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	<title>Rancore Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Rancore Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Mattarella e i doveri di ognuno di noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jan 2022 11:20:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quella mano che nei momenti più delicati va a cercare la fede. E ci gioca, la gira e la rigira, la accarezza, la tiene stretta, come a prendere forza, a cercare conforto. Quella mano, quelle mani rappresentano meglio e più di ogni altra parola o immagine il Presidente Mattarella. In quelle mani il Parlamento sovrano ha riconsegnato la guida del Paese. Abbiamo a lungo sperato che non fosse necessario chiedergli&#8230;</p>
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<p>Quella mano che nei momenti più delicati va a cercare la fede. E ci gioca, la gira e la rigira, la accarezza, la tiene stretta, come a prendere forza, a cercare conforto. Quella mano, quelle mani rappresentano meglio e più di ogni altra parola o immagine il Presidente Mattarella. In quelle mani il Parlamento sovrano ha riconsegnato la guida del Paese.</p>



<p>Abbiamo a lungo sperato che non fosse necessario chiedergli il grande sacrificio, condividendo le stesse aspettative del presidente Mattarella. Lo ha ripetuto per mesi, in ogni occasione. Lo ha chiesto ai partiti politici e al Parlamento. La dolorosa verità è che non sono stati capaci, né gli uni né l’altro, di accogliere i ripetuti appelli di Sergio Mattarella. Soprattutto non ne è stato colto il significato.</p>



<p>Perché non di richieste personali si trattava, si badi bene, ma politiche, storiche, giuridiche, culturali. Mattarella non voleva che l’emergenza che aveva determinato l’eccezione della rielezione del suo predecessore, dovesse ripresentarsi per la seconda volta in dieci anni. Sapeva benissimo che le condizioni che sta vivendo il Paese gli avrebbero imposto di non sottrarsi ai doveri a cui si è sentito chiamato.</p>



<p>Ha sperato sino alla fine che la sua mano non fosse chiamata a sottoscrivere questo pesantissimo precedente. Ma la crisi dei partiti politici, purtroppo, è più grave di quanto lui stesso e noi tutti potessimo immaginare. Raramente è stata vissuta nella storia delle Istituzioni repubblicane una giornata come quella di venerdì 28 gennaio, in cui i partiti hanno indebolito la credibilità, nel giro di poche ore, non di due persone ma di due ruoli cruciali della Repubblica: la Presidenza del Senato, seconda carica dello Stato, e la Direzione del Dis, i Servizi di sicurezza del Paese.</p>



<p>Lo abbiamo scritto: 14 anni sono troppi per la più alta carica dello Stato. Ma che siano 14 a questo punto è la condizione indispensabile perché questo sacrificio chiesto a Sergio Mattarella abbia un senso. Sarà lui e soltanto lui, eventualmente, nel prossimo settennato, a decidere se si saranno verificate le condizioni per poter cedere il passo.</p>



<p>Mattarella ha accettato anche perché la richiesta è partita e cresciuta in Parlamento, che per la nostra Costituzione è sovrano. E questo ci fa pensare quanto resti attuale il sistema di pesi e contrappesi immaginato dai Costituenti e quanto sia necessario pensarci ancora e sempre con ponderatezza prima di modificarlo.</p>



<p>C’è da chiedersi cosa sarebbe successo se Mattarella fosse rimasto fermo sulla sua decisione di non accettare la rielezione. Avrebbe certamente obbligato il Parlamento a individuare un’altra figura, più o meno condivisa. Avrebbe però anche innescato la miccia alla crisi strisciante in cui versano i partiti politici italiani, facendoli definitivamente implodere.</p>



<p>Con quali conseguenze per l’Italia? Quante cosiddette “riserve della Repubblica” sarebbero state sacrificate sull’altare dell’improvvisazione e della vanità con la quale sono state condotte le trattative tra i partiti politici e i gruppi parlamentari? Quanto avrebbe pagato l&#8217;Italia in termini di credibilità ritrovata a livello internazionale, grazie a Draghi e a Mattarella? Interrogativi che il Capo dello Stato non poteva lasciar cadere nel vuoto.</p>



<p>Probabilmente con l’incapacità di eleggere un nuovo Presidente della Repubblica, per la seconda volta in dieci anni, ha definitivamente preso avvio la fine della seconda Repubblica. A Sergio Mattarella, che ha saputo tenere unito il Paese in uno dei momenti più difficili della storia repubblicana, toccherà il compito di guidare l’Italia verso la nascita della terza Repubblica.</p>



<p>Non sarà facile in un Paese rancoroso e vendicativo come l’Italia ha dimostrato di essere negli ultimi anni, pronto a sacrificare Mario Draghi, l’eccellenza che il mondo ci invidia, perché troppo eccellente. Gli anni della ricostruzione saranno più difficili di quelli della distruzione e le condizioni impongono di non sottrarsi ai doveri a cui ognuno di noi è chiamato, accanto al Presidente Mattarella.</p>
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		<title>No al populismo, No alla mediocrità, No al referendum costituzionale</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/09/20/raco-no-al-populismo-no-al-referendum-costituzionale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2020 22:19:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane le fila dei sostenitori del NO al referendum costituzionale contro il taglio lineare dei parlamentari si sono ingrossate sino a trasmettere per la prima volta la sensazione che il risultato della consultazione possa ritenersi aperto e la vittoria contendibile. Ben altro era il quadro quando la Fondazione Luigi Einaudi decise di farsi promotrice della raccolta firme tra i parlamentari per indire il referendum. Il tema è così&#8230;</p>
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<p>Nelle ultime settimane le fila dei sostenitori del NO al referendum costituzionale contro il taglio lineare dei parlamentari si sono ingrossate sino a trasmettere per la prima volta la sensazione che il risultato della consultazione possa ritenersi aperto e la vittoria contendibile. Ben altro era il quadro quando la Fondazione Luigi Einaudi decise di farsi promotrice della raccolta firme tra i parlamentari per indire il referendum.</p>



<p>Il tema è così definito e divisivo da rendere vano ogni tentativo, condotto da diversi leader politici negli ultimi giorni, di tenere il piede in due staffe. Se ne accorgeranno presto tutti coloro che ci hanno provato. Se passerà il SI ci sarà un unico vincitore: il M5S, il suo vero leader che è Luigi Di Maio, il populismo che ne contraddistingue la loro azione.</p>



<p>Non potrà dichiararsi vincitore il Partito Democratico, che per tre volte ha votato NO, cambiando parere solo alla fine, per compiacere l’alleato di governo. Non potrà farlo Giorgia Meloni, che ha sostenuto in modo coerente il SI nel suo percorso parlamentare ma nell’ultima settimana ha trasmesso un messaggio insolitamente confuso, affermando che il referendum è nelle mani dei cittadini e non dei partiti e che una eventuale vittoria del NO costituirebbe una possente spallata al governo giallo-rosso. Non riuscirà a dichiararsi vincitore Matteo Salvini, che ha dovuto rintuzzare pesanti dissensi nel partito, a cominciare da Giancarlo Giorgetti, e come la Meloni ha passato gli ultimi giorni di campagna elettorale a spiegare che il partito è per il SI ma la Lega non è una caserma. A buon intenditor, poche parole.</p>



<p>In questo contesto ci si recherà alle urne per tagliare in modo lineare 350 parlamentari, in nome di un risparmio impalpabile per le casse dello stato: 57 milioni su un bilancio annuale di 850 miliardi. Come se un cittadino con uno stipendio di duemila euro pensasse di risolvere le economie della propria famiglia tagliando spese per due euro al mese. Non è neppure un segnale, è una stupidaggine.</p>



<p>L’altra motivazione che va di moda è che le camere sarebbero più efficienti. Carlo Cottarelli, nell’intervista che ha rilasciato al nostro giornale, ha spiegato che soprattuto il Senato avrà enormi problemi di funzionamento con soli duecento componenti. Altro che velocizzazione e semplificazione. L’unico modo per rendere il sistema più efficiente resta quello di passare al monocameralismo, con una sola Camera che legifera, che a quel punto potrebbe essere composta anche da 600 deputati o meno.</p>



<p>La più strampalata delle ragioni a sostegno del SI è quella in base alla quale il taglio lineare dei parlamentari è un modo per avviare le riforme della Costituzione. Nessuna rettifica propedeutica alla riduzione dei parlamentari è però stata avviata nell’ultimo anno se non la variazione dell’elettorato attivo e passivo per il Senato, che ha trasformato il nostro bicameralismo da paritario a perfettissimo. Un modo per peggiorare le cose insomma. Il tutto con l’aggravante che si sta subordinando la modifica della Costituzione alla riforma di una legge ordinaria come quella elettorale.</p>



<p>La verità è che questo taglio è niente altro che il sangue promesso da anni a tutti quei cittadini italiani che hanno seguito il M5S in un baratro di odio sociale nei confronti di chiunque ha un tenore di vita ritenuto superiore al proprio, indipendentemente dalla formazione, dal rischio, dalla qualità. Il Partito Democratico, la Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Italia Viva, i sindacati, nessuno ha avuto il coraggio di andare controcorrente, di porre un argine a tanta scempiaggine, di denunciare questa deriva populista, miope, rancorosa, rabbiosa. Un atto di codardia politica che pagheremo tutti a lungo.</p>



<p>Il punto non è se la prossima Camera sarà composta da 400 deputati invece che da 630 e se il Senato avrà 200 senatori invece che 315. Al netto delle difficoltà che abbiamo descritto, resteremo una Repubblica democratica. Il problema è il segnale che farebbe passare una vittoria del SI. Un inno alla mediocrità che spingerebbe sempre più le nostre eccellenze ad abbandonare l’Italia per poter mettere alla prova le proprie competenze in paesi che premiano la qualità, la competitività e la professionalità. C’è un solo modo per evitare tutto questo: No al populismo, No al referendum costituzionale.</p>
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		<title>Miseria e nobiltà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mirci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2020 15:59:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Rancore]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Romano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Silvia Romano è tornata a casa dopo quasi due anni di apnea in cui s&#8217;è temuto per la sua vita. Provata, pallida, gli occhi scavati ma raggiante di gioia. Si è tolta la mascherina per uno dei suoi sorrisi migliori. Poi il lungo, commovente abbraccio con la famiglia. Un bel giorno in questo lungo periodo di sofferenza e sacrificio. Un segno di speranza celebrato nel giorno in cui si rende&#8230;</p>
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<p>Silvia Romano è tornata a casa dopo quasi due anni di apnea in cui s&#8217;è temuto per la sua vita. Provata, pallida, gli occhi scavati ma raggiante di gioia. Si è tolta la mascherina per uno dei suoi sorrisi migliori. Poi il lungo, commovente abbraccio con la famiglia. Un bel giorno in questo lungo periodo di sofferenza e sacrificio. Un segno di speranza celebrato nel giorno in cui si rende omaggio alla mamma. Certe esternazioni schiumanti di rabbia lasciano però un retrogusto amaro. Il fiele lanciato da alcuni su questa ragazza ci disillude sul fatto che i mesi di clausura ci abbiano insegnato qualcosa sul senso di solidarietà.</p>



<p>Curioso: dopo aver tante volte ripetuto il mantra di &#8220;prima gli italiani&#8221;, il ritorno a casa di questa italiana è stato il pretesto per dare stura al livore covato da pessime coscienze. Archiviati terroni, migranti, e runner al tempo del covid, i cattivisti, di professione o per diletto, hanno fatto di Silvia un nuovo bersaglio. Era naturale che ciò avvenisse perché lei rappresenta tutto ciò che odiano: l&#8217;amore per il prossimo, anche se forse troppo ingenuo, e per di più povero, nero, africano. Silvia non è scesa dalla scaletta brandendo un crocifisso, dichiarandosi pentita, chiedendo scusa agli italiani per i soldi spesi per la sua liberazione. Indossava abiti tradizionali somali, aveva il capo velato. Silvia è adesso una donna (imperdonabile aggravante) libera, e quel sorriso è uno schiaffo a chi prova disperatamente a giustificare la propria miseria.</p>
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