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	<title>Mike Pence Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Mike Pence Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Se nel primo atto c’è una pistola, è probabile che nell’ultimo atto sparerà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2021 15:31:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Doveva succedere. Dopo quattro anni di incitamenti all’odio, complotti, allarmi e menzogne che hanno messo uno contro l’altro gli americani, un’esplosione di collera era nell’aria. Doveva succedere e ieri è successo. A Washington una folla inferocita ha assalito il Campidoglio, la sede dei due rami del Parlamento degli Stati Uniti (per la prima volta dopo l’assalto inglese nel 1814), interrompendo l’assemblea plenaria convocata per confermare la vittoria elettorale di Joe&#8230;</p>
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<p>Doveva succedere. Dopo quattro anni di incitamenti all’odio, complotti, allarmi e menzogne che hanno messo uno contro l’altro gli americani, un’esplosione di collera era nell’aria. Doveva succedere e ieri è successo. A Washington una folla inferocita ha assalito il Campidoglio, la sede dei due rami del Parlamento degli Stati Uniti (per la prima volta dopo l’assalto inglese nel 1814), interrompendo l’assemblea plenaria convocata per confermare la vittoria elettorale di Joe Biden.</p>



<p>«Se nella prima scena del dramma, c&#8217;è un fucile appeso alla parete, nel terzo atto dovrà sparare», diceva Anton Cechov. Lo ha ricordato, qualche giorno fa sul Wall Street Journal, prima che i rivoltosi, tutti sostenitori di Trump, invadessero il Campidoglio, il senatore repubblicano Ben Sasse, che si è opposto al tentativo, spalleggiato da Trump, di contestare la vittoria elettorale di Biden. Troppi americani, ha ammonito Sasse, si sono abituati a sentirsi dire quel che vogliono sentire, in particolare riguardo alle elezioni presidenziali di novembre, e la cosa è pericolosa. Fatto sta che, alla fine, l’arma che in molti hanno contribuito a caricare (bastava dare un’occhiata, in questi anni, ai servizi di Fox News) ha sparato.</p>



<p>Per chiunque abbia visitato il Campidoglio e abbia una certa familiarità con le sue restrizioni (che impongono di muoversi attraverso controlli di sicurezza e di esibire in ogni momento il badge identificativo, mentre i turisti vengono condotti con circospezione attraverso le sale), le immagini e i suoni di ieri sono davvero scioccanti. Mentre scoppiava il caos, il deputato repubblicano Mike Gallagher ha detto alla CNN: «Non vedo niente del genere da quando ero in Iraq»; e il repubblicano Adam Kinzinger lo ha definito un tentativo «colpo di stato». Josep Borrell, l’alto rappresentante della Unione Europea, si è fatto poi interprete dell’incredulità e della preoccupazione del mondo intero dicendo «Questa non è l’America».</p>



<p>Perché è successo? La CNN ha subito sottolineato che è stato il presidente americano ad incoraggiare i manifestanti a marciare sul Campidoglio, ma Trump va ripetendo da mesi che le elezioni di novembre sono state manipolate e da tempo sono in molti tra gli analisti ad interrogarsi sulle possibili conseguenze delle sue dichiarazioni senza fondamento. Anne Applebaum sull’Atlantic ha scritto che Trump ha propagandato la pericolosa idea che le elezioni sono per loro natura illegittime a meno che non sia il suo partito a vincerle; e Michael Kruse su Politico ha descritto la riunione plenaria del Congresso interrotta ieri dalla sommossa (nella quale i legislatori avrebbero dovuto riconoscere la vittoria di Biden) come l’ultimo «test di fedeltà» preteso dal presidente: o sei con Trump o sei contro di lui, costi quel che costi.</p>



<p>E pensare che ieri, per alcune ore, la notizia del giorno era stata la vittoria dei democratici nei due ballottaggi in Georgia che assicura loro il controllo di entrambe le camere per la prima volta negli ultimi dieci anni. Si sa che la maggioranza democratica al Senato è risicatissima e si regge sul voto decisivo della futura vicepresidente Kamala Harris. Un margine così ristretto implica che i democratici non potranno vincere, se non raramente, l’ostruzionismo parlamentare e dovranno contare sui loro senatori più moderati come Joe Manchin del West Virginia (che è membro, per capirci, della National Rifle Association) e Kyrsten Sinema dell’Arizona (che fa parte della Blue Dog Coalition). </p>



<p>Ma la maggioranza al Senato farà comunque la differenza. L’amministrazione Biden potrà approvare le leggi di bilancio e confermare i giudici (nessuna delle due cose è esposta al filibustering) finché i democratici rimarranno uniti. Mitch McConnell non sarà più il leader di maggioranza, con il potere di decidere su quali provvedimenti votare. E sarà il democratico Chuck Schumer ad assumere, per la prima volta, quel ruolo e a decidere il calendario dei lavori.</p>



<p>È in gioco buona parte dell’agenda economica che Biden ha proposto nel corso della campagna elettorale. E si tratta di una agenda coraggiosamente progressista, che comprende programmi per ridurre i costi sanitari, espandere Medicare, creare nuovi posti di lavoro nella manifattura e promuovere l’energia pulita, oltre ad alzare le tasse per i più ricchi; e molte di questi provvedimenti (assiemo alle misure per accelerare le vaccinazioni di massa e aumentare gli incentivi all’economia) possono essere inseriti nella legge di bilancio di quest’anno.</p>



<p>Prima di ieri, la netta vittoria contro il presidente uscente dei democratici era bilanciata dalla prestazione, sorprendentemente buona, dei repubblicani a livello locale e di collegio. La giornata di ieri non cancella i risultati ottenuti dai repubblicani, ma ha sottratto loro il premio più ambito: il controllo del Senato. Senza contare che l’assalto al Campidoglio accelererà probabilmente la resa dei conti interna al GOP. E senza dubbio Biden ha ora molte più possibilità di portare a termine il suo lavoro.</p>
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		<title>Urne aperte in America</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2020 16:28:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I democratici sono terrorizzati. I supporter del presidente Trump con in testa il cappellino MAGA sono invece sicuri che il loro eroe stia per fare un altro miracolo. Insomma, alla vigilia delle più importanti elezioni della storia moderna dell’America, nessuna delle due parti in lotta si fida dei dati che indicano il candidato democratico Joe Biden come favorito e che mostrano che il sentiero verso la vittoria di Trump è&#8230;</p>
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<p>I democratici sono terrorizzati. I supporter del presidente Trump con in testa il cappellino MAGA sono invece sicuri che il loro eroe stia per fare un altro miracolo. Insomma, alla vigilia delle più importanti elezioni della storia moderna dell’America, nessuna delle due parti in lotta si fida dei dati che indicano il candidato democratico Joe Biden come favorito e che mostrano che il sentiero verso la vittoria di Trump è molto più stretto (ma comunque ben evidente). Entrambe le fazioni stanno ancora combattendo l’ultima guerra, quella vinta da Trump nel 2016.</p>



<p>Molti dei supporter di Biden non hanno ancora superato il trauma dell’ultima notte elettorale, quando si aspettavano di festeggiare il primo presidente donna dell’America, Hillary Clinton, ed ebbero una terribile sorpresa. Ogni sondaggio che riveli un inasprimento della competizione e ogni minaccia da parte di Trump che evoca squadre di avvocati pronti a sfidare i risultati, non fa che approfondire l’angoscia dei democratici.</p>



<p>In pubblico e sui social media, i fan di Trump ripetono spavaldamente il leitmotiv della campagna elettorale, insistendo sul fatto che, come l’ultima volta, i sondaggi sono sbagliati, e che il presidente sta andando verso un altro mandato di quattro anni. I sostenitori di Trump vedono nelle parate dei camion e nei raduni affollati negli swing states i segni inequivocabili dello slancio irrefrenabile del presidente. Vanno anche dicendo che saranno proprio gli elettori di Trump “silenziosi”, che emergeranno a milioni dal cuore del paese, a condurlo alla vittoria.</p>



<p>La vittoria inaspettata nel 2016 e la sua resistenza sia all’impeachment che al Covid-19 hanno creato intorno a Trump un’aura magica; e aiuta naturalmente anche il fatto che i media conservatori trascurino i sondaggi sfavorevoli e dipingano Biden come un vecchio perdente.</p>



<p>Quando si conteranno i voti, una parte ne uscirà distrutta. Eppure, dopo quattro anni di acrimonia, alternative facts, sfiducia nella scienza e sfuriate su Twitter, è chiaro che un aspetto della democrazia americana, il voto, è in forma splendida. Quasi 100 milioni di persone hanno già votato per posta o in anticipo (il record di sempre) e la maggior parte proprio a causa della pandemia. Se altri 40 milioni di elettori andranno a votare si stabilirà un altro record.</p>



<p>Dobbiamo aspettare l’esito del voto. Ma in questo straordinario momento della loro storia, va detto che gli americani hanno preso il loro dovere democratico molto sul serio. Specie se si considera che si vota per parecchie cose. Ne elenco alcune:</p>



<p><strong>La presidenza.</strong> Che si voti per eleggere il presidente è ovvio. Ed ė altrettanto ovvio che gli Stati Uniti saranno un paese molto diverso sotto un secondo mandato di Trump o sotto la presidenza di Joe Biden. La prima cosa da guardare con attenzione è se Biden riesce a vincere la Florida, la Georgia o la North Carolina. Ciascuno di questi Stati gli assicurerebbe probabilmente la presidenza. Se dovesse perderli tutti, l’America potrebbe dover fronteggiare una lunga notte (o forse una lunga settimana) di conteggi, con il risultato finale che potrebbe dipendere da una qualche combinazione di Arizona e Pennsylvania.</p>



<p><strong>Il controllo del Senato.</strong> Anche se Biden dovesse vincere, dovrà faticare parecchio per far passare provvedimenti legislativi significativi a meno che i democratici non controllino anche il Senato. Se il presidente Trump dovesse vincere, il Senato determinerà inoltre quanti giudici potrà nominare nel corso del suo secondo mandato. Sembra per giunta probabile che i democratici perdano il seggio del Senato che oggi detengono in Alabama; il che significa che avranno bisogno di conquistare quattro seggi oggi in mano ai repubblicani per riprendere il controllo del Senato se la vice presidente Kamala Harris lascia il Senato (e cinque se il vicepresidente Mike Pence rimane al suo posto). I democratici mantengono stabili (anche se piccoli) vantaggi su quattro incumbent repubblicani in Arizona, in Colorado, in Maine e in North Carolina. È molto serrata anche la competizione per altri cinque seggi in mano ai repubblicani: in Iowa, in Montana, in South Carolina e due in Georgia.</p>



<p><strong>Le assemblee legislative degli Stati.</strong> Il controllo dei parlamenti statali è particolarmente importante in un anno in cui si svolge il censimento, come il 2020, perché in molti Stati si ridisegnano i distretti del Congresso. I democratici controllano 19 assemblee legislative e i repubblicani ne controllano 29, con il Minnesota “diviso” e il Nebraska “nonpartisan”. Oggi i democratici sperano di prendere il controllo completo dell’Arizona, del Minnesota e del North Carolina, e di ottenere il controllo parziale dell’Iowa, della Pennsylvania, del Michigan e del Texas.</p>



<p><strong>La Camera dei rappresentanti.</strong> È una delle cose più importanti. Ma il risultato sembra chiaro. Nella competizione per riprendere il controllo della Camera dei rappresentanti, i democratici sono i grandi favoriti e forse potrebbero espandere il loro attuale margine di 35 seggi. Inoltre, ci sono un paio di sfide da tenere sotto controllo: i repubblicani potrebbero perdere i loro seggi a New York, nel New Jersey e in Ohio. I democratici uscenti sono a rischio nel New Mexico meridionale, a Staten Island e in Minnesota.</p>



<p><strong>Prosecutors e tribunali.</strong> Alcune grandi città ed alcune contee, fra cui Los Angeles, Orlando e Maricopa County in Arizona, potrebbero eleggere pubblici ministeri che si sono battuti contro l’incarcerazione di massa. Questi candidati di solito si oppongono alla pena di morte e ai procedimenti giudiziari nel caso del semplice possesso di droga. In Michigan e in Ohio, i democratici sperano di ottenere il controllo delle Corti supreme dei due Stati; il che potrebbe limitare il gerrymandering, proteggere il lavoro e i diritti di voto e confermare le politiche dei governatori contro la pandemia.</p>



<p><strong>L’economia populista.</strong> Alcuni Stati sono alle prese con referendum popolari volti a ridurre la disuguaglianza economica che comprendono: una misura per stabilire un salario minimo di 15$ in Florida; un passo verso una imposta sul reddito più progressiva in Illinois; tasse più alte sui ricchi in Arizona e un aumento delle imposte sugli immobili delle imprese in California.</p>



<p><strong>L’aborto in Colorado.</strong> Gli elettori decideranno se proibire l’aborto dopo 22 settimane di gestazione. Molti Stati repubblicani hanno già leggi simili, ma il Colorado potrebbe diventare lo Stato più liberal a doverne adottarne una.</p>



<p><strong>La statualità di Portorico.</strong> I cittadini di Portorico voteranno per una referendum non vincolante per stabilire se vogliono che l’isola diventi uno Stato. Se dovesse passare, è più probabile che in futuro il Congresso possa aggiungere due nuovi Stati: Portorico e Washington, D. C.</p>



<p><strong>Democratici alla Bernie.</strong> Justice Democrats, il gruppo progressista che ha reclutato la deputata Alessandria Ocasio-Cortez, sostiene cinque candidati alla Camera dei rappresentanti che cercano di vincere le elezioni per la prima volta. Forse la più interessante è Kara Eastman, che sta correndo in un distretto conteso in Nebraska. Finora, tuttavia, i democratici del genere di Bernie Sanders non hanno mai vinto nessuna competizione nei distretti contesi.</p>



<p><strong>Il futuro di Uber e Lyft in California.</strong> Le due aziende stanno promuovendo un’iniziativa referendaria che permetterebbe loro di continuare a pagare gli autisti come contractors indipendenti anziché come dipendenti, sostenendo che la cosa è indispensabile per il loro modello di business. Molti sindacati si oppongono alla misura, sostenendo che impedirebbe agli autisti di guadagnare un salario sufficiente.</p>



<p><strong>Ranked-choice voting.</strong> Gli elettori americani in Alaska, in Massachusetts e in un paio di altre città decideranno se adoperare il Ranked-choice voting (si tratta di un sistema di voto nel quale se il nostro candidato preferito non ottiene abbastanza voti, il nostro voto può essere attribuito alla nostra seconda scelta), che rende più facile votare un terzo partito senza mettere i bastoni fra le ruote al candidato di un grande partito. Attualmente soltanto il Maine usa il sistema in tutto lo Stato.</p>



<p><strong>Politiche sulla droga.</strong> Arizona, Mississippi, Montana, New Jersey, e South Dakota valuteranno versioni diverse di legalizzazione della marijuana, mentre Oregon e Washington D.C. voteranno se allentare le restrizioni sui funghi.</p>



<p>Per un elenco più dettagliato suggerisco di dare un’occhiata alla guida di Daniel Nichanian (un politologo) su “What’s on the ballot” ( <a href="https://whatsontheballot.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://whatsontheballot.com/</a>). Intanto, fingers crossed.</p>
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		<title>Signor Vicepresidente, sto parlando io!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 14:31:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo (ed unico) dibattito tra Mike Pence e Kamala Harris è stato molto più civile di quello tra il presidente Trump e l’ex vicepresidente Joe Biden. Il candidato vicepresidente democratico Kamala Harris (che viene da una famiglia multirazziale della West Coast progressista) e Mike Pence (un bianco conservatore ed evangelico, che viene dal cuore profondo del paese) rappresentano in modo appropriato le due Americhe che si stanno disputando le&#8230;</p>
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<p>Il primo (ed unico) dibattito tra Mike Pence e Kamala Harris è stato molto più civile di quello tra il presidente Trump e l’ex vicepresidente Joe Biden.</p>



<p>Il candidato vicepresidente democratico Kamala Harris (che viene da una famiglia multirazziale della West Coast progressista) e Mike Pence (un bianco conservatore ed evangelico, che viene dal cuore profondo del paese) rappresentano in modo appropriato le due Americhe che si stanno disputando le elezioni. Entrambi hanno fatto quel che i politici convenzionali sofisticati devono fare: hanno assestato dei colpi, sondato le reciproche debolezze e schivato le domande per le quali non avevano una risposta (politica) sicura.</p>



<p>Harris ha passato la serata a punzecchiare Pence in merito alla pessima gestione della pandemia da coronavirus che ha ucciso più di 210.000 americani. Il vicepresidente uscente ha fatto il possibile per rigirare la frittata descrivendola come un grande successo, ma non poteva fare molto per nascondere l’elefante nella stanza.</p>



<p>La serata si è conclusa probabilmente con un pareggio. Pence ha fatto del suo meglio per difendere il suo capo (che, convalescente, era sicuramente incollato alla Tv). La Harris ha inchiodato l’amministrazione al suo più grande fallimento e non ha fatto errori tali da rallentare la corsa di Biden, ancora in testa nei sondaggi.</p>



<p>Secondo Chris Cillizza della Cnn, «i migliori 15 minuti della senatrice della California, sono stati i primi 15 minuti dal dibattito. Aiutata dal particolare rilievo posto sul Covid-19 e dalla gestione raffazzonata della pandemia da parte dell’amministrazione Trump, Harris ha annientato Pence con i dati relativi all’amministrazione di cui fa parte. ‘Sapevano e hanno taciuto’, ha detto di Trump che ha ammesso di aver minimizzato intenzionalmente la gravità del virus». Harris è stata meno efficace nel difendere Biden dagli attacchi di Pence che ha rimpoverato all’ex vicepresidente di aver detto che avrebbe abrogato tutti i tagli fiscali di Trump e messo fine al fracking (la tecnica per estrarre gas contenuti in certi tipi di rocce presenti nel sottosuolo). «Nel complesso, comunque, credo che Harris abbia fatto quello che un buon vicepresidente dovrebbe fare. Ha criticato duramente Trump, in particolare sul Covid-19 e ha focalizzato l’attenzione sull’amministrazione in carica. L’ho fatto con un atteggiamento calmo, disinvolto e misurato; quando Pence l’ha interrotta, ha usato il silenzio e lo sguardo, alle volte più efficace di ogni parola. E la sua frase, ‘Signor vicepresidente, sto parlando io’, sarà, per i democratici, una di quelle da ricordare».</p>



<p>Il vicepresidente, ha scritto Cillizza, «è un argomentatore molto solido e sottovalutato» e «si è comportato egregiamente». I suoi momenti migliori sono venuti quando criticava le dichiarazioni passate (sulle tasse, sul fracking, sul Green New Deal, sulla Cina) di Biden e di Harris. Ma cercare di difendere le azioni (e l’inerzia) di Trump sulla pandemia è «un compito erculeo». Era il lavoro che Pence aveva di fronte l’altra sera e non c’è da sorprendersi che non ci sia riuscito. «Pence ha sorvolato sullo scetticismo reiterato di Trump riguardo alle misure di mitigazione comprovate (indossare le mascherine, il distanziamento sociale, evitare gli assembramenti), e invece ha cercato di portare il discorso sulla libertà individuale. Il problema della libertà individuale è che non sei libero di fare cose che incidono sulla salute e sulla sicurezza altrui. Contenere il Covid-19 non ha a che fare con le libertà individuali, riguarda l’azione collettiva. L’incapacità di Trump di capirlo è indifendibile &#8211; e Pence non è riuscito a difenderlo».</p>



<p>Le domande della conduttrice, Suzanne Page di USA Today, che ha faticato a tenere a freno Pence, sono state invece eccezionali: «acute, meditate, e sfortunatamente in gran parte senza risposte». Al punto che Tanya Snyder e Katy O’Donnell, su Politico, hanno elencato sette delle principali questioni eluse dai candidati: il tasso di mortalità del Covid in America, i presidenti vecchi bacucchi, la salute, la Cina, l’aborto, la Corte suprema. «‘Il nostro tasso di mortalità è due volte e mezzo quello del Canada’, ha chiesto Page a Pence. ‘Lei ha guidato la task force dell’amministrazione sul coronavirus. Perché il tasso di mortalità americano ha una percentuale più alta di quasi ogni altro paese del mondo?’. Pence ha parlato invece della sospensione dei viaggi dalla Cina, di ‘ripensare i test’ e di consegnare le forniture di emergenza agli operatori sanitari, nonché di mettersi al lavoro per sviluppare un vaccino. Ma non ha spiegato perché l’azione del governo americano non ha ottenuto risultati comparabili con quelli degli altri paesi». In molti hanno scritto di aver perso il conto di quante volte Harris e Pence hanno ignorato platealmente le domande poste da Page. L’esempio più lampante è stato quando Harris ha eluso la domanda di Page sull’età di Biden (e se avessero mai parlato dell’eventualità di un trasferimento del potere presidenziale) e ha impiegato due minuti per raccontare la storia della sua vita.</p>



<p>C’è stata poi la mosca. I media, si sa, si concentrano sulle cose meno importanti. Eppure, come ha scritto Chris Cillizza, «c’era una dannata mosca sui capelli di Pence per due minuti buoni! (Non è un esagerazione sono stati davvero due minuti). Una mosca ha mai avuto una tale visibilità?». E mentre il dibattito stava ancora andando avanti, Biden ha caricato sui social una sua foto con la paletta per le mosche, lanciando un appello per la raccolta di fondi. «Se non credete &#8211; ha chiosato il commentatore della Cnn- che questa dibattito sarà ricordato come «il dibattito della mosca», beh, allora, permettetevi di presentarvi la politica».</p>



<p>A chi, invece, della politica (quella di una volta) avesse davvero nostalgia, consiglio di ascoltare (o di leggere) discorso che Joe Biden ha tenuto martedì scorso in Pennsylvania. A meno di un mese dall’Election Day, Joe Biden ha scelto il campo di battaglia di Gettysburg per pronunciare un grande discorso. Quella di Gettysburg è considerata una delle battaglie più importanti della guerra di secessione americana e si è conclusa con una netta vittoria delle forze dell&#8217;Unione dell&#8217;Armata del Potomac, che arrestarono l&#8217;offensiva in Pennsylvania dell&#8217;esercito confederato dell&#8217;Armata della Virginia Settentrionale. Affacciato sul campo di battaglia, Biden ieri ha invocato la leadership riconciliante di Abraham Lincoln e si è impegnato a rimettere in sesto la «casa divisa» degli americani («Una casa divisa al suo interno non può stare in piedi», diceva infatti Abramo Lincoln). «Possiamo porre fine a questo periodo di divisione. Possiamo porre fine all&#8217;odio e alla paura. Possiamo essere quello che siamo al nostro meglio: gli Stati Uniti d’America». È stato forse il miglior discorso della campagna di Biden.</p>
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		<title>Una campagna elettorale all&#8217;insegna della paura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2020 13:40:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Convenzione repubblicana]]></category>
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<p>L’America, nei giorni scorsi, ha dovuto fronteggiare tre crisi: un pericoloso uragano diretto verso la costa sud-orientale degli Stati Uniti; le vittime del Covid-19 hanno ormai raggiunto quota 180.000; una piccola città del Wisconsin è diventata l’ultimo teatro di una crisi nazionale. Ma dentro la «bolla» della Convenzione repubblicana ha trionfato una realtà diversa. Uno dopo l’altro, gli oratori che si sono avvicendati nel corso delle quattro serate hanno tessuto le lodi del presidente americano: l’uomo che ha perseguito una politica per separare i figli dai genitori migranti è diventato un leader dalla profonda umanità; l’uomo che si è vantato di poter prendere, poiché famoso, le donne «by the pussy», alla Convenzione repubblicana è diventato il paladino delle donne; l’uomo che ha costantemente cercato di forzare i limiti della Costituzione, è stato collocato da un seguace al livello dei Founding Fathers mentre un altro, dimenticando le sue invettive nei confronti degli immigrati che provengono da paesi schifosi («shithole countries», per la precisione) ha esaltato Trump in quanto più progressista, sul tema della razza, dei democratici Joe Biden e Kamala Harris.</p>



<p>Il vicepresidente Mike Pence, che ha parlato dal forte militare a Baltimora dove una battaglia con gli inglesi ha ispirato l’inno nazionale americano e che, di passaggio, ha accennato alla tempesta di categoria quattro diretta verso la costa meridionale del paese, si è guardato bene dal menzionare la risposta dell’amministrazione americana alla pandemia (una delle peggiori al mondo) e ha puntato dritto sulla resa dei conti razziale. «Avremo legge e ordine sulle strade americane», ha detto, assicurando di stare dalla parte della polizia. Ma non ha fatto cenno a Jacob Blake, colpito per sette volte dalla polizia a Kenosha in Wisconsin; ed ha ignorato l’uccisione di due persone attribuite ad un teenager. Tuttavia, Pence è sembrato sicuro che la distruzione degli Stati Uniti sia vicina, per colpa della agenda liberale del Partito democratico. </p>



<p>Insomma, i cittadini americani possono anche trovarsi ad affrontare catastrofi che potrebbero costare loro la vita, ma si tratta di inezie; a sentire Pence, quel che conta davvero, la sfida che affronta il paese è «se l’America resta l’America». Lo stesso Trump, nel suo discorso di accettazione, ha messo in guardia sul fatto che, se a novembre dovesse perdere le elezioni, un movimento marxista estremista distruggerebbe l’America e la sua economia. Secondo il presidente americano, per i democratici l’America è «una nazione empia che deve essere punita per i suoi peccati» e spalancherebbero le porte del paese agli anarchici violenti e ai criminali. Curiosamente, Trump (che ha radunato una folla di 2000 persone senza mascherina e senza preoccuparsi del distanziamento) ha accusato il rivale Joe Biden di voler ignorare la scienza e di arrendersi alla pandemia.</p>



<p>Qual è, dunque, la strategia di Trump? In diversi momenti, la Convenzione repubblicana della scorsa settimana ha presentato il presidente Trump in un modo (il paladino delle donne e degli immigrati, il propugnatore della giustizia razziale) che, ovviamente, contrasta con la sua immagine pubblica. Naturalmente, la campagna di Trump non punta a «reinventare» l’immagine del presidente agli occhi degli elettori. E non deve farlo. Ma, a ben guardare, c’è del metodo nei messaggi che la Convention ha offerto la scorsa settimana «attraverso lo specchio». Le cose dette e fatte da Trump sulla razza, sull’immigrazione, riguardo al genere, sull’unità nazionale, ecc., sono, per lui, un problema. </p>



<p>Va da sé che la maggior parte dei progressisti, non potrebbero mai votare per lui, ma quel problema pesa anche su alcuni elettori indecisi e su alcuni repubblicani delusi che, come suggeriscono i sondaggi, non hanno ancora preso una decisione. Questo gruppo comprende persone che hanno votato per Trump nel 2016 e si sono spostate sui democratici nelle elezioni di medio termine del 2018; comprende persone che non erano solite preoccuparsi del razzismo ma che ora hanno cominciato a farlo; e comprende, anche parecchi bianchi e un numero significativo di latinos. Molti di questi elettori mettono nel conto che Trump può essere sgradevole (o «senza filtri», come ha detto sua figlia), ma per questi elettori indecisi anche la pazienza e la sopportazione hanno un limite. «Per votare per Trump nel 2020, vogliono poter credere che sia diverso dalla peggiore versione di se stesso», ha scritto David Leonhardt sul New York Times, e, la settimana scorsa, uno dei principali obiettivi del Partito repubblicano è stato proprio «quello di dare agli elettori il nullaosta per crederlo».</p>



<p>Ecco perché la Convenzione ha fatto ricorso a testimonial che si sono fatti garante verso il pubblico delle sue doti personali e ad una sfilata di donne, neri e latinos. «Posso dirvi che ci tiene davvero», ha detto dal palcoscenico Ja’ Ron Smith, il funzionario nero più alto in grado alla Casa Bianca. Per la stessa ragione, la campagna di Trump sta investendo parecchio denaro in messaggi elettorali in lingua spagnola, specialmente in Arizona e in Florida. «Quel che i repubblicani sanno è che non hanno bisogno di conquistare la maggioranza del nostro elettorato», ha detto Chuck Rocha, uno stratega ispanico autore di «Tio Bernie», un libro sullo sforzo di sensibilizzazione compiuto da Bernie Sanders nei confronti dell’elettorato ispanico. </p>



<p>Trump ha conquistato circa il 30% del voto ispanico nel 2016 e, questa volta, sta cercando di fare un po’ meglio. Il suo obiettivo principale, ha aggiunto Rocha, è rappresentato «dai maschi latinos per i quali contano molto la legge e l’ordine e mantenere le proprie famiglie al sicuro». La strategia complessiva della campagna di Trump suona, insomma, più o meno così: smussare la parte peggiore della sua immagine agli occhi degli elettori indecisi; offrire una giustificazione (fuorviante) della sua condotta in merito al coronavirus; ricordare alla gente la robusta crescita dell’economia prima del virus; definire Joe Biden e Kamala Harris come figure politically correct dell’establishment restie a fronteggiare i facinorosi e i socialisti. «Il tuo voto &#8211; ha detto Trump nel discorso che ha chiuso la Convention repubblicana &#8211; deciderà se proteggere gli americani rispettosi della legge o dare campo libero agli anarchici violenti, agli agitatori e ai criminali che minacciano i nostri cittadini».</p>



<p>In una campagna elettorale che «vende» paura, il presidente americano non fa che ripetere che la violenza e le proteste scoppiate in diverse città americane sono solo l’antipasto dell’anarchia che attende il paese se Biden dovesse conquistare la Casa Bianca. Ma in un discorso appassionato a Pittisburgh, ieri Biden ha girato l’argomento contro Trump. «Vi sentite davvero più sicuri con Trump?», ha chiesto Biden, ricordando i 180.000 morti americani da Covid-19, il tentativo di Trump di sopprimere l’assicurazione sanitaria offerta dall’Obamacare, la sua incitazione alla violenza e il sostegno ai tagli fiscali che potrebbero prosciugare il fondo pensioni della Social Security. Insomma, «Ora vi sentite più tranquilli e più al sicuro?». L’ex vicepresidente ha anche respinto i tentativi di Trump di raffigurarlo come un amico degli estremisti: «Mi conoscete, conoscete la mia storia familiare. Chiedetevi: Vi sembro un socialista estremista con un debole per i violenti?».</p>



<p>Eppure, Trump sta cercando di convincere i bianchi che vivono nei quartieri periferici che la violenza potrebbe riguardarli se, in novembre, non voteranno un «uomo forte», cioè lui. Un uomo che i democratici giudicano un bugiardo, un razzista, un corrotto e, appunto, un aspirante tiranno. Va da sé che, di questo passo, il voto degli americani potrebbe premiare il candidato meno inquietante.</p>
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