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	<title>abilità Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Polis delle Arti: l’orchestra giovanileporta nelle chiese un incontro di tradizioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Turco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2022 10:23:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 14, 15 e 16 dicembre la giovane orchestra – formata in occasione della rassegna “La Polis delle Arti” – ha portato in tre chiese un concerto d’orchestra con il coordinamento artistico di Maurizio Cuzzocrea, musicista, ricercatore e presidente dell’associazione locale AreaSud, e la direzione del Maestro Alberigo Maria Ferlito. I tre concerti hanno ravvivato le chiese catanesi di Santa Maria dell’Aiuto, Santa Maria della Salute e Santa Rita. Non&#8230;</p>
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<p>Il 14, 15 e 16 dicembre la giovane orchestra – formata in occasione della rassegna “<strong>La Polis delle Arti</strong>” – ha portato in tre chiese un concerto d’orchestra con il coordinamento artistico di <strong>Maurizio Cuzzocrea</strong>, musicista, ricercatore e presidente dell’associazione locale AreaSud, e la direzione del Maestro <strong>Alberigo Maria Ferlito</strong>.</p>



<p>I tre concerti hanno ravvivato le chiese catanesi di Santa Maria dell’Aiuto, Santa Maria della Salute e Santa Rita. Non una novità per gli eventi firmati <strong>AreaSud</strong> e <strong>Associazione Darshan</strong>: le due associazioni mettono sempre in primo piano l’importanza del locale, unendo allo spettacolo dal vivo la riscoperta di luoghi in periferia che<strong> raccontano l’arte e la storia della propria terra</strong>.</p>



<p>La riscoperta dei luoghi di culto e della propria storia è una tematica presente anche nel laboratorio che i musicisti della giovane orchestra. Tutti provenienti da indirizzi scolastici musicali, hanno frequentato dopo esser stati selezionati da una vera e propria commissione di professionisti del Teatro Massimo Vincenzo Bellini. Infatti, il repertorio scelto per le tre serate è il risultato del lavoro di fusione della <strong>tradizione colta</strong> (Bartòk, Verdi, Barch e altri della tradizione europea) e quella <strong>popolare</strong>, <strong>siciliana </strong>e <strong>meridionale</strong>, proprio con l’obiettivo di creare un dialogo fra le due e di poter riappropriarsi della propria storia.</p>



<p>Il ritrovo sotto un unico tetto di studenti con la stessa passione riesce a creare un <strong>clima sociale positivo</strong> e la <strong>valorizzazione dei singoli e delle loro peculiarità</strong>. La scelta del laboratorio prima e dei concerti porta i ragazzi a creare più situazioni nel tempo di ritrovo e d’inclusione culturale e sociale. Vedere questi giovani musicisti mostrare al pubblico – composto principalmente dalle loro famiglie e i loro cari – il risultato di un percorso artistico e d’apprendimento è stato magico soprattutto sotto Natale. Un periodo un cui lo stare insieme e la condivisione non possono mancare. I ragazzi hanno conquistato così tanto il pubblico da fare pure dei bis!</p>



<p>“La Polis delle Arti” continua, dunque, il suo lavoro con i giovani con l’obiettivo di sviluppare il loro potenziale, spesso nascosto. Questo lo fa unendo virtualmente tre aree della città di Catania &#8211; i quartieri di<strong> </strong>Antico Corso, Cibali e Picanello &#8211; pensate come luoghi ideali nei quali i giovani possano venire aiutati a recuperare il valore della propria persona mediante il <strong>potente mezzo dell’arte</strong>. La rassegna vuole ricreare il clima delle piazze di una volta, come la Polis dell’antica Grecia, dove le persone si incontravano e si trasferivano conoscenze e abilità con l’apprendimento e la pratica.</p>
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		<title>Quattro chiacchiere improbabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danilo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 14:03:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[abilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho conosciuto un uomo più strano di me! Una di quelle persone che ti viene voglia di saperne di più, che sono interessanti ce l’hanno scritto in faccia, la stessa che lui, ironicamente essendo cieco dall’età di quindici anni, dice di vedere riflessa ogni mattina sullo specchio. Io credo che quei quindici anni di vista abbiano fatto la differenza, perché un conto, è non aver mai avuto la possibilità di&#8230;</p>
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<p>Ho conosciuto un uomo più strano di me! Una di quelle persone che ti viene voglia di saperne di più, che sono interessanti ce l’hanno scritto in faccia, la stessa che lui, ironicamente essendo cieco dall’età di quindici anni, dice di vedere riflessa ogni mattina sullo specchio. Io credo che quei quindici anni di vista abbiano fatto la differenza, perché un conto, è non aver mai avuto la possibilità di guardare, osservare, scrutare, fissare indelebilmente nella memoria le forme della natura (minne comprese), un conto è ricordarle.</p>



<p>Felice ricorda bene, e se non ricorda rinverdisce la memoria toccando accuratamente, esplorando “tattilmente” perché lui (uomo fortunato!) per conoscere deve toccare. Da qualche parte in una stalla c’è ancora una mucca che non lo ha dimenticato! Proprio lui mi ha raccontato che anni fa dovette andare in una stalla, per poterne toccare una, e ci rimase per due giorni, prima di riuscire a ricostruirla dentro di sé, per poi scolpirla. Della sua capacità di usare le mani con sapienza, Felice Tagliaferri ne ha fatto un’arte ancor prima che un mestiere, perché di mestieri ne aveva già fatti altri, dal centralinista al fisioterapista, ma non soddisfacevano la sua voglia di sperimentare e, sperimentazione dopo sperimentazione, ha fatto la cosa più complicata che poteva fare, raccontare attraverso il lavoro delle sue mani, attraverso le mani conoscere, con le mani modellare la creta, scolpire il marmo fino a che la forma che modella non si sovrapponga perfettamente all’immagine mentale.</p>



<p>La sua vita è una sfida continua, sfidando chi gli aveva impedito di toccare la celebre scultura del “Cristo velato”, ne ha scolpita una sua versione, il “Cristo svelato”, da conoscere ad occhi chiusi. A bocce ferme, quattro chiacchiere tra me e Felice sarebbero alquanto improbabili: io parlo con gli occhi e lui non mi vede. Potremmo diventare grandi amici. Abbiamo lo stesso modo di sfidare tutto ciò che sarebbe a noi vietato; riusciamo ad essere ironici con noi stessi fino al punto da convincerci di essere belli; se ci abbandonano in una piazza, né io né lui ci muoviamo; con la stessa testardaggine tutti e due siamo sicuri di essere importanti per questo straordinario mondo imperfetto in cui viviamo. A nessuno piace vivere da soli, per fortuna noi abbiamo bisogno di altri imperfetti esseri umani.</p>
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