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	<title>Clima Archivi - ilcaffeonline</title>
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	<title>Clima Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Due recenti casi di ambientalismo deviato: gli &#8220;imbrattatele&#8221; di Monet e di Van Gogh</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2022 08:25:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chissà perché la difesa del pianeta secondo alcuni dovrebbe passare per il vandalismo e non per le tradizionali prassi di rivendicazione a cui ci avevano abituati i pionieri della salvaguardia ambientale. Mi riferisco alle recenti azioni guastatrici compiute a Palazzo Bonaparte in Roma e al Museo Barberini di Potsdam a danno di due importanti dipinti del secondo Ottocento (V. Van Gogh, C. Monet). Queste azioni balzano agli occhi come veri&#8230;</p>
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<p>Chissà perché la difesa del pianeta secondo alcuni dovrebbe passare per il vandalismo e non per le tradizionali prassi di rivendicazione a cui ci avevano abituati i pionieri della salvaguardia ambientale.</p>



<p>Mi riferisco alle recenti azioni guastatrici compiute a <strong>Palazzo Bonaparte</strong> in Roma e al<strong> Museo Barberini</strong> di Potsdam a danno di due importanti dipinti del secondo Ottocento (V. Van Gogh, C. Monet). Queste azioni balzano agli occhi come veri e propri pugni nello stomaco.<br>Ancorché simulate (i due quadri erano sotto vetro), e dunque lasciando agli inquirenti il beneficio del dubbio, c&#8217;è comunque in quelle due azioni qualcosa che puzza di anticonformismo altoborghese; qualcosa che dal punto di vista sociologico rischia di nuocere al futuro del pianeta.</p>



<p>Mi spiego meglio. Non mi stupirei se tra vent&#8217;anni i protagonisti di tali imprese diventassero esponenti politici di spicco o fiammeggianti esponenti della cultura.<br>D&#8217;altronde ci siamo passati tutti, o quasi: urlare a pugno chiuso o con il braccio teso a vent&#8217;anni per ritrovarsi con la spillina del club service di turno a cinquanta.</p>



<p>È la dura legge della <em>middle class</em>, sempre troppo distante dal mondo operaio, proletario, sottoproletario che sia, sempre ammiccante alle élite e alle aristocrazie urbane. Voi direte: ma che ci azzecca questo sproloquio con la nobile arte della protesta plateale?<br>Ci azzecca eccome.</p>



<p>Io, ad esempio, ricordo che le proteste ambientaliste degli anni ottanta si facevano con le marce, facendo scudo alla fauna selvatica col proprio corpo, con la pratica della non violenza, della resistenza passiva; in ultima istanza con le denunce alle procure della Repubblica chiedendo, spesso ottenendo, di essere riconosciuti Parte civile nei processi contro le ecomafie, contro gli economostri.</p>



<p>In tal modo, è vero che si perdeva miseramente la più parte delle volte, ma è altrettanto vero che ogni tanto si vinceva, ottenendo giustizia al punto che quelle sparute vittorie assurgevano a casi esemplari che muovevano a conseguenti passi legislativi.</p>



<p>Era anche possibile implicare l&#8217;arte nelle <strong>azioni di protesta.</strong> Come quella volta in cui un gruppo di intellettuali, musicisti e artisti denunciarono la preannunciata morte di un lago con un&#8217;azione artistica collettiva operata per sottrazioni: una metodica Cubista e Dada che mai avrebbe implicato l&#8217;idea di andare a imbrattare ulteriormente l&#8217;ecosistema con sostanze di qualsiasi tipo, anche fosse succo di mirtillo rosso o, come in uno dei due casi recenti, con purea di patate.</p>



<p>Voi direte: ma che c&#8217;entra? Vuoi mettere lo scalpore che provoca un&#8217;azione guastatrice su opere d&#8217;arte di valore universale con un anonimo bacino lacustre? E qui sta il danno, mio guastatore anticonformista altoborghese.</p>



<p>Quel lago, quella collina, quel sito archeologico difeso strenuamente, sul campo prima e nelle aule di tribunale dopo, sta al tuo sfregio &#8220;simbolico&#8221; contro un <strong>Van Gogh</strong> o un <strong>Monet</strong> come i questurini di Pier Paolo Pasolini stavano agli studenti manifestanti sulle piazze del &#8217;68.</p>



<p>Vedi, <strong>giovane rivoluzionario ambientalista </strong>del 2022:<br>se ti fossi spogliato nudo davanti a quei dipinti;<br>se avessi fatto l&#8217;amore davanti a quei dipinti;<br>se ti fossi messo in digiuno per giorni e giorni davanti a quei dipinti;<br>se avessi baciato sulla bocca il sorvegliante museale davanti a quei dipinti;<br>se avessi posto il tuo corpo nudo accanto a quei dipinti, lasciando che il visitatore potesse infliggerti piacere o dolore con strumenti di delizia o tortura (alla Marina Abramovich, per intenderci), allora e solo allora il tuo gesto avrebbe mosso gli animi e cagionato qualche reazione politica collettiva.<br>Invece, attentando al valore universale dell&#8217;arte, probabilmente hai sortito l&#8217;effetto contrario: la temperatura planetaria continuerà a salire e il ventre molle delle multinazionali energetiche, che tutti ci tiene per i gingilli, si laverà la coscienza con una sponsorizzazione museale per meglio tutelare il patrimonio e forse un giorno, durante una possibilissima terza guerra mondiale, si andrà a prendere quei quadri con la forza per soddisfare la sua brama di collezionismo privato.</p>



<p>So che non sono solo. È di questi giorni la notizia che novantadue direttori di musei di tutto il mondo la pensano come me, la quale cosa mi fa ben sperare.<br>Voi, giovani e focosi imbrattatele, no.</p>
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		<title>Energia: l’Europa (e soprattutto l’Italia) deve compiere una scelta audace e decisa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 17:28:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mancano pochi giorni alla fine di gennaio, data cruciale per la Commissione&#160;europea&#160;che dovrebbe, salvo ulteriori rinvii, pubblicare il testo definitivo della tassonomia verde. A seguire, l’iter legislativo prevede all’incirca sei mesi di consultazioni della classificazione delle fonti energetiche etichettate come green e, di fatto, il provvedimento non entrerà in vigore prima dell’estate. La situazione è davvero caotica, da mesi infatti molti stati dell’Unione procrastinano queste scelte fondamentali fornendo dossier poco&#8230;</p>
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<p>Mancano pochi giorni alla fine di gennaio, data cruciale per la Commissione&nbsp;europea&nbsp;che dovrebbe, salvo ulteriori rinvii, pubblicare il testo definitivo della tassonomia verde. A seguire, l’iter legislativo prevede all’incirca sei mesi di consultazioni della classificazione delle fonti energetiche etichettate come green e, di fatto, il provvedimento non entrerà in vigore prima dell’estate.</p>



<p>La situazione è davvero caotica, da mesi infatti molti stati dell’Unione procrastinano queste scelte fondamentali fornendo dossier poco chiari, cambiando in corsa parametri e criteri scientifici, rimandando la data di scadenza.</p>



<p>La&nbsp;tassonomia&nbsp;dell&#8217;Unione Europea è un documento essenziale che&nbsp;farà da guida per gli investimenti privati nel settore energetico – investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi del Green Deal 2030 e la neutralità climatica nel 2050. Il grande punto interrogativo, ancora irrisolto, è l’inclusione o meno di gas naturale e nucleare nella tassonomia verde.</p>



<p>A Bruxelles si è già giunti alla conclusione che entrambi vadano considerati come fonti energetiche in grado di facilitare la transizione ecologica. Il nodo da sciogliere sono i criteri indicati dalla Commissione per ottenere l’etichetta di “sostenibile” – i parametri assegnati sono troppo rigidi e vincolanti, tant’è che anche alcuni progetti ora in fase conclusiva rischierebbero di non rispettare i nuovi livelli prefissati dall’Unione.</p>



<p>Tralasciando gli aspetti più tecnici, in Europa si è riacceso il dibattito sul nucleare, alimentato anche dalla crisi energetica in corso. La principale diatriba è proprio quella tra Francia, lo Stato europeo che più trae benefici dalla tecnologia nucleare, e Germania, che assieme ad Austria e Spagna è contraria all’inserimento dell’atomo nella tassonomia green. Il fronte anti-nucleare è fermo sull’idea che la tecnologia sia dannosa, pericolosa. Dall’altro lato, vi sono paesi che difendono il mix energetico per la transizione e anzi, si impegnano a modernizzare i reattori esistenti e costruirne di ultima generazione per fronteggiare il fabbisogno energetico crescente.</p>



<p>E l’Italia? Da ormai qualche mese l’aumento del costo del gas ed energia elettrica ha spinto numerose personalità, politiche e non solo, ad evocare un ritorno del nucleare in Italia, promosso in primis anche dal Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani che, in più occasioni, ha ribadito come il nucleare di quarta generazione possa portare benefici non solo energetici ma anche economici.</p>



<p>Eppure, in Italia vige un monopolio dell’opinione pubblica riguardo i mezzi con cui realizzare la svolta green. C’è molta ipocrisia nel pensare che pannelli solari e pale eoliche possano garantire il fabbisogno energetico di cui abbiamo bisogno. Necessiteremo sempre più di energia e per restare in linea con i target europei saranno necessari dei radicali cambiamenti. Di fatto, dati alla mano, le due fonti che garantiranno un abbassamento drastico di emissioni CO2 e inquinamento sono proprio gas naturale e nucleare, quest’ultimo ormai divenuto un tabù nel nostro paese.</p>



<p>Nell’immediato, a causa della crisi pandemica e della crescente domanda globale di energia, l’aumento dei prezzi europei del gas è un problema che deve essere risolto ma Nord Stream 2, opera terminata, resta ancora inattiva. I due gasdotti, se funzionanti, raddoppierebbero l’importazione di gas naturale in Europa. È vero, vi sono controindicazioni politiche, specialmente nelle ultime ore con la tensione in Ucraina che aumenta, ma aprire un dialogo costruttivo con Putin sarebbe negli interessi europei. Volente o nolente, non possiamo fare a meno dal gas russo. Tutte le altre alternative sono inverosimili.</p>



<p>Guardando invece a prospettive a lungo termine, il nucleare è il futuro dell’energia. Cina e India già hanno iniziato questo percorso – attualmente vi sono 55 reattori in costruzione e 109 pianificati, la maggior parte di essi si trova in questi due paesi.</p>



<p>In Italia non abbiamo centrali, ma sfruttiamo il nucleare. Consumiamo e non produciamo. In un’ottica di strategia energetica, la diversificazione è la prima regola. È fondamentale che il nostro paese si applichi a favorire un mix energetico, aprendo anche ad investimenti sul nucleare di ultima generazione. Non partecipare a questa sfida tecnologica ed energetica significa perdere indipendenza e autonomia. Questo vale per l’Italia ma anche, naturalmente, per la nostra Unione.</p>



<p>Non avremo mai un’Europa padrona del proprio destino, autonoma nelle scelte produttive e strategiche, se prima non possiede il carburante necessario per accendere il suo motore.</p>



<p>In una causa comune come quella della lotta al cambiamento climatico è fondamentale avere una visione a lungo termine, non miope, ed essere protagonisti nell’innovazione tecnologica.</p>
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		<title>Aut-aut: il multilateralismo è l’unica soluzione possibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Nov 2021 11:55:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il vertice del G20 a Roma si è appena concluso. Il 1 Novembre è iniziata la prima giornata di conferenza delle Nazioni Unite sul tema del cambiamento climatico – la COP26 di Glasgow – dove fino alla metà del mese premier, ministri ma anche negoziatori e imprese cercheranno di definire obiettivi concreti e ambizioni per poter accelerare la ripresa green e la crescita sostenibile. Quello di queste ore è un&#8230;</p>
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<p>Il vertice del G20 a Roma si è appena concluso. Il 1 Novembre è iniziata la prima giornata di conferenza delle Nazioni Unite sul tema del cambiamento climatico – la COP26 di Glasgow – dove fino alla metà del mese premier, ministri ma anche negoziatori e imprese cercheranno di definire obiettivi concreti e ambizioni per poter accelerare la ripresa green e la crescita sostenibile.</p>



<p>Quello di queste ore è un momento decisivo per la politica mondiale e, fortunatamente, nel tirare le somme del G20 appena terminato, otteniamo un bilancio più che positivo.</p>



<p>Mario Draghi, con la semplicità e la pacatezza che lo contraddistinguono, ha saputo mettere in secondo piano ostilità, critiche ricevute e divisioni, muovendosi a suo agio tra i leader mondiali. Pare che questa volta vi sia stata realmente una effettiva convergenza, una interiorizzazione da parte di tutti i protagonisti del vertice riguardo il senso d’urgenza della tematica sul clima. Possiamo concordare con il premier Draghi che sì, “è stato un summit di successo”.</p>



<p>Di successo perché, al di là degli obiettivi prefissati e delle tematiche discusse, è emerso nuovamente un principio che da tempo era stato trascurato, fortunatamente non dimenticato. Sono stati anni difficili, lo ricorda Draghi nel discorso d’apertura del G20: il protezionismo, l’unilateralismo, il nazionalismo, con l’aggiunta della pandemia, hanno creato spaccature e divisioni tra i paesi del globo.</p>



<p>Eppure ora i grandi della terra si sono riuniti e si riuniranno ancora per concordare come raggiungere obiettivi comuni. È emerso nuovamente, da protagonista, come metodologia di lavoro nel dialogo internazionale, il multilateralismo, “l’unica soluzione possibile” secondo Draghi.</p>



<p>Multilateralismo significa dialogo. Significa superare gli interessi nazionali e le differenze strutturali tra i Paesi. Significa rafforzare i rapporti già instaurati tra le diverse nazioni e, possibilmente, crearne anche di nuovi. Significa accettare che vi sono delle sfide che vanno oltre il confine nazionale, &#8220;dalla pandemia, al cambiamento climatico, a una tassazione giusta ed equa: fare tutto questo da soli, semplicemente, non è&nbsp;un&#8217;opzione possibile” ribadisce il nostro Presidente del Consiglio.</p>



<p>Vi sono problemi che hanno una rilevanza universale, che riguardano l’umanità, a prescindere da quanto una economia sia solida o un esercito invincibile. Le organizzazioni internazionali sono colonne portanti del sistema multilaterale, sistemi in cui gli stati sono riconosciuti tutti come aventi diritto di sedere allo stesso tavolo, piccoli o grandi che siano.</p>



<p>Sicuramente la collaborazione con i paesi in via di sviluppo, in questa fase storica, è fondamentale per dare impulso alla crescita globale, ridurre le diseguaglianze che la pandemia ha inasprito, promuovere la sostenibilità e camminare verso un 2050 più concreto e meno utopico.</p>



<p>Queste sfide collettive stanno forse dando luce ad un nuovo modello economico? Sicuramente vi è stato uno sforzo congiunto di comprendere e interpretare la realtà, fatto non scontato che denota che una effettiva convergenza nel comprendere le ragioni del vertice di Roma c’è stata. I summit globali nascono proprio come possibilità di avere sotto mano l’intero disegno e di comprendere appieno l’intero quadro della politica mondiale.</p>



<p>I numerosi colloqui avvenuti tra i diversi leader sono di buon auspicio per futuri accordi multilaterali solidi. La tensione palpabile negli ultimi mesi tra Biden e Macron dopo il contratto Aukus o tra Draghi e Erdogan sembra essersi sciolta e aver lasciato spazio ad una politica più incentrata sul trovare tematiche comuni piuttosto che conflittuali.</p>



<p>L’assenza di Putin e di Xi Jinping pare non aver ridotto l’efficacia del vertice di Roma e Draghi, abile nel non entrare in futili polemiche, ha saputo mantenere il focus ben inquadrato sulle ambiziose speranze: “abbiamo riempito di sostanza le parole” ha ribadito nel suo discorso conclusivo.</p>



<p>Azioni che abbiano sostanza possono essere raggiunte davvero soltanto tramite una cooperazione solida, una sinergia dell’intero sistema globale.</p>



<p>Ciò di cui abbiamo bisogno è un sistema fondato su regole e diritti comuni che tuteli i&nbsp;beni pubblici globali, che promuova la&nbsp;loro condivisione e che produca benefici per i cittadini, italiani, europei o di qualunque parte del mondo appartengano.</p>



<p>È nell’interesse di tutti. L’aut-aut che la crisi pandemica e l’emergenza climatica globale hanno imposto sembra sia stato finalmente realizzato: il multilateralismo è il modus operandi migliore per affrontare le sfide future.&nbsp;</p>
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		<title>Ivan Faiella: al G20 si affidano le politiche e al Cop26 gli obiettivi. La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Raco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Nov 2021 10:45:04 +0000</pubDate>
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<p><strong>Ivan Faiella, coordinatore della task force per la finanza sostenibile per il G20 della Banca d’Italia. Si è appena concluso il G20 e sta per partire, sotto la guida britannica il Cop26, ossia il ventiseiesimo vertice dedicato all’emergenza climatica. In che momento siamo della lotta i cambiamenti climatici?</strong><br>La discussione del G20 sull’emergenza climatica è in realtà una novità di quest’anno voluta dall’Italia, non perché non fosse stata tentata negli anni precedenti, ma perché il G20 è una realtà cui partecipano anche Paesi che fanno una importante quota di Pil esportando fonti fossili, che sono responsabili di circa i tre quarti delle emissioni di Co2 e di altri gas serra. È evidente che questi stati non abbiano mai amato che all’interno dell’agenda dei G20 si affrontassero questi temi. Quest’anno la presidenza italiana, basandosi sulle tre parole d’ordine People, Planet e Prosperity è stata assai tenace, e ha introdotto con un certo successo la questione climatica.</p>



<p><strong>Lei ha fatto parte della task force per la finanza sostenibile. Come si sono svolti i lavori?</strong><br>La nostra track, quella dei ministri finanziari, ha fatto un buon lavoro e ha anche beneficiato del cambiamento al vertice dell’amministrazione americana. Noi ad esempio abbiamo ricostituito un gruppo che era stato politicamente ucciso dalle precedenti presidenze, che si chiama “Sustainable finance work in group”, che si occupa di finanza sostenibile. Abbiamo chiesto a Cina e Usa, che sono i due maggiori emettitore di gas serra del mondo, di gestirlo. La cosa ha avuto ovviamente anche una valenza politica perché loro sono in grado, ciascuno nella propria sfera, di far avanzare l’agenda. Questo credo sia stato un grande successo che si è anche portato dietro una serie di conseguenze tra cui il riferimento al carbon pricing, ossia quel concetto per cui si vuol dare un prezzo alle emissioni.</p>



<p><strong>Un lavoro consegnato al Cop26?</strong><br>Sono progressi che possono aiutare il Cop26, come in una divisione di compiti per cui al G20 si affidano le politiche e al Cop26 gli obiettivi. Ricordiamo che il Cop26 riunisce tutti i paesi del mondo, tutte le parti che hanno siglato l’accordo quadro delle Nazioni Unite nel lontano 1992. Al Cop26 spetta dunque individuare i target, ad esempio quello di mantenere l’aumento della temperatura entro i due gradi, mentre al G20 compete capire come, quando e quanto efficacemente conseguirlo con politiche fiscali, energetiche o tecnologiche.</p>



<p><strong>E’ ottimista?</strong><br>Al netto di tutto si, sono ottimista, perché c’è una volontà di far vedere anche alle proprie popolazioni un certo impegno ambientalista. Nei giorni scorsi l’Arabia Saudita, ad esempio, ha dichiarata di voler raggiungere una carbon neutrality entro il 2060.</p>



<p><strong>Né la Cina né la Russia hanno partecipato però al G20.</strong><br>Sono stati i loro rispettivi leader a non partecipare, ma posso assicurare che almeno la Cina, con cui abbiamo direttamente lavorato, ha interagito molto bene con noi e in modo molto motivato. Ragion per cui sarei veramente stupito che la negoziazione cinese all’interno della Cop26 non fosse più che seria. L’assenza dei leader, quindi, che forse costituisce comunque un segnale politico, non deve troppo preoccupare.</p>



<p><strong>Non tutti i paesi sono uguali però, né per volume di emissioni né per responsabilità trascorse. Come si condivide la responsabilità dell’ambiente tra realtà così diverse?</strong><br>Immaginiamo di emettere ogni anno dei gas serra. Le emissioni di gas serra hanno questa caratteristica, che si fermano in atmosfera. È come se noi avessimo un secchio. Le emissioni sono il rubinetto che noi apriamo determinando quanta acqua entra in quel secchio in un certo anno. Il secchio ha un piccolissimo buco, costituito dagli assorbimenti naturali di Co2, per cui entra molta più acqua di quella che esce. Il livello del secchio, ossia la concentrazione di Co2 in atmosfera, è quello che determina l’aumento delle temperature.</p>



<p><strong>Il secchio però è stato riempito, nel passato, dall’industrializzazione dei paesi avanzati, fondamentalmente i paesi europei, gli USA e il Giappone.</strong><br>Infatti, negli accordi delle Nazioni Unite c’è un concetto che si chiama “Common but differentiated responsability”. È una questione che dobbiamo affrontare insieme, cioè, ma sia ben chiaro che ci sono delle differenze, perché alcuni e non altri hanno già riempito il secchio per una buona quota. Nell’accordo di Parigi si è stabilito che entro il 2020 ci sarebbe dovuto essere un trasferimento di almeno 100 miliardi di dollari annui dai paesi più avanzati a quelli meno avanzati. Il problema è che quando è stato stabilito quel principio si è stati molto vaghi nello stabilire che cosa si dovesse intendere per climate finance. Sono soldi pubblici? Grants senza tassi d’interesse? Sono prestiti? Sono finanziamenti privati? Questa sarà la questione dirimente, perché è molto più efficiente dal punto di vista economico costruire domani una centrale in Cina piuttosto che fermarne una a gas in Europa e sostituirla con una di rinnovabili. Ovviamente c’è un problema anche politico: chi vuol finanziare i propri possibili futuri competitor?</p>



<p><strong>È possibile immaginare una dipendenza esclusiva da energie rinnovabili?</strong><br>Secondo me no. Almeno non nel breve e medio periodo per la concomitanza di due fattori. Il primo è che vogliamo elettrificare il più possibile gli usi di energia. Nel trasporto, ad esempio, o nella trasformazione del riscaldamento da riscaldamento a gas in riscaldamento con pompe di calore. Questo significa che dobbiamo avere una domanda di energia elettrica che cresce sempre di più. Questo a sua volta implica che non soltanto dobbiamo aumentare le rinnovabili ma che abbiamo bisogno di mantenere anche una quota di combustibili. Adesso in Italia le rinnovabili fanno circa il 40% del totale, ma se escludiamo l’idroelettrico, la quota è ancora più piccola, e nel mondo le rinnovabili faticano ad arrivare al 10%. Il problema è il meccanismo di funzionamento del sistema elettrico perché il grosso del funzionamento di queste rinnovabili, è a energia variabile. Di notte non c’è il solare, per intenderci. Ci sarà così sempre bisogno di una quantità di energia comunque disponibile, per poter accendere la lampadina anche di notte.</p>



<p><strong>Poi ci sono alcuni settori, come il petrolchimico, che è molto difficile pensare di decarbonizzare. Non attualmente, almeno.</strong><br>Questo non significa che non dobbiamo tentare di avere la più ampia penetrazione possibile di rinnovabili. Il nostro Paese storicamente dipende da Russia, Algeria e Libia per il petrolio e per il gas. Le energie rinnovabili ci affrancano quindi dalla dipendenza dagli stati esteri, cosa che fa bene alla nostra economia ma sulla quale occorre essere realisti e comprendere quali sono i limiti tecnologici che ci troviamo davanti. Soprattutto non dobbiamo vendere la transizione ecologica come qualcosa in cui ci guadagnano tutti.</p>



<p><strong>Perché?</strong><br>La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità politica. Inutile raccontare bugie agli elettori. Occorre chiarire che questa cosa, che avrà benefici, sarà costosa e imporrà quindi di compensare quella porzione di popolazione più vulnerabile e meno capace di adattarsi. Lo vedremo con l’aumento delle bollette: ci sono delle famiglie in situazione di povertà energetica, in cui questi aumenti producono una trasformazione di budget familiare. Io avrei destinato, ad esempio, un po’ meno risorse di quelle scattate a compensare questi aumenti, ma in modo più specifico a sostegno di queste famiglie in modo da aiutarle ad affrontare le difficoltà della transizione.</p>



<p><strong>Possiamo già imputare alla transizione i recenti aumenti in bolletta?</strong><br>Il costo finale della corrente elettrica per gli utenti domestici ormai è appesantito per circa un quarto dai costi del passato di incentivazione delle rinnovabili. Di quell’aumento non ci eravamo tanto accorti perché la bolletta è fatta di tante cose. Si consideri che la variazione di costo della materia prima incide per il trenta per cento sul totale e il resto sono tasse e costi di sistema. Nell’aumento recente, secondo la comunicazione della Commissione Europea, circa un quarto sembra legato al sistema di scambio delle emissioni: ognuno ha un proprio tetto di emissioni, chi emette oltre quel tetto deve comprare dei permessi per emettere di più mentre chi emette di meno può vendere quei permessi. Questo, poiché la Commissione ha ritirato quei permessi in coerenza con i più ambiziosi target di riduzione delle emissioni, ha indotto un grande aumento dei prezzi.</p>



<p><strong>E il gas?</strong><br>Il punto è che lo shock viene dal prezzo del gas ed è legato in un certo senso alla transizione: se io chiedo alla Cina di limitare l’uso del carbone, la Cina sostituisce il carbone con il gas contribuendo ad innalzare enormemente la domanda con conseguente rincaro del suo prezzo. Quindi, per paradosso, rischiamo di spegnere qualche centrale a gas per accendere qualche centrale a carbone.</p>



<p><strong>Notizie non buone.</strong><br>In realtà questo aumento dei prezzi dovrebbe perfino essere una buona notizia perché ci sono due modi per realizzare la transizione. Il primo è aumentare il prezzo delle emissioni, così aumentando il prezzo dell’energia. Il secondo è che, se aumenta il prezzo dell’energia si tende a conservarla di più così aumentando l’efficienza energetica. Decarbonizzazione ed efficienza energetica sono i due cardini della transizione. Se appena aumenta il prezzo, però, noi lo ammazziamo, abbiamo un atteggiamento un po’ isterico. C’è la forte aspettativa che questa sia una cosa congiunturale e non strutturale. Secondo me una componente strutturale, come ho detto, c’è.</p>



<p><strong>Pare che si stia riprendendo a dibattere sul nucleare. È una strada percorribile?</strong><br>Parliamo prima dell’Italia, dove c’è un atteggiamento abbastanza isterico sul nucleare. Se la domanda è se ha senso costruire centrali nucleari la risposta è no, perché ci vorrebbero quindici anni per costruirle e perché i costi sono elevatissimi. Ha senso fare quello che sta facendo la Germania, ossia chiudere le centrali nucleari e tenere il carbone fino al 2039? È la corazzata Potemkin delle politiche climatiche, non ha alcun senso, perché si prolunga la vita di centrali con alta emissione di Co2 e si chiudono centrali che emettono zero Co2. Inutile, tanto le scorie prodotte le dovrai comunque gestire. Il nucleare è una fonte non inquinante a breve termine che ha il grande problema del trattamento delle scorie a lungo termine.</p>



<p><strong>Andando oltre l’Italia?</strong><br>Se si fa un discorso più generale, la Commissione ha proposto una tassonomia degli investimenti sostenibili per cercare di individuare le tecnologie migliori. Su nucleare e gas non si era pronunciata mentre ora, stando alle dichiarazioni della Von der Leyen, sembra ci sia stato un brusco ripensamento, molto intelligente a mio modo di vedere, nel senso che per fronteggiare l’emergenza climatica dobbiamo avere tutto il portafoglio di tecnologie disponibili per decarbonizzare. In questo caso direi che l’ottimo è nemico del bene anche nelle politiche climatiche, perché se si vuole agire davvero occorre farlo con politiche realistiche. Vedo chiaramente un ruolo del gas a venti-trent’anni e un ruolo anche del nucleare.</p>



<p><strong>Gli eventi estremi cui abbiamo assistito nelle ultime settimane dipendono dal cambiamento climatico?</strong><br>Le immagini che vediamo fanno impressione ma dobbiamo comunque osservare il trend e non gli episodi. Il trend è chiaramente di cambiamento nei pattern delle precipitazioni, nel senso che hai lo stesso volume di precipitazioni ma ce l’hai concentrate in pochissimi spazi. Gli effetti non sono però legati soltanto al cambiamento climatico, ma anche a come hai gestito e amministrato il patrimonio. In questo il nostro Paese i problemi ce li ha a prescindere.</p>



<p><strong>Che fare?</strong><br>Manca forse un’idea generale perché è importante fare mitigazione, cioè ridurre le emissioni, ma dobbiamo anche adattarci. Dovremo sopportare gli effetti dei cambiamenti climatici in atto, quindi dobbiamo comunque prepararci. Per farlo potremmo cominciare magari a pensare di bloccare, meglio ancora ridurre, l’impermeabilizzazione del suolo, e adottare tutte le strategie che ci permettano di contenere l’impatto dei cambiamenti sul territorio. Si tratta di interventi che devono stare nelle priorità assolute dei governanti centrali e locali.</p>
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		<title>Germania: Verdi e Liberali dialogano, si intravede il “semaforo” verde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Oct 2021 08:42:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le elezioni tedesche hanno riportato numerosi curiosi risvolti sulla scena politica berlinese. I socialdemocratici hanno ricevuto il 25,7% dei voti, il blocco dell’Unione il 24,1%. Nessun partito vittorioso alle elezioni tedesche era mai sceso sotto il 31%. Il distacco tra i due partiti è scarso nonostante la combattuta campagna elettorale che vede una leader storica e indiscussa come Angela Merkel uscente. Chi sarà alla guida della più grande potenza economica&#8230;</p>
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<p>Le elezioni tedesche hanno riportato numerosi curiosi risvolti sulla scena politica berlinese. I socialdemocratici hanno ricevuto il 25,7% dei voti, il blocco dell’Unione il 24,1%. Nessun partito vittorioso alle elezioni tedesche era mai sceso sotto il 31%. Il distacco tra i due partiti è scarso nonostante la combattuta campagna elettorale che vede una leader storica e indiscussa come Angela Merkel uscente. Chi sarà alla guida della più grande potenza economica europea?</p>



<p>Al terzo posto sono i Grünen che hanno conquistato il 14,8%, un notevole risultato per il partito verde. Altra grandiosa somma di voti è stata quella ottenuta dalla Fdp, i liberali, ultimi ma con un 11,5%. Paradossalmente sono proprio questi ultimi due partiti ad essere i due vincitori delle elezioni tedesche. Essi rappresentano infatti il vero ago della bilancia.</p>



<p>La Fdp ha accettato l’invito dei Grünen: i colloqui sono stati avviati con notevole velocità e tanto di selfie di gruppo con Baerbock, Habeck, Lindner e Wissing come protagonisti.</p>



<p>Tradizionalmente, i Verdi propendono per i socialdemocratici e i Liberali per l&#8217;Unione.&nbsp; Eppure Scholz, il vincitore socialdemocratico, è fermamente convinto di poter raggiungere un accordo con i due partiti, ribadendo più volte la solidità alla base della coalizione sociale, ecologica e libera.</p>



<p>Spd e il blocco dell’Unione potrebbero nuovamente governare insieme, con una maggioranza solida, ma sembra esser già definito che non vogliano rinnovare l’alleanza. Anche la coalizione Giamaica (Unione, Fdp, Verdi), pur non essendo stata esclusa dai liberali, sembra passata in secondo piano &#8211; Verdi e Liberali potrebbero rischiare un danno d&#8217;immagine notevole avvicinandosi a Laschet, leader dell’Unione, ora considerato debole e sconfitto. A patto che dei punti in comune siano trovati, il governo semaforo (Spd, Fdp, Verdi) sembra esser la via prescelta.</p>



<p>Niels Diederich, politologo della Freie Universität Berlin, in una intervista rilasciata a Il Giornale, afferma che è nell&#8217;interesse di entrambi i partiti entrare nel governo federale: arriveranno a un compromesso. Tanto Lindner quanto Habeck puntano al ministero-chiave delle Finanze e al titolo di vicecancelliere ma, sempre secondo Diederich, la questione dei nomi è successiva all’intesa sui progetti centrali del governo.</p>



<p>I programmi dei Liberali e dei Verdi presentano delle convergenze, come, naturalmente, anche delle notevoli divergenze, soprattutto in materia fiscale ed economica. Gli approcci metodologici che i due partiti promuovono per incentivare l’economia sono quasi agli antipodi: i Verdi spingono per un massiccio intervento dello Stato e maggior flessibilità sul pareggio di bilancio mentre i Liberali si concentrano di più su market-based solutions o riduzione della burocrazia. Intervento dello Stato contro Stato minimo: due filoni di pensiero ben distanti ma dal divario non insormontabile.</p>



<p>Al di là di tematiche come diritti civili e libertà, in cui delle somiglianze sono facilmente rintracciabili, è proprio sul tema del clima che vi sono le divergenze più spinose. I Grünen favoriscono sussidi&nbsp;e&nbsp;divieti, la Fdp invece crede che sia il mercato ad andare naturalmente verso&nbsp;la transizione ecologica. Entrambe le parti sostengono prezzi più elevati per le emissioni di CO2 e il sistema di scambio di quote ETS esistente. L’utilizzo del guadagno ricavato da questi certificati per finanziare misure sociali e ammortizzare l&#8217;impatto della transizione verde è un punto in comune, seppur Fdp creda fermamente che il prezzo di tali certificati debba essere determinato dal mercato, e non dallo Stato come i Verdi auspicano.</p>



<p>Entrambi i partiti spingono per la modernizzazione e la digitalizzazione nella sfera dell’istruzione e non solo, anche in quella sanitaria per esempio. Eppure, sulla sanità, Fdp e Verdi presentano differenze notevoli per quanto riguarda l’assistenza sanitaria.</p>



<p>Nonostante ciò, sedersi ad un tavolo e parlare, con molta pazienza, è ciò che Fdp e Verdi hanno deciso di fare. Si sa, la politica è fatta di compromessi. La posta in gioco è davvero alta e i due partiti sembrano essere davvero disposti a trattare, progetto per progetto, pur di raggiungere un accordo. Piuttosto che vedere tali negoziati come una lotta di supremazia per il Bundestag è auspicabile riconoscere la volontà diplomatica di due partiti, dalle radici molto distaccate, nel trovare punti comuni e non soltanto criticità, per il bene del loro paese. Deutschland über alles.</p>
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		<title>Germania dopo Angela Merkel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Sep 2021 10:45:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’instabilità politica, si sa, è uno dei mali endemici dell’Italia: nei 75 anni di storia repubblicana abbiamo avuto 66 governi e 29 presidenti del Consiglio. La politica in Germania (che oggi andrà alle urne per il rinnovo del Bundestag) è diversa. I tedeschi, è risaputo, preferiscono la stabilità. Angela Merkel, in sella dal 2005, sta per uscire di scena; e ciascuno dei due principali candidati a succederle alla guida del&#8230;</p>
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<p>L’instabilità politica, si sa, è uno dei mali endemici dell’Italia: nei 75 anni di storia repubblicana abbiamo avuto 66 governi e 29 presidenti del Consiglio. La politica in Germania (che oggi andrà alle urne per il rinnovo del Bundestag) è diversa. I tedeschi, è risaputo, preferiscono la stabilità.</p>



<p>Angela Merkel, in sella dal 2005, sta per uscire di scena; e ciascuno dei due principali candidati a succederle alla guida del governo, sta cercando di convincere gli elettori che è la persona giusta per garantire stabilità e la prosecuzione delle politiche della Cancelliera.</p>



<p>Tuttavia, l’addio di Angela Merkel costringe gli elettori ad una scelta: il paese più forte dell’Unione europea continuerà ad essere guidato da un leader di centro-destra o si affiderà al secondo leader di centrosinistra dagli anni ’80? La scelta degli elettori avrà, ovviamente, un peso e determinerà le politiche della Germania (e, di conseguenza, dell’Europa) sulle tasse, riguardo alle reti di protezione sociale, sull’innovazione e sul cambiamento climatico.</p>



<p>I due candidati principali sono Olaf Scholz (63 anni) del Partito socialdemocratico e Armin Laschet (6o anni) della CDU di Angela Merkel. Il partito di Scholz è in testa nei sondaggi da settimane, ma negli ultimi giorni il vantaggio si è ridotto.</p>



<p>Entrambi i candidati stanno cercando di incentrare la competizione sulle loro doti di leadership più che su politiche specifiche. Nel corso della campagna elettorale Scholz ha usato la forma femminile del vocabolo tedesco cancelliere con lo slogan «Può fare la cancelliera», lasciando intendere che, sebbene sia un uomo, egli potrebbe guidare il paese proprio come Angela Merkel. Laschet, invece, questa settimana ha portato con se la Merkel in campagna elettorale, nonostante lei desiderasse evitarlo: un riconoscimento dei suoi problemi a stabilire una «connessione sentimentale» con gli elettori.</p>



<p>Per un pò, prima di scomparire, la candidata dei Verdi, Annalena Baerbock (40 anni) è stata in testa nei sondaggi. Invece, Alternative für Deutschland, il partito di estrema destra, anti-immigrati, che nel 2017 divenne il primo partito di estrema destra a conquistare dei seggi in Parlamento dai tempi della Seconda guerra mondiale, è probabile che finisca al quarto o al quinto posto.</p>



<p>In Germania non sono gli elettori a scegliere il capo del governo. Come accade in Italia, è un compito che spetta ai membri del Parlamento scelti dagli elettori. Secondo un sondaggio di Politico, la SPD di Scholz è in testa con il 25% dei voti, con la CDU di Laschet al 22%, i Verdi al 16% e il partito d’estrema destra all’11%. Ci sono anche i liberali di Christian Lindner che sembrano avere il vento in poppa e potrebbero essere l’ago della bilancia.</p>



<p>Più che i grandi temi politici (dall’immigrazione ai legami politici con la Cina e la Russia), il risultato influenzerà alcuni ambiti della politica interna.</p>



<p>Ad esempio, Scholz vuole aumentare le tasse ai ricchi e propone un aumento di tre punti dell’aliquota superiore (per portarla al 45%) e la reintroduzione di una patrimoniale. Ha inoltre invocato un salario minimo più alto, dagli attuali 12 euro all’ora ai 14 euro circa. Laschet si oppone ad ogni aumento delle tasse, sostenendo che sarebbe da matti aumentare le tasse mentre l’economia si sta riprendendo dalla pandemia.</p>



<p>Anche le pensioni sono un argomento importante in Germania, dove, come dalle nostre parti, la popolazione tende sempre più al grigio. Scholz ha giurato di non aumentare ulteriormente l’età pensionabile (che ora è a 66 anni e salirà a 67 entro il 2031; il che non è molto popolare tra i tedeschi). Laschet, invece, ha detto durante un recente dibattito che mantenere la soglia a 67 anni (anziché alzarla ancora) non è molto credibile, poiché avverrebbe «a spese dei giovani».</p>



<p>Il partito di Scholz, inoltre, promette di affrontare il cambiamento climatico introducendo un limite di velocità su tutto il territorio nazionale di 130 km orari e aumentando il numero dei veicoli elettrici. Laschet ha offerto pochi dettagli sul clima e ha invece enfatizzato la necessità di proteggere i posti di lavoro. Entrambi appoggiano l’eliminazione graduale del carbone entro il 2038 (troppo tardi, secondo gli esperti). Posto che entrambi i partiti hanno detto di voler governare in coalizione con i Verdi è probabile che, in ogni caso, il global warming sarà un punto rilevante per il prossimo governo.</p>



<p>Infine, il programma di Scholz ha molto in comune con quello del presidente americano Biden. Entrambi vogliono aumentare le tasse sui ricchi per pagare quello che descrivono come un investimento decisivo per il futuro del paese: le infrastrutture. Tra le altre cose, Scholz ha sollecitato la costruzione di circa 100.000 unità abitative sovvenzionate per affrontare la mancanza di alloggi a prezzi accessibili. Laschet, invece, preferisce un approccio di mercato: vuole utilizzare gli sgravi fiscali per costruire un milione e mezzo di nuove case nei prossimi quattro anni.</p>



<p>C’è un aspetto delle elezioni che, ovviamente, genera una certa confusione. Laschet è l’erede legittimo di Angela Merkel, tuttavia Scholz è un alto esponente del suo governo, vice cancelliere e ministro delle finanze. Quello attuale è un governo di coalizione tra i due principali partiti. Ma molti osservatori ritengono che solo uno dei due partiti farà parte della prossima coalizione di governo.</p>



<p>Questa situazione mette in rilievo il ruolo che la stabilità gioca in queste elezioni e la risposta perlopiù positiva della Germania alla pandemia è uno dei motivi principali. Se le elezioni si fossero tenute prima della pandemia, sostiene Christopher Schuetze, corrispondente da Berlino del New York Times, i due candidati probabilmente avrebbero cercato di distinguersi nettamente dalla Merkel, la cui popolarità stava scemando. Invece, «ora quello che conta per questi vecchietti è mostrare che sono come lei», chiosa Schuetze.</p>
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		<title>Discorso sullo Stato dell’Unione, Von Der Leyen: &#8220;Rendiamola più forte, insieme&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ottavia Munari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Sep 2021 13:21:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 15 settembre, a Strasburgo, la Presidente Von Der Leyen ha pronunciato il discorso sullo Stato dell’Unione dinanzi al Parlamento europeo. Ascoltando l’insieme di progetti e riforme in agenda si comprende che la linea Von Der Leyen è riassumibile nella frase di De Gasperiana memoria, “politica vuol dire realizzarsi”. Seppur non troppo dettagliate, le proposte di cui la Presidente ha discusso delineano un cambio di passo. Si auspica maggiore pragmatismo.&#8230;</p>
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<p>Il 15 settembre, a Strasburgo, la Presidente Von Der Leyen ha pronunciato il discorso sullo Stato dell’Unione dinanzi al Parlamento europeo. Ascoltando l’insieme di progetti e riforme in agenda si comprende che la linea Von Der Leyen è riassumibile nella frase di De Gasperiana memoria, “politica vuol dire realizzarsi”. </p>



<p>Seppur non troppo dettagliate, le proposte di cui la Presidente ha discusso delineano un cambio di passo. Si auspica maggiore pragmatismo. Forte centralità è stata data alla valorizzazione e al rafforzamento dell’anima della nostra Unione. Viene ritratta un’Europa forte, unita nelle avversità e nella ripresa, un’Europa dove valori come la libertà, la diversità e la responsabilità verso gli altri tornano al centro assieme alle grandi tematiche e alle sfide del nostro tempo.</p>



<p>Vi sono state inconsistenze e incomprensioni tra gli stati membri dell’Unione, la stessa Presidente lo ammette, pur affermando che “per quanto sia imperfetta, la nostra Unione è straordinaria nella sua unicità e unica nella sua straordinarietà”. Alcuni hanno letto tra le linee soltanto tanta retorica. Sicuramente quello della Von Der Leyen è un discorso volutamente privo di polemiche. Eppure, si è rivelato decisamente ricco di riflessioni. </p>



<p>La pandemia è stata un acceleratore formidabile in termini di sforzi congiunti e collaborazione tra gli Stati membri: di ciò l’integrazione europea ne ha sicuramente giovato. Il Covid-19 ha colto tutti allo sbaraglio ma, nonostante questo, la Commissione è stata in grado di raggiungere obiettivi essenziali nell’azione di contenimento del virus, ed ora, con l’autorità operativa HERA, s’appresta a “garantire che mai più nessun virus trasformi un’epidemia locale in una pandemia globale”.</p>



<p>Sulla politica fiscale, la Presidente presenta NextGenerationEU – primo esempio di debito comune – come un investimento a lungo termine. Sicuramente una discussione profonda riguardante il patto di stabilità emergerà nei prossimi mesi, i cui equilibri saranno fortemente influenzati dal voto per la leadership tedesca.</p>



<p>Nuovo e con una impronta decisa è l’intento di presentare una nuova legge europea sui semiconduttori, vitali nella produzione dei chip, settore del digitale oggi troppo dipendente dall’Asia. “Non si tratta solo di competitività. Si tratta anche di sovranità tecnologica”. La Commissione è convinta della qualità della ricerca e produzione europea.</p>



<p>Intrecciato con ricerca e sviluppo è il programma ALMA, proposto sulla falsariga dei programmi di scambi europei già esistenti, il quale consentirà ai giovani NEET di fare una esperienza professionale in un altro paese europeo. </p>



<p>In svariati passaggi del discorso viene richiamata l’attenzione al destino delle generazioni future; la pandemia ha causato un accumulo di “tempo perduto che non potremo più restituire ai nostri giovani” afferma infatti la Presidente, “questa deve essere la loro Conferenza”.</p>



<p>Altro tema toccato è stato il Green Deal. È netta la posizione della Von Der Leyen: l’Europa verserà ingenti finanziamenti per il clima ma essa non può agire da sola – la COP26 di Glasgow sarà il vero turning point sulle posizioni di tutta la comunità mondiale. L’annuncio da parte del Presidente cinese riguardante l’interruzione della costruzione di nuove centrali a carbone all’estero ha una notevole portata; pur non fermando le centrali interne del paese, la promessa di Xi Jinping denota un’attenzione a metodi di produzione energetici più rispettosi nei paesi in via di sviluppo dove la Cina opera.</p>



<p>Riguardo la geopolitica, la gestione del Medio Oriente è il principale scenario su cui l’Europa ha deciso di concentrarsi. Il ritiro degli Stati Uniti d’America dalla scena e le conseguenze della crisi afghana, ancora poco visibili, hanno sicuramente fatto emergere preoccupanti questioni all’interno della NATO.</p>



<p>La Presidente è stata ferma sul fatto che “non esistono problemi di sicurezza e di difesa per i quali la risposta sia una minore cooperazione”. L’Europa dovrà scegliere se restare dipendente, in modo esclusivo, dalla NATO o se vorrà seguire una linea più audace e diversa, quella di elaborare una strategia europea di difesa autonoma. </p>



<p>Romano Prodi, in un articolo pubblicato dal Messaggero, ha ipotizzato in tal senso una rivoluzione guidata dalla Francia – l’unico paese europeo a possedere il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’armamento nucleare, due strumenti necessari per permettere la costruzione di una difesa europea comune. Vedremo se i francesi coglieranno al volo questo consiglio o se preferiranno mantenere una linea nazionale.</p>



<p>Fortemente connesso all’instabilità del Medio Oriente, ma anche del continente africano, il tema dell’accoglienza di rifugiati e migranti rimane scottante. L’Unione è divisa tra chi difende la Convenzione di Dublino del 1990 e chi chiede nuove regole per la redistribuzione tra gli stati membri.</p>



<p>Gli argomenti trattati da Ursula Von Der Leyen sono stati innumerevoli. Il filo rosso che connette ogni tematica è sicuramente l’augurio della Commissione che l’Europa possa rafforzarsi ed essere unita di fronte alle sfide globali che l’attendono.</p>



<p>La Presidente ha ribadito più volte il bisogno non soltanto di mettere in campo ingenti strumenti economici e politici ma anche la necessità di coltivare uno spirito europeo. È quella stessa anima che spinse i padri fondatori a sedersi ad un tavolo e fondare l’Unione che la Von der Leyen auspica possa nuovamente riemergere. </p>



<p>È l’anima dell’Unione, allora nata tra le macerie di una guerra mondiale. Ritrovare quel sentimento è ciò che la Presidente ha invitato tutti gli stati membri a fare. Speriamo che l’appello venga accolto con determinazione.</p>
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		<title>Incendi: chissà, forse un domani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vittorio Ugo Vicari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Aug 2021 11:19:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È stato innescato l&#8217;ennesimo incendio nelle terre del sud Italia; gli anonimi criminali si sono lasciati dietro uno scenario devastante per persone e cose, con l&#8217;aggravante della prossimità ai centri abitati. Non ci illudiamo, al momento non c&#8217;è una cura; si tratta della nostra personale pandemia e tutti sappiamo che nessun vaccino ci verrà in soccorso. Se un paragone è possibile fare, immaginiamo che l&#8217;azione popolare contro la piromania estiva&#8230;</p>
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<p>È stato innescato l&#8217;ennesimo incendio nelle terre del sud Italia; gli anonimi criminali si sono lasciati dietro uno scenario devastante per persone e cose, con l&#8217;aggravante della prossimità ai centri abitati.</p>



<p>Non ci illudiamo, al momento non c&#8217;è una cura; si tratta della nostra personale pandemia e tutti sappiamo che nessun vaccino ci verrà in soccorso. Se un paragone è possibile fare, immaginiamo che l&#8217;azione popolare contro la piromania estiva abbia la stessa portata mediatica di un movimento no vax. </p>



<p>Pensa quante poltrone scricchiolerebbero, come subito ribollirebbe l&#8217;attività legislativa e investigativa e, chissà, come più facilmente verrebbe sgominato il &#8220;sistema&#8221; incendiario che porta ogni estate al desolante stato di fatto delle nostre terre!</p>



<p>Già, le nostre terre! Ovviamente quello che formulo è un teorema indimostrabile, almeno quanto quello formulato da Pasolini in un famoso articolo dato alle stampe sul Corriere della sera tanti, troppi anni fa. Imparagonabilmente minore, beninteso, ma pur sempre un teorema.</p>



<p>Da siciliano mi sono sempre chiesto cosa sia davvero la mafia, giungendo alla tua stessa conclusione, lettore: che quella verticistica ed eversiva lo sia solo in senso stretto. Ma la mafia non è certamente un fenomeno delinquenziale circoscritto, al contrario è diffusissima, ora più che ai tempi dei corleonesi, purché si sia disposti a guardare nelle piccole cose. </p>



<p>Oggi mafia è soprattutto l&#8217;insieme di comportamenti asociali e anti repubblicani (della res pubblica) che ognuno di noi compie volontariamente o meno giornalmente, per un proprio interesse manifesto o latente.</p>



<p>Nello specifico che qui trattiamo &#8211; non apro parentesi sulla specializzazione di molti padri di famiglia nel buttare i sacchi di spazzatura ai cigli delle strade, altro e non meno devastante fenomeno paesaggistico del sud Italia -, l&#8217;arco diffusamente egoistico o più specificamente criminale cui essa tende, va dall&#8217;automobilista che ancora oggi getta con disgustosa noncuranza la cicca di sigaretta fuori dal finestrino e arriva all&#8217;anonimo esecutore della più parte dei roghi che incendiano le regioni meridionali.</p>



<p>Perché tutto questo accade? Nel primo caso per ignoranza; non quella bonaria che porta all&#8217;autoassoluzione il medesimo buon padre di famiglia, il quale ancora fuma nell&#8217;abitacolo e che mai si pone il problema delle conseguenze del gesto. Non quell&#8217;ignoranza, sempre e comunque esecrabile, no. Parlo dell&#8217;ignoranza che si forma sui banchi di scuola e nelle famiglie, in totale dispregio di un&#8217;educazione civica la quale latita, come ha sempre latitato, nei programmi scolastici ministeriali.</p>



<p>Il secondo caso è più complesso e altrettanto irrisolvibile, perché richiederebbe una volontà di governo del paesaggio fatta di febbrili attività legislative, investigative e giudiziarie a tutti i livelli di reato: dall&#8217;allevatore che brucia i campi per costringere i proprietari a vendere le terre o affittare i pascoli solo a lui e a prezzi ribassati; passando per l&#8217;operaio forestale stagionale che brucia i boschi al fine di assicurarsi la prossima chiamata alla salvaguardia (Sic) o alla riforestazione dei boschi stessi; alle più complesse politiche di gestione dei sistemi di tutela e salvaguardia del patrimonio (vedi la ricorrente polemica sulla gestione dei Canadair); su su a salire fino a chissà dove.</p>



<p>Voci che sono sempre circolate, a ogni estate, tra i cittadini indignati, ma che restano e resteranno tali fino alla validazione o smentita da parte dei settori investigativi e giudiziari. Il teorema non esclude la piromania quale patologia psichiatrica del singolo, intendiamoci; solo esso la rende residuale, puntando il dito sui comportamenti criminosi o collettivi che sono invece la stragrande maggioranza.</p>



<p>Ovviamente, come Pasolini, noi tutti sappiamo ma non abbiamo le prove. Come potrebbe essere diversamente? Né io né tu, caro lettore, siamo deputati a indagare. Nel teorema sarà possibile inserire, infine, una chiosa a mo&#8217; di speranza. Esso implica infatti la gratitudine per quell&#8217;amministrazione dichiaratamente, inequivocabilmente antimafia, sul cui territorio i piromani vengono subito individuati e arrestati; purtroppo, tocca dirlo, solo dopo che l&#8217;incendio ha fatto il danno che doveva fare. Con essa il sospetto che l&#8217;efficacia della cura sia legata a doppio filo coi vertici delle politiche amministrative locali.</p>



<p>Nel narrare agli allievi il paesaggio, la capacità che l&#8217;uomo ha di renderlo un luogo numinoso, dalla preistoria alla Land Art, non avevo riflettuto abbastanza sulla fase destruente di quest&#8217;avventura. Contemplavo le guerre, i cataclismi, le epidemie e i conseguenti abbandoni, ma mi sfuggiva un fatto cogente e attualissimo che però non ha niente di nuovo: nel meridione d&#8217;Italia molti uomini e donne non amano, se non a parole, la terra e il paesaggio in cui vivono.</p>



<p>Dirò di più, credo che essi considerino la desolazione che fa seguito a un vasto incendio, la scia maleodorante di rifiuti che imbratta i cigli delle strade, l&#8217;abusivismo edilizio, l&#8217;inquinamento marino e tanto altro ancora, un fattore endemico al pari delle belle pandemie di una volta, non come ora che ci sono gli esecrati vaccini; come allora, quando si moriva a decine di milioni in pochi anni e si potevano levare al cielo solo le preghiere, invocando gli dei.</p>



<p>Qualcosa con cui convivere come un male necessario, una sorta di estetica immunità di gregge, fatta di &#8220;badde&#8221; e &#8220;culonne d&#8217;aria&#8221; (Martoglio docet) ormai da tempo assimilata e irrisolvibile nel meridione d&#8217;Italia. Non importa quanta desolazione essa lasci dietro di sé. Si fa sempre in tempo a sostenere l&#8217;amenità dei luoghi e la bellezza del mare dalle pagine patinate degli spot pubblicitari promossi dalle regioni. Come la mafia, appunto.</p>



<p>Ne consegue uno sdegno temporaneo, di facciata e salottiero, anticamente discusso al circolo di conversione o al bar con gli amici e oggi traslato nelle stanze anestetizzanti dei social. Se almeno ne derivasse un vasto movimento che solo per analogia assomigli al no vax ma meno millenarista, un moto di sdegno umanistico e razionale in difesa dei campi e dei boschi, chissà, forse un domani …!</p>
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		<title>Lettera ai cittadini europei firmata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, insieme ad altri Capi di Stato, in occasione della “Giornata dell’Europa”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 May 2021 08:49:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«In occasione della Giornata dell’Europa vorremmo estendere i nostri più sentiti auguri a tutti i cittadini europei. Questa Giornata dell’Europa è speciale. Per il secondo anno di fila, è celebrata in circostanze complesse a causa della pandemia di Covid-19. Siamo vicini a tutti coloro che ne hanno sofferto. La Giornata dell’Europa di quest’anno è speciale anche perché segna l’avvio della Conferenza sul Futuro dell’Europa. Facciamo appello a tutti i cittadini&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/05/09/lettera-ai-cittadini-europei-firmata-dal-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-insieme-ad-altri-capi-di-stato-in-occasione-della-giornata-europea/">Lettera ai cittadini europei firmata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, insieme ad altri Capi di Stato, in occasione della “Giornata dell’Europa”</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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<p>«In occasione della Giornata dell’Europa vorremmo estendere i nostri più sentiti auguri a tutti i cittadini europei. Questa Giornata dell’Europa è speciale. Per il secondo anno di fila, è celebrata in circostanze complesse a causa della pandemia di Covid-19. Siamo vicini a tutti coloro che ne hanno sofferto. </p>



<p>La Giornata dell’Europa di quest’anno è speciale anche perché segna l’avvio della Conferenza sul Futuro dell’Europa. Facciamo appello a tutti i cittadini dell’UE affinché colgano questa occasione unica per plasmare il nostro comune futuro.</p>



<p>Questo dialogo sul futuro dell’Europa si svolge in circostanze molto differenti da quelle degli anni passati. Potrebbe sembrare che nella situazione attuale non ci sia tempo sufficiente per una discussione approfondita sul futuro dell’Europa. </p>



<p>Al contrario, la pandemia di Covid-19 ci ha ricordato ciò che è veramente importante nelle nostre vite: la nostra salute, il nostro rapporto con la natura, le nostre relazioni con gli altri esseri umani, la reciproca solidarietà e la collaborazione. Essa ha sollevato degli interrogativi sul modo in cui viviamo le nostre vite. Ha mostrato i punti di forza dell’integrazione europea, così come le sue debolezze. Di tutto ciò è necessario parlare.</p>



<p>Le sfide che ci si pongono come europei sono molteplici: dall’affrontare la crisi climatica e dalla creazione di economie verdi, in un contesto che rende necessario bilanciare la crescente competizione tra gli attori globali, alla trasformazione digitale delle nostre società. Avremo bisogno di sviluppare nuovi metodi e nuove soluzioni. </p>



<p>Come democrazie la nostra forza consiste nel coinvolgere le molte voci presenti nelle nostre società per identificare il percorso migliore da intraprendere. Quante più persone parteciperanno a una discussione ampia e aperta, tanto meglio sarà per la nostra Unione.</p>



<p>Il progetto europeo non ha precedenti nella storia. Sono passati 70 anni dalla firma del Trattato istitutivo della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio e 64 dalla nascita a Roma della Comunità Europea. A quel tempo i leader europei trovarono soluzioni per unire un’Europa devastata dalla guerra. </p>



<p>Trent’anni fa l’Est e l’Ovest dell’Europa hanno iniziato a connettersi più strettamente. Paesi molto diversi si sono uniti per formare l’Unione Europea. Ciascun Paese ha le proprie esperienze storiche e sente il peso del proprio passato, con il quale fare i conti da solo e nel rapporto con altri Paesi.</p>



<p>Il progetto europeo è un progetto di pace e riconciliazione. Lo è stato fin dalla sua concezione, e rimane tale oggi. Sosteniamo una comune visione strategica per l’Europa, un’Europa nella sua interezza, libera, unita e in pace.</p>



<p>Tutti i principi fondamentali dell’integrazione europea restano assolutamente rilevanti al giorno d’oggi: libertà, uguaglianza, rispetto dei diritti umani, Stato di diritto e libertà di espressione, solidarietà, democrazia e lealtà tra gli Stati membri. Come possiamo assicurare collettivamente che questi principi fondanti dell’integrazione europea restino rilevanti per il futuro?</p>



<p>Nonostante l’Unione Europea a volte sembri mal equipaggiata per far fronte alle molte sfide emerse nell’ultimo decennio – dalla crisi economica e finanziaria alle sfide nel perseguire un sistema migratorio europeo giusto ed equo sino all’attuale pandemia – siamo ben consapevoli che sarebbe molto più difficile per ciascuno di noi se fossimo da soli. </p>



<p>Come possiamo rafforzare al meglio cooperazione e solidarietà europee e garantirci un’uscita da questa crisi sanitaria che ci renda più resilienti in vista di sfide future?</p>



<p>Abbiamo bisogno di un’Unione Europea forte ed efficace, un’Unione Europea che sia leader globale nella transizione verso uno sviluppo sostenibile, climaticamente neutrale e trainato dal digitale. Occorre un’Unione Europea nella quale ci possiamo tutti identificare, certi di aver fatto tutto il possibile a beneficio delle generazioni future. Insieme possiamo raggiungere quest’obiettivo.</p>



<p>La Conferenza sul Futuro dell’Europa sarà un’opportunità per parlare apertamente di Unione Europea e per ascoltare i nostri concittadini, soprattutto i più giovani. Essa crea uno spazio di dialogo, dibattito e discussione su quel che ci aspettiamo dall’UE domani e su come possiamo contribuirvi oggi.</p>



<p>Dobbiamo pensare al nostro futuro comune; per questo vi invitiamo a unirvi alla discussione e a trovare insieme il percorso da seguire».<br> <br>Borut Pahor, Presidente della Repubblica di Slovenia<br>Alexander Van der Bellen, Presidente Federale della Repubblica d&#8217;Austria<br>Rumen Radev, Presidente della Repubblica di Bulgaria<br>Zoran Milanović, Presidente della Repubblica di Croazia<br>Nicos Anastasiades, Presidente della Repubblica di Cipro<br>Miloš Zeman, Presidente della Repubblica Ceca<br>Kersti Kaljulaid, Presidente della Repubblica di Estonia<br>Sauli Niinistö, Presidente della Repubblica di Finlandia<br>Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica Francese<br>Frank-Walter Steinmeier, Presidente della Repubblica Federale di Germania<br>Katerina Sakelloropoulou, Presidente della Repubblica Ellenica<br>János Áder, Presidente della Repubblica d&#8217;Ungheria<br>Michael D. Higgins, Presidente d&#8217;Irlanda<br>Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana<br>Elgis Levits, Presidente della Repubblica di Lettonia<br>Gitanas Nausėda, Presidente della Repubblica di Lituania<br>George Vella, Presidente della Repubblica di Malta<br>Andrzej Duda, Presidente della Repubblica di Polonia<br>Marcelo Rebelo de Sousa, Presidente della Repubblica Portoghese<br>Klaus Iohannis, Presidente di Romania<br>Zuzana Čaputová, Presidente della Repubblica Slovacca<br>Roma, 08/05/2021</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffeonline.it/2021/05/09/lettera-ai-cittadini-europei-firmata-dal-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-insieme-ad-altri-capi-di-stato-in-occasione-della-giornata-europea/">Lettera ai cittadini europei firmata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, insieme ad altri Capi di Stato, in occasione della “Giornata dell’Europa”</a> proviene da <a href="https://ilcaffeonline.it">ilcaffeonline</a>.</p>
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		<title>Mai sottovalutare un vecchio riformista (che viaggiava col treno dei pendolari)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Maran]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 20:50:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[America]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel suo primo discorso al Congresso, mercoledì scorso il presidente americano Joe Biden ha proposto un piano di 1,8 trilioni di dollari da investire nell’istruzione, nell’assistenza all’infanzia e nei congedi familiari retribuiti. Per chi avesse perso il conto dei programmi di spesa avviati da Biden, questa «terza gamba del programma economico multimiliardario del presidente americano», viene dopo «un imponente pacchetto di 1900 miliardi di dollari di aiuti economici approvato a&#8230;</p>
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<p>Nel suo primo discorso al Congresso, mercoledì scorso il presidente americano Joe Biden ha proposto un piano di 1,8 trilioni di dollari da investire nell’istruzione, nell’assistenza all’infanzia e nei congedi familiari retribuiti. Per chi avesse perso il conto dei programmi di spesa avviati da Biden, questa «terza gamba del programma economico multimiliardario del presidente americano», viene dopo «un imponente pacchetto di 1900 miliardi di dollari di aiuti economici approvato a marzo, e un secondo provvedimento, che deve ancora essere licenziato dal Parlamento, per investire 2,3 trilioni di dollari di fondi federali nella spesa per infrastrutture, da finanziare con un aumento delle tasse sulle imprese», come ha sottolineato James Politi sul Financial Times.</p>



<p>Prima di questa nuova proposta, c’è chi ha paragonato le iniziative di Biden a quelle di FDR. Eppure, in parecchi avevano sottovalutato l’anziano senatore del Delaware. In ottobre, l’Economist aveva dichiarato che considerato il suo caratteristico centrismo, Biden «non avrebbe trasformato l’economia americana»; e sul Washington Post, Ashley Parker ha scritto che è stato il Covid-19 a imporre una correzione alla rotta più prudente che Biden aveva tracciato nel corso della sua campagna presidenziale.</p>



<p>La redazione del Wall Street Journal accusa, appunto, Biden di voler rifare il paese di sana pianta e lascia intendere che il presidente è stato aiutato indirettamente dal suo predecessore. «La presidenza turbolenta di Donald Trump gli permette di smerciare un programma radicale usando i toni distensivi del ritorno alla normalità», mentre il progetto vaccinale conosciuto come Operation Warp Speed, (la partnership pubblico-privata per facilitare ed accelerare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione dei vaccini contro il Covid-19, terapie e diagnosi comprese) ha messo le basi per l’esaurimento della pandemia e la ripresa economica, regalando a Biden il biglietto della lotteria. Il giornale cita sia le spettacolari proposte di spesa di Biden sia il suo programma ispirato, come scrive il giornale, alla riflessione storica, giuridica e culturale della «Critical Race Theory», che vuole scuotere dalle fondamenta i rapporti fra diritto e potere, mostrandone il lato oscuro nel ruolo essenziale giocato dal concetto di razza nel consolidamento dei rapporti di dominio.</p>



<p>Noah Smith, su Bloomberg, ha rilevato gli elementi di una virata a sinistra sulla politica fiscale, ma ritiene che tutti dovrebbero darsi una calmata. Forse la munificenza del governo condurrà a degli sprechi, all’aumento dell’inflazione o un sistema di welfare troppo generoso, ma forse non lo farà. «Tutte queste crisi future sono facili da immaginare, ma non è ancora successo», scrive Smith. La Bidenomics ha bisogno di prendere il volo, ha bisogno cioè di «un pò di tempo per risolvere i problemi di oggi, anche se dovesse rivelarsi inadeguata rispetto ai problemi che emergeranno tra quarant’anni».</p>



<p>Molto probabilmente, tuttavia, le parole del primo discorso di Joe Biden che verranno consegnate alla storia, saranno le parole che nessun presidente americano aveva mai pronunciato prima rivolgendosi alla sessione plenaria del Congresso: «Signora presidente della Camera, signora vicepresidente degli Stati Uniti».</p>



<p>Per la prima volta, infatti, la prima e la seconda carica dello Stato in ordine di successione presidenziale (che, come vuole la tradizione, in queste occasioni siedono dietro il Commander in chief) sono entrambe due donne: la vicepresidente Kamala Harris e la presidente della Camera Nancy Pelosi, che hanno ascoltato Biden annunciare l’alba di una nuova era dopo l’incubo della pandemia e dopo una presidenza come quella di Trump che ha minacciato di distruggere sistema democratico americano.</p>



<p>Ma ci sono altre parole che vale la pena ricordare. Ne elenco alcune.</p>



<p>«Dopo solo 100 giorni, posso annunciare alla nazione, che l’America è tornata in azione…», ha detto Biden. «La vita può metterci al tappeto. Ma in America non rimaniamo a terra». Rivolgendosi ad un’aula per metà vuota a causa del distanziamento sociale, Biden ha rivendicato i risultati dei suoi primi 100 giorni (il centesimo giorno sarà il 30 aprile) ed ha lanciato il suo piano (del valore di 6 trilioni di dollari) per riorganizzare l’economia americana, che egli ritiene sarà in grado di rilanciare anche la politica estera americana e la battaglia contro il cambiamento climatico.</p>



<p>«Dobbiamo dimostrare non soltanto che siamo ritornati ma che siamo qui per restare». Biden ha detto che il ritornello più comune che ha sentito ripetere dai leader internazionali è stato: «Si nota che l’America è tornata, ma per quanto?» Ristabilire la fiducia sarà una sfida, ha riconosciuto il presidente. «Miei cari compatrioti, dobbiamo dimostrare non soltanto che siamo tornati, ma che siano qui per restare… Nessun paese è in grado di affrontare da solo tutte le crisi del nostro tempo, dal terrorismo alla proliferazione nucleare alle migrazioni di massa, la cybersecurity, il cambiamento climatico, e come stiamo sperimentando adesso, le pandemie».</p>



<p>«Quando penso al cambiamento climatico, penso ai posti di lavoro». «Per troppo tempo abbiamo trascurato la parola più importante quando si tratta di affrontare la crisi climatica: i posti di lavoro. I posti di lavoro», ha ripetuto Biden, evocando l’immagine di futuri lavoratori americani che installano stazioni di ricarica autostradale per le macchine elettriche, imprenditori di Pittsburgh che sfornano turbine eoliche e fabbriche americane che producono macchine elettriche e batterie.</p>



<p>«Un piano per ricostruire l’America per gli operai». Riorganizzare l’America non è una bizzarra macchinazione delle élite liberali, ha sottolineato Biden mentre esaltava i sindacati e il lavoro operaio. «Quasi il 90% dei posti di lavoro nelle infrastrutture creati dall’American Jobs Plan non richiedono una laurea. Il 75% non richiede una laurea breve. L’America Jobs Plan è piano per ricostruire l’America per tute blu» (ciò nonostante, Biden ha intenzione anche di estendere di quattro anni l’istruzione pubblica gratuita per gli studenti americani).</p>



<p>«La trickle-down economics, la teoria che i più poveri nella società beneficiano gradualmente dell’aumento della ricchezza dei più ricchi, non ha mai funzionato». Milionari e miliardari devono aspettarsi di pagare più tasse per finanziare le infrastrutture e i programmi sociali di cui abbiamo bisogno. La teoria economica «trickle-down» (il «gocciolamento verso il basso») che punta ad arricchire quelli che sono già ricchi sperando che poi redistribuiscano la loro ricchezza attraverso i consumi è completamente sbagliata, ha detto Biden. «Non imporrò nessun aumento delle tasse sulle persone che guadagnano meno di 400.000 dollari. Ma è ora che il capitalismo americano e l’un per cento più ricco del paese cominci a pagare il giusto».</p>



<p>«I tiranni pensano che la democrazia non possa competere nel XXI secolo». Riferendosi ripetutamente alle sue conversazioni con il presidente cinese Xi Jinping, Biden ha sollecitato l’America a dimostrare quanto sia falsa l’idea che le democrazie si muovano troppo lentamente in un mondo segnato dall’innovazione tecnologica e dalla competizione. Xi scommette sul fatto che la democrazia americana non sarà in grado di tenere il passo con la capacità decisionale del sistema dittatoriale di Pechino, ha detto Biden. Ed ha poi aggiunto: «Accettiamo con piacere la competizione».</p>
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