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	<title>Enrico Zanetti, Autore presso ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Enrico Zanetti, Autore presso ilcaffeonline</title>
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		<title>La vera balla del debito pubblico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Zanetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2020 13:04:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Banca Centrale]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[David Sassoli]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo i dati diffusi il 16 novembre 2020 da Banca d’Italia, il debito delle Amministrazioni pubbliche italiane, al 30 settembre 2020, è salito a 2.582,6 miliardi di euro; di questo, la parte detenuta da Banca d’Italia è pari a 529,4 miliardi di euro (ossia il 20,5%). Se si considera che al 31 dicembre 2019 il debito era pari a 2.409,9 miliardi di euro e la parte detenuta da Banca d’Italia&#8230;</p>
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<p>Secondo i dati diffusi il 16 novembre 2020 da Banca d’Italia, il debito delle Amministrazioni pubbliche italiane, al 30 settembre 2020, è salito a 2.582,6 miliardi di euro; di questo, la parte detenuta da Banca d’Italia è pari a 529,4 miliardi di euro (ossia il 20,5%).</p>



<p>Se si considera che al 31 dicembre 2019 il debito era pari a 2.409,9 miliardi di euro e la parte detenuta da Banca d’Italia 405,5 miliardi di euro (ossia il 16,8%), si evince come, in questi primi nove drammatici mesi del 2020, il debito è cresciuto di 172,6 (+ 7,1%) miliardi di euro e la parte di esso detenuta da Banca d’Italia di 123,9 miliardi di euro (+ 30,5%).</p>



<p>Bastano questi numeri a far comprendere quanto significativo sia il supporto che il sistema delle banche centrali sta dando agli Stati europei, mediante politiche monetarie espansive, seppure con la modalità indiretta dell’acquisto dei titoli di Stato sui mercati secondari (essendo la sottoscrizione diretta vietata dall’art. 123 del TFUE).</p>



<p>Avere il 20,5% del debito pubblico in mano alla propria Banca Centrale significa, nella sostanza, non pagare gli interessi su quella parte di debito (perché rientrano in larghissima parte sotto forma di dividendi che la Banca Centrale eroga al Tesoro), oltre che pagarne meno sulla restante parte (perché gli acquisiti di titoli della Banca Centrale consentono di mantenere elevata la liquidità dei titoli e quindi consentono di praticare tassi più bassi nelle offerte ai sottoscrittori).</p>



<p>Ci si potrebbe chiedere che senso ha dare vita a questo giroconto e perché non procedere direttamente alla cancellazione dei debiti pubblici in mano al sistema delle Banche Centrali, come del resto recentemente proposto persino dal Presidente dell’Europarlamento, David Sassoli. Resterebbero solo i debiti pubblici corrispondenti a creditori diversi dal sistema delle Banche Centrali.</p>



<p>Quanto precede comporterebbe la cancellazione dei corrispondenti titoli iscritti negli attivi delle Banche Centrali Nazionali e della BCE, ma non produrrebbe il loro fallimento se accompagnata da corrispondenti azzeramenti dei debiti verso la BCE iscritti nei passivi delle Banche Centrali Nazionali e, a monte, dei debiti per allargamento temporaneo della base monetaria iscritti nel passivo della BCE.</p>



<p>Questo ovviamente implicherebbe, però, la trasformazione, per corrispondente importo, dell’ampliamento della base monetaria da temporaneo (cioè come debito da cui si deve rientrare a scadenza) a definitivo.</p>



<p>In altre parole, a stock di ricchezza invariato, si avrebbe un aumento del numero di unità di misura di quella sottostante ricchezza, cioè la moneta, con quel che ne consegue in termini di riduzione del valore unitario della moneta stessa, ivi compresa quella già in circolazione e in possesso di tutti i soggetti diversi dall’unico che, da questa operazione, beneficia di un vantaggio “concentrato” di gran lunga superiore allo svantaggio “spalmato su tutti”: lo Stato.</p>



<p>L’attribuzione delle politiche monetarie ad autorità che siano diverse e indipendenti da quelle che governano lo Stato e lo strumento del debito pubblico, per dare luogo, all’occorrenza, a doverose politiche monetarie espansive da parte dello Stato, senza però incidere in modo irreversibile sulla ricchezza finanziaria privata dei cittadini, costituiscono presidi legittimamente invisi a chi, non disponendo di ricchezza finanziaria alcuna, vede nella monetizzazione del debito pubblico soltanto opportunità e nessun rischio.</p>



<p>Da questo punto di vista, è abbastanza fisiologico che questo tipo di scelte possano esercitare un certo fascino in quegli ambienti politici la cui visione affonda le proprie radici storiche nella difesa del proletariato, piuttosto che della piccola e grande borghesia.</p>



<p>È invece alquanto patologico che questo tipo di scelte possano esercitare il medesimo fascino su chi possiede qualche risparmio da parte e su chi afferma di voler fare gli interessi del ceto medio e produttivo di una determinata comunità nazionale.</p>



<p>Perché, alla fine, mentre una politica monetaria espansiva, per il tramite di emissione di debito pubblico sostenuta dalla Banca Centrale, costituisce, in una fase di grave crisi, una scelta ovvia di politica economica, quale che sia il livello di partenza del debito e quale che sia la visione politica retrostante, la monetizzazione del debito pubblico costituisce sempre una tassa occulta sulla ricchezza finanziaria privata.</p>



<p>Si può decidere di volere esattamente questo, ovviamente, ma basta saperlo; perché l’unica vera “balla del debito pubblico” è che sia un giogo per il privato, invece che un presidio contro l’arbitrio del pubblico.</p>
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		<title>Lockdown integrale del Paese, decisione politica che lascia esterrefatti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Zanetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2020 08:42:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Lockdown]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Santelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prendere atto che il lockdown integrale del Paese è stata una decisione politica, che è andata oltre le richieste delle competenti autorità tecniche sanitarie, mi lascia francamente esterrefatto. Da cittadino con una passata esperienza di governo, ho sempre dato per scontato che fosse semmai vero il contrario; cioè che chi aveva responsabilità politica in quei drammatici frangenti stesse semmai facendo un po’ meno di quanto suggeritogli dalle autorità tecniche sanitarie,&#8230;</p>
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<p>Prendere atto che il lockdown integrale del Paese è stata una decisione politica, che è andata oltre le richieste delle competenti autorità tecniche sanitarie, mi lascia francamente esterrefatto. </p>



<p>Da cittadino con una passata esperienza di governo, ho sempre dato per scontato che fosse semmai vero il contrario; cioè che chi aveva responsabilità politica in quei drammatici frangenti stesse semmai facendo un po’ meno di quanto suggeritogli dalle autorità tecniche sanitarie, per il dovere politico di mediare tra esigenze puramente sanitarie ed esigenze di tenuta economica e sociale del Paese.</p>



<p>Tanto più resto esterrefatto perché il lockdown integrale, anche per aree del Paese per le quali le autorità sanitarie non lo ritenevano necessario, non è stato solo introdotto per il primo periodo inizialmente ipotizzato fino ai primi di aprile, ma successivamente è stato pure prorogato tal quale per un secondo lunghissimo mese fino ai primi di maggio.</p>



<p>Ripenso alle polemiche di quelle settimane, quando ad esempio Matteo Renzi, di fronte alla proroga, disse che sarebbe stato meglio cominciare a progettare la ripartenza; oppure, più tardi, quando la governatrice della Calabria, Iole Santelli, fu messa in croce da esponenti del Governo per aver accelerato la riapertura di esercizi commerciali in una regione dove, secondo le autorità sanitarie, si scopre ora non sarebbe stato necessario disporre a suo tempo la chiusura.</p>



<p>La decisione di chiudere a notte l’intero Paese per due lunghissimi mesi non è stata, dunque, una decisione politica inevitabile, a fronte di pareri tecnici sanitari talmente perentori da costringere la politica a rinunciare a qualsiasi mediazione tra diverse esigenze altrettanto fondamentali. No, signori: è stata una decisione politica puramente discrezionale e per di più reiterata per due lunghissimi mesi. Robe da pazzi.</p>
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		<title>Il Governo e le partite IVA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Zanetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2020 16:54:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia Entrate]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Erario]]></category>
		<category><![CDATA[Ernesto Maria Ruffini]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Microimprese]]></category>
		<category><![CDATA[Partite Iva]]></category>
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		<category><![CDATA[Stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’entusiasmo dilagante con cui Governo e forze politiche di maggioranza hanno accolto la proposta del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, sul ridisegno delle modalità di determinazione del reddito e di versamento delle imposte delle partite IVA, suscita una sana preoccupazione in chi conosce davvero ciò di cui si sta parlando. Il motivo è presto detto. La proposta del direttore dell’Agenzia delle Entrate parte da una idea, sicuramente interessante&#8230;</p>
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<p>L’entusiasmo dilagante con cui Governo e forze politiche di maggioranza hanno accolto la proposta del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, sul ridisegno delle modalità di determinazione del reddito e di versamento delle imposte delle partite IVA, suscita una sana preoccupazione in chi conosce davvero ciò di cui si sta parlando. Il motivo è presto detto.</p>



<p>La proposta del direttore dell’Agenzia delle Entrate parte da una idea, sicuramente interessante e apprezzabile, di “trasformazione” del reddito imponibile in un vero e proprio cash flow che contrappone incassi di ricavi e pagamenti di costi inerenti all’attività, per poi arrivare, solo a valle di questa “trasformazione” della base imponibile, a una liquidazione estremamente semplice, mensile o trimestrale, delle imposte sul reddito dovute su quel cash flow di periodo.</p>



<p>La reazione entusiastica di esponenti del governo e della maggioranza (tanto da far dire ad alcuni che il nuovo sistema partirà già a gennaio 2021) si è però concentrata direttamente sulla parte finale della proposta, cioè la periodicità di liquidazione e versamento delle imposte (con cui sostituire l’attuale sistema di saldo e primo acconto a giugno e secondo acconto a novembre), saltando a piè pari ogni approfondimento sulla prima parte.</p>



<p>Oggi come oggi, anche le partite IVA che determinano il proprio reddito per cassa (professionisti e microimprese) sono comunque tenute a compiere numerosi conteggi per passare dal “saldo netto di cassa” al “reddito imponibile” del periodo. Ci sono le spese di acquisto dei beni strumentali che vanno ricalcolate sulla base di meccanismi di ammortamento pluriennale del corrispondente costo, le plusvalenze, le minusvalenze, i numerosi limiti percentuali di deducibilità di talune spese. </p>



<p>Se tutto questo viene eliminato, trasformando effettivamente il reddito in un vero e proprio cash flow dell’attività, il costo per lo Stato nel breve periodo, in termini di minori entrate, è sicuramente non trascurabile, ma l’effetto di semplificazione per il contribuente è tale da renderlo non peggiorativo rispetto all’attuale sistema, anche se comporta l’effettuazione di un numero maggiore di versamenti.</p>



<p>Se però poco o nulla di tutto questo viene fatto, perché costa all’Erario e alla fine il vero obiettivo non è la semplificazione per i contribuenti delle regole di determinazione del reddito, ma la stabilizzazione per l’Erario del flusso mensile o trimestrale di entrate, ecco che la proposta, per cui la politica si sta entusiasmando, determinerebbe la necessità di operare tutti quei calcoli prodromici al versamento delle imposte non più una volta l’anno, bensì quattro volte o addirittura dodici volte. Da questo punto di vista, diventerebbe davvero la semplificazione “più pazza del mondo”.</p>



<p>Ecco perché fa paura l’evidente differenza tra l’apprezzamento cauto della proposta, da parte di chi la fiscalità delle piccole partite IVA la conosce sia a livello teorico che a livello pratico, e l’apprezzamento invece entusiasta di esponenti politici di governo e maggioranza che, pur ricoprendo attualmente ruoli in seno a ministeri e commissioni economiche, la fiscalità delle piccole partite IVA o non l’hanno mai conosciuta e praticata, o l’hanno evidentemente dimenticata.</p>
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