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	<title>Borghi Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Borghi Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>PNRR: 21 Borghi avanguardia della rigenerazione culturale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberta Valerioti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 10:00:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo qualche mese di rimbalzo mediatico della sigla PNRR, acronimo misterioso per gli scettici, lettere salvifiche per i promotori della rinascita, il 18 marzo scorso è stata ufficializzata la selezione dei 21 borghi eletti come destinatari meritevoli di una parte dei finanziamenti del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Il PNRR è lo strumento ideato dall’Italia per aderire al programma europeo Next Generation EU, finalizzato ad incentivare la ripresa economica&#8230;</p>
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<p>Dopo qualche mese di rimbalzo mediatico della sigla PNRR, acronimo misterioso per gli scettici, lettere salvifiche per i promotori della rinascita, il 18 marzo scorso è stata ufficializzata la selezione dei 21 borghi eletti come destinatari meritevoli di una parte dei finanziamenti del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Il PNRR è lo strumento ideato dall’Italia per aderire al programma europeo Next Generation EU, finalizzato ad incentivare la ripresa economica post pandemia Covid-19.</p>



<p>Quest’ultimo è stato declinato nei singoli Stati europei attraverso calls for proposal, ossia bandi che hanno attivato progettualità focalizzate sulla sostenibilità economica ed ambientale, sulla digitalizzazione e su forme innovative di imprenditorialità. Dalla somma dei fondi europei e dei complementari nazionali stanziati per il PNRR si è giunti ad una titolazione di finanziamento senza precedenti: 191,5 miliardi di euro, di cui almeno 1.020 milioni di euro per i borghi.</p>



<p>L’investimento del Piano è suddiviso in due linee d’intervento: la linea A, ossia quella dei Progetti pilota per la rigenerazione culturale, sociale ed economica dei Borghi a rischio abbandono e abbandonati, giunta adesso alla fase di selezione delle 21 realtà territoriali, è corredata da una dotazione finanziaria di 420 milioni di euro; la linea B è invece dedicata a progetti locali di rigenerazione e potrà contare su 580 milioni di euro.</p>



<p>Sono questi alcuni dei filoni tematici comuni alle proposte dei 21 borghi:<br>Spazio. Ricettività diffusa, residenzialità culturale, co-working, south-smart working, nomadismo digitale: tutte proposte di cambio destinazione d’uso dei luoghi in chiave white box.</p>



<p>Formazione. Promozione di scuole di alta formazione specifica, valorizzazione del patrimonio culturale immateriale, attenzione al culto della memoria e delle tradizioni.</p>



<p>Sviluppo. Incubazione di start up, imprenditoria creativa e canonica, turismo esperienziale, digitalizzazione.</p>



<p>Sostenibilità. Recupero coltivazioni in disuso, impianti green.</p>



<p>Tutti gli interventi progettati dai borghi traggono beneficio dalla contaminazione tra i vari settori produttivi e hanno eletto come punto di forza imprescindibile il fare rete, in termini di condivisione di idee, di competenze e di scelte di partenariato.</p>



<p>Stay tuned per la seconda linea di azione del bando!</p>



<p>Per l’elenco completo dei 21 borghi selezionati consultare <a href="https://cultura.gov.it/comunicato/22491" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://cultura.gov.it/comunicato/22491</a></p>
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		<title>Rilanciare i Borghi grazie al Pnrr. Le parole del ministro Franceschini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lina Di Lembo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Sep 2021 16:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Borghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervenendo nel corso dell’incontro “Borghi, comunità e territori” organizzato dalla Fondazione Symbola il ministro della Cultura Dario Franceschini ha dichiarato che “investire sui borghi oggi non è più un’esigenza per chi ci vive, ma un’esigenza economica e una grandissima opportunità per il Paese. I borghi sono una grande risorsa economica per il paese, per uno sviluppo sostenibile ed intelligente”. Il ministro ha ribadito la continuità degli interventi governativi in tal&#8230;</p>
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<p>Intervenendo nel corso dell’incontro “Borghi, comunità e territori” organizzato dalla Fondazione Symbola il ministro della Cultura Dario Franceschini ha dichiarato che “investire sui borghi oggi non è più un’esigenza per chi ci vive, ma un’esigenza economica e una grandissima opportunità per il Paese. I borghi sono una grande risorsa economica per il paese, per uno sviluppo sostenibile ed intelligente”.</p>



<p>Il ministro ha ribadito la continuità degli interventi governativi in tal senso: “In questi anni abbiamo lavorato in questa direzione, come con gli investimenti su cammini, sulle ferrovie storiche, sulle case cantoniere o sull’edilizia rurale, tutte iniziative finalizzate a questo obiettivo”.</p>



<p>A proposito del Recovery, Franceschini si è soffermato sul miliardo di euro riservato ai borghi, cifra che evidenzia il ruolo strategico dell’investimento. Per questo, ha proseguito il ministro, “Noi abbiamo il dovere di indicare una strada: se distribuissimo il miliardo su 5000 comuni, il tipo di intervento sarebbe ‘a pioggia’ ma non resterebbe un’inversione di tendenza”.&nbsp; Franceschini ha poi parlato dell’importanza di individuare modelli e prototipi efficaci e replicabili degli interventi di ripopolamento attraverso la costruzione di una “vocazione” per borghi piccoli e disabitati. “Ogni Regione individuerà quindi un borgo – molto piccolo e quasi completamente disabitato – attorno al quale costruire una vocazione e impiegare le risorse per intervenire sul patrimonio pubblico e privato che indirizzino su quella vocazione prevalente del borgo e che porti a ripopolarlo: può essere un hotel diffuso, può essere il centro ricerca di una grande università, può essere una Rsa. Se funziona, se il borgo viene ripopolato, può diventare un modello per il resto, anche per altri interventi legislativi”.</p>



<p>Ripopolare e combattere la desertificazione dei borghi è oggi, ha concluso il ministro, un’esigenza e una grande opportunità, anche in termini di economia del Paese: “Il turismo che tornerà imponente in Italia appena l’epidemia sarà finita, tornerà con gli stessi problemi di prima: l’esigenza di distribuire è un’esigenza assoluta per decongestionare una parte del paese e questo coincide anche con il fatto che il turismo negli anni si trasformerà in un turismo di natura esperienziale”.</p>
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		<title>Gli uomini, i cani e la civile convivenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2021 07:42:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La morte atroce di Simona Cavallaro sta tutta dentro un capitolo della nostra convivenza, mai chiaramente affrontato, dal quale dovrebbe scaturire la risposta alla domanda: la nostra convivenza sociale è di tipo post agricola o cittadina? Quando il modello predominante era rurale, esistevano spazi che perlopiù cadevano sotto il controllo diretto dei suoi abitanti e il capofamiglia assumeva il ruolo di regista del lavoro e quello di responsabile della sicurezza&#8230;</p>
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<p>La morte atroce di Simona Cavallaro sta tutta dentro un capitolo della nostra convivenza, mai chiaramente affrontato, dal quale dovrebbe scaturire la risposta alla domanda: la nostra convivenza sociale è di tipo post agricola o cittadina?</p>



<p>Quando il modello predominante era rurale, esistevano spazi che perlopiù cadevano sotto il controllo diretto dei suoi abitanti e il capofamiglia assumeva il ruolo di regista del lavoro e quello di responsabile della sicurezza di uomini, animali e cose.</p>



<p>E’ evidente che adesso le cose non stanno più così: le nostre ridenti cittadine e anche i piccoli borghi presentano un volto assai diverso. E noi siamo – e ci teniamo a sottolinearlo – cittadini. Anche i cani, di conseguenza, non sono più animali di cortile, avendo preso domicilio insieme a noi. E se un tempo bisognava avvicinarsi alla tenuta agricola per avere a che fare con un cane, ai nostri giorni basta uscire di casa per incontrare uomini e cani.</p>



<p>E’ cambiato – non sappiamo precisamente quanto – lo stare in società degli uomini e di conseguenza quello dei cani. Forse, però, non è stato portato all’altezza giusta il rapporto tra uomini e cani. Si dimentica – o non si conosce affatto – che il cane non esiste. Non esiste come soggetto. Esiste, invece, il padrone del cane. Questo lo sa benissimo il cane. Purtroppo, spesso, lo dimentica il suo padrone. </p>



<p>Quando il cucciolo entra in casa, è vero che farà amicizia con tutti coloro che trova, sono essi il branco nel quale vivrà, ma subito il cucciolo va alla ricerca del suo capo, appunto il capobranco. Da lui si sentirà protetto, lui ascolterà e da lui prenderà comandi. Dovrà essere il suo padrone, il suo capo, ad introdurlo e guidarlo nella comunità degli umani, nella quale il suo padrone vive la sua vita. In pratica si apre per il cucciolo una doppia convivenza: quella familiare e quella sociale.</p>



<p>Che vita farà il cucciolo mentre cresce e poi diventa adulto? Saprà fare solo la vita che sa fare il suo padrone. Se il suo padrone sa vivere con gli altri, altrettanto accadrà al cane. Se il suo padrone, già di suo, non dovesse riconoscere e saper vivere una vita che è fatta di condivisione di spazi comuni e anche di comportamenti consoni alla civiltà, allora avremo un triste doppione. Hai voglia di ripetere: i cani abbaiano, i cani sporcano, i cani sono aggressivi.</p>



<p>Non è vero nulla di tutto questo. I cani fanno i cani. Farebbero addirittura un po’ meglio, se non avessero preso lezioni (!) dai loro padroni. Concretamente: non c’è bisogno di conoscere i padroni dei cani, basta osservare come si comportano i loro amici a quattro zampe.</p>



<p>I nostri contadini sapevano dei loro cani. Noi, forse, un po’ meno. Vorremmo per i nostri cani una tolleranza esagerata, dimenticando che portare il cane al seguito è espressione di alta civiltà. Perché il cane è una specie di alter ego, così almeno vuole un vecchio adagio quando dice: “Si rispetta il cane per amore del padrone”. La stima è risalente e poi riflessa.</p>



<p>Diciamola con rudezza: l’amore per i cani non può essere solo questione di cuore, è anche questione di testa, di saper vivere e saper convivere. Per questa ragione esistono norme precise per l’adozione di un cane, per il suo stare in pubblico (sfera sociale) dove incontra persone che non sono suoi conviventi (sfera familiare).</p>



<p>Queste norme dovrebbero essere incluse tra quelle del comportamento del cittadino e tenute costantemente presenti da quegli organi amministrativi che ne regolano e tutelano la convivenza. La presenza di cani nel territorio non è più un’eccezione affidabile al buon saper fare del cittadino. L’amministrazione comunale dovrebbe tener conto che nel suo territorio ci sono uomini e bestie così come ci sono uomini e automobili. Con tutto quello che ne deriva.</p>



<p>Ciò che è accaduto a Soverato rivela probabilmente l’assenza di questa nuova configurazione abitativa del territorio che tarda ad entrare nel dovere e nel potere di una amministrazione che sappia fare il suo mestiere. Qualcosa manca al cittadino, qualche altra manca all’amministrazione. I cani esistono, ma per ciascun padrone del suo cane. Non esistono per l’amministrazione comunale che o non li vede o fa finta di non vederli, oppure ritiene di non doverli vedere.</p>



<p>A Soverato si sarà verificato qualcosa di simile. E’ andata in tilt la sicurezza sul territorio. E la morte di Simona ha innescato il suono di una sirena che non dovrà spegnersi mai né a Soverato né altrove perché sarà pure vero che il cane è il migliore amico dell’uomo fino a quando, però, anche gli uomini saranno sinceri amici del cane. E prima ancora degli altri uomini.</p>
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