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	<title>Mibact Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Mibact Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Procida è la capitale italiana della cultura 2022</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/01/18/pafumi-procida-capitale-italiana-cultura-2022/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Pafumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2021 15:16:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;E&#8217; un anno complicato per tutti, stiamo cercando di sostenere in ogni modo le attività culturali e turistiche e la designazione oggi della capitale italiana della cultura per il 2022 è un segnale per il futuro, la ripresa. Nel 2022 saremo tornati alla normalità e la cultura e il turismo torneranno importanti e fortissimi come lo erano prima della pandemia&#8221;. Con parole cariche di ottimismo il ministro per i Beni&#8230;</p>
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<p><em>&#8220;E&#8217; un anno complicato per tutti, stiamo cercando di sostenere in ogni modo le attività culturali e turistiche e la designazione oggi della capitale italiana della cultura per il 2022 è un segnale per il futuro, la ripresa. Nel 2022 saremo tornati alla normalità e la cultura e il turismo torneranno importanti e fortissimi come lo erano prima della pandemia&#8221;</em>.</p>



<p>Con parole cariche di ottimismo il ministro per i Beni Culturali e il Turismo, Dario Franceschini, ha aperto la cerimonia della proclamazione della vincitrice tra le 10 città candidate. La giuria presieduta dal prof. Stefano Baia Curioni, dopo aver esaminato i 10 progetti presentati dalle città finaliste, ha nominato Procida capitale italiana della cultura per l&#8217;anno 2022.</p>



<p><em>La Cultura non Isola</em> è il messaggio che Procida lancia attraverso il suo dossier di candidatura, incentrata sui temi della relazione, del dialogo, dell’apertura. Il sindaco della città Dino Ambrosino, presentando la candidatura, ha affermato che la competizione per il titolo è stata occasione per fortificare delle politiche dell’amministrazione locale che erano già orientate alla riflessione su temi forti quanto necessari come l’inclusione, la rigenerazione, il turismo. Tutte tematiche che possono essere opportunamente gestite con un’intelligente politica culturale, che punti un modello di vita urbana attiva, orientata ai desideri della comunità.</p>



<p>“Le rotte ci portano in un luogo, Procida. Potenza di immaginario e concretezza di visione ce la mostrano come capitale esemplare di dinamiche relazionali, di pratiche di inclusione nonché di cura dei beni naturali. Procida è aperta. Procida è l’isola che non isola, laboratorio culturale di felicità sociale”, si legge sul sito di Procida 2022.</p>



<p>Oltre a riflessioni appartenenti alla dimensione relazionale, Procida ha anche realizzato uno strumento di valutazione e monitoraggio realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Economia dell&#8217;Università Vanvitelli: 5 missioni, 10 obiettivi strategici, monitorati da 25 indicatori di performance. Ha anche messo a punto una governance pubblico-privato interpretando il nuovo Codice degli Appalti.</p>



<p><em>&#8220;Il progetto culturale presenta elementi di attrattività e qualità di livello eccellente. Il contesto di sostegni locali e regionali pubblici e privati è ben strutturato, la dimensione patrimoniale e paesaggistica del luogo è straordinaria, la dimensione laboratoriale, che comprende aspetti sociali e di diffusione tecnologica è dedicata alle isole tirreniche, ma è rilevante per tutte le realtà delle piccole isole mediterranee&#8221;</em>. Queste le motivazioni della giuria lette dal ministro Franceschini per la scelta di Procida, concludendo: <em>&#8220;Il progetto potrebbe determinare, grazie alla combinazione di questi fattori, un&#8217;autentica discontinuità nel territorio e rappresentare un modello per i processi sostenibili di sviluppo a base culturale delle realtà isolane e costiere del paese. Il progetto è inoltre capace di trasmettere un messaggio poetico, una visione della cultura, che dalla piccola realtà dell&#8217;isola si estende come un augurio per tutti noi, al paese, nei mesi che ci attendono. La capitale italiana della cultura 2022 è Procida&#8221;</em>.</p>



<p>La cultura non isola: riflessione su cui la città ha puntato ancor prima dello scoppio della pandemia e che oggi si rivela essere più attuale che mai. Per ripartire e lasciarsi alle spalle questo strano anno, non ci resta che costruire saldi ponti che ci ricordino che una comunità non è composta da una moltitudine di solitudini, ma da individui che insieme sono più forti; e scardinare la persecutoria metafora dell’isola quale generatrice di isolitudini mi sembra un ottimo punto di partenza.</p>



<p><em>“Quante isole e quante utopie emergono e affondano nel tempo? L’isola è luogo di esplorazione, sperimentazione e conoscenza, è modello delle culture contemporanee; l’isola è l’altrove per eccellenza, nasconde tesori o è meta di fuga, espediente di ricerca della felicità. L’isola è regno di doppi: apertura/chiusura, accoglienza/esclusione, libertà/reclusione, legame/distanza. Dualità identitarie che svilupperemo nei principi e nel programma culturale”</em> <a href="http://www.procida2022.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.procida2022.com</a></p>
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		<title>Capitale Italiana della Cultura 2022. Iniziano le audizioni delle città finaliste</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/01/14/capitale-italiana-cultura-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lina Di Lembo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2021 17:55:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni anno il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, tramite la proposta di una commissione di esperti, nomina la capitale italiana della cultura. L’iniziativa, nata nel 2014, è volta a sostenere, incoraggiare e valorizzare la autonoma capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della cultura, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della cultura per la coesione sociale, l&#8217;integrazione senza conflitti,&#8230;</p>
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<p>Ogni anno il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, tramite la proposta di una commissione di esperti, nomina la capitale italiana della cultura. L’iniziativa, nata nel 2014, è volta a sostenere, incoraggiare e valorizzare la autonoma capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della cultura, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della cultura per la coesione sociale, l&#8217;integrazione senza conflitti, la conservazione delle identità, la creatività, l&#8217;innovazione, la crescita e infine lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo.</p>



<p>Si tratta di un’occasione molto importante per la cultura nazionale e per la città vincitrice (la cui proclamazione è prevista giorno 18 gennaio) perché, grazie al contributo di un milione di euro messo in palio, potrà, per la durata di un anno, rappresentare una vetrina di good practice culturale a livello nazionale e far conoscere i propri caratteri originali e identitari.</p>



<p>Negli anni precedenti il titolo è stato assegnato alle Città di Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena nel 2015; Mantova nel 2016; Pistoia nel 2017, Palermo nel 2018. Parma è la&nbsp;Capitale italiana della cultura&nbsp;2020, prorogata al 2021 come disposto dal Dl Rilancio 19 maggio 2020, n.34, che ha inoltre stabilito che la procedura di selezione per l’anno 2021, in corso alla data di entrata in vigore del decreto, si intende riferita all’anno 2022.</p>



<p>Ancona, Bari, Cerveteri, L’Aquila, Pieve di Soligo, Procida, Taranto, Trapani, Verbania e Volterra sono le 10 città finaliste le cui audizioni avranno luogo giovedì 14 gennaio e venerdì 15 gennaio. Gli incontri saranno trasmessi in diretta streaming sul canale YouTube del Mibact <a href="http://www.youtube.com/MiBACT" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.youtube.com/MiBACT</a></p>
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		<title>In gara per la cultura. Una short-list per scegliere la Capitale italiana della cultura 2022</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Pafumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2020 06:43:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“La bellezza salverà il mondo” affermava Dostoevskij attraverso le parole del principe Miškin ne L’Idiota. Oggi, più che mai, fra il dibattimento generale su quale colore ogni regione merita di vestire, se giallo, arancione o rosso, queste parole risuonano ancor più potenti. Chissà quante persone si chiedono come la Bellezza e la cultura dei luoghi usciranno da questo particolare momento storico. E in quanti si ricordano che oltre al giallo,&#8230;</p>
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<p>“La bellezza salverà il mondo” affermava Dostoevskij attraverso le parole del principe Miškin ne L’Idiota. Oggi, più che mai, fra il dibattimento generale su quale colore ogni regione merita di vestire, se giallo, arancione o rosso, queste parole risuonano ancor più potenti. Chissà quante persone si chiedono come la Bellezza e la cultura dei luoghi usciranno da questo particolare momento storico. E in quanti si ricordano che oltre al giallo, all’arancione e al rosso esistano anche il blu delle riviere, il verde dei boschi e il bianco delle pietre calcaree.</p>



<p>Senza dimenticare le accortezze che siamo invitati a rispettare e le drammatiche storie di molti che con il Covid-19 hanno avuto uno scontro frontale, è possibile trovare le occasioni per dedicarsi al pensiero del Bello. E l’occasione è stata servita il 16 novembre, quando il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, guidato da Dario Franceschini, ha comunicato che la Giuria per la selezione della città &#8220;Capitale italiana della cultura&#8221; 2022, dopo aver esaminato le candidature pervenute, ha selezionato i dieci progetti finalisti:<br>Ancona (Ancona. La cultura tra l&#8217;altro), Bari (Bari 2022 Capitale italiana della cultura), Cerveteri (Cerveteri 2022. Alle origini del futuro), L’Aquila (AQ2022, La cultura lascia il segno), Pieve di Soligo (Pieve di Soligo e le Terre Alte della Marca Trevigiana), Procida (Procida &#8211; la cultura non Isola), Taranto (Taranto e Grecia Salentina. Capitale italiana della cultura 2022. La cultura cambia il clima), Trapani (Capitale italiana delle culture euro-mediterranee. Trapani crocevia di popoli e culture, approdi e policromie. Arte e cultura, vento di rigenerazione), Verbania (La cultura riflette. Verbania, Lago Maggiore) e Volterra (Volterra. Rigenerazione umana).</p>



<p>Queste le dieci città che sono state nominate e che già si impegnano a organizzare e offrire un ampio calendario di attività culturali e ricreative per l’anno 2022, un domani non troppo lontano che si vuole immaginare all’insegna della cultura e dei colori. Tutti i colori. L’azzurro lacustre di Verbania, il giallo delle rocce di Procida e il bianco delle saline di Trapani punteggiato dal rosa dei suoi fenicotteri. Solo per citare qualche esempio.</p>



<p>La cultura è identità ed è nostro dovere preservarla, anche nei momenti in cui sembra non costituire una priorità; proprio in quei momenti potrebbe rappresentare una possibile salvezza, così come suggeriva il buon vecchio principe Miškin.</p>
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		<title>Il progetto del Ravenna Festival per la riapertura</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/05/07/provinciali-progetto-ravenna-festival-riapertura/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Milly Provinciali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2020 13:01:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Ravenna Festival nasce nel 1990 e con i suoi 30 anni di vita è uno dei festival più importanti d’Europa. È un luogo dove si possono accontentare i palati più esigenti, infatti la sua caratteristica principale è quella di essere multidisciplinare e di guardare quindi a tutti i linguaggi dello spettacolo dal vivo: la musica sinfonica, l’opera, la danza, la musica etnica, il jazz, la musica cameristica. Ha sedi&#8230;</p>
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<p>Il Ravenna Festival nasce nel 1990 e con i suoi 30 anni di vita è uno dei festival più importanti d’Europa. È un luogo dove si possono accontentare i palati più esigenti, infatti la sua caratteristica principale è quella di essere multidisciplinare e di guardare quindi a tutti i linguaggi dello spettacolo dal vivo: la musica sinfonica, l’opera, la danza, la musica etnica, il jazz, la musica cameristica. Ha sedi diverse, come chiostri e basiliche bizantine, che portano gli spettatori in una straordinaria immersione non solo negli spettacoli ma anche nei beni culturali, nell’arte e nella storia di Ravenna. <em>ilcaffeonline</em> ha intervistato Antonio De Rosa, il Sovrintendente del Ravenna Festival, per capire come si sta riorganizzando il festival in seguito all&#8217;emergenza coronavirus.</p>



<p><strong>Il vostro festival aveva in programma di riaprire il 3 giugno. Manterrete il calendario?</strong><br>Ipotizziamo l’apertura i primi di giugno, ma sulla data restiamo flessibili. Avremmo dovuto aprire il 3 giugno con “The Philip Glass Ensemble” da New York, ma questo ovviamente non sarà possibile. Stiamo riscrivendo il cartellone del festival sulla base della disponibilità del luogo.</p>



<p><strong>Come vi state riorganizzando?</strong><br>La situazione è legata ai luoghi di spettacolo. Ci sono due modi di guardare questa realtà: la prima riguarda la partecipazione degli artisti che vengono dall’estero e in particolare quelli che vengono da paesi in cui c’è un epidemia attiva come Spagna e Stati Uniti, che hanno cancellato la loro presenza; dall’altra parte dobbiamo affrontare la rappresentazione degli spettacoli soltanto all’aperto perché non è pensabile fare diversamente. Naturalmente anche il turismo è azzerato, buona parte delle 60mila presenza di cui generalmente godiamo sono costituite dal turismo culturale, questi turisti ovviamente non ci saranno. Andremo avanti garantendo standard di massima sicurezza, rispettando tutte le disposizioni emanate in seguito alla pandemia.<br>Abbiamo identificato nella Rocca Brancaleone il luogo adatto per rispettare le regole dell’emergenza: è una rocca veneziana, già sede di spettacolo per molti anni e il primo luglio del 1990 ospitò il primo concerto del Ravenna Festival diretto dal Maestro Riccardo Muti. Sarà allestita con il distanziamento interpersonale sia per il pubblico che per il palcoscenico. Abbiamo formulato un progetto in maniera da essere coerenti con le stesse normative che stanno caratterizzando le aziende che non hanno mai chiuso: distanziamento interpersonale, accessi scaglionati, uso di mascherine e di guanti, controllo della temperatura. L’afflusso di pubblico al luogo di spettacolo sarà comunque limitato a 250 persone, un terzo di quante ve ne entrano generalmente.</p>



<p><strong>Riuscirete a mantenere il livello di offerta qualitativamente alto dovendo rispettare queste normative?</strong><br>L’offerta resterà comunque di alto livello. Abbiamo immaginato nel caso della sinfonica di mettere in palcoscenico 62 elementi per cui un’orchestra ridotta ma assolutamente completa, il numero sarà ristretto ma senza che la musica ne abbia patimento. Ogni musicista sarà distanziato dall’altro da un metro di distanza e i fiati avranno anche pareti di plexiglass per evitare contagi indesiderati. I musicisti avranno le mascherine e gli strumentisti a fiato useranno la giusta distanza.</p>



<p><strong>Userete uno strumento streaming come alternativa alle date o ne farete solo un uso integrativo ad eventi che comunque verranno realizzati?</strong><br>L’utilizzo dello streaming sarà di tipo integrativo e attraverso questo puntiamo a raggiungere un audience ancora maggiore degli scorsi anni. Porteremo un cablaggio in fibra ottica sul palcoscenico della Rocca Brancaleone realizzando una web tv che trasmetterà tutti gli spettacoli in streaming online. Per cui ai 250 spettatori dal vivo si aggiungeranno tutti quelli che preferiranno rimanere a casa o che non vi hanno potuto accedere. Lo spettacolo sarà accessibile da qualsiasi device in modo del tutto gratuito. Inoltre stiamo pensando di trasmettere anche attraverso il digitale terrestre. Sarà un mix di spettacolo dal vivo e online.</p>



<p><strong>Quali soluzioni avete immaginato per il prezzo dei biglietti? </strong><br>La condizione è particolare per questo non chiederemo nulla. Il ministero, la regione e il comune come enti pubblici daranno il loro sostegno. Faremo dei biglietti con un prezzo simbolico. Non ci sarà una politica di botteghino come gli altri anni, anche gli sponsor ci sono vicini. Naturalmente gli accordi verranno rinegoziati perché gli spettacoli non saranno più nella forma che avevamo immaginato. Lo stesso vale per il cachet degli artisti che verranno rinegoziati: è chiaro che non potremmo mantenerli uguali a fronte di un pubblico e di un biglietto ridotto. Difenderemo la nostra fondazione dal dissesto, faremo in modo di restare in piedi. Inoltre chi si collega da casa, chi pensa che la qualità della vita sia legata alla cultura, potrà dare un proprio contributo in maniera del tutto volontaria per contribuire alla realizzazione dello spettacolo.</p>



<p><strong>Lo Stato sta adottando misure di sostegno al settore?</strong> <br>Sentiamo molto la vicinanza dello Stato. Il Ministro Franceschini si è prodigato nel confermare le risorse a disposizione che cercherà di darci in anticipo, per fornirci più rapidamente la liquidità necessaria. La stessa cosa sta facendo la regione Emilia Romagna e anche il comune di Ravenna, che naturalmente tiene alla continuità e alla sostenibilità del progetto. Ne approfitto per ringraziare tutti gli amministratori pubblici che hanno a cuore la cultura e che hanno capito che si tratta di un pezzo di welfare del quale non si può fare a meno.</p>
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		<title>Perrotta: l&#8217;Italia dei Festival pronta a ripartire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lejla Cassia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2020 17:50:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#cafechantant]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Festival]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ilcaffeonline inizia oggi un viaggio nel mondo dei festival italiani per capire cosa succede nella progettazione e nella gestione degli eventi culturali. Tutta l&#8217;Italia è ricca di esperienze, piccole e grandi, che producono arte, cultura e sviluppo economico e ilcaffeonline vuole essere uno spazio per amplificarne la voce. Si parte con Francesco Maria Perrotta, presidente di Italiafestival, l&#8217;associazione di categoria multidisciplinare che rappresenta, all&#8217;interno di Agis, i festival e le&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>ilcaffeonline inizia oggi un viaggio nel mondo dei festival italiani per capire cosa succede nella progettazione e nella gestione degli eventi culturali. Tutta l&#8217;Italia è ricca di esperienze, piccole e grandi, che producono arte, cultura e sviluppo economico e ilcaffeonline vuole essere uno spazio per amplificarne la voce. Si parte con Francesco Maria Perrotta, presidente di Italiafestival, l&#8217;associazione di categoria multidisciplinare che rappresenta, all&#8217;interno di Agis, i festival e le reti di festival locali e tematiche.</p>



<p><strong>Italiafestival è l&#8217;associazione che riunisce i principali festival di spettacolo dal vivo, musicali, teatrali e multidisciplinari, diffusi su tutto il territorio italiano. Questo mondo come sta vivendo il blocco delle attività dovuto al coronavirus?</strong></p>



<p>Il mondo dei festival sta vivendo questo momento di profonda crisi con fiducia da una parte e grande preoccupazione dall’altra. Tutti gli associati di Italiafestival sono ben orientati a confermare la loro presenza, nei limiti del possibile, per l’edizione 2020. Attualmente non siamo ancora riusciti a ottenere risposte precise e puntuali su quelli che saranno i parametri da poter seguire; non abbiamo ancora assoluta certezza sul recupero dell’edizione 2020 dei nostri festival.</p>



<p><strong>I festival italiani sono spesso concentrati nel periodo vicino all&#8217;estate. Quali sono le attese per la fase 2? Sono previsti cambi di programmazione, rinvii?</strong></p>



<p>Fortunatamente nessuno degli aderenti a Italiafestival ha annullato in toto la programmazione, siamo ancora tutti in corsa. Ci aggiorniamo costantemente e posso già dire che molti dei nostri associati (Il Festival dei Due Mondi a Spoleto, Emilia Romagna Festival, Napoli Teatro Festival o il Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo) si sono riposizionati, posticipando le date tra settembre e ottobre 2020. È chiaro che qualcuno sta già immaginando di sfruttare la possibilità dello streaming, non come strumento alternativo ma integrativo al live. Siamo pronti ad accogliere ogni soluzione fattibile, per questo, dalla fase due ci aspettiamo che ci venga autorizzata la realizzazione dei nostri festival, nel rispetto di tutte le cautele richieste, è ovvio.</p>



<p><strong>E&#8217; consolidato l&#8217;apporto che i festival danno all&#8217;economia del territorio, in termini di presenze e consumi culturali e commerciali. Siete in grado di misurare l&#8217;impatto che avrà sull&#8217;organizzazione e sui territori un periodo di blocco troppo lungo?</strong></p>



<p>Non siamo ancora in grado di offrire una previsione verosimile di questo tipo d’impatto. Se accadesse che tutti i nostri festival fossero costretti a chiudere i battenti, le conseguenze sarebbero talmente drammatiche da dover fare una conta di morti e feriti, soprattutto dal punto di vista culturale. Se questo non dovesse verificarsi e noi tutti riuscissimo ad avere la possibilità di far funzionare un meccanismo seppur ridimensionato, con il contingentamento degli incassi e di conseguenza con una riduzione del numero di spettatori, l’impatto sarebbe sicuramente diverso e meno nefasto. Solo quando avremo piena contezza del modo in cui si evolverà questa situazione saremo in grado di fare un’analisi verosimile dei dati.</p>



<p><strong>I finanziamenti pubblici sostengono molti festival, piccoli e grandi, locali e nazionali. Quali richieste fate al Mibact?</strong></p>



<p>Al Mibact abbiamo chiesto innanzitutto la neutralizzazione di tutti i parametri quantitativi che regolano le norme ordinarie del FUS, per i soggetti sostenuti dal Fondo Unico per lo Spettacolo. Abbiamo sollecitato la deroga ai limiti di tempo massimo di realizzazione di un festival, prendendo in considerazione anche la possibilità di spezzettare gli appuntamenti, proseguendo fino al 2021. Altra richiesta al Mibact è stata quella relativa alla conferma della percentuale contributiva 2019, nella misura dell’80%. Proprio Ieri il Ministro Franceschini ha riferito alla Camera la possibilità di arrivare al 60%, ma noi confidiamo che possa essere confermato quantomeno il 70%. I festival non sono strutture mobili che aprono e chiudono con estrema facilità; esistono strutture permanenti che lavorano a ogni edizione, per una porzione considerevole di tempo e non parlo soltanto delle grandi realtà. Quando è scoppiata l’emergenza COVID19, anche le organizzazioni più piccole erano già entrate in un’ottica di programmazione e, a questo punto della stagione, i costi fissi già affrontati sono impossibili da eliminare.</p>



<p><strong>E con le regioni? Quali strumenti possono essere utili a far sopravvivere i festival italiani?</strong></p>



<p>Le richieste alle regioni sono differenti, per forza di cose. A coloro che devono ancora saldare l’erogazione dei contributi pregressi, sollecitiamo una velocizzazione delle pratiche; per l’anno 2020, invece, sarebbe opportuno accelerare le attività per l’assegnazione dei contributi, rendendo più agevole l’erogazione di eventuali acconti e anticipazioni. Esiste un problema concreto ed è la mancanza di liquidità. Rispetto agli strumenti che possono assicurare la sopravvivenza dei festival, mi viene in mente prima di tutto la conferma dei finanziamenti pubblici, sia che essi provengano da regioni, dal Mibact o dagli enti locali. Un altro mezzo da valutare saranno gli incentivi per ristorare le perdite che, in ogni caso, si verificheranno, sia ai botteghini che sulle sponsorizzazioni.</p>



<p><strong>La circuitazione di artisti stranieri e la presenza di turismo internazionale sono caratteristiche di molti festival. &nbsp;Nel 2017 Italiafestival ha stipulato una convenzione con Agis, Federculture ed Enit per la valorizzazione del turismo artistico e culturale italiano. Cosa avverrà quest&#8217;anno? Si punterà di più su artisti e pubblico italiani?</strong></p>



<p>Quella tra Agis, Federculture ed Enit fu unaconvenzione a cui, in qualità di Presidente di Italiafestival, lavorai alacremente affinché potesse realizzarsi. Nei giorni scorsi abbiamo chiesto un incontro, da remoto, con la Sottosegretaria di Stato del Ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo, Lorenza Bonaccorsi, per lavorare insieme a una campagna di sensibilizzazione e promozione del turismo culturale. A questo proposito, a giorni si terrà un incontro che coinvolgerà il Ministero degli Affari Esteri, cui prenderò parte in qualità di Delegato della presidenza nazionale Agis, per discutere di turismo culturale. Il Sottosegretario Di Stefano vuole ascoltare il parere di tutti coloro che in questo preciso momento storico stanno valutando ogni possibile soluzione. Siamo quanto mai consapevoli che ci sarà prima di tutto un investimento sugli artisti italiani, altrettanto validi in termini di talento e di livello, che spesso non riescono a essere coinvolti in fasi ordinarie. Molti festival si stanno già organizzando in tal senso e questo è forse uno dei pochi risvolti positivi di questa crisi. Per quanto riguarda il pubblico, è chiaro che ci sarà una mobilità interregionale, non internazionale e persino sugli stessi fruitori nazionali occorrerà capire se e in che termini sarà possibile muoversi e spostarsi. Ci saranno probabilmente delle aperture regionali a macchia di leopardo, con una conseguente possibilità di viaggiare in Italia in maniera non del tutto uniforme. Ad ogni modo, qualora riuscissimo a recuperare la stagione estiva o autunnale, punteremmo sicuramente su un pubblico locale, magari prevedendo strumenti che possano fungere da incentivo a raggiungere i nostri spettacoli, o ragionando su una nuova politica dei prezzi.</p>



<p><strong>Sembra che tutti stiano traslocando sul web e sui social network. Lo faranno anche i festival?</strong></p>



<p>Non credo nello streaming come strumento alternativo ai live; immagino piuttosto una funzione integrativa. All’interno del nostro mondo c’è un dibattito, sempre molto acceso, che vede da un lato chi ritiene che possa valere la pena andare in streaming, nonostante una qualità o prodotti non eccelsi e chi invece prende in considerazione questo tipo di trasmissione a patto che il livello di offerta sia qualitativamente elevato. I festival si stanno interrogando sul tema e qualcuno si trova già in fase di realizzazione. Un’idea che inizia ad aleggiare tra i nostri soci è quella di realizzare iniziative e spettacoli soltanto con gli artisti, laddove questi possano spostarsi e fare in modo che si esibiscano all’interno di una location, senza pubblico e in diretta streaming. Una soluzione mediana che potrebbe mettere d’accordo tutti.</p>



<p><strong>Tra i soggetti che subiscono di più la crisi attuale ci sono i lavoratori dello spettacolo, musicisti, attori, tecnici. Quali misure di sostegno al reddito possono aiutarli&nbsp;e come potrebbero tornare a lavorare se le misure di protezione individuale renderanno obbligatorio l’uso della mascherina?</strong></p>



<p>Qui la risposta è complicata! Non è così semplice immaginare concretamente quali possano essere le modalità con cui musicisti, attori, tecnici possano realizzare la propria opera. Sotto l’aspetto del sostegno reddituale, è chiaro che gli unici strumenti valutabili sono la Cassa Integrazione in deroga o il Fondo d’Integrazione Salariale &#8211; Fis che, nonostante le difficoltà tecniche, sono a tutt’oggi estendibili alla maggior parte dei lavoratori. Il problema delle misure di protezione individuali è molto più ampio. Sarà difficile pensare alla fattibilità delle esibizioni di cori o di grandi orchestre, per l’eccessiva vicinanza dei musicisti. Noi stiamo immaginando gruppi di musicisti ridotti numericamente, quartetti o solisti, per frapporre una maggiore distanza tra gli artisti. L’inserimento di barriere in plexiglass potrebbe essere una discreta soluzione. Non parlo dei divisori per la spiaggia, per carità! Si tratta di semplici lastre che molti artisti utilizzano da anni, per ottenere un’acustica migliore. Le pièce teatrali potrebbero realizzarsi con pochi attori.</p>



<p><strong>Si parla di una riapertura dei teatri a fine 2020 o oltre. Quali proposte avanzate alla politica per fare in modo che il pubblico possa tornare al più presto nelle sale?&nbsp;</strong></p>



<p>La riapertura dei teatri presuppone una revisione del layout delle platee, con relative modifiche, qualora fossero necessarie. Tra le nostre proposte, di sicuro c’è quella di favorire l’ingresso in sala con distanziamento, tramite strutture esterne che consentano la separazione. Altra ipotesi potrebbe essere quella di favorire la vicinanza tra membri dello stesso nucleo familiare. Per eliminare le file alle casse si potrebbe immaginare una biglietteria esclusiva online e la comunicazione, al momento dell’acquisto, delle modalità di ingresso agli spettacoli e delle cautele da seguire. Il personale dovrebbe essere tempestivamente formato perché possa gestire l’affluenza di pubblico in maniera adeguata. Al netto di ogni possibile valutazione, posso affermare serenamente che le iniziative open air avranno la priorità su tutte le altre soluzioni, rappresentando un valore aggiunto anche da un punto di vista psicologico: l’open air può favorire il ritorno alla socialità culturale.</p>
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