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	<title>Pascoli Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Chicco Testa: vietare qualsiasi attività nelle zone bruciate, in modo che gli intenti speculativi siano fiaccati dall’inizio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Aug 2021 17:44:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché la terra brucia in queste settimane?Mi par di capire che buona parte di questi incendi siano di tipo doloso. Così dicono i sindaci e la Protezione civile. D’altra parte i fuochi in autocombustione sono veramente pochi. Di certo il caldo e il vento aumentano fortemente la pervasività degli incendi, ma che l’origine sia dolosa mi pare ormai accertato. Qual è la sua proposta per evitare la speculazione sui terreni&#8230;</p>
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<p><strong>Perché la terra brucia in queste settimane?</strong><br>Mi par di capire che buona parte di questi incendi siano di tipo doloso. Così dicono i sindaci e la Protezione civile. D’altra parte i fuochi in autocombustione sono veramente pochi. Di certo il caldo e il vento aumentano fortemente la pervasività degli incendi, ma che l’origine sia dolosa mi pare ormai accertato.</p>



<p><strong>Qual è la sua proposta per evitare la speculazione sui terreni bruciati?</strong><br>Io ho scritto che bisogna vietare qualsiasi attività nelle zone bruciate, in modo che gli intenti speculativi siano fiaccati dall’inizio. Una normativa di questo genere in realtà esiste già da parecchi anni a livello nazionale. Il problema però non è stato risolto dalla normativa nazionale per vari motivi: prima di tutto perché non si è provveduto a censire le aree bruciate e neppure alla modifica degli strumenti urbanistici necessari a far si che queste zone siano classificate come non utilizzabili.</p>



<p><strong>A carico di chi è questa competenza?</strong><br>Dei comuni che, soprattutto nelle zone dove ci sono gli incendi, sono spesso molto poveri e disorganizzati. Si tratta spesso di piccoli comuni dell’entroterra.</p>



<p><strong>La legge ha altri limiti?</strong><br>Come è scritta oggi rischia di innescare un elemento di ingiustizia nei confronti delle persone cui è stata bruciata una determinata area. Questi soggetti potrebbero subire, oltre al danno causato dal fuoco, anche quello di non poter utilizzare i terreni neppure per fini agricoli o di allevamento del bestiame.</p>



<p><strong>In passato l’incendio era una tecnica molto utilizzata dagli stessi pastori.</strong><br>Si calcola che in passato siano stati messi a fuoco milioni di ettari per ricavare zone coltivabili o per la pastorizia. Yuval Noah Harari nel suo libro “Sapiens. Da animali a dèi” calcola che le distruzioni realizzate dai nostri progenitori per questi motivi siano state largamente superiori a tutte quelle realizzate dalla civiltà industriale in avanti.</p>



<p><strong>Una legge fatta male insomma.</strong><br>Andrebbe supportata da adeguati strumenti, anche compensativi, nel caso in cui fossero necessari, e comunque di programmazione dettagliata del territorio. Una cosa è se brucia un pascolo un conto è se brucia un bosco. Almeno quando bruciano i boschi andrebbe introdotto un divieto assoluto e immediato di farci qualunque altra cosa, censendo dettagliatamente le aree andate a fuoco. Però c’è una bella notizia.</p>



<p><strong>Quale?</strong><br>Al contrario di quello che pensa un sacco di gente e che fanno credere i titoli dei giornali, i boschi fortunatamente ricrescono. Il fuoco non è la distruzione totale e completa. Normalmente il bosco si riprende e anche in un arco di tempo relativamente breve. Certo, se brucia una foresta secolare ci vuole molto tempo perché torni nelle stesse condizioni. C’è un caso ormai noto relativo al parco di Yellowstone.</p>



<p><strong>Ce lo racconti.</strong><br>Nel parco di Yellowstone, nel giugno del 1988, scoppiò un grande incendio a causa di un fulmine. Si trattava dell’ennesimo incendio nel giro di poche settimane. In quel caso il direttore del parco decise di non spegnere le fiamme e di lasciar fare alla natura. Nello sconcerto degli americani lasciò bruciare il bosco per settimane. Quando l’incendio si estinse, alle prime piogge, ci si accorse che il 65% della riserva naturale era sopravvissuta e ad andare bruciate erano state soprattutto le parti rinsecchite, causa principale di tutti gli incendi. Ci fu una ripartenza con alberi completamente nuovi.</p>



<p><strong>La morale?</strong><br>Se non si interviene sulle superfici bruciate con azioni speculative, la natura riprende sempre il suo corso.</p>



<p><strong>Come andrebbe cambiata la legge già esistente?</strong><br>Bisogna specificare meglio le responsabilità ed eventualmente prevedere anche, per chi è stato vittima degli incendi, per evitare che abbia un secondo danno, delle forme di ristoro destinate a ristabilire lo stato precedente ed evitare ogni speculazione.</p>
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		<title>Incendi: chissà, forse un domani</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/08/13/vicari-incendi-chissa-forse-un-domani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Aug 2021 11:19:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È stato innescato l&#8217;ennesimo incendio nelle terre del sud Italia; gli anonimi criminali si sono lasciati dietro uno scenario devastante per persone e cose, con l&#8217;aggravante della prossimità ai centri abitati. Non ci illudiamo, al momento non c&#8217;è una cura; si tratta della nostra personale pandemia e tutti sappiamo che nessun vaccino ci verrà in soccorso. Se un paragone è possibile fare, immaginiamo che l&#8217;azione popolare contro la piromania estiva&#8230;</p>
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<p>È stato innescato l&#8217;ennesimo incendio nelle terre del sud Italia; gli anonimi criminali si sono lasciati dietro uno scenario devastante per persone e cose, con l&#8217;aggravante della prossimità ai centri abitati.</p>



<p>Non ci illudiamo, al momento non c&#8217;è una cura; si tratta della nostra personale pandemia e tutti sappiamo che nessun vaccino ci verrà in soccorso. Se un paragone è possibile fare, immaginiamo che l&#8217;azione popolare contro la piromania estiva abbia la stessa portata mediatica di un movimento no vax. </p>



<p>Pensa quante poltrone scricchiolerebbero, come subito ribollirebbe l&#8217;attività legislativa e investigativa e, chissà, come più facilmente verrebbe sgominato il &#8220;sistema&#8221; incendiario che porta ogni estate al desolante stato di fatto delle nostre terre!</p>



<p>Già, le nostre terre! Ovviamente quello che formulo è un teorema indimostrabile, almeno quanto quello formulato da Pasolini in un famoso articolo dato alle stampe sul Corriere della sera tanti, troppi anni fa. Imparagonabilmente minore, beninteso, ma pur sempre un teorema.</p>



<p>Da siciliano mi sono sempre chiesto cosa sia davvero la mafia, giungendo alla tua stessa conclusione, lettore: che quella verticistica ed eversiva lo sia solo in senso stretto. Ma la mafia non è certamente un fenomeno delinquenziale circoscritto, al contrario è diffusissima, ora più che ai tempi dei corleonesi, purché si sia disposti a guardare nelle piccole cose. </p>



<p>Oggi mafia è soprattutto l&#8217;insieme di comportamenti asociali e anti repubblicani (della res pubblica) che ognuno di noi compie volontariamente o meno giornalmente, per un proprio interesse manifesto o latente.</p>



<p>Nello specifico che qui trattiamo &#8211; non apro parentesi sulla specializzazione di molti padri di famiglia nel buttare i sacchi di spazzatura ai cigli delle strade, altro e non meno devastante fenomeno paesaggistico del sud Italia -, l&#8217;arco diffusamente egoistico o più specificamente criminale cui essa tende, va dall&#8217;automobilista che ancora oggi getta con disgustosa noncuranza la cicca di sigaretta fuori dal finestrino e arriva all&#8217;anonimo esecutore della più parte dei roghi che incendiano le regioni meridionali.</p>



<p>Perché tutto questo accade? Nel primo caso per ignoranza; non quella bonaria che porta all&#8217;autoassoluzione il medesimo buon padre di famiglia, il quale ancora fuma nell&#8217;abitacolo e che mai si pone il problema delle conseguenze del gesto. Non quell&#8217;ignoranza, sempre e comunque esecrabile, no. Parlo dell&#8217;ignoranza che si forma sui banchi di scuola e nelle famiglie, in totale dispregio di un&#8217;educazione civica la quale latita, come ha sempre latitato, nei programmi scolastici ministeriali.</p>



<p>Il secondo caso è più complesso e altrettanto irrisolvibile, perché richiederebbe una volontà di governo del paesaggio fatta di febbrili attività legislative, investigative e giudiziarie a tutti i livelli di reato: dall&#8217;allevatore che brucia i campi per costringere i proprietari a vendere le terre o affittare i pascoli solo a lui e a prezzi ribassati; passando per l&#8217;operaio forestale stagionale che brucia i boschi al fine di assicurarsi la prossima chiamata alla salvaguardia (Sic) o alla riforestazione dei boschi stessi; alle più complesse politiche di gestione dei sistemi di tutela e salvaguardia del patrimonio (vedi la ricorrente polemica sulla gestione dei Canadair); su su a salire fino a chissà dove.</p>



<p>Voci che sono sempre circolate, a ogni estate, tra i cittadini indignati, ma che restano e resteranno tali fino alla validazione o smentita da parte dei settori investigativi e giudiziari. Il teorema non esclude la piromania quale patologia psichiatrica del singolo, intendiamoci; solo esso la rende residuale, puntando il dito sui comportamenti criminosi o collettivi che sono invece la stragrande maggioranza.</p>



<p>Ovviamente, come Pasolini, noi tutti sappiamo ma non abbiamo le prove. Come potrebbe essere diversamente? Né io né tu, caro lettore, siamo deputati a indagare. Nel teorema sarà possibile inserire, infine, una chiosa a mo&#8217; di speranza. Esso implica infatti la gratitudine per quell&#8217;amministrazione dichiaratamente, inequivocabilmente antimafia, sul cui territorio i piromani vengono subito individuati e arrestati; purtroppo, tocca dirlo, solo dopo che l&#8217;incendio ha fatto il danno che doveva fare. Con essa il sospetto che l&#8217;efficacia della cura sia legata a doppio filo coi vertici delle politiche amministrative locali.</p>



<p>Nel narrare agli allievi il paesaggio, la capacità che l&#8217;uomo ha di renderlo un luogo numinoso, dalla preistoria alla Land Art, non avevo riflettuto abbastanza sulla fase destruente di quest&#8217;avventura. Contemplavo le guerre, i cataclismi, le epidemie e i conseguenti abbandoni, ma mi sfuggiva un fatto cogente e attualissimo che però non ha niente di nuovo: nel meridione d&#8217;Italia molti uomini e donne non amano, se non a parole, la terra e il paesaggio in cui vivono.</p>



<p>Dirò di più, credo che essi considerino la desolazione che fa seguito a un vasto incendio, la scia maleodorante di rifiuti che imbratta i cigli delle strade, l&#8217;abusivismo edilizio, l&#8217;inquinamento marino e tanto altro ancora, un fattore endemico al pari delle belle pandemie di una volta, non come ora che ci sono gli esecrati vaccini; come allora, quando si moriva a decine di milioni in pochi anni e si potevano levare al cielo solo le preghiere, invocando gli dei.</p>



<p>Qualcosa con cui convivere come un male necessario, una sorta di estetica immunità di gregge, fatta di &#8220;badde&#8221; e &#8220;culonne d&#8217;aria&#8221; (Martoglio docet) ormai da tempo assimilata e irrisolvibile nel meridione d&#8217;Italia. Non importa quanta desolazione essa lasci dietro di sé. Si fa sempre in tempo a sostenere l&#8217;amenità dei luoghi e la bellezza del mare dalle pagine patinate degli spot pubblicitari promossi dalle regioni. Come la mafia, appunto.</p>



<p>Ne consegue uno sdegno temporaneo, di facciata e salottiero, anticamente discusso al circolo di conversione o al bar con gli amici e oggi traslato nelle stanze anestetizzanti dei social. Se almeno ne derivasse un vasto movimento che solo per analogia assomigli al no vax ma meno millenarista, un moto di sdegno umanistico e razionale in difesa dei campi e dei boschi, chissà, forse un domani …!</p>
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