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	<title>Nancy Pelosi Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Nancy Pelosi Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Taiwan, l&#8217;alternativa democratica alla Cina di Xi</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/08/04/munari-taiwan-alternativa-democratica-a-cina-di-xi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Aug 2022 19:09:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello che sta accadendo in queste ore a Taiwan non può e non deve essere dimenticato. Pechino, con la sua politica aggressiva, va fermata. È d’obbligo oramai ripensare il quadro geopolitico mondiale, fondamentale rivederne i suoi equilibri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/08/04/munari-taiwan-alternativa-democratica-a-cina-di-xi/">Taiwan, l&#8217;alternativa democratica alla Cina di Xi</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Dalle spiagge rocciose di Taiwan, davvero una Ilha Formosa come la descrissero i mercanti portoghesi nel diciassettesimo secolo, si possono osservare in queste ore tutti i movimenti della più grande esercitazione militare che la Repubblica Popolare Cinese abbia mai avviato. Caccia d’assalto, portaerei, droni, missili balistici. E tanto fumo nel cielo.</p>



<p>La causa di tutto questo angosciante spettacolo non è, come Xi Jinping e i suoi diplomatici vogliono far credere, la visita della Speaker americana Nancy Pelosi. Quest’ultima è soltanto un alibi, c’è qualcosa di più. Un’arroganza nazionalistica che si ostina a considerare l’isola come una provincia ribelle, un territorio da domare, che ritiene che i cittadini cinesi e taiwanesi siano sotto una stessa grande bandiera, quella della Cina Unica.</p>



<p>La Repubblica Popolare ha mal digerito la visita di Nancy Pelosi in quanto essa rappresenta una conferma della sovranità dello Stato taiwanese, indipendente e democratico, libero da ogni vincolo con la Cina e anzi, sempre più vicino all’America, al Giappone e all’Australia, sia economicamente che culturalmente parlando. La Cina di oggi ha la presunzione di dichiarare che Taiwan non sia sovrano – non sia quindi uno Stato – e che, pertanto, non abbia libertà di scelta nelle sue politiche, interne o estere che siano.</p>



<p>Pesa la storica umiliazione che Taiwan fece alla Cina di Mao, quando nel 1949 l’isola si dichiarò indipendente, e fu rifugio di più di 2 milioni di dissidenti, contrari alla deriva comunista della madrepatria. Pesa ancora di più, dagli anni ’90, la svolta liberal-democratica che Formosa ha vissuto, oggi una solida democrazia con Presidente eletto mediante voto popolare. Chiaramente un sistema politico distante da quello totalitario cinese.</p>



<p>Un altro grande oltraggio è il rapporto privilegiato che Formosa ha con gli Stati Uniti, i quali, nonostante qualche tentennamento, sono di fatto dal 1945 la prima superpotenza mondiale. Un primo posto che Xi Jinping brama raggiungere entro il suo pensionamento, previsto per il 2032. L’America, nonostante l’ambiguità strategica, ha continuato a coltivare intensi rapporti economici, militari e commerciali con l’isola.</p>



<p>Oggi Taiwan è uno stato democratico indipendente, con una economia capitalista e liberale, con un popolo profondamente convinto delle libertà che possiede, e ancor più convinto delle tante divergenze che vi sono tra il modello taiwanese e quello cinese. Basti pensare che Taiwan è classificato nella top 10 mondiale secondo gli indici di libertà economica e democrazia.</p>



<p>L’isola rappresenta davvero l’alternativa democratica alla Cina autoritaria della terraferma. E ciò per Xi Jinping non può che essere una ulteriore umiliazione. Ecco allora spiegate le continue incursioni aeree nel territorio taiwanese, la propaganda sfrenata architettata con il chiaro obiettivo di destabilizzare il sistema politico dell’isola, le restrizioni economiche mirate a colpire i settori trainanti di Formosa, o le costanti minacce, l’ultima di pochi giorni fa prima dell’atterraggio della Pelosi: “Chi gioca col fuoco si brucia”.</p>



<p>Nessuno si augura che tutto ciò porti ad una pericolosa escalation. Sicuramente questo continuo mostrare i muscoli, to show off the muscles, come gli studiosi americani dicono, è sintomo di un atteggiamento cinese prepotente e dittatoriale. Nessun paese libero può tollerare tale comportamento. Quello che sta accadendo in queste ore non può e non deve essere dimenticato. Pechino, con la sua politica aggressiva, va fermata. È d’obbligo oramai ripensare il quadro geopolitico mondiale, fondamentale rivederne i suoi equilibri.</p>
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		<title>L’indagine del Comitato della Camera sull’insurrezione del 6 gennaio: un (altro) passaggio importante per la democrazia americana</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/07/28/maran-indagine-comitato-ristretto-camera-su-insurrezione-6-gennaio-altro-passaggio-importante-per-democrazia-americana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 15:12:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«La verità conta ancora qualcosa?», si chiedono Stephen Collison e Shelby Rose. È questa, scrivono i due giornalisti della CNN, la domanda che sta al cuore dell’indagine del Comitato ristretto della Camera dei Rappresentanti sull’insurrezione del 6 gennaio scorso che si è appena aperta a Capitol Hill con le lancinanti testimonianze degli agenti di polizia pestati dalla folla aizzata da Donald Trump («È stato come combattere in una battaglia medievale»,&#8230;</p>
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<p>«La verità conta ancora qualcosa?», si chiedono Stephen Collison e Shelby Rose. È questa, scrivono i due giornalisti della CNN, la domanda che sta al cuore dell’indagine del Comitato ristretto della Camera dei Rappresentanti sull’insurrezione del 6 gennaio scorso che si è appena aperta a Capitol Hill con le lancinanti testimonianze degli agenti di polizia pestati dalla folla aizzata da Donald Trump («È stato come combattere in una battaglia medievale», ha detto un poliziotto).</p>



<p>La Camera ci ha messo sei mesi per avviare l’indagine sul saccheggio della cittadella della democrazia americana perché i repubblicani hanno fatto sforzi straordinari per impedire una ricostruzione storica dei fatti.</p>



<p>La speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha fatto parecchie concessioni (un numero uguale di democratici e repubblicani, identico potere di chiamare persone a comparire o produrre documenti, ecc.) per ottenere un accordo su una commissione indipendente, nonpartisan, sul modello di quella istituita per l’11 settembre, per indagare su uno dei capitoli più oscuri della storia americana.</p>



<p>Ma dopo che Trump l’ha disapprovata pubblicamente, il leader repubblicano della Camera Kevin McCarthy si è affrettato a buttare all’aria l’accordo che aveva accettato. Quando Pelosi, «with respect to the integrity of the investigation», ha bocciato due delle scelte di McCarthy per il comitato &#8211; in entrambi i casi, i deputati avevano votato contro la certificazione del risultato elettorale del 6 gennaio e propagandavano le false affermazioni di Trump sulla supposta frode elettorale &#8211; ha colto la palla al balzo per boicottare il comitato.</p>



<p>Ci sono comunque due repubblicani nel comitato ristretto &#8211; Liz Cheney del Wyoming (la figlia maggiore dell’ex vicepresidente Dick Cheney) e Adam Kinzinger dell’Illinois &#8211; che sono disposti a sacrificare la loro promettente carriera per tenere testa alla demagogia di Trump. La Cheney è una dei repubblicani più conservatori della Camera, ma ritiene che i principi che sono oggi in ballo giustifichino la sua partecipazione al comitato con i democratici.</p>



<p>«Se i responsabili non saranno chiamati a rispondere del loro operato e se il Congresso non agirà in modo responsabile, quel che è accaduto continuerà ad essere un cancro sulla nostra repubblica costituzionale, minando il pacifico trasferimento dei poteri al cuore del nostro sistema democratico», ha detto ieri. «Dovremo affrontare la minaccia di ulteriore violenza nei mesi che verranno e un altro 6 gennaio ogni quattro anni».</p>



<p>Ma non c’è da sperare che l’House Select Commitee possa cambiare la dinamica politica dell’America. McCarthy e i suoi colleghi, tutti adepti del culto di Trump, stanno dando la colpa dell’invasione del Campidoglio alla Pelosi &#8211; sostenendo che non avrebbe garantito una protezione sufficiente &#8211; anche se questo genere di compiti sono completamente al di fuori della sua competenza. Ricordiamoci la verità, sollecitano perciò Collison e Rose: «Un presidente in carica ha mentito riguardo alla sua sconfitta in elezioni regolari, ha convocato una folla a Washington, incitandola a ‘combattere come una furia’ ed è stato a guardare mentre faceva irruzione nel Congresso per interrompere la certificazione dell’elezione di Joe Biden».</p>



<p>Ovviamente, come osserva il Washington Post, l’opposizione quasi totale dei repubblicani all&#8217;esame delle cause e della ramificazione dell&#8217;insurrezione da parte del Congresso, ha delle ragioni: «vogliono evitare un&#8217;indagine approfondita sul peggior attacco al Campidoglio dopo la guerra del 1812 a causa del suo collegamento con le false affermazioni di Trump sulle elezioni e per paura del danno politico che potrebbe produrre nelle elezioni di metà mandato del 2022».</p>



<p>Ma si tratta indubbiamente di un momento importante per la democrazia americana. Come tutti sanno, Nixon si dimise perché la Commissione Watergate del Senato (i suoi componenti democratici e repubblicani) fece il suo lavoro e di fronte ad un momento di crisi nazionale, i politici di entrambi gli schieramenti misero da parte le faziosità per scoprire la verità; misero, in altre parole, al primo posto la difesa della democrazia americana e i pesi e contrappesi progettati dalla Costituzione funzionarono.</p>



<p>Ma l’apertura dell’indagine del comitato ristretto ha evidenziato, se ancora ce ne fosse bisogno, che la divisione politica più importante nella politica statunitense di oggi non è quella tra conservatori e progressisti. È tra quelli che proteggono la democrazia e quanti mettono il potere al primo posto, anche a costo di distruggerla.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/07/28/maran-indagine-comitato-ristretto-camera-su-insurrezione-6-gennaio-altro-passaggio-importante-per-democrazia-americana/">L’indagine del Comitato della Camera sull’insurrezione del 6 gennaio: un (altro) passaggio importante per la democrazia americana</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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