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	<title>Walter Ricciardi Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Walter Ricciardi Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Walter Ricciardi: misure insufficienti. Serve lockdown lungo. La politica non decide. Senza tracciamento inutile riaprire le scuole. Per i vaccini giusto coinvolgere le strutture convenzionate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jan 2021 15:45:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Emanuele Raco e Eugenio Barone L’Ema ha approvato l’utilizzo del vaccino di Moderna. Ne arriveranno altri. A questo punto i problemi riguardano la somministrazione, che appare dappertutto in ritardo. Perché?Probabilmente la rapidità con cui questo vaccino è stato autorizzato ha sorpreso un po’ tutti, tranne gli addetti ai lavori. Noi sapevamo che si viaggiava a tappe forzate, ma il fatto di avere un vaccino a meno di un anno&#8230;</p>
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<p>di Emanuele Raco e Eugenio Barone</p>



<p><strong>L’Ema ha approvato l’utilizzo del vaccino di Moderna. Ne arriveranno altri.  A questo punto i problemi riguardano la somministrazione, che appare dappertutto in ritardo. Perché?</strong><br>Probabilmente la rapidità con cui questo vaccino è stato autorizzato ha sorpreso un po’ tutti, tranne gli addetti ai lavori. Noi sapevamo che si viaggiava a tappe forzate, ma il fatto di avere un vaccino a meno di un anno dall’identificazione del virus ha del miracoloso. Soltanto gli addetti ai lavori capiscono che questo è stato un tempo eccezionale, specie se rapportato ad altre patologie per le quali ancora un vaccino non è stato trovato, oppure ad altri vaccini che non sono così efficaci come questi due che, voglio ricordarlo, hanno una tecnologia nuova che di fatto li caratterizza come vaccini genetici. </p>



<p><strong>Che vuol dire?</strong><br>Che viene somministrata cioè una informazione genetica e poi è il corpo umano che produce questa proteina contro cui impara a reagire nel momento in cui è in contatto con quella del virus.</p>



<p><strong>Anche l’Italia è in affanno. Si poteva fare meglio?</strong><br>Voglio ricordare le recenti parole del primo ministro olandese, che ha chiesto scusa ai suoi cittadini perché l’Olanda non aveva nemmeno procurato i frigoriferi a -80°, cosa che ha costretto il paese a ritardare l’avvio della campagna vaccinale. Noi certamente ci siamo mossi abbastanza in tempo, anche se come sempre tutto è migliorabile, nel senso che io l’avrei fatto ancora un po’ prima. Il meccanismo incrementale con il quale ci stanno fornendo le dosi e il meccanismo incrementale con il quale ci stiamo organizzando potrà essere accelerato e rinforzato per raggiungere l’obiettivo. Potevamo e possiamo fare meglio, però rispetto ad altri paesi siamo in buone condizioni.</p>



<p><strong>Come si intende operare da ora in avanti?</strong><br>Molto sarà condizionato dagli arrivi. Molti di questi vaccini hanno la caratteristica di essere prodotti con grandi difficoltà, poste ad esempio dal rispetto della catena del freddo nel caso di Pfizer, e non possono quindi essere facilmente prodotti per miliardi di persone. I vaccini saranno efficaci nel momento in cui saranno in grado di sconfiggere la pandemia, il che richiede la vaccinazione di miliardi di persone. </p>



<p><strong>E’ importante che arrivino i nuovi vaccini.</strong><br>Importantissimo, sia quello che è attualmente in pole position, ossia AstraZeneca, e poi gli altri nei prossimi mesi. Solo allora potremo dare un’accelerazione alla campagna vaccinale, perché solo così potremo coprire milioni di persone e veramente arrivare prima dell’estate alla metà della popolazione italiana, e dopo l’estate all’altra metà. Quindi dipenderà dalle tempistiche di arrivo. Io sono ottimista, sono convinto che AstraZeneca arriverà tra non molto, e poi che nel secondo trimestre del 2021 potrebbe arrivare anche Johnson&amp;Johnson.</p>



<p><strong>Lei ha fatto l’esempio delle palestre per consentire ai cittadini di essere vaccinati in sicurezza. È questo l’orientamento? Quello di predisporre spazi ampi?</strong><br>Dell’organizzazione della campagna vaccinale si sta occupando la struttura commissariale. Questo però è ineludibile. Per una campagna vaccinale di massa di successo ci vogliono tre elementi. Il primo sono i vaccini, il secondo sono i vaccinatori. È necessario un aumento enorme nel loro numero, partendo dalla base, che in questo momento sono coloro che lavorano per le strutture sanitarie regionali, per poi aggiungere i medici di medicina generale. Se ci sono medici e infermieri in pensione, dotati di capacità ed esperienza, che vogliono vaccinare, vanno reclutati.</p>



<p><strong>Il terzo elemento qual è?</strong><br>La logistica. Dobbiamo fare in modo che milioni di persone arrivino in luoghi di vaccinazione sicuri. Ciò significa che chi si reca alla vaccinazione non deve rischiare a sua volta il contagio, ecco perché è così necessario adottare misure per abbassare il numero dei contagiati, altrimenti gli assembramenti per la vaccinazione rischierebbero paradossalmente di essere pericolosi. Caratteristica necessaria alla logistica sono i grandi spazi, come dimostrano i piani di Gran Bretagna, Israele, Germania e USA. Abbiamo bisogno di grandi spazi sicuri, siano essi palacongressi, palasport, ma anche drive in. Spazi in cui si possa vaccinare in sicurezza. Penso che un paese come l’Italia possa far bene tutte e tre le cose.</p>



<p><strong>Che cosa pensa dell’opportunità di coinvolgere le strutture convenzionate?</strong><br>Penso che sia necessario farlo. Ovviamente c’è bisogno di determinati requisiti organizzativi e di organico. Bisogna che queste strutture siano adeguate, ma credo che sia necessario ampliare a tutte le strutture che siano in grado di fornire un servizio sicuro, garantito, che permetta di condurre a termine l’incremento della campagna vaccinale. Per cui, nel momento in cui non ci sarà più il limite delle dosi disponibili, dovremo essere pronti, perché è chiaro che il settore pubblico strettamente inteso non ce la può fare. </p>



<p><strong>Come procedere?</strong><br>Serve innanzitutto reclutare i medici di medicina generale che, ricordo, in Italia sono liberi professionisti che hanno un contratto di convenzione, come vanno coinvolte le strutture private accreditate convenzionate che abbiano queste potenzialità, e ce ne sono tantissime di alta qualità che possono fare un servizio eccellente.</p>



<p><strong>Le vaccinazioni che si stanno svolgendo e che si svolgeranno sono tracciate a livello centrale? C’è un registro?</strong><br>Questo è un annoso problema, un’ulteriore dimostrazione di quanto la pubblica amministrazione sia già di per sé in difficoltà per la complessità di questi argomenti, e quanto poi lo siano in particolare le amministrazioni regionali. Con la legge Lorenzin sull’obbligatorietà dei vaccini era stata approvata e finanziata la costituzione di un’anagrafe nazionale. Era stata allocata una certa quantità di risorse a questo scopo. Io allora ero presidente dell’Istituto Nazionale di Sanità e ricordo che si decise di affidare al Ministero il compito della gestione di questa anagrafe. </p>



<p><strong>Anche qui c’è lo zampino delle regioni?</strong><br>Naturalmente l’anagrafe vaccinale nazionale è il risultato delle anagrafi vaccinali delle singole regioni, perché i dati vengono raccolti dalle singole regioni. Purtroppo ci sono poche regioni che hanno informatizzato la propria anagrafe; molte di loro non hanno neanche avviato il processo ed hanno solo la versione cartacea dei dati. Così la mamma in alcune regioni deve portare con sé il libretto per le vaccinazioni del figlio. E se quel libretto per qualche ragione si smarrisce, non si sa se quel bambino è stato vaccinato, quante dosi ha ricevuto e così via.</p>



<p><strong>Siamo messi così male?</strong><br>Questa è l’arretratezza, la lentezza. Non voglio difendere a spada tratta Arcuri, che non ha bisogno di me come avvocato difensore, ma che cosa succede oggi? Che di fronte a queste difficoltà &#8211; e ne potrei citare molte altre &#8211; si ricorre alla struttura commissariale per risolvere questi problemi di inefficacia e inefficienza della pubblica amministrazione. Allora è chiaro che la struttura commissariale a quel punto viene ingolfata da tutta una serie di compiti. </p>



<p><strong>Cosa fare?</strong><br>La struttura commissariale deve costruire l’anagrafe per la vaccinazione anti-Covid. Se già l’avessimo sarebbe automatico, basterebbe aggiungere una stringa. Ma non la abbiamo, per cui va costituita ex novo e so che il commissario sta ragionando su quali possano essere le strade più rapide per ottenerla. È un peccato non avere già lo strumento e doverlo costruire ad hoc in fretta e furia.</p>



<p><strong>Questo significa che non abbiamo alcuna possibilità di utilizzare questi dati?</strong><br>Certamente ci sarà un meccanismo di attestazione, sto vedendo che questo è un problema di tutti i paesi. Anche in Israele hanno questo problema, tanto è vero che nella mobilità tra personale diplomatico hanno grandi difficoltà. È una complicazione nuova: mai nella storia ci siamo trovati nella necessità di vaccinare quasi contemporaneamente sette miliardi di persone. I sistemi informativi anche nei paesi più progrediti non sono in grado di gestire questa necessità di copertura e al tempo stesso di certificazione. </p>



<p><strong>Come stanno agendo gli altri paesi?</strong><br>Ogni paese sta affrontando le stesse difficoltà, e proprio in questi giorni, tra consiglieri scientifici dei governi, stiamo cercando un coordinamento per scambiarci informazioni su come risolvere questo problema. Gli americani, che coordinano questo gruppo, ci hanno somministrato un questionario dove ci si domandava se dovessimo occuparci come scienziati anche di questi aspetti operativi o soltanto della ricerca, come abbiamo fatto fin qui. Io per l’Italia ho risposto di sì, perché questi aspetti sono dirimenti per il successo della campagna vaccinale.</p>



<p><strong>È percorribile l’ipotesi di disporre a pagamento della vaccinazione? Non del vaccino, che resterà sempre gratuito, ma della somministrazione.</strong><br>Io credo che non debba essere disponibile un’ipotesi del genere. I cittadini pagano le tasse e, pagando le tasse, hanno diritto ad avere gratuitamente un bene pubblico come il vaccino dato nei modi giusti e nei tempi giusti a tutti coloro che ne hanno diritto. Deve essere un obbligo giuridico e morale quello di garantire tempestivamente a tutti la vaccinazione, senza che nessuno debba pagare. Quello che noi abbiamo sostenuto, e l’Italia insieme a Francia, Germania e Olanda è stata tra i promotori dell’iniziativa, è che il vaccino debba essere considerato un bene pubblico inclusivo. </p>



<p><strong>Quindi non c’è bisogno di pagare?</strong><br>Non c’è bisogno di pagare neppure per la somministrazione. Anche i paesi che non hanno un servizio sanitario nazionale ma un sistema assicurativo sociale stanno andando in questa direzione. Il vaccino deve essere gratuito ed efficacemente distribuito. Questo ovviamente non significa che non bisogna adoperare le strutture private convenzionate, che fanno un servizio pubblico.</p>



<p><strong>Cosa pensa della proposta avanzata da alcuni economisti di poter commercializzare il vaccino?</strong><br>Quella della libera commerciabilità dei vaccini è una provocazione intellettuale, giusta in termini teorici ma non in questa fase. Oggi gli stati sono in grado di rapportarsi a non più di cinque aziende che producono il vaccino. Quello che si è determinato negli ultimi anni è che da una trentina di aziende che producevano vaccini, proprio perché i vaccini non sono così profittevoli dal punto di vista economico, si è finiti con pochissime aziende. Così si rischia di non garantire un approvvigionamento sufficiente per i canali secondari. In queste condizioni la scelta deve essere quella di salvare vite, quindi eticamente scegliamo di proteggere quelli che rischiano di più.</p>



<p><strong>È un rischio molto grande quello di far perdere ancora un anno di lezioni ai nostri giovani. Dobbiamo puntare sulla scuola tutte le nostre attenzioni?</strong><br>Sì, ma dobbiamo fare come avevamo stabilito a marzo, perché se le apri quando non sei in grado di tracciare i contatti le chiudi dopo una settimana. A marzo, anche d’accordo con il ministro, io avevo costituito un piccolo gruppo informale che aveva elaborato una strategia che prevedeva il rafforzamento del tracciamento ed una serie di altre misure che erano perfino state formalizzate. Da parte del ministro c’era una piena disponibilità ad accoglierle tutte.</p>



<p><strong>Perché non è passata?</strong><br>Quando si va in Consiglio dei ministri e ci si confronta con altri ministri, questa roba rimane lettera morta. Perché i cinesi hanno aperto le scuole a centinaia di milioni di bambini e non hanno avuto un caso? Perché le hanno aperte con un tracciamento che dotava i bambini di un codice che consentiva di essere certi di andare a scuola in ambiente protetto e di ritornarne altrettanto protetti. Lo stesso dicasi per altri paesi. Se noi non facciamo così, innanzitutto riducendo la catena dei contagi perché siamo a livelli insopportabili, non andiamo da nessuna parte.</p>



<p><strong>Qual è la soluzione?</strong><br>In questo momento, con questi numeri, l’unica cosa che può garantire di riprendere in mano la situazione è quella di imporre un lockdown lungo, come la stessa Germania sta scegliendo di fare. Farlo rispettare, controllarne gli esiti con test e tracciamento, e riaprire poi definitivamente le scuole. Ma non farlo in questo modo, come stanno facendo i francesi, che riaprono le scuole in condizioni terribili e le richiuderanno a breve.</p>



<p><strong>Quanto dura un lockdown come quello di cui parla?</strong><br>L’evidenza dice che quando si raggiunge un livello di crescita esponenziale, il lockdown minimo è di due mesi. Questo termine, due mesi, terrorizza i politici, terrorizza tutti. E io naturalmente vengo tacciato di essere quello che vuole chiudere l’Italia. In realtà è quello che sta succedendo: la Gran Bretagna starà chiusa due mesi e la Germania starà chiusa due mesi, l’Austria e probabilmente anche l’Olanda alla fine faranno un lockdown di due mesi, e così anche la Polonia e la Repubblica Ceca. </p>



<p><strong>Dare ascolto ai numeri insomma.</strong><br>Noi dobbiamo combattere contro il virus, non contro le evidenze scientifiche. Le evidenze scientifiche ci dicono che quando abbiamo decine di migliaia di casi dobbiamo bloccare tutto.</p>



<p><strong>Fino ad oggi abbiamo preferito affidarci alle soluzioni “morbide”.</strong><br>Le semplici raccomandazioni (state a casa, non assembratevi) di quanto abbassano l’indice di contagio? Del tre per cento. Noi abbiamo misurato che il lockdown lo riduce di circa il venti per cento. Sommando la chiusura delle scuole andiamo al trentacinque. Con le raccomandazioni lo si porta al trentotto, e la chiusura di altre attività non essenziali fa sì che l’indice di contagio si riduca al di sopra del 50%, il che significa che in un paio di mesi possiamo portare la curva alla diminuzione e non alla stabilità. La triste verità scientifica è questa, solo che noi scienziati possiamo dirlo ma i politici fanno fatica ad accettarlo.</p>



<p><strong>Quindi andiamo incontro ad una terza fase di pandemia che ci imporrà restrizioni forti fino a un nuovo lockdown prolungato?</strong><br>Purtroppo sono raccomandazioni necessarie sulla base dei dati. In questo momento in Italia ci sono almeno seicentomila infetti, e non voglio nemmeno considerare l’eventualità che prenda il sopravvento la variante inglese, con un indice di contagiosità del settanta per cento. Tutto ciò induce alla riduzione della curva di contagio con un blocco chiaro, perché tutti capiscano. Ed è necessario che tutti capiscano perché ad esempio ho visto delle immagini di Chiese, a Roma, affollate all’inverosimile. </p>



<p><strong>La libertà di professare la fede.</strong><br>Io insegno all’Università cattolica, capisco bene l’importanza di recarsi a Messa, ma vi garantisco che il Santo Padre e il Segretario di Stato hanno compreso perfettamente la situazione. Purtroppo lo stesso non si può dire di certi preti. Altrimenti saranno i dati a ripristinare la situazione.</p>



<p><strong>Non sembra esserci la stessa tensione di marzo.</strong><br>Gli italiani si sono commossi e impauriti davanti alle bare di Bergamo e lì hanno capito che era necessario intervenire. In questa seconda fase i morti non si vedono, ma in proporzione sono più di quando avevamo le bare a Bergamo. I paesi che come gli Stati Uniti hanno perso il controllo della situazione, non hanno più legname per fare le bare. Che cosa c’è di più urgente che agire prima che questo si verifichi qui? </p>



<p><strong>Come lo si può ancora fare?</strong><br>Si può agire soltanto seguendo l’evidenza scientifica. Mi rendo conto che è duro e faticoso, ma quando combatti la guerra devi riconoscere di essere in guerra contro un nemico. Se stiamo tutti insieme lo sconfiggeremo, e su questo non c’è dubbio, ma dipenderà da noi quando e come.</p>
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		<title>Discoteche chiuse: decisione zero del Governo. Da oggi si fa sul serio. Finite le attenuanti restano le aggravanti</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/08/17/raco-discoteche-chiuse-decisione-zero-del-governo-da-domani-si-fa-sul-serio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2020 22:18:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Mantovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Facciamo così, per solidarietà nazionale: la decisione di chiudere le discoteche e l’obbligo di mascherina dalle 18 alle 6, “nei locali aperti al pubblico e nei luoghi in cui è più facile che si creino assembramenti”, le consideriamo la “decisione zero” del Governo per fronteggiare l’aumento dei casi di Covid-19 anche in Italia. Serve una strategia nazionale, anche perché oggi più che a febbraio la diffusione del virus è nazionale, a causa del movimento per le vacanze su tutto il territorio italiano e ai rientri da paesi al momento più colpiti del nostro. Se a febbraio era forse anche corretto ipotizzare chiusure differenziate, oggi sicuramente le decisioni devono coinvolgere tutte le regioni allo stesso modo e negli stessi tempi. Non è un’esercitazione. Non possiamo più permetterci decisioni zero, come quelle di oggi. Da domani si fa sul serio. E questa volta non ci sono attenuanti, ma aggravanti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/08/17/raco-discoteche-chiuse-decisione-zero-del-governo-da-domani-si-fa-sul-serio/">Discoteche chiuse: decisione zero del Governo. Da oggi si fa sul serio. Finite le attenuanti restano le aggravanti</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Facciamo così, per solidarietà nazionale: la decisione di chiudere le discoteche e l’obbligo di mascherina dalle 18 alle 6, “nei locali aperti al pubblico e nei luoghi in cui è più facile che si creino assembramenti”, le consideriamo la “decisione zero” del Governo per fronteggiare l’aumento dei casi di Covid-19 anche in Italia.</p>



<p>Al contrario della grottesca scelta pentastellata di superare il principio fondante dei due mandati introducendo il “mandato zero”, al Governo concediamo il beneficio della buona fede, nonostante le decisioni siano state assunte con modalità e tempi tali da evidenziare più di una perplessità.</p>



<p>Già il 17 aprile <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/04/17/raco-barone-ricciardi-a-ilcaffeonline-senza-vaccino-seconda-ondata-e-certa-dovremo-convivere-a-lungo-col-virus/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il prof. Walter Ricciardi</a>, consigliere del ministro Speranza, aveva previsto la possibilità di una seconda ondata prima dell’autunno: “fino a quando non avremo un vaccino – dichiarò al nostro giornale – ci saranno nuove ondate o, speriamo, tanti piccoli focolai epidemici che andranno contenuti. Quello autunnale e invernale, come nel caso dell’influenza, è il periodo in cui una combinazione di eventi climatici, comportamentali, immunologici fa si che il virus possa riemergere. Per questo è molto importante non accelerare le riaperture: in caso contrario la seconda ondata invece di averla più avanti rischiamo di subirla prima dell’estate”.</p>



<p>Solo lo scorso mercoledì, <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/08/12/raco-barone-mantovani-nessuna-evidenza-che-covid19-sia-diventato-piu-gentile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il prof. Alberto Mantovani</a>, direttore scientifico dell’Istituto clinico Humanitas e tra i più influenti scienziati al mondo, dichiarava a ilcaffeonline: “Non c’è alcuna evidenza, che sia stata messa a disposizione della comunità scientifica attraverso le riviste scientifiche o in open access, che il virus stia diventando più gentile. Tutti vorremmo questo, io per primo: purtroppo non è successo”. E aggiungeva: “Il mio invito alle persone giovani è di comportarsi in modo responsabile a protezione dei più deboli. Sono atteggiamenti di responsabilità nei confronti degli altri. Si può andare in montagna o a divertirsi anche in modo responsabile”.</p>



<p>Nessuna sorpresa quindi, gli studiosi più seri avevano previsto tutto, nei modi e nei tempi: già in estate era da prevedersi la diffusione di focolai. L&#8217;allarme, ancora una volta, era stato lanciato dai tecnici: toccava al governo decidere cosa aprire e cosa chiudere. Il messaggio che è passato invece è stato quello del pericolo scampato. È stata diffusa l’idea di un ritorno alla normalità che invece non può tornare sino a quando non avremo a disposizione il vaccino. Addirittura più tipi di vaccino, ha spiegato Alberto Mantovani.</p>



<p>Una preziosa ricerca condotta dai professori Carlo Federico Perno e Fausto Baldanti (citata da Mantovani nell’intervista) ha accertato che in Lombardia si sono diffusi due focolai già a partire dal 20 gennaio almeno. La parziale pubblicazione dei verbali del Comitato tecnico scientifico, grazie alla Fondazione Luigi Einaudi che li ha chiesti e ottenuti dal Governo dopo una sentenza favorevole da parte del TAR, ha consentito di verificare che tra il 3 e il 7 marzo il governo ha ritardato in modo inspiegabile l’istituzione delle zone rosse in Lombardia, favorendo la diffusione del Covid-19. Insomma, lo studio del virus e dei documenti ci consente di dire che si poteva fare di più e meglio, già mentre si affrontava la prima ondata pandemica. Al presidente del Consiglio, ai ministri, ai presidenti di regione sono state però concesse le attenuanti generiche, considerato che l’Italia è stato il primo paese occidentale ad affrontare la peggiore crisi sanitaria degli ultimi cento anni.</p>



<p>Noi siamo del parere che è stata corretta anche la diffusione dei fondi a pioggia, perché bisognava dare un segnale di presenza rapido e concreto, anche se insufficiente. Il fatto che alcuni parlamentari, imprenditori o professionisti abbiano approfittato di qualche strumento non è una responsabilità che può essere addebitata all’esecutivo, che poteva scrivere meglio le norme ma che si è trovato ad affrontare una urgenza certamente più grande delle capacità, singole e collettive, di questo esecutivo. Fortunatamente la presenza discreta ma tangibile di quel gigante che è il presidente Mattarella ha consentito che il senso di protagonismo di alcuni non provocasse danni maggiori di quelli realizzati.</p>



<p>Nel momento in cui scriviamo un’agenzia Ansa rilancia: “Caos sui tamponi negli aeroporti al rientro: nessun controllo a Milano, Bergamo e Napoli. Lunghe code a Roma”. L’impressione è che il Paese stia andando a sbattere per la seconda volta in sei mesi. Procediamo in modo disordinato e caotico. La decisione di chiudere le discoteche è avvenuta un giorno dopo il ferragosto. Tanto basta per dare anche solo l’impressione che, come a febbraio, sia stato ritardato un intervento necessario e urgente per timore o indecisione. Per non parlare dell’obbligo di portare la mascherina all’aperto solo dalle 18 alle 6 del mattino e solo nei luoghi in cui è più facile che si creino assembramenti. Quali sono questi luoghi? Assomiglia tanto ai provvedimenti del passato inverno: col cane si e col bambino forse, camminare ma non correre, per non dimenticare il capolavoro dei congiunti e degli affini. </p>



<p>Sappiamo, per esperienza acquisita, che in questi giorni stiamo contando i contagi di due settimane fa: tra 15 giorni calcoleremo gli effetti dei comportamenti sbagliati di questo sbrindellato agosto, delle decisioni inadeguate, degli ennesimi colpevoli ritardi.</p>



<p>Insomma, ci risiamo. Serve una strategia nazionale, anche perché oggi più che a febbraio la diffusione del virus è nazionale, a causa del movimento per le vacanze su tutto il territorio italiano e dei rientri da paesi al momento più colpiti del nostro. Se a febbraio era forse anche corretto ipotizzare chiusure differenziate, oggi sicuramente le decisioni devono coinvolgere tutte le regioni allo stesso modo e negli stessi tempi. Non è un’esercitazione. Non possiamo più permetterci decisioni zero, come quelle su discoteche e mascherine da movida. Da oggi si fa sul serio. E questa volta non ci sono attenuanti, ma aggravanti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/08/17/raco-discoteche-chiuse-decisione-zero-del-governo-da-domani-si-fa-sul-serio/">Discoteche chiuse: decisione zero del Governo. Da oggi si fa sul serio. Finite le attenuanti restano le aggravanti</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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