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	<title>APP Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<description>Il coraggio di conoscere</description>
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	<title>APP Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>In cerca di App</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco De Fossis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2020 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#comesefosseantani]]></category>
		<category><![CDATA[APP]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
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		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>App dove sei finita?Appisolata al ramo?Appena arriverai,Appiglio del terrore, Appunto vorrei dirtiApplaudo all’inventore;Appago la mia pena,Appendo il virus fuori, Appoggio del mio cuore,Appalto il mio dolore,Apparirai lucente,Appaia il buonumore.</p>
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<p>App dove sei finita?<br>Appisolata al ramo?<br>Appena arriverai,<br>Appiglio del terrore,</p>



<p>Appunto vorrei dirti<br>Applaudo all’inventore;<br>Appago la mia pena,<br>Appendo il virus fuori,</p>



<p>Appoggio del mio cuore,<br>Appalto il mio dolore,<br>Apparirai lucente,<br>Appaia il buonumore.</p>
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		<title>All&#8217;Italia non basta più il &#8220;ghe pensi mi&#8221; di Conte</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/04/27/raco-non-basta-piu-il-ghe-pensi-mi-di-conte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2020 22:36:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Whatever it takes]]></category>
		<category><![CDATA[APP]]></category>
		<category><![CDATA[Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Esperti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Assunzione di responsabilità. Questo è ciò che è mancato nella lunga e fumosa conferenza stampa di Conte. &#8220;Il governo si è assunto la responsabilità di far proprie le raccomandazioni degli esperti: la riapertura, anche parziale, è rimandata perché non possiamo rischiare di vanificare i sacrifici fatti sino ad oggi&#8221;. Questo avrebbe dovuto spiegare agli italiani, che hanno rispettato in modo paziente e responsabile delle restrizioni così lunghe alla propria libertà,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Assunzione di responsabilità. Questo è ciò che è mancato nella lunga e fumosa conferenza stampa di Conte. &#8220;Il governo si è assunto la responsabilità di far proprie le raccomandazioni degli esperti: la riapertura, anche parziale, è rimandata perché non possiamo rischiare di vanificare i sacrifici fatti sino ad oggi&#8221;. Questo avrebbe dovuto spiegare agli italiani, che hanno rispettato in modo paziente e responsabile delle restrizioni così lunghe alla propria libertà, decise per Dpcm e comunicate con improbabili dirette facebook notturne, spesso in palese contraddizione con le circolari emanate dai ministri. Invece ha menato il can per l’aia per mezz’ora sui congiunti, i party e gli assembramenti. </p>



<p>La verità è che non c’è alcuna Fase 2, semmai una fase 2,04 del rapporto deficit-credibilità del governo Conte2, un inganno persino peggiore di quello imposto dal Conte1 all&#8217;Europa nel dicembre 2018. E&#8217; mancato tutto quello che ci si aspettava, che non era il &#8220;liberi tutti&#8221;. Nessuno mortifichi così l&#8217;intelligenza della maggior parte degli italiani, che il 25 aprile ha seguito con ammirazione il messaggio del Capo dello Stato, da solo, all&#8217;Altare della Patria. &#8220;Concittadini, dovremo a lungo indossare questa mascherina, come sto facendo io&#8221;. Era questo il messaggio di Mattarella ed è così che è stato recepito dagli italiani, senza bisogno di ascoltare le parole del Capo dello Stato. Perché Mattarella non ha bisogno di parlare per farsi capire dai suoi cittadini.</p>



<p>Nessuno pensava ieri sera di ricevere da Conte il &#8220;liberi tutti&#8221;, di poter iniziare a fare &#8220;party&#8221; dal 4 maggio o di tornare nelle piazze a consumare Negroni. Ci si aspettava un piano dal presidente del Consiglio e dalla sua pletora di esperti. Eravamo tutti convinti, creduloni ancora in buona fede, che dopo tante settimane di lavoro fosse pronto nei minimi dettagli, con le indicazioni per ognuna delle aree strategiche del Paese. Invece il nulla. Nessun riferimento ai tamponi, ai test, alla app, alla strategia del governo per avviare la ripresa. Se ne ha una. </p>



<p>Nel pomeriggio l&#8217;allarme era stato lanciato dalle opposizioni ma anche da Anci, Upi, sindacati e Confindustria. Il governo è riuscito persino a smagliare il rapporto con la CEI, che ha denunciato &#8211; con una nota insolitamente dura &#8211; quanto le decisioni comunicate da Conte fossero in palese contrasto con gli orientamenti e i protocolli concordati negli ultimi giorni. Palazzo Chigi, mezz&#8217;ora dopo la conferenza stampa, ha dovuto correggere il tiro con un comunicato stampa di apertura alle richieste dei Vescovi. Il tutto a palese conferma della confusione e della contraddizione che regna a Palazzo Chigi. Sul fatto che siano state immediatamente accolte le rimostranze della Cei e non quelle di Bonomi e degli industriali, parleremo in altra occasione.</p>



<p>Per completare il quadro, aggiungiamo che le regioni e i comuni hanno annunciato di voler adottare provvedimenti in palese contrasto con le disposizioni nazionali, moltiplicando il caos. Ah, siamo quasi a maggio e non c’è traccia del decreto aprile. Gli ordini professionali sono bloccati nell&#8217;erogazione dei 600 euro perché il governo non fa chiarezza sulla platea che può ricevere il sussidio e i professionisti, per inoltrare la domanda dei 25mila euro, che dovevano essere concessi in un giorno, hanno bisogno del supporto di un commercialista. Questo perché l&#8217;obiettivo era sburocratizzare. </p>



<p>Conte ha confermato la sensazione di un governo confuso, almeno nella sua conduzione. La Costituzione appare strattonata. Ghe pensi mi è stato il messaggio vanitoso che il presidente del Consiglio ha voluto lanciare sin dall’inizio di questa emergenza. È evidente che non basta più.</p>
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		<title>IMMUNI</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/04/21/barone-immuni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 13:21:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Francamente me ne infischio]]></category>
		<category><![CDATA[APP]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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		<category><![CDATA[Fase due]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>IMMUNI è l’App scelta dal Governo per la gestione del contact tracing nella fase 2 dell’emergenza coronavirus. E’ realizzata dall’italiana Bending Spoons, il primo sviluppatore di App per sistemi iOS d’Europa. Al momento l’App è ancora in fase di sviluppo e sono poche le informazioni disponibili. Sarà inizialmente sperimentata in alcune regioni pilota (oltre che, a quanto sembra, nelle sedi di Maranello e Modena della Ferrari, nell’ambito del progetto Back&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>IMMUNI è l’App scelta dal Governo per la gestione del contact tracing nella fase 2 dell’emergenza coronavirus. E’ realizzata dall’italiana Bending Spoons, il primo sviluppatore di App per sistemi iOS d’Europa. Al momento l’App è ancora in fase di sviluppo e sono poche le informazioni disponibili. Sarà inizialmente sperimentata in alcune regioni pilota (oltre che, a quanto sembra, nelle sedi di Maranello e Modena della Ferrari, nell’ambito del progetto Back on Track), per poi essere adottata a livello nazionale.</p>



<p>IMMUNI ha due funzionalità principali, il&nbsp;tracciamento dei contatti&nbsp;e il&nbsp;diario clinico dell&#8217;utente. Il tracciamento dei contatti avviene tramite Bluetooth. L’App è in grado di individuare altri dispositivi con l’App installata qualora questi dovessero trovarsi nel raggio di un metro e per un tempo ritenuto sufficiente alla trasmissione del virus. Verrà creato un registro crittografato (che non viene trasmesso a nessuno) e se un utente dovesse risultare positivo per COVID19, riceverà un codice dall’Autorità sanitaria tramite il quale potrà avvisare tutti gli utenti venuti in contatto con lui, e individuati tramite il registro crittografato. Nessuno altro sarebbe al corrente della notifica al di fuori degli utenti. Grazie a queste caratteristiche, l’app è conforme al modello europeo definito dal consorzio PEPP-PT (Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing) ed al GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati) ed è quindi in regola dal punto di vista della privacy degli utenti, in quanto, nessun dato sulla localizzazione o informazione personale verrà memorizzato, né potrà essere visualizzato da altri.</p>



<p>La seconda funzionalità di IMMUNI consiste in un diario clinico disegnato con la collaborazione del&nbsp;centro medico Santagostino&nbsp;di Milano, dove vengono registrate tutte le informazioni più rilevanti del singolo utente (sesso, età, malattie pregresse, assunzione di farmaci), che dovrebbe essere aggiornato quotidianamente con eventuali sintomi e cambiamenti sullo stato di salute.</p>



<p>E’ importante sottolineare che IMMUNI è un App su base volontaria, che avrà un impatto sulla diffusione del virus solo se sarà adottato da almeno il&nbsp;60% della popolazione. Inoltre, la soluzione tecnologica non può prescindere dagli ulteriori due elementi di cui è composto l’ormai noto assioma delle “tre T”, composto da Testing, Tracing, Treating. Il che significa che la tecnologia deve trovare il proprio complemento in un sistema in grado di effettuare controlli, tramite tamponi, per individuare i positivi, nonché di isolare i casi meno gravi, per i quali l’assistenza sanitaria potrà avvenire anche a distanza.Considerando che IMMUNI non lede il diritto alla privacy, installare l’App contribuirebbe sicuramente ad una gestione migliore della Fase 2.</p>
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		<title>Ricciardi a ilcaffeonline: senza vaccino seconda ondata è certa. Lombardia poco saggia a riaprire troppo presto</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/04/17/raco-barone-ricciardi-a-ilcaffeonline-senza-vaccino-seconda-ondata-e-certa-dovremo-convivere-a-lungo-col-virus/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 09:27:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Emanuele Raco e Eugenio Barone Quanto conosciamo questo virus e quanto si comporta in modo diverso dagli altri? È più aggressivo di quello che ha provocato l&#8217;epidemia in Cina?È un virus nuovo e lo conosciamo da pochi mesi. Si comporta come gli altri: cerca di entrare nelle cellule viventi, animali e umane, per riprodursi. Non è più aggressivo e non è mutato molto. È lo stesso che ha provocato&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Emanuele Raco e Eugenio Barone</p>



<p><strong>Quanto conosciamo questo virus e quanto si comporta in modo diverso dagli altri? È più aggressivo di quello che ha provocato l&#8217;epidemia in Cina?</strong><br>È un virus nuovo e lo conosciamo da pochi mesi. Si comporta come gli altri: cerca di entrare nelle cellule viventi, animali e umane, per riprodursi. Non è più aggressivo e non è mutato molto. È lo stesso che ha provocato l’epidemia in Cina e infatti la curva epidemica è perfettamente sovrapponibile in tutti i paesi.</p>



<p><strong>Ci spiega perché non dobbiamo credere a chi sospetta che sia stato creato in laboratorio?</strong><br>Che questo sia un virus “naturale” lo sappiamo con certezza perché c’è un lavoro dirimente su questo tema pubblicato su Science il 17 marzo. È un lavoro inequivocabile perché analizza i genomi del virus e delle sue varie caratteristiche ed esclude categoricamente che possa trattarsi di un virus artificiale. Che poi ci siano laboratori in cui vengono fatti esperimenti nessuno lo può escludere.</p>



<p><strong>A cosa serviranno i test sierologici?</strong><br>Potranno servire sicuramente a fare un’analisi, un inquadramento di come il virus si è diffuso all’interno delle varie popolazioni. Il risultato principale sarà capire, avere ulteriori conoscenze su questo virus e comprendere quanto si è diffuso. Noi vediamo solo la punta di un iceberg che in gran parte è fatto di casi non notificati. Cercheremo di quantificare questi casi.</p>



<p><strong>Quando e come potremo raggiungere l’immunità di gregge?</strong><br>L’immunità di gregge potrà essere raggiunta solo con vaccino, oppure naturalmente. Ma questo significa aspettare molto tempo e avere molti morti. Per cui la possibilità che valutiamo con maggiore favore è quella di convivere e di limitare i danni del virus sino a quando non avremo un vaccino che ci consentirà di raggiungere l’immunità di gregge.</p>



<p><strong>Quanto tempo ci vorrà per avere un vaccino?</strong><br>Penso che questo vaccino arriverà prima di molti altri. Va considerato che per altri vaccini virali ci abbiamo messo anni, per alcuni come l’HIV non lo abbiamo perché il virus muta e che per l’influenza non abbiamo un vaccino universale ma lo dobbiamo riprodurre di anno in anno. Io penso che sarà così anche per questo virus respiratorio: è probabile che non ci sarà un’immunità permanente ma ci un’immunità più o meno duratura, che andrà rinforzata con vaccini. Ci vorrà ancora tempo. A essere ottimisti penso che potremo pensare di avere una sperimentazione un po’ più avanzata entro l’anno ma per avere un vaccino disponibile a essere somministrato in modo diffuso bisognerà aspettare più tempo.</p>



<p><strong>E perché venga prodotto su larga scala?</strong><br>Per quanto il vaccino sia un prodotto estremamente sofisticato da un punto di vista tecnologico, oggi la capacità produttiva delle aziende è enorme. Ci saranno difficoltà ma saranno superate.</p>



<p><strong>Perché alcune aree, in Italia e nel mondo, sono state maggiormente colpite? Dai dati in vostro possesso, ci sono elementi che legano tra loro queste regioni? Il virus ha percorso e colpito la cosiddetta “dorsale economica”?</strong><br>Il problema è stato semplicemente nella capacità di risposta: dove le Istituzioni e le organizzazioni hanno dato una risposta più tempestiva e più evidence based ci siamo difesi meglio, dove la risposta è stata più tardiva il virus si è diffuso, non c’è stata la possibilità di contenerlo ma soltanto di mitigarlo. La differenza è semplicemente nella capacità di risposta da parte dei governi o delle Istituzioni.</p>



<p><strong>Quindi con ogni evidenza c’è stato un ritardo di reazione iniziale.</strong><br>La Cina ha fatto perdere tempo. Se avessero agito prima delle tre/quattro settimane in cui si è intervenuti avrebbero potuto far meglio sia per loro che per gli altri. C’è stata poi una latenza di reazione da parte del resto del mondo. L’Italia e gli italiani sono stati tra i primi a reagire proprio perché sono stati tra quelli maggiormente colpiti. Non c’è dubbio che un po’ di anticipazione sulle risposte ci poteva essere.</p>



<p><strong>C’è chi teme una seconda ondata in autunno. È una ipotesi reale?</strong><br>È una certezza. Fino a quando non avremo un vaccino ci saranno nuove ondate o, speriamo, tanti piccoli focolai epidemici che andranno contenuti. Quello autunnale e invernale, come nel caso dell’influenza, è il periodo in cui una combinazione di eventi climatici, comportamentali, immunologici fa si che il virus possa riemergere. Per questo è molto importante non accelerare le riaperture: in caso contrario la seconda ondata invece di averla più avanti rischiamo di subirla prima dell’estate.</p>



<p><strong>La scienza non ha saputo parlare con una sola voce. Perché è successo?</strong><br>Per fortuna in democrazia tutte le voci hanno legittimità di essere espresse e ascoltate. Non c’è dubbio che questo è uno dei motivi per cui nelle epidemie reagiscono meglio i paesi autoritari. Ma è meglio avere questo tipo di problemi che essere in un regime autoritario.</p>



<p><strong>Dove si traccia la linea di confine in cui spetta alla politica prendere il timone in mano?</strong><br>In democrazia è sempre la politica, democraticamente eletta, che deve scegliere e decidere. È chiaro che funzionano meglio i paesi in cui la decisione politica è supportata da istituzioni scientifiche efficaci ed efficienti, con persone competenti che le guidano e scienziati autorevoli che lavorano. Dove invece questi meccanismi di alleanza tra politica e scienza sono più fragili, sia perché sono più deboli i politici sia perché sono più divisi gli scienziati, funziona peggio. In paesi come la Corea del Sud, la Finlandia e la Germania, dove c’è una linea di comando unica e un rapporto diretto tra politica sensibile e istituzioni ben funzionanti, le cose vanno meglio, non c’è dubbio.</p>



<p><strong>Le scelte azzardate iniziali di alcuni leader politici mondiali quanto hanno inciso nella diffusione della pandemia?</strong><br>Possiamo senza retorica dire che sono responsabili degli effetti che ci sono stati sui loro popoli. Se ci sono stati più morti rispetto ad altri è perché le decisioni sono state prese o in modo tardivo o in modo sbagliato. L’esempio più eclatante è quello della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, dove i governi non hanno ascoltato i consiglieri scientifici e hanno reagito in maniera estremamente ritardata.</p>



<p><strong>Come immagina la fase due? Cosa potremo presto tornare a fare e cosa dovremo rimandare a lungo nel tempo?</strong><br>Fino a quando non avremo una immunità di gregge provocata favorevolmente dal vaccino avremo una lunga fase di convivenza col virus. Speriamo che sia una convivenza di mesi e non di anni, ma ci troveremo di fronte a una nuova normalità. Se verrà gestita bene dai governi sarà una nuova normalità accettabile, altrimenti affronteremo tante continue piccole ondate di epidemia che si alterneranno a periodi di calma. La misura più importante sarà il distanziamento fisico, la distanza tra le persone che non sono certe del loro stato immunologico. Naturalmente questo stato immunologico potrà essere conosciuto meglio e anche tracciato meglio attraverso una diagnostica più estesa e mirata e attraverso l’utilizzazione delle tecnologie. Non c’è dubbio che i paesi che hanno reagito meglio sono quelli che hanno utilizzato meglio le armi della diagnostica e delle tecnologie. Su questo ho invitato da diversi giorni i miei colleghi e i decisori ad agire con più rapidità rispetto a quanto fatto finora.</p>



<p><strong>Ritiene importante l’utilizzo della app per il tracciamento?</strong><br>Lo ritengo un pilastro essenziale ed insostituibile della fase due. Se non c’è questo abbinamento tra test e tracciamento tecnologico saremo destinati a inseguire sempre il virus. Con questo accostamento saremo in grado di bloccarlo dove emerge e non di inseguirlo dopo che si è diffuso.</p>



<p><strong>La presidente Von der Leyen ha chiesto scusa all’Italia per l’assenza iniziale dell’Europa. Lei come ha sentito l’Europa?</strong><br>Io l’ho sentita emozionalmente vicina ma razionalmente ritardata. Devo dare atto al commissario per la gestione delle crisi, Janez Lenarčič di essere stato il primo ad attivarsi. Lo stesso può essere detto per la commissaria alla salute, Stella Kyriakidou, il commissario per il mercato interno, Thierry Breton e la commissaria per l’innovazione, Marija Ivanova Gabriel. Sono tutte persone che ci sono state molto vicine. Però l’Europa è fatta di stati membri. Alcuni hanno capito le nostre ragioni solo quando le hanno sperimentate sulla loro pelle. Mentre una istituzione funziona quando capisce e gestisce le emergenze sulla base di una evidenza scientifica. I commissari ci sono stati molto vicini, i paesi membri meno. L’Europa però non è fatta solo di Commissione Europea. In sanità, in modo particolare, è fatta di paesi membri.</p>



<p><strong>Alcuni stati come Francia e Germania stanno velocizzando l’avvio la fase due. In Italia è una richiesta fatta a gran voce dalla Lombardia. È un errore?</strong><br>La Francia e la Germania stanno facendo qualcosa di diverso rispetto alla Lombardia. La Francia ha detto con grande chiarezza che aspetterà l’11 maggio prima di prendere delle decisioni operative, che monitorerà. Ha annunciato che è intenzionata a fare una serie di cose ma che le condizionerà allo scenario epidemiologico. Lo stesso si può dire per la Germania. Mi pare invece che la richiesta della Lombardia sia di riaprire il 4 maggio indipendentemente dalle condizioni epidemiologiche.</p>



<p><strong>Se lo può permettere?</strong><br>No, anche perché in questo momento ha una condizione epidemiologica di particolare gravità. Certamente in miglioramento ma di particolare gravità. Tra i paesi europei la Lombardia è la regione che in questo momento ha maggiori problemi. Non l’Italia, ma la Lombardia. Mi sembra non saggio fare delle aperture a prescindere dalle valutazioni oggettive. I paesi che come l’Austria e la Svezia stanno agendo senza tener conto di queste valutazioni penso che pagheranno un prezzo. Lo vedremo nelle prossime settimane.</p>



<p><strong>Il prezzo lo pagherà l’intero paese se alcune regioni tenteranno una fuga in avanti.</strong><br>Questo è il problema del nostro sistema istituzionale, in cui la Costituzione affida alle regioni questo tipo di decisioni. E i virus non hanno confini. Questo è un discorso che vale per le regioni italiane così come per gli altri Paesi. L’Italia non ne esce se non ne esce integralmente; l’Europa non ne esce se non ne escono tutti i Paesi; il mondo non ne esce se il virus continuerà a circolare. Le persone riprenderanno a viaggiare, a muoversi, a lavorare e ritorneremo alle ondate di cui parlavamo prima. Che sono prevedibili ma non devono essere delle dimensioni della prima e possibilmente neanche peggiori.</p>



<p><strong>L’Italia negli ultimi anni non ha programmato bene il suo futuro. Possiamo dire di non aver avuto uno sguardo lungimirante.</strong><br>L’Italia non ha proprio programmato, non ha fatto gli investimenti che servivano, non ha premiato l’innovazione, la ricerca, il merito. Lo hanno fatto migliaia di singoli individui, con le proprie forze, che hanno scelto di andare a vivere in paesi dove questo tipo di scelte sono state fatte. Non è un caso se questi sono i paesi che stanno andando meglio. La Germania su tutti.</p>



<p><strong>Cosa possiamo dire agli italiani dopo quaranta giorni di lockdown?</strong><br>Agli italiani e a tutto il mondo possiamo dire che questo è un evento epocale, che gli scienziati e qualche imprenditore visionario come Bill Gates avevano previsto che sarebbe accaduto. Il mondo si è fatto trovare largamente impreparato, ma pensare di approcciare questo evento epocale con gli stessi strumenti mentali, politici e tecnici con cui abbiamo affrontato l’epoca contemporanea è profondamente sbagliato. Si può parlare di un’epoca pre vaccino e una post vaccino coronavirus. Fino a quando non avremo un vaccino saremo costretti a nuove ondate virali, speriamo non epidemiche, che dovranno essere costrette. Per questo c’è bisogno di collaborazione tra scienza e politica e tra scienziati e governi di tutto il mondo.</p>
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