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	<title>Dini Archivi - ilcaffeonline</title>
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		<title>Accelerare sull&#8217;offerta liberaldemocratica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2021 21:33:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche a me, come a Carlo Calenda, non piace qualificare come “centro” l&#8217;idea di un partito liberal-democratico che concorra a superare la crisi del sistema politico che purtroppo caratterizza la vita del Paese da quasi 30 anni. Con la sua proverbiale arroganza D&#8217;Alema ha sempre ripetuto che “al di là della sinistra c&#8217;è solo la destra” e Bersani gli ha fatto eco più volte per ribadire che, nel campo riformista,&#8230;</p>
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<p>Anche a me, come a Carlo Calenda, non piace qualificare come “centro” l&#8217;idea di un partito liberal-democratico che concorra a superare la crisi del sistema politico che purtroppo caratterizza la vita del Paese da quasi 30 anni.</p>



<p>Con la sua proverbiale arroganza D&#8217;Alema ha sempre ripetuto che “<em>al di là della sinistra c&#8217;è solo la destra</em>” e Bersani gli ha fatto eco più volte per ribadire che, nel campo riformista, “<em>fuori dalla sinistra non c&#8217;è nulla</em>”. Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda molti esponenti del “fu” Partito Popolare, già sinistra D.C., per i quali dal PD indietro non si torna, e alcuni esponenti del mondo laico riformista e ambientalista.</p>



<p>Non sono riusciti a dare in 15 anni un&#8217;identità nuova al PD “<em>al di là delle ideologie che hanno contrapposto i riformisti nel &#8216;900</em>”, come recitava il mantra iniziale; non sono riusciti a realizzare nessuna riforma di fondo del nostro sistema politico e costituzionale pur essendo stati al Governo negli ultimi 25 anni, direttamente o indirettamente (Governi Dini e Monti), per ben 16 anni ed esprimendo ben sei Presidenti del Consiglio; non vogliono ammettere che se c&#8217;è stato uno che ha cercato di rendere più concreta l&#8217;idea di un riformismo del 21° secolo è stato Matteo Renzi (riforma costituzionale, unioni civili, job act, riforma del terzo settore, legge sul caporalato, ecc.), ma continuano a voler difendere con le unghie e con i denti, al pari di Salvini e Meloni, un bipolarismo &#8211; unico in Europa – radicato sulle estreme e non convergente “al centro”.</p>



<p>Neanche un&#8217;emorragia di 6 milioni di voti assoluti tra il 2008 e il 2018 (ben più indicativo delle %) ha fatto deflettere un gruppo dirigente dalla convinzione che ci voglia “più sinistra”, accompagnata da alleanze esplicite con i populisti (M5S e la sinistra-sinistra), per superare la crisi istituzionale ed economico-sociale del Paese, esattamente in modo speculare ad una destra che, invece, ha optato per una deriva nazionalsovranista, rafforzata dai disastri provocati dalle conseguenze della crisi finanziaria del 2006, soprattutto nel mondo occidentale.</p>



<p>Il Governo Draghi, frutto della paura più che della saggezza, non cambia questo sfondo perché il dibattito interno al PD e il protagonismo competitivo tra Meloni e Salvini ci fanno capire quale sarà il leit motiv e il possibile sbocco della prossima campagna elettorale, in cui le parole d&#8217;ordine pescheranno, ancora una volta, all&#8217;armamentario “storico” della sinistra e della destra italiana.</p>



<p>C&#8217;è dunque da scandalizzarsi se, con questo bel quadretto, qualcuno pensa di evocare la cultura politica, i valori, la visione dello Stato, dell&#8217;Europa, dell&#8217;Occidente, di un mondo sempre più interdipendente e multilaterale, di Darhendorf, di Ropke, di Sturzo, di Simone Veil, di Einaudi, di Ernesto Rossi? Che guardi all&#8217;incontro tra liberali, democratici di tradizione risorgimentale e cristiano-democratici che Sturzo, nel suo esilio londinese, avvicinandosi all&#8217;Internazionale libdem, individuava come il presupposto per costruire la nuova Europa sulle ceneri degli opposti totalitarismi?</p>



<p>E&#8217; proprio privo di senso o velleitario immaginare un&#8217;opzione liberaldemocratica, tra una destra sociale e nazionalsovranista che non riesce a liberarsi dei disvalori che hanno provocato immani tragedie nel XX secolo e una parte preponderante della sinistra che ha troppo frettolosamente dimenticato che una parte consistente di sé fa parte degli sconfitti della storia, che la forza della Libertà e della democrazia ha vinto sulle tragiche utopie derivanti dall&#8217;ideologia marxista e tutto ciò senza che i suoi eredi fossero capaci di assumere un&#8217;autentica dimensione socialdemocratica?  No! Non è né privo di senso né velleitario!</p>



<p>E&#8217;, invece, necessaria la nascita di una forza autenticamente liberademocratica, che creda davvero in uno sviluppo sostenibile che esalti e non svilisca la libera impresa in logiche assistenzialiste e neo stataliste; che liberi le risorse di un mercato interno retto da una regolata concorrenza; che restituisca dignità alla politica, rendendola efficace con profonde riforme istituzionali e costituzionali che rafforzino, insieme, Parlamento (superamento del bicameralismo) e Governo; che ridefinisca confini e competenze del sistema regionale e delle autonomie; che affronti il tema della giustizia, della scuola, della formazione e della PA, ponendosi dal punto di vista delle esigenze dei giovani, dei cittadini, degli utenti e non delle corporazioni che dovrebbero servire questi ultimi; che creda in un&#8217;Europa davvero federale.</p>



<p>Se questa necessità c&#8217;è, i vari Cottarelli, Calenda, Bonino, Della Vedova, Renzi, De Nicola, Bentivogli, non si perdano in sterili chiacchiere e in inutili polemiche interne (quanto sta accadendo in + EUROPA in questi giorni fa tristezza e rabbia insieme), vadano il più in fretta possibile al cuore del problema e offrano agli elettori sbandati da questo bipolarismo farlocco una nuova casa; elaborino una “carta dei valori” da far sottoscrivere a chi intende aderire al progetto e indichino una data per un&#8217;Assemblea costituente nazionale a cui possano intervenire (COVID permettendo) alcune migliaia di persone elette in assemblee provinciali dai sottoscrittori della carta dei valori condivisi. Difficile? No! Basta volerlo e non confondere la politica con i tweet e la partecipazione con l&#8217;agitarsi sulla tastiera o davanti alle telecamere dei propri telefoni.</p>



<p>Non è più tempo di tergiversare! Proprio perché il Governo del Paese è in buone mani dobbiamo sfruttare il tempo che ci è dato per mettere in campo non il “centro” soporifero e indolente di un moderatismo buono per una lenta decadenza, ma una proposta politica forte, liberaldemocratica nei valori e assertiva nell&#8217;agire, che sappia interpretare bisogni e dare risposte all&#8217;altezza della sfida di questo tempo, senza rifugiarsi in recinti ideologici che, invece, hanno caratterizzato e ancora caratterizzano il dibattito interno nei principali schieramenti del bipolarismo italiano, con i risultati che tutti abbiamo davanti agli occhi.</p>
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		<title>Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Susta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2021 12:47:33 +0000</pubDate>
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<p>E&#8217; questa, a mio avviso, la miglior sintesi dei discorsi programmatici di Mario Draghi in Parlamento. Una sintesi che dimostra (noi ne eravamo convinti già prima) che l&#8217;uomo non è il freddo banchiere tutto denaro e finanza rappresentato dalle destre sovraniste e dai populisti in questi anni, ma uno che ha una visione che è figlia delle migliori intuizioni che la politica italiana ed europea hanno saputo offrire dalla fine della guerra ad oggi: la scelta di libertà e di democrazia, un sistema di difesa condiviso tra le due sponde dell&#8217;Atlantico, la costruzione della casa comune europea, l&#8217;impegno assoluto per la legalità, uno sviluppo economico attento alla persona e alle esigenze di giustizia sociale che l&#8217;economia sociale di mercato ha istituzionalizzato nelle regole che presiedono all&#8217;UE. A ciò vanno aggiunte le sfide di questo tempo: la sostenibilità ambientale e la rivoluzione digitale.</p>



<p>Come sono lontani (per fortuna!) i tempi in cui Beppe Grillo e il M5S paragonavano Draghi a Dracula e invocavano un processo contro l&#8217;ex Presidente della BCE per il crac del Monte dei Paschi di Siena, come se fosse stata colpa di Draghi e della BCE la cattiva gestione di quella Banca. E come sono distanti le sparate del “capitano” della Lega costretto alla fine ad ammettere che comunque il tema di un&#8217;eventuale superamento dell&#8217;euro “non è attuale”, e che può solo più rispondere con le battute all&#8217;irreversibilità del processo di integrazione europeo e della moneta unica puntualmente richiamati dal neo presidente del Consiglio presentati come “condizione” di esistenza del Governo.</p>



<p>Un altro mondo rispetto al suo predecessore che, senza che nessuno si scandalizzasse, non faceva distinzioni tra Trump e Biden, tra UE e Russia, tra USA e Cina, secondo il vecchio detto “O Francia o Spagna basta che se magna…” che, ahinoi, appartiene al DNA di un&#8217; Italietta mai definitivamente archiviata.</p>



<p>Nei suoi interventi asciutti, lucidi, pacati, senza nessuna indulgenza alla retorica, Draghi ha cercato di ridare dignità e orgoglio all&#8217;Italia migliore, con uno stile che mi hanno ricordato due persone su tutte: De Gasperi e Ciampi. Stesso rigore, stessa severità, identico calore umano. Stesso eloquio poco incline all&#8217;altrui compiacenza.</p>



<p>Certo, dai discorsi di Draghi in Parlamento non è uscito un programma dettagliato. A mio avviso c&#8217;è stato anche qualche eccesso di ottimismo rispetto al contesto e al tempo a disposizione (la legislatura finisce tra due anni nella migliore delle ipotesi), ad esempio sulla riforma fiscale e della pubblica amministrazione, ma i titoli sono serviti a definire la cornice. Estremamente significativi l&#8217;accenno alla possibilità di allungare orario e calendario scolastico, all&#8217;esigenza di uno Stato meno pervasivo (ce l&#8217;aveva con i miliardi buttati in ILVA e ALITALIA?), alla produzione di energia da fonti rinnovabili e alla reti di comunicazione 5G. </p>



<p>Appare chiaro l&#8217;orizzonte in cui ci si muove, vale a dire quello di una crescita sostenibile, che utilizza al meglio le nuove tecnologie per un&#8217;evoluzione “green” del nostro apparato produttivo, ma senza indulgere in assistenzialismi (“il governo dovrà proteggere tutti i lavoratori ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche”) che metterebbero a rischio l&#8217;intero sistema produttivo. E&#8217; questo l&#8217;orizzonte a cui deve guardare il programma nazionale di ripresa e resilienza finanziato con i fondi europei del Next Generation Eu. </p>



<p>Fin qui Draghi e il suo programma. Non stupisca il suo atteggiamento rispettoso verso la politica. La piccola bugia con cui ha gratificato gli astanti dicendo che la politica non esce sconfitta dall&#8217;incarico a lui affidato è, appunto, una piccola bugia che però fa capire chi è Mario Draghi. Draghi era ed è un “civil servant” e, quindi, ha ben presente che, nonostante i corti-circuiti che la mandano in crisi, è la politica che indica i percorsi e che, in fin dei conti, dai partiti, quali intermediari tra il popolo e le Istituzioni democratiche, non si può prescindere.</p>



<p>In questo Draghi, da buon romano, ancorché “nordizzato”, è molto meno tecnico di Monti o di Dini. E infatti, con un Gabinetto che in alcuni casi lascia molto a desiderare, ha compiuto una scelta che gli consente di tenere legate le principali forze politiche, per quanto attraversate da malumori, evitando i rischi del Governo meramente “amico” che, ad esempio, dopo pochi mesi fece fallire il primo Governo del Presidente (quello da Giuseppe Pella) e non consentì a Mario Monti di portare a compimento quella fase due che assomigliava molto al progetto presentato da Draghi.</p>



<p>Questa sua consapevolezza secondo cui la politica non può essere espulsa dal processo democratico, riducendo il Parlamento di oggi a una conventicola di notabili come quello dello Stato post unitario in decadenza che spalancò le porte al fascismo, è ciò che rende maggiormente convincente questa operazione, per certi aspetti necessaria e per altri obbligata. Se fosse possibile sognare sarebbe auspicabile che mentre il Governo governa le emergenze che abbiamo di fronte e getta le basi per i cambiamenti citati, le forze politiche si dedicassero a riformare lo Stato.</p>



<p>Recuperare lo “spirito repubblicano” invocato da Draghi comporterebbe il dover riprendere in mano la riforma della Costituzione. Così come l&#8217;Unione Europea non riuscirà ad adempiere fino in fondo ai suoi doveri sino a quando il modello intergovernativo coesisterà con quello comunitario, aggravando il processo decisionale di una complessità che contraddice con la necessità di affrontare con tempestività le sfide globali, così l&#8217;Italia non uscirà dalle sue difficoltà se non si incide profondamente sul suo sistema istituzionale. Rapporto Stato-Regioni, Parlamento-Governo, sistema elettorale, definizione del sistema giudiziario (“ordine” o “potere”?) sono nodi da cui dipende la capacità di un sistema di governare il continuo cambiamento che lega il presente al futuro, l&#8217;oggi al domani.</p>



<p>Ma si è mai visto un potere costituito (il Parlamento di oggi) che diventa potere costituente (il costruttore dell&#8217;edificio della Repubblica di domani)? Per ora nessuno ci è riuscito, ma ciò non toglie che anche questo sia assolutamente urgente.</p>
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