<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Milano Archivi - ilcaffeonline</title>
	<atom:link href="https://ilcaffeonline.it/tag/milano/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/milano/</link>
	<description>Il coraggio di conoscere</description>
	<lastBuildDate>Wed, 16 Feb 2022 17:37:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.4.2</generator>

<image>
	<url>https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/cropped-avatar-ilcaffeonline-32x32.png</url>
	<title>Milano Archivi - ilcaffeonline</title>
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/milano/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>30 anni fa mani pulite. Ma l&#8217;Italia non sognò di cambiare</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/02/16/deluca-30-anni-fa-mani-pulite-ma-italia-non-sogno-di-cambiare/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/02/16/deluca-30-anni-fa-mani-pulite-ma-italia-non-sogno-di-cambiare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 15:16:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Di Pietro]]></category>
		<category><![CDATA[Corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Galera]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Goffredo Buccini]]></category>
		<category><![CDATA[Magistrati]]></category>
		<category><![CDATA[Mani pulite]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Onestà]]></category>
		<category><![CDATA[Pio Albergo Trivulzio]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Saverio Borrelli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4079</guid>

					<description><![CDATA[<p>Chissà perché, appena si avverte che le cose non vanno per il verso giusto, il primo provvedimento che scatta è sempre lo stesso: mani pulite. Forse perché le mani trasportano da una parte all’altra, e in questo incessante movimento non sempre prelevano dalla parte giusta e depositano in quella altrettanto legittimata a ricevere. Fu così che, trent’anni orsono, di questi giorni stava giungendo ai nastri di partenza una bufera giudiziaria&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/02/16/deluca-30-anni-fa-mani-pulite-ma-italia-non-sogno-di-cambiare/">30 anni fa mani pulite. Ma l&#8217;Italia non sognò di cambiare</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Chissà perché, appena si avverte che le cose non vanno per il verso giusto, il primo provvedimento che scatta è sempre lo stesso: mani pulite. Forse perché le mani trasportano da una parte all’altra, e in questo incessante movimento non sempre prelevano dalla parte giusta e depositano in quella altrettanto legittimata a ricevere. Fu così che, trent’anni orsono, di questi giorni stava giungendo ai nastri di partenza una bufera giudiziaria che ebbe inizio il 17 febbraio e che fece tremare letteralmente l’Italia e gli italiani.</p>



<p>Sulla scrivania di Antonio Di Pietro, allora pubblico ministero della procura della Repubblica presso il tribunale di Milano, arrivò una cartellina con una querela per diffamazione nei confronti di un imprenditore che, sul quotidiano nazionale Il Giorno, aveva denunciato il racket delle pompe funebri nel Pio Albergo Trivulzio, residenza di 1600 anziani. Il dott. Di Pietro decise di archiviare la questione, forse perché la valutò piccola cosa, o forse perché fece questo ragionamento: se toccano persino i morti, vuol dire che siamo arrivati al capolinea della corruzione.</p>



<p>E così decise di rimanere sulla palla, seguì le orme dei trascinatori di denaro e li visitò dal luogo di prelievo alle banche di destinazione. Il primo nome che venne fuori fu quello di Mario Chiesa, sorpreso con le mani nel barattolo della marmellata. La marmellata sarà stata sicuramente di ciliegie perché da quel giorno nome chiama nome e il susseguirsi degli arresti sembrava quasi non doversi più fermare.</p>



<p>“Mani pulite” fu la denominazione dell’inchiesta che sempre più si allargava fino a far nascere il famoso pool di pubblici ministeri guidato dal procuratore Saverio Borrelli. Tremò dapprima il mondo della politica e dell’imprenditoria. E furono giorni di lacrime e sangue poiché dalla disperazione uomini in vista ma anche fino a quel momento talaltri sconosciuti arrivarono alla determinazione di togliersi la vita.</p>



<p>E’ ancora in corso di lettura e quindi di riflessione tutto quello che accadde in quei mesi. E si capisce benissimo come non sia facile ancora oggi una comprensione unitaria di fatti, protagonisti e vicende che richiedono la partecipazione di storici, giuristi, analisti di costume, politologi e sociologi per venirne a capo. Fra qualche decennio le cose per chi leggerà risulteranno più chiare di quanto lo siano ai nostri giorni.</p>



<p>Per Goffredo Buccini, allora giovane cronista del Corriere della Sera, che ne ha composto in un recente volume lo scorrimento, si è trattato di “un’illusione, quella cioè dell’idea fuorviante di poter rammentare il tessuto etico di un Paese, attraverso un processo penale”.</p>



<p>E questo perché: la corruzione c’era e c’è nella nostra cara Italia. E’ più diffusa di quanto si pensi. La stagione di Mani Pulite approdò a Tangentopoli per significare che la tangente non è fatto isolato ma coinvolge la città e ogni città ha la sua con proprie e codificate ritualità attraverso le quali ammorba l’aria, rende tortuosa la vivibilità, uccide l’economia, adultera i rapporti, inclina la fiducia, recide sul nascere tentativi di impresa e chiude la porta ad investimenti promozionali.</p>



<p>Gli italiani divennero tifosi di Mani Pulite dalla sera alla mattina senza farsi ingaggiare da alcuno. Erano certi che in galera sarebbero andati politici famosi, capitani d’industria e boiardi di Stato. Come a indicare che la corruzione era là, comunque lontana, molto lontana da casa mia, dal mio quartiere e dalla mia città. Poi le inchieste cominciarono ad espandersi. Della materia economica e degli ingranaggi oleati con denaro sporco fu sollevato solo il lembo del mantello che tutto copriva. </p>



<p>Allorché l’operazione verità fu proclamata solennemente, il tifo si abbassò, come a dire: “Non è che questi signori magistrati abbiano in mente di venire a verificare come va l’orticello di casa mia? E, no. Che vadano altrove”. E questo perché l’infermiere (o anche il dottore) sarebbe potuto essere sorpreso mentre intascava 200mila lire per la soffiata alle onoranze funebri per l’avvenuto decesso, l’ispettore del lavoro per i pochi soldi ottenuti in cambio di un occhio chiuso sulle misure di sicurezza inesistenti in un cantiere, il vigile urbano compensato con la spesa gratis in cambio del mancato controllo delle bilance.</p>



<p>Insomma, Mani Pulite come una specie di ispezione generale ma anche singolo per singolo per verificare la correttezza di ogni cittadino? E fu così che Mani Pulite finì per essere il sogno di una nazione che neanche per sogno invocava un’era nuova. Tanto meno, stante così le cose, poteva aspettarsela dall’operato della magistratura. Ha detto Norberto Bobbio ad un amico: “Le vere rivoluzioni sono quelle del costume, non quelle politiche”.</p>



<p>Sono trascorsi 30 anni da quando accadde qualcosa che doveva fare lezione alla politica e al costume degli italiani. Ciò che accadde punì alcuni, fece spaventare molti, persuase non pochi che l’onestà premia, rilasciò il permesso a tanti che delinquere si può perché la giustizia quando arriva, e se arriva, è sempre tardi e serve a poco.</p>



<p>Quel che resta certa è l’impresa quotidiana di costruire un mondo nuovo, ma non con le regole e la conseguente punizione se non le assecondi, ma con la semplice convinzione che una vita onesta e pulita è garanzia di una esistenza più felice. E questa si costruisce.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/02/16/deluca-30-anni-fa-mani-pulite-ma-italia-non-sogno-di-cambiare/">30 anni fa mani pulite. Ma l&#8217;Italia non sognò di cambiare</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/02/16/deluca-30-anni-fa-mani-pulite-ma-italia-non-sogno-di-cambiare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>28 gennaio 1972</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/01/28/roberti-dino-buzzati-28-gennaio-1972/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/01/28/roberti-dino-buzzati-28-gennaio-1972/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2022 23:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[1972]]></category>
		<category><![CDATA[28 gennaio 1972]]></category>
		<category><![CDATA[Buzzati]]></category>
		<category><![CDATA[Colombre]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Dino Buzzati]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Dolomiti]]></category>
		<category><![CDATA[gennaio]]></category>
		<category><![CDATA[Il deserto dei tartari]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Mondadori]]></category>
		<category><![CDATA[Nada Roberti]]></category>
		<category><![CDATA[Pittura]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Rita]]></category>
		<category><![CDATA[Val Morel]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3995</guid>

					<description><![CDATA[<p>“…partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione.” Oggi è una mattina di gennaio e anche noi intendiamo partire, non per la prima ma per l’ultima destinazione. Cominciamo dalla fine, visto che di fine vogliamo parlare. “Egli continua a salire per arrivare alla Fortezza, ma più svelte di lui, dal fondo dove romba il torrente, più svelte di lui salgono le ombre…”&#160; Dino&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/28/roberti-dino-buzzati-28-gennaio-1972/">28 gennaio 1972</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>“…partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione</em>.”</p>



<p>Oggi è una mattina di gennaio e anche noi intendiamo partire, non per la prima ma per l’ultima destinazione. Cominciamo dalla fine, visto che di fine vogliamo parlare.</p>



<p><em>“Egli continua a salire per arrivare alla Fortezza, ma più svelte di lui, dal fondo dove romba il torrente, più svelte di lui salgono le ombre…”&nbsp;</em></p>



<p>Dino Buzzati stacca gli&nbsp;aghi delle flebo,&nbsp;&nbsp;tenta un sorriso.&nbsp;<em>“ Poi nel buio…sorride”</em>&nbsp;Eccolo giunto a destinazione. L&#8217; ultima? Chi può dirlo.</p>



<p>Era il 28 gennaio del 1972. Erano le 16 e 20 nella stanza n. 201 della clinica La Madonnina di Milano. Dino Buzzati moriva.<em>&nbsp;“La camera si è riempita di buio, solo con grande fatica si può distinguere il biancore del letto, e tutto il resto è nero. Fra poco dovrebbe levarsi la luna”.&nbsp;</em>No, non è nera Milano quel giorno. È tutta imbiancata di neve. Il Duomo, il Pirellone, la Torre Velasca e la distesa dei tetti ricordano le vette e le valli dolomitiche, i luoghi dell’anima di Buzzati. Milano gli regala un’ultima immagine fantastica di cime e di scalate. Nella cornice della finestra sembra uno dei suoi dipinti.</p>



<p>Siamo partiti, in questo viaggio della memoria dalla fine e intendiamo percorrere i cammini di Buzzati lasciandoci orientare dall’immaginaria realtà che è sempre stata il Nord della sua bussola.</p>



<p>Eccoci quindi nella Val Morel, apriamo&nbsp;l’ultima delle opere di Dino Buzzati, “<em>I miracoli di Val Morel”.</em></p>



<p>Dino Buzzati vide il libro&nbsp;<em>I miracoli di Val Morel,</em>&nbsp;appena pubblicato, mentre si trovava nella clinica La Madonnina, ultimo rifugio.</p>



<p>Possiamo immaginare che ne sfogliò le pagine ad una ad una, che sorrise del “<em>cretino</em>” con cui lo apostrofava nella prefazione Indro Montanelli (per poi concludere&nbsp;<em>un tale cretino che non si accorge nemmeno di essere un genio</em>), che si soffermò su quella formuletta P.G.R.&nbsp;calcata in ogni angolo degli ex voto, che li contò ad uno ad uno gli ex voto dipinti e scritti. Ne contò 39. Ne mancava uno, l’ultimo: “Santa Rita concede a Dino Buzzati la grazia di guarire: 28 gennaio 1972”. No, Santa Rita quel giorno doveva essere impegnata&nbsp;&nbsp;con il gatto Mammone o stava scacciando con la scopa il Vecchio della montagna, o stava avvistando i tre ronfioni. Alle prese con grazie vere, quelle che solo lei, la santa delle grazie impossibili, poteva concedere.</p>



<p>Che si rivolgesse il giornalista scrittore pittore ai santi convenzionali. Non viveva forse a Milano sotto la protezione di Sant’Ambrogio, o addirittura non si trovava nella camera n. 201 di una Madonnina? Chi più di lei poteva distribuire grazie? E se proprio intendeva ribadire, l’ammalato,&nbsp;che non se ne intendeva di santi e di chiesa e di dio, poteva rivolgersi alla scienza medica o all’amore forte di gioventù della moglie Almerina dalla lunga treccia o alla sapienza animale del suo cane Diabolik che nel preciso momento della sua morte pianse con guaiti inconsolabili e lontani.</p>



<p>Se solo Buzzati avesse avuto un po’ più di forza, o di tempo per dipingerlo quell’ultimo ex voto…&nbsp;&nbsp;e dire che quella stessa mattina aveva chiesto alla moglie di fargli la barba perché la morte lo trovasse in ordine. Elegante. Quella eleganza che era la sua stessa essenza, nella persona nella vita nell’arte. E dire che una prova di P.G.R. l’aveva già fatta: “<em>Santa Rita per intercessione del professore Giovanni Angelini affronta e sgomina dopo paziente lotta uno spirito maligno di incerta stirpe sceso a&nbsp;insidiare tale Buzzati Dino in quel di San Pellegrino &#8211; Belluno, estate 1971”&nbsp;&nbsp;</em>con tanto di raffigurazione della villa di famiglia e della Santa che scaccia con un bastone lo spirito maligno. No, quel mattino non ebbe forza di prendere il pennello o la penna &#8211; che per lui era lo stesso &#8211; in mano, malgrado fosse lo stesso giorno in cui disse ad Almerina “<em>E’ strano , non arriverò a sera, eppure se il direttore mi chiedesse un articolo glielo farei”</em>, fino alla fine quel Signorsì che era la divisa militare con cui affrontava il quotidiano della vita.&nbsp;</p>



<p>D’altronde come poteva lui, il miscredente, pregare Dio? La sua Santa Rita sembra più una super eroina che una mistica santa. Non l’ha forse dipinta Buzzati&nbsp;di una bellezza tutta terrena, con i grandi occhi sensuali, le mani affusolate dalle unghie laccate? E le storie che vengono raccontate negli ex voto, non sono forse tutte straordinariamente popolate da mostri che nulla hanno a che fare con i diavoli cristiani? Miracoli della fantasia più che della religione. Miracoli di quel “<em>Dio che non esisti ti prego…</em>”, di quel mistero, di quel segreto della vita che Buzzati ha inseguito nel corso degli anni e che ci ha donato nelle sue opere, siano scritte o dipinte.</p>



<p>Val Morel con la sua edicola piena di ex voto destinati a Santa Rita, nelle Dolomiti, non esiste. È inutile inerpicarsi per i sentieri di montagna, cercare informazioni a sindaci o passeggeri casuali. No. Non c’è una Valle intitolata Morel, forse un paesino Valmorel, e tra le tante edicole, così comuni nei percorsi di montagna, questa dedicata a Santa Rita proprio non c’è. E allora non possiamo dare credito al nostro autore che pure tanto stimiamo e di cui ci fidiamo ad occhi chiusi? La sua “Spiegazione” che fa da premessa alla prima edizione de “I miracoli di Val Morel”, quella uscita subito dopo la mostra dei dipinti nella Galleria Cardazzo di Venezia, è chiara e dettagliata. Buzzati dice di aver ritrovato nella biblioteca paterna un quadernetto dove sono raccolti annotazioni su ex&nbsp;voto dedicati alla Santa Rita del santuario di Val Morel in quel di Belluno. Lo stesso Buzzati ha intrapreso il viaggio alla ricerca del micro santuario. E cammina cammina, lo trova&nbsp;<em>“uno di quei rozzi tabernacoli, con una immagine ormai quasi irriconoscibile, sul bordo tutta una fila di lumini”</em>.&nbsp;Sarà Toni Della Santa,&nbsp;<em>“un simpatico vecchietto”,&nbsp;</em>a fornirgli tutti i dettagli sul luogo e sugli ex voto. Peccato che quando Buzzati, dopo svariati anni, tornerà sul posto non troverà più traccia, né del tabernacolo, né di Toni Della Santa.<em>”Toni, Toni! Chiamai. Rispose il silenzio… Eppure portavo con me il quaderno ormai ingiallito”&nbsp;</em></p>



<p>39 dipinti con a fronte 39 brevi scritti che raccontano, aggiungono, tolgono elementi all’immagine. L’autore raggiunge in questa ultima sua opera il progetto di una vita, scrittura e pittura in un tutt’uno, realtà e immaginario che si mescolano, vita e morte che si armonizzano.&nbsp;<em>I miracoli di Val Morel&nbsp;</em>sono il miracolo di Buzzati.</p>



<p>Oggi, volendo, noi possiamo ripercorrere quella ricerca partendo dalla villa di famiglia nel bellunese, arrivando al comune di Limana, attraversando il bosco, raggiungendo il borgo Valmorel , inerpicandoci lungo il sentiero. Alla fine di tanto sperare ci&nbsp;troveremo di fronte ad una edicola laica di Santa Rita con una sorprendente immagine anch’essa laica (soltanto la copia per la verità) dipinta dall&#8217;autore stesso dei&nbsp;<em>Miracoli.</em></p>



<p>Dino Buzzati non fece in tempo a vedere l&#8217;edicola realizzata nel 1973,&nbsp;&nbsp;sorrise soltanto del progetto che &#8211; a lui che aveva detto&nbsp;<em>“un santuario che non esisteva, ma che in fondo poteva anche esistere”</em>&nbsp;&#8211; non doveva apparire impossibile.</p>



<p>I corsivi appartengono al&nbsp;<em>Il Deserto dei Tartari&nbsp;</em>e a<em> I Miracoli di Val Morel</em></p>



<p>Dino Buzzati, <em>I miracoli di Val Morel,</em> Oscar Mondadori, 2012</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/28/roberti-dino-buzzati-28-gennaio-1972/">28 gennaio 1972</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/01/28/roberti-dino-buzzati-28-gennaio-1972/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nando Pagnoncelli: c’è una domanda di maggiore concordia e coesione</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/15/raco-nando-pagnoncelli-domanda-di-maggiore-concordia-e-coesione/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/10/15/raco-nando-pagnoncelli-domanda-di-maggiore-concordia-e-coesione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Oct 2021 20:44:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Amministrative]]></category>
		<category><![CDATA[Anziani]]></category>
		<category><![CDATA[Astensionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Astenuti]]></category>
		<category><![CDATA[Ballottaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Boomers]]></category>
		<category><![CDATA[calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna vaccinale]]></category>
		<category><![CDATA[Candidature]]></category>
		<category><![CDATA[Centrodestra]]></category>
		<category><![CDATA[Centrosinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[Contagi]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[Damilano]]></category>
		<category><![CDATA[Disagio]]></category>
		<category><![CDATA[Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Europee]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Forze dell&#039;ordine]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Green pass]]></category>
		<category><![CDATA[IPSOS]]></category>
		<category><![CDATA[Manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Moderati]]></category>
		<category><![CDATA[Nando Pagnoncelli]]></category>
		<category><![CDATA[Neofascisti]]></category>
		<category><![CDATA[Partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Rappresentanza]]></category>
		<category><![CDATA[Regionali]]></category>
		<category><![CDATA[Regioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sala]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze Politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Scolarità]]></category>
		<category><![CDATA[Sindaco]]></category>
		<category><![CDATA[Sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
		<category><![CDATA[Vaccino]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3694</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le elezioni amministrative sono solitamente le più vicine ai cittadini, quindi quelle con il tasso di adesione più alto. L’astensionismo tradizionalmente cresce man mano che la competizione si allarga a territori maggiori. Perché questa volta l’astensionismo è stato invece così alto?È l’interrogativo che ci siamo posti immediatamente. Alle amministrative i cittadini si mobilitano normalmente di più perché si rendono conto dell’importanza che il voto ha per la qualità della loro&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/15/raco-nando-pagnoncelli-domanda-di-maggiore-concordia-e-coesione/">Nando Pagnoncelli: c’è una domanda di maggiore concordia e coesione</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Le elezioni amministrative sono solitamente le più vicine ai cittadini, quindi quelle con il tasso di adesione più alto. L’astensionismo tradizionalmente cresce man mano che la competizione si allarga a territori maggiori. Perché questa volta l’astensionismo è stato invece così alto?</strong><br>È l’interrogativo che ci siamo posti immediatamente. Alle amministrative i cittadini si mobilitano normalmente di più perché si rendono conto dell’importanza che il voto ha per la qualità della loro vita. Poi molto spesso conoscono direttamente i candidati a sindaco, almeno nei centri piccoli e medi. Inoltre il Covid ci aveva mostrato, in occasione delle regionali dello scorso anno, un grande legame tra i cittadini e l’amministrazione che durante l’emergenza è risultato essere l’ente più prossimo, ossia la regione, quello che è intervenuto per fronteggiare la pandemia. C’erano stati voti con percentuali elevatissime, come in Veneto o in Campania. Tutto ciò ha reso sorprendente il dato di astensione.</p>



<p><strong>Che spiegazione vi siete dati?</strong><br>Io penso che ci sia stato il concorso di una pluralità di fattori. Il primo è legato al fatto che il clima con il governo Draghi è molto cambiato: la presenza di un governo sostenuto da forze tra loro avverse ha fortemente ridotto l’interesse per il dibattito, come se l’attenzione fosse più rivolta alle iniziative del governo: la campagna vaccinale, la situazione economica, il PNRR. Un certo tipo di conflittualità politica ha quindi fatto meno presa, e sappiamo che questa conflittualità mobilita gli elettorati.</p>



<p><strong>L’astensionismo ha capito tutti allo stesso modo</strong>?<br>No. Infatti un secondo aspetto è legato al fatto che questo astensionismo è stato asimmetrico, ha cioè colpito più il centrodestra che il centrosinistra, e questo significa che probabilmente c’è stato un problema di candidature. Inoltre sappiamo che il centrodestra, che nei sondaggi nazionali si mantiene comunque con il tasso d’intenzioni di voto più alto, ha fatto fatica ad individuare candidati convincenti, e molto spesso le ha individuate a ridosso della campagna, con la conseguenza che erano candidati con meno tempo per farsi conoscere ed illustrare i propri programmi.</p>



<p><strong>Dove il centrodestra ha individuato per tempo un candidato noto infatti, cioè in</strong> <strong>Calabria, ha vinto.</strong><br>Sì, inoltre era un candidato con un profilo più moderato rispetto ad altri che, viceversa, erano stati proposti da forze meno moderate. Stesso ragionamento può valere per Torino, dove Damilano, che va al ballottaggio con un buon risultato, ha un profilo più moderato ed è stato scelto per tempo. Un ultimo elemento che forse ha inciso è che quando un elettore è convinto che il proprio candidato sia destinato alla sconfitta, è meno motivato ad andare a votare. Così, questa asimmetria ha fatto sì, come a Milano per esempio, che una parte di elettorato di centrodestra, immaginando una sconfitta, non fosse particolarmente determinato ad andare a votare.</p>



<p><strong>I dati che dicono?</strong><br>Complessivamente abbiamo avuto un arretramento di sette punti percentuali nella partecipazione al voto, e questo è un dato che deve far riflettere non soltanto perché il voto è l’espressione della partecipazione dei cittadini alla vita del Paese, ma perché anche coloro che si sono affermati con percentuali elevate, ma in un contesto in cui l’astensionismo era altrettanto elevato, devono fare i conti con la realtà che solo una parte minoritaria ha votato per loro.</p>



<p><strong>Un problema di rappresentanza?</strong><br>Precisamente. C’è anche un problema di di rapporto del sindaco con i cittadini, che non sono soltanto quelli che non lo hanno votato, ma sono anche la gran massa degli astenuti. Se a Milano ha votato meno di un milanese su due, e Sala ha avuto un’ampia affermazione, questa affermazione è avvenuta con il voto di un milanese su quatto. Vuol dire che quando lui dovrà prendere delle decisioni dovrà fare i conti anche con i tre su quattro che non lo hanno votato, e questo ovviamente può creare delle complessità nell’amministrazione.</p>



<p><strong>Anno dopo anno nuovi giovani sono chiamati per la prima al voto, e l’astensionismo aumenta elezione dopo le elezione. C’è una relazione tra queste due circostanze?</strong><br>Lei tocca un argomento molto importante, perché ci sono più ragioni dietro quello che osserva. Da una parte i giovani non sono particolarmente attratti dalla politica, anzitutto perché ritengono che si faccia poco per loro. Possiamo pensare non soltanto agli aspetti occupazionali, ma a tutti i processi di autonomia dei ragazzi. Noi sappiamo che tra i diciotto e i venticinque anni, due ragazzi su tre vivono ancora nella famiglia di origine. La politica, dal canto suo, sebbene ne abbia parlato sempre molto, ha fatto veramente molto poco per loro. Non voglio generalizzare, ma è il gruppo demograficamente meno consistente, e la politica rivolge la propria attenzione ai gruppi più numerosi, quelli degli adulti, dei maturi e degli anziani, che hanno esigenze talvolta contrapposte a quelle dei giovani.</p>



<p><strong>Ma i giovani sembrano interessati?</strong><br>I giovani rivolgono oggi al voto una minore importanza rispetto a quanto facessero i giovani nelle passate generazioni, quando il voto costituiva il passaggio all’età adulta. Oggi i passaggi da un’età all’altra sono molto più sfumati, mentre per noi boomers quello del voto era uno dei momenti e dei comportamenti significativamente più importanti. Aggiungerei che in generale c’è un distacco maggiore dalla politica, con la conseguenza che questa costituisce un frammento dell’identità individuale, mentre una volta era totalizzante, caratterizzava i comportamenti, le scelte, il vestiario perfino. Ora non è più così.</p>



<p><strong>Qual è la sua esperienza?</strong><br>Io insegno alla Cattolica dal 2004, e ogni anno lavoriamo sistematicamente su aspetti come questi, l’attenzione per la politica e via dicendo. Ricordo che nel 2016, tre settimane prima del voto di Milano, chiesi alla sessantina di studenti che frequentavano: “ragazzi, ma quando si vota qui a Milano?”. Su sessanta studenti di laurea magistrale in Scienze politiche, nessuno sapeva rispondere. A quel punto rilancio la domanda: “ragazzi su, non vi do il voto. C’è un gladiatore che con coraggio e sprezzo del pericolo mi dice quando si vota?”. Rispose timidamente una ragazza, e indicò la data sbagliata.</p>



<p><strong>Che riflessione ne ha tratto?</strong><br>Non che questi ragazzi fossero completamente digiuni di politica, studiavano Scienze politiche, e quindi dovevano per forza avere sensibilità e nozioni sull’argomento, ma allo steso tempo evidentemente ne erano distanti, si accostavano alle elezioni solo negli ultimi giorni. Questo la dice lunga sul fatto che c’è un’esigenza di recuperare il rapporto con i giovani, per far loro capire il valore della politica e per avvicinarli di più ad essa. Il che non significa pretendere necessariamente la partecipazione diretta come ad esempio l’impegno in una candidatura, ma un minimo di interesse e di attenzione per quello che li circonda.</p>



<p><strong>Il voto ai sedicenni, che è proposta avanzata da alcune parti politiche, potrebbe essere uno strumento per contrastare questa disaffezione?</strong><br>Da quello che abbiamo visto noi no, la grande maggioranza ritiene che non sia opportuno dare il voto ai sedicenni. Perché il mondo adulto ritiene che i giovani a sedici anni non siano sufficientemente preparati per poter esprimere un voto. La cosa che mi ha stupito di più è che anche tra i giovani tra i diciotto e i ventiquattro anni abbiamo una percentuale di contrarietà: anche loro ritengono i loro quasi coetanei meno preparati. Però il tema è molto importante perché, a fronte del calo demografico si pone un problema di rappresentanza anche delle classi giovanili.</p>



<p><strong>Come si risolve?</strong><br>Ci è stato chiesto di fare progetti di ricerca demoscopici per verificare per esempio l’idea del voto doppio, nel senso che il voto dei giovani conterebbe numericamente il doppio del voto degli appartenenti ad altre classi anagrafiche, oppure il voto alle famiglie con figli minorenni conterebbe il doppio, in modo da poter garantire loro una rappresentatività maggiore. È chiaro che sono temi molto complessi e costituzionalmente tutti da discutere, ma la questione della rappresentatività e della partecipazione dei giovani sono certamente questioni molto rilevante.</p>



<p><strong>La gente in piazza contro il green pass era tanta, fino al punto che perfino le forze dell’ordine sono </strong>f<strong>orse state colte di sorpresa. Voi avevate avvertito questa intenzione di manifestare il disagio direttamente partecipando in questi numeri ad iniziative di piazza?</strong><br>La vicenda cui abbiamo assistito non va minimamente sottovalutata, però nelle città diverse da Roma e Milano la partecipazione è stata davvero molto esigua. A Roma poi la connotazione politica era molto forte: gli episodi erano legati non tanto alla maggioranza dei no-green pass ma ad infiltrazioni che con questo avevano poco a che fare. Quello che abbiamo dai dati, e che sistematicamente misuriamo, è che c’è una larga maggioranza, dei due terzi, di italiani che sono favorevoli alla misura del green pass. Poi c’è un 18% che ritiene che sia una misura eccessiva, ed un 16% che non si ritiene in grado di esprimere un parere. È interessante correlare questi dati con altri, secondo cui hanno avuto la somministrazione di almeno una dose di vaccino oltre l’82% degli ultradodicenni; tra quelli che non si sono vaccinati c’è un 2% che dice che lo farà appena possibile, un 8% per cento che dice che non si vaccinerà mai e poi un restante 8% che esprime timori.</p>



<p><strong>In sintesi?</strong><br>L’esprimere timori difficilmente si traduce in una manifestazione di piazza, ancora meno in una manifestazione violenta di piazza. Sono persone magari con scolarità più bassa, o con età elevata, che temono che il vaccino possa dar loro dei problemi. Non dimentichiamoci che la preoccupazione per i contagi è ancora presente nel Paese, e questo spiega perché la stragrande maggioranza degli italiani è favorevole alle misure che in qualche modo possono contenere una ripresa dei contagi. Quindi distinguiamo i piani: la manifestazione di Roma ha avuto chiare connotazioni politiche, mentre in città minori le manifestazioni non sono certo state di massa.</p>



<p><strong>Voi avete avvertito nei vostri sondaggi che cresce la forza, se cresce, di questi movimenti neofascisti?</strong><br>No, non abbiamo colto questi elementi. Devo dire però che le ricerche potrebbero non cogliere fino in fondo fenomeni come questo, perché potrebbe darsi che quello che noi chiamiamo “desiderabilità sociale” induca alcune persone, che in realtà sarebbero favorevoli a tali movimenti, a non dichiararlo nei sondaggi. Quindi è possibile che i sondaggi sottovalutino la portata di questi fenomeni. Devo però anche dire che in situazioni di emergenza come quelle che stiamo vivendo, nel Paese storicamente prevale l’idea che si debba essere un pochino più coesi, e quindi forze di quel genere possono sì fare riferimento a quei ceti insoddisfatti o che vivono situazioni di maggiore disagio, però è tendenzialmente difficile che la soluzione violenta trovi terreno molto fertile nel nostro Paese.</p>



<p><strong>Secondo lei quello che è successo a Roma avrà </strong>i<strong>nfluenza sui ballottaggi?</strong><br>L’impressione che abbiamo noi è che un po’ d’influenza possano averla perché, come dicevo, prevale uno spirito un po’ più di coesione e concordia, e quindi manifestazioni di questo tipo potrebbero penalizzare le forze che non ne hanno preso le distanze in modo molto netto. Insisto sul fatto che viviamo una stagione davvero molto particolare.</p>



<p><strong>Cioè?</strong><br>L’impressione che spesso abbiamo facendo ricerca è che ci sia una distonia crescente tra il clima sociale e il modo di fare politica, che tende a essere una coazione a ripetere. Forse bisognerebbe considerare che il Covid ha modificato molti aspetti della vita dei cittadini, delle imprese, delle Istituzioni e dei corpi intermedi, e quindi bisognerebbe interpretare questo cambiamento di clima in modo un po’ più propositivo, provando ad abbandonare modalità di azione politica che forse funzionavano prima del Covid, ma oggi non più. Oggi c’è una domanda di maggiore concordia e di maggiore coesione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/15/raco-nando-pagnoncelli-domanda-di-maggiore-concordia-e-coesione/">Nando Pagnoncelli: c’è una domanda di maggiore concordia e coesione</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/10/15/raco-nando-pagnoncelli-domanda-di-maggiore-concordia-e-coesione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La campagna elettorale romana, un vero spasso</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/09/21/ranucci-campagna-elettorale-romana-un-vero-spasso/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/09/21/ranucci-campagna-elettorale-romana-un-vero-spasso/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Romana Ranucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2021 17:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
		<category><![CDATA[Amministrative]]></category>
		<category><![CDATA[Antica Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Bernardo]]></category>
		<category><![CDATA[campagna elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[Capitale]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Calenda]]></category>
		<category><![CDATA[Centrodestra]]></category>
		<category><![CDATA[Chi l&#039;ha visto]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni amministrative]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli d&#039;Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgia Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Michetti]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Raggi]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3546</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo diciamo ad ogni appuntamento con il voto: questa è la campagna elettorale più pazza mai vista, fino alla successiva che puntualmente supera la precedente. Ed anche a questo giro di urne, stiamo assistendo a spettacoli esilaranti, soprattutto nella Capitale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/09/21/ranucci-campagna-elettorale-romana-un-vero-spasso/">La campagna elettorale romana, un vero spasso</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Lo diciamo ad ogni appuntamento con il voto: questa è la campagna elettorale più pazza mai vista, fino alla successiva che puntualmente supera la precedente. Ed anche a questo giro di urne, stiamo assistendo a spettacoli esilaranti, soprattutto nella Capitale. Tutti gli occhi sono puntati su Roma, che rappresenta il simbolo di tutte le amministrative, la gara più dura per la città più contesa.&nbsp; </p>



<p>Anche le altre città stanno regalando emozioni forti, l’ultima arriva da Milano, dove il candidato sindaco del centrodestra, il pediatra Bernardo, ha minacciato di lasciare la corsa, a due settimane dal voto, perché i partiti che lo hanno candidato, lo hanno lasciato a secco di soldi, zero euro in cassa. Non una bella uscita, diciamo. </p>



<p>Ma è nella Capitale che ogni giorno di campagna elettorale, tra cinghiali e montagne di rifiuti, si anima non poco il dibattito politico. Il numero di candidati sindaci mostra la vivacità della campagna elettorale, sono 22 a contendersi lo scranno più alto in Campidoglio, accompagnati da una carica di centinaia di nomi tra liste civiche per il Comune e i Municipi. </p>



<p>Tra queste c’è la “Lista Nerone”, che tra i suoi candida Spartacus alla presidenza di un Municipio. E sì, perché il leitmotiv è ormai quello dell’antica Roma. Lo ha lanciato il candidato del centrodestra Michetti, appassionato di acquedotti romani, strade e ponti, Cesare e il Sacro Romano Impero,  strigliato dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni “Aò, mo basta con sta storia dell’antica Roma, parla di rifiuti”. </p>



<p>Incalzato dagli altri candidati, via social, perché diserta tutti i confronti con i candidati. La sindaca uscente Virginia Raggi lo ha invitato a partecipare al prossimo confronto, con un tweet scritto in latino: “ Michetti, lacesso te. Coram populo loquamur, si si animus defecit te. Enrico Michetti ti sfido ad un confronto pubblico. Te lo scrivo in latino così magari rispondi”. Intanto l’altro candidato, Carlo Calenda, invoca “Chi l’ha visto” per portarlo ai confronti. E mancano ancora due settimane al voto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/09/21/ranucci-campagna-elettorale-romana-un-vero-spasso/">La campagna elettorale romana, un vero spasso</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/09/21/ranucci-campagna-elettorale-romana-un-vero-spasso/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giovanni Malagò: con la pandemia si rischia di bucare una e forse più generazioni. L’autonomia dello sport è fortemente a rischio. Le Olimpiadi di Tokio si faranno</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/12/20/raco-malago-con-pandemia-si-rischia-di-bruciare-piu-generazioni/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/12/20/raco-malago-con-pandemia-si-rischia-di-bruciare-piu-generazioni/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2020 11:32:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[ASD]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Champions League]]></category>
		<category><![CDATA[CIO]]></category>
		<category><![CDATA[Coni]]></category>
		<category><![CDATA[Cortina]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[CTS]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Armando Maradona]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Kobe Bryant]]></category>
		<category><![CDATA[Malagò]]></category>
		<category><![CDATA[Maradona]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Milano Cortina 2026]]></category>
		<category><![CDATA[NBA]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[Palestre]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Sinner]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Stadi]]></category>
		<category><![CDATA[Tokio 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2300</guid>

					<description><![CDATA[<p>A quasi un anno dall’inizio della pandemia, l’Italia sportiva come sta di salute?La situazione è molto complicata ma a mio parere non si può generalizzare. É oggettivo che esistano diverse criticità, che si tratti di sport di vertice o di base, di squadra o individuale, in presenza o in assenza di contatto, che si svolga all&#8217;aperto o all&#8217;interno dei palazzetti. Ci sono realtà che si possono permettere di adottare e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/12/20/raco-malago-con-pandemia-si-rischia-di-bruciare-piu-generazioni/">Giovanni Malagò: con la pandemia si rischia di bucare una e forse più generazioni. L’autonomia dello sport è fortemente a rischio. Le Olimpiadi di Tokio si faranno</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>A quasi un anno dall’inizio della pandemia, l’Italia sportiva come sta di salute?</strong><br>La situazione è molto complicata ma a mio parere non si può generalizzare. É oggettivo che esistano diverse criticità, che si tratti di sport di vertice o di base, di squadra o individuale, in presenza o in assenza di contatto, che si svolga all&#8217;aperto o all&#8217;interno dei palazzetti. Ci sono realtà che si possono permettere di adottare e pagare i protocolli di sicurezza previsti dai vari Dpcm, ma ne esistono molte altre che non hanno le stesse risorse. Detto questo, stiamo tenendo la barra dritta, con grandissima complessità. Martedì 15 dicembre si è tenuto un Consiglio Nazionale con al centro tutte le problematiche create dal Covid. Malgrado tutto lo sport va avanti, tranne quello di base. Non ci si può fermare. Non si tratta tanto di un fatto economico, ma di una questione sociale.</p>



<p><strong>Come sta influendo la pandemia sullo sport dilettantistico, che si basa quasi esclusivamente sul volontariato?</strong><br>É corretto chiedersi cosa deve prevalere tra il praticare attività sportiva “con un rischio” o rispettare le indicazioni del CTS e preservare il più possibile le garanzie per la tutela della salute. La stessa domanda potrebbe essere posta a chi gestisce un&#8217;attività di ristorazione, turistica o un&#8217;altra attività colpita dagli stessi vincoli negli ultimi mesi.</p>



<p><strong>Tra i vari interventi del governo ci sono quelli per compensare le perdite delle asd e dei collaboratori sportivi dovute al covid. E&#8217; una risposta sufficiente?</strong><br>Hanno tutti ormai compreso la mia “laicità” politica. Ciò premesso, dico che questo governo, dal punto di vista quantitativo, ha fatto molto. Poi è sempre soggettivo dire se è stato sufficiente o si poteva fare di più. Esistono difficoltà di carattere tecnico e amministrativo. Pensiamo solo alla complessità di coordinare l’azione dei vari organi preposti all’erogazione dei contributi, dall&#8217;Agenzia delle Entrate, all&#8217;Inps, all&#8217;Ispettorato del lavoro. Per questo spesso si rischia che nonostante gli sforzi profusi non si riesca a ottenere i risultati prefissi.</p>



<p><strong>Una generazione di ragazzi rischia di portarsi dietro le conseguenze di due anni scolastici svolti a singhiozzo. Gli stessi ragazzi non riescono più a fare sport. Quali saranno le conseguenze per lo sport italiano?</strong><br>Questa domanda mi sta particolarmente a cuore. Si rischia di bucare una e forse più generazioni. L&#8217;Italia soffriva già prima della pandemia di uno spaventoso calo demografico. Tutte le persone abituate a praticare attività sportiva, sia a livello amatoriale che agonistico, dopo tutti i tira e molla dei vari divieti e autorizzazioni, rischiano di non tornare più a fare sport. A prescindere se potevano diventare campioni o normali praticanti.</p>



<p><strong>Quanto sport si svolge nelle scuole?</strong><br>Tengo a precisare che la regolamentazione dello sport all&#8217;interno delle scuole non è mai stato compito nostro, non rientra nella mission e non è prevista da nessun articolo che regoli l&#8217;attività del Coni. Per più di settant&#8217;anni abbiamo cercato di sopperire alle evidenti criticità dei vari governi che si sono succeduti negli anni, che non hanno mai fatto nulla di veramente buono per dare una mano a questo settore all’interno dell’offerta didattica. Siamo molto indietro, non c’è bisogno che lo ricordi e lo ritengo una vergogna. </p>



<p><strong>Quali sono le maggiori criticità?</strong><br>C’è un problema di ore a disposizione, di personale docente e soprattuto di strutture che spesso non esistono, sono fatiscenti o non sono a norma. Tutto il resto lo fa il nostro sistema, dell’associazionismo. Ho sempre sostenuto che se ci fosse stato un supporto da parte della scuola probabilmente avremmo fatto ancora meglio rispetto a quanto abbiamo di fatto messo in atto. Su questa vicenda non c’è mai stata volontà politica, mentre c’è stata l’intenzione di mettere testa o occhi su altri argomenti, purtroppo.</p>



<p><strong>Lei ha parlato della carenza dei nostri impianti sportivi. Ritiene che con i fondi del Fondi Next Generation EU si potrà superare il ritardo che abbiamo con gli altri Paesi?</strong><br>Me lo auguro. Sembrerebbe la cosa più ovvia sulla faccia della terra. Un censimento sugli impianti sportivi che abbiamo promosso in tutte le regioni indica l&#8217;esistenza sul territorio nazionale di 190 mila strutture, dai grandi stadi alle palestre polifunzionali. Oltre il 10%, oltre ventimila, non sono utilizzabili in quanto non a norma. Ce ne sono molte che meriterebbero di avere degli investimenti. Mi riferisco a ristrutturazioni ecologiche, che possano sfruttare i benefici delle nuove energie non solo per soddisfare le esigenze ambientali ma anche per agevolarne la gestione economica, permettendo un risparmio a medio e lungo termine. </p>



<p><strong>C’è un problema anche di classe dirigente nello sport?</strong><br>Stiamo cercando di formare una nuova classe dirigente che sia in grado di gestire questi impianti. Ci serve però una cultura del Paese e dello Stato che faccia comprendere che tutto questo costituisce una risorsa dal punto di vista sociale, economico e occupazionale. Ogni euro ne vale almeno tre sotto il profilo del ritorno. Purtroppo non siamo noi a decidere quali sono le priorità.</p>



<p><strong>L&#8217;autonomia dello sport italiano è a rischio? Quali sono i timori del Cio?</strong><br>L’autonomia dello sport è fortemente a rischio. Ormai lo hanno capito tutti. E’ una di quelle situazioni italiane in cui la politica ha fatto una norma senza prevedere quali potevano essere le conseguenze. Quando lo ha capito non è riuscita a correggerle. Almeno al momento. Stiamo esaurendo qualsiasi scorta di credibilità nei confronti della comunità internazionale e soprattutto del CIO. Su questo c’è uno scambio epistolare molto chiaro tra il Comitato Olimpico Internazionale e il Governo italiano. Vorrei ricordare che un anno e mezzo fa ci hanno assegnato le Olimpiadi in virtù di un impegno preciso a sistemare questo problema. Io sono qui per cercare di difendere questa situazione ma veramente sta diventando tutto molto molto complesso. Per non dire imbarazzante.</p>



<p><strong>Lei l’ha definito un pasticcio all’italiana. Ci vuole spiegare cosa non condivide e come avrebbe voluto la riforma?</strong><br>La priorità numero uno è l’autonomia dello sport, poi a cascata molte altre cose che sono molto importanti all’interno del sistema sportivo. Nessuno lo disconosce, io per primo. Se si hanno i pantaloni completamente bucati è inutile pensare di avere le mutande all’ultima moda. E’ meglio sistemare prima i pantaloni. Tutto il lavoro svolto, per certi versi di grande qualità, oggi è completamente messo in discussione da quello che non si è riusciti a fare. Che era la ratio di partenza della famosa legge delega da cui è partita la dinamica dei decreti che sono stati spezzettati all’interno del Testo Unico per ragioni politiche, che certamente non sono dipese da noi</p>



<p><strong>Le Olimpiadi di Tokyo si svolgeranno qualunque sarà l’evoluzione della pandemia? Anche, come si dice in gergo, in bolla, senza pubblico.</strong><br>Questo ormai è stato acclarato. Thomas Bach, Presidente del CIO ne ha discusso con il nuovo premier giapponese che ha ereditato da Abe l&#8217;organizzazione di Tokyo 2020. Avverranno sicuramente in queste modalità. Ci si augura una presenza di pubblico, totale o parziale. E’ chiaro che non lo si può fare all’ultimo minuto. Si spera di poter evitare il modello utilizzato in NBA o per la Champions League. Oggi comunque non si può che prevedere una manifestazione con questo tipo di doveri.</p>



<p><strong>Un anno è un tempo lunghissimo in alcune circostanze. Rischiamo di perdere alcuni atleti di punta per il rinvio delle Olimpiadi mentre altri si sono affacciati prepotentemente sul palcoscenico internazionale. Qual è la nostra più grande promessa? Sinner?</strong><br>Sinnner è un talento straordinario. Ha dimostrato di poter vincere con chiunque. Però, se le Olimpiadi fossero state sei mesi fa, Sinner non avrebbe avuto la possibilità di parteciparvi. Un Paese può avere al massimo due atleti per sesso e l’Italia aveva Berrettini e Fognini di gran lunga davanti in classifica. Da qui al 23 luglio è molto probabile che Sinner abbia i numeri per poter partecipare alle prossime Olimpiadi. Questo vale per molte atlete e atleti importanti. Pensiamo a Giorgia Villa o a Benedetta Pilato. Di contro per chi sta più avanti anagraficamente e ha qualche acciacco il rinvio è certamente penalizzante.</p>



<p><strong>Quanto ha perso l’Italia rinunciando alla candidatura di Roma per le Olimpiadi? Lei ha dichiarato che si tratta di uno dei suoi più grandi rammarichi.</strong><br>E’ il mio più grande rammarico. Io sono felice e orgoglioso di quello che si è fatto, recuperando anche credibilità del sistema, con l’assegnazione delle Olimpiadi invernali a Milano e Cortina. Credibilità che rischiamo di perdere adesso nuovamente con la mancata autonomia. Non c’è dubbio che le Olimpiadi estive hanno un prestigio ineguagliabile, sotto il profilo dei numeri, in termini di coinvolgimento delle discipline e delle federazioni. In Italia si parla molto, ogni giorno, del problema degli stadi. Mi indichi una città che abbia strutture sportive impeccabili, eccetto Torino, che solo per le Olimpiadi è a posto. </p>



<p><strong>Tutte con problemi?</strong><br>Milano, Bologna, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Cagliari hanno tutte situazioni spaventose. Con le Olimpiadi, che potevano essere anche nel 2028, perché sono stati assegnati contemporaneamente i giochi del 2024 e del 2028 a Parigi e Los Angeles, c’era l’obbligatorietà di risolvere questo problema. E questo non vuol dire che le cose sarebbero state realizzate non a norma. Con questo ho detto tutto su tutto quello che abbiamo perso. </p>



<p><strong>Quanto avrebbe fornito il CIO?</strong><br>Il CIO avrebbe dato un miliardo e 450 milioni. Tutto il resto era coperto sotto il profilo dell’organizzazione, perché è cambiata la Carta Olimpica che prevede, con Agenda 2020, che il CIO supporti chi si candida. Ma non ne parlo più perché il discorso è andato da un’altra parte.</p>



<p><strong>Quest’anno orribile è iniziato con la morte di Kobe Briant e si è concluso con la scomparsa di Diego Armando Maradona. Due campioni assoluti, legati in modo fortissimo al nostro Paese. Li vuole ricordare?</strong><br>Kobe Bryant è un figlioccio del nostro Paese, col papà che ha giocato per anni tra Reggio Calabria e Reggio Emilia. Uno storia bellissima. Maradona sappiamo benissimo cosa ha rappresentato per il Napoli Calcio. L&#8217;identificazione col nostro Paese è un valore aggiunto. Da pochi giorni è scomparso anche Paolo Rossi. In apertura di ogni Consiglio nazionale ricordiamo tutti gli sportivi che ci hanno lasciato. E’ una lista infinita. Questi fanno particolare scalpore. Con loro entriamo nell’olimpo degli immortali, dei giganti. C’è anche questo quest’anno.</p>



<p><strong>Speriamo di tornare a gioire nel 2021. Gli eventi in programma sono tanti.</strong><br>Partiamo a febbraio con il mondiale di sci alpino a Cortina e poi abbiamo una lunga lista di grandi eventi, una lunga cavalcata che ci porterà fino a Tokyo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/12/20/raco-malago-con-pandemia-si-rischia-di-bruciare-piu-generazioni/">Giovanni Malagò: con la pandemia si rischia di bucare una e forse più generazioni. L’autonomia dello sport è fortemente a rischio. Le Olimpiadi di Tokio si faranno</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/12/20/raco-malago-con-pandemia-si-rischia-di-bruciare-piu-generazioni/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nando Dalla Chiesa: il primato delle istituzioni su tutto. La scuola di mio padre è questa</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/09/27/ferri-nando-dalla-chiesa-il-primato-delle-istituzioni-su-tutto-questa-la-scuola-di-mio-padre/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/09/27/ferri-nando-dalla-chiesa-il-primato-delle-istituzioni-su-tutto-questa-la-scuola-di-mio-padre/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2020 14:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Moro]]></category>
		<category><![CDATA[Bandito Giuliano]]></category>
		<category><![CDATA[Carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Alberto Dalla Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Corleone]]></category>
		<category><![CDATA[DIA]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=1909</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ricorrono oggi i cento anni dalla nascita (27 settembre 1920) di Carlo Alberto dalla Chiesa. Quando si incominciano a festeggiare i centenari, l’esercizio della memoria compie un salto di qualità: dalla storia recente alla “grande” storia. Qual è, professore, il posto del Generale nella storia della Repubblica Italiana?Mio padre sta dentro tutta la storia della Repubblica, non c’è un momento in cui non ce lo trovi. Non per caso, ma&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/27/ferri-nando-dalla-chiesa-il-primato-delle-istituzioni-su-tutto-questa-la-scuola-di-mio-padre/">Nando Dalla Chiesa: il primato delle istituzioni su tutto. La scuola di mio padre è questa</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Ricorrono oggi i cento anni dalla nascita (27 settembre 1920) di Carlo Alberto dalla Chiesa. Quando si incominciano a festeggiare i centenari, l’esercizio della memoria compie un salto di qualità: dalla storia recente alla “grande” storia. Qual è, professore, il posto del Generale nella storia della Repubblica Italiana?</strong><br>Mio padre sta dentro tutta la storia della Repubblica, non c’è un momento in cui non ce lo trovi. Non per caso, ma perché è lui che si offre in prima linea quando ci sono gli incarichi difficili. O da volontario, perché nessuno risponde alle chiamate del Governo, come quando va a Corleone per combattere le formazioni criminali del bandito Giuliano, o perché il Governo chiama direttamente lui, come dopo l’omicidio di Moro. Quando avevo sedici anni gli chiesero dove avrebbe desiderato andare, una volta promosso colonnello, da Milano, e lui rispose: Bolzano o Palermo, cioè le due postazioni più a rischio in Italia. Una si confrontava con l’allora terrorismo altoatesino, che era molto agguerrito, l’altra con la mafia della Sicilia Occidentale (poi alla fine decise per Palermo). Questo fatto mi colpì molto. Si contano sulle dita di quattro mani le persone che nella storia italiana si sono trovate esposte su tanti fronti: a partire da quando torna dal Montenegro e partecipa alla lotta di liberazione, lo troviamo in tutti i passaggi decisivi della storia della Repubblica. Dagli anni Quaranta ai primi anni Ottanta, lui c’è. A volte per ottenere dei successi, a volte per essere, diciamo così, umiliato.</p>



<p><strong>Per esempio?</strong><br>Quando c’è l’aria del golpe con Segni, mio padre viene spedito, in un giorno, da Roma alla caserma degli allievi carabinieri di complemento di Torino. Viene messo di fatto fuori servizio.</p>



<p><strong>Diceva dei passaggi decisivi della storia della Repubblica in cui troviamo suo padre, può provare a elencarne qualcuno?</strong><br>C’è nella lotta al banditismo, non soltanto quello siciliano, ma anche quello campano. Due tipi diversi di banditismo, perché la vicenda di Giuliano costituisce un tema nazionale: alle spalle c’è la minaccia secessionista-indipendentista della Sicilia e c’è la mafia. È un grumo di illegalità che si sostengono l’una con l’altra, minacciando la storia della Repubblica.</p>



<p><strong>Poi?</strong><br>Negli anni Sessanta lo troviamo a Milano, capitale economica, che conosce le forme di criminalità da benessere: non più la criminalità comune, ma una criminalità arrogante, che chiede ai carabinieri nuove modalità di governo dell’ordine pubblico. Quando viene promosso colonnello, a Milano, è il primo cui danno il comando unificato di Milano e Provincia (prima si divideva il comando del comune capoluogo da quello della provincia), proprio per le sue idee di controllo del territorio, che implicavano una certa unitarietà d’azione, appunto, tra città, hinterland e provincia. Un’altra intuizione di mio padre, in quegli anni, è l’introduzione delle radiomobili, uno strumento di intervento rapido, immediato, ben diverso dalle antiche stazioni dei carabinieri nei paesi (che per altro lui amava).</p>



<p><strong>Anche la storia dei conflitti sociali lo vede presente.</strong><br>Sì, e non soltanto quando il conflitto sociale si manifesta nella forma acuita e patologica del terrorismo, ma anche quando si tratta del conflitto duro nelle piazze. Non gliel’ho mai sentito dire pubblicamente, ma ricordo che con me lui si vantava di avere accettato anche le biglie lanciate dagli operai della Breda in piazza Duomo, senza reagire, perché sapeva quali erano i problemi sociali che avevano alle spalle. La durezza della repressione inconsulta non ce l’ha nella sua vicenda.</p>



<p><strong>La DIA ha curato la riproduzione in copia anastatica, del Rapporto Sangiorgi (redatto a fine Ottocento dall’allora Questore di Palermo Ermanno Sangiorgi) e del Rapporto dei 114 (che porta la firma dell’allora Colonnello Carlo Alberto dalla Chiesa e di altri valenti investigatori, redatto un secolo dopo). Il Direttore della DIA ha parlato di due fotografie di una mafia diversa, ma sotto certi punti di vista sempre identica a se stessa. Verrebbe da aggiungere che non solo le fotografie, ma anche i “fotografi” e gli scenari si somigliano: sia Sangiorgi che dalla Chiesa ritornano a Palermo con l’intenzione e il mandato, almeno ufficialmente, di combattere davvero la mafia. Entrambi ce ne lasciano un quadro molto dettagliato (ben prima delle rivelazioni di Buscetta), entrambi incontrano feroci ostilità all’interno degli ambienti che dovrebbero supportarli. Sembra che, in Italia, per quanto riguarda la mafia e la lotta alla mafia, ci sia uno schema che si ripete. Perché?</strong><br>Si ripete perché la mafia ha una sua identità. Ne ho parlato anche oggi a lezione: il carattere degli italiani non è cambiato. Gli italiani hanno la corruzione in testa. Nonostante tutto quello che è accaduto, nonostante l’educazione alla legalità, nonostante i cambiamenti politici, il passaggio dalla dittatura alla libertà, da una dimensione nazionale autarchica alla dimensione europea internazionale. Corrotti sono nella testa. Gli elementi culturali sono lunghi da cambiare, ma non lunghi nel senso che ci vogliono dieci anni: ci vogliono i secoli. E la mafia, se tu ci pensi, usa sempre lo stesso linguaggio, è quel che dico ai miei studenti.</p>



<p><strong>Quale linguaggio?</strong><br>La mafia è “terra e fuoco”, due dei quattro elementi della filosofia greca. Sì ma poi, si dice, è passata dal latifondo alla città; ma in città che cosa fa? I piani regolatori, costruisce: sempre la terra. E oggi, in Lombardia? Si occupa di movimento terra. E i rifiuti? Sempre di gestione della terra si tratta. È sempre lì: il cuore del suo potere è la terra. E il suo linguaggio è sempre l’incendio. Non sanno usare un altro linguaggio: gli viene naturale. È la prima cosa che pensano: il fuoco, attraverso l’incendio. Che è la cosa più facile, più vigliacca e la più devastante. La mafia è questo, e poi tutto il resto sono orpelli. A parte che dicono (e scrivono anche) tante fesserie su cambiamenti che non ci sono: dicono che mandano i figli all’estero, nelle scuole migliori, quando invece li fanno laureare con raccomandazione a Reggio Calabria. Uno dei Pelle si è fatto nove esami in quarantacinque giorni. Poi qualcuno che va all’estero a studiare c’è, indubbiamente, ma c’era anche prima. Non è che adesso ci sono falangi di figli di mafiosi che vanno a studiare a Oxford e a Boston. Un’altra che dicono è che, adesso, vanno in giro “in doppio petto”… ma sai che ho rivisto le scene del maxiprocesso: sono tutti nelle gabbie con la cravatta. Soprattutto nel processo di Agrigento: sono tutti nelle gabbie con giacca e cravatta.</p>



<p><strong>#EranoSemi è l’hashtag di una di una bella campagna comunicativa di WikiMafia, dedicata alle vittime innocenti di tutte le mafie. Anche il Generale dalla Chiesa si è rivelato, contro il pronostico dei suoi carnefici, “un seme”. Quali frutti ha dato?</strong><br>Intanto il primato delle istituzioni su tutto: la sua scuola è questa. E la famiglia non si contrappone all’istituzione: la famiglia serve a dare più forza a chi rappresenta l’istituzione e serve per educare nuove generazioni a rispettare l’istituzione. Noi viviamo questo rapporto in modo alternativo: o curi la famiglia o curi il bene pubblico. “Ma che cosa state dicendo?”, sembra rispondere mio padre con la sua esperienza: “La mia famiglia mi ha aiutato a difendere le istituzioni e io ho insegnato in famiglia che bisogna difendere le istituzioni”. Questa credo che sia una grande lezione dal punto di vista dell’antropologia politica e dell’antropologia della cultura civile.</p>



<p><strong>Il generale viene ricordato anche per la sua straordinaria capacità di costruire squadre.</strong><br>È sua la lezione del saper affrontare i grandi problemi “con quello che c’è”. Ma chi avrebbe mai pensato che l’analisi del terrorismo sarebbe stata più lucida in giovanissimi sottufficiali che venivano dal Sud che in grandi intellettuali che insegnavano nelle università del Nord? Mio padre è riuscito a mettere insieme persone che non avevano un alto grado di istruzione e le ha condotte a produrre fatti di altissimo livello. Perché quei carabinieri, quando arrivavano qui (spesso venendo da paesi del Sud), non è che avessero studiato pane e politica, non è che avessero studiato storia delle ideologie politiche, ma imparavano a mettersi al servizio di un progetto che non riusciva ad avvalersi delle migliori intelligenze del Paese, questo è un dato di fatto.</p>



<p><strong>Cosa ha insegnato?</strong><br>Ha insegnato che a volte le cose grandi si fanno con persone piccole per noi, che evidenziano la loro grandezza nel momento in cui si impegnano e ottengono dei risultati. Se qualcuno mi dovesse chiedere chi capiva davvero il terrorismo allora, risponderei che pochissimi intellettuali capivano il terrorismo, pochissimi. Perché c’erano quelli che sposavano la tesi che il terrorismo sarebbe diventato una variabile costante nella politica europea; c’erano quelli che erano convinti che fosse l’effetto dello sfruttamento in fabbrica. Mio padre ne diede un’altra analisi, i suoi ne diedero un’altra analisi, e fu un’analisi vincente: era un’idea di presa del potere. Che non nasceva né dallo sfruttamento in fabbrica né da una condizione quasi fatale della politica in Europa alla fine del Novecento. Per me è stato importante, è stato un maestro per tanti aspetti, anche, anzi soprattutto, quando non voleva esserlo: le persone le vedi agire, le vedi pensare. E impari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/09/27/ferri-nando-dalla-chiesa-il-primato-delle-istituzioni-su-tutto-questa-la-scuola-di-mio-padre/">Nando Dalla Chiesa: il primato delle istituzioni su tutto. La scuola di mio padre è questa</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/09/27/ferri-nando-dalla-chiesa-il-primato-delle-istituzioni-su-tutto-questa-la-scuola-di-mio-padre/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giuliano Pisapia: 25 aprile è ritorno alla dignità di una Nazione ferita</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/04/24/giuliano-pisapia-25-aprile-e-ritorno-alla-dignita-di-una-nazione-ferita/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/04/24/giuliano-pisapia-25-aprile-e-ritorno-alla-dignita-di-una-nazione-ferita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 17:33:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[Liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[MES]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[nazifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=684</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Federico Ferri e Emanuele Raco con la collaborazione di Laura Fazzini Qual è la prima associazione d&#8217;idee che il 25 aprile le suscita?25 aprile è sinonimo di libertà e ritorno alla dignità di una Nazione ferita. È la Liberazione di Milano dall’occupazione nazifascista. Per un milanese come me un momento importante anche per la città, non a caso Medaglia d’Oro della Resistenza. È il ricordo di tante, tantissime manifestazioni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/04/24/giuliano-pisapia-25-aprile-e-ritorno-alla-dignita-di-una-nazione-ferita/">Giuliano Pisapia: 25 aprile è ritorno alla dignità di una Nazione ferita</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Federico Ferri e Emanuele Raco con la collaborazione di Laura Fazzini</p>



<p><strong>Qual è la prima associazione d&#8217;idee che il 25 aprile le suscita?</strong><br>25 aprile è sinonimo di libertà e ritorno alla dignità di una Nazione ferita. È la Liberazione di Milano dall’occupazione nazifascista. Per un milanese come me un momento importante anche per la città, non a caso Medaglia d’Oro della Resistenza. È il ricordo di tante, tantissime manifestazioni che sfociavano in una Piazza Duomo strapiena. I discorsi dal palco, i sorrisi e gli abbracci dei manifestanti, i ricordi di quanti hanno donato la loro vita per tutti noi. Il 25 aprile non è un momento retorico; tutt’altro. I suoi significati e le sue motivazioni sono validi oggi e lo saranno anche in futuro.</p>



<p><strong>Non pensa che aver voluto rivendicare da parte della sinistra e del PCI in particolare la Resistenza come &#8220;cosa loro&#8221;, nonostante il grande contributo dato alla lotta di liberazione e all&#8217;antifascismo da cattolici, laici e socialisti, abbia impedito a molti di considerarla davvero il fondamento nazionale e una festa di tutti?</strong><br>Non credo. Nel mio mandato di Sindaco di Milano ho tenuto molto a rimarcare quanto la Resistenza sia, oggi più che mai, “patrimonio condiviso”. Recentemente è uscito un bellissimo film – che abbiamo presentato anche al Parlamento Europeo – sull’esperienza delle “Aquile Randagie”, gli scout che non si arresero e che parteciparono alla Resistenza guidati da quell’uomo e sacerdote straordinario che fu Don Giovanni Barbareschi. Grazie all’attività degli storici stanno sempre più emergendo testimonianze dell’impegno di uomini e donne di diversi pensieri politici democratici che non si sono tirati indietro per combattere il nazifascismo. Vorrei ricordare in questa occasione due donne: Nilde Iotti e Tina Anselmi, sicuramente diverse tra loro – una comunista, l’altra democristiana – ma accomunate da una fede unica rispetto ai valori democratici e di libertà. Se vi è stato il tentativo da parte di qualcuno di rivendicare la “Resistenza” come propria e non di tutti i democratici, bisogna anche dire che c’è chi è sempre stato antifascista e chi lo è diventato più tardi. Ma nell’animo degli italiani è chiaro come questo sia stato un gesto corale di amore della libertà e della Patria.</p>



<p><strong>La liberazione dal nazifascismo ha permesso la nascita dell’ONU come luogo di concertazione internazionale volto in primis a prevenire i conflitti. Oggi l’Interdipendenza del mondo globale, già chiara a livello economico, ci si è palesata drammaticamente di fronte a un nuovo nemico comune. Come valuta il comportamento dell’Unione e quello dei governi che la compongono? Che cosa occorrerebbe per rendere più efficace il concerto degli Stati, sia a livello europeo sia a livello mondiale?</strong><br>L’Europa, dopo alcune iniziali esitazioni e incertezze, c’è. La riprova viene dal Parlamento Europeo, unica Istituzione comunitaria i cui rappresentanti sono eletti direttamente dai cittadini, che ha approvato a larghissima maggioranza gli interventi necessari per contrastare il Coronavirus e per rilanciare lo sviluppo economico e sociale: fino a 100 miliardi di prestiti agli Stati membri sotto lo strumento SURE (la ‘cassa integrazione europea’), 200 miliardi di finanziamenti alle imprese dalla Banca europea per gli investimenti, e fino a 240 miliardi di prestiti dal MES agli Stati membri. Inoltre i capi di Governo hanno deciso di lavorare sulla creazione di un fondo per la ripresa che dovrà essere “di entità adeguata, mirato ai settori e alle aree geografiche dell&#8217;Europa maggiormente colpiti e destinato a far fronte a questa crisi senza precedenti.” Il Consiglio ha incaricato la Commissione di presentare una proposta per il fondo per la ripresa, e la Presidente von der Leyen si è già messa all’opera. È stato compreso come con questa emergenza Coronavirus si rischiava – in mancanza di risposta appropriata – di sfaldare l’Unione Europea. Per rendere efficace l’azione dell’Unione Europea e per dare nuova linfa al cammino verso una sempre più rafforzata unità occorre ora superare il meccanismo delle decisioni prese all’unanimità all’interno del Consiglio. Per superare certi blocchi e rallentamenti, frutto spesso di miopi visioni nazionaliste, occorre arrivare all’introduzione del principio della maggioranza qualificata: solo così l’Europa potrà mantenere un ruolo attivo e presente nello scacchiere mondiale.</p>



<p><strong>Milano fu medaglia d’oro della Resistenza. Eppure, come in tutte le metropoli europee, vi si affacciano condizioni di marginalità che diventano brodo di coltura di ogni forma di estremismo. In molte di esse</strong> <strong>le opportunità di lavoro, già poche e precarie, vengono travolte dalla pandemia. Quale strada si può percorrere per non far sentire nessuno estraneo a casa propria?</strong><br>Una delle sfide più drammatiche che dobbiamo affrontare, con ancora maggiore forza e fermezza dopo l’emergenza Coronavirus, è legata alla crescita di nuove povertà e all’aumento delle diseguaglianze; penso ai tanti giovani, ma anche ai meno giovani, impegnati in attività che erano più che promettenti sino allo scoppio della pandemia. Quale sarà il loro futuro? Milano ha fatto e sta facendo molto sulla strada dell’inclusione e della ricerca di opportunità per tutti, ma è stata travolta dal dramma che ancora oggi tutti noi viviamo. Dobbiamo ripensare la nostra vita, sin quando non si troverà il vaccino, ma dobbiamo anche trovare nuove modalità e vie di solidarietà perché “nessuno si senta straniero”. In queste giornate di fermo tra le poche figure che sfrecciano per la città a consegnare i pasti che ordiniamo sono i rider in bicicletta. Abbiamo visto le immagini di questi ragazzi in attesa sulla banchina del passante: uno attaccato all’altro, con la loro bici. Rientravano alle loro case fuori Milano dopo una giornata di durissimo lavoro. Non possiamo pensare che sia integrazione questo lavoro e queste condizioni. Dovremo trovare nuove modalità di intervento per permettere che chi è povero non diventi sempre più povero. Solo così potremo far fronte a nuove forme di estremismo e intolleranza e ben sappiamo come esse si alimentino anche e soprattutto con la paura dell’altro. La paura non si deve condannare; la paura si deve affrontare mettendosi a confronto con chi la vive. È un insegnamento da tenere sempre a mente per chi si impegna nella cosa pubblica.</p>



<p><strong>La Chiesa e il movimento cattolico lombardo hanno rappresentato un argine al trionfo del fascismo e un esempio di mediazione e tutela della dignità della persona. Il cardinale Schuster è stato colui che ha dichiarato che le leggi razziali erano un&#8217;eresia. Lei è stato sindaco di Milano, dalla sua esperienza che ruolo ha avuto la Chiesa nella costruzione dell&#8217;identità milanese del secondo dopoguerra e negli anni a venire? Come vede oggi la sfida del mondo del terzo settore, laico e cattolico, alle nuove povertà economiche e culturali che si riaffacciano più aggressive che allora?</strong><br>La Chiesa ambrosiana ha avuto alla propria guida Vescovi illuminati. Ne cito solo qualcuno: Montini, giunto quasi in “esilio” dal Vaticano e capace di interpretare questa città in piena crescita economica andando a proporre momenti “rivoluzionari” come fu la Missione della Città; pensiamo a Martini, insigne biblista gesuita capace di dare una scossa a una città colpita e ferita dal terrorismo. Lo ricordo promotore di momenti di dialoghi bellissimi quali ad esempio la “Cattedra dei non Credenti”, i grandi momenti di incontro di dialogo ecumenico e interreligioso; Martini è stata la “coscienza critica” di una città frastornata dal fenomeno della corruzione. E dopo di lui l’afflato sociale di Dionigi Tettamanzi, la sapienza di Angelo Scola e ora l’Arcivescovo Mario Delpini: la sua preghiera alla Madonnina sul tetto del Duomo è un’immagine che non dimenticheremo mai. In quel momento, credenti e non credenti, erano con lui. È riuscito a farsi interprete delle ansie e delle speranze di tutti noi. A Milano il terzo settore è il cuore vivo e pulsante per l’intero Paese e il luogo dove si sono realizzate importanti sinergie tra pubblico e terzo settore oltre che tra mondo profit e non profit. In questa difficilissima emergenza senza l’apporto insostituibile del Terzo Settore e del volontariato sarebbe stato impossibile sopperire alle tante richieste di aiuto. Il Presidente della Repubblica nel suo discorso inaugurale tenuto in occasione dell’apertura di Padova Capitale Europea del Volontariato ha ben indicato il posto che il Terzo Settore occupa, non solo nella società, ma nell’ossatura di questo Paese.</p>



<p><strong>La situazione di emergenza ci ha richiesto di comprimere alcune libertà. Probabilmente tra breve alcune ci verranno parzialmente restituite, mentre altre saranno messe in discussione, in particolare il diritto alla privacy. Aggiungiamo pure che in una situazione di emergenza siamo tutti più inclini ad affidarci a un “capo”. Se così è, che cosa non dovremmo essere disposti ad accettare, pena la rinuncia alla sostanza della democrazia?</strong><br>Bisogna guardare avanti e non indietro. Ma bisogna anche essere capaci di creare le condizioni per evitare errori che pure sono stati fatti anche a causa di una situazione imprevista e, forse, imprevedibile. Questa emergenza ha costretto all’adozione di provvedimenti d’urgenza che hanno inciso anche sulle nostre libertà. Soprattutto nelle prime settimane l’adozione di queste decisioni è passata per Decreti del Presidente del Consiglio o per decreti ministeriali che sfuggono al controllo del Parlamento e non vengono controfirmati dal Presidente della Repubblica. Diversi esperti in ambito costituzionale hanno sollevato più di un dubbio sull’abuso di questo strumento, ma nell’insieme penso che sia stata seguita una certa proporzionalità. Per quanto riguarda la privacy è questione importantissima e l’uso di eventuali app deve avvenire solo dopo i chiarimenti a tutti i dubbi che società civile e esperti hanno sin qui sollevato. Detto questo credo che sia fondamentale creare le condizioni affinché ognuno di noi dia il proprio contributo alla sconfitta del virus che ci sta rovinando la vita e il futuro. Non è questione di poco conto: stiamo parlando di dati privatissimi ed è bene non commettere il minimo errore per non rompere il rapporto di fiducia dei cittadini nei confronti dello Stato.</p>



<p><strong>La necessità di “migrare” la vita del Paese sul web, anche per rendere effettivo il diritto allo studio, ha fatto emergere significative disuguaglianze di accesso alla rete. Superare il digital divide non diventa allora una frontiera per rendere effettiva l’uguaglianza predicata dalla Costituzione? Non è quella una frontiera delle nuove povertà?</strong><br>Certo. Una delle cose più stridenti che ho letto in questo periodo ha riguardato le difficoltà che alcune famiglie più povere hanno dovuto affrontare per far studiare i loro figli. Non è pensabile che bambini restino collegati ore per seguire una lezione dallo schermo del cellulare della mamma perché lo smartphone è l’unico strumento digitale disponibile in casa. Aziende private, Amministrazioni locali e privati hanno sopperito con donazioni di tablet e altro ma questo digital divide deve essere affrontato dall’intera collettività. Fate bene a richiamare i principi di uguaglianza della Costituzione. Eguaglianza e diritto allo studio sono diritti che devono sempre viaggiare fianco a fianco e le opportunità devono essere offerte allo stesso modo a tutti i cittadini indipendentemente anche dall’età. È questa una delle lezioni più importanti e urgenti che ci giunge dalla gestione dell’emergenza Coronavirus.</p>



<p><strong>Lei ha proposto di bloccare gli aiuti di stato a chi evade nei paradisi fiscali, prendendo esempio dalla Danimarca, che ha deciso di escludere le società con sedi nei paradisi fiscali dai fondi pubblici destinati al sostegno alle imprese per fronteggiare la crisi economica provocata dal Covid-19. Esistono paradisi fiscali anche in Europa? Perché ritiene giusta questa norma?</strong><br>Non sono io a dirlo ma è evidente che i regimi di tassazione esistenti in Olanda e in Irlanda si presentano come autentica “concorrenza sleale” tra Stati. Ormai è evidente: pensiamo solo quante aziende italiane hanno deciso di trasferire la loro sede legale nei Paesi Bassi. Non è certo una decisione presa perché apprezzano di più il clima di quei territori. Questa situazione deve trovare una fine; per questo dobbiamo arrivare a un’armonizzazione fiscale tra i paesi appartenenti all’Unione Europea.</p>



<p><strong>Non potendo partecipare ad alcun corteo, come onorerà la memoria del 25 aprile?</strong><br>Parteciperò alle varie iniziative previste, stando a casa e utilizzando al meglio le nuove tecnologie. Sarà un modo per sentirci tutti vicini. Non sarà lo stesso rispetto alle manifestazioni che si snodavano da Corso Venezia al Duomo ma idealmente è un momento importante e invito tutti a esserci.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/04/24/giuliano-pisapia-25-aprile-e-ritorno-alla-dignita-di-una-nazione-ferita/">Giuliano Pisapia: 25 aprile è ritorno alla dignità di una Nazione ferita</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/04/24/giuliano-pisapia-25-aprile-e-ritorno-alla-dignita-di-una-nazione-ferita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
