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	<title>AIFA Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>AIFA Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Guido Rasi: il vaccino è sicuro, non è sperimentale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Nov 2021 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A che punto siamo con il virus in Italia. Possiamo dire di essere all’inizio di quella che viene definita la quarta ondata pandemica?Sicuramente siamo all’inizio della quarta ondata pandemica. Siamo ancora in un equilibrio relativamente buono, con la possibilità di entrare in una fase di plateau, di relativa stabilità. Ovviamente è un equilibrio estremamente fragile. I nostri comportamenti saranno fondamentali e le misure che si stanno studiando sono finalizzate a&#8230;</p>
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<p><strong>A che punto siamo con il virus in Italia. Possiamo dire di essere all’inizio di quella che viene definita la quarta ondata pandemica?</strong><br>Sicuramente siamo all’inizio della quarta ondata pandemica. Siamo ancora in un equilibrio relativamente buono, con la possibilità di entrare in una fase di plateau, di relativa stabilità. Ovviamente è un equilibrio estremamente fragile. I nostri comportamenti saranno fondamentali e le misure che si stanno studiando sono finalizzate a stabilizzare questa situazione molto delicata. In Europa siamo invece circondati da situazioni esplosive.</p>



<p><strong>Come mai in Europa si vivono situazioni che lei definisce più “esplosive” di quella italiana?</strong><br>Mi piacerebbe dire, in modo breve, perché siamo stati più bravi. Sicuramente abbiamo una delle percentuali di vaccinazione più alta, fatta in tempi relativamente brevi. La velocità ha un valore enorme perché riduce le possibilità del virus di circolare e infettare altre fette di popolazione. Mediamente, come comportamenti individuali, molti italiani osservano in modo automatico le raccomandazioni più comuni, come l’uso della mascherina e una corretta igiene. </p>



<p><strong>Poi abbiamo introdotto il green pass.</strong><br>Che è uno strumento controverso ma che ha un suo grande valore in termini di salute pubblica, in termini di gestione delle pandemie. In definitiva identifica una popolazione a minor rischio rispetto a una popolazione a maggior rischio e consente alla popolazione a minor rischio un grado di confidenza e di azione più ampia. E questo ha funzionato, anche indirettamente, come incentivo per le vaccinazioni. Non va sottovalutato. Noi abbiamo questo vantaggio e ce lo dobbiamo tenere stretto.</p>



<p><strong>Questi sono i punti forti. Se dovesse individuare i punti deboli nella lotta italiana al covid, quali indicherebbe?</strong><br>I due punti deboli della campagna vaccinale sono la disomogeneità per territorio e per età. La disomogeneità crea delle comunità di non vaccinati dove il virus ha grande facilità di essere mantenuto in circolo. L’altra grossa debolezza è quella di non avere fatto misure strutturali. Il primo grosso elemento di debolezza sono i trasporti pubblici. Giustamente usiamo il green pass per i treni a lunga percorrenza mentre nel quotidiano non abbiamo usato le stesse misure. </p>



<p><strong>Di chi è la responsabilità?</strong><br>Direi che le autorità locali hanno sicuramente mancato un po’ di iniziativa. Bisognava investire in personale che aiutava le persone a mantenersi a distanza. Quello che con maggiore attenzione abbiamo adottato e osservato durante la prima fase pandemica. Questo è mancato, a scuola come nei trasporti, è mancato nella gestione dei flussi.</p>



<p><strong>L’utilizzo del vaccino è stato determinante e il generale Figliuolo ha imposto un cambio di passo evidente. Stanno per arrivare anche i primi farmaci antivirali che conviveranno col vaccino?</strong><br>I farmaci antivirali sono molto benvenuti perché si uniscono al vaccino. Tradizionalmente la lotta alle malattie infettive si basa su questi due cardini: la vaccinazione per prevenire e il farmaco per curare quando la prevenzione non sia andata in porto. Teniamo conto che per motivi immunologici il 6% dei vaccinati non risponde al vaccino, spesso perché ha delle patologie sottostanti. C’è poi un declino complessivo nei sei mesi che speriamo di compensare con la terza dose. Anche i vaccinati in misura molto minore, nove volte meno degli altri, si infettano quindi avere i farmaci è fondamentale. </p>



<p><strong>Sappiamo già che efficacia hanno?</strong><br>Vedremo come performano questi farmaci che, essendo antivirali sono validi solo i primi quattro o cinque giorni, dopo non hanno più effetto, quando subentra la fase infiammatoria della malattia. Ma benvengano, insieme a un maggiore uso dei monoclonali, coi quali si sta prendendo confidenza. Avere un arsenale di armi diversificate è un grande vantaggio.</p>



<p><strong>Pe quanti anni sarà necessario effettuare regolarmente il vaccino così come succede con l’antinfluenzale?</strong><br>E’ una domanda molto impegnativa, come tutte le previsioni. Da immunologo qualche speranza sulla terza dose, che duri un po’ di più, la ho. E’ la logica del sistema immunitario: con la prima dose hai lo stampo, capisci quale anticorpo produrre; con la seconda dose ne produci in grande quantità; con la terza stabilizzi la memoria immunologica. Se anche questo virus ci consente di essere nei canoni classici di immunologia, cosa che non è detta, potremmo con la terza dose avere un po’ più di respiro. </p>



<p><strong>Si arriverà a una fase di endemizzazione di questo virus?</strong><br>Prima o poi accadrà e quindi il massimo che potrà succedere è di fare una dose ogni anno, soprattutto per le categorie fragili. C’è ancora la speranza, tra un anno o un anno e mezzo, di non sentirne più parlare. Ma è una speranza. Non ho la sfera di cristallo e qui di sfere di cristallo si parla. Non ci sono altri elementi scientifici per questo tipo di previsioni.</p>



<p><strong>Lo vediamo anche con il continuo cambio di durata del green pass.</strong><br>Mi rendo conto che è molto impopolare questo continuo cambio. Non aiuta all’accettazione delle regole, però è un dato di fatto. La diminuzione della copertura immunologica dopo sei mesi era una ipotesi ma è stata verificata solo di recente. L&#8217;attendibilità dei tamponi antigenici, ormai eseguiti anche da tanti operatori non addestrati a farlo, è scesa intorno al 60% e se ne sta prendendo atto adesso. Necessariamente i pochi strumenti che abbiamo dobbiamo utilizzarli adattandoli alla realtà.</p>



<p><strong>Lei è stato il direttore di EMA. Alle agenzie c’è chi rimprovera che sono state tralasciate le certificazione per farmaci che curano altri tipi di malattie per concentrarsi sui vaccini per il covid. E&#8217; così?</strong><br>E’ vero solo in parte. Non ci sono grandi ritardi. Io posso parlare per l’EMA, dove è stata organizzata una task force imponente per quanto riguarda il covid con persone esperte in virologia e malattie infettive. Gli oncologi ad esempio hanno continuato a lavorare nei tavoli dell’oncologia. I comitati decisionali sono stati un po’ ingolfati dal covid? Sicuramente si ma non è lì il grosso ritardo. Purtroppo il grosso ritardo non è nelle agenzie regolatrici ma negli ospedali che hanno dovuto riconvertirsi e dedicare tutte le energie al Covid.</p>



<p><strong>Molti cittadini scettici chiedono: come si è arrivati in pochi mesi ad avere il vaccino contro il covid quando generalmente ci vogliono anni per ottenere questi risultati?</strong><br>E’ uno dei dubbi ricorrenti che poi si completa con la frase: &#8220;è ancora sperimentale&#8221;. La risposta è molto semplice. C’è stato uno spiegamento di forze intellettuali, scientifiche ed economiche massivo. La sperimentazione è stata rapida. Faccio l’esempio dell’Ebola. Per l’Ebola ci sono voluti cinque anni perché nel momento in cui doveva esser fatta la sperimentazione sulle persone finiva l’outbreak pandemico. Quindi per arruolare tremila persone per l’Ebola ci sono voluti cinque anni, perché non c’erano &#8211; fortunatamente &#8211; sufficienti malati. Qui questo problema non c’è stato. In tre, quattro settimane si son potuti arruolare quarantamila pazienti. </p>



<p><strong>Quanto serve mediamente per un vaccino?</strong><br>Un vaccino medio viene approvato con cinque/seimila pazienti. Col covid si è trovata la disponibulità di quarantamila persone in poche settimane perché il virus c’era, l’esposizione c’era, i malati c’erano. Quindi il primo fattore è stato la riduzione da cinque anni a tre settimane per disponibilità del materiale &#8211; mi spiace usare così il temine &#8211; umano.</p>



<p><strong>Secondo motivo?</strong><br>Quindici miliardi messi ad aprile su un consorzio di 120 ditte che condividevano i brevetti. Sequenza del virus a disposizione di 120 potenziali produttori in sette giorni. Con l’Ebola ci sono voluti 12 anni. Questi sono le cose che hanno fatto la differenza. La tecnologia a mRNA, in studio da vent’anni, già approvata dall’EMA, prima al mondo, per un tumore, quindi già sperimentata sull’uomo, ha avuto la forza economica per poter essere messa a sistema. </p>



<p><strong>Altra accusa è che il vaccino è ancora sperimentale.</strong><br>Le tre classiche fasi sperimentali sono state completate, quindi non è sperimentale il vaccino. Uno dei tre pilastri dell’approvazione è la qualità. E’ stato imposto fino al 2023 di continuare a certificare la qualità perché sappiamo che per un farmaco nuovo la stabilità non è un dato scontato, soprattutto quando si continua ad aprire nuovi stabilimenti e a riprodurre lo stesso sistema dove non c’è stata esperienza. Fino al 2023 è la qualità che deve essere continuamente certificata. Altre due condizioni sono state imposte.</p>



<p><strong>Quali?</strong><br>L’obbligo di continuare la sperimentazione su altre popolazioni, segnatamente le fasce di età dai 18 ai 12 anni e dagli 11 ai 5. Sperimentazioni che eticamente avvengono di solito dopo una certa esperienza sugli adulti. L’altra condizione, ancora più importante, è la stabilità del prodotto, soprattutto per quelli a mRNA. Si ricorda che all’inizio si conservavano solo a meno settanta gradi, adesso sono stati stabilizzati un po’ di più. Come EMA abbiamo imposto di continuare le prove di stabilità sino al 2023 per provare a consegnarli e distribuirli rapidamente nei posti più remoti del mondo dove non sono garantite le condizioni che abbiamo in Europa per la stabilità della sostanza. Queste sono le tre condizioni e nulla hanno a che fare con la sperimentazione. E’ un tema che viene usato in buona fede, e in non buona fede, per dire che è ancora sperimentale. Non è sperimentale.</p>



<p><strong>Per i più giovani l’EMA dovrebbe dare l’autorizzazione a breve. Qual è la situazione?</strong><br>L’EMA dovrebbe dare l’autorizzazione entro lunedì 29 novembre. E’ già importante avere un vaccino disponibile, alla dose giusta, che ha dato nelle prove sperimentali ottimi risultati, sia di efficacia che di sicurezza. Sarà l’AIFA a decidere sull’uso del vaccino su questa popolazione ma io sono convinto che l’ultima parola spetterà ai pediatri, che monitorizzano negli ospedali e sanno cosa vedono. Sappiamo già che il 20/25% di tutti gli infettati in questo momento in Italia sono in quella fascia di età. </p>



<p><strong>Sembra tantissimo.</strong><br>Per questo direi che hanno titolo a parlare le agenzie regolatorie per quanto riguarda efficacia e sicurezza, i pediatri per quanto riguarda l’opportunità di vaccinare in massa o singole sottopopolazioni di pazienti pediatrici che abbiano particolare rischio per gli effetti del covid. Ricordo che nel bambino già si è visto qualcosa che può essere assimilabile al long covid nell’adulto. Non sappiamo se i danni del long covid del bambino saranno permanenti o solo molto prolungati. Con questo dubbio, se toccasse a me decidere, mio figlio lo vaccinerei.</p>



<p><strong>Se toccasse a lei decidere se rendere il vaccino obbligatorio?</strong><br>Prima di renderlo obbligatorio di massa dai 5 agli 11 anni vorrei vedere i dati pediatrici. La società italiana di pediatria si è espressa già a favore. Si è riservata di vedere quali sono i termini autorizzativi, qual è il beneficio/rischio che dichiarerà l’agenzia regolatoria. Se l’agenzia regolatoria si regolasse così e se le società di pediatria dicono questo io lo renderei obbligatorio.</p>



<p><strong>Per il resto della popolazione? Renderlo obbligatorio?</strong><br>Tendenzialmente si. Mi rendo conto della difficile implementabilità e quindi pragmaticamente direi: obbligatorietà a tutte quelle popolazioni che costituiscono un reale rischio di circolazione e mi riferisco a dipendenti pubblici e forze dell’ordine. Poi tutte le popolazioni che sono a stretto contatto stretto col pubblico: da chi sta alle casse dei supermercati al personale di trasporto. Per tutte queste persone sicuramente ci vuole l’obbligo. </p>



<p><strong>Il suo parere?</strong><br>Personalmente io sono favorevole all’obbligo ma non sono un giurista, non so quali problemi pone e siccome mi sembra che l’obbligo ragionato, per categorie a oggettivo maggiore rischio stia funzionando, ritengo che sia una buona via da perseguire.</p>



<p><strong>In che tempi potranno essere sviluppati quei programmi che puntano a portare i vaccini nei paesi economicamente meno forti?</strong><br>E’ fondamentale che tutti questi programmi siano sempre più sviluppati. Inutile ripetere quanto è importante la vaccinazione globale per avere anche effetti locali. Il problema dei vaccini nei paesi che sono indietro con la vaccinazione non è solo un problema di dosi, non è solo la conservazione, per risolvere la quale dovrebbero arrivare i vaccini proteici, a più facile distribuibilità e conservazione.</p>



<p><strong>Qual è allora?</strong><br>Uno dei problemi più grossi è la distribuzione sul territorio. Servono interventi importanti dei governi locali e dell’ONU, che dovrebbero organizzare programmi di distribuzione e sensibilizzazione. Ci sono interi paesi dove le religioni locali e meno locali sono il vero ostacolo.</p>



<p><strong>Cosa ci dice sulla proposta di liberalizzare il brevetto?</strong><br>E’ una stupidaggine pensare che la liberalizzazione del brevetto dia la possibilità di produrre vaccini in tutto il mondo. Il trasferimento di tecnologie così complesse e articolate non è semplicemente rilasciare il brevetto ma fare il trasferimento tecnologico, mettere su impianti della sofisticatezza adeguata a produrre un prodotto complesso. Bisognerebbe fare dei ragionamenti un po’ meno populistici e più seri, con programmi articolati. Covax è un buon programma; Cepi è un altro buon programma. Però ci vuole l’autorità mondiale, che è l’OMS, che li metta insieme e inizi a mettere i governi interessati al tavolo per far si che le risorse che vengono distribuite non siano carità ma progetti organici ed efficaci.</p>



<p><strong>Lei crede che la vaccinazione potrà procedere anche senza lo stato di emergenza?</strong><br>Non sono un giurista quindi parlo di stato di emergenza in termini di salute pubblica. Lo stato di emergenza dipende dalla capienza delle strutture sanitarie e dalla possibilità che queste non diventino ostacolo a creare altre emergenze su altre patologie che sono rimaste indietro di quasi due anni. Questa per me, da persona della salute, è l’emergenza. Sono i numeri che la detteranno. La vaccinazione sta seguendo il suo corso: chi ha fatto due dosi secondo me è propenso a fare anche la terza. Non credo che sia la vaccinazione ad aver bisogno di stati di emergenza. Credo sia lo stato complessivo in cui esce la sanità pubblica se il virus continuerà a girare e se le varianti si riveleranno particolarmente ostiche.</p>



<p><strong>Qual è secondo lei lo zoccolo duro che non si riuscirà a scalfire, qual è l’obiettivo che realisticamente possiamo porci e quali sono le azioni che avete in animo di mettere in campo per raggiungere il limite massimo che potrà essere perseguito con la vaccinazione?</strong><br>Secondo un recente sondaggio il vero zoccolo duro non è più del 7%, quindi ne mancherebbe un altro 5/6% per raggiungere quel livello. Una buona notizia. Le nuove vaccinazioni hanno ripreso ad essere sopra le diecimila al giorno da una settimana circa. Questo vuol dire che si possono avere in un mese circa trecentomila nuovi vaccinati. Infatti quei 7,5 milioni sono già scesi a 6,7 milioni. C’è quindi un lento e continuo reclutamento di persone che avevano esitato. </p>



<p><strong>Dove si è inceppata la macchina sinora?</strong><br>Io credo che non si sia giocata bene, più a livello locale che a livello commissariale, la carta dei medici di famiglia. I medici di famiglia sono il fattore dirimente. Una iniziativa in atto, che io condivido, è di valutare le percentuali di vaccinazione per medico di famiglia, in modo da intercettare anche i medici no-vax. Su quelli sarei dell’idea di fare un’azione molto più perentoria. Ci sono dei medici che hanno scoraggiato i loro pazienti e i numeri cominciano a essere molto evidenti. Lì forse c’è un’area di intervento, portando i pazienti a contatto con medici più informati, che hanno studiato un po’ meglio durante il loro corso di laurea.</p>



<p><strong>Professore, le voglio esporre un caso personale che penso coinvolga centinaia di migliaia di italiani. Io potrei fare la terza dose ma lavorando a Roma ed avendo la residenza in altra regione, o aspetto di rientrare nella mia città o sono obbligato a scegliere un medico provvisorio nel Lazio. Non le sembra un intoppo burocratico senza senso?</strong><br>E’ assurdo. E’ assolutamente assurdo. Il problema c’è, lo risolvemmo nella prima ondata con gli hub dove chiunque, anche di passaggio, poteva vaccinarsi per poi essere registrato. Lei mi ha chiesto prima delle debolezze del sistema. Questa è una: non c’è un’anagrafe vaccinale nazionale, nonostante io avessi chiesto, nel 2019, a tutti i governi, incluso quello italiano, di preparare le anagrafi vaccinali nazionali. Non è stato fatto. Lei è una delle vittime di questa debolezza che abbiamo.</p>



<p>Guido Rasi, immunologo, è consulente scientifico del commissario Figliuolo. Ex direttore dell’EMA, l’Agenzia europea per i medicinali, è direttore scientifico di Consulcesi.</p>
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		<title>Bene Draghi, ma quanta confusione sui vaccini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2021 10:04:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Credo che la decisione presa dal Governo Draghi di lasciare le persone libere di scegliere se fare o meno la seconda dose con AstraZeneca, su parere del medico, come d&#8217;altronde avviene già in Germania, sia una decisione opportuna. Infatti, non sono stati registrati casi di trombosi dopo la seconda dose, e questo lo dice anche l’AIFA. Perntanto chi ha fatto la prima dose e non ha avuto effetti gravi (la&#8230;</p>
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<p>Credo che la decisione presa dal Governo Draghi di lasciare le persone libere di scegliere se fare o meno la seconda dose con AstraZeneca, su parere del medico, come d&#8217;altronde avviene già in Germania, sia una decisione opportuna.</p>



<p>Infatti, non sono stati registrati casi di trombosi dopo la seconda dose, e questo lo dice anche l’AIFA. Perntanto chi ha fatto la prima dose e non ha avuto effetti gravi (la maggior parte delle persone), può scegliere tranquillamente di fare la seconda dose con Astrazenca. Non c&#8217;è alcun motivo per non fare Astrazenca.</p>



<p>A questo punto però, diventa sempre più chiaro che alcune decisioni sono state prese frettolosamente, gettando i cittadini nel panico. Se le persone adesso possono scegliere di fare AstraZenca in seconda dose (senza limiti di età), allora mi pare di capire che le polemiche dei giorni scorsi relative all&#8217;età evidentemente erano infondate.</p>



<p>Questo è grave, perché ancora una volta, chi deve decidere, ci fa assistere ad un teatrino che adesso è diventato disgustoso. Fino a qualche giorno fa AstraZenca solo agli over 60, adesso a tutti coloro che vogliono.</p>



<p>Il risultato sarà ancora una volta quello di confondere ulteriormente una popolazione già ampiamente confusa e sconfortata da dichiarazioni molto superficiali.</p>
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		<title>Il vaccino e la dinamica di Di Maio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2020 12:32:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Credo nella scienza. Ha sentito l’esigenza di chiarirlo Luigi Di Maio, ministro degli Esteri della Repubblica Italiana. Deve aver capito che la cosa non era affatto chiara né scontata. Lo ha intuito, con qualche ritardo, nel giorno del Vax Day europeo contro il covid-19. Lo stesso giorno in cui il governo ha messo in piedi la grancassa mediatica dei primi vaccini arrivati in Italia dalla sede della Pfizer in Belgio.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Credo nella scienza. Ha sentito l’esigenza di chiarirlo Luigi Di Maio, ministro degli Esteri della Repubblica Italiana. Deve aver capito che la cosa non era affatto chiara né scontata. Lo ha intuito, con qualche ritardo, nel giorno del Vax Day europeo contro il covid-19. Lo stesso giorno in cui il governo ha messo in piedi la grancassa mediatica dei primi vaccini arrivati in Italia dalla sede della Pfizer in Belgio.</p>



<p>Per qualche strana ragione, tutti ma proprio tutti gli esponenti del M5S devono aver bucato alle scuole elementari la lezione in cui ai bambini viene spiegata la terza legge della dinamica, conosciuta anche come principio di azione e reazione, con la quale Newton stabilisce che a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.</p>



<p>Non ci devono aver pensato né Grillo né Casaleggio, né Di Maio né Di Battista quando hanno iniziato a infiammare le piazze fisiche e quelle digitali del Paese, contro i vaccini, contro le infrastrutture, contro la scienza, contro il sapere, contro le competenze, contro tutte le Istituzioni della Repubblica.</p>



<p>Anni di odio e rancore, di promesse impossibili da mantenere, di fandonie e inganni, diffusi in modo scientifico per conquistare consensi a costo di spaccare il Paese, hanno condotto alla drammatica situazione di oggi, con milioni di cittadini che rifiutano il vaccino per timore di essere ingannati dalla scienza e dalla politica.</p>



<p>Secondo un sondaggio condotto da IPSOS per la RAI il 15 dicembre, il 60% degli italiani non intende vaccinarsi o preferisce attendere. Come se l’EMA, la FDA o l’AIFA fossero composte, secondo la teoria complottista dei terrapiattisti pentastellati, da oscuri individui al soldo di entità sovranazionali pronte a tutto pur di infettare questa massa di stolti che ci toccherà pure convincere con una imponente campagna di comunicazione persuasiva invece di prendere a pedate, come consiglierebbe la terza legge della dinamica.</p>



<p>Respirare, bisogna respirare a fondo e ricominciare dai fondamentali. Lo esige la nostra democrazia, la nostra Costituzione, che consente anche a Luigi Di Maio, dopo averla calpestata, di cominciare a credere nella scienza a 34 anni, dopo essere stato vicepresidente della Camera dei Deputati, ministro del Lavoro e delle Attività produttive. Dopo aver maledetto l&#8217;Europa, flirtato con i gilet gialli e chiesto la messa in stato di accusa del nostro Presidente della Repubblica.</p>



<p>Care italiane e cari italiani, per diventare scienziati bisogna studiare, non basta aprire un blog e sparare corbellerie. Ricordatelo ai vostri figli, che forse a gennaio torneranno a scuola e all’università. Vaccinatevi e vaccinateli perché il vaccino è garantito, come qualunque altro farmaco che assumete quotidianamente in piena sicurezza grazie ad EMA, FDA e AIFA.</p>



<p>Inutile chiedervi di vaccinarvi per gli altri, perché ci vorrà tempo prima che possiate tornare a riconoscere la cittadinanza e il bene comune come un valore. Vaccinatevi per voi stessi, per tornare a lavorare, a produrre, a incontrarvi, a viaggiare, a divertirvi, a studiare, a vivere.</p>
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		<title>Di Lorenzo: grandi finanziamenti e zero burocrazia per avere il vaccino anti-covid in tempi record. I cittadini abbiano fiducia nella scienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 17:13:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Emanuele Raco e Eugenio Barone Piero Di Lorenzo è il presidente della IRBM di Pomezia, che collabora con l’Università Oxford per lo sviluppo del vaccino anti-covid che sarà prodotto e commercializzato da AstraZeneca. Come si è trovato a divenire partner di Oxford e AstraZeneca?Quando l’11 gennaio i cinesi hanno postato il sequenziamento del gene del virus, gli scienziati dello Jenner Institute della Oxford University hanno subito cominciato a lavorare&#8230;</p>
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<p>di Emanuele Raco e Eugenio Barone</p>



<p>Piero Di Lorenzo è il presidente della IRBM di Pomezia, che collabora con l’Università Oxford per lo sviluppo del vaccino anti-covid che sarà prodotto e commercializzato da AstraZeneca.</p>



<p><strong>Come si è trovato a divenire partner di Oxford e AstraZeneca?</strong><br>Quando l’11 gennaio i cinesi hanno postato il sequenziamento del gene del virus, gli scienziati dello Jenner Institute della Oxford University hanno subito cominciato a lavorare sul coronavirus, avendo già messo a punto il vaccino anti-MERS. Nel giro di una decina di giorni hanno sintetizzato il gene della proteina Spike (la proteina Spike è quella coroncina rossa, quella “cattiva”, che ricopre il virus). A quel punto gli scienziati dello Jenner avevano bisogno di una expertise specifica, che noi abbiamo. In un paio di settimane abbiamo contribuito a mettere a punto il vaccino. </p>



<p><strong>Per l’AIDS o l’epatite C non si è mai arrivati a un vaccino; per l’ebola ci sono voluti otto anni. Cosa ha consentito di arrivare a produrre ben tre vaccini in meno di un anno?</strong><br>Innanzitutto, l’enorme quantità di denaro che è stata messa a disposizione della ricerca da tutto il mondo: lo sforzo finanziario-economico è stato incredibile, penso unico nella storia. Ed è stata indirizzata la ricerca su questo settore in maniera prepotente. Hanno poi contribuito una serie di elementi che non sono legati al vaccino ma hanno fatto la differenza. Le faccio un esempio: per trovare i volontari sani quando abbiamo messo a punto il vaccino anti-ebola ci abbiamo messo un anno e due mesi, in questo caso ci sono volete solo tre ore. </p>



<p><strong>Sono stati abbattuti anche i tempi della burocrazia?</strong><br>Assolutamente si. Per qualunque farmaco, anche per i vaccini, quando si conclude la sperimentazione di fase 3 e si presenta la domanda alle agenzie regolatorie, ci si mette in fila perché le agenzie hanno già tantissime domande da esaminare. Nel caso specifico, si è creata una corsia privilegiata nell’ambito della quale tutti i dati immagazzinati durante le sperimentazioni venivano automaticamente forniti alle agenzie regolatorie. Per questo motivo, finita la fase 3, le agenzie non devono esaminare tutta la documentazione, che già conoscono, ma semplicemente sintetizzare e mettere a posto le carte.</p>



<p><strong>C’è stata piena condivisione degli studi realizzati dai gruppi di ricerca?</strong><br>C’è stata una condivisione non totale. Al netto di qualche ipocrisia, si può dire che è stato molto presente l’interesse degli Stati e delle aziende. La condivisione totale, purtroppo, non si è realizzata. C’è stata una grande collaborazione perché in una situazione pandemica così grave, con i morti sui camion, tutti si sono rimboccati le maniche e tutti hanno rinunciato a qualche punto di sovranità scientifica. Però, ripeto, i mezzi enormi messi a disposizione, una via privilegiata nel rapporto con le agenzie regolatorie e la pressione mediatica, la pressione delle popolazioni, indubbiamente hanno indirizzato la ricerca prepotentemente verso la soluzione del problema.</p>



<p><strong>I risultati della sperimentazione sono stati annunciati ma non pubblicati. Perché? Saranno resi pubblici dall’EMA?</strong><br>I risultati vengono conferiti alle agenzie regolatorie EMA, FDA, per noi AIFA. Prima della commercializzazione tutti i dati verranno messi a disposizione della comunità scientifica.</p>



<p><strong>C’è chi teme che la velocità possa andare a scapito della sicurezza. È un dubbio fondato? Perché alcuni studiosi continuano a nutrire riserve sulla sicurezza dei vaccini?</strong><br>Sono assolutamente d’accordo con i ricercatori che chiedano trasparenza. È giusto così, perché prima di esser un industriale sono un cittadino che si inoculerà il vaccino e lo farà inoculare ai propri figli e nipoti. Io per primo ho tutto l’interesse che il tema della sicurezza sia declinato con il massimo rigore e con la massima severità. Non ho dubbi che le agenzie regolatorie, che sono al di sopra delle parti, che non hanno nessun coinvolgimento con l’industria e con l’accademia, faranno il loro lavoro con il giusto rigore e lo faranno come al solito arrivando a conclusioni nelle quali la popolazione può riporre la massima fiducia.</p>



<p><strong>Ci vuole spiegare la differenza tra l’efficacia media al 70% e quella al 90% con il regime ottimale del vostro vaccino?</strong><br>In ogni ricerca vengono effettuate normalmente varie linee di sperimentazione. Cioè si prova una dose intera iniziale ed una intera finale di richiamo; oppure una dose iniziale piena e mezza dose di richiamo e così via. Ognuna di queste sperimentazioni ha risultati diversi. Quella che è stata pubblicizzata è la media dei risultati di tutte queste sperimentazioni che, però, ha un valore tecnico-scientifico statistico. Il valore importante per il consumatore, per il paziente e il cittadino è quale tra queste sperimentazioni ha dato la migliore performance. Nel nostro caso è quella con mezza dose iniziale e un richiamo con una dose intera, che verrà sottoposta alle agenzie regolatorie e che, quando approvata, sarà alla base della commercializzazione.</p>



<p><strong>Sappiamo per quanto tempo renderà immuni? Servirà un richiamo annuale come per l’influenza?</strong><br>Ad oggi il vaccino potrà essere dato per certo come efficace per i primi sette mesi, perché sono passati sette mesi da quando sono state fatte le vaccinazioni. Anche dopo la validazione e l’autorizzazione alle agenzie regolatorie le sperimentazioni cliniche continueranno per verificare quanto tempo durerà l’efficacia. Magari potrà essere un anno con la necessità di un richiamo ogni anno come per il vaccino antinfluenzale, oppure potrà essere valido per dieci anni come per il vaccino antitetano. Solo col passare dei mesi e degli anni conosceremo la reale efficacia nel tempo.</p>



<p><strong>Avete iniziato la produzione del vaccino da tre mesi, in attesa del via libera da parte di EMA. È un “rischio azienda” calcolato per consentire agli Stati di avere le prime dosi nel tempo più breve possibile?</strong><br>Quando ho saputo dell’ingresso nella partnership della multinazionale AstraZeneca, anche con una funzione di leadership, ho fatto i salti di gioia per un motivo semplicissimo: non ho difficoltà a dire che noi e l’università di Oxford non potevamo avevamo la stessa potenza economico-finanziaria e organizzativa di una multinazionale su scala globale. La scelta di cominciare a produrre prima ancora che ci fosse la validazione e l’autorizzazione delle agenzie regolatorie è stata di AstraZeneca. L’azienda si è fatta carico sia di questa scelta, rischiando tanti soldi, sia della decisione di vendere il vaccino a 2,80 euro a dose, che è il costo industrialesecco. Non c’è un centesimo di over per la proprietà intellettuale. Non si può che fare i complimenti all’università di Oxford e ad AstraZeneca che hanno pensato di operare in questo modo. Ritendo che sia una cosa molto importante e che faccia la differenza.</p>



<p><strong>L’Italia ha acquistato 70 milioni di dosi. In che tempi arriveranno nel nostro Paese?</strong><br>Grazie al Ministro Speranza l’Italia è riuscita a introdursi nel “gruppo” dei Paesi di testa. Il Ministro italiano e i suoi colleghi tedeschi, francesi e olandesi hanno contribuito a fare in modo che la Commissione Europea ottenesse un preacquisto di trecento milioni di dosi, opzionandone ulteriori cento milioni. Di queste quattrocento milioni di dosi, il 13% (circa settanta milioni) sono state prenotate dall&#8217;Italia. Ne deduco che, qualora l’autorizzazione delle agenzie regolatorie dovesse arrivare tra dicembre e gennaio, l’Italia entrerebbe in possesso di due milioni di dosi entro il mese di gennaio, con relativo utilizzo per le categorie a rischio: il personale sanitario, gli ospiti delle RSA e le forze dell&#8217;ordine.</p>



<p><strong>Da parte di analisti si paventa il rischio che l’Italia non abbia definito un piano preciso di distribuzione del vaccino. Ci sono problemi anche con la distribuzione del vaccino antinfluenzale. Chi ci assicura che non sarà così anche per quello anti-covid?</strong><br>Sono sollevato di non essere coinvolto in alcun modo in questa problematica. Posso dire comunque che la distribuzione del nostro vaccino non presenta grosse criticità, perché viaggia come una merce a temperatura fresca, non congelata. Per cui penso che l&#8217;Italia avrà modo di attrezzarsi a sufficienza e in breve tempo, sia per la diffusione che per la consegna del vaccino. Non ho dubbi che il Governo si stia attrezzando in questo senso. Mi auguro e sono onestamente ottimista che lo Stato riesca a trovare sia la forma che la formula adeguate per organizzare una vaccinazione di massa, dopo una pandemia che, ricordiamolo, ha rappresentato un evento epocale.</p>



<p><strong>Qual è il suo giudizio, in base alla sua esperienza, sull’obbligatorietà del vaccino? Si può ottenere l’immunità di gregge senza obbligare i cittadini a vaccinarsi? Come si stanno organizzando gli altri Paesi?</strong><br>Sono di indole liberale per cui l’obbligatorietà, di impatto, mi crea qualche problema. Nel caso di specie, più che ipotizzare una campagna coercitiva, da tenere in considerazione come extrema ratio, penso sia necessario attrezzare una massiccia operazione di comunicazione diretta all&#8217;accreditamento della scienza più che all’accreditamento del vaccino. A questo proposito dico che le opposte tifoserie, pro-vax e no-vax, sono entrambe dannose. Gli estremi non contribuiscono mai alla soluzione del problema. Occorre educare la gente ad avere fiducia nella scienza, utilizzando un linguaggio trasparente e offrendo la possibilità a chiunque di comprendere messaggi fondamentali per una vita civile e moderna. La modernità è anche questo: imparare a capire che grazie al vaccino non esistono più i poliomielitici per strada o che non si muore di colera, di vaiolo e altre patologie letali, come succedeva in passato.</p>



<p><strong>Perché a livello globale si parla solo di tre vaccini (AstraZeneca, Moderna e Pfizer) e non si cita mai lo Sputnik 5 della Russia? Esiste anche un vaccino cinese?</strong><br>É soltanto un fatto di trasparenza, a mio parere. Conosco gli scienziati russi di Gamaleya grazie alla credibilità scientifica che detengono nel settore: si tratta di ricercatori di valore. Allo stesso modo, esistono ottimi professionisti in Cina che stanno lavorando a un vaccino. Non ho dubbi che possano essere validi. In Cina non hanno i nostri protocolli di trasparenza ed è normale che ci sia un po’ di perplessità da parte di chi vuole capire, analizzare e entrare nel merito.</p>



<p><strong>Si riuscirà a rifornire anche le nazioni più povere del mondo? Il vostro consorzio ha aderito al piano COVAX dell’OMS? Servono due miliardi di dollari, chi li finanzia?</strong><br>Assolutamente sì, occorre una vaccinazione che comprenda tutti i paesi per due motivi: il primo di natura etica, che non necessita di spiegazioni e un secondo che invece è pratico. Non abbiamo modo di sradicare del tutto questo virus ma se davvero vogliamo tentare di contenerlo dobbiamo allargare la vaccinazione anche ai paesi più vulnerabili. Da questo punto di vista confido negli enti sovranazionali che stanno lavorando sul tema. Sembra peraltro che una soluzione potrebbe essere avviata a breve.</p>



<p><strong>Con quali priorità verrà distribuito il vaccino tra i Paesi che ne hanno fatto richiesta?</strong><br>Le parlo con molta franchezza: così come sono ottimista sull’accessibilità al vaccino da parte dei paesi più deboli, peccherei di ipocrisia se non dicessi che il vaccino molto probabilmente verrà distribuito prima alle popolazioni che in qualche modo ne hanno finanziato la ricerca e la produzione. Astrazeneca si è impegnata a consegnare quattrocento milioni di dosi all’UE, trecento milioni agli USA e ha poi concesso la licenza per la produzione del vaccino a un laboratorio indiano, più un’altra ventina di laboratori sparsi nel mondo. La capacità di produzione dichiarata è tra cento e duecento milioni di dosi al mese per un totale di tre miliardi di dosi, circa, in un anno.</p>



<p><strong>La sua azienda collabora con l’Università di Oxford. Seguite altri progetti con centri di ricerca italiani?</strong><br>Noi lavoriamo su progetti con molte Università italiane e straniere. Collaboriamo con La Sapienza e Tor Vergata, Siena, Padova, Milano. L’accademia italiana e la ricerca hanno un profilo altissimo, le università italiane formano ottimi professionisti, molto ambiti anche fuori dal territorio nazionale. Ciò che manca è un&#8217;osmosi tra industria e accademia, un interscambio che nei sistemi anglosassoni costituisce la norma. Oggi la ricerca non è un costo ma un investimento, anche parecchio redditizio. L’auspicio è che prima o poi lo Stato, la cui condizione economica è ben nota, compatibilmente con tutte le altre priorità, decida di investire sulla ricerca puntando sul benessere dei nostri figli e nipoti. Questo virus ha cambiato il mondo, gli stili di vita e l’economia tutta. Indubbiamente ha esaltato il ruolo della ricerca. In fondo, anche in un periodo terribile come questo qualcosa di buono e positivo è stato fatto.</p>
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