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	<title>Studiare Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Studiare Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Se un bambino chiede cosa può fare per l&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 May 2021 16:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Mi chiamo Alessio e vorrei sapere qual è secondo lei la cosa migliore che possiamo fare per l’Italia. Grazie”. Alessio si trova di fronte al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Chissà quanto tempo avrà impiegato con i suoi compagni (scuola primaria) a scegliere che cosa chiedere e poi a formulare la domanda in poche giudiziose parole! Il Presidente gli risponde: “Di solito agli alunni si raccomanda di studiare. Ma io&#8230;</p>
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<p><em>“Mi chiamo Alessio e vorrei sapere qual è secondo lei la cosa migliore che possiamo fare per l’Italia. Grazie”.</em></p>



<p>Alessio si trova di fronte al Presidente della Repubblica, <strong>Sergio Mattarella</strong>. Chissà quanto tempo avrà impiegato con i suoi compagni (scuola primaria) a scegliere che cosa chiedere e poi a formulare la domanda in poche giudiziose parole!</p>



<p>Il Presidente gli risponde: “Di solito agli alunni si raccomanda di studiare. Ma io voglio dire che, oggi, la cosa più importante è un’altra: aiutarsi. Se qualcuno ha un problema con una materia, se ha difficoltà a camminare, se è rimasto indietro: aiutarsi vicendevolmente rende migliore la propria vita e quella degli altri. In questo anno di pandemia lo abbiamo imparato ancora una volta.</p>



<p>C’è stato tanto bisogno dei medici, degli infermieri, delle persone che sono rimaste a lavorare nei supermercati, di chi conduceva gli autobus per potersi muovere e così via. Quando ci si aiuta si vive meglio: questa è probabilmente la prima cosa che potete fare. Da adulti a volte ce lo si dimentica, non ci si aiuta abbastanza, e si vive male”.</p>



<p>Noi leggiamo queste parole e forse corriamo con la mente a riprodurne un quadretto dolce e quasi caramelloso: un bambino che interroga un anziano signore. C’è di più.</p>



<p>Alessio è un (piccolo) cittadino italiano che parla a nome suo e dei suoi compagni che costituiscono una classe, dice infatti<em> “che cosa possiamo fare per l’Italia”</em> perché anche noi siamo Italia e anche a noi tocca fare qualcosa.</p>



<p>Sergio Mattarella è il <strong>Presidente della Repubblica</strong>, ed in questa veste risponde a quei piccoli cittadini.</p>



<p>Dice loro che la cosa più importante è aiutarsi. E quindi espone uno dei compiti che sta nella capacità e nella possibilità dell’agire di ciascuno. Chiarisce opportunamente il valore dell’aiuto reciproco, qualcosa che ha un duplice effetto: rende migliore la propria vita e promuove quella degli altri, un po’ come dire: vai avanti tu e non lasciare alcuno indietro, occorre camminare assieme perché solo così progredisce il Paese Italia. Starai meglio tu in una comunità dove tutti staranno meglio. Abiterai un Paese più prospero, nel quale la condivisione dei beni solleverà la qualità della vita.</p>



<p>Capiamo tutti che non si tratta di un sermoncino che spinge all’essere buoni, ma di un principio costituzionale che reca il sapore della solidarietà, necessaria adesso più ancora di prima, per la ripresa del nostro convivere sociale ed economico.</p>



<p>Un’esperienza che abbiamo già fatta nella triste contingenza della pandemia e che chiede di essere dispiegata ancora in questi mesi nei quali si evidenzieranno perdite di ritmo e di contenuti. Come negare, per esempio, che lo studio a distanza, ha prodotto ritardi in alunni sprovvisti di computer o tablet? I ragazzi sanno aiutarsi tra loro, se non si lasciano prendere dalla tentazione di gabbarsi. Competere non è una gara, ma chiedere la stessa cosa, aspirare alla stessa mèta</p>



<p>Ma è tutta l’Italia che necessita di riscoprire questa dimensione. Sarà sufficiente ricordare che cosa ha significato quel trovarsi sulla stessa barca in tempo acuto di Covid19. E che effetto ha avuto sulla popolazione quella cronaca che ci ha fatto conoscere episodi di grande generosità: <em>“Applicate il ventilatore al mio vicino, lui è più giovane e può salvarsi, io sono anziano e ho meno probabilità”</em>. O quell’altra, pronunciata nei giorni in cui furbetti di bassa misura superavano la fila:<em> “La mia dose di vaccino assegnatela a quella mamma che ha il figlio disabile, ne ho meno bisogno io che vivo solo in casa e per giunta ultranovantenne”</em>.</p>



<p>Anche questa è stata l’Italia che ha praticato il principio civile dell’aiuto, uomini e donne capaci di avvertire la presenza dell’altro non come un impedimento alla personale realizzazione, ma conviventi con più urgenti diritti. Non solo “voglia di comunità”, ma scenari di praticata realizzazione.</p>



<p>Gli adulti – ha chiosato Mattarella – a volte dimenticano la preziosità dell’aiuto. A volte o più ancora spesso. Accade tutte le volte che qualcuno – o vere e proprie cordate di falsi amici – volge le spalle al popolo e persegue interessi personali in disprezzo della giustizia distributiva. Sono casi in cui il potere occupa le Istituzioni, si impadronisce del bene comune e lo piega ad interessi egoistici.</p>



<p>Aiutare gli altri è anche il coraggio di quell’imprenditore reggino che ha accusato i suoi vessatori. Ha reso più praticabile la strada della legalità a chi resta indietro e soffre schiacciato da una pratica tribale purtroppo largamente esistente.</p>



<p>I luoghi e i tempi per rendere concreto l’aiuto vicendevole sono innumerevoli. Il primo resta, senza equivoci, quello di compiere il proprio dovere con competenza e fedeltà. E non vorremmo giammai che questa preoccupazione restasse solo per il piccolo Alessio e per i suoi compagni di scuola.</p>
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		<title>La cacciatrice di pregiudizi. Studiare non rende più intelligenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 10:21:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[Critica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/04/13/falciola-la-cacciatrice-di-pregiudizi-studiare-non-rende-piu-intelligenti/">La cacciatrice di pregiudizi. Studiare non rende più intelligenti</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale dei fatti, costringendo persino il nostro sguardo a censurare le prove che smontano questo tipo di mis-conoscenza.</p>



<p>Pregiudizio odierno: studiare non rende più intelligenti.</p>



<p>L’assunto che se incontri un laureato imbecille, allora significa che laurearsi non serva ad avere più strumenti al servizio della tua intelligenza, dimostra che non… sei intelligente.</p>



<p>Chiuderei qui l’articolo, di cui proprio non avrei pensato ci fosse la necessità, eppure. Eppure siamo passati dal lodevole apprezzamento di ogni autodidatta, che si è formato seriamente, anche non potendo accedere all’istruzione istituzionale, all’eccesso opposto, per cui, chi studia anni nei luoghi consoni, si colma di ben poco utile aria fritta.</p>



<p>Ovviamente decine di studi confermano che la formazione aumenta la nostra capacità di utilizzare le rotelle che ci girano nella testa, così come è impossibile compiere bene qualsiasi cosa, di cui non si conoscono regole, storia, errori, eccetera (dalla cucina al calcio, eh, non parlo solo certo di astrofisica) e allora perché, sempre più persone aderiscono all’elogio dell’ignoranza? Perché l’ultimo della classe è visto con simpatia, mentre il primo è dispregiativamente denominato secchione? Forse per la stessa ragione per cui la volpe finì col disprezzare l’uva.</p>



<p>Quando qualche ex discolo si vanta di aver smentito un suo ex docente che prevedeva per lui gravi disfatte e anzi di aver raggiunto grandi risultati con l’impegno e la dedizione, è proprio sicuro di… averlo smentito?</p>



<p>L’intelligenza è tante cose, di cui due mi interessano particolarmente: una è il problem solving, che in pratica ha permesso l’evoluzione umana e non ci ha fatto fare la fine della capra pyrenaica – la cui ultima esemplare si schiantò sotto un albero &#8211; per cui tramandarsi informazioni e utilizzare il sistema scientifico, ha segnato la strada che ci ha permesso di avanzare fin qui dalle palafitte e dalle clave.</p>



<p>L’altra, molto più stimolante, e forse meno irritantemente ovvia, è l’intelligenza creativa, l’esplosione comunicativa di Monet o di Bach o di Spielberg. Chi può pensare che, senza conoscere il loro strumento, senza aver studiato (e goduto) di migliaia di opere del loro ambito, senza volersi aggiornare continuamente, le loro menti avrebbero prodotto tutto quanto? Possono i delfini o le formiche, che hanno capacità adattive e comunicative notevoli, creare? No, perché non bastano gli strumenti ma ne va STUDIATO l’uso, il valore, la storia, ne va SPERIMENTATA la potenzialità…</p>



<p>Tornerò anche sugli esempi basici di prima: un cuoco inventa nuove ricette, se prima ha praticato per anni quelle tradizionali e un calciatore diventa stratega se osserva per ore le vecchie partite e si forma sulle regole e sulle novità fisioterapiche, alimentari, attrezzistiche, psicodinamiche, eccetera.</p>



<p>Infine, io mi ritengo più intelligente dopo un master e una specializzazione? Sì. E, si badi bene, non tanto più intelligente di altri, ma di me stessa. La mia capacità critica, la mia velocità logica, la mia competenza di problem solving, sono potenziate.</p>



<p>La scuola non è più, da decenni, almeno nei nostri fortunati lidi d’Occidente, un appannaggio per pochi, quindi annoverare i titoli non è neanche lontanamente una forma di snobismo, ma di invito a fare delle studio la più stimolante e proficua delle challenge.</p>



<p>L’intelligenza potenziale è una fortuna, ma darle strumenti, è solamente una scelta.</p>
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