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	<title>TV Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>TV Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Noi e la guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 16:15:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Forse di questi giorni qualcosa di strano si agita in noi. Come definirlo? Turbamento, vergogna? In questo nostro mondo, questa volta assai ravvicinato, c’è una guerra in corso. E risultano preponderanti le parole e i filmati che i telegiornali catapultano nelle nostre case, perlopiù ad ora di pranzo e di cena. Che cosa possiamo fare, spegnere la tivù? Certo che no. Sarebbe come uscire dal mondo. E allora stiamo lì&#8230;</p>
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<p>Forse di questi giorni qualcosa di strano si agita in noi. Come definirlo? Turbamento, vergogna? In questo nostro mondo, questa volta assai ravvicinato, c’è una guerra in corso. E risultano preponderanti le parole e i filmati che i telegiornali catapultano nelle nostre case, perlopiù ad ora di pranzo e di cena.</p>



<p>Che cosa possiamo fare, spegnere la tivù? Certo che no. Sarebbe come uscire dal mondo. E allora stiamo lì ad ascoltare, guardare, commuoverci e stramaledire, contando i minuti e augurandoci di arrivare più in fretta possibile alla fine di tutto e a voltar pagina su altre notizie più lievi.</p>



<p>La guerra, però, è quella cosa che (forse) solo adesso ci stiamo accorgendo che esiste. Sappiamo pure che così non è, poiché di tanto in tanto c’è almeno un signore biancovestito che si affaccia da una finestra una volta a settimana e all’ora di pranzo (per giunta quello della domenica) e ci ricorda che la guerra è in corso. La definisce addirittura “mondiale”, aggiunge che è la “terza” e viene combattuta “a pezzetti”. Si tratta di quei pezzetti che a noi sfuggono, perché solo in fretta ce ne danno notizia i telegiornali, solo in poche righe ce ne racconta la carta stampata, ed è così che finiamo un po’ tutti per saltarla in audio, video e lettura, scusandoci col dire: “Non riesco a sopportare certe scene di sofferenza e atrocità”.</p>



<p>A questo moto ne corrisponde un altro, oppure lo genera: siamo troppo intro-proiettati, ovvero chiusi nel nostro orticello e quindi allergici agli affari del mondo. Più propensi ad allevare e carezzare il nostro mondo, facendolo assurgere alla statura di quel mondo che contiene l’intera umanità.</p>



<p>Da qui la vergogna e quel turbamento che, naturalmente, viene a visitarci di questi giorni. E che, nel contempo, fa sorgere una domanda: dove ero io, in che mondo vivevo, ho vissuto, se è scoppiata un’altra guerra (perché quella in Ucraina è altra o altra ancora, stante a Papa Francesco)?</p>



<p>Può accadere anche questo: trovarsi in un mondo che la guerra concepisce, prepara e arma e sfilarsi da questo mondo. In realtà è difficile che tutto ciò avvenga, ma si può finanche stare in questo mondo e non abitarlo. Si può, tenendolo fuori, facendo in modo che mai entri per nessuna fessura nel mio habitat. Eppure qualche saggio consigliava al buon cittadino di pensare globale e agire locale.</p>



<p>Quando il paradigma non è questo, i guasti sono (sarebbero) evidenti: i potenti diventano più potenti, mentre il popolo sciaguratamente si trova defilato al momento in cui si trattano scelte di capitale importanza finanche per porzioni consistenti di umanità, per non dire di popoli e nazioni.</p>



<p>Oggi diciamo di volere la pace. E non v’è dubbio che siamo sinceri. Pensiamo bene, ma forse in ritardo. Una puntualità più amata e un’informazione più accurata ci avrebbero favorito nell’essere lì, col peso della nostra opinione, quando altre scelte, previe alla guerra, ci avrebbero visti attori determinanti.</p>



<p>C’è la tendenza ad etichettare come sognatori gli operai della pace e di tanto in tanto prestare noi stessi come ammiratori di quelli che amano le maniere forti. Si verifica tutto ciò anche nel nostro piccolo: sono troppi e sgangherati, fuori tempo e fuori luogo, gli osanna ai ducetti folcloristici nella nostra Italia così come quelli, meno gridati ma non meno convinti, ai boss malavitosi allocati intorno a noi. Quando arrivano ai fatti scatta il nostro sdegno. </p>



<p>Francamente, siamo arrivati tardi. Quello di prima era il tempo nostro. Perciò resta vero: “Se vuoi la pace, prepara la pace”. E Michail Gorbaciov, già nel 1989, aveva avvertito: “La vita punisce chi arriva troppo tardi”. Resta la speranza conficcata in ogni alito vivente per far volare la colomba della pace.</p>
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		<title>Se una sera un film</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jan 2022 09:23:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Compagnia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quante serate in casa in questo tempo di pandemia. Non so voi, ma io ho riscoperto, o scoperto, che la tv è una buona compagnia. Specie se la sera riesco a trovare un filmetto che mi accompagni verso una notte tranquilla. Innocuo,&#160;nel senso che non fa pensare, non pone problematiche, non tiene con il fiato sospeso. Non sapete quanti di questi film propongono ogni sera i vari canali e se&#8230;</p>
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<p>Quante serate in casa in questo tempo di pandemia. Non so voi, ma io ho riscoperto, o scoperto, che la tv è una buona compagnia. Specie se la sera riesco a trovare un filmetto che mi accompagni verso una notte tranquilla. Innocuo,&nbsp;nel senso che non fa pensare, non pone problematiche, non tiene con il fiato sospeso. Non sapete quanti di questi film propongono ogni sera i vari canali e se non bastano ci sono altre emittenti con altrettanti filmetti. </p>



<p>Lo schema che cerco è quello del romanzo rosa che ha segnato il mio passaggio dall&#8217;infanzia all&#8217;adolescenza. Lei o lui tornano al paese di origine, ritrovano o trovano l&#8217;amore, superano qualche contrasto (un&#8217;altra lei o lui, un equivoco, un segreto da confessare), ma alla fine è un lieto fine. L&#8217;ambientazione varia di pochi dettagli, relativa ad un tempo non ben definito, si può arricchire di ville e tenute e cavalli e panorami mozzafiato. (Lei sempre in twin set e filo di perle, dice la mia compagna di banco e di gusti). </p>



<p>Se è tratto da un romanzo di Rosamunde Pilcher sono letteralmente, come la protagonista, a cavallo. Ma anche Inga Lindstrom non è male. Spesso riesco a coinvolgere Francesca che dopo cena mi fa un po&#8217; compagnia guardando il telefonino e raramente lo schermo. &#8220;Tanto so che succede&#8221;.</p>



<p>Questo fino al &#8220;liberi tutti&#8221; che mi ha spinto a solidarizzare, pur con qualche perplessità, con quelli che non ne potevano più delle restrizioni, delle chiusure, di un modo di vivere anacronistico. Mi sono detta: come ho seguito le disposizioni restrittive ora seguirò le aperture. Diciamo che il mio è stato un cambiamento concettuale, non logistico e ha riguardato anche la serata televisiva. La svolta è avvenuta quando Francesca e famiglia hanno ripreso ad andare a cena fuori.</p>



<p>Ho consultato il sito dei palinsesti televisivi:&nbsp;thriller no, fantascienza meno che meno, violenza generica da escludere, film d&#8217;autore, visti e rivisti. Ho cambiato telecomando e sono passata a Netflix e simili. Prima di intraprendere la, so già&nbsp;faticosa, ricerca mi sono procurata qualcosa da bere. Niente tisane soporifere o tè delicati. &#8220;Tutti liberi&#8221; anche dalle abitudini, dal ciarpame di rituali che sanno di chiuso e di solitudine. In frigo c&#8217;è una lattina dimenticata da Giorgia di tè frizzante. Sì, fatto con acqua frizzante e molto zucchero e naturalmente infuso scadente (Orrore avrei detto in altri limitati tempi). Ora è proprio quello che ci vuole.</p>



<p>Cercare un film su queste piattaforme è come cercare il classico ago nel pagliaio: ultime uscite, i più visti, i film del momento, i vari generi, dalla commedia al dramma, dagli italiani agli americani, dai recenti ai vecchissimi, dai moderni agli storici e così via per tutte le classificazioni possibili e immaginabili. Dopo un&#8217;ora di ricerca e dopo essermi resa conto che gira gira mi venivano proposti sempre gli stessi titoli, ho optato per &#8220;una storia sul divario generazionale, commedia drammatica, candidato Oscar, premiato ripetutamente: Vi presento Toni Erdmann&#8221;. Non direte che rispetto a Rosamunde Pilcher non è un &#8220;liberi tutti&#8221;, una rottura con ogni schema da lockdown.</p>



<p>La storia mi prende. Lei, Ines, una sofisticata Sandra Hüller, decisa, in carriera, perfetta nello stile, e lui, il padre, Peter Simonischek, folle e determinato a riportare il sorriso nella vita stressata della figlia. Mi godo la trama, la lentezza, il non detto che mi impegna più del detto, la parrucca e i dentoni di Wilfried, l&#8217;assurdità delle situazioni, faccio confronti personali sul rapporto genitore-figlio con la voragine personale che tende a spalancarsi sugli errori, le&nbsp;disattenzioni le irruzioni indebite e inevitabili. Ines appare sempre inappuntabile, non avrà il twin-set e le perle, ma è perfetta in tailleur pantalone nero e immancabile camicia bianca, chignon biondo e scarpe a décolleté. </p>



<p>Questo fin quando irrompono nel soggiorno, reduci dalla serata, Francesca e figli. Mi giro sorridente per salutarli e li vedo tutti e quattro portarsi le mani alla bocca spalancata quanto o più degli occhi. Segue l&#8217;urlo di Francesca: &#8220;Mamma, ma cosa ti stai vedendo?&#8221;. Sto per rispondere: &#8220;Vi presento Toni Erdman&#8221; quando il dito puntato di Francesco mi fa volgere verso la TV e con orrore mi ritrovo davanti una Ines completamente nuda-tranne che per l&#8217;orologio d&#8217;oro- che gira disinvolta mostrando tutte le angolature del suo smilzo fisico: di fronte, di retro, di fianco, di basso, di alto e fa gli onori di casa ad una altrettanto nuda segretaria e nudo e peloso capo. &#8220;Mamma&#8221; ripete sdegnata Francesca e non aggiunge altro&#8221;. </p>



<p>Ti assicuro che non è un film porno. Lei sempre in pantaloni neri e camicia bianca&#8221;, farfuglio al culmine dell&#8217;imbarazzo. &#8220;Nonna, non ha nemmeno le mutande. Questa è un&#8217;orgia&#8221; dice tranquillamente soddisfatta della sua precisazione Ester, mentre Giorgia è restata con la bocca spalancata e muta. &#8220;Perché quel signore ha il pisellino di fuori? &#8220;mi chiede Francesco&#8221;: deve fare la pipì &#8220;taglio corto&#8221;. Mamma&#8221; ripete questa volta afflitta Francesca, e poi &#8220;Subito tutti a casa e a letto&#8221;. &#8220;No, io voglio vedere come finisce&#8221;, si risveglia dallo sbalordimento Giorgia. &#8221; Ho detto tutti subito a casa e a letto&#8221;. In quel momento torna Luigi che era andato a parcheggiare. Francesco gli corre incontro gridando &#8220;Papà,&nbsp; papà&nbsp; non entrare, Nonna si sta vedendo un film con&nbsp; una donna tutta nuda e un signore con il pisellino di fuori.&#8221;</p>



<p><strong>Patologia</strong>: insofferenza nei confronti delle limitazioni di ogni genere.<br><strong>Terapia</strong>: tè, freddo, scadente, frizzante e un film vero. Potrebbe essere <strong>&#8220;Vi presento Toni Erdman&#8221;</strong> di Maren Ade,&nbsp;ma preparatevi agli scherzi, alle sorprese, ai ribaltamenti di scena, e a rinunciare definitivamente alla vostra&nbsp;&nbsp;rispettabilità di fronte ai congiunti più stretti.</p>
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		<title>Casalinghe, professoresse e frigoriferi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Oct 2021 11:34:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Va bene che era napoletano e spiritoso, ma quel giorno che sul Corriere della Sera scrisse un articolo sulla crisi della scuola, dette proprio l’impressione di esagerare Giuseppe Galasso, storico, docente universitario, parlamentare e giornalista. A proposito di insegnanti donne ne fece passare talune per “insegnanti-casalinghe” (così, con il tratto d’unione). E lasciò impegnati i suoi lettori nel determinare la prevalenza dell’una sull’altra professione.&#160; Chi lesse a suo tempo quell’editoriale&#8230;</p>
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<p>Va bene che era napoletano e spiritoso, ma quel giorno che sul Corriere della Sera scrisse un articolo sulla crisi della scuola, dette proprio l’impressione di esagerare Giuseppe Galasso, storico, docente universitario, parlamentare e giornalista. A proposito di insegnanti donne ne fece passare talune per “insegnanti-casalinghe” (così, con il tratto d’unione). E lasciò impegnati i suoi lettori nel determinare la prevalenza dell’una sull’altra professione.&nbsp;</p>



<p>Chi lesse a suo tempo quell’editoriale ci restò un po’ maluccio. Un’esagerazione. Fa la tara a quell’esagerazione quello stesso lettore che oggi legge una notizia giunta da Lamezia Terme. Gli agenti della Guardia di Finanza stavano eseguendo una verifica di routine. Fattura dopo fattura scoprono una bella birichinata. Sessantadue (non uno o due per caso) insegnanti hanno praticato questo giochino. Si presentavano nel gran negozio di prodotti elettrici ed elettronici e facevano il loro bell’acquisto di uno di quei dispositivi prelevabili con la cosiddetta “Carta del Docente”.</p>



<p>Che cos’è questa carta? Alla buona: un documento con tanto di autorizzazione ministeriale e precisa intestazione alla persona, della consistenza di Euro 500, per pagare libri, pubblicazioni, biglietti per musei e teatri, prodotti hardware e software. E tutto questo allo scopo di offrire un supporto monetario a quanto già un insegnante sostiene in uscita dal suo stipendio per tenersi aggiornato.</p>



<p>Preso in mano lo scontrino, il diligente insegnante (parliamo di quei 62, e se altri ve ne siano stati non è dato conoscere), guardandolo e riguardandolo, precipitava nel precedente e consolidato convincimento, quello di prima che gli arrivasse la “carta”: “Aggiornarmi? Io? E perché mai? Un libro, un computer, un software? E per farci cosa?”. Il ministero vorrebbe: per meglio adeguarsi alla funzione docente.</p>



<p>Breve esitazione per poi subito rientrare in negozio e recuperare pragmatismo. Più o meno così: riconsegna dello scontrino per passare all’altro reparto, quello più utile e divertente: smart–tv, smartphone e, soprattutto, elettrodomestici.&nbsp;</p>



<p>E qui torna Giuseppe Galasso. Non la prevalenza del professore o della professoressa sulla casalinga, ma della casalinga sul professore o sulla professoressa. Non con libri e computer si preserva la funzione docente, ma con tv ed elettrodomestici. Tanto più questi attrezzi sono efficienti e affidabili, tanto più garantiscono ai docenti tranquillità mentre sono a scuola o nel pomeriggio quando studiano e visionano elaborati.&nbsp;</p>



<p>Questa notizia non ci voleva. Ma il fatto, se le cose stanno veramente così, non ci voleva. Gli insegnanti non si vogliono bene, non si aiutano, non collaborano a ricostruire di sé stessi un’immagine più consona, più aderente al loro status. Sanno che sono nell’occhio del ciclone, invisi ai genitori dei loro alunni più di quanto lo siano degli alunni stessi, che pure in gran numero continuano ad amarli e ammirarli.</p>



<p>Dovrebbero recuperare scienza, abilità comunicativa, spessore culturale che è anche aggiornamento. Una rivista al mese, un libro all’anno, una visita museale, una serata a teatro ci starebbero a meraviglia. Quella “carta” era proprio per questo. Anche perché per le altre categorie di lavoratori pare non ci siano carte-recanti-euro per la lavatrice o la cucina da rottamare. L’aiuto era mirato, era anche sulla parola e prima ancora su un’intesa – quella di aggiornarsi – che non poteva non essere condivisa.</p>



<p>Un anziano preside della scuola che fu soleva ripetere: “Gli insegnanti sono eterni alunni”, quelli che non smettono mai di chiedere di uscire per andare al bagno e poi dirigersi al piano di sotto per salutare la morosa. Sarà, però questa volta al piano di sotto non incontrano la dirigente. Incontrano gli agenti della Guardia di Finanza. E qualcuno di questi potrebbe essere persino un ex alunno. Ma non lo dirà, ne siamo certi.</p>
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		<title>Le luci degli altri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 May 2021 12:29:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Durante questo anno di più o meno rigoroso lockdown, nelle casalinghe serate di coprifuoco, ho instaurato nuovi rituali,  impensabili in tempi normali. Prima, in insperata e imprevedibile classifica, è assurta la TV con i suoi triti e ritriti programmi da criticare nelle telefonate del giorno dopo, ma soprattutto come comodo schermo per serie compulsive (un episodio dopo l&#8217;altro, una stagione dopo l&#8217;altra). Durante gli stacchi pubblicitari, nelle pause dovute a&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Durante questo anno di più o meno rigoroso lockdown, nelle casalinghe serate di coprifuoco, ho instaurato nuovi rituali,  impensabili in tempi normali. Prima, in insperata e imprevedibile classifica, è assurta la TV con i suoi triti e ritriti programmi da criticare nelle telefonate del giorno dopo, ma soprattutto come comodo schermo per serie compulsive (un episodio dopo l&#8217;altro, una stagione dopo l&#8217;altra). Durante gli stacchi pubblicitari, nelle pause dovute a sfinimento, nella necessità di fare comunque due passi, mi sono dedicata alle luci degli altri. Dapprima distrattamente e poi sempre più consapevolmente ho perfezionato un itinerario dalla finestra al balcone.</p>



<p>Finestra. Profilo ombrato delle colline attraversate da un tratto della vecchia statale illuminata da sporadici fanali. Deserta, ma se si ha la pazienza di soffermarsi qualche minuto dietro i vetri, si potranno vedere comparire i fari di una solitaria auto. Chi sfida il coprifuoco? Quale necessità o temerarietà è alla guida? Un&#8217;urgenza dolorosa, il coraggio cieco dell&#8217;amore, una bravata di incosciente età? O più semplicemente e meno romanticamente un rientro dal lavoro? </p>



<p>Intanto i fari si sono spenti dietro la curva. Abbassando lo sguardo non si può, anche se si volesse, non scontrarsi con un grosso cubo di cemento messo lì a deturpare il paesaggio. Tre piani di degrado urbanistico che non rispondono nemmeno al fabbisogno abitativo essendo quasi del tutto disabitati.</p>



<p>Un balcone illuminato al piano di mezzo, fino a notte fonda. Forse il geometra che ha progettato la casa espia tra insonnie e incubi il suo crimine. Poi proprio di fronte alla mia finestra quella di Giulia che combatte gli anni, la solitudine, la paura della notte che assale in eguale misura bimbi e vecchi, lasciando gli scurini aperti e la luce accesa finché quella del giorno non la sostituirà. </p>



<p>Un po&#8217; più in là la terrazza con vista sul mare che resta illuminata fino a tardi. L&#8217;epidemia ha reso abituale una presenza in altri tempi sporadica. Complici il pensionamento, i figli autonomi, la coppia ha abbandonato i ritmi, l&#8217;isolamento, le difficoltà, i contagi della città per reinventarsi una paesana vita rallentata. Bella o brutta, fredda o tiepida che sia la serata, loro non rinunciano alla vista a mare. Stanno uno accanto all&#8217;altro affacciati dalla ringhiera e guardano. Avanti o indietro, non so.</p>



<p>Faccio una deviazione verso la cucina e mi preparo una tisana &#8220;La giusta occasione per concedersi un momento di intimità e riflessione. Ottima contro l&#8217;ansia, concilia il sonno, aiuta a superare lo stress con un&#8217; attitudine più distesa e rilassata&#8221;. Perfetta, con quel tanto di ingannevole che la rende accettabile. È comunque proprio buona e con una tazza calda tra le mani posso affrontare luci che appaiono e scompaiono a ritmo del venticello che scuote i cipressi lì in fondo. </p>



<p>Ci siamo e non ci siamo, sembrano dire nel loro apparire e scomparire. Siamo presenti assenze. Siamo il passato che continuamente è oggi nei ricordi. Siamo i rimpianti, il perduto, i rimorsi. Siamo il bene che niente, nemmeno il tempo, può cancellare. Siamo domande senza o con troppe risposte. Siamo, come dice il Cantico, forti come la morte perché siamo amore.</p>



<p>E ora passiamo al balcone. Dai vetri del balcone lo sguardo si allarga su buona parte del paese. Qui le luci sono tante e perlopiù anonime. Bisogna esercitare la virtù del discernimento e inventarsi una nuova vista che non veda quel che è visibile e distingua invece l&#8217;invisibile. Un po&#8217; come la volpe del Piccolo Principe &#8220;non si vede bene che col cuore. L&#8217;essenziale è invisibile agli occhi&#8221;. Allora chiudo gli occhi per vedere la luce che non c&#8217;è al terzo piano di Viale Mannarino, n. 4. </p>



<p>La luce non c&#8217;è perché l&#8217;appartamento da quando lo abbiamo lasciato noi non è stato più abitato. È quindi ancora ricolmo dal chiasso di sei figli piccoli in scaletta di 10 anni, di Enzo e me che combattevamo la faticosa, ma allegra, ma spensierata, ma appagante, ma condivisa, ma esaltante, ma amorevole sfida di fare della nostra la più bella famiglia del mondo. Del nostro personale mondo s&#8217;intende. E gli anni di viale Mannarino hanno risposto: Sì, lo voglio facendo eco a quel primo Sì lo voglio da cui tutto è partito. Sì, ti accolgo nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, nell&#8217;accordo e nel disaccordo,  nella fatica e nel riposo. Per sempre nella mia vita e oltre la mia vita. Come sigillo nel mio cuore.</p>



<p>Alcune luci si accendono altre si spengono. Accosto gli scurini e vado a letto.</p>



<p><strong>Patologia</strong>: leggere forme di stress<br><strong>Terapia</strong>: della tisana si è già ampiamente detto. Per quanto riguarda il libro non vi aspettate &#8220;Le luci nelle case degli altri&#8221;, che pure ci starebbe, né &#8220;Doppio vetro &#8221; che ci starebbe ancora meglio per analogia di tema, in quanto, (i più attenti lo sanno ) ve l&#8217;ho già consigliato. Scegliete voi. Per questa sera chiudete la Tv, aprite un bel libro, ma non chiudete gli scurini. Le luci degli altri illumineranno pagine e pensieri.</p>
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		<title>Primavera, lockdown e la mia squadra del cuore in TV</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 16:03:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#ilsorpasso]]></category>
		<category><![CDATA[21 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[avellino]]></category>
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[catania]]></category>
		<category><![CDATA[Danilo Ferrari]]></category>
		<category><![CDATA[Domenica]]></category>
		<category><![CDATA[Domenica Sportiva]]></category>
		<category><![CDATA[Lockdown]]></category>
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		<category><![CDATA[Tifosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, domenica 21 marzo, sarà l’ennesima giornata persa? La più flebile speranza, sarà disillusa? State tranquilli, non sono in preda ad una crisi esistenziale, me ne guardo bene, il mio è solo lo sconforto di un tifoso affezionato ad una squadra che, come i figli, anche se te ne fanno passare di tutti i colori, sono “pezzi i core”. Anche oggi ho deciso di farmi del male, seguirò questa partita:&#8230;</p>
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<p>Oggi, domenica 21 marzo, sarà l’ennesima giornata persa? La più flebile speranza, sarà disillusa? State tranquilli, non sono in preda ad una crisi esistenziale, me ne guardo bene, il mio è solo lo sconforto di un tifoso affezionato ad una squadra che, come i figli, anche se te ne fanno passare di tutti i colori, sono “pezzi i core”.</p>



<p>Anche oggi ho deciso di farmi del male, seguirò questa partita: Catania – Avellino. </p>



<p>Qualunque persona razionale avrebbe dato per scontata la sconfitta, anche solo guardando la classifica questa sembrava l’unica conclusione possibile. D’altronde io so, per personale esperienza, quale grande errore sia, fermarsi alle “evidenze”. Eppure , ahimè, sono stato vittima dello stesso pregiudizio. </p>



<p>Oggi, domenica 21 marzo, sarà l’ennesima giornata persa, ma voglio essere comunque presente. Ho anche sperato che rimandassero l’incontro per impraticabilità del campo, invece l’arbitro fischia l’inizio della partita. La speranza fa breccia nel mio cuore, come il raggio di sole che appare fra le nuvole, la partenza non mi sembra catastrofica!</p>



<p>Continuo ad osservare i rossazzurri con apprensione, temendo l’imminente crollo, ed invece continuano a giocare seguendo schemi e ritmi, che risalgono a mesi addietro. Il gol è nell’aria, l’assedio della porta avversaria è come un presagio. Sono contento di non aver desistito, di aver scelto di esserci, di essere seduto comodamente su questo divano.</p>



<p>Un gol, il pareggio, altri due gol, questo il risultato finale, ma solo chi ha seguito la partita ha potuto vedere la passione nei volti e nelle gambe degli undici giocatori in maglia rossazzurra. Passione che sembrava ormai spenta, così come la forza nelle loro gambe.</p>



<p>Invece,è bastata la voce rassicurante di un uomo per riaccendere nei loro cuori la voglia di lottare per dimostrare di saper vincere. Ancora è presto per giudicare l’allenatore, ma l’uomo già mi piace!</p>
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		<title>Il palinsesto dell&#8217;emergenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Romana Ranucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 16:31:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
		<category><![CDATA[Bollettini]]></category>
		<category><![CDATA[Borrelli]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Chigi]]></category>
		<category><![CDATA[Protezione Civile]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per settimane ha tenuto incollati, alle 18, milioni di italiani davanti alla tv, che manco il Festival di Sanremo. Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, del quale tutti ne ignoravano l’esistenza fino a febbraio, è diventato la nuova star della tv con il suo appuntamento giornaliero, a reti unificate, suo malgrado,&#160;e ogni giorno con un ‘ospite’ a sorpresa: l’esperto in campo medico. Talmente popolare da guadagnarsi anche una finestra nei&#8230;</p>
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<p>Per settimane ha tenuto incollati, alle 18, milioni di italiani davanti alla tv, che manco il Festival di Sanremo. Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, del quale tutti ne ignoravano l’esistenza fino a febbraio, è diventato la nuova star della tv con il suo appuntamento giornaliero, a reti unificate, suo malgrado,&nbsp;e ogni giorno con un ‘ospite’ a sorpresa: l’esperto in campo medico. Talmente popolare da guadagnarsi anche una finestra nei programmi pomeridiani di intrattenimento, dal servizio pubblico alla più popolare Barbare d’Urso, che dallo studio lo chiama ancora Angelo.</p>



<p>Dalla quotidiana conferenza stampa della Protezione Civile è stato un tripudio di appuntamenti giornalieri con l’approfondimento di questo maledetto Covid-19. Si sono aggiunte le conferenze bisettimanali dell’Istituto Superiore di Sanità e del commissario all’emergenza, Domenico Arcuri. Un palinsesto completo con edizioni straordinarie, in diretta da palazzo Chigi, del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ci aggiornava sui nuovi decreti. Share mai raggiunti prima da altri programmi, gente attaccata alla tv per sentire bollettini sui nuovi contagi, decessi, guariti, numero di tamponi,&nbsp;news su cure, vaccini, test sierologici.</p>



<p>I volti noti del piccolo schermo a casa, in quarantena, sostituiti dalle nuove ‘star’ dell’emergenza, dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, all’oramai famoso Franco Locatelli, direttore del consiglio superiore di Sanità. Senza parlare di tutti quei virologi che abbiamo iniziato a conoscere in tv, oscurando il già famoso Roberto Burioni. Ogni programma ha il suo preferito, il suo punto di riferimento nella materia Coronavirus. Il problema è che ognuno dice cose diverse lasciando nello smarrimento il cittadino-telespettatore. Da una settimana Angelo ha ceduto ai numeri: sembrano buoni e andare nelle giusta direzione, talmente buoni da far saltare gli appuntamenti quotidiani dalla Protezione Civile e lasciare alle reti il compito di riempire quel vuoto lasciato nel palinsesto dell’emergenza.</p>
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		<title>Occhio, malocchio, prezzemolo e TV</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lo spigolatore di Capri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2020 15:21:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
		<category><![CDATA[Buona fede]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Imbonitori]]></category>
		<category><![CDATA[Maghi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trovo davvero singolare che ancora oggi ci sia qualcuno che con assoluta impudenza spaccia su vari mezzi di comunicazione una serie di castronerie sotto forma di oroscopo. A questi sedicenti maghi, celebrati astrologi e imbonitori da strapazzo vorrei consigliare, passata l’emergenza, di trovarsi finalmente un lavoro serio. Non è più tempo di buffonate, in politica come nelle altre professioni. E’ ormai non più tollerabile che si carpisca la buona fede&#8230;</p>
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<p>Trovo davvero singolare che ancora oggi ci sia qualcuno che con assoluta impudenza spaccia su vari mezzi di comunicazione una serie di castronerie sotto forma di oroscopo. A questi sedicenti maghi, celebrati astrologi e imbonitori da strapazzo vorrei consigliare, passata l’emergenza, di trovarsi finalmente un lavoro serio. Non è più tempo di buffonate, in politica come nelle altre professioni. E’ ormai non più tollerabile che si carpisca la buona fede di tante persone in difficoltà facendo credere loro che la buona sorte dipenda da congiunzioni astrali, cuspidi, ascendenti e altre corbellerie. Chi non può prevedere l’imprevedibile tanto più non sarà in grado di prevedere il prevedibile.</p>
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		<title>La faticosa costruzione del buongusto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosalba Mirci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 06:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere da una quarantena]]></category>
		<category><![CDATA[Fede]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Preghiera]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da giorni circola in rete l’invito a sottoscrivere una petizione per far chiudere il programma di una signora che qualche giorno fa, insieme ad un altro signore suo ospite, ha recitato una preghiera per le vittime della pandemia. Ora, esiste un diritto universalmente riconosciuto alla libertà, nella specie quella di manifestare il proprio pensiero, che deve rimanere incontestato quand’anche faccia a pugni con il buon gusto. E nel caso di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/04/09/la-faticosa-costruzione-costruzione-del-buongusto/">La faticosa costruzione del buongusto</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Da giorni circola in rete l’invito a sottoscrivere una petizione per far chiudere il programma di una signora che qualche giorno fa, insieme ad un altro signore suo ospite, ha recitato una preghiera per le vittime della pandemia.</p>



<p>Ora, esiste un diritto universalmente riconosciuto alla libertà, nella specie quella di manifestare il proprio pensiero, che deve rimanere incontestato quand’anche faccia a pugni con il buon gusto. E nel caso di questi due signori il buon gusto è andato certamente al tappeto. La questione diventa allora se auspicare che prevalga quel gusto o la libertà.</p>



<p>La libertà, quella vera, è faticosa e spinge ad una rettitudine e ad una onestà che non ammette mezze misure: o è piena o non è. Poiché non è agevole discriminare tra libertà diverse, tale deve risultare perfino quella, volgare, di ostentare un momento così intimo come la preghiera. Preghiera per chi è morto, per di più.</p>



<p>Esibire la fede è una clava oggi in voga per catturare certe fasce di consenso. Ma ci tocca difendere anche questa libertà, per quanto ci ripugni, se delle libertà ci piace farci alfieri. È per questo che una petizione non rimetterà a posto le cose. Anzi, verrà tacciata di essere liberticida, e così anche buon gusto che vorrebbe difendere.</p>



<p>Certo il pudore, l’educazione e il buon senso, se proprio non il buon gusto, devono divenire dighe a certi rigurgiti che i più spiritosi contrabbandano per pensiero. Ma sono dighe faticose da erigere, di una fatica lenta e testarda cui non ci si può sottrarre, e per la quale nessun mi piace online potrà far mai da scorciatoia.</p>
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