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	<title>Tokyo Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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		<title>Alice Volpi: &#8220;Mi auguro che alla scherma venga riconosciuta l’importanza che merita a livello nazionale, non solo olimpico.&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lejla Cassia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2020 08:21:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Otto titoli italiani, sedici podi nazionali, cinquantacinque internazionali, di cui sedici ori, diciotto anni di scherma, settantasei tornei disputati. Sono i numeri da capogiro della fiorettista toscana Alice Volpi, talento precocissimo della scherma. Ventotto anni compiuti lo scorso 15 aprile, Alice Volpi non ha bisogno di presentazioni. Eccellenza dello sport italiano, ha impugnato il suo fioretto a soli sette anni e da quel momento non si è più fermata, collezionando&#8230;</p>
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<p>Otto titoli italiani, sedici podi nazionali, cinquantacinque internazionali, di cui sedici ori, diciotto anni di scherma, settantasei tornei disputati. Sono i numeri da capogiro della fiorettista toscana Alice Volpi, talento precocissimo della scherma. Ventotto anni compiuti lo scorso 15 aprile, Alice Volpi non ha bisogno di presentazioni. Eccellenza dello sport italiano, ha impugnato il suo fioretto a soli sette anni e da quel momento non si è più fermata, collezionando medaglie nazionali e internazionali, in tornei individuali e a squadre.&nbsp;Tokio 2020 doveva essere la sua prima Olimpiade, il coronamento naturale di una carriera sportiva in ascesa, ma com’era prevedibile la necessità di contenere i danni causati dal COVID19 ha costretto gli organizzatori dei Giochi Olimpici a fare un passo indietro, rinviando tutto al 2021.&nbsp;ilcaffeonline l’ha raggiunta telefonicamente per una lunga chiaccherata, in occasione della Giornata Nazionale dello Sport.&nbsp;</p>



<p><strong>Tokio 2020 sarebbe stata la tua prima Olimpiade. Com&#8217;è stato vivere l&#8217;altalena adrenalinica, dalla notizia della partecipazione, agli allenamenti, all&#8217;inevitabile rinvio?</strong><br>Tokio 2020 era un sogno che si stava realizzando. In questi ultimi due anni avevo dimostrato tanto, ero riuscita a portare a segno anche un Mondiale. La qualificazione per le Olimpiadi stavano procedendo per il meglio, avvertivo un po’ di tensione ma avevo la carica giusta per partire. Poi, purtroppo, c’è stata la pandemia. Onestamente, per un po’ ho sperato che almeno le Olimpiadi ne potessero uscire indenni ma mi sono resa conto quasi subito che la posticipazione era inevitabile. </p>



<p><strong>Il lockdown ha visto da un lato il proliferare di sportivi last minute e dall&#8217;altro una battaglia morale contro chi lo sport lo pratica davvero, anche in forma amatoriale. Da sportiva di professione, come hai metabolizzato le percezioni immediatamente successive al blocco?</strong><br>La mia quotidianità è basata sulla preparazione atletica: mi sveglio, faccio colazione e vado ad allenarmi con lo stesso automatismo di chi va a lavorare e continuo così fino al termine della giornata. Nonostante sia molto stancante, devo ammettere che mi è mancato tantissimo non potermi esercitare, con la ritualità di ogni giorno. Stare senza lo sport è veramente difficile, manca non poter scaricare nervosismi e tensioni, per questo mi sono arrangiata come potevo, allenandomi a casa e in giardino. Non ho mai smesso di sudare, sono riuscita ad assicurarmi la mia dose quotidiana di sport, anche perchè, parliamoci chiaro, non sarei riuscita a farne a meno!</p>



<p><strong>Qual è stata la cosa, non relativa alla scherma o allo sport, che ti è mancata di più durante la quarantena?</strong><br>Quello che mancava un po’ a tutti: la libertà! Mi pesava tantissimo non poter uscire con i miei amici, scambiare quattro chiacchere, fare una passeggiata. L’obbligo di non allontanarsi troppi metri da casa era faticoso. Se c’è una cosa che mi è mancata davvero tanto è stata la possibilità di vedere i miei amici. </p>



<p><strong>Lo sport e l&#8217;arte, al pari di tutte le discipline in cui il lavoro coincide con le passioni, viene spesso dato per scontato, con conseguente frustrazione per chi lo pratica per chi vi assiste. C&#8217;è stato un momento in cui hai temuto che il settore sportivo potesse non beneficiare di tutele adeguate per affrontare la crisi? </strong><br>Non è una situazione che ho vissuto in prima persona, faccio parte della Federazione Italiana Scherma che, pur essendo una realtà relativamente piccola, mi ha sempre tutelato e dato tanto. Fortunatamente, non ho mai avvertito quel tipo di preoccupazione. </p>



<p><strong>Secondo i pedagogisti dello sport «Le bimbe scelgono di impugnare il fioretto perché si sentono più forti, i maschietti non vedono l&#8217;ora di darsi battaglia». Cosa ne pensi e cosa ti ha fatto decidere a 7 anni di impugnare il fioretto?</strong><br>Ammetto di essere un amante dello sport in tutte le sue declinazioni, nel tempo libero pratico altre discipline, oltre la scherma. Mi piace giocare a tennis e negli ultimi tempi mi sono appassionata al surf, anche grazie ai viaggi. Nonostante non sia una disciplina molto comune, per i bambini la scherma è uno sport fondamentale! Quando mi sono accostata al fioretto, non avevo idea di cosa si trattasse, l’ho scoperto grazie a mio padre. Mi affascinavano tantissimo le divise bianche. Ricordo che tenere il fioretto mi provocava una strana sensazione, ma da subito, fu una disciplina che mi conquistò letteralmente e non tanto perchè si prestasse a essere utilizzato come strumento di difesa ma perchè mi ricordava le battaglie di Zorro che guardavo da piccola in TV! </p>



<p><strong>Hai fatto della scherma la sua professione. Qual è l&#8217;imprinting di questo sport sulla tua personalità e sul tuo carattere? Quali caratteristiche ha limato e quali ha rinsaldato?</strong><br>La scherma è uno sport stupendo e al pari delle altre discipline ti insegna prima di tutto il rispetto delle regole, sia sociali che comportamentali, come ad esempio la correttezza nei confronti di chi si ha di fronte. Io sono stata fortunata perchè sono riuscita a far diventare una passione il mio lavoro. A 18 anni ho avuto la possibilità di entrare a far parte del gruppo sportivo della Polizia di Stato che mi permette di allenarmi a tempo pieno. Sono cambiata tantissimo grazie alla scherma, da ragazzina ero molto timida ma trascorrere molte ore in palestra ti “obbliga” ad aprirti e a socializzare con tanti bambini. Al tempo stesso, mi ha aiutato a crescere temprandomi caratterialmente e insegnandomi il rispetto reciproco, verso gli altri e per te stessa, quando sali in pedana. </p>



<p><strong>Come vivi la dicotomia risultato di squadra / risultato individuale?</strong><br>Non è cosa semplice, perchè pur esistendo la gara a squadre, la scherma resta sempre uno sport quasi esclusivamente individuale. Quando ti ritrovi a gareggiare individualmente e ad affrontare una competizione a squadre il giorno successivo, devi annullare mentalmente il risultato della giornata precedente, il che rappresenta una dinamica abbastanza complessa da mettere in atto. La scherma italiana fortunatamente ha una squadra che spinge al massimo e noi ci aiutiamo tutte  a vicenda. Fare gioco di squadra resta una cosa abbastanza difficile, occorre molta fiducia reciproca ma si tratta comunque di un assalto a cinque individuale. </p>



<p><strong>Un anno fa sei stata testimonial del progetto “Incentivazione allo Studio 2019”, campagna promossa da Federscherma e dall’Istituto per il Credito Sportivo e volta a premiare la tenacia e la perseveranza di atlete e atleti che coniugano con successo il doppio percorso studio /sport. Quanto e come contribuisce la disciplina sportiva alla formazione della persona?</strong><br>Ovviamente non è semplice; lo sport richiede tantissimo impegno ma posso dirti con certezza che può coesistere con lo studio. Praticare uno disciplina sportiva può dilatare il tempo per la conclusione degli studi universitari ma non impedisce certo di laurearsi. Conoscono tanti atleti che ci sono riusciti e sto cercando di farlo anch’io, nonostante abbia iniziato tardi. Studiare è un elemento fondamentale per la formazione personale. </p>



<p><strong>Lo sport ha un forte potere terapeutico, esattamente come la musica. Ho letto che poco prima di salire in pedana, ti piace ascoltare Battisti o De Andrè. Oltre questo, cosa ti piace e come ti rapporti al ritmo e all’armonia?</strong><br>C’è chi sconsiglia di ascoltare musica poco prima della gara per il suo potere rilassante. A me in realtà è capitato di ascoltare qualcosa prima di salire in pedana e mi ha aiutato a distrarmi e ripulire la mente. In generale, ho gusti abbastanza variegati, ma devo ammettere che non ho per nulla il senso del ritmo, nonostante la mia mamma sia brasiliana! Mio fratello però suona la chitarra, lui sì che ha il ritmo nel sangue! Io provo a cantare o ballare ma non ci sono proprio portata. Ho una propensione naturale per la ritmica sportiva ma non musicale! </p>



<p><strong>“Lo Sport”, “La Scherma”: semantica maschile e semantica femminile qui giocano ad armi pari, com&#8217;è normale che sia. Fuori dalle regole grammaticali, come vive Alice Volpi la distinzione di genere? Ti è mai successo di notare uno squilibrio in questo senso? E di contro: come vivi la competizione con le tue colleghe?</strong><br>Esistono ancora molti sport considerati prettamente maschili, penso al calcio o al basket. Nonostante questo, ci sono state delle atlete che si sono distinte in queste due discipline ma di cui purtroppo si ricordano in pochi. D’altra parte, non si può negare che esista una differenza fisica tra uomo e donna che condiziona inevitabilmente le prestazioni sportive. Io mi diverto a tirare con i ragazzi, in ritiro capita di sfidarci donne contro uomini ma lo facciamo sempre partendo con un vantaggio a nostro favore, perchè obiettivamente la fisicità è fondamentale in questo tipo di competizione e sarebbe quasi impossibile vincere contro un uomo appartenente alla tua stessa categoria. Al netto di questo, ci divertiamo tantissimo durante queste sfide e non avverto alcun tipo di inferiorità. Vivo benissimo anche la competizione con le mie colleghe, sono sempre stata un’agonista e adoro le sfide, ma finita la gara, fuori dalla pedana torna tutto come prima. Siamo amiche, ci sfoghiamo in pedana, ognuna dà il massimo per vincere ma smaltito il nervosismo post gara torna tutto alla normalità. </p>



<p><strong>Oggi ricorre la giornata nazionale dello sport, ma gli sport sono tutti diversi fra loro. I professionisti vi si dedicano quotidianamente, ma il grande pubblico si accorge di alcune discipline, se va bene, ogni quattro anni all’accensione del fuoco olimpico. Quali sono le parole della più forte fiorettista italiana in questa ricorrenza? E a chi le rivolge?</strong><br>Purtroppo è vero, nonostante la scherma sia uno sport che, in occasione dei Giochi Olimpici, ha portato all’Italia tantissime medaglie, forse più di tutte le altre discipline sportive, in assenza di Olimpiadi viene quasi dimenticata; in televisione le gare sono trasmesse pochissimo e questo ovviamente mi provoca un grande dispiacere, non potrei dire altrimenti. La Federazione sta cercando di portare la scherma in molti contesti, anche all’interno delle scuole. Quello che mi auguro è che a questa disciplina splendida venga riconosciuta l’importanza che merita a livello nazionale, non solo olimpico.</p>
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		<title>Gianni Petrucci: si giochi, in sicurezza, quanto più è possibile</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/05/14/raco-petrucci-si-giochi-quanto-piu-possibile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2020 08:04:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Basket]]></category>
		<category><![CDATA[Black Mamba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Federazione Italiana Pallacanestro ha deciso di fermare i campionati, non assegnare titoli e bloccare promozioni e retrocessioni. Non c’erano le condizioni per riprendere i campionati?Se abbiamo deciso di fermare i campionati è perché evidentemente non si poteva fare diversamente. Molte le considerazioni che abbiamo fatto, mentre mancavano ancora tante giornate alla fine della fase regolare. Inoltre tutte e tre le leghe, di serie A, nazionale e femminile, hanno condiviso&#8230;</p>
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<p><strong>La Federazione Italiana Pallacanestro ha deciso di fermare i campionati, non assegnare titoli e bloccare promozioni e retrocessioni. Non c’erano le condizioni per riprendere i campionati?</strong><br>Se abbiamo deciso di fermare i campionati è perché evidentemente non si poteva fare diversamente. Molte le considerazioni che abbiamo fatto, mentre mancavano ancora tante giornate alla fine della fase regolare. Inoltre tutte e tre le leghe, di serie A, nazionale e femminile, hanno condiviso le nostre considerazioni e preoccupazioni. Sono state al nostro fianco e hanno permesso al Consiglio Federale, a cui spettava la decisione finale, di deliberare per il meglio. Una decisione che, mi preme dirlo, ha avuto l&#8217;appoggio di tutti, tant&#8217;è vero che non abbiamo avuto nemmeno una critica dalla stampa.</p>



<p><strong>Come si decide chi parteciperà alle competizioni internazionali il prossimo anno?</strong><br>È un&#8217;indicazione che ci deve venire dalla Lega di Serie A. È fra i suoi compiti. So che ci stanno lavorando e a breve lo sapremo.</p>



<p><strong>Ha parlato di una speciale mascherina sulla quale sta lavorando il Politecnico di Torino che potrebbe consentire agli atleti di respirare durante il gioco. A che punto è la ricerca?</strong><br>Il Politecnico di Torino ha svolto uno studio sul basket, ma anche sugli altri sport, in funzione del Coronavirus. In questo momento ha ricevuto un incarico da parte nostra che nasce dal fatto che siamo stati i primi a fermarci e vorremmo essere i primi a ricominciare. Il basket è anche playground all&#8217;aperto e 3&#215;3. Senza dimenticare i tanti tornei estivi che hanno caratterizzato la storia del nostro sport. Non appena avremo i permessi dal Governo per poter giocare all&#8217;aperto noi vogliamo ripartire. L&#8217;incarico che abbiamo dato al Politecnico di Torino è di studiare una mascherina che possa essere eventualmente utilizzata giocando all&#8217;aperto e che permetta una buona respirazione. È una possibilità che vogliamo verificare per questa estate.</p>



<p><strong>La possibilità di giocare all&#8217;aperto è una ipotesi anche per l’attività agonistica?</strong><br>Noi non dimentichiamo le nostre origini, ma le competizioni ufficiali non si giocheranno all&#8217;aperto. Non ci saranno campionati nazionali di 5contro 5 per capirci. Non lo vogliamo noi, per i più diversi motivi, fra cui la sicurezza di pubblico e giocatori, e la FIBA, inoltre, non lo permetterebbe. La FIBA acconsente solo il 3&#215;3 all&#8217;aperto come manifestazione ufficiale e ci trova d&#8217;accordo.</p>



<p><strong>Il calcio ha seguito una via diversa rispetto agli altri sport. Troppo difficile mettere d’accordo tutti gli interessi che circolano intorno al calcio?</strong><br>Capisco e rispetto il mondo del calcio. Sono stato Commissario della FIGC per un anno, e commissario degli arbitri per un altro. Oltre ad esserne stato segretario generale per sette anni. È un mondo che posso dire di conoscere. Mi auguro che riparta, ovviamente in sicurezza. Ma la mia posizione è più quella di un tifoso, perché lo sono, che in questo momento aspetta di vedere la propria squadra di nuovo in campo, seguendola in TV.</p>



<p><strong>È credibile la proposta di giocare soltanto nelle regioni con minore indice di contagio?</strong><br>Non spetta a me dare una risposta. Non vorrei sembrare sgarbato dicendo che non mi riguarda, ma di sicuro non è fra i miei compiti.</p>



<p><strong>Il mondo dello sport è preparato alla possibilità che anche la ripresa della nuova stagione possa essere affrontata senza pubblico?</strong><br>Direi che la necessità fa virtù. Non credo che i campionati possono stare fermi, e mi riferisco anche al basket, per così tanto tempo. Ne perderemmo in termini di concorrenza con gli altri sport, di rapporti in generale con i media, di sponsorizzazioni e ultimo, ma non ultimo per importanza, non dimentichiamo che la Nazionale a novembre deve tornare in campo</p>



<p><strong>Sarebbe giusto, in caso di porte chiuse, dare la possibilità alle tv di trasmettere in chiaro gli eventi sportivi?</strong><br>È un problema di contratti che riguarda le leghe. A livello strettamente personale sono favorevole, più basket si vede in televisione, meglio è, più gente si innamora della nostra disciplina.</p>



<p><strong>Meno incassi, meno soldi dai diritti televisivi, meno introiti pubblicitari. Molte società hanno meno risorse per i cartellini: c’è il rischio che in sport come calcio, basket, pallavolo i migliori non verranno più in Italia (vedi caso Zaytsev a Modena). Stavamo invertendo la tendenza negli ultimi anni con l&#8217;arrivo di Ronaldo nel calcio e Teodosic nel basket. Il rischio è di un ritorno indietro?</strong><br>Non credo proprio. La pandemia che stiamo vivendo è un problema globale, non solo italiano o europeo. Siamo nella stessa condizione di tutti i paesi più evoluti nel basket. Anche la Turchia, che in questi anni ha investito tanto nel basket, è ferma. Questo non vuol dire che non ci possa essere qualche contraccolpo nel senso di imprenditori che si possono tirare indietro o ridurre la propria presenza. Penso a quelle aziende, adesso in crisi, i cui titolari penseranno inevitabilmente prima ad operai e produzione e dopo alle sponsorizzazioni sportive.</p>



<p><strong>Cosa pensa delle responsabilità affidata ai medici sociali per l’attuazione dei protocolli di sicurezza?</strong><br>È una questione su cui è difficile dare un giudizio. È un ambito professionale su cui non ho le sufficienti conoscenze per esprimermi</p>



<p><strong>Se si individua anche un solo tesserato positivo si rischia di fermare tutta la macchina. Si sta mettendo in piedi un gigante con i piedi di argilla?</strong><br>Posso solo rispondere come il tifoso di alcune domande fa. Per me, ma ripeto parlo da uomo della strada, avrei fatto come si fa in tutta Europa dove un positivo non provoca la quarantena di tutta la squadra e non bloccherebbe il campionato. Devo anche dire però che la decisione spettava, come è giusto che sia, al Ministero della Salute e a tutti gli scienziati che vi collaborano: essi hanno il quadro completo della situazione e hanno preso le decisioni che reputavano più giuste.</p>



<p><strong>Non ha l’impressione che si stia burocratizzando eccessivamente la ripartenza? È un fiorire di protocolli che pretendono di regolare ogni aspetto della vita quotidiana. Non sarebbe meglio, anche per lo sport, un richiamo al buon senso che gli italiani hanno dimostrato di avere?</strong><br>Queste decisioni appartengono ad una realtà al di sopra del nostro livello. Occorre, come ha fatto il Governo, seguire il parere degli scienziati e degli esperti. Nessuno di noi ha vissuto mai una pandemia. Per quanto mi riguarda, sono stato presidente del CONI per 14 anni, oltre che presidente della FIP. La mia filosofia è che si giochi quanto più è possibile, ma con tutte le sicurezze possibili. Per cui…</p>



<p><strong>Qual è la situazione degli impianti sportivi in Italia? Pochi stadi di calcio sono a norma. Come va per la pallacanestro?</strong><br>La situazione degli impianti sportivi in assoluto è deficitaria. Sono stato sindaco e so che sono stati anni duri per i comuni. È anche vero che l&#8217;Istituto per il Credito Sportivo e il suo presidente Andrea Abodi, che stimo, stanno lavorando per mettere a disposizione di tutte le società fondi per poter realizzare nuovi impianti. Nel basket, per quanto riguarda il vertice, sono a conoscenza che Cantù, Brindisi e Derthona, con l&#8217;importante spinta dell&#8217;imprenditore Beniamino Gavio, stanno lavorando per nuovi impianti.</p>



<p><strong>Ritiene che ci sia ancora rischio per le Olimpiadi di Tokyo che sono state rimandate al 2021?</strong><br>Mi auguro di partecipare con la nostra Nazionale ai Giochi Olimpici del prossimo anno. Forse sono stato uno dei primi al mondo a dire che i Giochi andavano rinviati. Ci ho azzeccato e non solo per fortuna, ma anche perché ho vissuto tante edizioni dei Giochi Olimpici. I Giochi non iniziano il giorno della sfilata, ma mesi prima, ad esempio, già con la quarantena dei cavalli. La mia previsione si è attirata reazioni spocchiose. Sinceramente non vorrei riazzeccarci anche perché vorrei accompagnare almeno una delle due nostre Nazionali, maschile e femminile 3&#215;3, che sono ancora in corsa per la qualificazione.</p>



<p><strong>Come si è mossa la FIP per facilitare la ripresa dell’attività anche per chi pratica la pallacanestro in carrozzina?</strong><br>La pallacanestro in carrozzina non è gestita dalla FIP ma dal Comitato Paralimpico. Avremmo voluto gestirla, ma il presidente del Comitato Paralimpico Luca Pancalli, mio ex vicepresidente al CONI, non ha voluto. Forse per un pizzico di gelosia. Per cui la risposta alla sua domanda la può dare solo Pancalli.</p>



<p><strong>Quest&#8217;anno terribile è iniziato nel peggiore dei modi per lo sport, con la perdita il 26 gennaio di Kobe Bryant, uno dei più grandi di sempre, particolarmente legato all&#8217;Italia. Cosa ci lascia in eredità &#8220;Black Mamba&#8221;?</strong><br>Tanto. Il suo sorriso, l&#8217;essere una persona normale nonostante fosse un&#8217;atleta eccezionale, l&#8217;amore per l&#8217;Italia, ma soprattutto l&#8217;amore che la gente gli ha mostrato una volta che è scomparso. In tutta la mia lunga carriera non avevo mai visto una cosa del genere. Come dicono i ragazzi Mamba forever.</p>
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