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	<title>USA Today Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>USA Today Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Biden e le infrastrutture: investire nel futuro non rende  nell&#8217;immediato?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 11:25:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Avrebbe dovuto essere una passeggiata. Negli Stati Uniti tutti si lamentano per le strade piene di buche, i ponti traballanti e gli aeroporti decrepiti e si sa che i parlamentari non vedono l’ora di riportare nei loro collegi elettorali i soldi dei contribuenti, sottraendoli possibilmente a Washington. Eppure, le divisioni insanabili del Paese hanno trasformato l’approvazione del provvedimento proposto da Joe Biden per rimettere in sesto le infrastrutture americane in&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/11/16/maran-biden-e-le-infrastrutture-investire-nel-futuro-non-rende-in-immediato/">Biden e le infrastrutture: investire nel futuro non rende  nell&#8217;immediato?</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Avrebbe dovuto essere una passeggiata. Negli Stati Uniti tutti si lamentano per le strade piene di buche, i ponti traballanti e gli aeroporti decrepiti e si sa che i parlamentari non vedono l’ora di riportare nei loro collegi elettorali i soldi dei contribuenti, sottraendoli possibilmente a Washington. Eppure, le divisioni insanabili del Paese hanno trasformato l’approvazione del provvedimento proposto da Joe Biden per rimettere in sesto le infrastrutture americane in un calvario.</p>



<p>A dire il vero, ci hanno provato, senza riuscirci, anche l&#8217;ex presidente Barack Obama (che pensava che una legge sulle infrastrutture potesse stabilire un terreno d’intesa con i repubblicani) ed il suo successore Donald Trump (che si è proclamato uno dei più grandi imprenditori del mondo e che, tuttavia, come presidente si è dimostrato più abile a demolire che a costruire). Al punto che l’idea di sistemare le infrastrutture americane, con il tempo, è diventata una barzelletta. Fino alla settimana scorsa.</p>



<p>Dai e dai, alla fine, dopo mesi di conflitti penosi a Capitol Hill, il presidente Joe Biden è riuscito a far passare al Congresso un provvedimento da mille miliardi di dollari. Le infrastrutture del Paese saranno rimesse a nuovo. Biden, un appassionato di treni, ha assicurato che l&#8217;Amtrak (sottofinanziata) otterrà miliardi. Inoltre, la nuova legge getterà le basi per una nuova rete di stazioni di ricarica elettrica che potrebbe ravvivare la storia d&#8217;amore dell&#8217;America con l&#8217;automobile.</p>



<p>«Non è esagerato dire che, come Paese, abbiamo fatto un enorme passo in avanti», ha detto Joe Biden, che non ha certo risparmiato i superlativi per festeggiare il passaggio di una pietra angolare del suo programma politico. «Ci mette su una strada per vincere la competizione economica del XXI secolo che dobbiamo affrontare con la Cina e altri grandi paesi e il resto del mondo». Sono in molti tra gli economisti e gli esperti a ritenere, tuttavia, che si tratti di un provvedimento importante. Per fare un esempio, secondo Adie Tomer della Brookings Institution, la legge può rendere davvero il paese più inclusivo, resistente dal punto di vista ambientale e competitivo a livello industriale.</p>



<p>Per Biden, inoltre, l’approvazione della legge è senza dubbio un successo. Il presidente americano aveva certo bisogno di una vittoria, ma il passaggio dell’infrastructure bill conferma anche due principi di fondo della sua campagna elettorale. Il primo è che la democrazia può migliorare la vita delle persone comuni, con l’obiettivo spesso taciuto di prosciugare il risentimento e la rabbia che consente ai demagoghi come Trump di prosperare. Il secondo (spesso deriso) principio del “bidenismo” è che nonostante la pericolosa polarizzazione dell’America, i democratici e i repubblicani possono lavorare insieme (in questa occasione, Biden ha ottenuto diversi voti repubblicani sia alla Camera che al Senato).</p>



<p>«Per tutto il tempo, mi avete detto che in ogni caso non potrò fare niente del genere», Biden ha detto sabato ai giornalisti durante uno dei rari (di questi tempi) momenti di trionfo alla Casa Bianca. «Fin dall&#8217;inizio. No, no, dai, siate onesti. Ok? Non credevate che potessimo fare qualcosa. E non vi biasimo. Perché guardate i fatti e vi chiedete: ‘come faranno a farlo?’».</p>



<p>Giusta osservazione, hanno rimarcato alla CNN. Anche se, hanno aggiunto, molto probabilmente «il provvedimento sulle infrastrutture è destinato ad essere un momento una tantum di parziale unità in una capitale stravolta dagli scontri ideologici e culturali che rispecchiano il Paese».</p>



<p>Alla Casa Bianca sostengono che i benefici del provvedimento diventeranno evidenti con il passare del tempo. E forse hanno ragione. Ma per ora, come ha osservato David Leonhardt sul New York Times, la legge rischia di diventare un altro esempio di quello che la politologa Suzanne Mettler ha definito “lo Stato sommerso”, cioè l’attitudine dell’amministrazione pubblica americana moderna a fare il proprio lavoro così “discretamente” che molti cittadini non si rendono nemmeno conto di trarre beneficio da quel lavoro “invisibile”. Col risultato che, pur beneficiandone, molti americani sono inconsapevoli delle prestazioni sociali che ricevono e perfino, in via di principio, ostili ad esse. Il provvedimento di stimolo dell’amministrazione Obama del 2009, al tempo stesso un successo economico e una delusione politica, è un esempio.</p>



<p>Ciononostante, Joe Biden, che si definisce un «ottimista congenito», si è detto convinto che anche il piano Build Back Better (l&#8217;altro pilastro legislativo del programma di Biden che mira a rigenerare lo stato assistenziale americano e ad investire massicciamente nell&#8217;economia verde) supererà l&#8217;ostacolo del Congresso.</p>



<p>Se così fosse, il bilancio del primo anno della sua presidenza (che comprende anche una campagna di vaccinazione impressionante e il ritiro militare definitivo dall&#8217;Afghanistan, nonostante il terribile caos della sua attuazione durante l&#8217;estate) potrebbe essere davvero definito storico. Tuttavia, al di là del dibattito sull&#8217;efficacia delle misure sociali ed economiche previste, il loro finanziamento e la loro durata, il presidente democratico, come ha scritto la redazione di Le Monde in un editoriale, ha fatto emergere «una dolorosa verità politica, non necessariamente irrimediabile: investire nel futuro non rende nulla nell&#8217;immediato».</p>



<p>Da agosto, la popolarità di Joe Biden è precipitata. Secondo l’ultimo sondaggio pubblicato da “Usa Today”, il tasso di approvazione del presidente degli Stati Uniti è calato al 37,8 per cento. Gli elettori indipendenti e moderati che avevano permesso la sua vittoria alle presidenziali, segnate da una partecipazione record, l&#8217;hanno abbandonato, spiega il quotidiano francese. In Virginia, l&#8217;elezione di un governatore repubblicano ha evidenziato il fenomeno. L&#8217;ostilità nei confronti dei progetti democratici nelle zone rurali è un altro segnale di allarme. Le interruzioni nelle catene di approvvigionamento, l&#8217;inflazione preoccupante, la guerra culturale lanciata dai repubblicani sull&#8217;educazione dei bambini o sul diritto all&#8217;aborto, le limitazioni dei diritti di voto delle minoranze costituiscono un problema immediato. E i democratici devono trovare delle risposte, se vogliono sopravvivere alle elezioni di metà mandato, l’anno prossimo.</p>



<p>«So che siamo divisi, so quanto può essere brutto, e so che ci sono delle posizioni estreme da entrambe le parti che rendono le cose più difficili di quanto non siano state per molto, molto tempo», ha concluso Joe Biden sabato scorso, ricorda Le Monde, ammonendo che «la via di mezzo, quella del compromesso, non è la meno pericolosa».</p>
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		<title>Signor Vicepresidente, sto parlando io!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 14:31:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo (ed unico) dibattito tra Mike Pence e Kamala Harris è stato molto più civile di quello tra il presidente Trump e l’ex vicepresidente Joe Biden. Il candidato vicepresidente democratico Kamala Harris (che viene da una famiglia multirazziale della West Coast progressista) e Mike Pence (un bianco conservatore ed evangelico, che viene dal cuore profondo del paese) rappresentano in modo appropriato le due Americhe che si stanno disputando le&#8230;</p>
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<p>Il primo (ed unico) dibattito tra Mike Pence e Kamala Harris è stato molto più civile di quello tra il presidente Trump e l’ex vicepresidente Joe Biden.</p>



<p>Il candidato vicepresidente democratico Kamala Harris (che viene da una famiglia multirazziale della West Coast progressista) e Mike Pence (un bianco conservatore ed evangelico, che viene dal cuore profondo del paese) rappresentano in modo appropriato le due Americhe che si stanno disputando le elezioni. Entrambi hanno fatto quel che i politici convenzionali sofisticati devono fare: hanno assestato dei colpi, sondato le reciproche debolezze e schivato le domande per le quali non avevano una risposta (politica) sicura.</p>



<p>Harris ha passato la serata a punzecchiare Pence in merito alla pessima gestione della pandemia da coronavirus che ha ucciso più di 210.000 americani. Il vicepresidente uscente ha fatto il possibile per rigirare la frittata descrivendola come un grande successo, ma non poteva fare molto per nascondere l’elefante nella stanza.</p>



<p>La serata si è conclusa probabilmente con un pareggio. Pence ha fatto del suo meglio per difendere il suo capo (che, convalescente, era sicuramente incollato alla Tv). La Harris ha inchiodato l’amministrazione al suo più grande fallimento e non ha fatto errori tali da rallentare la corsa di Biden, ancora in testa nei sondaggi.</p>



<p>Secondo Chris Cillizza della Cnn, «i migliori 15 minuti della senatrice della California, sono stati i primi 15 minuti dal dibattito. Aiutata dal particolare rilievo posto sul Covid-19 e dalla gestione raffazzonata della pandemia da parte dell’amministrazione Trump, Harris ha annientato Pence con i dati relativi all’amministrazione di cui fa parte. ‘Sapevano e hanno taciuto’, ha detto di Trump che ha ammesso di aver minimizzato intenzionalmente la gravità del virus». Harris è stata meno efficace nel difendere Biden dagli attacchi di Pence che ha rimpoverato all’ex vicepresidente di aver detto che avrebbe abrogato tutti i tagli fiscali di Trump e messo fine al fracking (la tecnica per estrarre gas contenuti in certi tipi di rocce presenti nel sottosuolo). «Nel complesso, comunque, credo che Harris abbia fatto quello che un buon vicepresidente dovrebbe fare. Ha criticato duramente Trump, in particolare sul Covid-19 e ha focalizzato l’attenzione sull’amministrazione in carica. L’ho fatto con un atteggiamento calmo, disinvolto e misurato; quando Pence l’ha interrotta, ha usato il silenzio e lo sguardo, alle volte più efficace di ogni parola. E la sua frase, ‘Signor vicepresidente, sto parlando io’, sarà, per i democratici, una di quelle da ricordare».</p>



<p>Il vicepresidente, ha scritto Cillizza, «è un argomentatore molto solido e sottovalutato» e «si è comportato egregiamente». I suoi momenti migliori sono venuti quando criticava le dichiarazioni passate (sulle tasse, sul fracking, sul Green New Deal, sulla Cina) di Biden e di Harris. Ma cercare di difendere le azioni (e l’inerzia) di Trump sulla pandemia è «un compito erculeo». Era il lavoro che Pence aveva di fronte l’altra sera e non c’è da sorprendersi che non ci sia riuscito. «Pence ha sorvolato sullo scetticismo reiterato di Trump riguardo alle misure di mitigazione comprovate (indossare le mascherine, il distanziamento sociale, evitare gli assembramenti), e invece ha cercato di portare il discorso sulla libertà individuale. Il problema della libertà individuale è che non sei libero di fare cose che incidono sulla salute e sulla sicurezza altrui. Contenere il Covid-19 non ha a che fare con le libertà individuali, riguarda l’azione collettiva. L’incapacità di Trump di capirlo è indifendibile &#8211; e Pence non è riuscito a difenderlo».</p>



<p>Le domande della conduttrice, Suzanne Page di USA Today, che ha faticato a tenere a freno Pence, sono state invece eccezionali: «acute, meditate, e sfortunatamente in gran parte senza risposte». Al punto che Tanya Snyder e Katy O’Donnell, su Politico, hanno elencato sette delle principali questioni eluse dai candidati: il tasso di mortalità del Covid in America, i presidenti vecchi bacucchi, la salute, la Cina, l’aborto, la Corte suprema. «‘Il nostro tasso di mortalità è due volte e mezzo quello del Canada’, ha chiesto Page a Pence. ‘Lei ha guidato la task force dell’amministrazione sul coronavirus. Perché il tasso di mortalità americano ha una percentuale più alta di quasi ogni altro paese del mondo?’. Pence ha parlato invece della sospensione dei viaggi dalla Cina, di ‘ripensare i test’ e di consegnare le forniture di emergenza agli operatori sanitari, nonché di mettersi al lavoro per sviluppare un vaccino. Ma non ha spiegato perché l’azione del governo americano non ha ottenuto risultati comparabili con quelli degli altri paesi». In molti hanno scritto di aver perso il conto di quante volte Harris e Pence hanno ignorato platealmente le domande poste da Page. L’esempio più lampante è stato quando Harris ha eluso la domanda di Page sull’età di Biden (e se avessero mai parlato dell’eventualità di un trasferimento del potere presidenziale) e ha impiegato due minuti per raccontare la storia della sua vita.</p>



<p>C’è stata poi la mosca. I media, si sa, si concentrano sulle cose meno importanti. Eppure, come ha scritto Chris Cillizza, «c’era una dannata mosca sui capelli di Pence per due minuti buoni! (Non è un esagerazione sono stati davvero due minuti). Una mosca ha mai avuto una tale visibilità?». E mentre il dibattito stava ancora andando avanti, Biden ha caricato sui social una sua foto con la paletta per le mosche, lanciando un appello per la raccolta di fondi. «Se non credete &#8211; ha chiosato il commentatore della Cnn- che questa dibattito sarà ricordato come «il dibattito della mosca», beh, allora, permettetevi di presentarvi la politica».</p>



<p>A chi, invece, della politica (quella di una volta) avesse davvero nostalgia, consiglio di ascoltare (o di leggere) discorso che Joe Biden ha tenuto martedì scorso in Pennsylvania. A meno di un mese dall’Election Day, Joe Biden ha scelto il campo di battaglia di Gettysburg per pronunciare un grande discorso. Quella di Gettysburg è considerata una delle battaglie più importanti della guerra di secessione americana e si è conclusa con una netta vittoria delle forze dell&#8217;Unione dell&#8217;Armata del Potomac, che arrestarono l&#8217;offensiva in Pennsylvania dell&#8217;esercito confederato dell&#8217;Armata della Virginia Settentrionale. Affacciato sul campo di battaglia, Biden ieri ha invocato la leadership riconciliante di Abraham Lincoln e si è impegnato a rimettere in sesto la «casa divisa» degli americani («Una casa divisa al suo interno non può stare in piedi», diceva infatti Abramo Lincoln). «Possiamo porre fine a questo periodo di divisione. Possiamo porre fine all&#8217;odio e alla paura. Possiamo essere quello che siamo al nostro meglio: gli Stati Uniti d’America». È stato forse il miglior discorso della campagna di Biden.</p>
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