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	<title>sorelle Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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		<title>La cacciatrice di pregiudizi. Le donne non sono solidali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 11:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[Amiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale&#8230;</p>
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<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale dei fatti, costringendo persino il nostro sguardo a censurare le prove che smontano questo tipo di mis-conoscenza.</p>



<p>Due esempi facili: il mito secondo cui la Gioconda è stata rubata dai Francesi (no, Napoleone sottrasse altre opere, oltretutto in gran parte riportate in Italia da Antonio Canova, ma la Gioconda fu donata da Leonardo al Re di Francia che lo ospitava); il pregiudizio secondo cui i maschi sono più portati nelle STEM (no, le statistiche affermano la sostanziale parità cognitiva di genere in ambito scientifico, ma ovviamente più si inficia questo dubbio nelle alunne, e più l’insicurezza può influenzarne le performances).</p>



<p>Ogni settimana vorrei prendermi lo spasso molto snob, di smontare un pregiudizio, rischiando – lo so – di apparire saccente, cosa che è tipica di chi ama la stabilità rassicurante della falsa realtà per… pigrizia e ignoranza. Non chiederò scusa, ma sarò benevola, perché nessuno è immune da condizionamenti sociali ed educativi, tantomeno io.</p>



<p>Pregiudizio odierno: le amiche vere non esistono, perché, nel profondo dei cuori femminili, astio e competitività bruciano lente, ma inesorabili, come cenere inestinguibile. Ecco, questa è una mastodontica sciocchezza. Poiché però la generalizzazione assoluta è il primo e il più idiota dei pregiudizi, ovviamente, non si nega che esistano eccome persone (maschi e femmine) non empatiche e sempre pronte ai blocchi di partenza della loro percezione agonistica perenne della vita, e tutti abbiamo esperienza di “amici” che, ad ogni nostro successo, non mancano di buttarne lì uno proprio o di sminuire, più o meno sottilmente, i nostri, anche, anzi soprattutto, distraendo gli astanti con tempestivi vittimismi. Capita.</p>



<p>Nella nostra esperienza, però, la solidarietà femminile è un vero prezioso salvavita: amiche e sorelle prestano soldi e vestiti e affidano persino i figli nei momenti di impegno e di emergenza, dimostrando una fiducia che, se ci si ragiona con calma, è incalcolabile; consolano per ore con telefonate, gelati e birre, anche quando i rispettivi partner perdono la pazienza per l’attesa; amiche e sorelle odiano quell’altra insieme a te (spesso non è vero, ma in due, le zavorre si portano meglio); negano l’evidenza per coprirti &#8211; e poi ti fanno una testa così in privato, giustamente &#8211; ; restano al fianco, quando la realtà dev’essere affrontata, ma ripetendo come un mantra, che andrà tutto bene.</p>



<p>Questi sono eventi quotidiani che già basterebbero a smontare lo stereotipo. Il punto è che fra donne, avvengono anche altri due tipi di interazione meno apparentemente benevoli, ma che sono altrettanto, anzi maggiormente generosi, proprio perché costringono la sodale a fare un’azione socialmente giudicabile.</p>



<p>Innanzitutto un’amica ti mente. Perché quando sei sfatta, con gli occhi gonfi di pianto, coi chili di troppo della nutella consolatoria, con le scarpe consumate, perché non hai avuto forza e tempo di portarle dal calzolaio… l’amica ti dice che sei bellissima, che tornerai più in forma di prima e che l’altra (magari giovane e soda come il marmo) ha comunque i capelli crespi. L’amica sa che deve essere il medico curante della tua autostima e niente la devia dalla sua santissima missione, nemmeno la… sopravvalutata sincerità.</p>



<p>In secondo luogo, l’amica ti manda a sbagliare. L’amica non ti fa la morale sui rischi (diciamo.. certezze) di crollo conseguenti a certe scelte, anche se sa che ci sono. Ma sa pure che il rimpianto lascia più segni, e quindi fa come il massaggiatore a bordo ring, mettendo cerotti e dandoti acqua con la cannuccia. Non sentenzia sulla tua idiozia (lo farai benissimo da sola) ma è già lì con la spalla inclinata per farti sfogare con litri di lacrime e stampellarti quando vacillerai.</p>



<p>Non conosco società meglio costruite ed efficienti di quelle che tante donne mettono su a velocità inimmaginabili, nei momenti di necessità o di gioia di una di loro, per cui è evidente che le reti femminili sono reali, resilienti e solide (che ha la stessa origine di solidali… coincidenze? Non credo). Dunque.. solo grazie a tutte, davvero.</p>
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		<title>Conversazioni in terrazza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2020 11:51:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Finalmente possiamo ritrovarci dopo il lungo periodo di forzata lontananza. Ed è strano ritrovarci noi quattro da sole. In terrazza. Quella stessa terrazza che ha visto i nostri giochi infantili, i piccoli litigi, le festicciole di adolescenti, le riunioni familiari, la mancanza di alcune persone care, il sopraggiungere di altre persone care. Ma questo pomeriggio la terrazza è tutta nostra, di noi quattro: le sorelle March, come mi piaceva immaginarci&#8230;</p>
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<p>Finalmente possiamo ritrovarci dopo il lungo periodo di forzata lontananza. Ed è strano ritrovarci noi quattro da sole. In terrazza. Quella stessa terrazza che ha visto i nostri giochi infantili, i piccoli litigi, le festicciole di adolescenti, le riunioni familiari, la mancanza di alcune persone care, il sopraggiungere di altre persone care. Ma questo pomeriggio la terrazza è tutta nostra, di noi quattro: le sorelle March, come mi piaceva immaginarci quando ero una ragazzina fresca di lettura di Piccole donne. In quegli anni ogni volta che leggevo un romanzo cercavo di trasportarlo poi nella mia vita e nei giochi che facevo con Gabri, la più piccola, la mia compagna del fare finta, la mia vittima (fino a quando non ne poteva più e, forte della sua maggiore stazza, me le dava di santa ragione). Attraversavo gli anni della fanciullezza atteggiandomi a Louise del Giardino segreto, o Maria Closelle di Piccola Robinson, o Wendy di Peter Pan, non disdegnando peraltro ruoli maschili: David Copperfield o Tom Sawyer e finanche l’Ultimo dei Mohicani.</p>



<p>Ma il mio cuore era nel tinello della famiglia March con Meg/Mariolina, Jo/Marcella, Beth/io, Amy/Gabri. Avrei voluto un altro secolo, dei lunghi e ampi vestiti, un camino intorno al quale riunirci, una mamma sempre saggia e un papà in guerra. Avrei voluto per me e le mie sorelle un andare sempre d’accordo, uno spirito di sacrificio a gara, delle prove in cui cimentarci. Un lieto fine.</p>



<p>Ed ora eccoci qui, quattro sorelle March dai 70 agli 80 anni riunite intorno al tavolinetto della terrazza, stranamente da sole senza il corteo dei giovani e meno giovani che hanno allargato la nostra famiglia. Quasi quasi ci sentiamo impacciate, non sappiamo di che parlare. Del passato? Troppa nostalgia. Del presente? Ma se non facciamo altro per telefono. Del futuro? Troppo rischioso. “Allora &#8211; dico &#8211; faccio un tè?” Vado in cucina, quella stessa cucina dove ho imparato a farlo il tè, prendo le tazze buone, di Nonna, quelle dove ci offriva la cioccolata, che il tè ancora da noi non si usava. Il tempo di arrivare con il vassoio in terrazza e l’infusione è già pronta.</p>



<p>Sorseggiamo e facciamo un po’ di gossip sul resto della parentela. Franco è appena tornato dall’ospedale, Flora ancora non si riprende per la morte di Paola e per la mancanza delle nipoti, Franca, malgrado l’età e la lombaggine, è in crociera e dice che l’animatore la corteggia a dispetto di tante ragazze, Giovanna è diventata la Barbablù delle badanti: è alla sesta, Ernesto continua il lockdown tanto gli è piaciuto, Rosetta vuole 100 invitati per i suoi 70 anni in barba agli assembramenti.</p>



<p>“Siamo diventati tutti vecchi e matti” sospira Gabri che è la più giovane della compagnia. “Ma che vecchi e vecchi. Con tutte le cose che abbiamo da fare non è certo il caso di piangerci addosso.” replica Mariolina. La conversazione si sposta sui nipotini, sulle coppie, sul lavoro, sui mutui, sui trasferimenti, sul futuro. E sì, la nostra Mariolina/Meg è sempre la più saggia mentre Marcella/Jo, la più intraprendente, fa la sua ennesima inascoltata disattesa proposta imprenditoriale.</p>



<p>“Ancora tè?” Prendiamo anche una fetta di crostata. “Buona, squisita, la più buona in assoluto.” Beh, non so che bilanci avranno fatto le sorelle March quando si saranno riunite intorno al loro camino fra i 70 e gli 80 anni. Probabilmente, come noi, avranno evitato di fare sottrazioni e si saranno concentrate sulle moltiplicazioni. Probabilmente, come noi, si saranno meravigliate di come ha fatto il tempo a correre tanto, da un camino ad un altro, da una terrazza all’altra. Uguale e diverso. Vicino e lontano.<br>“E’ strano, ritrovarci da sole. Non succedeva da un sacco di tempo.”<br>“Forse da quando ci costringevi a giocare alle sorelle March.”<br>&#8220;Giochiamo alle Piccole donne non si arrendono?”</p>



<p>Patologia: leggero stato di transfert della personalità.<br>Terapia: tè Pu&#8217;er (tè invecchiato a lungo) per cogliere il gusto del tempo e dei suoi sedimenti.<br>Libro: Piccole donne. O meglio Piccole donne crescono? di Louisa May Alcott.</p>
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