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	<title>Agosto Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>Agosto Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Riprendiamoci la vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jul 2021 07:52:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E’ veramente bella e vera la Calabria di questi giorni di luglio e di agosto. Bella per i suoi colori, il mare, le colline, la vita all’aperto, le case che si riaprono. C’è stato torpore, solitudine e anche isolamento a causa della pandemia. Abbiamo fin troppo dovuto rinunciare alla nostra indole più o meno estroversa, sono mancati gran parte di quei riti che ci offrivano la possibilità dell’incontro, del fare&#8230;</p>
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<p>E’ veramente bella e vera la Calabria di questi giorni di luglio e di agosto. Bella per i suoi colori, il mare, le colline, la vita all’aperto, le case che si riaprono.</p>



<p>C’è stato torpore, solitudine e anche isolamento a causa della pandemia. Abbiamo fin troppo dovuto rinunciare alla nostra indole più o meno estroversa, sono mancati gran parte di quei riti che ci offrivano la possibilità dell’incontro, del fare festa, di comunicare. Un netto comando ha spento l’interruttore generale di quei segnali che tutti solevamo scambiarci: abbracci, baci, sorrisi, lo stare gli uni accanto agli altri con una prossimità che per noi è parlarsi più con il corpo che con le parole.</p>



<p>Luglio e agosto verranno a restituirci buona parte del patrimonio a noi caro, sia pure con quegli accorgimenti doverosi perché tutti sappiamo che il pericolo non è stato scongiurato del tutto.</p>



<p>Ma almeno tornano i volti, le bocche e i sorrisi. Tornano, prima ancora, le persone: padri e figli di quelle generazioni di ceppo calabrese che vivono altrove, e così avremo nonni restituiti agli occhi dei nipoti e nipoti che faranno la contentezza dei nonni.</p>



<p>In pratica, una vita più piena e più vera. Appunto quella di cui sentiamo tutti un gran bisogno perché è triste e avvilente una vita a metà. Questa estate andrà tutta sotto l’insegna del recupero, almeno ce lo auguriamo. Non dovesse esserci, saremmo costretti a dover registrare una grave perdita di umanità. Non si tratterebbe più di soldi, di ammanchi o di bocciature per i bilanci familiari o di impresa, ma di una vera e propria sterzata, una specie di deviazione del nostro essere più profondo e originale. Si può dire: una mutazione antropologica? Dovremmo chiedere il permesso agli studiosi. </p>



<p>Nel frattempo ciascuno di noi può parlare di sé stesso e, da un breve esame dei propri comportamenti, dedurre quanto e in che modo questa pandemia, con la sua dittatura precauzionale, ha limitato vita, abitudini, emozioni. I ragazzi sembrano più taciturni, gli anziani parlano poco e quelle poche parole obbligate le pronunciano urlando per effetto di quella mascherina che le fa ritornare in bocca come sassi odiosi.</p>



<p>Basta un virus e la nostra umanità è messa in forse, se non proprio in fuga. Desidereremmo dirci altro in questa estate come sempre ci siamo detto e ripetuto opinioni e confronti riguardo alla politica, al progredire del Sud, al suo trovarsi puntualmente indietro su tutto. L’estate è sempre stata per noi il tempo dell’approfondimento: le notizie apprese altrove durante tutto un anno richiedevano un esame dal vivo, fatto di mille e un “perché”: perché non funziona la burocrazia, perché non funziona la sanità, perché il mare è sporco e l’immondizia la trovi ovunque? </p>



<p>Questa estate metterebbe all’ordine del giorno una questione obbligatoria: per chi vota la Calabria o che tipo di governo vorrà darsi. E’ l’incertezza che regna sovrana, per cui temiamo che la domanda non troverà spazio neanche sotto l’ombrellone, tanta e profonda è la sua vacuità.</p>



<p>Non è qualunquismo, forse è timore per la marginalità della posta in gioco, se prevediamo che la questione appassionerà pochi. Non è tema cocente. Altri problemi scottano più della sabbia. Si tratta di ritrovare, per prima cosa, noi stessi. Un po’ dopo: che cosa vogliamo fare da grandi. E un po’ prima, se realmente vogliamo fare sul serio.</p>



<p>Per non perdere una buona occasione: facciamoci una bella estate per riprenderci noi stessi. A settembre faremo vendemmia.</p>
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		<title>Nuvole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2021 12:48:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Bastano due giorni di seguito di sole, il mese di aprile, abitare nel sud e dici, come nella canzone, l’estate è già qui. E in realtà ci sei veramente nell’estate perché l’inverno non tornerà: la sequela delle piogge e dei venti, le temperature da brividi, la luce breve di giornate brevi. Non tornerà, salvo che per qualche giorno in questo anomala Primavera.&#160; Oggi è uno di quei giorni e, come&#8230;</p>
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<p>Bastano due giorni di seguito di sole, il mese di aprile, abitare nel sud e dici, come nella canzone, l’estate è già qui. E in realtà ci sei veramente nell’estate perché l’inverno non tornerà: la sequela delle piogge e dei venti, le temperature da brividi, la luce breve di giornate brevi. Non tornerà, salvo che per qualche giorno in questo anomala Primavera.&nbsp;</p>



<p>Oggi è uno di quei giorni e, come se la stagione invernale appena dietro l’angolo fosse invece lontana come nel mese di agosto, provo un sottile appagante piacere a chiudere di nuovo balconi e finestre, riaccendere il camino non ancora definitivamente ripulito per l’estate, attrezzare il divano di libri, telefono, giornale, computer, sedermi vicino alla fiamma ed iniziare un breve pomeriggio che presto cederà a una lunga sera, complice un cielo cupo di pioggia, di assoluto far nulla.</p>



<p>E naturalmente un tè, bello caldo, aromatico, corposo. Un tè Chai, nero con tante spezie: cannella, zenzero, cardamomo, chiodi di garofano, grani di pepe. Ha un colore, di montagna, di sottobosco, di baite di antico legno, di intimità. Il profumo che si sprigiona avvolge l’angolo del camino, entra nella mente prima che nelle narici e sa di vento.</p>



<p>Ho letto che in India venditori ambulanti lo&nbsp;offrono per le strade. Immagino questa scena nelle nostre città: un uomo dalla pelle bruciata che &nbsp;in pieno gennaio quando non ci sono piumini e guanti e sciarpe che ti difendono dal gelo che &nbsp;penetra nelle ossa, &nbsp;ti offre una ciotola di tè bollente e tu gli dai una moneta, e il calore passa dalle sue alle tue mani, il sorriso dai suoi ai tuoi occhi e con il primo sorso si cancella la stratificata diffidenza e paura dell’altro e ti metti a parlare con lui e vi capite chissà come malgrado le lingue siano diverse perché le cose che vi dite non hanno bisogno di parole, e poi lui va, con la sua ciotola calda, verso un altro e tu a quello fai cenno di sì, di prenderlo quel tè perché è buono e lui capisce che non stati dicendo solo del tè.</p>



<p>Verso nella tazza il mio Chai e penso che la scena che ho immaginato è un’illusione come questo pomeriggio di finto inverno che sto inventando fra tè&nbsp;e camino.</p>



<p>Sulla esigua pila di libri che ho accanto si trova Nuvole di Clément Gilles. L’ho comprato proprio lo scorso inverno e l’ho solo sfogliato un po’. L’ho comprato su invito di Annalisa che ama molto questa opera e me ne ha parlato in modo accennato (un uomo di giardini ma anche di mari, un diario di una traversata oceanica, un’attenzione costante al cielo, un rincorrersi di cirri nembi cumoli, un mondo tutto protetto dalla volta celeste, una vaghezza  mutante inafferrabile, uno sguardo lontano) così come sempre è accennato &#8211; fra la premura e il riserbo &#8211; il porsi di Annalisa verso gli altri, il suo svelarsi in modo leggero e molteplice, il suo guardare in alto dove le nuvole sono di ogni forma e basta saperle leggere.</p>



<p>Penso a quanto ci ha tenuto lontane questa epidemia, penso che mi piacerebbe avere ora qua, accanto al camino,  mia figlia e sfogliare con lei il libro e il cielo che appare dai vetri del balcone chiuso, offrirle una tazza di tè, che peraltro a lei non piace, e vedere che accetta la tazza e la tiene fra le mani senza bere accogliendone il calore che passa da me a lei da lei a me come con il venditore indiano e sapere che questa intesa non è un’illusione, ma una bella consolidata realtà.</p>



<p><strong>Patologia:</strong> confusione meteorologica<br><strong>Terapia:</strong> una calda tazza di tè Chai da tenere tra le mani (bere o no, a piacere), uno sguardo alle nuvole dai vetri del balcone e uno alle pagine delle Nuvole di Gilles.</p>
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