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	<title>Polizia Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Polizia Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Lo stupro moltiplicato dai telefonini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Aug 2022 11:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica 21 di questo mese e di questo anno orribile per violenza su donne, alle 6 del mattino scendeva in strada nella città di Piacenza una signora ucraina di 55 anni. Noi siamo qui a farci una domanda semplice: di quante violenze è stata vittima questa signora ucraina? Di almeno tre ci viene da pensare. La prima è costituita dal fattaccio, la seconda dalla diffusione, la terza dalla strumentalizzazione.</p>
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<p>Domenica 21 di questo mese e di questo anno orribile per violenza su donne, alle 6 del mattino scendeva in strada nella città di Piacenza una signora ucraina di 55 anni. Da pochi mesi era arrivata in Italia (in fuga da dove non vi è chi possa ignorare), ospite di una sua conoscente. Viene avvicinata da un signore di anni 27, guineano, da alcuni anni in Italia con provvedimento di protezione internazionale e residente a Reggio Emilia.</p>



<p>Accade, a questo punto, quello che un signore racconta alla Polizia nelle vesti di persona informata sui fatti. “Mi ero appena svegliato, ho sentito in strada voci anomale. Mi sono affacciato alla finestra e ho visto l’uomo che si avvicinava alla signora. Sulle prime ho pensato che stesse confabulando… poi mi sono accorto che stava mettendo le mani addosso. A quel punto ho telefonato subito al 112 e intanto ho ripreso la scena col telefonino. Credo di aver fatto la cosa giusta e il più velocemente possibile”.</p>



<p>Il più velocemente possibile il video di quanto accaduto ha preso il suo bel virus ed è impazzito in Rete. La Polizia riesce a metterlo in quarantena oscurandolo, ma il danno è fatto. Ce lo dice la vittima di che danno si tratta:” In quel video c’erano la mia voce, il mio volto… amici e familiari mi hanno riconosciuta”.</p>



<p>Noi siamo qui a farci una domanda semplice: di quante violenze è stata vittima questa signora ucraina? Di almeno tre ci viene da pensare. La prima è costituita dal fattaccio, la seconda dalla diffusione, la terza dalla strumentalizzazione.</p>



<p>Troppo poco dare notizia di uno stupro. Se ne sono consumati tanti e ciascuno – abbiamo già appreso – fa caso a sé. Pertanto, importanti sono i particolari; ghiotto, addirittura, è poter disporre di un filmato. E allora, sì, che può dirsi l’effetto che fa. L’effetto che fa è una persona sofferente con nome e cognome, che è vittima reale e che viene liquidata con “una donna”, una specie di attrice di cui c’è bisogno per comporre la scena. Di contro la vittima ci ha detto “la mia voce”, “il mio volto”. Questo avrebbero dovuto sapere coloro che il filmato hanno messo in Rete e coloro che lo hanno visto, artefici e spettatori di un film che non è stato una finzione ma un dramma vero e proprio. Quando si dice che la finzione diventa realtà e la realtà viene consumata come una finzione!</p>



<p>E questo a tutto vantaggio di quell’arnese che portiamo in tasca, utile certamente come lo è stato anche nel nostro caso ai fini dell’accertamento delle prove, ma tanto dannoso quando promette e conferisce uno spazio di libertà che sconfina nella violenza. Quando la vittima dice: “amici e familiari mi hanno riconosciuta” sta dicendo nient’altro che questo: c’è tra gli spettatori del video chi ha visto un film, ma badate bene che altri (amici e familiari) hanno potuto vedere quello che né io né loro avremmo voluto conoscere mai, ovvero il dramma di una violenza lacerante.</p>



<p>Poi, come nella migliore consuetudine, dopo aver visto il film c’è il commento o la prova documentale per sostenere un discorso. L’ha fatto la politica, l’ha fatto Giorgia Meloni senza distinguere che un film si può citare come documento, ma un filmato di un fatto di cronaca, semplicemente, non è un film e neanche una finzione, ma un dramma vivo e vero i cui protagonisti non lavorano a pagamento ma hanno pagato di persona. Non saper distinguere è atto miope e anche segno di una voracità che per metabolizzare costruzioni ideologiche o tattiche perde la capacità di vedere e si abbandona al vezzo di guardare e basta. Il film si guarda, la realtà si vede. La realtà può finire in un film, e in questo viene diluita per il gusto e l’utilità di tornare a guardarla con attenzione.</p>



<p>Ma c’è anche un’altra violenza alla quale sembra ci stiamo abituando ogni giorno sempre più. Sta sotto la moda di dirla (la battuta) o di farla (girare in rete come nel caso nostro) per vedere l’effetto che fa. Se ha riscontro positivo, è andata a buon segno. Se è negativo, si è stati fraintesi. La signora Meloni non si è scusata perché – a suo giudizio – non è stata la prima a immettere in circuito il filmato. Come se, primo in assoluto o primo dopo mille, faccia differenza. Forse ignora che c’è sempre uno stupido che le inventa e un cretino che le mette in circolazione. Peccato che non si tratta di una battuta sciocca ma della tristissima storia di una signora ucraina violentata prima da un giovane “senza freni inibitori” e poi da tanti altri senza freno a mano sul telefonino.</p>
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		<title>La fatica della democrazia</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/10/raco-la-fatica-della-democrazia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 16:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Mantovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inutile girarci intorno, ieri in piazza a Milano e soprattutto a Roma sono scesi l’ignoranza e lo squadrismo fascista. La solidarietà deve andare non solo a tutte le forze armate impegnate a mantenere l’ordine ma anche alle Istituzioni e alle parti sociali che sono state oggetto degli attacchi violenti. Il problema non sta nella sola gestione dell’ordine pubblico, che per l’ennesima volta è sembrata impreparata, ma nella definitiva presa d’atto&#8230;</p>
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<p>Inutile girarci intorno, ieri in piazza a Milano e soprattutto a Roma sono scesi l’ignoranza e lo squadrismo fascista. La solidarietà deve andare non solo a tutte le forze armate impegnate a mantenere l’ordine ma anche alle Istituzioni e alle parti sociali che sono state oggetto degli attacchi violenti. </p>



<p>Il problema non sta nella sola gestione dell’ordine pubblico, che per l’ennesima volta è sembrata impreparata, ma nella definitiva presa d’atto che nel nostro Paese esiste una frangia di destra squadrista, da emarginare e combattere con determinazione, ma anche una importante porzione di cittadinanza che manifesta con violenza contro lo Stato.</p>



<p>Ha ben ragione Romano Prodi a dire che la sua paura “è la stanchezza della democrazia” che si avverte tra molti cittadini. “Perché la democrazia è faticosa”, ha aggiunto. Si Professore, è faticoso far capire a molti italiani che proprio la democrazia, che ritengono sospesa, consente loro di andare in piazza a manifestare contro lo Stato, fianco a fianco, colpevolmente e forse ambiguamente, con i più violenti ed eversivi gruppi para politici che agiscono nel nostro Pese.</p>



<p>Al grido “libertà libertà”, che ricorda tanto “onestà onestà”, migliaia di cittadini hanno invaso la sede della CGIL e hanno aggredito le nostre Forze dell’ordine per sostenere sciocche e folli teorie complottiste e antiscientifiche sull’efficacia del vaccino e l’utilizzo del green pass da parte dello Stato. </p>



<p>A questo punto ci auguriamo tre cose: che la gestione dell’ordine pubblico sia in futuro capace di prevedere e gestire meglio questo tipo di azioni violente. Ieri quei facinorosi hanno attaccato la sede del primo sindacato italiano e sono arrivati a dieci passi dai portoni delle nostre Istituzioni. La capitale del Paese è stata tenuta in ostaggio per un intero pomeriggio. Non è la prima volta e speriamo che sia l’ultima.</p>



<p>Che i partiti di destra si impegnino senza ambiguità ad allontanare ed emarginare tutti i gruppi violenti e nostalgici ancora attivi in Italia e che si preveda lo scioglimento di alcune organizzazioni come Forza nuova</p>



<p>Che il M5S, fautore della teoria dell’uno vale uno, in base alla quale nella lotta alla pandemia &#8211; ad esempio &#8211; il parere del primo ignorante vale quanto quello del prof. Mantovani, compia un ulteriore passo verso la democratizzazione di un partito nato per aprire le Istituzioni come scatolette di tonno e finito per sigillarsi dentro quelle scatolette, nel timore di perdere il potere conquistato.</p>



<p>Abbiamo le foto di Mattarella e Draghi che fanno il vaccino. Ci mancano quelle di Conte, Di Maio, Meloni e Salvini. Questa ambiguità deve finire. Non può più essere accettata in modo particolare dopo la serata di ieri che tanto ci ha ricordato l’attacco del 6 gennaio al Campidoglio.</p>



<p>Servono parole di chiarezza. Si al vaccino, Si al green pass, No ad ogni tipo di ambiguità su questi temi. Basta tollerare ancora episodi di violenza nei confronti delle Istituzioni nella speranza di conquistare una manciata di voti in libera uscita che vanno semmai allenati nuovamente a confrontarsi con la fatica della democrazia.</p>
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		<title>L’indagine del Comitato della Camera sull’insurrezione del 6 gennaio: un (altro) passaggio importante per la democrazia americana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 15:12:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«La verità conta ancora qualcosa?», si chiedono Stephen Collison e Shelby Rose. È questa, scrivono i due giornalisti della CNN, la domanda che sta al cuore dell’indagine del Comitato ristretto della Camera dei Rappresentanti sull’insurrezione del 6 gennaio scorso che si è appena aperta a Capitol Hill con le lancinanti testimonianze degli agenti di polizia pestati dalla folla aizzata da Donald Trump («È stato come combattere in una battaglia medievale»,&#8230;</p>
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<p>«La verità conta ancora qualcosa?», si chiedono Stephen Collison e Shelby Rose. È questa, scrivono i due giornalisti della CNN, la domanda che sta al cuore dell’indagine del Comitato ristretto della Camera dei Rappresentanti sull’insurrezione del 6 gennaio scorso che si è appena aperta a Capitol Hill con le lancinanti testimonianze degli agenti di polizia pestati dalla folla aizzata da Donald Trump («È stato come combattere in una battaglia medievale», ha detto un poliziotto).</p>



<p>La Camera ci ha messo sei mesi per avviare l’indagine sul saccheggio della cittadella della democrazia americana perché i repubblicani hanno fatto sforzi straordinari per impedire una ricostruzione storica dei fatti.</p>



<p>La speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha fatto parecchie concessioni (un numero uguale di democratici e repubblicani, identico potere di chiamare persone a comparire o produrre documenti, ecc.) per ottenere un accordo su una commissione indipendente, nonpartisan, sul modello di quella istituita per l’11 settembre, per indagare su uno dei capitoli più oscuri della storia americana.</p>



<p>Ma dopo che Trump l’ha disapprovata pubblicamente, il leader repubblicano della Camera Kevin McCarthy si è affrettato a buttare all’aria l’accordo che aveva accettato. Quando Pelosi, «with respect to the integrity of the investigation», ha bocciato due delle scelte di McCarthy per il comitato &#8211; in entrambi i casi, i deputati avevano votato contro la certificazione del risultato elettorale del 6 gennaio e propagandavano le false affermazioni di Trump sulla supposta frode elettorale &#8211; ha colto la palla al balzo per boicottare il comitato.</p>



<p>Ci sono comunque due repubblicani nel comitato ristretto &#8211; Liz Cheney del Wyoming (la figlia maggiore dell’ex vicepresidente Dick Cheney) e Adam Kinzinger dell’Illinois &#8211; che sono disposti a sacrificare la loro promettente carriera per tenere testa alla demagogia di Trump. La Cheney è una dei repubblicani più conservatori della Camera, ma ritiene che i principi che sono oggi in ballo giustifichino la sua partecipazione al comitato con i democratici.</p>



<p>«Se i responsabili non saranno chiamati a rispondere del loro operato e se il Congresso non agirà in modo responsabile, quel che è accaduto continuerà ad essere un cancro sulla nostra repubblica costituzionale, minando il pacifico trasferimento dei poteri al cuore del nostro sistema democratico», ha detto ieri. «Dovremo affrontare la minaccia di ulteriore violenza nei mesi che verranno e un altro 6 gennaio ogni quattro anni».</p>



<p>Ma non c’è da sperare che l’House Select Commitee possa cambiare la dinamica politica dell’America. McCarthy e i suoi colleghi, tutti adepti del culto di Trump, stanno dando la colpa dell’invasione del Campidoglio alla Pelosi &#8211; sostenendo che non avrebbe garantito una protezione sufficiente &#8211; anche se questo genere di compiti sono completamente al di fuori della sua competenza. Ricordiamoci la verità, sollecitano perciò Collison e Rose: «Un presidente in carica ha mentito riguardo alla sua sconfitta in elezioni regolari, ha convocato una folla a Washington, incitandola a ‘combattere come una furia’ ed è stato a guardare mentre faceva irruzione nel Congresso per interrompere la certificazione dell’elezione di Joe Biden».</p>



<p>Ovviamente, come osserva il Washington Post, l’opposizione quasi totale dei repubblicani all&#8217;esame delle cause e della ramificazione dell&#8217;insurrezione da parte del Congresso, ha delle ragioni: «vogliono evitare un&#8217;indagine approfondita sul peggior attacco al Campidoglio dopo la guerra del 1812 a causa del suo collegamento con le false affermazioni di Trump sulle elezioni e per paura del danno politico che potrebbe produrre nelle elezioni di metà mandato del 2022».</p>



<p>Ma si tratta indubbiamente di un momento importante per la democrazia americana. Come tutti sanno, Nixon si dimise perché la Commissione Watergate del Senato (i suoi componenti democratici e repubblicani) fece il suo lavoro e di fronte ad un momento di crisi nazionale, i politici di entrambi gli schieramenti misero da parte le faziosità per scoprire la verità; misero, in altre parole, al primo posto la difesa della democrazia americana e i pesi e contrappesi progettati dalla Costituzione funzionarono.</p>



<p>Ma l’apertura dell’indagine del comitato ristretto ha evidenziato, se ancora ce ne fosse bisogno, che la divisione politica più importante nella politica statunitense di oggi non è quella tra conservatori e progressisti. È tra quelli che proteggono la democrazia e quanti mettono il potere al primo posto, anche a costo di distruggerla.</p>
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