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	<title>Luca Attanasio Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Luca Attanasio Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>La lunga marcia per la libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Delle Pagine]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Sep 2021 10:20:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ho steso sul tavolo una mappa dell’Africa, di quelle in bianco e nero, e ho cominciato a colorarla. Non sono improvvisamente regredito all’infanzia, pur avendone seriamente il desiderio, ma mi interessava visualizzare l’indice della libertà in Africa elaborato da Freedom House, storica nonché controversa organizzazione americana. Non affrontiamo qui la discussione sulla passione tipicamente anglosassone per le classifiche (che cosa significherà per un nigeriano che il suo paese abbia 45&#8230;</p>
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<p>Ho steso sul tavolo una mappa dell’Africa, di quelle in bianco e nero, e ho cominciato a colorarla. Non sono improvvisamente regredito all’infanzia, pur avendone seriamente il desiderio, ma mi interessava visualizzare l’indice della libertà in Africa elaborato da Freedom House, storica nonché controversa organizzazione americana.</p>



<p>Non affrontiamo qui la discussione sulla passione tipicamente anglosassone per le classifiche (che cosa significherà per un nigeriano che il suo paese abbia 45 punti, mentre nell’Uganda di Museveni si arriva solo a 34?), ma proviamo a fare la prova: in verde i paesi liberi, in giallo quelli parzialmente liberi e in rosso quelli oppressi. </p>



<p>La mappa si è rapidamente colorata di rosso, la mano si è stancata e la matita si è spezzata nello sconforto. Mentre mi angosciavo con i pastelli, ho dovuto rapidamente cambiare colore ad un paese, la Guinea, dove ad inizio mese si è consumato l’ennesimo golpe africano. Avevo già passato in giallo la Tunisia.</p>



<p>L’ultimo conto parla di 8 paesi liberi, 22 paesi parzialmente liberi (tra questi c’è anche il Somaliland che nessuno riconosce) e 26 non liberi (compreso il Sahara occidentale, controllato dal Marocco ma membro dell’Unione Africana).</p>



<p>Qualche anno fa la situazione politica in Africa, continente amato e sfortunato, sembrava volgere verso un tenue verde primaverile, poi i soliti problemi l’hanno riportato all’autunno. Il 2021 non è stato un grande anno. Le elezioni che si sono tenute fin ora, con rare eccezioni, sono state contraddistinte da brogli e sfacciati favoritismi per gli incombenti. L&#8217;Uganda per dire. E poi due colpi di stato in Mali, uno in Guinea, un tentato golpe in Niger, una successione dinastica militare in Ciad; la crisi separatista in Camerun, le violenze jihadiste in Mali, Burkina Faso, Nigeria; la guerra civile in Etiopia contro i ribelli tigrini che ha lambito la località sacra delle chiese nella roccia di Lalibela. Senza dimenticare le jacquéries in Sudafrica, la violenza islamista in Mozambico, l’eterna guerra nella parte occidentale della Repubblica democratica del Congo, dove ha perso la vita anche il nostro Luca Attanasio.</p>



<p>Il Gambia ci fa pensare a come gli eroici oppositori di un tempo, per effetto di una maledizione africana, si trasformino in autocrati. Il presidente Adama Barrow, che riuscì ad abbattere la dittatura di Jammeh ha rinnegato la promessa di restare al potere per solo tre anni. Barrow si prepara alle elezioni del 4 dicembre, sicuro di vincerle.</p>



<p>Insomma, i segnali mostrano un continente nuovamente alle prese con il ciclo di esclusione, frustrazione e violenza. Pochi i segnali positivi. Vogliamo seguirli?</p>



<p>Lo Zambia si è scrollato di dosso il presidente Lungu, che aveva mobilitato l’intero apparato dello Stato per strappare un nuovo mandato. La fortissima mobilitazione popolare ha spinto il candidato dell’opposizione Hichilema verso un trionfo che ha reso vane le manipolazioni del titolare. Possiamo ora solo sperare che Hichilema non segua l’esempio di altri suoi illustri colleghi aggrappati alle poltrone anche oltre scadenza. </p>



<p>Ma, al di là del significato contingente, ciò che sembra insegnare lo Zambia è che la democrazia si consolida dove si salda la passione popolare con una relativa solidità istituzionale, più evidente nei paesi dell’Africa australe, dove si concentrano i paesi liberi, come il Sudafrica, Namibia e Botswana.</p>



<p>Anche i piccoli stati insulari sono riusciti a dotarsi di stabilità e rispetto delle regole democratiche. Pochi giorni fa Sao Tome è andato alle urne facendo vincere l’opposizione di Carlos Vila Nova. Fra poco toccherà a Capo Verde. Maurizio e le Seycelles sono gli altri stati insulari con elezioni credibili e corrette. Fuori da questo ambito piuttosto angusto, tra i paesi liberi, troviamo solo il Ghana.</p>



<p>Volendo completare il giro elettorale dell’Africa, il Somaliland, entità non riconosciuta dal resto del mondo, si distingue per una situazione di pace in una regione del mondo in cui il concetto di turbolenza viene ridefinito in peggio ogni anno. Pur essendo di colore giallo, il Somaliland ha superato il test delle elezioni parlamentari 2021 (le prime da quindici anni) senza incidenti, grazie a meccanismi costituzionali che mescolano schemi occidentali e tradizionali, come il riconoscimento del ruolo dei capi tribali.</p>



<p>La battaglia è ancora in corso in Eswatini dove l’ultimo re assoluto del continente deve fronteggiare una crisi terminale di legittimità. Anche il Sudan è un campo aperto, lì le elezioni sono promesse per il 2022. Per non parlare della Libia che dovrebbe andare alle urne la vigilia di Natale di quest’anno, sempre che la fragile tregua tra le fazioni e le potenze che le sostengono riesca a durare.<br>Eppure, è proprio l’entità delle rivolte popolari che mostra come il bisogno di democrazia continui ad essere fortemente sentito dagli africani, da Tripoli a Città del Capo, da Gibuti a Dakar.</p>



<p>Ogni stato ha la sua storia e le sue caratteristiche ed è difficile fare generalizzazioni ma tra i paesi parzialmente liberi, quelli in giallo, ce ne sono numerosi che potrebbero, nel prossimo decennio, fare un decisivo salto verso solide libertà democratiche accompagnate da stabilità e sviluppo umano. Pensiamo a paesi come il Kenya, un paese con una stampa vibrante e una vivacissima dialettica politica, ma dove il momento delle elezioni si accompagna a corruzione e violenza; alla Nigeria, naturalmente, il gigante del continente, che dal 1999 è riuscita a spegnere la catena dei colpi di Stato militari; e anche alla Tanzania, dove è in corso una lentissima evoluzione verso un regime più aperto. La grande speranza per il futuro resta l’Etiopia, una volta che riuscirà a sciogliere il suo storico dilemma tra centralismo e autonomie locali, recuperando un vero equilibrio tra le diverse etnie.</p>



<p>I paesi cambiano, la storia avanza, non c’è nulla di immutabile. Gli africani reclamano libertà, giustizia e sviluppo. In momenti in cui l’occidente si interroga sui suoi valori fondamentali, forse uno sguardo all’Africa ci fa ricordare come anche qui si continua a battersi e a morire per la libertà.</p>
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		<title>Ci sfugge il Congo, l’Africa e tutto ciò che rappresenta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Cuzzocrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 17:14:18 +0000</pubDate>
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<p>Che effetto farà all’Italia e agli italiani l’agguato con il quale sono stati assassinati l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci? Tra le indignazioni per la mancata apertura delle piste da sci e la preoccupazione per il colore che assumerà la nostra regione domani o dopodomani, non ci stiamo rendendo conto che la pandemia non ha determinato una sospensione del tempo. In attesa di certezze sul piano vaccinale italiano ed europeo, la nostra concentrazione è tutta sull’Occidente. Ci sfugge il Congo, l’Africa e tutto ciò che rappresenta.</p>



<p>La morte di due giovani al servizio dello Stato, impegnati in una missione umanitaria all’estero, ha risvolti drammatici e, per la sua dimensione eclatante, rischia di annacquarsi in un cordoglio di circostanza, che non potrà dare consolazione né alle famiglie, né alla Repubblica italiana.</p>



<p>Oltre il dolore, oltre il dramma e lo sgomento, c’è qualcosa che potrà restarci da un evento così tragico. Luca Attanasio e sua moglie sono due persone che si sono fatte carico dell’umanità. Fuori dalla logica della carriera e dell’individualismo, operano insieme per una vita migliore, per sé e per chi gli sta intorno. Anche se questo “intorno” può essere più o meno lontano, non hanno voltato lo sguardo dove era più facile.</p>



<p>Non sono queste le pagine dove raccontare la storia dello sfruttamento e dell’indipendenza del Congo, né dove affrontare i problemi che ancora vive il continente africano in risposta, e a seguito, della colonizzazione europea o delle tensioni della Guerra fredda. Ma in questi ultimi decenni, e anche in futuro, in Africa si gioca una partita nuova, ma sempre uguale.</p>



<p>Gli interessi per i giacimenti di materie prime e per i vasti territori da sfruttare, ancora oggi attirano le potenze internazionali, che non sono più il Belgio del 1800 o la Francia, ma Cina, Russia e tutti coloro che vedono risorse per le proprie economie laddove servirebbero risorse per l’indipendenza e per la crescita civile ed economica, unico argine al dramma dell’attuale flusso migratorio che non accenna a fermarsi.</p>



<p>Una modesta proposta. Prima di spartirsi nuovamente l’Africa, le super potenze di oggi potrebbero distribuire vaccini e medicinali a tappeto. Non solo contro il Covid, ma anche contro tutte quelle malattie che noi abbiamo dimenticato, ma ancora oggi fanno la differenza tra un bambino che nasce a Roma e uno che nasce a Kinshasa.</p>
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