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	<title>Inverno Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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		<title>Nuvole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2021 12:48:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bastano due giorni di seguito di sole, il mese di aprile, abitare nel sud e dici, come nella canzone, l’estate è già qui. E in realtà ci sei veramente nell’estate perché l’inverno non tornerà: la sequela delle piogge e dei venti, le temperature da brividi, la luce breve di giornate brevi. Non tornerà, salvo che per qualche giorno in questo anomala Primavera.&#160; Oggi è uno di quei giorni e, come&#8230;</p>
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<p>Bastano due giorni di seguito di sole, il mese di aprile, abitare nel sud e dici, come nella canzone, l’estate è già qui. E in realtà ci sei veramente nell’estate perché l’inverno non tornerà: la sequela delle piogge e dei venti, le temperature da brividi, la luce breve di giornate brevi. Non tornerà, salvo che per qualche giorno in questo anomala Primavera.&nbsp;</p>



<p>Oggi è uno di quei giorni e, come se la stagione invernale appena dietro l’angolo fosse invece lontana come nel mese di agosto, provo un sottile appagante piacere a chiudere di nuovo balconi e finestre, riaccendere il camino non ancora definitivamente ripulito per l’estate, attrezzare il divano di libri, telefono, giornale, computer, sedermi vicino alla fiamma ed iniziare un breve pomeriggio che presto cederà a una lunga sera, complice un cielo cupo di pioggia, di assoluto far nulla.</p>



<p>E naturalmente un tè, bello caldo, aromatico, corposo. Un tè Chai, nero con tante spezie: cannella, zenzero, cardamomo, chiodi di garofano, grani di pepe. Ha un colore, di montagna, di sottobosco, di baite di antico legno, di intimità. Il profumo che si sprigiona avvolge l’angolo del camino, entra nella mente prima che nelle narici e sa di vento.</p>



<p>Ho letto che in India venditori ambulanti lo&nbsp;offrono per le strade. Immagino questa scena nelle nostre città: un uomo dalla pelle bruciata che &nbsp;in pieno gennaio quando non ci sono piumini e guanti e sciarpe che ti difendono dal gelo che &nbsp;penetra nelle ossa, &nbsp;ti offre una ciotola di tè bollente e tu gli dai una moneta, e il calore passa dalle sue alle tue mani, il sorriso dai suoi ai tuoi occhi e con il primo sorso si cancella la stratificata diffidenza e paura dell’altro e ti metti a parlare con lui e vi capite chissà come malgrado le lingue siano diverse perché le cose che vi dite non hanno bisogno di parole, e poi lui va, con la sua ciotola calda, verso un altro e tu a quello fai cenno di sì, di prenderlo quel tè perché è buono e lui capisce che non stati dicendo solo del tè.</p>



<p>Verso nella tazza il mio Chai e penso che la scena che ho immaginato è un’illusione come questo pomeriggio di finto inverno che sto inventando fra tè&nbsp;e camino.</p>



<p>Sulla esigua pila di libri che ho accanto si trova Nuvole di Clément Gilles. L’ho comprato proprio lo scorso inverno e l’ho solo sfogliato un po’. L’ho comprato su invito di Annalisa che ama molto questa opera e me ne ha parlato in modo accennato (un uomo di giardini ma anche di mari, un diario di una traversata oceanica, un’attenzione costante al cielo, un rincorrersi di cirri nembi cumoli, un mondo tutto protetto dalla volta celeste, una vaghezza  mutante inafferrabile, uno sguardo lontano) così come sempre è accennato &#8211; fra la premura e il riserbo &#8211; il porsi di Annalisa verso gli altri, il suo svelarsi in modo leggero e molteplice, il suo guardare in alto dove le nuvole sono di ogni forma e basta saperle leggere.</p>



<p>Penso a quanto ci ha tenuto lontane questa epidemia, penso che mi piacerebbe avere ora qua, accanto al camino,  mia figlia e sfogliare con lei il libro e il cielo che appare dai vetri del balcone chiuso, offrirle una tazza di tè, che peraltro a lei non piace, e vedere che accetta la tazza e la tiene fra le mani senza bere accogliendone il calore che passa da me a lei da lei a me come con il venditore indiano e sapere che questa intesa non è un’illusione, ma una bella consolidata realtà.</p>



<p><strong>Patologia:</strong> confusione meteorologica<br><strong>Terapia:</strong> una calda tazza di tè Chai da tenere tra le mani (bere o no, a piacere), uno sguardo alle nuvole dai vetri del balcone e uno alle pagine delle Nuvole di Gilles.</p>
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		<title>Questione di indirizzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2021 14:52:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[biblioterapia]]></category>
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		<category><![CDATA[Paul Aster]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scrivevo diari, tanti diari che avendo seguito la mia evoluzione dall’infanzia all’adolescenza alla gioventù, si presentavano molto variegati, tranne nella prima pagina, quella d’inizio d’anno. Lì il copione, con le variabili legate al lessico alla sintassi allo stile alla scrittura, è identico nella sostanza: vertigine di fronte a tutti quei fogli bianchi che avrei riempito di un futuro sconosciuto e imprevedibile; rimpianto appena accennato, il passato essendo ancora allora limitato,&#8230;</p>
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<p>Scrivevo diari, tanti diari che avendo seguito la mia evoluzione dall’infanzia all’adolescenza alla gioventù, si presentavano molto variegati, tranne nella prima pagina, quella d’inizio d’anno. Lì il copione, con le variabili legate al lessico alla sintassi allo stile alla scrittura, è identico nella sostanza: vertigine di fronte a tutti quei fogli bianchi che avrei riempito di un futuro sconosciuto e imprevedibile; rimpianto appena accennato, il passato essendo ancora allora limitato, per l’anno trascorso; propositi per l’anno nuovo.</p>



<p>Ora ho davanti una pagina immacolata di Word e un anno nuovo appena cominciato. Questa volta la vertigine diventa un vero mancamento di fronte ad una sequela di giorni che sono pur sempre pagine bianche da riempire di un futuro sempre più sconosciuto, sempre meno prevedibile, decisamente incerto. Un rimpianto, malgrado tutto, per l’anno passato che oggi se non altro sappiamo come è passato e che tutto sommato diviene rassicurante per il solo fatto che è trascorso.</p>



<p>E i propositi? Beh, quelli si possono sempre fare non sono pericolosi come i progetti.</p>



<p>Vediamo un po’. Per schiarirmi le idee mi conviene prepararmi un tè, un buon tè, uno di quelli che ti fanno volare in alto con la mente. Fra le lattine schierate è lui il più alto, cresce a Darjeeling, alle pendici dell’Himalaya a più di 2000 m. di altitudine, è un tè blu dal nome accattivante liquido luminoso Ambre. Sembra di gustare aria pura, acqua cristallina e velluto di cielo. Un tè così non può che fare scaturire grandi propositi.</p>



<p>Potrei ripromettermi di non intervenire con buoni consigli nella vita dei miei figli, di non essere petulante, di collaborare ad educare e non solo viziare i miei nipoti, di essere più presente con le mie sorelle, con gli amici, di non entrare in letargo davanti al camino, di credere fermamente che ritornerò a viaggiare, di leggere fino in fondo l’Ulisse di Joyce, di preparare qualcosa per cena, di chiudere la TV quando ci sono <em>Quelli </em>ai talk show, di mandare al diavolo Luisa.</p>



<p>Decisamente questo tè è frizzante come l’aria dell’Himalaya, mi potrebbe far continuare all’infinito, tanto si sa che i propositi non si mantengono, lo si constaterà nell’ultima pagina, quella di fine anno.</p>



<p>Mi metto comoda e prendo in mano il libro che sto rileggendo e che ho destinato a questi pomeriggi tranquilli dopo le feste,<em> Diario d’inverno</em>. L’autore Paul Auster, ha, più o meno la mia età e nel libro la stessa urgenza di ripercorrere la propria vita, lo stesso sbalordimento di fronte ai propri anni e a quelli che restano. Lui si racconta tramite il corpo, legge la sua vita attraverso le cicatrici, i cambiamenti, i dolori e i piaceri fisici. Si narra elencando i 21 indirizzi in cui ha abitato, si rivolge a se stesso in seconda persona quasi a volere mantenere le giuste distanze per analizzare e capire. Ti piacerebbe sapere chi sei, si dice. Gli piacerebbe poter mettere indirizzi anche ai suoi amori, ai sapori di cibo, di sesso, di vista, gustati o disgustati negli anni, agli incontri, agli errori, fallimenti, successi. Alle parole, ai silenzi, alle angosce e alle certezze, al passato e al presente. E conclude dicendo che bisogna accettare di cambiare ancora indirizzo: Una porta si è chiusa. Un’altra si è aperta. Sei entrato nell’inverno della tua vita.</p>



<p>Guardo la copertina, l’intenso viso di Auster, gli occhi grandi, i capelli lunghi e grigi. Grigi? In realtà, solo ora mi viene in mente, in questi ultimi giorni due propositi li ho fatti: rinnovare colorandolo il mio guardaroba prevalentemente grigio e distruggere i miei diari. Chi dice che l&#8217;inverno della vita debba per forza essere noioso?</p>



<p><strong>Patologia:</strong> stati di vertigine e smarrimento</p>



<p><strong>Terapia:</strong> il miglior tè che possedete, da bere da una certa altezza, se non altro in piedi e <em>Diario d&#8217;inverno</em> di Paul Auster, da leggere solo se avete una certa età e una poltrona molto comoda.</p>
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