<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Studio Archivi - ilcaffeonline</title>
	<atom:link href="https://ilcaffeonline.it/tag/studio/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/studio/</link>
	<description>Il coraggio di conoscere</description>
	<lastBuildDate>Wed, 14 Dec 2022 11:04:23 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.4.2</generator>

<image>
	<url>https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/cropped-avatar-ilcaffeonline-32x32.png</url>
	<title>Studio Archivi - ilcaffeonline</title>
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/studio/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Spazzini con laurea, un inno allo studio e al lavoro</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/12/14/de-luca-spazzini-laurea-studio-lavoro-posto-fisso/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/12/14/de-luca-spazzini-laurea-studio-lavoro-posto-fisso/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2022 11:03:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iltempodiuncaffe]]></category>
		<category><![CDATA[ambizione]]></category>
		<category><![CDATA[Dignità]]></category>
		<category><![CDATA[Dispersione scolastica]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[elevazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Laurea]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[netturbina]]></category>
		<category><![CDATA[Posto fisso]]></category>
		<category><![CDATA[professionalità]]></category>
		<category><![CDATA[Professione]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[spazzini]]></category>
		<category><![CDATA[Studio]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4775</guid>

					<description><![CDATA[<p>La vicenda di Federica Castiglia, 24 anni, con laurea in ottica e optometria che, superato un regolare concorso, viene assunta da Asia, azienda municipalizzata per la pulizia della città di Napoli, merita un attento esame (ben oltre queste righe) per il fatto in sé e anche per le spiegazioni che lei stessa ne ha dato alla stampa. La giovane è attratta dallo studio, si laurea con poca difficoltà, ma ne&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/12/14/de-luca-spazzini-laurea-studio-lavoro-posto-fisso/">Spazzini con laurea, un inno allo studio e al lavoro</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La vicenda di Federica Castiglia, 24 anni, con laurea in ottica e optometria che, superato un regolare concorso, viene assunta da Asia, azienda municipalizzata per la pulizia della città di Napoli, merita un attento esame (ben oltre queste righe) per il fatto in sé e anche per le spiegazioni che lei stessa ne ha dato alla stampa.</p>



<p>La giovane è attratta dallo studio, si laurea con poca difficoltà, ma ne incontra tante nell’avviarsi al lavoro: assunzioni precarie e instabilità contrattuali sono causa di scoraggiamento. Desidera un lavoro “<em>vero e stabile</em>”, che garantisca un “<em>posto fisso con ampie garanzie</em>”. Decide di concorrere per netturbina, non trovando “<em>niente di particolare in una laureata che, come lavoro, sceglie liberamente di fare la spazzina</em>”. Di più: “<em>Per me si tratta di un lavoro di grande dignit</em>à”.</p>



<p>Verrebbe da esclamare: “Siamo dinanzi ad una vera rivoluzione!”. Per poterlo dichiarare a tutto tondo, avremmo bisogno di essere sicuri di un particolare importante: sapere se la dottoressa Castiglia è, però, pentita di aver studiato. Ha già risposto: “<em>No, questo no</em>”.</p>



<p>A questo punto il quadro si fa più completo e anche più lumeggiante su una questione di grande dibattito. Si ripete spesso: conviene studiare se poi non c’è sbocco lavorativo per la professione cui ci si sente destinati? A che serve lo studio? E’ davvero importante?</p>



<p>Notiamo che allo stesso concorso di Napoli risultano vincitori: 12 laureati, 169 diplomati di secondaria superiore e 19 muniti di licenza di terza media, persone che in qualche modo avranno trovato uguali o differenti motivazioni della Castiglia. Come dire: se necessità fa virtù come spesso accade, può anche darsi per vera che una certa consapevolezza per avanzare nel mondo del lavoro si va altresì profilando. Rimanere nell’attesa che venga il bel giorno è anche perdere tempo, poiché il calendario è inflessibile alle richieste delle buone e legittime aspirazioni.</p>



<p>E allora possiamo dire di essere già alla scissione di quel principio rigido che vorrebbe lo sbocco lavorativo fortemente legato al titolo di studio? E’ presto per dirlo, una lucciola non fa primavera. Siamo piuttosto all’affermazione di “non essersi pentiti di aver studiato”. Perché è un diritto lo studio ed è anche un bene. E’ un diritto il lavoro ed è anche un beneficio altissimo per la persona. Lo studio è (anche) di una materia in particolare, ma resta soprattutto la grande occasione per la promozione e la più utile elevazione della persona. E’ andare a scuola che è già grande avventura. Prendere lezioni, ascoltare chi tramanda (più anziano in genere), stare convivere e confrontarsi con i pari-età, assumere la postura di chi si confronta col passato, si apre al presente e guarda lontano è tappa di vita che non dovrebbe poter mancare a nessuno, nei grandi centri così come nelle periferie del nostro Paese.</p>



<p>E anche il lavoro. Di suo, il lavoro, amiamo ripetere che dà dignità. Ma è anche vero che è sempre l’uomo che resta chiamato ad assegnare dignità al lavoro che compie. Detto sbrigativamente si può costatare come ancora esistono lavori e lavori, con una classificazione e una destinazione dei soggetti rimasta ancorata a schemi a dir poco discutibili. Quei laureati e diplomati entrati nella municipalizzata di Napoli, in qualche modo, possono conferire una certa attrazione all’insù a quei compagni di lavoro meno provvisti di titoli. Come dire: è finito il tempo per la destinazione obbligata di certi soggetti. Se hai meno, meno avrai anche in termini lavorativi. Non è necessario andare a scuola, potresti pur sempre fare lo spazzino.</p>



<p>La dottoressa Castiglia e i suoi 180 compagni che a scuola sono andati chi per una laurea e chi per un diploma, a noi sembra che abbiano cantato un inno allo studio e un altro al lavoro. Hanno esaltato l’uno e l’altro. Li hanno resi compatibili e hanno pure lanciato un messaggio di incoraggiamento a quel 16,6% di ragazzi del Sud che stanno nella zona di dispersione scolastica. E’ come se stessero ancora dicendo: è bella la scuola ed è bello il lavoro. Serve la scuola e necessita il lavoro. Nobilita l’una e nobilita l’altro. Persino fa vedere da vicino un altro adagio dei bei tempi che furono: si studia per la vita e non per la scuola. Perché, all’estremo delle cose, resta sempre un uomo o una donna a maneggiare un computer o una ramazza. Vuoi mettere, però, che sia anche laureato? Accende l’uno e spinge l’altra. Va finendo il tempo delle grandi esclusioni e delle tristi separazioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/12/14/de-luca-spazzini-laurea-studio-lavoro-posto-fisso/">Spazzini con laurea, un inno allo studio e al lavoro</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/12/14/de-luca-spazzini-laurea-studio-lavoro-posto-fisso/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Se un bambino chiede cosa può fare per l&#8217;Italia</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/05/27/deluca-se-un-bambino-chiede-cosa-puo-fare-per-litalia/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/05/27/deluca-se-un-bambino-chiede-cosa-puo-fare-per-litalia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 May 2021 16:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Aiutarsi]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[Classe]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Generosità]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia distributiva]]></category>
		<category><![CDATA[Infermieri]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Mattarella]]></category>
		<category><![CDATA[Medici]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Studiare]]></category>
		<category><![CDATA[Studio]]></category>
		<category><![CDATA[Vaccino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3096</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Mi chiamo Alessio e vorrei sapere qual è secondo lei la cosa migliore che possiamo fare per l’Italia. Grazie”. Alessio si trova di fronte al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Chissà quanto tempo avrà impiegato con i suoi compagni (scuola primaria) a scegliere che cosa chiedere e poi a formulare la domanda in poche giudiziose parole! Il Presidente gli risponde: “Di solito agli alunni si raccomanda di studiare. Ma io&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/05/27/deluca-se-un-bambino-chiede-cosa-puo-fare-per-litalia/">Se un bambino chiede cosa può fare per l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>“Mi chiamo Alessio e vorrei sapere qual è secondo lei la cosa migliore che possiamo fare per l’Italia. Grazie”.</em></p>



<p>Alessio si trova di fronte al Presidente della Repubblica, <strong>Sergio Mattarella</strong>. Chissà quanto tempo avrà impiegato con i suoi compagni (scuola primaria) a scegliere che cosa chiedere e poi a formulare la domanda in poche giudiziose parole!</p>



<p>Il Presidente gli risponde: “Di solito agli alunni si raccomanda di studiare. Ma io voglio dire che, oggi, la cosa più importante è un’altra: aiutarsi. Se qualcuno ha un problema con una materia, se ha difficoltà a camminare, se è rimasto indietro: aiutarsi vicendevolmente rende migliore la propria vita e quella degli altri. In questo anno di pandemia lo abbiamo imparato ancora una volta.</p>



<p>C’è stato tanto bisogno dei medici, degli infermieri, delle persone che sono rimaste a lavorare nei supermercati, di chi conduceva gli autobus per potersi muovere e così via. Quando ci si aiuta si vive meglio: questa è probabilmente la prima cosa che potete fare. Da adulti a volte ce lo si dimentica, non ci si aiuta abbastanza, e si vive male”.</p>



<p>Noi leggiamo queste parole e forse corriamo con la mente a riprodurne un quadretto dolce e quasi caramelloso: un bambino che interroga un anziano signore. C’è di più.</p>



<p>Alessio è un (piccolo) cittadino italiano che parla a nome suo e dei suoi compagni che costituiscono una classe, dice infatti<em> “che cosa possiamo fare per l’Italia”</em> perché anche noi siamo Italia e anche a noi tocca fare qualcosa.</p>



<p>Sergio Mattarella è il <strong>Presidente della Repubblica</strong>, ed in questa veste risponde a quei piccoli cittadini.</p>



<p>Dice loro che la cosa più importante è aiutarsi. E quindi espone uno dei compiti che sta nella capacità e nella possibilità dell’agire di ciascuno. Chiarisce opportunamente il valore dell’aiuto reciproco, qualcosa che ha un duplice effetto: rende migliore la propria vita e promuove quella degli altri, un po’ come dire: vai avanti tu e non lasciare alcuno indietro, occorre camminare assieme perché solo così progredisce il Paese Italia. Starai meglio tu in una comunità dove tutti staranno meglio. Abiterai un Paese più prospero, nel quale la condivisione dei beni solleverà la qualità della vita.</p>



<p>Capiamo tutti che non si tratta di un sermoncino che spinge all’essere buoni, ma di un principio costituzionale che reca il sapore della solidarietà, necessaria adesso più ancora di prima, per la ripresa del nostro convivere sociale ed economico.</p>



<p>Un’esperienza che abbiamo già fatta nella triste contingenza della pandemia e che chiede di essere dispiegata ancora in questi mesi nei quali si evidenzieranno perdite di ritmo e di contenuti. Come negare, per esempio, che lo studio a distanza, ha prodotto ritardi in alunni sprovvisti di computer o tablet? I ragazzi sanno aiutarsi tra loro, se non si lasciano prendere dalla tentazione di gabbarsi. Competere non è una gara, ma chiedere la stessa cosa, aspirare alla stessa mèta</p>



<p>Ma è tutta l’Italia che necessita di riscoprire questa dimensione. Sarà sufficiente ricordare che cosa ha significato quel trovarsi sulla stessa barca in tempo acuto di Covid19. E che effetto ha avuto sulla popolazione quella cronaca che ci ha fatto conoscere episodi di grande generosità: <em>“Applicate il ventilatore al mio vicino, lui è più giovane e può salvarsi, io sono anziano e ho meno probabilità”</em>. O quell’altra, pronunciata nei giorni in cui furbetti di bassa misura superavano la fila:<em> “La mia dose di vaccino assegnatela a quella mamma che ha il figlio disabile, ne ho meno bisogno io che vivo solo in casa e per giunta ultranovantenne”</em>.</p>



<p>Anche questa è stata l’Italia che ha praticato il principio civile dell’aiuto, uomini e donne capaci di avvertire la presenza dell’altro non come un impedimento alla personale realizzazione, ma conviventi con più urgenti diritti. Non solo “voglia di comunità”, ma scenari di praticata realizzazione.</p>



<p>Gli adulti – ha chiosato Mattarella – a volte dimenticano la preziosità dell’aiuto. A volte o più ancora spesso. Accade tutte le volte che qualcuno – o vere e proprie cordate di falsi amici – volge le spalle al popolo e persegue interessi personali in disprezzo della giustizia distributiva. Sono casi in cui il potere occupa le Istituzioni, si impadronisce del bene comune e lo piega ad interessi egoistici.</p>



<p>Aiutare gli altri è anche il coraggio di quell’imprenditore reggino che ha accusato i suoi vessatori. Ha reso più praticabile la strada della legalità a chi resta indietro e soffre schiacciato da una pratica tribale purtroppo largamente esistente.</p>



<p>I luoghi e i tempi per rendere concreto l’aiuto vicendevole sono innumerevoli. Il primo resta, senza equivoci, quello di compiere il proprio dovere con competenza e fedeltà. E non vorremmo giammai che questa preoccupazione restasse solo per il piccolo Alessio e per i suoi compagni di scuola.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/05/27/deluca-se-un-bambino-chiede-cosa-puo-fare-per-litalia/">Se un bambino chiede cosa può fare per l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/05/27/deluca-se-un-bambino-chiede-cosa-puo-fare-per-litalia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La cacciatrice di pregiudizi. Studiare non rende più intelligenti</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/04/13/falciola-la-cacciatrice-di-pregiudizi-studiare-non-rende-piu-intelligenti/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/04/13/falciola-la-cacciatrice-di-pregiudizi-studiare-non-rende-piu-intelligenti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuliana Falciola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 10:21:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[Critica]]></category>
		<category><![CDATA[Docenti]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza]]></category>
		<category><![CDATA[Logica]]></category>
		<category><![CDATA[Pregiudizi]]></category>
		<category><![CDATA[Problem solving]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Studiare]]></category>
		<category><![CDATA[Studio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2860</guid>

					<description><![CDATA[<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/04/13/falciola-la-cacciatrice-di-pregiudizi-studiare-non-rende-piu-intelligenti/">La cacciatrice di pregiudizi. Studiare non rende più intelligenti</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I pregiudizi somigliano ai miti, perché mescolano elementi veri &#8211; o verosimili &#8211; a fantasie. Quello che li differenzia, a mio parere, è che il pregiudizio si forma prima della nostra esperienza reale, mentre il mito ricrea, o meglio rinarra, gli eventi a posteriori. Il pericolo è quando, per pigrizia, per ignoranza, per abitudine, ma più spesso, per educazione ricevuta, sostituiamo con pregiudizi e miti la realtà oggettiva ed esperienziale dei fatti, costringendo persino il nostro sguardo a censurare le prove che smontano questo tipo di mis-conoscenza.</p>



<p>Pregiudizio odierno: studiare non rende più intelligenti.</p>



<p>L’assunto che se incontri un laureato imbecille, allora significa che laurearsi non serva ad avere più strumenti al servizio della tua intelligenza, dimostra che non… sei intelligente.</p>



<p>Chiuderei qui l’articolo, di cui proprio non avrei pensato ci fosse la necessità, eppure. Eppure siamo passati dal lodevole apprezzamento di ogni autodidatta, che si è formato seriamente, anche non potendo accedere all’istruzione istituzionale, all’eccesso opposto, per cui, chi studia anni nei luoghi consoni, si colma di ben poco utile aria fritta.</p>



<p>Ovviamente decine di studi confermano che la formazione aumenta la nostra capacità di utilizzare le rotelle che ci girano nella testa, così come è impossibile compiere bene qualsiasi cosa, di cui non si conoscono regole, storia, errori, eccetera (dalla cucina al calcio, eh, non parlo solo certo di astrofisica) e allora perché, sempre più persone aderiscono all’elogio dell’ignoranza? Perché l’ultimo della classe è visto con simpatia, mentre il primo è dispregiativamente denominato secchione? Forse per la stessa ragione per cui la volpe finì col disprezzare l’uva.</p>



<p>Quando qualche ex discolo si vanta di aver smentito un suo ex docente che prevedeva per lui gravi disfatte e anzi di aver raggiunto grandi risultati con l’impegno e la dedizione, è proprio sicuro di… averlo smentito?</p>



<p>L’intelligenza è tante cose, di cui due mi interessano particolarmente: una è il problem solving, che in pratica ha permesso l’evoluzione umana e non ci ha fatto fare la fine della capra pyrenaica – la cui ultima esemplare si schiantò sotto un albero &#8211; per cui tramandarsi informazioni e utilizzare il sistema scientifico, ha segnato la strada che ci ha permesso di avanzare fin qui dalle palafitte e dalle clave.</p>



<p>L’altra, molto più stimolante, e forse meno irritantemente ovvia, è l’intelligenza creativa, l’esplosione comunicativa di Monet o di Bach o di Spielberg. Chi può pensare che, senza conoscere il loro strumento, senza aver studiato (e goduto) di migliaia di opere del loro ambito, senza volersi aggiornare continuamente, le loro menti avrebbero prodotto tutto quanto? Possono i delfini o le formiche, che hanno capacità adattive e comunicative notevoli, creare? No, perché non bastano gli strumenti ma ne va STUDIATO l’uso, il valore, la storia, ne va SPERIMENTATA la potenzialità…</p>



<p>Tornerò anche sugli esempi basici di prima: un cuoco inventa nuove ricette, se prima ha praticato per anni quelle tradizionali e un calciatore diventa stratega se osserva per ore le vecchie partite e si forma sulle regole e sulle novità fisioterapiche, alimentari, attrezzistiche, psicodinamiche, eccetera.</p>



<p>Infine, io mi ritengo più intelligente dopo un master e una specializzazione? Sì. E, si badi bene, non tanto più intelligente di altri, ma di me stessa. La mia capacità critica, la mia velocità logica, la mia competenza di problem solving, sono potenziate.</p>



<p>La scuola non è più, da decenni, almeno nei nostri fortunati lidi d’Occidente, un appannaggio per pochi, quindi annoverare i titoli non è neanche lontanamente una forma di snobismo, ma di invito a fare delle studio la più stimolante e proficua delle challenge.</p>



<p>L’intelligenza potenziale è una fortuna, ma darle strumenti, è solamente una scelta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/04/13/falciola-la-cacciatrice-di-pregiudizi-studiare-non-rende-piu-intelligenti/">La cacciatrice di pregiudizi. Studiare non rende più intelligenti</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/04/13/falciola-la-cacciatrice-di-pregiudizi-studiare-non-rende-piu-intelligenti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una paradossale vicinanza. Lettera dalla scuola in quarantena</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/04/09/una-paradossale-vicinanza/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/04/09/una-paradossale-vicinanza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 06:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Buona scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Genitori]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Lavagne]]></category>
		<category><![CDATA[Quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Smart working]]></category>
		<category><![CDATA[Studio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=187</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dove non era riuscita ad arrivare “la centosette” (meglio nota come la legge, cosiddetta, della “buona scuola”), è arrivato il coronavirus. D’altronde – con buona pace di chi quella legge volle e difese – forse solo la necessità di garantire il diritto allo studio nel corso di una pandemia di queste dimensioni poteva riuscire a smuovere il corpaccione della scuola nel suo insieme, costringendolo (con le cattive) a intraprendere davvero&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/04/09/una-paradossale-vicinanza/">Una paradossale vicinanza. Lettera dalla scuola in quarantena</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dove non era riuscita ad arrivare “la centosette” (meglio nota come la legge, cosiddetta, della “buona scuola”), è arrivato il coronavirus. </p>



<p>D’altronde – con buona pace di chi quella legge volle e difese – forse solo la necessità di garantire il diritto allo studio nel corso di una pandemia di queste dimensioni poteva riuscire a smuovere il corpaccione della scuola nel suo insieme, costringendolo (con le cattive) a intraprendere davvero la sua odissea nello spazio virtuale. </p>



<p>Si tratta però di una “migrazione” che presenta un aspetto singolare: finisce in un luogo le cui coordinate configurano una sorta di paradosso spaziale. Infatti, come nel capolavoro di Kubrick il punto di arrivo del viaggio interstellare non è altro che l’intimità di una stanza, in cui l’estremo della morte tocca quello della vita, così mi pare che anche l’odissea 2.0 dell’istruzione pubblica, in questo frangente tragico, non abbia fatto altro che portare le cattedre nelle case, sia degli studenti sia dei loro insegnanti, a più stretto contatto con le vite degli uni e degli altri, riducendo paradossalmente la distanza spirituale, pur nell’aumento di quella fisica (in ciò di sicuro aiutata anche dalla condivisione di un comune destino di incertezza e sgomento). </p>



<p>Insomma, ogni mattina ho l’impressione che il laptop che mi connette con i miei ragazzi assomigli a un “wormhole” che collega in un soffio spazi anni luce distanti. Quelli della mia e della loro intimità: Platone, Spinoza, Nietzsche fanno un balzo dalla mia stanza alla loro. Sullo sfondo, dalla mia parte, alternativamente il muro di libri che mi hanno consentito di diventare me o i disegni di Giovanni e Giulio (o direttamente Giovanni e Giulio, con la loro infantile consapevolezza); dalla loro le camerette, i salotti, i tinelli, la loro vita, l’aria che respirano, le mamme o i papà in smart working che passano, con la circospezione di tecnici di uno studio televisivo costretti ad attraversare l’inquadratura. È la scuola che va dalla famiglia, direttamente: la loro, la mia. Un’istituzione che tende la mano a un’altra, nel momento in cui le mani è meglio non si tocchino. </p>



<p>Una distanza, infine, che esplode di vicinanza: ragazzi e genitori che ringraziano professori; professori che si ammazzano di fatica per continuare a fare il loro lavoro aggiornando in tempo reale le metodologie didattiche e valutative, mentre imparano a conoscere e gestire strumenti spesso estranei a una classe docente non più giovanissima e legata (diciamolo: anche da un legame di autentico amore) alla carta, al gesso e all’ardesia (anche adesso che nelle aule di sempre più istituti le lavagne multimediali stanno spalancando nuove possibilità di insegnamento e apprendimento, anche “in presenza”). </p>



<p>Ci voleva una pandemia, ci voleva il dolore, ci voleva questa “migrazione”, per fare migrare anche noi insegnanti dalla realtà dello spazio reale alla realtà dello spazio virtuale, dove i nostri ragazzi già erano di casa. Ma adesso è lì che hanno bisogno di noi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/04/09/una-paradossale-vicinanza/">Una paradossale vicinanza. Lettera dalla scuola in quarantena</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/04/09/una-paradossale-vicinanza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
