</p>



<p><strong>In che modo?</strong><br>C’è ad esempio una questione filosofica molto importante. Ci siamo costruiti un’idea completamente sbagliata della natura: l’abbiamo deificata e indicata come maestra di vita. La natura è invece indifferente ai destini dell’uomo. Non è il giardino donato da Dio agli uomini, che gli uomini rovinano. La Terra ha una storia di quattro miliardi di anni e mezzo alle spalle. È stata calda, fredda, inospitale, ha subito catastrofi enormi. Ci sono state tre-quattro estinzioni che hanno portato alla scomparsa di specie viventi fino al 95 per cento di quelle esistenti. </p>



<p><strong>Compresi i dinosauri</strong>.<br>Fortunatamente un meteorite di gigantesche proporzioni, circa cinquanta milioni di anni fa, ha colpito la Terra portando all’estinzione dei dinosauri, presenti i quali probabilmente non ci saremmo noi. D’altro canto, quella parte infinitamente piccola della natura, cui appartengono batteri e virus, è proprio quella che ci ha messo di fronte a questa catastrofe sanitaria. Ci faccia caso: non esiste un movimento a favore dei virus, ma anch’essi fanno parte della natura.</p>



<p><strong>Nasce così l’idea della decrescita felice?</strong><br>La storia umana non è che una lotta millenaria di emancipazione dai limiti che la natura ci pone. Abbiamo conservato il fuoco per combattere il freddo, inventato i trasporti per superare i nostri limiti di movimento e i medicinali per combattere le malattie. Noi cerchiamo continuamente di superare i limiti che la natura ci pone. Da questa idea sbagliata di natura ne discende un’altra, egualmente sbagliata, quella cioè della decrescita felice: il suggerimento di impoverirci tutti per vivere all’interno di un equilibrio ecologico dato.</p>



<p><strong>Così sembrerebbe che l’uomo non abbia poi fatto così tanti danni all’equilibrio ecologico.</strong><br>In realtà il grande nemico dell’ambiente è la povertà. Lo diceva già nel 1972 Indira Gandhi. Se dividiamo la storia dell’umanità in larghissimi periodi, ne troviamo uno molto molto lungo, fino alla rivoluzione industriale, in cui i nostri progenitori, al contrario di quel che si dice, sono stati distruttori di enormi risorse ambientali. Hanno deforestato quasi tutta l’Europa. La Pianura padana era una grandissima foresta. Hanno cacciato fino all’estinzione tantissimi mammiferi e bruciato milioni di ettari per renderli coltivabili. Questo accadeva perché la produttività delle tecnologie e del lavoro era bassissima. </p>



<p><strong>E quando ce ne siamo accorti?</strong><br>A partire dalla Rivoluzione industriale, quando invece inizia un percorso di disaccoppiamento. La popolazione ha cominciato a crescere consumando tuttavia meno risorse ambientali di quante ne avessero consumate le generazioni precedenti. Questo processo continua ancora oggi perché l’innovazione tecnologia ce lo permette. Nell’innovazione tecnologica rientra anche l’uso di combustibili fossili che hanno prodotto un salto energetico gigantesco causando però un altro problema che oggi definiamo effetto serra. Ma non dobbiamo dimenticare di aver compiuto questo viaggio verso un mondo che ha bisogno di minore risorse materiali. </p>



<p><strong>Ci faccia degli esempi.</strong><br>Ne faccio due. Il primo è l’agricoltura. Oggi siamo in sette e miliardi e mezzo ma coltiviamo la stessa quantità di terreni che coltivavamo nell’immediato dopoguerra quando eravamo poco più di due miliardi. Com’è stato possibile tutto questo? Perché in agricoltura abbiamo introdotto energia sotto forma di motori, di macchine, di fertilizzanti e antiparassitari. Il disaccoppiamento è la strada maestra da perseguire per garantire insieme tutela dell’ambiente e un relativo benessere.</p>



<p><strong>Resta il fatto che l’uomo producendo inquina, e così facendo finisce col danneggiare l’ambiente stesso in cui vive.</strong><br>Ancora una volta il nemico è la povertà. Mentre i paesi ricchi sono entrati in una fase di stabilità, addirittura di riduzione della emanazione C02, i paesi che sono ancora in transizione come Cina, India e Indonesia, sono al contrario diventati grandi inquinatori. Questo accade proprio perché tali paesi stanno entrando in quella fase che l’Occidente ha vissuto per lo più nel ventesimo secolo. Chi ricorda come fossero certe nostre città durante la ricostruzione post-bellica può testimoniare di un tasso d’inquinamento enormemente maggiore rispetto a quello attuale. Per alcune città qualcuno parla di un inquinamento oggi ridotto del 90% rispetto a quella fase. </p>



<p><strong>Lo sviluppo quindi è dalla nostra parte?</strong><br>Stiamo viaggiando sempre più velocemente verso una società della conoscenza, che farà dell’organizzazione e dell’informazione le risorse principali anziché l’energia e le materie prime. Basta guardare al campo dell’energia, e a tutto quanto riguarda le rinnovabili e l’idrogeno, per esempio, e al campo dell’agricoltura. In questo bisognerà in particolare sdoganare l’impiego di quelli che erroneamente ancora si definiscono OGM ma che in realtà sono il prodotto di interventi genetici a carattere chirurgico e non invasivo. Egualmente, nuovi materiali come il grafene promettono di costare meno, di risultare diverse volte più resistenti dell’acciaio e di essere più leggeri e quindi permetterci di risparmiare enormi quantità di energia.</p>



<p><strong>Su questa prospettiva si può pensare ad una convergenza fra portatori di interessi diversi o anche questa è una prospettiva controversa?</strong><br>Contro tutto questo si battono in molti. Il conservatorismo è presente da tutte le parti. Ma penso che il principale nemico sia quello che io chiamo l’ambientalista collettivo, ossia quell’insieme di credenze, opinioni, luoghi comuni, che pensa di favorire l’ambiente ma in realtà lavora attivamente per impedire che qualsiasi cambiamento ci sia. Faccio un esempio provocatorio: la campagna plastic free, che letteralmente significa liberi dalla plastica. La plastica, nella storia dell’umanità, ha costituito un enorme salto di qualità in meglio. </p>



<p><strong>Ma oggi sembra invadere ogni angolo della terra.</strong><br>Sa con che cosa era fatta la maggior parte degli oggetti che facevamo prima della plastica? O di avorio, attraverso l’uccisione di svariate decine migliaia di elefanti all’anno, o di tartaruga, attraverso l’uccisione di svariate decine di migliaia di tartarughe l’anno. La plastica è un materiale a basso costo che ci permette di sostituire tutto questo. Plastic free è quindi uno slogan senza senso. Se vogliamo liberarci di quattro stupidaggini usa e getta va benissimo, ma le fibre plastiche hanno una funzione fondamentale.</p>



<p><strong>Un altro esempio?</strong><br>Altra manifestazione di questo ambientalista collettivo è il “comitatismo del no” che ormai ha invaso l’Italia in ogni suo angolo. Una delle conseguenze negative di questa cultura ambientalista mal poggiante e male interpretata è uno dei motivi dell’imponente ritorno dello statalismo nel nostro Paese, perché si ritiene che per fare la transizione ecologica ci vuole un super-governo che ci porta per mano verso il futuro. </p>



<p><strong>Almeno un super ministero?</strong><br>La stessa idea del super-ministero che guidi la transizione ecologica è una cosa molto pericolosa perché prefigura un gigantesco spreco di risorse pubbliche. Spreco che in parte si è già realizzato, perché noi paghiamo circa sedici miliardi di incentivi l’anno per fonti rinnovabili il cui costo nel frattempo è diminuito dell’80%.</p>



<p><strong>Incentivi pubblici sprecati?</strong><br>Tanto poco fiduciosi siamo nell’innovazione che abbiamo fossilizzato la situazione e pagato per una tecnologia che in pochi anni ha drasticamente ridotto i costi. Così ci troviamo con un apparato tecnologico invecchiato e un debito enorme da smaltire. In totale sono due o trecento miliardi di incentivi finiti in prevalenza a fondi finanziari esteri. Pensi invece ad un’azienda come Tesla. Non è venuta dall’intervento statale ma dall’inventiva a dall’impresa privata. Bisogna certo fissare delle regole, ma non perdere soldi e tempo in maniera sconsiderata. Questo tipo di ambientalismo è molto diffuso in Italia.</p>



<p><strong>Come fare?</strong><br>C’è anche una grande catena di distribuzione, le Coop, che nelle sue pubblicità dichiara i propri prodotti “OGM free”. Ora, chiunque abbia una minima concezione di che cosa sia un OGM, che non è una sostanza chimica, sa che questa è un’affermazione senza fondamento, che non vuol dire nulla. Dopodiché i nostri maiali e le nostre vacche, che fanno i nostri prosciutti e il nostro Parmigiano, sono nutriti con mangimi a base prevalentemente di soia, e l’80% della soia del mondo è OGM. </p>



<p>Sarebbe come dire che la vigna che utilizziamo in Italia, nata dall’innesto delle vigne tradizionali sulle viti americane perché la Filossera aveva distrutto quasi tutte le viti europee, è un OGM perché non esisteva prima in natura. Fregnacce di questo genere ne abbiamo moltissime. Il mio timore è il pensiero unico che spinge verso ulteriori fregnacce. </p>



<p><strong>Tipo?</strong><br>È così che abbiamo finanziato i monopattini, le bici elettriche, le macchinette per rendere frizzante l’acqua potabile in nome dell’ecologia, così la gente beve l’acqua potabile anziché l’acqua minerale. Ora, il Ministero per la transizione ecologica è un controsenso perché la transizione ecologica si fa in tutti i rami della nostra esistenza. Si fa nel grande mondo dell’energia, nell’agricoltura, nel sistema dei trasporti, nell’edilizia civile, per cui affidare tutto ad un solo ministero non ha senso.</p>



<p><strong>Lei ricorda spesso una frase che Obama ha rivolto ai giovani: accadono ogni giorno cose terribili, ma il mondo non è mai stato più nutrito, salubre e meno violento di oggi. Un mondo pieno di opportunità.</strong><br>L’umanità ha delle risorse straordinarie. Il cervello umano, innanzi tutto. Io sono stupefatto dalle trasformazioni che sono avvenute in meglio negli ultimi trent’anni. Dobbiamo avere il coraggio di mettere al centro l’uomo, perché ogni giudizio di valore è basato sul fatto che esiste l’umanità. Non esiste una verità o un valore al di fuori del giudizio che noi diamo. Quindi, quando noi parliamo di equilibrio ecologico dobbiamo parlare di un equilibrio che consenta all’umanità di vivere tranquillamente in pace. </p>



<p><strong>Anche quando il pianeta era abitato dai dinosauri c’era un equilibrio ecologico?</strong><br>C’era quello specifico equilibrio ecologico. Noi oggi vogliamo un altro equilibrio ecologico, che è quello che ci ha consentito negli ultimi diecimila anni di prosperare. Certo che quell’equilibrio dipende anche da noi, perché ormai siamo diventati una specie molto potente, ma per quanto potente non siamo immortali come la vicenda del Covid-19 dimostra.</p>



<p><strong>A proposito di virus. Che funzione hanno?</strong><br>Quella di selezionare le specie. Sono piccolissimi ed esistono da tempo immemore prima della comparsa degli esseri umani. Se volete, i virus hanno una funzione ecologica ma è una funzione che noi respingiamo. Noi non accettiamo di essere selezionati da un virus secondo un criterio di forza che metterebbe fuori gioco anziani, deboli, lasciando in piedi solo la parte sana della popolazione. La conquista della civiltà è in questo, nell’essere contro natura. </p>



<p>Laura Conti, che fu una studiosa molto importante di questioni ambientali, mi disse in un periodo in cui negli Stati Uniti erano molto in auge le teorie creazioniste: “Vedi, Chicco, la destra pensa che il mondo è stato creato da Dio e respinge l’evoluzionismo darwiniano, e poi accetta la sopravvivenza del più forte rispetto al più debole come dottrina sociale. La sinistra fa invece esattamente il contrario: pensa che Darwin abbia avuto ragione ma non accetta il darwinismo sociale”. </p>



<p><strong>Lei cosa pensa?</strong><br>Io sono convinto che la politica, come tutte le grandi cose, nasce dalle idee, e se hai un’idea sbagliata vai in una direzione sbagliata. Devi allora resettare le tue idee e convertirle nella direzione giusta. Sotto questo profilo sono ottimista, perché la causa ambientale è ormai stata sposata perfino dalla finanza, ma dobbiamo spingere verso ulteriore innovazione, spinta che gli italiani sembra abbiano perso, spero in modo non irrevocabile.</p>



<p><strong>Abbiamo finalmente il PNRR. Il 37% delle risorse sarà destinato alla transizione. Basterà?</strong><br>Come ho detto mille volte i quattrini sono importanti, ma nei campi della transizione, dell’energia e dei riiuti non mancano le risorse finanziarie: ci sono centinaia di imprese private e pubbliche pronte ad investire perché sono settori che consentono interessanti remunerazioni del capitale investito. Quindi non c’è carenza di risorse finanziarie. </p>



<p><strong>Cosa non dobbiamo sbagliare?</strong><br>Il vero punto, come anche il ministro Cingolani ripete continuamente, è riuscire a realizzare le riforme di sistema che ci consentono di scaricare a terra quegli investimenti. Non potrà dunque esserci una vera rivoluzione verde senza la certezza del diritto, senza un affievolimento dei comitati NIMBY, senza un principio di autorità. Ecco perché tutto dipenderà dalla nostra capacità di autoriformarci e di eliminare quelle complicazioni in cui noi italiani siamo specialisti.</p>



<p><strong>Oggi è la giornata mondiale dell’ambiente. Una scadenza importante o retorica?</strong><br>È una scadenza importante. Temo però che sarà anche un’occasione per spolverare altra retorica o fare del “green-washing”, con tutti che si travestono da ambientalisti mentre non si riesce a spiegare fino in fondo la dimensione della transizione ecologica, con tutti gli aspetti che la accompagnano. Sarà una rivoluzione un po’ come lo è stata quella informatica. Una rivoluzione che ha portato benessere causando però anche grandi sconvolgimenti: ha portato disoccupazione e sconvolto modi di vivere. </p>



<p><strong>Non sarà facile insomma.</strong><br>Non è un prato fiorito quello che si apre davanti a noi. Cambiare il modello di consumi energetici che abbiamo avuto per quasi quattro secoli, dal ‘700 ad oggi, sarà un’opera eroica ma che lascerà sul campo tanti morti e feriti.</p>
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