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	<title>Jazz Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Musica: al Castello Ursino di Catania dal 30 settembre al 9 ottobre torna Classica &#038; Dintorni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Sep 2022 06:43:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ricerca e tradizione, musica per film e sonorità orientali.Il M° Ketty Teriaca: “Prima esecuzione in Sicilia del Diario del tempo che verrà di Marco Betta, trascrizioni per quartetto Italianvibes delle colonne sonore di tre film di Roberto Andò” CATANIA, 28 settembre 2022 – Dalle musiche per il cinema e il teatro &#8211; che con contributi di grandi compositori contemporanei hanno scritto un nuovo capitolo nella letteratura musicale del Novecento &#8211;&#8230;</p>
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<p class="has-text-align-left">Ricerca e tradizione, musica per film e sonorità orientali.<br>Il M° Ketty Teriaca: “<em>Prima esecuzione in Sicilia del Diario del tempo che verrà di Marco Betta, trascrizioni per quartetto Italianvibes delle colonne sonore di tre film di Roberto Andò</em>”</p>



<p><strong>CATANIA, 28 settembre 2022</strong> – Dalle musiche per il cinema e il teatro &#8211; che con contributi di grandi compositori contemporanei hanno scritto un nuovo capitolo nella letteratura musicale del Novecento &#8211; alle geografie sonore di lontani paesi orientali; dai canti della tradizione lettone, alle partiture dei classici europei. Tra ricerca e tradizione, anche quest’anno, alle soglie dell’autunno e del ritrovato piacere dell’ascolto della musica negli spazi al chiuso, il Castello Ursino di Catania risuona della magica atmosfera di <strong>Classica &amp; Dintorni [30 settembre – 9 ottobre 2022]</strong>.</p>



<p>E per questa 19°edizione la direttrice artistica <strong>Ketty Teriaca</strong> – pianista e docente del<strong> Conservatorio Scarlatti di Palermo </strong>– confeziona una rassegna raffinata e nel segno della contaminazione fra i generi scandita in due weekend lunghi, dal venerdì alla domenica. Tutti i concerti saranno ospitati al <strong>Castello Ursino </strong>e inizieranno alle 21. Inserita nel cartellone del <strong>Catania Summer Fest</strong>, Classica &amp; Dintorni 2022 sarà ad <strong>ingresso gratuito</strong> fino a esaurimento posti e sarà sufficiente prenotarsi via whatsapp al numero 331 4861931.</p>



<p>Si comincia venerdì 30 settembre con la grazia assoluta dei quartetti di Mozart e una formazione “indigena”, ovvero nata e cresciuta a Catania e già accreditata nei circuiti nazionali e internazionali. Si chiama <strong>Katanè</strong> e per il concerto inaugurale di Classica &amp; Dintorni vedrà la presenza del flautista <strong>Domenico Testaì</strong> insieme con i giovani componenti <strong>Ricardo Urbina</strong> e <strong>Dario Militano</strong> al violino, <strong>Clelia Lavenia</strong> alla viola e <strong>Giulio Nicolosi</strong> al violoncello.</p>



<p><strong>Sabato 1 ottobre</strong> è in programma una autentica chicca: “Quaderni. Diario del tempo che verrà”, un regalo del<strong> M° Marco Betta</strong> – compositore, sovrintendente e direttore artistico del Teatro Massimo di Palermo – per l’<strong>Italianvibes Ensemble.</strong> Si tratta delle trascrizioni per quartetto – vere e proprie miniature sonore – di brani composti per il cinema e il teatro che Betta ha voluto rielaborare per la formazione dell’Italianvibes composto da <strong>Giovanni Mareggini</strong> (flauto), <strong>Luca Ranieri</strong> (viola), <strong>Maria Cecilia Berioli</strong> (violoncello) e dalla stessa <strong>Ketty Teriaca</strong> al pianoforte. <em>“Siamo lusingati – spiega Teriaca – di questo regalo pensato per la nostra formazione, brani che eseguiamo in Sicilia per la prima volta dopo una parziale anteprima in Umbria e in Friuli l’estate scorsa. Si tratta di musiche composte da Betta per tre film diretti dal regista <strong>Roberto Andò</strong>: “Viaggio segreto”, “Viva la libertà” e “Il Manoscritto del Principe”. Mentre la seconda parte del concerto è dedicata alla figura dell’imprenditore palermitano <strong>Ferruccio Barbera</strong> con brani che scandiscono la sua vita, interrotta prematuramente a 53 anni. E poi due pezzi da pièces teatrali, una di <strong>Andrea Camilleri</strong> e l’altra di <strong>Ruggero Cappuccio</strong> nel solco della ricerca e della divulgazione di autori del passato meno conosciuti e di compositori contemporanei di grande valore”</em>. </p>



<p><strong>Domenica 2 ottobre</strong> viaggio sonoro verso le rotte dell’Afganistan e dell’India con il duo di <strong>Davide Livornese</strong> al rabab e <strong>Riccardo Gerbino</strong> al tabla, strumenti tradizionali dei due paesi ai quali i due musicisti hanno dedicato studi in campo internazionale componendo musiche inedite ispirate alle tradizioni locali. Le composizioni sono immaginari sonori che rievocano antiche danze e andature ipnotiche lungo paesaggi melodici armoniosi e improvvisati.</p>



<p>Nel secondo weekend, al Castello Ursino<strong> venerdì 7 ottobre</strong> si esibirà il <strong>Trio Quiròs</strong> con <strong>Francesca</strong> <strong>Adamo Sollima</strong> (soprano), <strong>Mauro Schembri</strong> (mandolinio) e <strong>Fernando Mangifesta</strong> (fisarmonica). In programma musiche di Hahn, Weill, Piazzolla, Ramirez, Angulo, Gershwin e Bernstein. </p>



<p><strong>Sabato 8 </strong>sono attese le <strong>Saucejas</strong>, formazione di origine lettone tutta al femminile che proporrà canti e arrangiamenti della tradizione. </p>



<p>Infine, <strong>domenica 9 ottobre</strong>, chiusura con musiche di Vivaldi, Bach, Rameau e Telemann con <strong>Ensemble Harmonia Urbis</strong>: Giusi Ledda (traversiere), Iben Bagvad Kejser (violino), Andrea Fossà (violoncello), Ugo Di Giovanni (liuto), Marco Silvi (clavicembalo e direzione).</p>



<p>L’edizione 2022 è organizzata dall’associazione culturale <strong>Darshan</strong> e dall’associazione di promozione sociale AreaSud con il contributo di <strong>Ministero della Cultura, Regione Siciliana &#8211; Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo, Città di Catania &#8211; Assessorato alla Cultura, Catania Summer Fest</strong>. Info <a href="http://www.associazione-darshan.it/">Associazione Darshan</a>. </p>
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		<title>Il jazz? La metafora perfetta per la democrazia.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 12:02:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
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<p>Si sa che il jazz ha accompagnato la lotta per i diritti civili degli afroamericani negli Stati Uniti. Basterebbe ricordare «Strange fruit» di Billie Holiday, che alcuni anni fa il settimanale «Time» ha indicato come il monumento musicale del secolo. Una canzone bellissima, drammatica e agghiacciante sui linciaggi dei neri nel Sud degli Stati Uniti (infatti, lo «strano frutto» di cui si parla nella canzone è il corpo di un nero che penzola da un albero) che la cantante eseguì per la prima volta nel nightclub Café Society di New York nel 1939. </p>



<p>Oppure «Fables of Faubus» che Charles Mingus scrisse (e incise nel 1959 nel disco «Mingus Ah Um») come protesta diretta contro le azioni del governatore segregazionista dell’Arkansas, Orval E. Faubus, che si oppose alla storica decisione della Corte Suprema che intimò agli Stati di integrare gli studenti afro-americani nelle scuole pubbliche. </p>



<p>Oppure «Alabama», il brano composto da John Coltrane (incluso nell’album «Live at Birdland») in risposta all’attentato razzista del Ku Klux Klan del 15 settembre 1963 all&#8217;interno di una chiesa battista nella cittadina di Birmingham, in Alabama, nel quale rimasero uccise quattro bambine. </p>



<p>E ancora «The Freedom Suite» di Sonny Rollins, uno dei più famosi ed apprezzati sassofonisti del periodo che, nonostante il successo, quando tentò di affittare un appartamento a New York, dovette affrontare lo spettro del razzismo: l’appartamento gli venne rifiutato perché nero («In quel momento – spiegò poi Rollins – la cosa mi colpì molto: cosa significa quel successo se alla fine ero ancora un negro, per così dire?»). E potrei continuare a lungo.</p>



<p>Del resto, nella cultura afroamericana il jazz è stato, ed è tutt’ora, per citare le parole pronunciate dal Reverendo King, «una musica trionfante».</p>



<p>«Dio – disse Martin Luther King nel denso discorso che tenne all’apertura del Jazz Festival di Berlino nel 1964 – ha estratto molte cose dall’oppressione. Ha dotato le sue creature della capacità di creare. E da questa capacità sono sgorgate le dolci canzoni del dolore e della gioia, che hanno consentito agli esseri umani di adattarsi a tante situazioni diverse. Il jazz parla per la vita. Il blues racconta la storia delle difficoltà nel vivere. Le più dure realtà della vita sono state messe in musica, e ne sono state trasformate con una nuova speranza o un senso di trionfo. Questa è una musica trionfante. </p>



<p>Il jazz moderno ha continuato questa tradizione, cantando le canzoni di un’esistenza urbana più complicata. Quando la vita stessa non offre più né ordine né significato, il musicista crea un ordine e un senso dai suoni della terra che scorrono dentro il suo strumento.</p>



<p>Non stupisce che tanta parte della ricerca di un’identità tra i neri americani sia stata promossa dai musicisti jazz. Molto prima che gli intellettuali dei nostri tempi scrivessero sull’identità razziale come problema in un mondo multietnico, i musicisti tornavano alle loro radici per affermare ciò che si agitava dentro le loro anime. </p>



<p>Tanta energia del nostro movimento per la libertà, è venuta dalla musica. Ci ha rafforzati coi suoi dolci ritmi quando il coraggio ci veniva a mancare. Ci ha calmati con le sue ricche armonie quando avevamo perso fiducia. E adesso il jazz viene esportato nel mondo. Perché nella lotta specifica del nero americano c’è qualcosa in comune con la lotta universale dell’umanità contemporanea.</p>



<p>Ciascuno ha il suo blues. Ciascuno anela a un significato. Ciascuno ha bisogno di amare e di essere amato. Ciascuno ha bisogno di battere le mani e di essere felice. Ciascuno ha bisogno di fede. Nella musica, specialmente in questa vasta categoria chiamata jazz, c’è un primo passo verso questi traguardi».</p>



<p>Ma c’è di più: per Wynton Marsalis, il celebre trombettista che da molti è stato descritto come il musicista jazz più importante della sua generazione, «la musica jazz è la metafora perfetta per la democrazia».</p>



<p>In un momento in cui l’America (e, a dire il vero, il mondo intero) si trovano ad un bivio, il compositore vincitore del Premio Pulitzer ha trovato l’ispirazione per scrivere un lavoro toccante (e pimpante): «The Democracy! Suite», una risposta (artistica) in otto parti alla crisi politica, sociale e sanitaria che oggi stiamo affrontando.</p>



<p>L&#8217;album digitale di Marsalis e del settetto composto da membri della famosa Jazz at Lincoln Center Orchestra, è stato registrato dal vivo nella Appel Room del Jazz at Lincoln Center durante il lockdown imposto dal Covid-19 e uscirà tra qualche giorno.</p>



<p>Wynton Marsalis ripete da tempo che «il jazz è un’arte collettiva e un modo di vivere che allena alla democrazia» e, nell’intervista con la quale ha presentato l’album, ha detto: «Una democrazia è un organismo che vive e respira e che rende possibile la scelta individuale innalzando la causa comune. Questo è anche l&#8217;obiettivo del jazz. Nella nostra musica, ogni volta che suoniamo abbiamo la libertà personale di improvvisare tutta una nuova serie di possibilità e condividiamo altresì l’obiettivo comune di trovare e mantenere un equilibrio collettivo che chiamiamo swing».</p>



<p>L’album di Wynton Marsalis ha l’obiettivo dichiarato di sollevare, ispirare e galvanizzare gli ascoltatori, incitandoli a lavorare insieme per un futuro migliore; e sebbene la musica di «The Democracy! Suite» sia strumentale, parla da sola, esortandoci a lottare per il mondo in cui crediamo. Proprio come ai vecchi tempi. E chissà che, come ai vecchi tempi, dalla musica non ci venga un pò di quella energia di cui oggi abbiamo disperato bisogno.</p>
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