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	<title>Boris johnson Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Boris johnson Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Liz Truss, sfidando venti contrari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Sep 2022 06:21:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il discorso inaugurale a Downing Street è stato molto lineare, l’agenda e le priorità chiarite con pragmatismo. Assieme al rilancio dell’economia e il necessario rafforzamento del sistema sanitario nazionale, la grande misura preannunciata è il tetto alle bollette di gas e luce per far fronte all’imminente crisi energetica. Il programma che la Truss s’accinge a formalizzare ed attuare è in continuità con la politica della destra britannica, il focus è soprattutto sulla riduzione delle tasse, a dispetto di crisi e inflazione.</p>
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<p>La conservatrice Liz Truss è il cinquantaseiesimo primo ministro del Regno Unito. Boris Johnson è particolarmente soddisfatto di tale nomina e la sua erede, in precedenza ministro degli Esteri, ha elogiato BoJo definendolo un amico e uno dei più importanti primi ministri della storia. “He got Brexit done” ha infatti dichiarato riferendosi al premier uscente, ringraziandolo anche per la sua politica a favore della vaccinazione anti covid e la sua aperta difesa nei confronti dell’Ucraina dopo lo scoppio della guerra.</p>



<p>Tralasciando il come la si pensi sui contenuti, le posizioni della Truss sono sicuramente grintose, degne dello spirito dei Tory: fortemente a favore dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, si fa alfiere di una nuova era di autonomia economica e commerciale britannica, in senso contrario a quelle politiche europee da lei bollate come protezioniste. </p>



<p>Dopo l’aggressione militare russa contro l’Ucraina, la Truss ha esortato i britannici ad arruolarsi volontari al fianco delle truppe di Zelensky, “questa è la nostra guerra (…) la peggiore in Europa in 40 anni” ha infatti dichiarato. Processerebbe Putin come a Norimberga, auspica la riconquista della Crimea. Insomma, sia ad alleati che ad oppositori, è chiaro che la nuova premier abbia idee decise e una ambizione inossidabile.</p>



<p>Liz Truss, 47 anni, oggi terza donna leader nella storia del Regno Unito, è stata la più giovane ministra di sempre – curiosamente condivide questo stesso primato con Giorgia Meloni che, sondaggi alla mano, pare destinata tra una ventina di giorni ad essere eletta nuova leader conservatrice d’Italia. </p>



<p>Qual è la ricetta del suo successo? Sicuramente la Truss ha sfruttato le innovazioni del nostro tempo. Ha infatti molta visibilità sui social dove si contraddistingue per i suoi selfie scattati nelle situazioni più improbabili. Molto noto anche lo scatto della premier su un carrarmato in tenuta militare – un tentativo di ispirazione alla unica e inimitabile Lady di Ferro.</p>



<p>Nonostante in famiglia fossero militanti di estrema sinistra, e anche la Truss abbia avuto un passato progressista, da anni la nuova premier in carica riconosce come sua guida politica proprio Margaret Thatcher. Dopo aver studiato al Merton College di Oxford Filosofia, Politica ed economia (il noto PPE, corso di laurea che ha formato numerosi politici e premier inglesi), ha inizialmente cominciato l’attività politica nelle file opposte ai Tory – nonostante ora le sue idee siano totalmente contrarie, anche all’epoca era riconosciuta come una politica agguerrita nonostante il suo fare spesso impacciato in pubblico.</p>



<p>Il discorso inaugurale a Downing Street è stato molto lineare, l’agenda e le priorità chiarite con pragmatismo. Assieme al rilancio dell’economia e il necessario rafforzamento del sistema sanitario nazionale, la grande misura preannunciata è il tetto alle bollette di gas e luce per far fronte all’imminente crisi energetica. Il programma che la Truss s’accinge a formalizzare ed attuare è in continuità con la politica della destra britannica, il focus è soprattutto sulla riduzione delle tasse, a dispetto di crisi e inflazione.</p>



<p>“Abbiamo davanti venti contrari globali molto forti ma so che possiamo farvi fronte”, ha dichiarato. La Truss è fiduciosa e crede vivamente che il Regno Unito ne uscirà vittorioso dalla scena. Siamo sicuramente distanti, come epoca e profondità politica, da quelle famose parole pronunciate da un altro esponente dei Tory, Sir Wiston Churchill, &nbsp;“we shall fight on the beaches”. I venti globali contrari stanno soffiando sull’isola. Da spettatori esterni, non possiamo che augurare alla nuova premier un sincero augurio di buon lavoro. &nbsp;</p>



<p></p>
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		<title>Effetto BoJo: chi snobba i populisti lo è a sua volta</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/09/14/bellini-effetto-bojo-chi-snobba-i-populisti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2020 13:49:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«What if Johnson means it?» Così titolava una recente newsletter di Bloomberg. Già, e se davvero il Premier britannico facesse sul serio? Se l’ipotesi di un’uscita senza accordo, rimangiandosi il trattato di recesso già firmato con l’UE, non fosse un bluff? Sono quesiti fondamentali, che dovrebbero guidare l’analisi dei fenomeni cosiddetti “populisti” di questa fase storica, per evitare ogni volta di essere impreparati quando ciò che è considerato assurdo, stupido o&#8230;</p>
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<p>«What if Johnson means it?» Così titolava una recente newsletter di Bloomberg. Già, e se davvero il Premier britannico facesse sul serio? Se l’ipotesi di un’uscita senza accordo, rimangiandosi il trattato di recesso già firmato con l’UE, non fosse un bluff? Sono quesiti fondamentali, che dovrebbero guidare l’analisi dei fenomeni cosiddetti “populisti” di questa fase storica, per evitare ogni volta di essere impreparati quando ciò che è considerato assurdo, stupido o perfino impossibile finisce per verificarsi.</p>



<p>Negli ultimi anni abbiamo assistito a una pericolosa tendenza a sottovalutare annunci e intenzioni di questi leader, liquidandoli come bluff o strategie per attrarre consenso, che non si sarebbero avverate. Talvolta è effettivamente così, ma in molti altri casi scartare ipotesi, perché ritenute impossibili, ha avuto conseguenze nefaste. Va ricordato, infatti, che proprio a partire dal referendum su Brexit del giugno 2016, l’impossibile è accaduto più volte, generando ogni volta uno stupore pari solo all’impreparazione delle reazioni.&nbsp;</p>



<p>Stupore e impreparazione, frutto della miopia del pensiero mainstream nel faticare a concepire qualcosa di troppo distante dalla propria visione del mondo. E non si tratta di un giudizio di merito rispetto a visioni del mondo alternative, ma semplicemente di ammetterne l’esistenza e la plausibilità.&nbsp;</p>



<p>Se i terremoti politici degli ultimi anni non fossero bastati a sottolineare questa necessità, è arrivata anche una pandemia che dovrebbe aver rafforzato il messaggio: serve una rivoluzione nel nostro pensiero strategico. Non si può snobbare nulla e nessuno. Serve espandere il reame delle possibilità e non scartare nessuno scenario.&nbsp;</p>



<p>Tornando a Brexit, è da più di un anno, cioè da quando Boris Johnson – e con lui i più strenui sostenitori di una Hard Brexit – ha preso il controllo del Partito Conservatore e del governo, che le priorità di Londra sono chiare: far nascere una Global Britain.&nbsp;</p>



<p>Chiunque lo scorso anno avesse letto l’accordo e osservato il contesto, non avrebbe potuto non concludere che si trattava di un modo per uscire dal complicato stallo che si era creato. E ciò semplicemente rimandando &#8211; non risolvendo &#8211; il trilemma madre di Brexit. Cioè che il piano dei Leavers di una cooperazione leggera con l’UE, la necessità di mantenere invisibile il confine tra le due Irlande e l’integrità del mercato interno del Regno Unito non possono coesistere.&nbsp;</p>



<p>Ecco perché accanto al giusto e legittimo sdegno davanti al comportamento britannico, che di fatto mina il fondamento delle relazioni internazionali, è fondamentale prendere sul serio l’evenienza che tutto ciò non sia un semplice bluff. Perché anche derubricare a boutade alcuni scenari significa rifiutare la complessità della realtà. Sì, significa dopotutto essere populista.&nbsp;</p>
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		<title>Brexit: lo strano caso dei “liberisti-statalisti”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2020 10:33:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Che stiamo vivendo un cambiamento d’epoca è ormai indubbio. Allora, può capitare di vedere che il paese e il partito che con Margaret Thatcher hanno animato e promosso più di ogni altro il liberismo economico, pretendano di avere le mani libere di intervenire nella propria economia niente meno che attraverso gli aiuti di stato, minacciando di cambiare unilateralmente il trattato di recesso dall’UE ratificato meno di un anno fa. Una&#8230;</p>
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<p>Che stiamo vivendo un cambiamento d’epoca è ormai indubbio. Allora, può capitare di vedere che il paese e il partito che con Margaret Thatcher hanno animato e promosso più di ogni altro il liberismo economico, pretendano di avere le mani libere di intervenire nella propria economia niente meno che attraverso gli aiuti di stato, minacciando di cambiare unilateralmente il trattato di recesso dall’UE ratificato meno di un anno fa. Una mossa senza precedenti, non a caso stigmatizzata, fin dai primi retroscena circolati ieri, dai vertici dell’Unione, Ursula von der Leyen in primis.</p>



<p>E’ l’ultimo colpo di scena della vicenda Brexit, che ieri ha mandato in agitazione Bruxelles e le capitali europee in vista della ripresa, oggi, dei negoziati per cercare di arrivare ad un accordo sulla futura relazione commerciale tra UE e Regno Unito. E a giudicare dalle ultime mosse britanniche, rafforzate ieri dalle parole del Premier Boris Johnson, la possibilità di un’uscita senza accordo è tutt’altro che inesistente; scenario ambito dai sostenitori di un pieno recupero della sovranità.</p>



<p>Sarebbe un grave errore liquidare strategie e ambizioni di Johnson come una mera deriva populista. A Downing Street c’è la consapevolezza che il distacco dall’UE comporterà un costo nell’immediato, ma ciò è accettato come il prezzo del cambiamento. Un disegno rischioso, perché tra i tanti effetti collaterali potrebbe finire il già fragile processo di pace in Irlanda del Nord. Rischioso, ma necessario secondo gli ideologi della Hard Brexit, vista la posta in gioco: ridare al Regno Unito – più precisamente, all’Inghilterra – un ruolo globale.</p>



<p>Come? Attraverso un regime di scambi commerciali con tutto il mondo e creando un ambiente estremamente favorevole alle imprese. E se ai tempi dell’Impero a trainare l’economia era lo scambio di merci, oggi sono capitali finanziari e nuove tecnologie. Mentre in ambito finanziario il Regno Unito può già vantare un’ottima posizione nell’arena competitiva globale grazie alla City, non si può dire lo stesso per quello tecnologico. Ambito, questo, in cui anche il Regno Unito soffre dell’ormai noto male europeo della mancanza di Big Tech di bandiera.</p>



<p>Qui capiamo la centralità degli aiuti di stato nei negoziati. Secondo alcuni commentatori, infatti, l’ossessione sull’indipendenza di Londra sugli aiuti di stato sarebbe giustificata anche dalla necessità di costruire una leadership tecnologica attraverso politiche industriali particolarmente interventiste per colmare il ritardo accumulato. Qualcosa di incompatibile con un legame troppo stretto con la politica europea di concorrenza, annoverata, tra l’altro, tra le ragioni del ritardo tecnologico.</p>



<p>Ancora una volta Brexit offre uno spunto di riflessione sulle questioni chiave di questa fase storica. Cambia il mondo, cambiano le necessità e, con essi, si fa sempre più urgente un ri-orientamento del ruolo dello Stato, per essere all’altezza delle nuove sfide. Così, si apre una nuova competizione anche tra forze politiche e tra modelli statali, su chi sarà il migliore interprete delle evoluzioni in atto. E l’Europa non può stare a guardare.</p>
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