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	<title>macchia Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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		<title>Tema: Primo giorno di scuola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Sep 2021 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non si usa più, ma in un tempo lontano lontano fatto di grembiuli, fiocchi, cartelle e magari anche inchiostro e pennino, esisteva il tema Primo giorno di scuola che si concludeva alla fine dell&#8217;anno con l&#8217;immancabile Ultimo giorno di scuola.&#160; Suor Carolina , in quel Primo in assoluto giorno di scuola, ci fece trovare i banchi contrassegnati da un cartellino con i nostri nomi. Ci conosceva già tutti, e sì&#8230;</p>
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<p><br>Non si usa più, ma in un tempo lontano lontano fatto di grembiuli, fiocchi, cartelle e magari anche inchiostro e pennino, esisteva il tema <em>Primo giorno di scuola</em> che si concludeva alla fine dell&#8217;anno con l&#8217;immancabile<em> Ultimo giorno di scuola</em>.&nbsp;</p>



<p>Suor Carolina , in quel <em>Primo in assoluto</em> <em>giorno di scuola</em>, ci fece trovare i banchi contrassegnati da un cartellino con i nostri nomi. Ci conosceva già tutti, e sì che in 40 non eravamo certo una piccola classe. Conosceva le nostre altezze, i difetti di vista, le irrequietezze e pacatezze, le amicizie e le faide familiari. Le femminucce e i maschietti. </p>



<p>Pertanto io mi ritrovai in prima fila, un banco a tre con Katia (Caterina diceva severa suor Carolina) e Resì (Teresa come santa Teresa del Bambino Gesù, con ancora maggiore disapprovazione). Sul mio nome sospirava: quanta stravaganza! Non dico una santa ma neanche una beata a cui appellarsi. Ma mia madre la rassicurava che il secondo nome all&#8217;anagrafe risultava Giovanni Bosco (e qui era lei che vinceva in stravaganza) e la morte infantile della bambina-zia di cui portavo il nome, rimetteva con un sospiro e una lacrima le cose a posto.&nbsp;</p>



<p>Dopo la preghiera suor Carolina ci intimò di metterci seduti con le braccia conserte (posizione di attesa alla quale avremmo presto imparato ad aggiungere Mani in testa quando facevamo chiasso) e passò tra i banchi con un misterioso bottiglione nero con beccuccio da cui versava inchiostro ancora più nero nei piccoli calamai incastrati nei banchi. </p>



<p>&#8220;Copiate il vostro nome sulla prima pagina del quaderno a righe&#8221;, e fin qui anche se intimorite dall&#8217;impresa ci apprestavamo ad eseguire, ma tremavamo di terrore al severo. &#8220;E guai a chi fa una macchia!&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Dalla cartella di fibra che avevo ereditato dalla precedente Nadina, trassi fuori il quaderno a righe che si accoppiava con una triste copertina nera a quello a quadretti, la penna col pennino che intinsi nel calamaio e prima ancora di cercare di scrivere una N per altro tutta a svolazzi, lasciai cadere la mia prima macchia. Terrorizzata guardavo alternativamente l&#8217;informe figura che si allargava sul foglio e suor Carolina che, insediata nella cattedra, con una lunga bacchetta in mano raggiungeva i capi chini dei bambini più grandi, ripetutamente bocciati e sistemati nella fila dei somari.&nbsp;</p>



<p>Scoppiai a piangere silenziosamente mentre Katia che in classe dovevo chiamare Caterina, tentava invano di eliminare il corpo del reato con carta assorbente e gomma. Ma fu Resì, forse ispirata da quella Teresa che essendo amica del Bambino Gesù di fanciulli se ne intendeva, a risolvere la situazione strappando il famigerato primo foglio del quaderno a righi.&nbsp;</p>



<p>Alzai gli occhi e vidi suor Carolina che ci osservava e poi come nulla fosse posò accanto al suo trono come uno scettro la bacchetta e mettendo una mano in tasca venne verso noi, terrorizzate, e ci diede un pesciolino di liquirizia per uno.&nbsp;</p>



<p>P. S. Suor Carolina aveva spirito imprenditoriale e vendeva prima dell&#8217;inizio delle lezioni, a noi alunni pesciolini a 1 lira l&#8217;uno e manciate di ritagli delle ostie della Messa per 5 lire.&nbsp;Quel primo giorno di scuola Katia (Caterina), Resì (Teresa) e io Nada (Giovanni Bosco), usufruimmo grazie alla mia prima e non ultima macchia di una pesca miracolosa.</p>



<p><strong>Patologia: </strong>fenomeni di lieve panico</p>



<p><strong>Terapia: </strong>niente tè, provate la colazione con latte e biscotti (o pane), provate anche a sfogliare, o risfogliare, il libro<em> Cuore</em> di De Amicis. Suor Carolina e i suoi scolari non vi sembreranno più tanto alieni.</p>
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