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	<title>Antimafia Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Incendi: chissà, forse un domani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Aug 2021 11:19:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stato innescato l&#8217;ennesimo incendio nelle terre del sud Italia; gli anonimi criminali si sono lasciati dietro uno scenario devastante per persone e cose, con l&#8217;aggravante della prossimità ai centri abitati. Non ci illudiamo, al momento non c&#8217;è una cura; si tratta della nostra personale pandemia e tutti sappiamo che nessun vaccino ci verrà in soccorso. Se un paragone è possibile fare, immaginiamo che l&#8217;azione popolare contro la piromania estiva&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/08/13/vicari-incendi-chissa-forse-un-domani/">Incendi: chissà, forse un domani</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>È stato innescato l&#8217;ennesimo incendio nelle terre del sud Italia; gli anonimi criminali si sono lasciati dietro uno scenario devastante per persone e cose, con l&#8217;aggravante della prossimità ai centri abitati.</p>



<p>Non ci illudiamo, al momento non c&#8217;è una cura; si tratta della nostra personale pandemia e tutti sappiamo che nessun vaccino ci verrà in soccorso. Se un paragone è possibile fare, immaginiamo che l&#8217;azione popolare contro la piromania estiva abbia la stessa portata mediatica di un movimento no vax. </p>



<p>Pensa quante poltrone scricchiolerebbero, come subito ribollirebbe l&#8217;attività legislativa e investigativa e, chissà, come più facilmente verrebbe sgominato il &#8220;sistema&#8221; incendiario che porta ogni estate al desolante stato di fatto delle nostre terre!</p>



<p>Già, le nostre terre! Ovviamente quello che formulo è un teorema indimostrabile, almeno quanto quello formulato da Pasolini in un famoso articolo dato alle stampe sul Corriere della sera tanti, troppi anni fa. Imparagonabilmente minore, beninteso, ma pur sempre un teorema.</p>



<p>Da siciliano mi sono sempre chiesto cosa sia davvero la mafia, giungendo alla tua stessa conclusione, lettore: che quella verticistica ed eversiva lo sia solo in senso stretto. Ma la mafia non è certamente un fenomeno delinquenziale circoscritto, al contrario è diffusissima, ora più che ai tempi dei corleonesi, purché si sia disposti a guardare nelle piccole cose. </p>



<p>Oggi mafia è soprattutto l&#8217;insieme di comportamenti asociali e anti repubblicani (della res pubblica) che ognuno di noi compie volontariamente o meno giornalmente, per un proprio interesse manifesto o latente.</p>



<p>Nello specifico che qui trattiamo &#8211; non apro parentesi sulla specializzazione di molti padri di famiglia nel buttare i sacchi di spazzatura ai cigli delle strade, altro e non meno devastante fenomeno paesaggistico del sud Italia -, l&#8217;arco diffusamente egoistico o più specificamente criminale cui essa tende, va dall&#8217;automobilista che ancora oggi getta con disgustosa noncuranza la cicca di sigaretta fuori dal finestrino e arriva all&#8217;anonimo esecutore della più parte dei roghi che incendiano le regioni meridionali.</p>



<p>Perché tutto questo accade? Nel primo caso per ignoranza; non quella bonaria che porta all&#8217;autoassoluzione il medesimo buon padre di famiglia, il quale ancora fuma nell&#8217;abitacolo e che mai si pone il problema delle conseguenze del gesto. Non quell&#8217;ignoranza, sempre e comunque esecrabile, no. Parlo dell&#8217;ignoranza che si forma sui banchi di scuola e nelle famiglie, in totale dispregio di un&#8217;educazione civica la quale latita, come ha sempre latitato, nei programmi scolastici ministeriali.</p>



<p>Il secondo caso è più complesso e altrettanto irrisolvibile, perché richiederebbe una volontà di governo del paesaggio fatta di febbrili attività legislative, investigative e giudiziarie a tutti i livelli di reato: dall&#8217;allevatore che brucia i campi per costringere i proprietari a vendere le terre o affittare i pascoli solo a lui e a prezzi ribassati; passando per l&#8217;operaio forestale stagionale che brucia i boschi al fine di assicurarsi la prossima chiamata alla salvaguardia (Sic) o alla riforestazione dei boschi stessi; alle più complesse politiche di gestione dei sistemi di tutela e salvaguardia del patrimonio (vedi la ricorrente polemica sulla gestione dei Canadair); su su a salire fino a chissà dove.</p>



<p>Voci che sono sempre circolate, a ogni estate, tra i cittadini indignati, ma che restano e resteranno tali fino alla validazione o smentita da parte dei settori investigativi e giudiziari. Il teorema non esclude la piromania quale patologia psichiatrica del singolo, intendiamoci; solo esso la rende residuale, puntando il dito sui comportamenti criminosi o collettivi che sono invece la stragrande maggioranza.</p>



<p>Ovviamente, come Pasolini, noi tutti sappiamo ma non abbiamo le prove. Come potrebbe essere diversamente? Né io né tu, caro lettore, siamo deputati a indagare. Nel teorema sarà possibile inserire, infine, una chiosa a mo&#8217; di speranza. Esso implica infatti la gratitudine per quell&#8217;amministrazione dichiaratamente, inequivocabilmente antimafia, sul cui territorio i piromani vengono subito individuati e arrestati; purtroppo, tocca dirlo, solo dopo che l&#8217;incendio ha fatto il danno che doveva fare. Con essa il sospetto che l&#8217;efficacia della cura sia legata a doppio filo coi vertici delle politiche amministrative locali.</p>



<p>Nel narrare agli allievi il paesaggio, la capacità che l&#8217;uomo ha di renderlo un luogo numinoso, dalla preistoria alla Land Art, non avevo riflettuto abbastanza sulla fase destruente di quest&#8217;avventura. Contemplavo le guerre, i cataclismi, le epidemie e i conseguenti abbandoni, ma mi sfuggiva un fatto cogente e attualissimo che però non ha niente di nuovo: nel meridione d&#8217;Italia molti uomini e donne non amano, se non a parole, la terra e il paesaggio in cui vivono.</p>



<p>Dirò di più, credo che essi considerino la desolazione che fa seguito a un vasto incendio, la scia maleodorante di rifiuti che imbratta i cigli delle strade, l&#8217;abusivismo edilizio, l&#8217;inquinamento marino e tanto altro ancora, un fattore endemico al pari delle belle pandemie di una volta, non come ora che ci sono gli esecrati vaccini; come allora, quando si moriva a decine di milioni in pochi anni e si potevano levare al cielo solo le preghiere, invocando gli dei.</p>



<p>Qualcosa con cui convivere come un male necessario, una sorta di estetica immunità di gregge, fatta di &#8220;badde&#8221; e &#8220;culonne d&#8217;aria&#8221; (Martoglio docet) ormai da tempo assimilata e irrisolvibile nel meridione d&#8217;Italia. Non importa quanta desolazione essa lasci dietro di sé. Si fa sempre in tempo a sostenere l&#8217;amenità dei luoghi e la bellezza del mare dalle pagine patinate degli spot pubblicitari promossi dalle regioni. Come la mafia, appunto.</p>



<p>Ne consegue uno sdegno temporaneo, di facciata e salottiero, anticamente discusso al circolo di conversione o al bar con gli amici e oggi traslato nelle stanze anestetizzanti dei social. Se almeno ne derivasse un vasto movimento che solo per analogia assomigli al no vax ma meno millenarista, un moto di sdegno umanistico e razionale in difesa dei campi e dei boschi, chissà, forse un domani …!</p>
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		<title>Falcone fu ucciso quando fu chiamato al Ministero della Giustizia. A riprova che la criminalità teme più la sfida sul piano del potere che non la repressione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvo Spagano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2021 19:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ore 17.57 del 23 maggio di ventinove anni fa. L’asfalto dell’autostrada A29 è divelto dall’esplosione di duecento chili di nitrato d’ammonio, tritolo e T4 per mano di Giovanni Brusca. Giovanni Falcone, la moglie e tre uomini di scorta perderanno la vita quel giorno. Il rischio della commemorazione, da quasi trent’anni, è sempre quello di trasformare quelle vittime, e quelle che ad esse si uniranno meno di due mesi dopo nella&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/05/22/spagano-falcone-fu-ucciso-quando-fu-chiamato-al-ministero-della-giustizia-a-riprova-che-la-criminalita-teme-piu-la-sfida-sul-piano-del-potere-che-non-la-repressione/">Falcone fu ucciso quando fu chiamato al Ministero della Giustizia. A riprova che la criminalità teme più la sfida sul piano del potere che non la repressione</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>Ore 17.57 del 23 maggio di ventinove anni fa. L’asfalto dell’autostrada A29 è divelto dall’esplosione di duecento chili di nitrato d’ammonio, tritolo e T4 per mano di Giovanni Brusca. Giovanni Falcone, la moglie e tre uomini di scorta perderanno la vita quel giorno.</p>



<p>Il rischio della commemorazione, da quasi trent’anni, è sempre quello di trasformare quelle vittime, e quelle che ad esse si uniranno meno di due mesi dopo nella strage di via D’Amelio, in icone pronte all’uso. Buone a spargere benedizioni e auree di sacralità sui beneficiari contemporanei, ma mute come statue.</p>



<p>Mai sazia di quelle benedizioni, l’antimafia è stata di recente travolta da scandali, e la magistratura stessa se la passa male assai, incrinata com’è nella sua credibilità. Eppure, a tirarlo giù dal piedistallo, a prenderlo sul serio, Giovanni Falcone avrebbe diverse cose da raccomandare ancora.</p>



<p>Primo, il rigore: Falcone era un garantista. Le sue indagini resistevano a qualunque verifica perché era egli stesso il proprio più severo critico. Non gli bastava la parola di un pentito, il venticello di calunnia che attraversava il sentito dire, o il gusto sempre in agguato di detronizzare un potente. Cercava riscontri, Falcone. Li trovava, li incrociava. Un abisso a fronte dalla politica dell’avviso di garanzia che ingloriosamente gli sopravvive.</p>



<p>Secondo, Falcone rifuggiva la ribalta. Un po’ timido, un po’ prudente, scansava ogni spettacolarizzazione e lasciava parlare i propri atti. Un altro abisso, a confronto della ribalta oggi spesso ricercata, coltivata e mantenuta.</p>



<p>Terzo, ciò che volentieri si dimentica. Quando fu ammazzato, Giovanni Falcone non esercitava la funzione giurisdizionale ma era dislocato presso il Ministero della Giustizia, ad affiancare l’azione del governo. È in quella posizione che la mafia lo volle morto. A riprova del fatto che la criminalità organizzata teme più la sfida sul piano del potere, quella che solo un governo forte può imporre, che non la repressione.</p>



<p>Sarebbe bello ricordare il trentennale da quella strage, l’anno venturo, tralasciando l’eroe e restituendo parola all’uomo. Sarebbe bello diventare, come amava ripetere, quel Paese beato che non ha bisogno di eroi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/05/22/spagano-falcone-fu-ucciso-quando-fu-chiamato-al-ministero-della-giustizia-a-riprova-che-la-criminalita-teme-piu-la-sfida-sul-piano-del-potere-che-non-la-repressione/">Falcone fu ucciso quando fu chiamato al Ministero della Giustizia. A riprova che la criminalità teme più la sfida sul piano del potere che non la repressione</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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