<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Casa Archivi - ilcaffeonline</title>
	<atom:link href="https://ilcaffeonline.it/tag/casa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/casa/</link>
	<description>Il coraggio di conoscere</description>
	<lastBuildDate>Thu, 24 Feb 2022 18:24:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.4.2</generator>

<image>
	<url>https://ilcaffeonline.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/04/cropped-avatar-ilcaffeonline-32x32.png</url>
	<title>Casa Archivi - ilcaffeonline</title>
	<link>https://ilcaffeonline.it/tag/casa/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Luigi Marattin: con gli interventi dello scorso anno stanziati già diciotto miliardi contro il caro bollette</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/02/24/munari-luigi-marattin/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/02/24/munari-luigi-marattin/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 17:43:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[110 per cento]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Assegno di ricollocazione]]></category>
		<category><![CDATA[Autonomi]]></category>
		<category><![CDATA[Bonus]]></category>
		<category><![CDATA[Carbone]]></category>
		<category><![CDATA[Caro bollette]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Catasto]]></category>
		<category><![CDATA[Contrattazione collettiva]]></category>
		<category><![CDATA[Controlli]]></category>
		<category><![CDATA[Costo della vita]]></category>
		<category><![CDATA[Debito]]></category>
		<category><![CDATA[Delega fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Irap]]></category>
		<category><![CDATA[Ires]]></category>
		<category><![CDATA[Irpef]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Viva]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Legge di Bilancio]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Marattin]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Navigator]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[Populismo]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Reddito di cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[Reddito di dignità]]></category>
		<category><![CDATA[Reddito di inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[Reddito minimo]]></category>
		<category><![CDATA[Rigassificatori]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacati]]></category>
		<category><![CDATA[TAP]]></category>
		<category><![CDATA[Tasse]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=4099</guid>

					<description><![CDATA[<p>A che punto siamo con la riforma del fisco? E&#8217; una delle riforme obbligatorie per avere i fondi del PNRR?Non è una delle riforme abilitanti del PNRR ma una riforma di accompagnamento. Ma al di là di questo, è una riforma che ci chiede l’economia italiana da tempo. L’ultima vera riforma del fisco fu fatta cinquant’anni fa, approvata dal Consiglio dei Ministri nel 1969, dal Parlamento nel 1971, entrata in&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/02/24/munari-luigi-marattin/">Luigi Marattin: con gli interventi dello scorso anno stanziati già diciotto miliardi contro il caro bollette</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>A che punto siamo con la riforma del fisco? E&#8217; una delle riforme obbligatorie per avere i fondi del PNRR?</strong><br>Non è una delle riforme abilitanti del PNRR ma una riforma di accompagnamento. Ma al di là di questo, è una riforma che ci chiede l’economia italiana da tempo. L’ultima vera riforma del fisco fu fatta cinquant’anni fa, approvata dal Consiglio dei Ministri nel 1969, dal Parlamento nel 1971, entrata in vigore nel 1974. Quindi il fisco italiano, nelle sue caratteristiche principali, fu pensato prima dello sbarco dell’uomo sulla luna. In tutta evidenza, per la sua pesantezza, per la sua complessità, per il suo premere in modo eccessivo sui fattori produttivi è un fisco che riflette il secolo scorso. Non v’è dubbio che vada cambiato.</p>



<p><strong>Cosa è stato fatto finora?</strong><br>In legge di bilancio abbiamo approvato uno stanziamento di otto miliardi per ridurre le tasse, sette per la riforma dell’Irpef, uno per avviare l’abolizione dell’Irap. Nella delega fiscale sono previsti altri interventi come il completamento della riforma dell’Irpef modificandolo a tre aliquote, l’abolizione dell’Irap anche per le società di persone e le società di capitali, la codificazione delle norme tributarie in codici chiari, la riforma delle spese fiscali, la riforma del meccanismo con cui gli autonomi versano le imposte, e molto altro. Devo dire la verità, ora è tutto in stand-by perché oltre a questo vi è anche una ricognizione senza nessun effetto fiscale del valore di mercato degli immobili. Qui si prevede semplicemente di inserire accanto alla rendita catastale anche una colonna col valore di mercato per fornire a chi vorrà un’analisi sugli eventuali impatti redistributivi causati dall’attuale riforma.</p>



<p><strong>Questo non piace a molti.</strong><br>Le forze politiche non vogliono nemmeno avere tale fotografia, preferiscono forse non avere dati a disposizione. Io auspico che tutto ciò possa essere superato nel breve termine poiché non credo che la riforma di Irpef, Ires e le altre misure prima citate possano essere messe a repentaglio da una semplice fotografia statistica. Sarebbe una bizzarra battaglia ideologica. In Italia, è complesso anche solo citare il tema &#8220;casa&#8221;. Ma io non sono un fan di questo modo di fare politica.</p>



<p><strong>Un altro argomento tabù sono i cosiddetti bonus…</strong><br>Sul cosiddetto bonus 110 aspetto di vedere i dati finali: voglio vedere quanto alla fine sarà costato (moltissimo) e vedere anche l’effetto che avrà sull’economia italiana. È chiaro che costituisca una iniezione di adrenalina temporanea. Il fatto che lo Stato paghi interamente lavori di ristrutturazione, indipendentemente dal reddito del proprietario, è un qualcosa su cui si può discutere, anche per l’effetto che ha sui prezzi dei materiali edilizi. </p>



<p><strong>Draghi però senza nascondersi ha criticato il bonus edilizio, creato dal vecchio governo.</strong><br>Il Presidente Draghi si riferiva alla cedibilità illimitata dei crediti d’imposta di bonus edilizi, compresi quelli che abbiamo da vent’anni. Il punto è che un partito politico della scorsa legislatura, i 5 Stelle, ha insistito affinché questi bonus edilizi potessero circolare liberamente. Faccio un esempio: io faccio un lavoro a casa, lei impresa me lo fa, ho diritto ad uno sconto fiscale ma con questo sconto fiscale comincio a farci altre cose. Ecco, è chiaro che un meccanismo del genere dà ampio spazio a grossi raggiri, per l’esattezza più di quattro miliardi di truffe (di cui circa la metà sul bonus facciate).</p>



<p><strong>Ma questi bonus creano tutti debito cattivo oppure c’è un modo per crearli utilizzando debito buono?</strong><br>Noi abbiamo un linguaggio della politica un po’ strano. La parola bonus è diventata negativa a priori. Ogni tipo di incentivo mirato c&#8217;è il rischio che venga etichettato subito come bonus e quindi considerato in modo negativo. Bisogna valutare se è un intervento a carattere strutturale o temporaneo, se è un intervento che alza o no la produttività, se è un favore a qualcuno o no. La misura che detassa il salario di produttività, secondo l’attuale tassonomia è un bonus ma la considero una misura nel merito corretta. Occhio quindi a ragionare come dei tifosi in un derby. </p>



<p><strong>Quella sul reddito di cittadinanza è una discussione da derby?</strong><br>Anche questo è diventato un derby tra tifosi. Se dici una parola contro il reddito di cittadinanza vieni etichettato contro i 5 Stelle e Conte, se invece sei a favore di quella proposta devi difenderlo a spada tratta. Noi di Italia Viva abbiamo sempre detto la stessa cosa: il reddito di cittadinanza è uno strumento che ha voluto fare troppe cose contemporaneamente. Voleva trovare lavoro ai disoccupati e i dati ci dicono che solo il 3,8% di coloro che beneficiano del reddito di cittadinanza ha trovato lavoro a tempo indeterminato. Possiamo definirla una missione fallita.</p>



<p><strong>Come anche l’esperimento dei navigator</strong>.<br>Certo, tutto fallito. E questo è un dato di fatto. Il reddito di cittadinanza doveva supportare la povertà ma in realtà, da quando si è introdotto, la povertà è aumentata. Sicuramente bisogna tenere in considerazione altri fattori come la pandemia ma, ad ogni modo, anche prima del Covid-19 l’effetto netto sul tasso di incidenza della povertà è migliorato pochissimo, e probabilmente grazie alla crescita economica e non al reddito di cittadinanza.</p>



<p><strong>Come strumento di sostegno alla povertà, quali altri difetti presenta?</strong><br>Per esempio, penalizza le famiglie numerose. Oppure, non considera minimamente che la povertà sia un concetto multidimensionale, non soltanto economico. La povertà è anche educativa, energetica, sanitaria. Per agire su queste dimensioni vengono coinvolti i comuni dove i sindaci hanno spesso un rapporto personale con i cittadini e conoscono i poveri, le cause della loro marginalità, sanno come agire. Qui invece abbiamo un sistema diverso, c’è un sistema di controlli che ha fallito, abbiamo scandali e abusi di tutti i tipi.</p>



<p><strong>Mi risponda da un punto di vista istituzionale. È da abolire o da modificare?</strong><br>Nessuno nasconde che vi sia bisogno di uno strumento di contrasto alla povertà. Se si vuole si può tenere il nome di reddito di cittadinanza ma lo strumento va totalmente riformato e diversificato. Non può essere di ugual ammontare in tutto il Paese quando in Italia vi sono luoghi dove il costo della vita è completamente diverso. Se si vuole tutelare il potere d’acquisto reale bisogna tener conto anche di queste differenze.</p>



<p><strong>Con Renzi al Governo avevate messo in campo il reddito d’inclusione.</strong><br>Si. Poi, nel 2016, volevamo introdurre anche l’assegno di ricollocazione, uno strumento che ribaltava il concetto di formazione professionale mettendo al centro il disoccupato e non il centro di occupazione. Il meccanismo funzionava così: lo Stato mi dà un assegno che io spendo in un centro di formazione professionale di mia scelta e questo centro lo incassa solo se mi riqualifica, ovvero soltanto se mi fornisce le skills necessarie per rientrare nel mercato del lavoro. Questo sistema fu sperimentato solo in Lazio e in Lombardia, senza l’entusiasmo delle regioni.</p>



<p><strong>Perché?</strong><br>Se vogliamo far davvero le politiche attive del lavoro quella competenza deve tornare allo Stato: le competenze per uniformare e migliorare l’intera economia italiana è bene che tornino a livello nazionale. Non perché lo Stato sia meglio delle regioni ma perché è necessaria una riforma di sistema.</p>



<p><strong>Parliamo del reddito minimo, chiamato anche reddito di dignità. In molti paesi europei è una strada che si considera da tempo. Qual è il suo pensiero?</strong><br>Io sono convinto che nei settori in cui esiste la contrattazione collettiva non ci sia bisogno di un salario minimo imposto per legge: da un lato potrebbe essere peggiorativo, dall’altro non sarebbe nell’interesse della contrattazione tra le parti sociali che, da liberale, ritengo sovrana. Ci sono alcuni settori in cui la contrattazione tra le parti già fissa un livello monetario più alto di quello che si discute.</p>



<p><strong>E nei settori in cui non vi è la contrattazione collettiva?</strong><br>In questi settori – e non sono pochi, diciamolo – si può discutere di un livello minimo sotto il quale non scendere. Volendo aprire questo vaso di pandora, mi interesserebbe di più fare una legge sulla rappresentanza sindacale così che non vi siano più contratti pirata o cose simili. Quando entriamo in questo campo ci sono altre misure più urgenti da emanare, fermo restando che sono a favore del salario minimo in posti non coperti da contrattazione collettiva.</p>



<p><strong>Cambiamo argomento. Un tema che riguarda famiglie, imprese, governo è il caro bollette. Sono stati stanziati quasi otto miliardi dal governo. È sufficiente come primo intervento? Ne serviranno altri?</strong><br>Sommando gli interventi dell’anno precedente si noterà che il governo ha stanziato circa diciotto miliardi contro il caro bollette. E sono tanti. Il problema è che il conto bolletta è aumentato di circa novantatré miliardi, e diciotto su novantatre sembra poco. Non possiamo pensare di scaricare tutto l’importo del caro bollette sulle finanze pubbliche perché in questo paese ogni volta che paga lo Stato si pensa che sia gratis: in realtà è pagata dalle tasse dei cittadini, attuali o futuri in caso sia debito.</p>



<p><strong>La politica energetica italiana non ha agevolato l&#8217;indipendenza energetica del Paese.</strong><br>Trentaquattro anni fa abbiamo deciso che in questo paese non si poteva più nominare la parola “nucleare”. Né con le vecchie centrali, né con la nuova ricerca. Non se ne può parlare. E vabbè. Carbone e petrolio sono due risorse che hanno un impatto dannosissimo sull’ambiente e non se ne può discutere. I rigassificatori pure non si possono fare. Soffriamo la dipendenza con il gas russo anche per questo, perché il gas naturale liquefatto non lo possiamo trasformare. Per costruire il TAP nel Salento è stata una battaglia, soltanto ora si è scoperto che il gasdotto va benissimo.</p>



<p><strong>Il gas nell’Adriatico?</strong><br>La Croazia lo estrae, noi no. Abbiamo avuto il Comitato No Trivelle.</p>



<p><strong>Quindi, come troviamo l’energia che ci serve?</strong><br>La compriamo dall’estero, per forza. Questa situazione è frutto di trent’anni di populismo energetico, che è nato forse anche prima del populismo sociale, economico, politico. Quindi, forse, onde evitare di trovarci ancora in questo stato tra vent’anni, trent’anni, dovremmo invertire la rotta e riconsiderare tutto il nostro portfolio energetico. Non guardiamo alla bolletta da pagare domani mattina, pensiamo più a lungo termine.</p>



<p><strong>Condivide la politica di Christine Lagarde di tenere ancora bassi i tassi e non alzarli come invece è accaduto in America?</strong><br>E&#8217; la domanda macroeconomica del momento. Nessuno sa se questa fiammata inflazionistica sarà temporanea o strutturale anche perché essendo in gran parte derivante dalla fiammata dei prezzi dell’energia, non sapendo nemmeno se questa fiammata energetica è o no strutturale, non possiamo sapere se lo sarà anche l’inflazione. In economia c’è abbastanza consenso sul fatto che finché non si vede una pressione sui salari si può stare relativamente tranquilli. La BCE si è limitata a dire che finora i round di contrattazione salariale sembrano in linea con la produttività: se vuoi avere i salari più alti devi avere la produttività più alta. I salari nel nostro paese sono bassi anche perché i dati sulla produttività del lavoro sono stagnanti da almeno trent’anni.</p>



<p><strong>Se però vi sarà qualche segnale di inflazione, potremmo assistere ad un aumento dei tassi, che tra l’altro sul mercato già stanno salendo.</strong><br>Il rendimento sui BTP decennali italiani ha sfondato il 2% per la prima volta dopo due anni. Per fortuna la durata media del nostro debito è alta (intorno agli otto anni) il che vuol dire che quando hai un balzo dei tassi questo balzo si trasmette molto lentamente al deficit, cioè al costo medio del debito. Questo grazie a scelte sagge di allungare la durata del debito pubblico. Ciononostante, un aumento dei tassi, se prolungato, può avere conseguenze gravi sulla finanza pubblica. Tutto va visto con molta attenzione, molto merito, poco populismo e poca demagogia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/02/24/munari-luigi-marattin/">Luigi Marattin: con gli interventi dello scorso anno stanziati già diciotto miliardi contro il caro bollette</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/02/24/munari-luigi-marattin/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Se una sera un film</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2022/01/15/roberti-se-una-sera-un-film/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2022/01/15/roberti-se-una-sera-un-film/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jan 2022 09:23:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Compagnia]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Lockdown]]></category>
		<category><![CDATA[Netglix]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3897</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quante serate in casa in questo tempo di pandemia. Non so voi, ma io ho riscoperto, o scoperto, che la tv è una buona compagnia. Specie se la sera riesco a trovare un filmetto che mi accompagni verso una notte tranquilla. Innocuo,&#160;nel senso che non fa pensare, non pone problematiche, non tiene con il fiato sospeso. Non sapete quanti di questi film propongono ogni sera i vari canali e se&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/15/roberti-se-una-sera-un-film/">Se una sera un film</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quante serate in casa in questo tempo di pandemia. Non so voi, ma io ho riscoperto, o scoperto, che la tv è una buona compagnia. Specie se la sera riesco a trovare un filmetto che mi accompagni verso una notte tranquilla. Innocuo,&nbsp;nel senso che non fa pensare, non pone problematiche, non tiene con il fiato sospeso. Non sapete quanti di questi film propongono ogni sera i vari canali e se non bastano ci sono altre emittenti con altrettanti filmetti. </p>



<p>Lo schema che cerco è quello del romanzo rosa che ha segnato il mio passaggio dall&#8217;infanzia all&#8217;adolescenza. Lei o lui tornano al paese di origine, ritrovano o trovano l&#8217;amore, superano qualche contrasto (un&#8217;altra lei o lui, un equivoco, un segreto da confessare), ma alla fine è un lieto fine. L&#8217;ambientazione varia di pochi dettagli, relativa ad un tempo non ben definito, si può arricchire di ville e tenute e cavalli e panorami mozzafiato. (Lei sempre in twin set e filo di perle, dice la mia compagna di banco e di gusti). </p>



<p>Se è tratto da un romanzo di Rosamunde Pilcher sono letteralmente, come la protagonista, a cavallo. Ma anche Inga Lindstrom non è male. Spesso riesco a coinvolgere Francesca che dopo cena mi fa un po&#8217; compagnia guardando il telefonino e raramente lo schermo. &#8220;Tanto so che succede&#8221;.</p>



<p>Questo fino al &#8220;liberi tutti&#8221; che mi ha spinto a solidarizzare, pur con qualche perplessità, con quelli che non ne potevano più delle restrizioni, delle chiusure, di un modo di vivere anacronistico. Mi sono detta: come ho seguito le disposizioni restrittive ora seguirò le aperture. Diciamo che il mio è stato un cambiamento concettuale, non logistico e ha riguardato anche la serata televisiva. La svolta è avvenuta quando Francesca e famiglia hanno ripreso ad andare a cena fuori.</p>



<p>Ho consultato il sito dei palinsesti televisivi:&nbsp;thriller no, fantascienza meno che meno, violenza generica da escludere, film d&#8217;autore, visti e rivisti. Ho cambiato telecomando e sono passata a Netflix e simili. Prima di intraprendere la, so già&nbsp;faticosa, ricerca mi sono procurata qualcosa da bere. Niente tisane soporifere o tè delicati. &#8220;Tutti liberi&#8221; anche dalle abitudini, dal ciarpame di rituali che sanno di chiuso e di solitudine. In frigo c&#8217;è una lattina dimenticata da Giorgia di tè frizzante. Sì, fatto con acqua frizzante e molto zucchero e naturalmente infuso scadente (Orrore avrei detto in altri limitati tempi). Ora è proprio quello che ci vuole.</p>



<p>Cercare un film su queste piattaforme è come cercare il classico ago nel pagliaio: ultime uscite, i più visti, i film del momento, i vari generi, dalla commedia al dramma, dagli italiani agli americani, dai recenti ai vecchissimi, dai moderni agli storici e così via per tutte le classificazioni possibili e immaginabili. Dopo un&#8217;ora di ricerca e dopo essermi resa conto che gira gira mi venivano proposti sempre gli stessi titoli, ho optato per &#8220;una storia sul divario generazionale, commedia drammatica, candidato Oscar, premiato ripetutamente: Vi presento Toni Erdmann&#8221;. Non direte che rispetto a Rosamunde Pilcher non è un &#8220;liberi tutti&#8221;, una rottura con ogni schema da lockdown.</p>



<p>La storia mi prende. Lei, Ines, una sofisticata Sandra Hüller, decisa, in carriera, perfetta nello stile, e lui, il padre, Peter Simonischek, folle e determinato a riportare il sorriso nella vita stressata della figlia. Mi godo la trama, la lentezza, il non detto che mi impegna più del detto, la parrucca e i dentoni di Wilfried, l&#8217;assurdità delle situazioni, faccio confronti personali sul rapporto genitore-figlio con la voragine personale che tende a spalancarsi sugli errori, le&nbsp;disattenzioni le irruzioni indebite e inevitabili. Ines appare sempre inappuntabile, non avrà il twin-set e le perle, ma è perfetta in tailleur pantalone nero e immancabile camicia bianca, chignon biondo e scarpe a décolleté. </p>



<p>Questo fin quando irrompono nel soggiorno, reduci dalla serata, Francesca e figli. Mi giro sorridente per salutarli e li vedo tutti e quattro portarsi le mani alla bocca spalancata quanto o più degli occhi. Segue l&#8217;urlo di Francesca: &#8220;Mamma, ma cosa ti stai vedendo?&#8221;. Sto per rispondere: &#8220;Vi presento Toni Erdman&#8221; quando il dito puntato di Francesco mi fa volgere verso la TV e con orrore mi ritrovo davanti una Ines completamente nuda-tranne che per l&#8217;orologio d&#8217;oro- che gira disinvolta mostrando tutte le angolature del suo smilzo fisico: di fronte, di retro, di fianco, di basso, di alto e fa gli onori di casa ad una altrettanto nuda segretaria e nudo e peloso capo. &#8220;Mamma&#8221; ripete sdegnata Francesca e non aggiunge altro&#8221;. </p>



<p>Ti assicuro che non è un film porno. Lei sempre in pantaloni neri e camicia bianca&#8221;, farfuglio al culmine dell&#8217;imbarazzo. &#8220;Nonna, non ha nemmeno le mutande. Questa è un&#8217;orgia&#8221; dice tranquillamente soddisfatta della sua precisazione Ester, mentre Giorgia è restata con la bocca spalancata e muta. &#8220;Perché quel signore ha il pisellino di fuori? &#8220;mi chiede Francesco&#8221;: deve fare la pipì &#8220;taglio corto&#8221;. Mamma&#8221; ripete questa volta afflitta Francesca, e poi &#8220;Subito tutti a casa e a letto&#8221;. &#8220;No, io voglio vedere come finisce&#8221;, si risveglia dallo sbalordimento Giorgia. &#8221; Ho detto tutti subito a casa e a letto&#8221;. In quel momento torna Luigi che era andato a parcheggiare. Francesco gli corre incontro gridando &#8220;Papà,&nbsp; papà&nbsp; non entrare, Nonna si sta vedendo un film con&nbsp; una donna tutta nuda e un signore con il pisellino di fuori.&#8221;</p>



<p><strong>Patologia</strong>: insofferenza nei confronti delle limitazioni di ogni genere.<br><strong>Terapia</strong>: tè, freddo, scadente, frizzante e un film vero. Potrebbe essere <strong>&#8220;Vi presento Toni Erdman&#8221;</strong> di Maren Ade,&nbsp;ma preparatevi agli scherzi, alle sorprese, ai ribaltamenti di scena, e a rinunciare definitivamente alla vostra&nbsp;&nbsp;rispettabilità di fronte ai congiunti più stretti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2022/01/15/roberti-se-una-sera-un-film/">Se una sera un film</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2022/01/15/roberti-se-una-sera-un-film/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Chiara Saraceno: la narrazione fatta dai proponenti del reddito di cittadinanza è stata la sua dannazione. Pronte le proposte di modifica</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/10/08/raco-chiara-saraceno-la-narrazione-fatta-dai-proponenti-del-reddito-di-cittadinanza-e-stata-la-sua-dannazione/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/10/08/raco-chiara-saraceno-la-narrazione-fatta-dai-proponenti-del-reddito-di-cittadinanza-e-stata-la-sua-dannazione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Oct 2021 09:01:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Questo viso non mi è nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Orlando]]></category>
		<category><![CDATA[Ascensore sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Saraceno]]></category>
		<category><![CDATA[Cinque Stelle]]></category>
		<category><![CDATA[Congedo parentale]]></category>
		<category><![CDATA[Coni]]></category>
		<category><![CDATA[Coppie]]></category>
		<category><![CDATA[Dicittenni]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Dote]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Generazione]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[INVALSI]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Lockdown]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Malagò]]></category>
		<category><![CDATA[Mamme]]></category>
		<category><![CDATA[Navigator]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[PNRR]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche attive]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Reddito]]></category>
		<category><![CDATA[Reddito di cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[Reddito di inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Salario]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo settore]]></category>
		<category><![CDATA[Uguaglianza dei punti di partenza]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3612</guid>

					<description><![CDATA[<p>La pandemia ha compresso a lungo molte nostre libertà, ha condizionato il nostro modo di vivere. Come sono cambiate le famiglie in questi ultimi due anni?È difficile dire quanto siano cambiate perché spesso i cambiamenti sono puramente temporanei. Certamente la pandemia ha avuto un impatto fortissimo sulla vita familiare perché ha costretto molte famiglie a vivere 24 ore su 24 per lunghi periodi nello stesso spazio, condividendolo pur conducendo attività&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/08/raco-chiara-saraceno-la-narrazione-fatta-dai-proponenti-del-reddito-di-cittadinanza-e-stata-la-sua-dannazione/">Chiara Saraceno: la narrazione fatta dai proponenti del reddito di cittadinanza è stata la sua dannazione. Pronte le proposte di modifica</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>La pandemia ha compresso a lungo molte nostre libertà, ha condizionato il nostro modo di vivere. Come sono cambiate le famiglie in questi ultimi due anni?</strong><br>È difficile dire quanto siano cambiate perché spesso i cambiamenti sono puramente temporanei. Certamente la pandemia ha avuto un impatto fortissimo sulla vita familiare perché ha costretto molte famiglie a vivere 24 ore su 24 per lunghi periodi nello stesso spazio, condividendolo pur conducendo attività diverse. Ha inoltre sovraccaricato di responsabilità gli adulti, come quando hanno affiancato, talora perfino troppo, i docenti nella didattica a distanza. Soprattutto direi che questa vicenda ha mostrato la resilienza di molte famiglie e di molte relazioni familiari, che sono perfino state in grado di trarre benefici da situazioni difficili. Così a volte si sono riscoperti tempi più distesi delle relazioni familiari, attività da fare insieme, in generale capacità diverse dentro sé.</p>



<p><strong>Non per tutti è andata così bene purtroppo.</strong><br>Infatti in altri casi le famiglie sono state traumatizzate o fortemente stressate da questa situazione. In parte dipende dalle biografie personali e familiari, in parte dalle situazioni ambientali, come gli stress dovuti alla perdita del lavoro, al periodo economico, per non parlare dei lutti. A proposito della ristrettezza degli spazi ricordiamo che in Italia c’è una forte incidenza di condizioni di sovraffollamento abitativo, che riguarda inoltre una quota molto alta di minorenni. Se tali spazi sono normalmente inadeguati, è chiaro che in condizione di compressione degli spazi esterni le situazioni posso essere peggiorate.</p>



<p><strong>Questa situazione, anche con l’espansione del lavoro a distanza, ha facilitato una suddivisione più equilibrata del lavoro familiare tra uomini e donne?</strong><br>Qui i dati danno un quadro da bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Sono state fatte molte ricerche, in Italia all’estero, e hanno mostrato che sì, in una parte rilevante anche se non maggioritaria, tra il 40 e il 50% a seconda della ricerca, gli uomini hanno partecipato di più al lavoro familiare a tutti i livelli, sia nella relazione con i figli che nel lavoro domestico in senso stretto. Tuttavia resta una parte consistente di uomini che non è cambiata in nulla, talvolta molto difesa anche dalle rispettive compagne.</p>



<p><strong>La maggior presenza maschile è comunque riuscita ad abbattere il sovraccarico femminile?</strong><br>No, perché la maggioranza delle donne ha comunque dovuto aumentare il carico di lavoro familiare soprattutto in concomitanza con i periodi di lockdown, per cui non si è davvero chiuso il gap nemmeno dove gli uomini sono stati più presenti. Non bisogna comunque essere pessimisti perché in realtà per un numero rilevante di coppie è stata un’occasione di rinegoziazione. Bisognerà vedere se la cosa andrà avanti in situazioni di normalità.</p>



<p><strong>Come ha funzionato il congedo parentale straordinario?</strong><br>I dati mostrano che c’è una differenza di genere e di classe sociale, perché si trattava di perdere il 50% del reddito. Nella stragrandissima maggioranza dei casi lo hanno preso le mamme. Gli uomini lo hanno preso di più quando la differenza del gap salariale non era troppo grande, ma soprattutto i pochi uomini che ne hanno usufruito, intorno al 20%, lo hanno preso a condizione che i bimbi fossero più grandicelli. In altri termini, se i bimbi erano piccoli, lo ha quasi sempre preso la mamma. Inoltre il congedo è stato preso di più dalle donne a basso reddito, e nelle coppie a basso reddito, rispetto a quelle a reddito più elevato.</p>



<p><strong>I lavoratori a reddito più alto come si sono organizzati?<br></strong>Hanno preferito il bonus baby sitter, che era alternativo al congedo. Lì dentro ci saranno state ad esempio tutte le professioni mediche, che certamente facevano fatica a prendere il congedo in un momento come quello, però non sono stati soltanto questi i casi.</p>



<p><strong>In definitiva chi ha perso di più?</strong><br>Tra quelli che non hanno perso il lavoro, hanno perso di più le lavoratrici a basso reddito che non potevano lavorare a distanza. Hanno perso in termini di reddito, in termini di contribuzione pensionistica e infine nella negoziazione con i loro compagni e mariti.</p>



<p><strong>Il presidente del Coni Malagò, prima che l’Italia dello sport vivesse quest’anno d’oro, aveva paventato il</strong> <strong>rischio di perdere una intera generazione di sportivi. È un pericolo che, più in generale, vede anche lei?</strong><br>Sicuramente i giovani hanno, in quest’anno e mezzo, perso moltissime occasioni per la crescita e lo sviluppo di capacità di ogni tipo. C&#8217;era sempre chi poteva compensare online, ma soltanto chi se lo poteva permettere e se aveva i giusti stimoli. Ma certamente si è perduto molto sul piano delle relazioni sociali, sulla possibilità di viaggiare ad esempio. Consideri che in questo anno e mezzo sono state comprese due estati. È una generazione che, senza fasciarsi la testa, ha perso molte occasioni e, in alcuni casi, ha perso anni cruciali, quelli successivi alla scuola media superiore, quando in fondo si fanno le prove della vita adulta.</p>



<p><strong>Poi ci sono state perdite che hanno a che fare con il venir meno del contorno alla didattica?</strong><br>Il sistema educativo è centrato sulla scuola ma poi avviene tutto anche nei rapporti con l’esterno. Così, chi aveva più bisogno di sostegni in questo senso, come coloro che avevano bisogno di conferme sulle proprie capacità, quelli sì rischiano di essere persi per sempre. Pensiamo ai rapporti Invalsi di questa estate: sono aumentati sia gli abbandoni veri e propri che i cosiddetti abbandoni impliciti, chi cioè continua ad andare a scuola ma in realtà è come non andasse. Le perdite lì sono molto più difficili da recuperare e secondo me non ci si pensa abbastanza: molto è affidato alle iniziative singole del docente o alle iniziative civiche delle varie associazioni.</p>



<p><strong>Il PNRR parla molto della necessità di una maggiore inclusione sociale. Nei progetti che abbiamo finora potuto visionare trova che si sia fatto abbastanza?</strong><br>Se ne parla un po’ nella scuola, per fortuna, che è un grosso capitolo, dove per esempio viene posta la questione del tempo pieno anche per contrastare la povertà educativa. Così come si parla del rafforzamento, secondo me non sufficiente, dei nidi, che per la primissima infanzia è cruciale, e bisogna investire moltissimo lì. Si parla moltissimo delle strutture, ma se poi non si parla dei fondi per gestirle nell’ordinario si rischia di creare cattedrali nel deserto. Il capitolo espressamente dedicato all’inclusione, poi, che è il capitolo 5 del PNRR, lo trovo carente: c’è un po’ di tutto, dal lavoro alla famiglia passando per l’inclusione sociale e il terzo settore.</p>



<p><strong>In quali parti, in modo particolare?</strong><br>E’ abbastanza ben fatto per quanto riguarda il lavoro, ma quando si parla dei servizi sociali le uniche questioni importanti messe a fuoco sono le politiche per la non autosufficienza e i servizi per le persone con disabilità. Sono due settori importanti ma non esauriscono il problema della coesione sociale. Così, ad esempio, nulla si dice dei servizi di prossimità, del fatto che in alcune regioni italiane mancano gli assistenti sociali e gli educatori, cioè quelli che devono lavorare sul territorio, costituire le antenne per il disagio. Non può essere lasciato tutto al terzo settore, che può esserci o no, ma non può fare tutto. Da questo punto di vista lo trovo carente e non mi pare che ci sia un disegno compiuto di società dietro.</p>



<p><strong>In un recente articolo lei dice che c’è molta fame di lavoro ma c’è anche molta fame di lavoratori. Abbiamo difficoltà a fare incontrare domanda e offerta di lavoro?</strong><br>Le qualifiche che mancano sono quelle di lavoratori altamente specializzati, anche quando si tratta di lavoratori manuali. Mentre non mancano affatto i lavoratori con basse qualifiche.</p>



<p><strong>C’è stato un errore nella programmazione formativa?</strong><br>C’è probabilmente un errore nella relazione tra sistema formativo e sistema imprenditoriale. Si parlano poco. Il che non vuol dire, sia chiaro, che la scuola deve formare soltanto al lavoro: la scuola deve formare cittadini; poi ci sono le scuole che formano anche al lavoro. Penso che ci sia bisogno, soprattutto per alcune scuole tecniche, di una maggiore collaborazione.</p>



<p><strong>E le imprese?</strong><br>Ogni tanto sembra che le imprese vogliano lavoratori già formati, ma nessuno è mai formato, anche il migliore studente che esce dalla migliore scuola è mai formato per lo specifico lavoro di quella specifica fabbrica. È necessario che l’impresa ci metta del suo sia in termini di tirocini non sfruttatori sia in termini di luogo di formazione per integrare l’insegnamento scolastico.</p>



<p><strong>Come funziona in Italia la formazione sul lavoro?</strong><br>In Italia la formazione sul lavoro è scarsa. In parte perché oramai molte imprese hanno un nucleo forte di lavoratori a tempo indeterminato e la parte rimanente, quella di lavoro a tempo determinato, non è quella su cui investono per costruire carriere. Va dunque ripensato il sistema normativo, ma anche le imprese devono ripensare se stesse e il modo in cui relazionarsi con i lavoratori che già hanno e con quelli potenziali. L’Italia è uno dei paesi in cui si fa meno formazione continua sul lavoro, soprattutto la si fa poco nei confronti delle qualifiche medio-basse.</p>



<p><strong>Lei presiede il comitato di esperti voluto dal governo per pensare le modifiche al reddito di cittadinanza.</strong> <strong>Avete iniziato il vostro lavoro?</strong><br>La commissione che presiedo è prevista dalla legge istitutiva del reddito di cittadinanza. Il problema è che non è stata mai istituita fino ad adesso. Si tratta di un comitato scientifico di valutazione del reddito di cittadinanza che non è mai stato messo in funzione. L’attuale governo, in particolare il ministro Orlando, ha deciso di mettere finalmente in piedi questa commissione, anche perché il dibattito su questa misura c’è e, come tutte le altre politiche, ha bisogno di essere valutata per capire che cosa funziona e che cosa no. Ovviamente, valutando, suggeriamo anche che cosa può essere cambiato. Il problema di ciò che eventualmente non va nel reddito di cittadinanza ha però poco a che fare con la mancanza di incontro tra domanda e offerta di lavoro.</p>



<p><strong>Qual è dunque il problema di questo strumento, se non è poi così legato all’incontro tra domanda e offerta di lavoro?</strong><br>La narrazione che è stata fatta dai proponenti del reddito di cittadinanza è stata la sua dannazione, perché doveva eliminare la povertà ed essere al tempo stesso una politica attiva del lavoro. È chiaro che avrebbe fallito su entrambi i versanti, perché la povertà non si elimina così, e comunque non poteva essere una politica attiva del lavoro. Questo non perché non sia giusto ed opportuno accompagnare le persone verso il lavoro, ma perché le politiche attive del lavoro non riguardano soltanto i poveri.</p>



<p><strong>L’Italia</strong> <strong>fa politiche attive del lavoro?</strong><br>Ne fa poche: i centri per l’impiego lavorano in modo molto eterogeneo e spesso molto male. Consideriamo che i percettori del reddito sono quelli che più hanno bisogno di accompagnamento, di maggiore investimento in formazione. Basti considerare che le politiche intermedie per il lavoro intermediano il 2% della manodopera, cioè pochissimo. Quindi il lavoro non si trova quasi mai tramite i centri per l’impiego. D’altro canto questo accade perché mancano i lavoratori specializzati.</p>



<p><strong>La soluzione potevano essere i navigator?</strong><br>I cinque stelle hanno pensato di risolvere il problema con i navigator, persone molto qualificate sulla carta, ma che si sono trovati a lavorare in modo del tutto scollegato dai centri per il lavoro. Non c’era collaborazione da parte istituzionale, che cosa potevano fare? Non potevano mica assumere loro, non potevano gestire loro l’incontro fra domanda e offerta. Potevano soltanto aiutare alla compilazione del curriculum, indirizzare, segnalare i posti di lavoro eventualmente disponibili. Oggi si paga il prezzo di una narrazione sbagliata e anche di un disegno che su questo meriterebbe di essere ritoccato.</p>



<p><strong>Poi è arrivata la pandemia.</strong><br>E meno male che c’era il reddito di cittadinanza, perché altrimenti avremmo avuto molta più gente che non sarebbe stata in grado di pagare l’affitto, di mettere assieme il pranzo con la cena. Anzi, non è stato sufficiente al punto che invece di modificare il reddito, come avrei preferito, hanno introdotto un nuovo strumento, il reddito di emergenza, perché il primo, per come è configurato, per le regole d’accesso che ha, non avrebbe potuto coprire chi perdeva il lavoro improvvisamente e non aveva alcuna protezione. Durante la pandemia sono accadute due cose. La prima è che in molti che lo avevano, il lavoro lo hanno perso. La seconda è che per molti mesi sono state sospese le condizionalità, per cui nessuno ha contattato i beneficiari del reddito. Queste due cose hanno reso estremamente complicato procedere ad una valutazione complessiva ed attendibile degli effetti del reddito. Adesso che siamo tornati a regime vedremo.</p>



<p><strong>In Italia per la prima volta le giovani generazioni hanno la percezione di stare peggio delle precedenti. Da ciò è derivato un diffuso rancore sociale. Quali sono i suggerimenti che la sua commissione ha dato o darà al governo?</strong><br>Premetto che non possiamo pensare che il reddito di cittadinanza sia lo strumento per risolvere tutti i problemi di coesione sociale del Paese, perché siamo di fronte alla crescita delle disuguaglianze di opportunità tra le generazioni. Questo è un problema grave che rischia di sfociare in un vortice di rancore o quanto meno di disaffezione, che è forse perfino peggio. Il reddito è un pezzettino della strategia di contrasto a queste disuguaglianze, e dobbiamo smettere di farne il capro espiatorio di tutto quello che non funziona, perché questo sta diventando nel dibattito pubblico: non si trovano i lavoratori? È colpa del reddito di cittadinanza!</p>



<p><strong>Certamente, d’altro canto, ci sono delle cose da cambiare.</strong><br>La mia commissione, che sta per presentare il suo primo rapporto anche sulla base dei dati disponibili, ha lavorato su ciò che non va nelle regole del processo. Bisogna cambiare la norma sugli anni di residenza necessari per accedere al reddito: il requisito sulla residenza in Italia per almeno dieci anni ci espone anche ad una procedura d’infrazione a livello europeo. Poi bisogna cambiare la scala di equivalenza adottata non solo per stabilire l’importo del beneficio, ma anche per definire l’accesso man mano che cresce il numero dei suoi membri. Dato che c’erano due totem, che fosse una politica attiva del lavoro e che fossero 780 euro, che cosa hanno fatto per mantenere i 780 euro?</p>



<p><strong>Che hanno fatto?</strong><br>Li hanno spacchettati tra 500 da un canto e 280 dall’altro, come contributo per l’affitto. Poi hanno fatto una cosa inaccettabile, cioè hanno stabilito che per valutare il quantum gli adulti valgono 0.4 e i minori 0.2, cioè i minorenni valgono la metà di un adulto. Così le famiglie piccole sono sovrarappresentate tra quelle percettrici di reddito rispetto a quelle più grandi dove sono presenti i minorenni, che è l’esatto contrario rispetto alla distribuzione della povertà, che riguarda molto di più le famiglie più numerose. Queste due cose vanno assolutamente cambiate.</p>



<p><strong>Su cos’altro sta lavorando la sua commissione?</strong><br>L’altra cosa su cui stiamo lavorando sono le politiche attive. I beneficiari, a seconda delle caratteristiche, possono essere indirizzate verso un centro per l’impiego, dove devono firmare un patto per il lavoro, o verso i servizi sociali, dove devono firmare un patto d’inclusione sociale. Per adesso abbiamo lavorato di più sulla prima soluzione: lì mancano le politiche attive, e quindi non si può imputare ai beneficiari ciò che capita strutturalmente nei servizi. Si può forse riguardare quali sono i lavori che possono essere rifiutati. Si può ad esempio rifiutare un lavoro se non è a tempo indeterminato, anche se sappiamo che ormai si entra nel lavoro con contratti quasi sempre a tempo determinato.</p>



<p><strong>Come creare un sistema che incentivi il lavoro per chi riceve il reddito?</strong><br>Al momento, per ogni dieci euro che si guadagnano, otto vengono detratti dal reddito di cittadinanza. Quindi, in realtà, non c’è alcun incentivo a lavorare, a meno di ottenere un reddito da lavoro significativo. Imparando dall’esperienza di moltissimi altri paesi, come Francia, Inghilterra e Germania, dovremmo ridisegnare l’incentivo. Se tu lavori ti devo lasciare una quota sufficiente del reddito. Bisogna far sì che il reddito di cittadinanza sia l’integrazione di un reddito da lavoro modesto, altrimenti per guadagnare due euro su dieci perché si dovrebbe andare a lavorare?</p>



<p><strong>Questi, in sintesi, saranno i suggerimenti della commissione?</strong><br>Bisogna lavorare su queste regole. Poi che accettino o meno i nostri suggerimenti è altra cosa. Sulle cose che ho detto c’è consenso. Ovviamente nella commissione, ma c’è consenso anche presso associazioni, istituzioni che lavorano sul campo e hanno un forte riconoscimento, come l’Alleanza contro la povertà e la Caritas, anche se personalmente non sono d’accordo con tutto ciò che dice la Caritas. Ad esempio non lo sono sull’opportunità di stabilire delle soglie differenziate a livello regionale perché mi ricorda le gabbie salariali.</p>



<p><strong>E se invece dovesse passare la linea dell’abrogazione?<br></strong>Sono forse troppo vecchia per scendere in piazza ma sarei indignata, scandalizzata. L’Italia ci ha messo, da quando mi occupo di questi temi, quarant’anni. Io ho fatto parte della commissione Gorrieri che fu la prima, nel 1986, a proporre un reddito minimo per il contrasto alla povertà. Ci abbiamo messo tantissimo, siamo arrivati buoni ultimi nell’Unione europea. Tornare indietro mi sembra pazzesco. Riformiamolo, ma non facciamo l’errore che è stato fatto quando è stato introdotto il reddito di cittadinanza abolendo il Reddito di inclusione, cioè che l’ultimo che arriva fa un’altra cosa. Questo distrugge fiducia e competenze.</p>



<p><strong>Riformiamolo allora.</strong><br>Avrebbero potuto farlo allora, ma ciascuno ha sempre una bandierina da salvare. Era appena stato introdotto il Rei. Poco finanziato, che prendeva solo i poverissimi e nemmeno a loro dava a sufficienza per vivere dignitosamente, ma era un inizio. Si poteva lavorare su quello ma non sostituirlo con un altro. Adesso non vorrei fare la stessa cosa. Mi sembra che tutto questo dibattito sia molto, molto ideologico e sia diventato un bel capro espiatorio per non parlare d’altro.</p>



<p><strong>Possiamo dire che lo Stato nei prossimi anni dovrà assumere l’impegno di raggiungere  l’uguaglianza dei punti di partenza?</strong><br>Assolutamente sì, sapendo che ciascuno ha la propria famiglia alle spalle, e quindi per il solo fatto di vivere in una famiglia al posto di un’altra, già siamo disuguali. Lo Stato deve ridurre e non ampliare queste disuguaglianze. Purtroppo l’Italia è uno dei Paesi che le riduce di meno. Lo vediamo dai test Invalsi, lo vediamo dai test Pisa, lo vediamo quando confrontiamo le carriere lavorative di chi è figlio di operaio rispetto a chi è figlio di dirigente e così via. Per garantire l’uguaglianza dei punti di partenza dobbiamo investire molto, e soprattutto meglio, in tutto il percorso formativo, consentendo davvero alle nuove generazioni di sviluppare appieno le proprie capacità, a prescindere dalle origini di nascita. Infine vorrei dire una cosa assolutamente impopolare.</p>



<p><strong>Questo giornale ama le cose impopolari. Ci racconti.</strong><br>Occorre incrementare la tassazione dell’eredità e fare in modo che questa tassazione contribuisca ad una sorta di dote per mettere i giovani in condizione di percorrere la propria strada. Però questa dote sarebbe meglio darla alla nascita, accompagnata da servizi, iniziative che insegnino come utilizzare questi soldi. Dare soldi a diciotto anni senza avere accompagnato i ragazzi, perché decidano come investirli, può essere inutile. Insomma, un po’ di ricchezza va redistribuita, altrimenti si cristallizzano le disuguaglianze.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/10/08/raco-chiara-saraceno-la-narrazione-fatta-dai-proponenti-del-reddito-di-cittadinanza-e-stata-la-sua-dannazione/">Chiara Saraceno: la narrazione fatta dai proponenti del reddito di cittadinanza è stata la sua dannazione. Pronte le proposte di modifica</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/10/08/raco-chiara-saraceno-la-narrazione-fatta-dai-proponenti-del-reddito-di-cittadinanza-e-stata-la-sua-dannazione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La conta delle stanze</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/06/22/roberti-la-conta-delle-stanze/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/06/22/roberti-la-conta-delle-stanze/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2021 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Camomilla]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[condividere]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[stanza]]></category>
		<category><![CDATA[Tè]]></category>
		<category><![CDATA[Una stanza tutta per sé]]></category>
		<category><![CDATA[Virginia Woolf]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=3216</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da ragazzina sognavo una stanza tutta mia. Ho sempre diviso la stanza con le mie sorelle. Camere tante per la verità in quanto mia madre amava i cambiamenti e le novità e pertanto non abbiamo mai avuto una fissa dimora. Sono nata nella casa dell&#8217;Immacolata, ma non nella stanza da letto dei miei genitori, come si usava allora, ma in una delle stanze da letto di Nonna, quella del 1948. Una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/06/22/roberti-la-conta-delle-stanze/">La conta delle stanze</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Da ragazzina sognavo una stanza tutta mia. Ho sempre diviso la stanza con le mie sorelle. Camere tante per la verità in quanto mia madre amava i cambiamenti e le novità e pertanto non abbiamo mai avuto una fissa dimora. Sono nata nella casa dell&#8217;Immacolata, ma non nella stanza da letto dei miei genitori, come si usava allora, ma in una delle stanze da letto di Nonna, quella del 1948. Una all&#8217;anno,  da quel 1918 quando nonno Cesare lasciò definitivamente la sua casa, il suo letto, la sua adorata moglie e quattro piccoli orfani. Mia Nonna lasciò in quello stesso giorno il bel letto d&#8217;ottone con il copriletto in seta con angeli e serti di fiori e fino al 1962 si coricò in uno spartano lettino di ferro, concedendosi solo il lusso di spostarlo ogni anno da una stanza all&#8217;altra. </p>



<p>Nulla fu più definitivo. Passai poi nella culla in camera da letto dei miei genitori da cui fui spodestata due anni dopo quando nacque Gabriella e pertanto mi spostai in un lettino nella stanzetta delle mie sorelle più grandi. Non feci in tempo ad abituarmi alla vista a mare e ai fiorellini rosa della tappezzeria che Mamma ci trasferì nella casa paterna del Cancello. Lì dormimmo i primi mesi, fintanto che si conclusero i lavori di ristrutturazione, con grande gioia e serenità delle mie notti (niente orchi ghiotti di bimbi né ladri dietro le finestre) in uno stanzone tutti insieme. </p>



<p>E poi ci fu una stanza con lettini ad incastro e con attitudine alle varianti di poster e librerie e specchi per i primi trucchi e poltroncine per le amiche, che assecondarono i cambiamenti dei nostri anni. In seguito fu un andare e venire tra l&#8217;Immacolata e il Cancello in una variante di stanze con vista a mare, a monte, a via Duomo, al soggiorno del dirimpettaio, ma con la costante della condivisione con le mie sorelle . </p>



<p>A 18 anni non divenni adulta (allora lo si diveniva a 21) ma con il tesserino di matricola in mano potevo pretendere una stanza tutta mia, se non altro per studiare. Mi aspettavano invece camere a 2, 4 o più letti nei collegi dove allegramente, mutevolmente, goliardicamente, vissi i miei anni di universitaria. Discussa la tesi, salutate le amiche di stanza dopo esserci giurate amicizia eterna o almeno incontri o in alternativa lettere frequenti o pigramente telefonate (e ora guardando vecchie foto cerco di ricordarmi i nomi) pensai che finalmente, tornata a casa, avrei avuto una stanza tutta per me. Ma la casa del Cancello esigeva una ennesima ristrutturazione e pertanto le mie sorelle e io ci adattammo in una sola stanza. </p>



<p>Seguirono due anni in cui Enzo e io desiderammo insieme una stanza tutta per noi, possibilmente con l&#8217;aggiunta di un soggiorno più servizi essenziali. E in quella prima casa di Milano, all&#8217;inizio del tutto sprovvista di mobili tranne un lettino condiviso,  stesi la coperta di seta con angeli e serti di fiori e costrinsi il destino a scrivere tutt&#8217;altra storia. </p>



<p>Le case cambiarono, le stanze cambiarono, i letti cambiarono, ma resistette la coperta di seta e la storia che ci raccontammo. Continuammo a desiderare una stanza tutta per noi, non tanto affollata. Meno culle ai lati del letto, meno ospiti nel lettone. Ce la prendemmo tuttavia allegramente, d&#8217;altronde eravamo stati noi a scrivere 6 capitoli inediti. Ogni tanto, è vero, invece di sognare ladri di bimbi e oscure trame, sognavo una stanza tutta mia dove leggere, scrivere, dormire una notte intera, mettere musica vera, chiacchierare con le mie sorelle, ricevere un&#8217;amica, bere una tazza di tè.  Fare nulla, ascoltare il silenzio. Ma per la verità furono sogni brevi, già dimenticati al mattino.</p>



<p> Poi cominciò la conta degli anni, soprattutto quelli passati. E la conta delle stanze vissute. Le sommavo, sottraevo moltiplicavo e dividevo, ma mai ne è risultata una tutta per me. Ora ho una sequela di stanze tutte mie e sogno una stanza da dividere. Con te.</p>



<ul><li><strong>Patologia</strong>: attitudine a fare sogni ad occhi aperti. </li><li><strong>Terapia</strong>: camomilla a posto del tè, non farà dormire lo stesso e pertanto sarete autorizzati a fare sogni ad occhi aperti. </li><li><strong>Libro:</strong> la scelta è quasi obbligatoria,&nbsp;<em>Una stanza tutta per sé&nbsp;&nbsp;</em>di Virginia Woolf. Le ragioni per cui Virginia Woolf desiderava una stanza tutta sua non erano logistiche come le mie, ma partivano da un&#8217;analisi lucida della condizione femminile. La sua è un&#8217;esigenza di indipendenza della donna in quanto donna. Nel libro che viene considerato un saggio sulla letteratura femminista l&#8217;autrice afferma &#8220;Una donna deve avere i soldi e una stanza tutta per sé per poter scrivere&#8221;. Giusto Virginia, a condizione che ci siano tante altre stanze da condividere.</li></ul>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/06/22/roberti-la-conta-delle-stanze/">La conta delle stanze</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/06/22/roberti-la-conta-delle-stanze/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nuvole</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/04/22/roberti-nuvole/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/04/22/roberti-nuvole/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2021 12:48:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Agosto]]></category>
		<category><![CDATA[Aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Camino]]></category>
		<category><![CDATA[Cannella]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Chai]]></category>
		<category><![CDATA[Clément Gilles]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Inverno]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Nuvole]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Pioggia]]></category>
		<category><![CDATA[Primavera]]></category>
		<category><![CDATA[Sole]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Tè]]></category>
		<category><![CDATA[Tè nero]]></category>
		<category><![CDATA[Zenzero]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2937</guid>

					<description><![CDATA[<p>Bastano due giorni di seguito di sole, il mese di aprile, abitare nel sud e dici, come nella canzone, l’estate è già qui. E in realtà ci sei veramente nell’estate perché l’inverno non tornerà: la sequela delle piogge e dei venti, le temperature da brividi, la luce breve di giornate brevi. Non tornerà, salvo che per qualche giorno in questo anomala Primavera.&#160; Oggi è uno di quei giorni e, come&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/04/22/roberti-nuvole/">Nuvole</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Bastano due giorni di seguito di sole, il mese di aprile, abitare nel sud e dici, come nella canzone, l’estate è già qui. E in realtà ci sei veramente nell’estate perché l’inverno non tornerà: la sequela delle piogge e dei venti, le temperature da brividi, la luce breve di giornate brevi. Non tornerà, salvo che per qualche giorno in questo anomala Primavera.&nbsp;</p>



<p>Oggi è uno di quei giorni e, come se la stagione invernale appena dietro l’angolo fosse invece lontana come nel mese di agosto, provo un sottile appagante piacere a chiudere di nuovo balconi e finestre, riaccendere il camino non ancora definitivamente ripulito per l’estate, attrezzare il divano di libri, telefono, giornale, computer, sedermi vicino alla fiamma ed iniziare un breve pomeriggio che presto cederà a una lunga sera, complice un cielo cupo di pioggia, di assoluto far nulla.</p>



<p>E naturalmente un tè, bello caldo, aromatico, corposo. Un tè Chai, nero con tante spezie: cannella, zenzero, cardamomo, chiodi di garofano, grani di pepe. Ha un colore, di montagna, di sottobosco, di baite di antico legno, di intimità. Il profumo che si sprigiona avvolge l’angolo del camino, entra nella mente prima che nelle narici e sa di vento.</p>



<p>Ho letto che in India venditori ambulanti lo&nbsp;offrono per le strade. Immagino questa scena nelle nostre città: un uomo dalla pelle bruciata che &nbsp;in pieno gennaio quando non ci sono piumini e guanti e sciarpe che ti difendono dal gelo che &nbsp;penetra nelle ossa, &nbsp;ti offre una ciotola di tè bollente e tu gli dai una moneta, e il calore passa dalle sue alle tue mani, il sorriso dai suoi ai tuoi occhi e con il primo sorso si cancella la stratificata diffidenza e paura dell’altro e ti metti a parlare con lui e vi capite chissà come malgrado le lingue siano diverse perché le cose che vi dite non hanno bisogno di parole, e poi lui va, con la sua ciotola calda, verso un altro e tu a quello fai cenno di sì, di prenderlo quel tè perché è buono e lui capisce che non stati dicendo solo del tè.</p>



<p>Verso nella tazza il mio Chai e penso che la scena che ho immaginato è un’illusione come questo pomeriggio di finto inverno che sto inventando fra tè&nbsp;e camino.</p>



<p>Sulla esigua pila di libri che ho accanto si trova Nuvole di Clément Gilles. L’ho comprato proprio lo scorso inverno e l’ho solo sfogliato un po’. L’ho comprato su invito di Annalisa che ama molto questa opera e me ne ha parlato in modo accennato (un uomo di giardini ma anche di mari, un diario di una traversata oceanica, un’attenzione costante al cielo, un rincorrersi di cirri nembi cumoli, un mondo tutto protetto dalla volta celeste, una vaghezza  mutante inafferrabile, uno sguardo lontano) così come sempre è accennato &#8211; fra la premura e il riserbo &#8211; il porsi di Annalisa verso gli altri, il suo svelarsi in modo leggero e molteplice, il suo guardare in alto dove le nuvole sono di ogni forma e basta saperle leggere.</p>



<p>Penso a quanto ci ha tenuto lontane questa epidemia, penso che mi piacerebbe avere ora qua, accanto al camino,  mia figlia e sfogliare con lei il libro e il cielo che appare dai vetri del balcone chiuso, offrirle una tazza di tè, che peraltro a lei non piace, e vedere che accetta la tazza e la tiene fra le mani senza bere accogliendone il calore che passa da me a lei da lei a me come con il venditore indiano e sapere che questa intesa non è un’illusione, ma una bella consolidata realtà.</p>



<p><strong>Patologia:</strong> confusione meteorologica<br><strong>Terapia:</strong> una calda tazza di tè Chai da tenere tra le mani (bere o no, a piacere), uno sguardo alle nuvole dai vetri del balcone e uno alle pagine delle Nuvole di Gilles.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/04/22/roberti-nuvole/">Nuvole</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/04/22/roberti-nuvole/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’amaro viale del tramonto</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/04/13/deluca-amaro-viale-del-tramonto/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/04/13/deluca-amaro-viale-del-tramonto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro De Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 16:24:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eppur si muove]]></category>
		<category><![CDATA[Abbandoni]]></category>
		<category><![CDATA[Anziani]]></category>
		<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Case di riposo]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbare]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Figli]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Gioventù]]></category>
		<category><![CDATA[Malattia]]></category>
		<category><![CDATA[Nipoti]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Rottamazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2874</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Mentre vivevo gioventù ed età adulta, progettavo ed eseguivo sogni e ambizioni, ho pensato a tutto, anche al naufragio per il sopraggiungere di impedimenti, malattia o morte improvvisa, ma mai, proprio mai, ho pensato che sarei finito qui dove mi vedi”. L’anziano signore lo incontriamo in una di quelle case che si dicono di “riposo” e invece sono, realisticamente, di “attesa” che morte sopravvenga. Le appelliamo anche case “serene”, “ville&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/04/13/deluca-amaro-viale-del-tramonto/">L’amaro viale del tramonto</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>“Mentre vivevo gioventù ed età adulta, progettavo ed eseguivo sogni e ambizioni, ho pensato a tutto, anche al naufragio per il sopraggiungere di impedimenti, malattia o morte improvvisa, ma mai, proprio mai, ho pensato che sarei finito qui dove mi vedi”.</p>



<p>L’anziano signore lo incontriamo in una di quelle case che si dicono di “riposo” e invece sono, realisticamente, di “attesa” che morte sopravvenga. Le appelliamo anche case “serene”, “ville serene”, anche se di sereno c’è solo il cielo che tutto sovrasta e generosamente copre.</p>



<p>Non c’è livore, ribellione o certificazione d’ingratitudine per chi è rimasto ad abitare la casa naturale o la villa allestita per risiedervi fino all’ultimo. C’è appena la tristissima constatazione che già questa nuova sistemazione è un regalo, dopo aver calcolato che due più due fa quattro. Rimanere nella propria dimora era impossibile.</p>



<p>Ma lo strappo, lo strappo è stato quasi un morire prima di morire e raggiungere una nuova residenza equivale a finire in un punto di non ritorno.</p>



<p>Qualche altra volta può accadere che sulla soglia dell’anzianità la visione è finanche nitida: ospite in una casa serena è mèta messa a bilancio. Ma neanche in tal caso il dolore provocato dallo strappo è meno intenso.</p>



<p>Da quando abbiamo assegnato illusoriamente alla città il ruolo dove la vita si vive a guisa di una retta (senza inizio e senza fine), abbiamo anche ospedalizzato la nascita e la morte. Forse dovevamo, per un’idea di progresso, forse anche di sanità e persino di igiene. Ma ciò non toglie che in città arriviamo belli e fatti e dalla città ci portano via un po’ prima del dovuto.</p>



<p>Sono trascorsi decenni da quando questo percorso è diventato automatico, ma non per questo è convinzione metabolizzata. Restano sempre residui nell’animo che sanno di espulsione, autocritica fin quasi a sentirsi d’ingombro, disturbo e intralcio.</p>



<p>Chi debba prendere decisioni rispetto agli anziani ha finanche il cuore diviso, neanche loro avevano previsto, anche loro si sono trovati dinanzi a scelte ineluttabili.</p>



<p>Si può partire (da casa) epperò non necessariamente morire: gli anziani agli occhi dei più giovani e figli e nipoti agli occhi degli anziani?</p>



<p>E’ quanto dovremo saper progettare, già oggi e non domani. Per esempio: case-albergo di piccole dimensioni, costruite in ciascun comune; in numero più adeguato nelle città; non certamente in luoghi isolati, lontani dalle voci e dal calore umano. </p>



<p>In qualche località italiana è possibile rinvenire case per anziani accanto a palestre e campi sportivi per giovani dilettanti. Quelle voci, quel variopinto mondo che scalpita fa compagnia. E non è detto che disturba. Eccola qui la parola che gli anziani amano: disturbare. Se sono disturbati sono anche considerati.</p>



<p>In una casa di riposo, dove per collocazione territoriale il riposo è anche troppo, si reca due domeniche al mese un gruppo di giovani e adulti, disposti a tutto: dall’aiuto all’igiene personale al servizio mensa; dalla disponibilità all’ascolto all’animazione ricreativa. Gli anziani stanno meglio e i giovani raccontano meraviglie di quello che accade loro nei giorni a seguire. </p>



<p>Giovani che adottano anziani e anziani che adottano giovani. Non si sa bene chi giova a chi, se appena si registra che l’avventura dura da anni e che alcuni giovani padri vi hanno imbarcato vispi pargoletti.</p>



<p>La sciagura più pesante è subire “casa serena”, farla passare per una specie di località destinata alla rottamazione. Qual è il segnale che ciò sia avvenuto?</p>



<p>Semplice. Quando gli anziani raccontano agli estranei visite e poi visite, telefonate e telefonate, doni e ancora doni che riceverebbero dai congiunti. Nella maggior parte dei casi si tratta di esagerazioni (non è quella la frequenza); in altri casi prevale la pietosa bugia; in taluni altri di gigantesche scuse per non dichiarare veri e propri abbandoni.</p>



<p>La pandemia ha scoperto il lembo del mantello, e così siamo riusciti a constatare la povertà esistenziale di tante case serene. Di sereno c’è poco, molto poco. Di inquietante, molto di più. Il boato del virus ha infranto i vetri di quelle finestre. C’è molto da guardare e tanto da progettare. Ma non per coloro che nelle case di riposo già si trovano. No. Se vogliamo intervenire in tempo è per preparare un futuro per noi che adesso, in qualche modo, ne trattiamo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/04/13/deluca-amaro-viale-del-tramonto/">L’amaro viale del tramonto</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/04/13/deluca-amaro-viale-del-tramonto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Benvenuti a casa dei nonni</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2021/01/15/roberti-benvenuti-a-casa-dei-nonni/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2021/01/15/roberti-benvenuti-a-casa-dei-nonni/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 18:03:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Aule]]></category>
		<category><![CDATA[Bimbi]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[CTS]]></category>
		<category><![CDATA[DAD]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Genitori]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Lockdown]]></category>
		<category><![CDATA[Maestra]]></category>
		<category><![CDATA[Nipoti]]></category>
		<category><![CDATA[Nonni]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Studenti]]></category>
		<category><![CDATA[tar]]></category>
		<category><![CDATA[Tè]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=2502</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Benvenuti a casa dei nonni”, &#160;c’è scritto sotto l’immagine di due arzilli vecchietti, &#160;sulla targhetta che mi ha regalato Giorgia e che è diventata un nostro mattutino segnale. Se è esposta sulla maniglia esterna della porta vuol dire che mi sono alzata e loro possono salutarmi prima di andare a scuola, se non c’è vuol dire che loro non vanno a scuola o che io sono ancora a letto e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/01/15/roberti-benvenuti-a-casa-dei-nonni/">Benvenuti a casa dei nonni</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>“Benvenuti a casa dei nonni”, &nbsp;c’è scritto sotto l’immagine di due arzilli vecchietti, &nbsp;sulla targhetta che mi ha regalato Giorgia e che è diventata un nostro mattutino segnale. Se è esposta sulla maniglia esterna della porta vuol dire che mi sono alzata e loro possono salutarmi prima di andare a scuola, se non c’è vuol dire che loro non vanno a scuola o che io sono ancora a letto e i saluti sono rimandati al ritorno. Mai targhetta ha avuto più vicissitudini, più alternanze, e&nbsp;non a causa della mia pigrizia mattutina.</p>



<p>È dal fatidico 5 marzo dell’anno scorso che la targhetta non fa che entrare e uscire. Lockdown totale (dentro), riapertura speranzosa e festosa (fuori), chiusura momentanea con occhiolino per derattizzazione (dentro), apertura (fuori), chiusura per seggio elettorale (dentro), riapertura (fuori), chiusura per ordinanza del sindaco (dentro), riapertura per ricorso genitori (fuori), chiusura per insindacabile decisione di Francesca (dentro), riapertura per protesta inappellabile delle bimbe (fuori), chiusura per ordinanza del presidente della regione (dentro), sentenza contraria del Tar (fuori). Oggi, chiusura del dirigente scolastico causa positivi (dentro).</p>



<p>E dire che io stamattina mi sono alzata, malgrado di malavoglia, proprio per celebrare questo secondo giorno di riapertura della scuola. (ah, i bei tempi quando in un anno c&#8217;era un solo primo giorno di scuola!)</p>



<p>Giorgia apre lo zaino, tira fuori un libro e ripete ad alta voce la pianura Padana, &#8220;devo essere interrogata&#8221;, dice guardandoci interrogativamente. Ester tira fuori il telefonino, Marghe, hai sentito? Ci vediamo più tardi come al solito. In videochiamata. Poi toglie l’elastico e due bande di capelli neri le coprono gli occhi. Francesco tira fuori dalla tasca un marshmallow,  L’ho rubato per Iaia, mi sussurra, glielo do di nascosto dalla Maestra. Non mi va di rimproverare Robin Hood. Non stamattina. Francesca ha la faccia di chi non può crederci: Di nuovo chiusa, di chi sotto-sotto è sollevata: Niente contagio, di chi: Ma chi poteva immaginare…</p>



<p>Mi preparerò un bel tè, tonificante, poi aprirò i giornali e leggerò diligentemente e imparzialmente le invettive di quelli, i più, che dicono che la Scuola deve riaprire, che il danno causato a questa generazione è incalcolabile, che un Paese non ha bene maggiore da tutelare, che le aule sono in sicurezza, che le Dad non funziona. Le sosterranno Governo, insegnanti, studenti, genitori, comitati medici e scientifici, scrittori e intellettuali e gente comune. </p>



<p>Poi leggerò, allo stesso modo, le invettive di quelli che dicono che la salute viene prima della scuola, che le aule, malgrado rotelle e mascherine, sono luoghi di contagio, che i giovani soffrono né più né meno di tutte le altre categorie, che in tempi di guerra scuole non ce n’erano, che le capacità di ripresa dei ragazzi sono incalcolabili, che la Dad non è il diavolo. Le sosterranno Governo, insegnanti, studenti, genitori, comitati medici e scientifici, scrittori, intellettuali e gente comune.</p>



<p>Io penso ai 55 anni che ho trascorso, in varie vesti, nelle aule scolastiche e all’indifferenza, esagero un po’, generalizzata di Governo, insegnati, studenti, genitori, comitati medici e scientifici, scrittori, intellettuali e gente comune nei confronti della Scuola. Non mi pare di ricordare che in Italia sia mai stata la prima preoccupazione o occupazione. </p>



<p>Mi pare di ricordare invece che allegramente, superficialmente, autolesionisticamente si è sempre fatto il minimo o malfatto il massimo per la Scuola. E se comunque la Scuola italiana ha raggiunto grandi e bei risultati, è perché è vero che siamo un popolo di santi e di eroi, ma per fortuna di santi della porta accanto e di eroi del quotidiano a cui le imprese e i miracoli riescono bene.  </p>



<p>Mi scriverò al partito del Risvolto della medaglia: ci voleva una pandemia per ristabilire le priorità. Salvo scordarcene immediatamente a pericolo superato.</p>



<p>Tolgo la targhetta da “fuori”, la metto “dentro” (per qualche giorno, definitivamente?). Faccio l&#8217;occhiolino ai due vecchietti che per la verità non mi sembrano in gran forma.&nbsp;</p>



<p><strong>Patologia:</strong> stati di indecisione indotti o spontanei<br><strong>Terapia:</strong> nell&#8217;immediato un buon tè tonificante, in seguito giornali indipendenti o sedicenti tali, ma vi avverto potreste diventare strabici. ( Meglio ancora una volta il discusso don Milani?)&nbsp;&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/01/15/roberti-benvenuti-a-casa-dei-nonni/">Benvenuti a casa dei nonni</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2021/01/15/roberti-benvenuti-a-casa-dei-nonni/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il vecchietto dove lo metto</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/05/07/roberti-biblioterapia-ilvecchiettodovelometto/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/05/07/roberti-biblioterapia-ilvecchiettodovelometto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2020 11:46:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Anziani]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Libro]]></category>
		<category><![CDATA[Tè]]></category>
		<category><![CDATA[Vecchietto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=839</guid>

					<description><![CDATA[<p>Uno/a dice: #iooggiesco. Il decreto maggio di Conte lo permette. Chi di noi non ha un congiunto o un residuo di fantasia per poterlo scovare nei sei gradi di parentela concessi? E se proprio, per essere fiscali,  non riusciamo a trovare uno straccio di congiunto non sarà  lecito congiungersi con se stessi, primo e indiscusso grado di parentela? #iocomunqueesco ha ragionato cavillando su numeri, gradi, addizioni e dopo avere annusato&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/05/07/roberti-biblioterapia-ilvecchiettodovelometto/">Il vecchietto dove lo metto</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Uno/a dice: #iooggiesco. Il decreto maggio di Conte lo permette. Chi di noi non ha un congiunto o un residuo di fantasia per poterlo scovare nei sei gradi di parentela concessi? E se proprio, per essere fiscali,  non riusciamo a trovare uno straccio di congiunto non sarà  lecito congiungersi con se stessi, primo e indiscusso grado di parentela?</p>



<p>#iocomunqueesco ha ragionato cavillando su numeri, gradi, addizioni e dopo avere annusato dalla finestra l&#8217;aria tenuta in questi due mesi in doveroso distanziamento, ha cercato invano una giacca leggera in un armadio fermo ai rigori invernali e si è rassegnata a indossare il più leggero dei cappotti. Scarpe, infilate un po&#8217; a stento dopo la liberalizzazione concessa ai piedi nel periodo pantofolaio, borsa, ricerca affannosa delle chiavi di casa. Scende leggermente turbata le scale e si trova davanti al portone. Chiuso. Aprirlo naturalmente. Aprire? E qui anche Amleto sarebbe più svelto nel risolvere la questione.</p>



<p>#ioesco? sa ormai, (è stato detto in ogni Tg, programma d&#8217;intrattenimento, talk show, comunicato, conferenza stampa, giornale cartaceo e online, social.  È  stato ribadito da ogni politico, autorità religiosa, volto noto, virologo, epidiemologo, immunologo, medico,  sondaggista, scienziato generico, storico, scrittore, influencer, esperto qualificato, esperto improvvisato, parente, condomino dal balcone ) di essere anziana e pertanto facile preda del Coronavirus. Aprire?</p>



<p>#ioesco? sa che pur ritrovandosi  nella categoria degli anziani, fa parte comunque di quella  privilegiata. Vive da sola in un avvolgente contesto familiare e amicale. Ha lavorato a lungo ed ora si ritrova nel lusso di ore tutte sue per leggere, passeggiare,  viaggiare, informarsi, divertire, oziare. Ha la mente lucida e, rapportandosi con gli altri, nessuno le chiede il certificato di nascita. E lei non lo chiede a nessuno. Se sta bene con qualcuno è perché hanno lo stesso sguardo sul mondo, non la stessa età. Da lontano ha gli stessi contorni dei 20 anni.  Porta i capelli bianchi con la stessa provocatoria serenità con cui nel ’68 portava la minigonna. Questo fino a febbraio. Poi improvvisamente Coronavirus. I vecchi muoiono. Ogni giorno. Prima ad una cifra, poi a due, a tre, sfiorando pericolosamente le quattro. Ma anche a quel punto #ioesco? sa di essere anziana sì,  ma ancora privilegiata perché protetta.</p>



<p>Deve restare in casa, è vero senza figli e soprattutto vivificanti nipoti divenuti improvvisamente potenziali nemici e untori. Ma le sue giornate si popolano di nuove e diverse presenze.<br>Telefonano persone di cui si erano perse  le tracce,  volenterosi novelli boy scout offrono servigi vari. Chiama finanche la banca , la posta, la farmacia, la parrocchia, il medico di base. A volte il macellaio. Figli e nipoti scoprono che il telefono oltre che per ricevere serve anche per informarsi, e guai a lei se durante la conversazione le scappa uno starnuto o, diononvoglia, un colpetto di tosse. Deve sorbirsi le spiegazioni su come si fa una video-chiamata e fingere che sia una sbalorditiva novità. È  inondata da  newsletter di giornali, musei, teatri, cinema, canali tv, emergenti comitati di supporto per gli anziani.<br>È segnalata. Tutti lo sanno. Gli altri e soprattutto lei: hai più di 65 anni? Sei anziano. Il Coronavirus ha ucciso anche l&#8217;ultimo tabù della nostra epoca. I diversamente giovani, i “non esiste un&#8217;età in cui si diventa anziani”, i non è mai troppo tardi, sono diventati dapprima numeri poi preziosi vecchi o i nostri cari nonni.</p>



<p>#ioesco? Con le chiavi in mano ripensa al libro di Thoroddsen &#8220;Doppio vetro&#8221; che ha ripescato nella libreria attratta da quel titolo così riassuntivo dei giorni che sta, stiamo, vivendo. Una donna anziana dietro la sua finestra, divisa dal mondo da un doppio vetro. Non ne sarebbe bastato uno? Quello che la società pone quando si entra nell&#8217;età matura, divisorio sì, ma con l&#8217;illusione della trasparenza che fa quasi dimenticare che ci sia. Barriera troppo fragile per pensare di non poterla superare e pertanto entrare ed uscire a piacimento dalla vita reale. E invece no. Il vetro è doppio e non è detto che non siamo stati noi stessi, a raddoppiarlo. Con le nostre paure, o forse solo timidezze, con il  non sentirci più necessari, all&#8217;altezza. Con il timore di apparire a occhi giudicanti troppo giovanili o troppo vecchi. Di fare troppo o troppo poco. Con gli inevitabili inciampi nel decifrare il ritmo della vita. Lentezze nell&#8217;afferrare il nuovo. La donna dietro la finestra troverà (casualmente, fatalmente, predestinatamente?) il coraggio di romperlo quel doppio vetro e di avventurarsi nella realtà correndo tutti i rischi che comporta viverla la vita, non contemplarla da dietro i vetri.</p>



<p>#ioesco sa di essere l&#8217;ultima a cui il tempo potrà restituire ciò  che in questi mesi &#8211; preziosi per tutti ma soprattutto per chi il tempo lo conta a giorni e non ad anni &#8211; le è stato rubato, ma sa anche che il coraggio di aprire quel portone lo troverà  ripescandolo tra gli innumerevoli coraggi sedimentati negli anni. Forse sarà presa da una vertigine, no, non dovuta all’improvviso ventata di aria o al chiasso della città o alla gioia di essere fuori. Ma agli sguardi. Sì sentirà guardata con compiacimento, affetto, tenerezza, solidarietà. “Guarda, quella vecchina che passeggia. Che bello, ce l&#8217;ha fatta.” E magari il ragazzino che il coronavirus avrà (?) reso prematuramente consapevole del valore della salute, le darà il braccio per attraversare, litigando con il nipote che sbucato dall’indifferenza, lo avrà preceduto.</p>



<p>#iononcisto,  vorrebbe tornare a oscillare pericolosamente in piedi sul tram mentre orde di giovani siedono incuranti chattando al telefono. Vorrebbe tornare ad essere una fra i tanti. E sì,  il coronavirus forse (?) mi avrà risparmiato. Tocca a me ora a non risparmiare sulla vita.</p>



<p>Patologia: sindrome ambivalente da &#8220;Ilvecchiettodovelometto&#8221;<br>Terapia: tè 1 2 3 je m&#8217;en vais aux bois &#8211; libro &#8220;Doppio vetro&#8221; di Halldóra Thoroddsen</p>



<p>Tè verde 1 2 3 je m&#8217;en vais  aux bois  profumato con fiori e frutti della primavera, da bere aprendo la finestra.<br>&#8220;Doppio vetro&#8221; leggere intensamente dopo essersi assicurati di avere ritrovato le chiavi del portone.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/05/07/roberti-biblioterapia-ilvecchiettodovelometto/">Il vecchietto dove lo metto</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/05/07/roberti-biblioterapia-ilvecchiettodovelometto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quel che resta del giorno</title>
		<link>https://ilcaffeonline.it/2020/04/16/roberti-quel-che-resta-del-giorno/</link>
					<comments>https://ilcaffeonline.it/2020/04/16/roberti-quel-che-resta-del-giorno/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nada Roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2020 14:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#biblioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Earl Grey]]></category>
		<category><![CDATA[Insonnia]]></category>
		<category><![CDATA[Ishiguro]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libro]]></category>
		<category><![CDATA[Nobel]]></category>
		<category><![CDATA[Tè]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ilcaffeonline.it/?p=498</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalle due alle tre mi sono rigirata fra le lenzuola sperando che il sonno ritornasse. Sono ricorsa ai classici tentativi di conciliarlo. Ho contato pecore, mucche, tori, ma gli unici numeri che registravo erano quelli dei positivi, dei morti, dei degenti in terapia intensiva. Ho cercato visioni serene, ma l’unica visione era quella del bitorzoluto Coronavirus. Ho provato il “respiro consapevole” secondo il diktat della mia amica buddista, ma l’immediata&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/04/16/roberti-quel-che-resta-del-giorno/">Quel che resta del giorno</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dalle due alle tre mi sono rigirata fra le lenzuola sperando che il sonno ritornasse. Sono ricorsa ai classici tentativi di conciliarlo. Ho contato pecore, mucche, tori, ma gli unici numeri che registravo erano quelli dei positivi, dei morti, dei degenti in terapia intensiva. Ho cercato visioni serene, ma l’unica visione era quella del bitorzoluto Coronavirus. Ho provato il “respiro consapevole” secondo il diktat della mia amica buddista, ma l’immediata impressione è stata quella della mancanza d’aria. Mi sono arresa e mi sono alzata.</p>



<p>E’ strana la casa che sorprendo. E’ come se si sentisse libera di me e di vivere una solitaria vita da #iorestodisabitata. E’ come se patisse l’insofferenza della mia stabile presenza in questo tempo . E’ come se, con le sue ombre, con gli spigoli traditori, con le imposte abbassate mi salmodiasse la litania della mia mancanza. Cerco di aprire il balcone, ma una forza diabolica serra la maniglia. Tento di sedermi&nbsp;nella mia poltrona, ma oggetti puntuti me lo impediscono.&nbsp;Con mani tremanti anelo a introvabili interruttori della luce.</p>



<p>E’ questo il rassicurante nido, il focolare accogliente, la capanna di due o più cuori? Piuttosto l’antro del Coronavirus in allegra baldoria con tutti gli altri incubi preesistenti. Da dietro i vetri la città appare solitaria e silenziosa. #iorestodisabitata gode di un vuoto insperato, dimentico &nbsp;di traffico, di voci, di TV, di locali insonni.</p>



<p>Faccio un ultimo tentativo prima di arrendermi ad un giorno troppo lungo: un libro e un tè.</p>



<p>Tè deteinato, purtroppo, vista l’ora. Il sentore però del bergamotto dell’Earl Grey&nbsp;mi riconcilia con il procedimento mutilante della teina. Riapro il libro che sto leggendo del nobel Ishiguro &#8220;Quel che resta del giorno&#8221;, &nbsp;no, &nbsp;non del giorno, penso, ma della notte. Abbastanza, perché anche io come il maggiordomo Stevens possa fare un viaggio nella mia vita tentandone un rendiconto. D’altronde è quello che questa epidemia ha richiesto ad ognuno singolarmente e all’umanità nel suo insieme. Sì, la pandemia ci ha contagiati tutti, malati e no, iniettandoci il virus dell’alt. Una inedita globalizzazione: tutti fermi, soli, a pensare a dove stavamo andando uno per uno e tutta intera questa nostra umanità. Tutti a fare i conti&nbsp;inserendo l’incognita del disorientamento futuro.</p>



<p>Forse come a Mr. Stevens ci è &nbsp;stata concessa l’occasione di intraprendere il viaggio, di interrogare la nostra vita, di considerare se la fedeltà a qualcuno o a un compito è il tutto che dà senso all&#8217;esistenza o se invece non bisogna trovare il coraggio di aprire altre ali, abitare orizzonti sconosciuti. &nbsp;Usciremo da questo viaggio domandandoci dove ha portato il cammino &nbsp;costruito da noi uomini. Forse avremmo dovuto dare più spazio alla compassione reciproca. All’ Amore (sì, non storcete la bocca, quello con la maiuscola). E forse come Mr. Stevens potremmo domandarci se l&#8217;esserci ritrovati in una nuova situazione ci regala la possibilità di &nbsp;cambiare e, pur continuando nel nostro tracciato, &nbsp;andare daccapo.</p>



<p>Sussulto sentendo il libro cadermi sulle ginocchia. E dunque mi ero addormentata. Mi alzo. La tazza del tè è piena a metà, &nbsp;ma va bene così. Metto il segnalibro fra le pagine e mi avvio a letto.</p>



<p>Patologia: insonnia per Coronavirus e non solo<br>Terapia: Tè Earl Grey deteinato 80°, infusione 2 m. Bere nelle ultime ore della notte, anche una mezza tazza &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Libro: Quel che resta del giorno: &nbsp;leggere con partecipazione finché si chiudono gli occhi</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2020/04/16/roberti-quel-che-resta-del-giorno/">Quel che resta del giorno</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ilcaffeonline.it/2020/04/16/roberti-quel-che-resta-del-giorno/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
