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		<title>Putin vuole circondare Kiev, il mondo intero deve circondare Putin</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Mar 2022 14:14:17 +0000</pubDate>
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<p>Quella di oggi di Joe Biden in Europa è senza dubbio una delle visite più importanti di un presidente americano dai tempi della Guerra fredda (👉 <a href="https://www.cnn.com/2022/03/23/politics/joe-biden-european-trip-nato-g7-european-council/index.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.cnn.com/2022/03/23/politics/joe-biden-european-trip-nato-g7-european-council/index.html</a>). Così importante che mi è tornato in mente un libro di qualche anno fa di Joe Scarborough, “Saving Freedom”.<br>&nbsp;<br>Joe Scarborough, è un famoso conduttore televisivo (conduce “Morning Joe” su MSNBC con la moglie Mika Brzezinski). È inoltre un avvocato, un commentatore politico e, per sei anni, è stato anche deputato (repubblicano) alla Camera dei rappresentanti per il primo distretto della Florida. In questo libro del 2020 racconta uno dei momenti cruciali del secolo scorso, quando toccò ad Harry Truman unire il mondo occidentale contro il comunismo sovietico.<br>&nbsp;<br>Era il 1947. L&#8217;Unione Sovietica, dopo essere stata un alleato degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, era diventata il suo nemico più temuto. Le mire di Stalin erano dirette sulla Turchia e sulla Grecia. La Grecia si trovava nel pieno di una guerra civile in cui si scontravano comunisti e anticomunisti, che sarebbe terminata nel 1949; la Turchia, invece, soffriva le pressioni sovietiche che puntavano ai territori dei distretti di Kars e Ardahan e alla revisione del regime degli Stretti regolato dalla Convenzione di Montreux del 1936.<br>&nbsp;<br>L’impero britannico si trovava improvvisamente sull&#8217;orlo della bancarotta: la guerra contro Hitler gli aveva assestato un colpo mortale. L&#8217;impossibilità di provvedere alla sicurezza del tradizionale alleato greco e di contenere l&#8217;avanzata di Mosca verso i mari caldi, indussero perciò Londra a rivolgersi al governo americano. Il 21 febbraio 1947 l’Ambasciata britannica a Washington informò l&#8217;alleato americano che la Gran Bretagna non era più in grado di prestare aiuto finanziario o di qualsivoglia altra natura a Grecia e Turchia, lasciando presagire l&#8217;affermazione dell&#8217;influenza sovietica in quei due Paesi.<br>&nbsp;<br>Solo l&#8217;America era in grado di difendere la libertà in Occidente e quello sforzo fu guidato da un presidente “non eletto” (Truman assunse la presidenza dopo la morte di Franklin Delano Roosevelt nel 1945).<br>&nbsp;<br>Harry Truman intraprese una battaglia politica interna e riuscì a convincere amici e nemici a unirsi alla sua crociata per difendere la democrazia in tutto il mondo. Per realizzare il cambiamento più radicale nella politica estera americana da quando George Washington pronunciò il suo celebre discorso di addio (con il quale invitava gli americani a starsene fuori dalle beghe europee), dovette, infatti, prima chiamare a raccolta repubblicani e democratici.<br>&nbsp;<br>In “Saving Freedom&#8221;, Joe Scarborough racconta come questo presidente “untested” riuscì a costruire quella solida coalizione che ha influenzato la politica estera americana per le generazioni a venire. Il 12 marzo 1947, Harry Truman enunciò al Congresso quella che sarà poi chiamata la “dottrina Truman”. Motivando il suo piano di aiuti per la Grecia e la Turchia, Truman dichiarò che gli Stati Uniti avrebbero aiutato “ogni popolo libero a resistere ai tentativi di asservimento, operati da minoranze interne o da potenze straniere”. La linea di politica estera indicata da Truman, volta a contrastare l’espansionismo sovietico, segnò un svolta radicale rispetto a 150 anni di isolazionismo, contribuì a un’ulteriore accelerazione della Guerra fredda e garantì la libertà dell&#8217;Europa occidentale, l&#8217;ascesa del secolo americano ed il crollo finale dell&#8217;Unione Sovietica.<br>&nbsp;<br>Eppure, racconta Scarborough, “ai suoi tempi, Harry Truman non era una figura molto amata, neppure tra i democratici”. Molti degli stessi alleati di Truman “ritenevano che il nuovo presidente fosse male equipaggiato per fronteggiare l’espansionismo sovietico e condurre l’America attraverso le crisi del dopoguerra che avrebbe presto dovuto affrontare”. Lo storico e giornalista Herbert Agar lo definiva uno “strano piccolo uomo” ed erano in molti a condividere quel giudizio severo quando l’ex senatore del Missouri assunse la presidenza dopo la morte di Roosevelt. Il New York Times lo considerava un “provincialotto” e Time magazine reagì alla sua nomination descrivendolo come “il piccolo timido omino del Missouri”.<br>&nbsp;<br>Eppure quell’uomo, che nella vita fu perseguitato dall’insuccesso negli affari e dai debiti e, in politica, fu subissato dalle critiche, fu il più importante presidente, per quel che riguarda la politica estera, degli ultimi 75 anni. Solo Roosevelt può, infatti, essere paragonato a Truman per essere riuscito a dare forma agli eventi mondiali del secolo scorso. I dodici presidenti che gli sono succeduti hanno ereditato un palcoscenico mondiale modellato, infatti, dalle politiche di Truman. I piani di espansione di Stalin in Europa occidentale furono contrastati dal containment, dal Piano Marshall, dalla formazione della Nato, dal ponte aereo per Berlino, e certamente, dalla dottrina Truman che ha posto fine a 150 anni di isolazionismo americano.<br>&nbsp;<br>Allora gli americani di entrambi i partiti politici lavorarono insieme per sconfiggere la tirannia. Oggi, dicevamo, con la sua visita in Europa, il presidente americano assume, ancora una volta, la leadership di un occidente nuovamente unito (del resto, fin dalla sua nomination, Joe Biden aveva promesso di restaurare la leadership americana e riparare le alleanze incrinate). “Quel che Putin cerca di fare è circondare Kiev, quel che cerca di fare Biden è fare sì che il mondo intero circondi Putin”, ha detto Greg Meeks, il presidente democratico alla Camera dei rappresentanti.<br>&nbsp;<br>Di Biden, si sa, se ne sono dette di tutti i colori. Ma la risposta dell’amministrazione americana all’invasione dell’Ucraina è stata più rapida, coraggiosa ed efficace di quanto si aspettassero perfino i più devoti sostenitori della causa transatlantica. La Nato è unita dietro alla guida americana e sta rafforzando le difese comuni; le sanzioni imposte all’economia russa sono senza precedenti e in aumento (e l’America le sta guidando con il divieto alle importazioni di energia russa). Perfino nella litigiosissima Washington c’è un forte sostegno all’approccio diplomatico di Biden (anche se solo i più coraggiosi tra i repubblicani osano ammetterlo). Inoltre, la minaccia rivolta all’Europa dalla Russia ha reso evidente la necessità del contrappeso americano: la caparbia diplomazia di Emmanuel Macron non è una risposta ad un dittatore russo che minaccia di usare le armi nucleari.<br>&nbsp;<br>Ora, ovviamente, viene il difficile. Lo sforzo americano potrebbe incontrare parecchi intoppi. Man mano che la guerra va avanti, aumentano i costi economici per l’Europa e la coalizione anti-Putin potrebbe sfaldarsi. Inoltre, con l’avvicinarsi delle elezioni di medio termine, Biden potrebbe soccombere alle pressioni interne. Senza contare che le sanzioni potrebbero rivelarsi insufficienti. E, come ha scritto l’Economist, tutto ciò potrebbe richiedere più coraggio politico e creatività di quelle finora messe in mostra. “Speriamo che Biden sia all’altezza del compito”, ha chiosato il magazine inglese. Incrociamo le dita. Ma, come ho visto stampato su una maglietta, “never underestimate an old man who loves trains”.</p>
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		<title>Afghanistan: missione compiuta?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Aug 2021 16:05:38 +0000</pubDate>
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<p>Il 14 settembre 2001, tre giorni dopo l’attentato dell’11 settembre, dal pulpito della cattedrale di San Pietro e Paolo di Washington, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, annunciò la «guerra al terrorismo» con queste parole: «La nostra è una nazione pacifica, ma feroce quando viene spinta all’ira. Questa guerra è stata iniziata nei tempi e nei modi che altri hanno voluto. Essa finirà nel modo e nell’ora che sceglieremo noi».</p>



<p>Ora quel momento é arrivato. Dopo il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan con una decisione che ha posto fine alla guerra più lunga dell’America, alla fine di luglio il presidente Joe Biden ha annunciato anche la fine delle «operazione di combattimento» in Iraq ed il ritiro degli uomini in loco entro la fine dell’anno.</p>



<p>Entrambe le guerre, quella in Iraq in modo più controverso, sono scaturite dall’11 settembre e dalla guerra globale al terrorismo (e a quanti davano rifugio ai terroristi) lanciata da Bush. La guerra aveva anche l’obiettivo di impedire ai gruppi islamici estremisti di dotarsi di armi di distruzione di massa; ed il fatto che, nell’Iraq di Saddam Hussein, le WMD non siano mai state trovate, ha contribuito a trasformare la guerra in Iraq in uno dei più grandi fallimenti della politica estera americana.</p>



<p>La decisione di Biden relativa all’Iraq ha un significato perlopiù simbolico. Buona parte della missione statunitense é già confinata ad un ruolo di addestramento (oltre all’intelligence e alla consulenza) concepito per arginare un ritorno su larga scala dell’ISIS. Ma l’annuncio, accompagnato dalla decisione di lasciare l’Afghanistan, è comunque importante perché rappresenta un cambiamento storico nella politica estera americana.</p>



<p>Bush ed i falchi del suo entourage definirono la lotta contro il terrorismo islamico come la principale battaglia dell’epoca. Ma, vent’anni dopo, il quadro é cambiato completamente. L’America ora ritiene che la minaccia più grande venga dalla Cina. Washington spera perciò di tenere a bada il terrorismo globale con operazioni a distanza, affidandosi agli strike aerei e ai droni, senza doversi impantanare in guerre che durano decenni. </p>



<p>Quello di spedire centinaia di migliaia di soldati nel Medio Oriente (molti dei quali destinati a morire o a rimanere invalidi per tutta la vita), ora, a distanza di anni e con il senno di poi, sembra un approccio sin dall’inizio destinato a fallire.</p>



<p>Ma l’altra lezione che si può ricavare dai primi vent’anni del XXI secolo è che i sapientoni che a Washington si occupano di politica estera possono decidere quello che vogliono, ma non c’è modo di imporre al mondo la volontà dell’America.</p>



<p>Come Biden, anche i nemici degli Stati Uniti decidono quando è il momento di scegliere. Del resto, c’è un detto che i militari americani ripetono spesso: «The enemy gets a vote». Serve a ricordare che perfino il piano meglio elaborato ed eseguito può andare in tilt perché l’altra parte userà le proprie capacità, le proprie risorse e la propria determinazione per fregarti. E proprio in queste ore, approfittando del campo libero, i talebani continuano a riprendersi una contrada dopo l’altra.</p>
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		<title>Howdy Joe!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Nov 2020 17:30:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato, alle 11:24 del mattino (ET), l’America, ed il mondo, hanno svoltato. Nell’istante in cui la CNN ha annunciato che Joe Biden sarebbe diventato il 46º presidente, gli Stati Uniti hanno imboccato una strada molto diversa da quella che avrebbero preso se il presidente Donald Trump fosse stato rieletto. «Vale la pena di approfittare del momento per brindare e tirare un respiro di sollievo», ha scritto la redazione del New&#8230;</p>
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<p>Sabato, alle 11:24 del mattino (ET), l’America, ed il mondo, hanno svoltato. Nell’istante in cui la CNN ha annunciato che Joe Biden sarebbe diventato il 46º presidente, gli Stati Uniti hanno imboccato una strada molto diversa da quella che avrebbero preso se il presidente Donald Trump fosse stato rieletto.</p>



<p>«Vale la pena di approfittare del momento per brindare e tirare un respiro di sollievo», ha scritto la redazione del New York Times, che ha sostenuto la candidatura di Biden. Il paese ha superato quello che, a detta del giornale, «per l’esperimento americano» sarà probabilmente considerato «come un prolungato stress test». «Il presidente ha fatto del suo meglio per minare le basi democratiche della nazione. Sono state scosse, ma non sono andate in frantumi. Trump ha messo in luce i loro punti deboli, ma anche la loro forza».</p>



<p>Cesseranno, dunque, gli attacchi presidenziali alle istituzioni democratiche, alla scienza e ai più deboli, compresi gli immigrati e le minoranze religiose. La Casa Bianca cesserà di essere la più grande fonte di menzogne del paese. L’America non avrà più un presidente che usa le divisioni ed i contrasti come strumenti di potere; e gli americani di colore non dovranno sopportare il peso della politica del «terrore razziale». La governance e la politica estera del paese non procederanno a colpi di tweet. Inoltre, Biden ha già annunciato una task force per combattere una pandemia che sta peggiorando.</p>



<p>La presidenza demagogica di Trump, invece di trasformarsi in una «rifondazione» che avrebbe calpestato i valori irrinunciabili del paese, resterà, dunque, un’anomalia nella storia americana. Per quanto il mondo rimanga insidioso, i timori che un secondo mandato di Trump avrebbe distrutto la Nato e compromesso il ruolo dell’America quale esempio dei valori democratici, non si materializzeranno. Gli Stati Uniti cercheranno di fare qualcosa per un pianeta che si sta riscaldando. La sconfitta di Trump sarà motivo di sollievo anche all’estero, dove le nostre vite, le vite di persone che non possono in alcun modo influenzare il potere americano, sono tuttavia plasmate dal gigante collocato a cavallo tra l’Oceano Atlantico e l’Oceano Pacifico.</p>



<p>Ma l’esplosione di gioia nelle strade di città come Philadelphia ed Atlanta, dove i cittadini hanno votato numerosissimi, non è stata condivisa dal vasto entroterra americano. Più di 70 milioni di americani hanno votato comunque per Trump e lo hanno seguito con un’intensità che eguaglia l’antipatia che provavano i suoi detrattori, che hanno sempre stentato a comprendere come possano gli amici e i parenti che lo amano giustificare la sua aggressività, le menzogne, la sua intolleranza. Eppure, i sostenitori di Trump, anche nel caos che lo contraddistingue, vedono un fustigatore delle «élites», che sono convinti li trattino, e trattino i loro valori, con un atteggiamento insopportabile di superiorità.</p>



<p>Trump ha parlato per un gran numero di americani che credono che l’adesione del governo alla globalizzazione abbia distrutto i loro mezzi di sostentamento. La crescente secolarizzazione e le riforme sociali «di sinistra» hanno convinto poi altri che la loro fede cristiana fosse in pericolo. E il fatto che i Repubblicani possano mantenere il controllo del Senato e addirittura recuperare qualche seggio alla Camera, riducendo il margine di maggioranza dei Democratici, lascia intendere che mentre molti conservatori sono stufi delle pagliacciate di Trump, non hanno affatto chiuso con le sue politiche.</p>



<p>Trump se ne andrà presto, ma lo smarrimento politico che ha sfruttato per ottenere la presidenza nel 2016 rimane. Il suo rifiuto di ammettere la sconfitta ora fomenterà una rabbia dal basso che potrebbe creare parecchi problemi alla presidenza di Biden. Gli strascichi delle elezioni serviranno solo ad evidenziare il distacco e la disaffezione interna ad un paese sempre più simile agli Stati «Disuniti» d’America. Non per caso, parlando dal suo paese natale a Wilmington nel Delaware, sabato sera il nuovo presidente si è rivolto agli elettori che sostengono Trump. «Poniamo fine, qui ed ora, a questo periodo infausto di demonizzazione in America», ha detto Biden. «Il rifiuto dei Democratici e dei Repubblicani a collaborare l’uno con l’altro non dipende da qualche misteriosa forza al di là del nostro controllo. È una decisione. È una scelta che facciamo. E se possiamo decidere di non cooperare, allora possiamo anche decidere di cooperare». Biden si rende conto delle furie (e della loro collera) che stanno scuotendo la nazione che guiderà tra 73 giorni. La sua presidenza dirà se sarà in grado di placarle.</p>
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