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	<title>Pazienza Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Pazienza Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Letterina di Natale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2022 08:32:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Natale. L&#8217;albero luccica, i regali sono impacchettati, la stella di Natale stranamente non è appassita, la ghirlanda dà il benvenuto sulla porta, la tavola sbrilluccica di ori e argenti, c&#8217;è anche un delizioso profumino di cibo e ho aggiunto un tocco di rosso sul vestito. Ho ancora tutto il tempo per prepararmi un profumato Tè di Natale. La cannella, lo zenzero, la scorza di arancia diffondono tutto intorno il loro&#8230;</p>
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<p><strong>Natale. </strong>L&#8217;albero luccica, i regali sono impacchettati, la stella di Natale stranamente non è appassita, la ghirlanda dà il benvenuto sulla porta, la tavola sbrilluccica di ori e argenti, c&#8217;è anche un delizioso profumino di cibo e ho aggiunto un tocco di rosso sul vestito. Ho ancora tutto il tempo per prepararmi un profumato Tè di Natale. La cannella, lo zenzero, la scorza di arancia diffondono tutto intorno il loro inebriante aroma. Questa pausa in solitaria è proprio quello che ci vuole prima e dopo la grande attesa baraonda. </p>



<p>E allora da dove viene questa sensazione di mancanza? Cosa non ho preparato? Sollevo il piatto a capotavola. Ecco, manca la letterina di Natale. Bisogna scriverla, in fretta. Ma a chi?<br><strong>Cari Genitori?</strong><br>No, non si può più. Impossibile copiare dalla lavagna di II elementare: Cari Genitori, vi voglio tanto bene, perdonatemi i capricci e le disubbidienze, d&#8217;ora in avanti sarò più buona, il Bambino Gesù vi colmi di salute e ogni bene.<br>Ma lo sapeva suor Carolina, che scriveva col gesso bianco e la calligrafia infantile, che Michele aveva un padre ubriacone che la sera di Natale avrebbe mandato all&#8217;aria i piatti? Che Assuntina era tanto se festeggiava il cenone con una minestra? Che a Carmela erano i genitori a dover chiedere perdono per le disattenzioni, le mancanze, i rimproveri? Che Antonio ubbidiva a capo chino al padre che lo teneva in bottega tutto il pomeriggio e solo a notte riusciva a fare i compiti? Che Giuseppe, sua mamma la odiava per tutto il rossetto e il profumo con cui usciva di sera? E Matilde che i genitori non ricordava nemmeno più come erano fatti? Suor Carolina sapeva che non c&#8217;eravamo in classe solo io, Carmen, Paola, Alessandro, Katia, Francesco con le nostre letterine filigranate e il vestitino nuovo e i giocattoli pronti e nascosti nell&#8217;armadio, e i baci e le coperte rimboccate?</p>



<p>Allora meglio indirizzarla ai <strong>figli</strong>, da parte di noi, i Cari Genitori che siamo diventati?<br>Riusciremo noi genitori nella nostra letterina a proclamare che ci vogliamo bene? Ora che è tempo di consuntivi? Oppure compileremo lunghe liste nere? Tutte le volte che non abbiamo avuto tempo, tutte le volte che abbiamo fatto altro, tutte le volte che vi abbiamo detto sì perché era tanto più facile, e le altre che abbiamo detto no senza ascoltare, senza capire. Gli incoraggiamenti che non vi abbiamo dato, le strade che vi abbiamo troppo facilitato e quelle che vi abbiamo chiuso, le prove che abbiamo affrontato al vostro posto. Lo sforzo che non abbiamo fatto di ascoltare i vostri silenzi o i vostri sproloqui. La musica , i libri, i film, le mode, le battaglie, i cortei, le compagnie che non ci è sembrato valesse la pena di vivere con voi, fenomeni adolescenziali, come i brufoli: Passeranno, ci siamo detti. Ebbene sì, siamo stati un po&#8217; cattivelli, abbiamo fatto i nostri capricci e le nostre marachelle, abbiamo spesso disubbidito al nostro compito, ma vi vogliamo, e voluto, tutto il bene del mondo e oggi vi promettiamo di essere più attenti a quello che vi aspettate da noi, più vicini o più assenti secondo i vostri bisogni. Ora che anche voi siete genitori, siamo certi del vostro perdono.</p>



<p>Forse la cosa più facile è rivolgerci a voi, <strong>Cari nipoti</strong>.<br>Qui la letterina scorre liscia liscia. È un andirivieni di baci e abbracci, giochi e canzoncine, passeggiate nel parco, cartoni alla TV, Tik tok, messaggi e videochiamate su WhatsApp e faccine. Con leggerezza ritroviamo il tempo che non avevamo con i figli e insieme la pazienza, l&#8217;allegria, l&#8217;attenzione. Sarà che prima il tempo era lungo e ora tanto breve? Niente per cui chiedere perdono allora? Siete troppo piccoli per parlarvi del mondo che vi lasciamo? Dell&#8217;inquinamento della terra, delle corruzioni materiali e morali, delle guerre e delle violenze, delle discriminazioni di ogni genere, delle diseguaglianze ed egoismi? Della Bellezza che stiamo distruggendo? Siamo ancora in tempo a fare i buoni? Possiamo ancora augurarvi, con ragionevole ottimismo un futuro di salute pace e amore?</p>



<p><strong>Come è difficile stasera scrivere la letterina di Natale</strong>. Sarà perché ho perso l&#8217;esercizio. Perché non c&#8217;è una lavagna da cui copiare. Sarà perché non so a chi indirizzarla? Forse allora è meglio che la scriva a me.<br><strong>Cara Nada…</strong> ti voglio bene (?) , perdonami tutti gli sbagli, le mancanze, le disattenzioni, le viltà, le occasioni perse, gli occhi troppo chiusi o troppo aperti, le rinunce, gli sguardi e e le parole non dette. I sogni perduti. Ti ringrazio per tutto il bene e il bello, l&#8217;ordinario e lo straordinario, le presenze e le assenze, il dono sfaccettato della vita, tutto questo che ti è stato regalato e che hai costruito. Faccio ancora in tempo a diventare più buona? Certo, pregherò il bambino Gesù che mi faccia credere, almeno un po&#8217;, che &#8220;<strong>un meglio può ancora arrivare</strong>&#8220;.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: sensazione di una mancanza indefinita<br><strong>Terapia</strong>: un buon Tè di Natale molto aromatizzato e la lettura di una vecchia Letterina di Natale, se cercate bene la troverete di sicuro. Non importa chi ne sia l&#8217;autore.</p>
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		<title>Gabriele Basilico e la pazienza dello sguardo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Pafumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2021 13:08:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tradizionario]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio Gabriele Basilico]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 18 settembre 2021 al 6 gennaio 2022, presso il museo allestito all’interno del Castello Ursino di Catania, ha luogo la mostra senza precedenti Gabriele Basilico-Territori intermedi, a cura di Filippo Maggia.</p>
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<p>Dal 18 settembre 2021 al 6 gennaio 2022, presso il museo allestito all’interno del Castello Ursino di Catania, ha luogo la mostra senza precedenti <em><a href="https://www.archiviogabrielebasilico.it/it/news/mostre-eventi-presentazioni/territori-intermedi-le-fotografie-inedite-di-gabriele-basilico" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gabriele Basilico-Territori intermedi</a></em>, a cura di Filippo Maggia. Si tratta di una raccolta di fotografie in gran parte inedite, realizzate tra il 1985 e il 2011.</p>



<p>Uno schermo, piazzato proprio accanto alla copia in gesso del sarcofago di Costanza D’Aragona, proietta le parole di <strong>Gabriele Basilico</strong>, fotografo che degli scatti dei <strong>paesaggi urbani </strong>ha fatto la sua fortuna. Questa curiosa convivenza che Basilico stesso avrebbe apprezzato, è frutto di un progetto che vede come protagonisti il<a href="https://www.comune.catania.it/la-citta/culture/monumenti-e-siti-archeologici/musei/museo-civico-castello-ursino/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Museo Civico “Castello Ursino”</a>, la <a href="https://www.fondazioneoelle.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione OELLE Mediterraneo antico</a> e l’<a href="https://www.archiviogabrielebasilico.it/it/news/mostre-eventi-presentazioni/territori-intermedi-le-fotografie-inedite-di-gabriele-basilico" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Archivio Gabriele Basilico</a>.</p>



<p>La stanza in cui è possibile vedere il fotografo all’opera, grazie al video che accoglie diversi momenti della sua vita professionale, costituisce solo il primo step della mostra. Qui si può osservare la grandezza di un artista generoso che alla macchina da presa concede di riprendere i momenti precedenti ai suoi scatti, mentre come un bravo artigiano si prepara a modellare gli ingranaggi della sua macchina fotografica. Questa sembra appartenergli come fosse la continuazione del suo stesso occhio.</p>



<p>Lo vediamo farsi largo tra i piccioni delle città del mondo, da Montecarlo a Beirut, Palermo, Berlino, Rio de Janeiro, Mosca, Shangai, Milano e tante altre. Racconta l’importanza della <strong>pazienza dello sguardo</strong>, unica arma che permette di immortalare la città non come qualcosa di statico ma piuttosto come un <strong>fenomeno</strong>. Nei suoi scatti troviamo la convivenza della <strong>bellezza</strong> storicamente definita e la <strong>mediocrità</strong> che nessuno vuole vedere ma che, secondo il fotografo, è proprio quest’ultima a &nbsp;rappresentare la forza della società.</p>



<p>Ci insegna che la bellezza riguarda più il modo di guardare che il soggetto: così si restituisce ai luoghi la bellezza che non hanno mai ambito ad avere. Il suo sguardo ricorda certe riprese di Pasolini o Rossellini, il loro modo di mettere al centro della loro ricerca la realtà delle periferie.</p>



<p>Ogni foto esposta nella mostra è il racconto di un lavoro di indagine del rapporto tra l’<strong>uomo</strong> e lo <strong>spazio</strong> costruito. Troviamo edifici dalle geometrie perfette invasi dai movimenti frenetici degli uomini; spesso vi sono elementi che tagliano la verticalità dei palazzi. Questi, oltre a dare forza ed energia al soggetto, attraversando i grattacieli ne restituiscono una visione astratta.</p>



<p>Gabriele Basilico, considerato <strong>uno dei maestri della fotografia italiana ed europea contemporanea</strong>, è un artista generoso che ci insegna come sia fondamentale la pazienza dello sguardo al fine di respirare il vero spirito delle città del mondo; e noi non possiamo che essergliene grati.</p>



<p></p>
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		<title>Neanche Fromm riesce a consolarci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2020 10:14:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Avere o Essere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I giorni della pandemia ci stanno riservando parole amare dal sapore sinistro. Ha cominciato Toti, presidente della regione Liguria, quando faceva rientrare le categorie produttive tra quelle da privilegiare nella cura del Covid19. E “pazienza”, se i pensionati venivano dopo. Giorni addietro è stato il turno di Domenico Guzzini, 61 anni, presidente già costretto alle dimissioni di Confindustria Marche. Il suo eloquio, pur se traballante, è stato persino chiarissimo: “Come&#8230;</p>
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<p>I giorni della pandemia ci stanno riservando parole amare dal sapore sinistro. Ha cominciato Toti, presidente della regione Liguria, quando faceva rientrare le categorie produttive tra quelle da privilegiare nella cura del Covid19. E “pazienza”, se i pensionati venivano dopo.</p>



<p>Giorni addietro è stato il turno di Domenico Guzzini, 61 anni, presidente già costretto alle dimissioni di Confindustria Marche. Il suo eloquio, pur se traballante, è stato persino chiarissimo: “Come sapete ci aspetta un Na-, un Nata-, un Natale molto magro perché stanno pensando addirittura di restringere ulteriormente che questo significa andare a bloccare anche un retail che si stava rialzando per la seconda volta da una crisi e lo stanno mettendo nuovamente in ginocchio. Io penso che le persone sono un po’ stanchi (sic) di questa situazione e vorrebbero alla fine venirne fuori, anche se qualcuno morirà pazienza”.</p>



<p>Eppure qualcuno ci aveva avvertito. Per esempio, Eric Fromm, quando nel 1976 pubblicò “Avere o Essere”. In quel saggio parlava a tutti, ma soprattutto ai giovani che lessero avidamente le sue pagine dove era spiegato che c’è sempre un bivio nella vita con due cartelli indicatori, appunto “avere” ed “essere”. Imboccato il sentiero dell’avere, tutto, ma proprio tutto, sarebbe finito sotto quel denominatore: pensieri, parole, scelte, matrimoni, militanze, decisioni piccole e grandi votate al culto del possesso. La strada dell’essere, sicuramente più ardua, sarebbe stata per gli amanti della vita, degli affetti, di coloro che avrebbe dato la precedenza alla signoria dell’essere, senza negare la necessità dell’avere.</p>



<p>Fromm guardava vicino e lontano. Ora quel “lontano” che lui poteva solo intravedere, si è fatto a noi vicino. E in questo tempo di pandemia, ci è dato finanche toccare con mano.</p>



<p>Nelle esternazioni di Toti e di Guzzini compare la parola “pazienza”. Che non dovrà essere – evidentemente – solo la virtù di chi aspetta, ma piuttosto il sostantivo del verbo patire. Ora, che morire sia una legge di natura, malvolentieri lo sappiamo tutti; che debba essere finanche una pena, e quindi di morte, cui dovrebbe sottoporsi il pensionato perché non è produttivo, come minimo è abuso teorico di potere, sarebbe un introdurre motu proprio la pena di morte.</p>



<p>“Sono molto addolorato per la mia dichiarazione che, quando ho riascoltato, ho realizzato quanto fosse grave e distante da ciò che penso”. Così ha proseguito sempre con prosa traballante – il Domenico Guzzini. Così come tutti quelli che parlano a loro insaputa e non si vogliono convincere che, una volta pronunciate, le parole diventano proprietà comune di chi ha parlato e di chi ha ascoltato. </p>



<p>Se Domenico Guzzini pensa in un modo e parla in un altro deve mettersi d’accordo prima con sé stesso e scegliere quello che vuole dire. Per noi ha pensato quello che ha detto e che abbiamo ascoltato. E, forse, ha detto persino la verità. Ha un attenuante: ha parlato ad alta voce. Ma noi non abbiamo nessun torto se abbiamo capito bene che è questo il pensiero di un imprenditore presidente. Vorrebbe convincerci che tra la borsa e la vita, viene prima la borsa.</p>



<p>E poiché “c’è sempre un stupido che le inventa e un cretino che le perfeziona”, a stretto giro, non ha lesinato il suo contributo un altro araldo del pensiero ottimistico ed egualitario. Si è fatto avanti l’eurodeputato Angelo Ciocca con alcune perle. La prima: “Se si ammala un lombardo vale di più che se si ammala una persona di un’altra parte d’Italia”. </p>



<p>Signor Ciocca, una parte qualsiasi o ha in mente una classifica? A noi calabresi servirebbe l’esatta posizione perché dovremo sottoporla a chi dei nostri si è imparentato con voi della Lega. Meglio conoscere quanto ci stimiamo e vogliamo bene, perché sarà pur vero – come ha detto lei – che “sulla salute non si può fare politica, ma un ragionamento economico” sì. Ed è per questo che siamo un tantino preoccupati. Neanche Eric Fromm in questa bassa contingenza riesce a consolarci, oltre al tasso di produttività, abbiamo la mala politica, la mala sanità, e la mala per antonomasia.</p>
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