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	<title>Maestra Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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		<title>Benvenuti a casa dei nonni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 18:03:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Benvenuti a casa dei nonni”, &#160;c’è scritto sotto l’immagine di due arzilli vecchietti, &#160;sulla targhetta che mi ha regalato Giorgia e che è diventata un nostro mattutino segnale. Se è esposta sulla maniglia esterna della porta vuol dire che mi sono alzata e loro possono salutarmi prima di andare a scuola, se non c’è vuol dire che loro non vanno a scuola o che io sono ancora a letto e&#8230;</p>
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<p>“Benvenuti a casa dei nonni”, &nbsp;c’è scritto sotto l’immagine di due arzilli vecchietti, &nbsp;sulla targhetta che mi ha regalato Giorgia e che è diventata un nostro mattutino segnale. Se è esposta sulla maniglia esterna della porta vuol dire che mi sono alzata e loro possono salutarmi prima di andare a scuola, se non c’è vuol dire che loro non vanno a scuola o che io sono ancora a letto e i saluti sono rimandati al ritorno. Mai targhetta ha avuto più vicissitudini, più alternanze, e&nbsp;non a causa della mia pigrizia mattutina.</p>



<p>È dal fatidico 5 marzo dell’anno scorso che la targhetta non fa che entrare e uscire. Lockdown totale (dentro), riapertura speranzosa e festosa (fuori), chiusura momentanea con occhiolino per derattizzazione (dentro), apertura (fuori), chiusura per seggio elettorale (dentro), riapertura (fuori), chiusura per ordinanza del sindaco (dentro), riapertura per ricorso genitori (fuori), chiusura per insindacabile decisione di Francesca (dentro), riapertura per protesta inappellabile delle bimbe (fuori), chiusura per ordinanza del presidente della regione (dentro), sentenza contraria del Tar (fuori). Oggi, chiusura del dirigente scolastico causa positivi (dentro).</p>



<p>E dire che io stamattina mi sono alzata, malgrado di malavoglia, proprio per celebrare questo secondo giorno di riapertura della scuola. (ah, i bei tempi quando in un anno c&#8217;era un solo primo giorno di scuola!)</p>



<p>Giorgia apre lo zaino, tira fuori un libro e ripete ad alta voce la pianura Padana, &#8220;devo essere interrogata&#8221;, dice guardandoci interrogativamente. Ester tira fuori il telefonino, Marghe, hai sentito? Ci vediamo più tardi come al solito. In videochiamata. Poi toglie l’elastico e due bande di capelli neri le coprono gli occhi. Francesco tira fuori dalla tasca un marshmallow,  L’ho rubato per Iaia, mi sussurra, glielo do di nascosto dalla Maestra. Non mi va di rimproverare Robin Hood. Non stamattina. Francesca ha la faccia di chi non può crederci: Di nuovo chiusa, di chi sotto-sotto è sollevata: Niente contagio, di chi: Ma chi poteva immaginare…</p>



<p>Mi preparerò un bel tè, tonificante, poi aprirò i giornali e leggerò diligentemente e imparzialmente le invettive di quelli, i più, che dicono che la Scuola deve riaprire, che il danno causato a questa generazione è incalcolabile, che un Paese non ha bene maggiore da tutelare, che le aule sono in sicurezza, che le Dad non funziona. Le sosterranno Governo, insegnanti, studenti, genitori, comitati medici e scientifici, scrittori e intellettuali e gente comune. </p>



<p>Poi leggerò, allo stesso modo, le invettive di quelli che dicono che la salute viene prima della scuola, che le aule, malgrado rotelle e mascherine, sono luoghi di contagio, che i giovani soffrono né più né meno di tutte le altre categorie, che in tempi di guerra scuole non ce n’erano, che le capacità di ripresa dei ragazzi sono incalcolabili, che la Dad non è il diavolo. Le sosterranno Governo, insegnanti, studenti, genitori, comitati medici e scientifici, scrittori, intellettuali e gente comune.</p>



<p>Io penso ai 55 anni che ho trascorso, in varie vesti, nelle aule scolastiche e all’indifferenza, esagero un po’, generalizzata di Governo, insegnati, studenti, genitori, comitati medici e scientifici, scrittori, intellettuali e gente comune nei confronti della Scuola. Non mi pare di ricordare che in Italia sia mai stata la prima preoccupazione o occupazione. </p>



<p>Mi pare di ricordare invece che allegramente, superficialmente, autolesionisticamente si è sempre fatto il minimo o malfatto il massimo per la Scuola. E se comunque la Scuola italiana ha raggiunto grandi e bei risultati, è perché è vero che siamo un popolo di santi e di eroi, ma per fortuna di santi della porta accanto e di eroi del quotidiano a cui le imprese e i miracoli riescono bene.  </p>



<p>Mi scriverò al partito del Risvolto della medaglia: ci voleva una pandemia per ristabilire le priorità. Salvo scordarcene immediatamente a pericolo superato.</p>



<p>Tolgo la targhetta da “fuori”, la metto “dentro” (per qualche giorno, definitivamente?). Faccio l&#8217;occhiolino ai due vecchietti che per la verità non mi sembrano in gran forma.&nbsp;</p>



<p><strong>Patologia:</strong> stati di indecisione indotti o spontanei<br><strong>Terapia:</strong> nell&#8217;immediato un buon tè tonificante, in seguito giornali indipendenti o sedicenti tali, ma vi avverto potreste diventare strabici. ( Meglio ancora una volta il discusso don Milani?)&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Maestra, speriamo di tornare presto in classe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 15:33:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Alunni]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Classe]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giovanna Misiti * L’emergenza Covid-19 ha rivoluzionato le nostre vite modificando abitudini consolidate. Nel campo dello smar tworking, ad esempio, l’Italia non era certamente all’avanguardia in Europa. La scuola era uno dei settori strategici da riorganizzare, in tempi brevissimi, per non interrompere la continuità del processo educativo. Se l’apprendimento online non è una novità nei gradi d’istruzione superiore e appare una modalità rispondente alle necessità degli studenti più grandi,&#8230;</p>
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<p>di Giovanna Misiti *</p>



<p>L’emergenza Covid-19 ha rivoluzionato le nostre vite modificando abitudini consolidate. Nel campo dello smar tworking, ad esempio, l’Italia non era certamente all’avanguardia in Europa. La scuola era uno dei settori strategici da riorganizzare, in tempi brevissimi, per non interrompere la continuità del processo educativo. Se l’apprendimento online non è una novità nei gradi d’istruzione superiore e appare una modalità rispondente alle necessità degli studenti più grandi, per la scuola primaria la riflessione è da ampliare: si deve considerare l’età degli alunni (6-10 anni), fase in cui la conoscenza è “affettiva” ed è più difficile per i bambini imparare senza la maestra. Ma non ci sono alternative, quindi tutti noi docenti abbiamo accettato la sfida con generosità, professionalità e responsabilità, determinati a non perdere il legame creatosi durante l’anno scolastico trascorso in classe.</p>



<p>Fin da subito si è pensato a rimodulare la programmazione annuale, in modo tale da non alterare il percorso globale di studio e decidendo di dare priorità agli apprendimenti essenziali. Sul piano operativo è stata attivata e animata una piattaforma multimediale su cui caricare i materiali per lavorare assieme, formato classi virtuali, prodotto video lezioni, materiali fruibili anche da smartphone, cercando di ridurre le problematiche dovute alla disponibilità di un computer a casa. Ma il tutto non si risolve di fronte ad un freddo monitor: la maestra c’è e continua ad esserci anche solo per poter dire “bravo”, nonostante la distanza! La risposta è straordinaria: casella di posta elettronica intasata! Tutti vogliono continuare a mantenere la normalità.</p>



<p>Fare scuola ai tempi del coronavirus è possibile? Si, in modo diverso e con tutte le difficoltà dovute all’emergenza. Si procede, passo dopo passo, a colpi di scadenze dettate dai decreti ministeriali, ma si continua. È un dovere, ma soprattutto una necessità sociale manifestata dagli alunni e dai genitori. Ai bambini e ai ragazzi manca la scuola, è un dato di fatto. Per i bambini sapere che in piattaforma ritrovano gli insegnanti, i compagni, le attività da svolgere, è un elemento che infonde loro fiducia e una sensazione di normalità.</p>



<p>Da questa esperienza sta emergendo la capacità di cimentarsi in situazione nuove. Il senso di collaborazione tra docenti e genitori ne risulta rafforzato così come la consapevolezza del valore della scuola, non solo come luogo di apprendimento ma soprattutto ambiente di crescita della persona. Nella certezza che l’anno scolastico finirà nel migliore dei modi possibile, concludo come ripetono alla fine di ogni lezione virtuale i miei alunni: “maestra, speriamo di tornare a scuola presto!”</p>



<ul><li>Maestra del Convitto Nazionale &#8220;Tommaso Campanella&#8221; di Reggio Calabria</li></ul>



<p></p>
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